giovedì, 19 novembre 2009


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da Blitz quotidiano (del 19 novembre 2009):


Esercito Italiano, il calendario 2010 sarà multietnico

Quest'anno, il calendario dell'Esercito italiano è dedicato a quei soldati che hanno un'origine straniera da parte di uno o di entrambi i genitori e che hanno deciso di vestire l'uniforme

Cittadini italiani di nuova generazione, giovani di origine straniera da parte di uno o entrambi i genitori, che hanno deciso di vestire l’uniforme dell’Esercito: sono oltre 1.500 e a questa “
brigata multietnica” è dedicato il CalendEsercito 2010. Quello con il calendario dell’Esercito - presentato a Roma - è ormai un appuntamento tradizionale con il quale la Forza armata si rivolge ai cittadini per presentare, mese per mese, uno spaccato della sua storia, della sua organizzazione, delle attività svolte in Italia e all’estero.

Quest’anno è dedicato ai “Soldati d’Italia, i nuovi volti di un Esercito senza confini” e il filo conduttore è appunto quello della integrazione multietnica, «che vede nell’Esercito - sottolineano allo Stato maggiore - un’istituzione consapevole e pronta ad educare e formare alla convivenza democratica. Una Forza armata efficiente e moderna, capace di operare in Italia e in ogni parte del mondo, con tutto il suo personale indipendentemente da diversità di etnica, cultura, religione».

Per il CalendEsercito 2010 hanno posato soldati originari di 17 diversi Paesi (Argentina, Senegal, Slovenia, Romania, Sudan, Bielorussia, Cuba, Filippine, Etiopia, Gran Bretagna, Turchia, Polonia, Ungheria, Somalia, Marocco, Repubblica Ceca e Sri Lanka) impegnati sia in Italia, nell’operazione “Strade sicure’” sia “fuori area” - Afghanistan, Kosovo, Libano - in diverse mansioni: dalla logistica al soccorso nelle pubbliche calamità, dalla bonifica di ordigni esplosivi allo sport militare, alla pubblica informazione.


http://www.blitzquotidiano.it/photogallery/....154283/
giovedì, 19 novembre 2009




Vedi anche:
  1. Vogliono decidere le sorti della «nuova Milano». Aspettando Gianfranco (del 21 settembre 2009)
  2. Il Marocco dietro il partito islamico di Spagna? Vale la pena ricordare alcune interferenze in Olanda... (del 12 novembre 2009)


da Libero del 19 novembre 2009 (via blog Grotesque):


L'islam si fa il suo partito anche da noi

di Andrea Morigi

«Vota Mohammed, vota Mohammed», sussurreranno nottetempo i fedeli di Allah alle loro quattro mogli, adottando la celebre tecnica utilizzata da Totò in prossimità delle tornate elettorali. Prima o poi, i seggi di Montecitorio o di Palazzo Madama ospiteranno qualche deputato o senatore musulmano. È già capitato in numerosi Parlamenti di nazioni europee e ora l’onda arriva anche da noi. Il programma politico si accinge a dettarlo l’Unione delle Comunità e delle Organizzazioni islamiche in Italia, la sigla che vanta al contempo le maggiori pretese di leadership e il più ampio numero di antipatizzanti fra i musulmani associati e non. Così si va alla conta dei consensi e «per le prossime elezioni, formazioni politiche di ispirazione islamica saranno, a livello nazionale, una realtà anche in Italia, nome e simbolo sono allo studio», annuncia su youtube, ospite del programma KlausCondicio, il portavoce dell’Ucoii, Ezzeddine Elzir. Senza troppe pretese perché, spiega, «gli italiani di fede islamica sono 50mila ed è giusto che chi lo desidera possa votare un partito che difenda le esigenze della comunità musulmana [ndr: un partito esclusivamente comunitario, dunque], come è avvenuto in Spagna con la nascita del Prune (Partito del Rinascimento e Unione Spagna)». È la svolta, dopo un lungo periodo di oscillazione verso i partiti più immigrazionisti, che anticipa anche qualche esperimento pilota a livello locale già a partire dalle prossime regionali. In arrivo, rivela, ci sono «forme di aggregazioni che confluiranno in liste partitiche di ispirazione islamica», pronte a partire «già dalle prossime elezioni amministrative, in Lombardia e Piemonte». Circa i programmi di queste realtà, Elzir spiega che verteranno principalmente sulla richiesta di «luoghi di culto, scuole e luoghi di aggregazione dove si possa praticare la nostra religione». Nessun accenno al bene comuneoa interessi più generali: l’unico obiettivo appare autoreferenziale, se non esclusivamente la ricerca del finanziamento ai partiti. È fallita la strategia della lobby, che ha ottenuto finora l’unico risultato di relegare nella marginalità le associazioni islamiche. Si cambia, dando il via a un nuovo tentativo di istituzionalizzazione e di entrismo. Senza prevedibili prospettive di successo. Per i micropartiti non ci sono spazi nel sistema bipolare, ricordava ieri Angelo Panebianco sul Corriere della Sera, commentando la nascita di un partito islamico in Spagna. Il flop alle urne sembra garantito nel breve periodo, ma i musulmani sanno attendere. Una formazione dichiaratamente islamica sarebbe illegale perfino in Turchia, dove la costituzione non consente di fondare partiti su base religiosa. Se i loro vertici presentano ricorso contro lo scioglimento, finiscono per soccombere perfino davanti alla Corte europea dei diritti dell’Uomo di Strasburgo com’è già accaduto nel 2001. Eppure il modello di riferimento italiano non sembra in realtà molto diverso dall’Akp, il partito di governo turco salito al potere nel 2002 con una maschera di moderazione e scivolato poi, via via, lontano dall’Occidente e verso il mondo arabo. Del resto, ricorda Elzir, partiti islamici esistono già in democrazie liberali. Dunque, aggiunge, «gli italiani non devono averne paura, non sono assolutamente un pericolo per le democrazie parlamentari». E, dove c’è stata la Democrazia cristiana, evidentemente, ci si può presentare senza troppe dissimulazioni. Soprattutto nell’antico bacino elettorale della Balena Bianca. All’esordio del nuovo soggetto politico, il portavoce dell’Ucoii ha già in mente dove andare a pescare voti. Convinto che la comunità musulmana in Italia sia prevalentemente moderata ovvero orientata verso il centro, dichiara che «gli estremisti sono frange assolutamente marginali e delimitate ed è per questo che anche politicamente ci riconosciamo nel centro. Non siamo quindi né di destra né di sinistra». Ci sono paesini in Veneto, in Lombardia e in giro per la penisola dove la popolazione immigrata di religione islamica tocca percentuali del 20 per cento e più. A Mazara del Vallo, nel Trapanese, si sono già ripresi la vecchia casbah e gli italiani non sono graditi. Ma alcuni degli abitanti dei ghetti islamici sono già riusciti a conquistarsi la cittadinanza. E gli obiettivi politici, che si sono rivelati irraggiungibili con la partecipazione alla Consulta islamica (poi congelata dal ministro dell’Interno Roberto Maroni), potrebbero rivelarsi più vicini grazie a un drappello sufficientemente nutrito di consiglieri comunali: «Se un luogo di culto viene creato dalle comunità in collaborazione con lo Stato - ricorda Elzir - questo sarà una garanzia per la comunità stessa e per il Paese che la ospita. Se ci sono luoghi in cui possono esplodere estremismi è proprio dove lo Stato è assente». Ufficialmente, però, l’Ucoii rimane dietro le quinte e precisa che non parteciperà né indirettamente né direttamente alla costituzione di liste islamiche.



