mercoledì, 31 gennaio 2007


La legge è uguale per tutti? Sembrerebbe di no per la nostra magistratura, sempre più prona al diktat immigrazionista imposto dalla politica e dai mezzi di informazione. La Corte di Cassazione ha stabilito tramite una sentenza scioccante che è possibile concedere uno sconto di pena agli immigrati clandestini in ragione della "situazione di emarginazione sociale conseguente allo stato di immigrato, senza uno stabile lavoro e senza uno stabile riferimento in Italia", e della situazione di "arretratezza culturale" di molti immigrati. La sentenza, emessa il 24 gennaio, si riferisce ad un caso di omicidio avvenuto a Milano, in via Mentana, nel novembre del 2003. Marian Neagu, romeno di 25 anni, reo confesso, aveva ucciso l'imprenditore Carlo Ferrua, 55 anni, con cui aveva una relazione omosessuale. Il delitto fu consumato in maniera particolarmente efferata: Ferrua è stato colpito più volte al cranio con un oggetto contundente mentre era legato mani e piedi e l'omicida sarebbe rimasto per più di un'ora ad osservare la vittima agonizzante. Alla ferocità e alla premeditazione del crimine, si aggiunga il movente: un banale tentativo di rapina. Dopo l'omicidio, verificatosi nel domicilio della vittima, Neagu si era impossessato di una tv al plasma, un gioiello, un pc e un palmare.

Ambigua e tentennante è stata l'opinione di Monsignor Agostino Marchetto, segretario del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, il quale ha dichiarato:
<
Non mi straccio certo le vesti per questo verdetto [...] l’emarginazione mette l’uomo in una situazione che non è normale. Dobbiamo sempre avere un occhio di misericordia per queste persone. Beninteso che anche per loro deve valere la legge che vige nel nostro Paese. [...]
la vita di un clandestino non è certo l’ideale, perchè la persona possa essere messa in condizioni di crescere >.
Bisognerebbe ricordare al Monsignore (e alla Chiesa tutta) almeno tre cose:
  1. l'anormalità è che in Italia si consenta agli immigrati irregolari la permanenza sul nostro territorio senza provvedere a sistematiche espulsioni (spesso osteggiate dalla magistratura);
  2. l'anormalità è una magistratura schifosamente corrotta come quella che ci ritroviamo;
  3. non spetta alla giustizia agire secondo misericordia, che è ben diversa dall'equità, il suo vero e a quanto pare soltanto teorico principio ispiratore.
Fonti:
voceditalia.it

lastampa.it
sabato, 27 gennaio 2007


newsletter del 25 gennaio 2007

CITTADINANZA FACILE AGLI IMMIGRATI: PETIZIONE VERSO LE 90.000 FIRME

La raccolta di firme per la petizione popolare contro il disegno di legge Amato per la concessione della cittadinanza agli immigrati dopo soli cinque anni e senza un reale accertamento della volontà di integrarsi nella nostra società, continuerà fino al 30 giugno.

Alle attuali 51.614 firme raccolte on line se ne sono aggiunte altre 35.999 arrivate via fax e via posta.

Molte altre firme sono segnalate in arrivo dalle sedi di Forza Italia. Non dobbiamo abbassare la guardia, anche se il governo sembra aver "rallentato" la sua azione in questa delicata materia. Per questo abbiamo deciso di prolungare la raccolta di firme fino alla fine di giugno.

Fai firmare on line un'altra persona che condivida questa iniziativa. Ne basta uno solo a testa per raddoppiare in men che non si dica...

Grazie per il tuo impegno.

on. Antonio Palmieri
responsabile comunicazione elettorale e internet Forza Italia


FIRMATE E FATE FIRMARE !


Per la firma on-line, cliccate il banner che vedete in fondo alla colonna di sinistra ("Italiani in 5 anni? No, grazie!").

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categoria:italia, politica, immigrazione, cittadinanza, comunicazioni e petizioni
sabato, 27 gennaio 2007



27 Gennaio - Giorno della Memoria della Shoah

In memoria di tutte le vittime
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categoria:ricorrenze, cultura europea
lunedì, 22 gennaio 2007


Un rapporto ufficiale pubblicato mercoledì 10 gennaio ha affermato che nei Paesi Bassi "le tensioni fra i vari gruppi etnici e culturali di giovani sono gravemente sottovalutate".
Dopo l'assassinio nel 2004 del regista Theo van Gogh ad opera di un immigrato marocchino, il ministro olandese Rita Verdonk aveva istituito quattro "squadre di intervento per tensioni interetniche", formate da operatori sociali che hanno il compito di consigliare alle autorità locali i modi con cui trattare le bande di giovani inassimilati dediti alla criminalità.
Dick Corporaal, il presidente che coordina le squadre di intervento, ha dichiarato alla radio nazionale olandese che "le tensioni multiculturali tra giovani minacciano di condurre ad una situazione incontrollabile". Ha inoltre ammonito che il problema non si limita alle città ma sta iniziando ad interessare anche i paesi nelle aree più rurali.