http://eleonoraemme.blogspot.com/2009/11/partiti-islamici-in-europa.html
 
giovedì, 19 novembre 2009




Vedi anche: Ancora disordini e devastazioni in Francia dopo una partita di calcio dell'Algeria (del 15 novembre 2009)
 


Video dei festeggiamenti e info (in francese) sui disordini dopo lo spareggio di ieri vinto dall'Algeria contro l'Egitto per 1-0: http://www.fdesouche.com/articles/81191
giovedì, 19 novembre 2009



da La Gazzetta dello Sport (del 16 novembre 2009):


Pazzini contro Amauri azzurro: "Situazione che mi dà fastidio"

L'attaccante dal ritiro della Nazionale: "Capisco se uno è mezzo italiano e mezzo brasiliano, un conto è se non è proprio per niente italiano". La risposta di Abete: "Se un giocatore è cittadino italiano ha tutto il diritto di essere convocato"

CERVIA (Ravenna) - È partita la corsa agli ultimi posti azzurri per il Mondiale e Giampaolo Pazzini [ndr: foto sopra] si gioca le sue chance mercoledì a Cesena contro la Svezia, come centravanti titolare. Tra i rivali per un posto in Sudafrica c'è però anche Amauri, l'attaccante brasiliano della Juve in attesa di passaporto. "In questo momento non mi sento in ballottaggio con Amauri perchè io sono italiano e lui è brasiliano - ha detto l'attaccante della Sampdoria -. Devo confessare che questa situazione un po' mi dà fastidio. Capisco se uno è mezzo italiano e mezzo brasiliano, un conto è se non è proprio per niente italiano".

RISPONDE ABETE - Allo sfogo di Pazzini ha risposto indirettamente Giancarlo Abete, presidente della Figc: "Oggi il parametro di riferimento è la cittadinanza. Un giocatore, se è cittadino italiano, ha tutto il diritto di essere convocato in Nazionale. C'è una politica della federazione che tende a non allargare oltre misura la presenza di giocatori non nati in Italia. Lo stesso ct Marcello Lippi ha detto più volte che si trattava di una situazione limitata a pochi calciatori. Non vogliamo perdere la nostra identitá, ma non vogliamo nemmeno discriminare", ha affermato intervenendo a "La politica nel pallone" su GR Parlamento.

NO AD ALTRI INNESTI - Un via libera indiretto ad Amauri, da tempo accostato alla Nazionale, ma anche uno stop alle voci che parlano di una possibile naturalizzazione di Mauro Zarate, attaccante argentino della Lazio. "Il fratello e procuratore del giocatore manda messaggi - ha spiegato Abete -, non so se li invia a noi o alla federazione argentina. Nessun dirigente della federazione italiana ha parlato con Zarate: attendo di essere smentito... Non penso che singoli dirigenti federali si muovano in queste situazioni senza aver sentito i vertici".


http://www.gazzetta.it/Calcio/Nazionale/16-11-2009/....shtml



Su Amauri si veda: L'Amauri "italiano": a proposito di "italiani" più "italiani" degli italiani (blog Euro-Holocaust del 23 aprile 2009)
lunedì, 16 novembre 2009
Sabato 14 novembre 2009
 



dal blog VOX in Yahoo Notizie (del 16 novembre 2009):


A Parigi regalano soldi: finisce in una mega-rissa con la polizia

"Distribuiremo soldi gratis". E così la società
Mailorama ha radunato settemila persone ai piedi della Torre Eiffel per puri scopi pubblicitari. Nessuno però ha ricevuto i soldi promessi ma non per colpa di Mailorama: loro quegli euro volevano regalarli davvero. Niente soldi, in compenso ci sono stati disordini e cariche della polizia sui settemila in cerca di denaro facile. Una strana storia per uno strano sabato parigino. Andiamo con ordine.

Mailorama, società specializzata in marketing e dedita al guadagno facile, organizza l'evento e lo pubblicizza sui bus parigini: lanceremo centomila euro dai finestrini. La ragione? Nessuna apparentemente: un regalo ai fedeli parigini. Trattandosi di marketing però per Mailorama tutto ciò significa pubblicità.

L'evento piace. Parigi progetta il suo sabato a caccia di soldi gratis. La folla prevista ai piedi della Torre Eiffel è immensa. La polizia vede solo un potenziale pericolo per la città e decide che ilmunifico lancio non s'ha da fare. L'unica soluzione è bloccare tutto, per evitare che la gente si lanci in disperate corse a caccia del soldo: persone calpestate, risse per contendersi il malloppo, violenza. Tutto questo va evitato.

La società incassa il no della polizia quando ormai mancano pochi minuti al lancio di soldi e la gente, settemila persone che aspettano soldi gratis, è già tutta in piazza.

Annullato l'evento, ai parigini non è rimasto che andarsene a casa. ma non senza qualche problema. Le foto, embeddate qui sotto, sono state caricate dai testimoni su
Flickr.

[...]

http://it.notizie.yahoo.com/blog/cronaca/articolo/17456/
 


Vedi anche: 23 Marzo 2006: aggressioni dei racailles a Place des Invalides (foto dal blog di supporto di Euro-Holocaust)
domenica, 15 novembre 2009



da Il Velino (del 13 novembre 2009):


Immigrati, ministro Cipro: Italia prema su Turchia per accordo

di Francesco Bussoletti

“Chiediamo all’Italia di fare pressioni sulla Turchia perché raggiunga con noi un accordo sull’immigrazione”. Lo ha detto il ministro degli Interni cipriota, Neoklis Sylikiotis in un incontro con la delegazione del comitato Shengen Europol immigrazione, avvenuto oggi a Nicosia. “Ho incontrato il commissario Barrot e gli ho spiegato che i confini est dell’Ue sono i confini di Cipro, per cui dovrebbero essere meglio vigilati. Non possiamo rimpatriare immigrati clandestini, di cui circa il 40 per cento sono turchi, perché non ci sono accordi – ha aggiunto il ministro -. Noi vogliamo farli con Ankara e con la Libia, ma serve l’aiuto dell’Italia. Quello che a noi interessa sono tre temi – ha concluso Sylikiotis -: la firma degli accordi, il rafforzamento di Frontex per il controllo delle frontiere, e una distribuzione equa di questo problema tra tutti i membri dell’Ue”.

“L’Italia – ha ricordato il presidente del comitato Shengen, Margherita Boniver - ha fatto accordi bilaterali con 34 Paesi per la riammissione degli immigrati clandestini. Quello che manca, ma che invece dovrà arrivare quanto prima, è un accordo globale in ambito Ue. Frontex – ha sottolineato in particolare - sta migliorando nel suo funzionamento, perché alla sua apertura aveva un budget di 5 milioni di euro, oggi è di 85 e si potrà fare ancora meglio. Boniver ha quindi esortato i Paesi della sponda sud a una maggiore concertazione sul tema dell’immigrazione e rivolto un appello alla riunificazione di Cipro.

Su questo tema, il senatore leghista Piergiorgio Stiffoni, membro del comitato, si è però detto “poco ottimista”. “Ho percepito dai colleghi ciprioti un forte e drammatico appello per la loro sopravvivenza – ha riferito l’esponente del Carroccio -, mi hanno fatto vedere che dalla parte nord c’è un’importazione di coloni e un’invasione demografica, segno che la Turchia non rispetta le regole Ue. Ieri sera, ho visto sulle colline sopra Nicosia un’enorme bandiera turca illuminata, è una testimonianza della volontà politica di Ankara di non demordere dall’occupazione di Cipro. Questo dimostra che non è possibile un cambio di atteggiamento fondamentale per la riunificazione”.


http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=995608
domenica, 15 novembre 2009




Vedi anche: Ad Algeri avrebbero festeggiato diversamente (del 16 ottobre 2009)
 


Dopo la partita di calcio tra le nazionali di Egitto e Algeria, giocata ieri al Cairo e vinta dagli egiziani per 2-0, valida per la qualificazione ai Mondiali di Sud Africa 2010...

Marsiglia: VIDEO 1 ; VIDEO 2 (barche nel porto incendiate)

Parigi: VIDEO
sabato, 14 novembre 2009



da Pagine Abruzzo (del 13 novembre 2009):


Omicidio Fadani, ancora latitante il terzo uomo

ALBA ADRIATICA – E’ ancora irrintracciabile Elvis Levacovick, il presunto autore del pestaggio ad Emanuele Fadani. La procura di Teramo ha emesso un provvedimento di fermo di polizia giudiziaria a suo carico. Il rom è accusato di concorso in omicidio volontario aggravato per la morte di Emanuele Fadani, ed è ricercato in tutto Abruzzo e nelle Marche. Ieri nel corso di una conferenza stampa i carabinieri hanno fornito altri elementi della vicenda, che chiariscono in parte il pestaggio mortale a danno del commerciante di Alba Adriatica. Emanuele Fadani conosceva i suoi aggressori. Sante Spinelli, Danilo Levacovick (entrambi detenuti nel carcere di Castrogno) ed Elvis Levacovick al momento del fatto erano ubriachi, una banale discussione si è trasformata in tragedia. La ricostruzione dei fatti è stata possibile dalla testimonianza dell'amico di Fadani, ferito nella colluttazione, che ha assistito alla macabra scena.