Un quadro sociale a dir poco allarmante della situazione olandese emerge anche dal quinto rapporto annuale di Tjibbe Joustra, il Coordinatore Nazionale dell'Anti-Terrorismo. Joustra mette in guardia
soprattutto dall'aumento del fenomeno dei matrimoni islamici praticati informalmente in ambito domestico, un segnale evidente dell'espansione del radicalismo islamico in Olanda, in particolare del salafismo. Il rapporto parla anche di un numero crescente di ragazze minorenni olandesi, di 16 o 17 anni, che si convertono all'islam per sposare ragazzi musulmani dei quali si sono innamorate. Tali matrimoni portano all'allontanamento delle ragazze dalle rispettive famiglie, permettendo così che il radicalismo islamico sia inculcato nelle loro deboli menti.

Dando anche solo una rapida occhiata ai dati che indicano la presenza allogena in territorio olandese si può comprendere tutta la drammaticità del caso. Ad Amsterdam il 55% dei minorenni sono immigrati, specialmente marocchini, turchi e indiani delle Antille. A Rotterdam il numero ha superato il 50%. Su una popolazione di 16,4 milioni di abitanti, 1 milione circa sono islamici, vale a dire più del 6% del totale. Dopo la Francia, i Paesi Bassi ospitano in proporzione la più grande comunità islamica fra tutte le nazioni occidentali.

Come prevedibile, i dati che indicano l'evoluzione demografica del paese per i prossimi anni non sono certo rassicuranti, anzi, lasciano intuire il peggio. Lunedì 8 gennaio l'Ufficio Centrale di Statistica Olandese ha presentato le sue ultime previsioni demografiche. La popolazione degli immigrati crescerà dall'attuale 19% del totale a quasi il 29% entro il 2050, vale a dire circa un terzo degli Olandesi. Nella metà del secolo la popolazione olandese raggiungerà i 16,8 milioni: mentre il numero degli Olandesi autoctoni diminuirà di 1,2 milioni, quello degli immigrati aumenterà di 1,6 milioni. Gli immigrati provenienti da paesi "occidentali" (soprattutto dall'Est Europa) passeranno dall'8,7% di oggi al 12,5% e gli immigrati non occidentali dal 10,5% al 16%. Per "immigrati non occidentali" si intendono tutti quelli che hanno almeno un genitore nato in un paese non occidentale (il Giappone e l'ex colonia dell'Indonesia sono compresi tra i paesi occidentali). La crescita maggiore riguarderà la seconda generazione di immigrati non occidentali.

Qualcuno ha il coraggio di dire che questa non è un'invasione? Come si può sperare di risolvere le tensioni etniche se il numero degli allogeni è tale da non consentirne l'assimilazione? La creazione di "squadre di intervento per le tensioni interetniche" (che assomigliano tanto ai Vigili del Fuoco o alla Protezione Civile) è una ridicola ed obsoleta contromisura, poiché non elimina le cause stesse delle tensioni medesime. Per ogni focolaio che si riesce a spegnere se ne accenderebbero così tanti altri da rendere la situazione invivibile. La sola soluzione possibile, per i Paesi Bassi come per tutta Europa, è chiudere le frontiere nazionali all'immigrazione extraeuropea e reimpatriare tutti gli immigrati che mostrano segni di disadattamento. La terra d'Europa è nostra, ci appartiene: non lasciamo che ce la soffino da sotto il naso con la complicità dei nostri governanti. Ribelliamoci adesso perché domani potrebbe essere troppo tardi.

Fonti:
brusselsjournal.com (1)
brusselsjournal.com (2)

Potete integrare i dati da me forniti con quelli sulla criminalità allogena in Olanda consultando il blog Euro-Holocaust al seguente articolo:

Richiedenti asilo e immigrati "tradizionali": come gli stranieri delinquono più degli olandesi autoctoni
sabato, 20 gennaio 2007