Secondo le dichiarazioni fornite da Sante Spinelli e Danilo Levacovick, il colpo mortale sarebbe stato sferrato dal latitante Elvis Levacovick, 21 anni. L’autopsia, è stata eseguita dal medico legale Cristian D’Ovidio, sul corpo del Fadani ha rilevato lesioni allo zigomo, al naso e quello mortale alla fronte tutti provocati da pugni. Le percosse avrebbero causato una forte emorragia celebrale. Il sindaco di Alba Adriatica, Franchino Giovannelli, ha convocato la riunione di maggioranza per valutare eventuali iniziative di sicurezza, non escluso un presidio di controllo della comunità Rom, anche per la loro tutela. E’ stato proclamato il lutto cittadino per il giorno del funerale, che sarà officiato dal vescovo della diocesi di Teramo Michele Seccia nella chiesa parrocchiale di Santa Eufemia. Parteciperanno al rito funebre con i ganfoloni i comuni di Martinsicuro, Alba Adriatica, Giulianova e Tortoreto. La data sarà stabilita quando la Procura di Teramo darà il nulla osta per la sepoltura. Una comunità sconvolta ed arrabbiata si è stretta intorno ai familiari di Emanuele Fadani e dopo l’agguerrita manifestazione dell’altra sera, si è tenuta una fiaccolata in ricordo della vittima.


http://www.pagineabruzzo.it/notizie/news/Teramo/22731/....html
sabato, 14 novembre 2009



da Il Messaggero (dell'11 novembre 2009):


La regione dell'Estremadura paga corso su masturbazione, polemica in Spagna

Polemiche in Spagna per la bizzarra idea della regione dell'Estremadura, al confine con il Portogallo, governata dai socialisti, che ha deciso di varare un corso di educazione sessuale rivolto agli adolescenti. «Il piacere è nelle tue mani», è il titolo del corso con, fra l'altro, un discusso seminario su «autoerotismo, masturbazione e gadget erotici». Il corso itinerante, la cui prima lezione si è tenuta a Merida il 23 ottobre, e rivolto ai giovani tra i 13 ed i 17 anni, è costato circa 14 mila euro alle finanze regionali, scrive la stampa spagnola.

L'iniziativa del governo regionale è stata subito criticata dall'Associazione dei genitori della scuola cattolica Concapa e dal partito centrista Upd, che hanno chiesto la cancellazione del seminario sulla masturbazione.

La direttrice del Consiglio della gioventù dell'Estremadura Maria Pulido ha replicato che il corso vuole far capire il sesso agli adolescenti come «comunicazione umana e fonte di salute, piacere e affetto» affrontando inoltre «le discriminazioni di genere che esistono nell'ambito della sessualità».

A impartire le lezioni è il negozio erotico per sole donne di Madrid, "Los placeres de Lola", nel quale gli uomini possono entrare solo accompagnati. Questo, spiegano le proprietarie femministe, per evitare che la presenza di troppi uomini possa mettere a disagio le donne nel locale. La coproprietaria del negozio, Raquel Traba, si è detta «attonita» per le critiche rivolte al corso. «Dimostrano che c'è proprio bisogno di educazione sessuale», ha commentato aggiungendo che «la masturbazione serve a conoscersi meglio e ad evitare frustrazioni nelle relazioni di coppia».


http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=79995&sez=LEALTRE
sabato, 14 novembre 2009



dal Corriere del Veneto (dell'11 novembre 2009):


L’azienda riapre dopo la crisi ma assume soltanto stranieri

I 24 dipendenti originari, cassintegrati da aprile, restano fuori

di Nicola Munaro

PADOVA — Prima, quasi un anno fa, la mobilitazione. Poi, in aprile, il ricorso alla cassa integrazione straordina­ria per i 24 dipendenti, infine la chiusura dello stabilimen­to di Ospedaletto Euganeo, nella Bassa Padovana, causa improduttività. Tutto dovuto alla crisi che morde alle cavi­glie degli imprenditori. Fin qui quella della Beton Rapid, azienda che si occupa della produzione di travi, pi­lastri e architravi, assomiglia­va a una delle tante storie senza lieto fine di questi ulti­mi mesi. Solo che la sorpresa e le novità sono sempre die­tro l’angolo.

E, in questo ca­so, la sorpresa consiste nella ripresa dell’attività lavorati­va, a pieno regime. Macchina­ri che da un momento all’al­tro tornano a essere produtti­vi e non più obsoleti. Com­messe che d’incanto arrivano di nuovo, e così via. Il lavoro riprende e il prodotto finisce sul mercato con il marchio Beton Rapid. Tutto risolto, quindi? Nien­te affatto. Perché a riaprire lo stabilimento della Beton Ra­pid è stata una nuova socie­tà, la Precompressi Ospeda­letto Euganeo. Gestita da due ex dipendenti della Beton Ra­pid di Piazzola sul Brenta, co­mune padovano dove l’azien­da ha la sua sede principale.

Ma, a dispetto di quanto si potevano aspettare i cassinte­grati, non sono loro i lavora­tori assunti, bensì una quin­dicina di immigrati slavi e ro­meni. Alcuni dirottati da Piaz­zola a Ospedaletto, altri lavo­ratori interinali sotto la prece­dente gestione che vengono assunti. E dei ventiquattro di­pendenti messi in cassa inte­grazione ad aprile? Nessuna notizia, nemmeno uno solo di loro che recuperi anche soltanto a tempo parziale il suo lavoro. «È una barzelletta – com­menta Paolo Vinaccia, delega­to sindacale della Fillea Cgil, che segue da vicino questa vertenza - noi protestiamo e rivogliamo ciò che ci spetta. Facendo così si svende qual­cosa di molto importante co­me il diritto al lavoro. Che de­ve essere garantito anche da orari ben definiti». Sì, perché - fanno sapere i sindacati - i lavoratori stranieri ora assun­ti sono sottoposti a turni di 10 ore, lavorando anche il sa­bato. «Sono facilmente ricat­tabili, con la scusa del per­messo di soggiorno – attacca ancora Vinaccia - basti pen­sare che anche l’Ispettorato del lavoro ha fatto una rela­zione che è finita in Procura. E’ una barzelletta continua, anche nella conduzione del­l’azienda».

Fonti attendibili, infatti, fanno notare che la nuova ge­stione, con un capitale socia­le di 10 mila euro, ha messo le mani su uno stabilimento del valore di quasi 6 milioni. «Producendo per di più gli stessi manufatti di prima – conferma Marco Benati della Fillea Cigil - . E come la met­tiamo con le norme di sicu­rezza? Avevamo avvertito lo Spisal che non tutto era a po­sto. Infatti, poche settimane fa un lavoratore ha perso un braccio e non è stato risuc­chiato dal macchinario solo per miracolo. Aspettiamo che tutte le indagini si con­cludano e poi faremo le no­stre valutazioni». Quello della Beton Rapid è un caso finito pure in Parla­mento. Grazie a un’interroga­zione presentata ieri pome­riggio al ministro del Welfare e del Lavoro, Maurizio Sacco­ni, da parte dell’onorevole pa­dovano del Pd, Alessandro Naccarato. «Ci stiamo muo­vendo in tutte le direzioni – ha commentato Andrea Ca­stagna, segretario provincia­le della Cgil - ieri pomerig­gio i lavoratori e il sindacato hanno incontrato il prefetto in visita a Este. Speriamo al più presto di sapere qualcosa». Intanto tutte le mattine i 24 dipendenti originari sono lì, di fronte al cancello di quella che fino a pochi mesi fa era la loro fabbrica. Nei giorni scorsi hanno fatto un sopralluogo anche carabinie­ri e Guardia di finanza. Uffi­cialmente per controllare la situazione.


http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/economia/....shtml

giovedì, 12 novembre 2009




Vedi anche:
  1. Le autorità marocchine come il turco Erdogan: immigrati, non assimilate la cultura degli europei!, blog Euro-Holocaust del 16 febbraio 2008
  2. Morocco Connection in Olanda: lo spionaggio marocchino dietro politiche d'integrazione e politici allogeni, blog Euro-Holocaust del 20 settembre 2008
  3. Confermate attività spionistiche marocchine in Olanda, ma per il Governo... i rapporti tra i due Paesi sono troppo importanti..., blog Euro-Holocaust del 30 settembre 2008


da Il Mediterraneo (dell'11 novembre 2009):


In Spagna nasce il primo partito islamico

di Paola Del Vecchio

MADRID - E' il primo partito islamico in Spagna e si sta mobilitando per ottenere una rappresentanza nei municipi chiave alle prossime elezioni amministrative del 2011.

Si tratta del Partito Rinascimento e Unione di Spagna (Prune), promosso da Mustaf Barrach, ex giornalista e professore di arabo a Granada, uomo vicino a Rabat, secondo quanto rileva oggi il quotidiano conservatore ABC.

Membro della Comunità musulmana denominata Al Hegira e tesoriere del Consiglio islamico di Spagna, Barrak aspira a raccogliere non solo i voti dei quasi 1.300.000 musulmani residenti in Spagna, ma anche quelli degli immigrati, che rappresentano il 10% della popolazione spagnola.

Mustafa Bakkach, che risiede da 15 anni in Spagna, dedica gran parte della sua attività al sostegno agli immigrati.

Il Consiglio islamico, ente di ispirazione sufi, è composto in maggioranza da convertiti spagnoli appartenenti alla Yamaa Islamica-Liga Morisca.

Moriscos vennero chiamati i 300.000 musulmani che restarono nella penisola iberica dopo l'editto di espulsione dei Re Cattolici e furono costretti a convertirsi al cristianesimo, per poi essere definitivamente cacciati nel 1609.

Nel bollettino interno, il Prune si propone con una vocazione chiaramente di ambito nazionale non solo per consolidarsi in una località o regione autonoma.

E considera l'Islam come base dei suoi principi nella sua attività politica, considerandolo un fattore determinante per la rigenerazione morale ed etica della società spagnola. Ma afferma, nello stesso tempo, il suo rispetto per la Costituzione spagnola e il rifiuto del terrorismo come strumento di lotta politica.

Iscritta come lista politica dallo scorso mese di luglio nel registro del ministero per gli Interni, la formazione ha sede in Granada e di recente ne ha inaugurata una nuova nelle Asturie, nel nord-ovest della Spagna, da dove nel 722 partì la Riconquista con la battaglia di Covadonga. Andalusia, Madrid, Catalogna, Estremadura, Valenzia e Murcia le comunità dove il nuovo partito spera radicarsi, a maggiore presenza di immigrati di origine musulmana, ma anche di spagnoli convertiti all'Islam.

L'esecutivo guidato da José Luis Rodriguez Zapatero ha annunciato la firma di un accordo di reciprocità con Rabat che consentirebbe alla comunità marocchina di votare alle prossime elezioni municipali, qualora lo stesso diritto fosse riconosciuto agli spagnoli residenti in Marocco [ndr: capirai che scambio!].

Da parte sua, il Prune non aspira realisticamente alla conquista di Comuni, ma ad ottenere una discreta rappresentanza di consiglieri in alcuni dei municipi chiave spagnoli.

Secondo Abc, in ambienti governativi non si nasconde una certa preoccupazione, dal momento che si calcola siano attualmente 1.300.000 i musulmani residenti nel Paese iberico, fra spagnoli convertiti e immigrati provenienti da Nazioni islamiche, di cui 700.000 marocchini.

Ma potrebbero superare i 2 milioni di persone se si includono i clandestini. Il timore riguarda l'eventualità che il nuovo partito possa predicare la non integrazione in nuclei urbani con ampia presenza musulmana e che, nei comuni dove già rappresentano una maggioranza, i musulmani possano tentare di imporre i propri costumi, attraverso una normativa comunale.

La preoccupazione cresce - annota l'Abc - davanti al sospetto che dietro questo partito ci sia il Marocco, un Paese con interessi contrapposti a quelli spagnoli.


http://www.ilmediterraneo.it/it/news/politica/....
mercoledì, 11 novembre 2009



da l'Occidentale (del 10 novembre 2009):


L'identità nazionale è cosa seria. Non basta una Costituzione a garantirla

di Antonio Mambrino

Un nuovo fantasma si aggira per l’Italia: il “patriottismo costituzionale”. Dalla proposta finiana di introdurre l’esame di Costituzione per gli aspiranti cittadini, alla decisione della Gelmini di sostituire l’insegnamento dell’educazione civica con il ben diverso insegnamento di “Cittadinanza e Costituzione”, è tutto un fiorire di proposte che puntano a rilanciare la funzione identitaria della nostra Carta fondamentale.

Si tratta di una sfida insidiosa perché se da un lato siamo convinti che la valorizzazione delle radici culturali e morali sia elemento essenziale per una società libera (in quanto consapevole della propria identità) dall’altro ci viene il timore che la strategia di esaltazione della Costituzione in realtà conduca ad esiti esattamente opposti a quelli annunciati.

[...]

Il fatto è che a nostro avviso l’identità di una nazione è una cosa seria. Una cosa che affonda le proprie radice ben più in profondità rispetto al testo di una legge, per quanto autorevole. Nella nostra idea la Costituzione non fonda un’identità nazionale. Nella migliore delle ipotesi la recepisce. Ed allora tutto questo agitarsi intorno alla Costituzione dà l’impressione di essere semplicemente strumentale per coprire il vuoto che si registra sul versante dei valori profondi che connotano una comunità. La Costituzione come surrogato dell’identità nazionale. Ma in questo modo si rischia di avallare una concezione puramente procedurale della democrazia. Una concezione “kelseniana” sulla base della quale qualunque decisione – purché rispettosa delle procedure costituzionali – sia legittima e sia idonea ad entrare nel patrimonio culturale del Paese.

[...]

L'articolo integrale

mercoledì, 11 novembre 2009




Vedi anche: Gran Bretagna: arrestato il ministro ombra dell'immigrazione per aver rivelato informazioni sconvenienti (del 30 novembre 2008)



da Il Giornale (del 9 novembre 2009):


Il trucco laburista: più immigrati, più voti

di Erica Orsini

Londra Concedere visti e permessi di soggiorno piuttosto che negarli. Evadere più richieste possibili riducendo al minimo i controlli anche se questo significava assumersi pesanti rischi. Insomma, porte aperte, anzi spalancate, a tutti gli immigrati e pazienza se tra questi ce n'è qualcuno più pericoloso degli altri. Negli ultimi anni è stata questa la politica laburista sull'immigrazione. Una strategia di tolleranza sempre difesa a spada tratta sia dal governo Blair che da quello del suo successore Brown. La scorsa settimana però, il ministro degli Interni Alan Johnson ha pubblicamente ammesso, per la prima volta, che su questa materia sono stati fatti dei grossi errori. Sono stati ignorati i problemi derivanti dal numero eccessivo di stranieri che hanno invaso il Paese e non si è riusciti a cogliere l'inquietudine della gente per l'aumento della disoccupazione e il malfunzionamento dei servizi pubblici. Ieri il Sunday Times ha rivelato che il governo ha non solo coperto, ma incoraggiato la politica dei permessi facili, per accaparrarsi i voti degli immigrati. Non ha però tenuto conto che il malessere della popolazione avrebbe provocato uno spostamento di una parte dei voti della working class bianca a favore del Partito nazionalista britannico.
Nella corrispondenza - trattenuta illegalmente dall'Home Office per ben 4 anni e resa pubblica soltanto adesso in base alla legge sulla libertà d'informazione - si evidenzia come i ministri competenti fossero stati messi al corrente dal dipartimento dell'Immigrazione che ai dipendenti era stato ordinato di evadere in tutta fretta migliaia di pratiche senza perdere tempo utile nei controlli di routine. «I documenti spiegano quindi l'improvviso aumento di immigrati in Gran Bretagna contemporaneo alla soluzione da parte dell'Home Office, di un arretrato di 45mila casi - spiega il Times -. I funzionari accolsero rapidamente 337mila domande senza neppure controllare. Nel 1999, vennero rilasciati 170mila permessi di soggiorno. Nel 2002 i permessi erano arrivati a 300mila». Naturalmente una simile prassi consentì l'ingresso in Inghilterra di molti individui potenzialmente pericolosi. Negli ultimi mesi del 2001 a più di una ventina di talebani che erano scappati dall'Afghanistan, venne concesso di rimanere in Gran Bretagna.
Regista principale dell'operazione «porte aperte», ben lontana da essere un semplice errore, fu sir Bill Jeffrey, direttore generale della direzione per l'immigrazione e la nazionalità. Altra protagonista della vicenda fu Beverley Hughes, l'allora ministro per la Cittadinanza e l'Immigrazione. La signora fu costretta in seguito a dimettersi per aver deliberatamente fuorviato il parlamento omettendo d'informarlo sul fatto che era al corrente che le gang criminali romene e bulgare avrebbero potuto voler approfittare della decisione inglese di aprire i confini ai lavoratori provenienti dall'Europa dell'est.
Da uno scambio di e-mail, nel 2003, tra Jeffrey e la Hughes appare chiaro che il governo era al corrente della situazione e la sosteneva, tanto che il documento venne secretato più tardi su ordine dell'allora ministro degli interni David Blunkett. Fino a ora chiunque aveva tentato di far chiarezza sul caso era stato fermato. Nel 2004 un dipendente dell'ufficio immigrazione venne licenziato in tronco per aver raccontato al Sunday Times della procedura e ha passato cinque anni nel tentativo di far venire a galla la verità. Prima che i documenti fossero resi pubblici Hughes aveva sempre dichiarato che i permessi facili erano stati rilasciati dai funzionari all'insaputa dei vertici, ma adesso gli sarà difficile mantenere la sua versione dei fatti sui quali anche l'opposizione ha chiesto di venir informata. I laburisti hanno sempre difeso la loro politica sull'immigrazione facendosi scudo dei bei discorsi sulla tolleranza, sulla società multietnica, sul valore delle diversità. Ma lo slogan «immigrato è bello» è soltanto una faccia della medaglia e una parte della risposta che il governo deve alla gente. La seconda parte della spiegazione sta nel fatto «che almeno 20 seggi laburisti dipendono dal voto degli asiatici - spiega l'ex ministro Chris Mullin nelle sue memorie - e che l'80 per cento delle minoranze etniche vota Labour».


http://www.ilgiornale.it/esteri/il_trucco_laburista_piu_immigrati_piu_voti/....



Sulla stessa questione: Labour let in migrants 'to engineer multicultural UK', Daily Mail del 24 ottobre 2009
lunedì, 09 novembre 2009


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Quartiere Le Petit-Saconnex, Ginevra, sabato 7 novembre, ore 7 circa del mattino:


Il breve filmato è stato girato dai militanti di Jeunesses Identitaires di Ginevra. Nella foto in alto è ritratta la locale moschea, dotata di minareto. In Svizzera sono (per ora) quattro le moschee con minareto.


Fonte: http://www.jigeneve.com/2009/11/..../
domenica, 08 novembre 2009



dal blog di Andrea Carancini (del 6 novembre 2009):


L'ADL applaude se stessa per la vittoria della legge sull'odio

di Ted Pike, 4 Novembre 2009 [1]

Dopo che il Presidente Obama ha firmato la legge federale sui reati di odio, l’Anti-Defamation League of B’nai B’rith – la più importante organizzazione internazionale del suprematismo ebraico – ha attribuito a sé stessa la maggior parte del merito.

“Per 12 lunghi anni, abbiamo lavorato duro con i nostri partner per costruire a Washington la tesi che questa legge non solo era necessaria, ma d’importanza vitale per fare in modo che venissero protette tutte le vittime dei reati di odio…”.

L’ADL ha guidato a lungo la promozione di leggi aggiornate - locali, statali e federali - contro la violenza dell’odio. Dallo sviluppo del progetto di legge dell’ADL per i reati di odio, circa 30 anni fa, alla legge del 1990 sulle statistiche dei reati di odio firmata dal Presidente George W. Bush [sic] al convegno alla Casa Bianca del 1997 del Presidente Bill Clinton sui reati di odio, dove venne introdotta per la prima volta la legge per la prevenzione dei reati di odio [HCPA], la Lega ha operato per assicurare che i funzionari locali e federali avessero degli strumenti importanti per combattere i reati di violenza motivati dall’odio. Inoltre, l’ADL ha aiutato a costruire una larga coalizione di organizzazioni religiose, educative, per i diritti civili, e delle forze dell’ordine, a sostegno dell’HCPA”.

“Quarantacinque stati e il distretto di Columbia [sede del governo federale di Washington] hanno adottato delle leggi per i reati di odio basate o simili al progetto dell’ADL” (
http://www.adl.org/PresRele/HatCr_51/5635_51.htm, 28 Ottobre 2009).

Una brutta storia

L’ADL è il “braccio secolare” di un’organizzazione religiosa, educativa e “fraterna” ebraica, il B’nai B’rith International
[2]. Grazie all’approvazione della legge del 1990 per le statistiche dei reati di odio, l’ADL – attribuendosi il compito di istruire sui reati di odio il Ministero della Giustizia, l’FBI e tutte le polizie locali – ha fatto in modo che la sinagoga si mescolasse allo stato. Per circa 20 anni, questa appendice di un’organizzazione religiosa ebraica ha istruito le forze dell’ordine su tutti gli aspetti della sua contorta ideologia dei reati di odio. Tale ideologia include dubbie procedure per riferire all’FBI migliaia di “reati di odio”. Più del 95% di tali incidenti di scazzottate, insulti e “intimidazioni” non sono mai giunti in un’aula di tribunale e tuttavia sono catalogati come reati di odio nell’annuale Uniform Crime Report dell’FBI. Per l’ADL sono la prova di un’”epidemia dell’odio” in America, da rendere necessaria la giurisdizione federale.

Nel 2004, l’ADL ha anche convinto il Congresso a permetterle di costituire un ufficio per l’antisemitismo globale all’interno del Dipartimento di Stato. Nella sua veste di controllore mondiale dei presunti reati di odio, l’ADL ora parla a nome del governo americano, fornendo rapporti annuali che dettagliano le sue accuse di minacce e di trend antisemiti. Nel suo rapporto del 2005, questo ufficio del Dipartimento di Stato ha descritto come un “incidente antisemita” la dichiarazione di un prete polacco secondo cui furono gli ebrei a essere responsabili della morte di Gesù. Nel 2006, ha sfrontatamente bollato come un “classico antisemita” ogni cristiano che approvi l’accusa formulata dal Nuovo Testamento della complicità ebraica nella crocifissione. Essa ha anche detto che l’antisemitismo comprende le critiche dure a Israele, ai suoi leader o ai suoi militari, e quei cartoni animati che raffigurano tali leader in termini nazisti.

L’approvazione di questa settimana della legge federale dell’ADL sull’odio è solo l’inizio – legale – della sua agenda nazionale e internazionale per i reati di odio. La prima audizione al Senato della legge dell’ADL per i reati di odio nei luoghi di lavoro, l'Employment Non-Discrimination Act [Legge antidiscriminazione sull’impiego], n° 1584, è fissata per questo giovedì alla Commissione del Senato per la salute, l’educazione e il welfare (vedi,
ttp://www.truthtellers.org/alerts/endamovesforwardinsenate.htm ). L’ADL promuove in modo potente altre iniziative contro la famiglia, come la cessazione della politica del “non chiedere, non dire” nell’esercito, l’abrogazione del Defense of Marriage Act [legge per la difesa del matrimonio] e una moltitudine di iniziative per i diritti degli omosessuali nelle leggi dello stato. Dal 1985, i massicci programmi dell’ADL, “World of Difference” [un mondo di differenze] e “No Place for Hate” [nessun posto per l’odio], tra gli altri, hanno trasformato l’atteggiamento americano in favore dell’accettazione dell’omosessualità.

Un passo verso il governo mondiale

L’approvazione della legge federale dell’ADL sull’odio è un passo. La sua massima aspirazione è una legge internazionale sull’odio. Di già, l’ADL europea e il B’nai B’rith International hanno convinto la maggior parte delle nazioni industrializzate a costituire delle burocrazie per i reati di odio orchestrate dall’ADL. Cinquantasei nazioni dell’Europa sono ora unite nell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), finalizzata a far cessare l’antisemitismo, il razzismo, l’omofobia e la xenofobia in Europa.

Gran parte degli sforzi internazionali dell’ADL consistono nello sviluppare, attraverso il suo International Network Against Cyber-Hate [Rete internazionale contro l’odio cibernetico, INACH] dei mezzi efficaci per bandire le critiche su Internet agli ebrei, a Israele, agli omosessuali, ai musulmani, ecc. Sebbene l’Islam sia il nemico dei sionisti e dell’ADL in Medio Oriente, l’ADL considera le leggi anti-odio a protezione dei musulmani un potente strumento per abbattere il loro comune nemico: il cristianesimo.

A questo scopo, l’ADL ha suggerito al governo americano di proporre di recente che le Nazioni Unite condannino tutte le nazioni che non hanno una legge federale per i reati di odio. La proposta congiunta di Obama con l’Egitto, pervasa dall’ideologia e dalla retorica proprie dell’ADL, è un malcelato tentativo di associare l’America ad un tribunale internazionale di perseguimento dei reati di odio che perseguiti i cristiani e protegga i musulmani. Una corte internazionale con sede a Gerusalemme venne profetizzata dal Primo Ministro Ben Gurion in un articolo sulla rivista Look del 16 Gennaio del 1962. L’ADL, diretta dall’ebreo fervidamente ortodosso Abraham H. Foxman [ndr: raffigurato nella caricatura in alto], rappresenta il tentativo implacabile di una cricca di ebrei anticristiani di attuare la persecuzione internazionale dei seguaci di Cristo.

L’inconsapevolezza cristiana

Tuttavia il mondo cristiano rimane ignaro di quello che il rabbino ortodosso Daniel Lapin ha descritto come l’”implacabile attacco al cristianesimo evangelico” da parte dell’ADL. La scorsa primavera, nel suo rapporto MIAC [Missouri Information Analysis Center], l’ADL, insieme alla sua organizzazione gemella di attacco, il Southern Poverty Law Center [Centro legale per la povertà del sud] ha impartito delle direttive alla polizia dello stato del Missouri riguardo ai cristiano-conservatori come potenziali terroristi. Ma i leader evangelici, temendo la capacità dell’ADL di calunniarli come antisemiti, continueranno a non criticare pubblicamente l’ADL o a lodare pubblicamente la sua esistenza.

Di conseguenza, gli attivisti cristiani e conservatori non attaccano mai l’occhio di questa piovra rivoluzionaria mondiale. Tagliano invece i suoi tentacoli. Un attivismo del genere è praticamente inutile; l’ADL continuerà a rigenerarsi moltiplicando i propri tentacoli più velocemente di quanto vengano distrutti.

Il cristianesimo evangelico è perciò imbrigliato in una strana relazione di amore-timore con l’ebraismo liberale internazionale organizzato. Gli evangelici perdono, in ogni senso. Per quasi un secolo, i leader cristiani fondamentalisti hanno inculcato l’idea nelle decine di milioni di loro segueci che devono essere totalmente fedeli al sionismo e che non devono mai criticare gli stessi suprematisti ebrei che stanno spingendo il mondo verso il governo globale e la repressione internazionale dei reati di odio, e cioè verso la persecuzione dei cristiani. I seguaci fedeli sono stati già condizionati a credere che ogni critica agli ebrei meriti la maledizione di Dio. Così, se questi leader smascherassero ora questa organizzazione ebraica al 100%, i loro milioni di seguaci prenderebbero sicuramente per buone le accuse dell’ADL di antisemitismo e abbandonerebbero queste organizzazioni cristiane al disastro economico.

I leader cristiano-conservatori sono così finiti, con le loro stesse mani, in una trappola malefica, moralmente debilitante e distruttiva della libertà. Costretti esteriormente a sostenere il sionismo - e personalmente terrorizzati dal potere distruttivo dell’ADL - ne sono diventati schiavi. Con il loro silenzio, spianano la strada alla sua tirannia e ne accelerano l’ascesa al dominio mondiale. Cristo ha detto che quando la Sua Chiesa è “calpestata dal piede degli uomini”, come oggi da Obama e dall’ADL, questo accade per una ragione semplice: “il sale ha perso la sua sapidità”.

Il sale è la determinazione a temere e a obbedire a Dio solo. E’ anche la semplice integrità di cercare, accettare, e agire in base alla verità tutta intera.


[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://www.prisonplanet.com/adl-applauds-itself-for-hate-bill-victory.html

[2] In realtà, il B’nai B’rith è l’ordine massonico riservato ai soli ebrei (nota del traduttore).


http://andreacarancini.blogspot.com/2009/11/....html



Il Reverendo Ted Pike è il direttore del National Prayer Network, organizzazione cristiano-evangelica che fa base nell'Oregon (USA).