L’atteggiamento della Chiesa Cattolica su temi di importanza capitale come l’immigrazione, il multiculturalismo e la società multietnica è di evidente contraddizione. Se da un lato noti esponenti del clero sono turbati da un relativismo culturale ormai dilagante e vincitore e lanciano appelli volti alla difesa e al mantenimento delle radici cristiane dell’Europa, dall’altro i medesimi esponenti, compreso il Pontefice, nonché associazioni cattoliche varie, fanno continue pressioni sul mondo politico (da destra a sinistra) affinché non si pongano limiti all’<accoglienza> degli immigrati e si favoriscano i ricongiungimenti familiari. Resta infatti assai arduo (volendo utilizzare un eufemismo) capire come si possano coniugare un’azione di contrasto ad un relativismo imperante e la difesa (sacrosanta) delle suddette radici culturali – quindi non solo religiose, dal momento che il cristianesimo non ha rappresentato solo una religione, ma ha significato una civiltà, all’interno della quale hanno interagito gli aspetti socio-culturali più vari delle nazioni europee – coniugare, dicevo, con lo sconquassamento degli equilibri etno-culturali che la società italiana e più in generale europea sta subendo. E’ fin troppo chiaro che il relativismo, indice di un cambiamento profondo che già da almeno tre decenni si è maturato all’interno delle società europee, dapprima in qualità di soggettivismo, e dunque tutto sommato indipendente dal fenomeno dell’immigrazione, è destinato ad assumere una portata ancor più sconvolgente in virtù di quella parcellizzazione culturale che un’immigrazione incontrollata, o meglio illimitata, porta inevitabilmente con sé. E come si possono preservare radici e tradizioni tenendo conto di una frammentazione etno-culturale che non permette il loro trasmettersi e tramandarsi in una scala più ampia del ristretto ambito familiare? Domanda per la quale la sola risposta possibile è che non si può.

Sbirciando nel sito della rivista l'Uomo libero  mi sono imbattuto in un interessante articolo di Piero Sella (n. 61 del 01/03/2006), intitolato La questione turca. A chi conviene l'ingresso della Turchia in Europa?. In esso l'autore parla anche del rapporto tra immigrazione, cristianesimo e islam. Leggete con attenzione l'estratto seguente che, sebbene non condivida nella sua interezza (specialmente l'esordio), considero degno di nota.

[...]
Immigrazione, Cristianesimo e Islam

Per secoli i religiosi europei, invece di offrire ai fedeli spunti di riflessione e arricchimento spirituale, invece di schierarsi a difesa dei valori etici maturati nel tempo da ciascun popolo, hanno preferito legittimare e sorreggere il potere politico, qualunque fosse. Non mancavano d'altra parte nei loro Libri Sacri e nella dottrina ecclesiale - a lungo elaborata e aggiustata dai teologi - i riferimenti favorevoli di volta in volta alle più diverse, contraddittorie soluzioni politiche o di costume. In cambio, il potere secolare pei metteva alla Chiesa di accumulare privilegi e ricchezze e di imporre - per conservare il vantaggioso status quo - divieti di ogni genere, soprattutto censure intellettuali e scientifiche.

Gli uomini della Chiesa hanno dunque sistematicamente accompagnato il cammino delle oligarchie. Giustificato lotte di conquista. Avallato grandi spostamenti di popolazioni se non vere e proprie pulizie etniche. Insidiato, attraverso le conversioni di massa poste in atto da un insensato proselitismo missionario, la compattezza delle nazioni. Provocato e benedetto sanguinose guerre di religione. Eliminato e spinto con ottuso fanatismo a eliminare le testimonianze artistiche e letterarie dei popoli vinti.

Comportamenti del genere non spiegano però il potere della Chiesa. Esso può nascere solo dal consenso e dunque dalla mobilitazione e dalla organizzazione dei fedeli. Costoro sono attratti dai suggestivi, universali miti cosmogonici delle Scritture, e conquistati dalla promessa salvifica, che stempera fino a cancellarlo, il tragico insito nella vita. La massa dei credenti, che non ha la forza di guardare in faccia la verità, di accettare e apprezzare il mondo per quel che è, viene coinvolta e rassicurata dai misteri di una liturgia che permettono il sogno e liberano da ogni angoscia.

Il problema della morte è superato: chi è convinto di essere immortale non ha bisogno di avere coraggio.

Grazie al retaggio della sua civiltà greco-romana e alle prepotenti spinte culturali del Rinascimento e dei Lumi, l'Europa era però riuscita ad alleggerire la pressione dell'apparato ecclesiastico. Era nata una visione del mondo affrancata dai condizionamenti della paura, dell'intolleranza e della sessuofobia. La morale non era più confinata e ristretta nell'ambito di un giudizio religioso. I valori espressi dalla società civile se ne erano staccati, avevano conquistato una loro autonomia.
Anche il culto, e le forze spirituali che lo ispiravano, erano ormai «nazionalizzati»; le cupe radici giudaiche del cristianesimo diluite nelle tradizioni locali.

Questa positiva tendenza si è purtroppo interrotta con l'infausto esito della seconda guerra mondiale. La Chiesa ha deciso di rinnegare il secolare percorso compiuto a fianco dell'Europa e ai giorni nostri ha assunto una posizione di assoluta «correttezza politica»: respinge e disprezza il sentimento nazionale, fa suo il progetto di un'umanità indifferenziata e globalizzata. I popoli europei, la cui esistenza stessa è messa in discussione dall'immigrazione di massa, vedono così le istituzioni ecclesiastiche e il clero schierati contro di loro, dalla parte di chi si propone di rovesciare il quadro demografico e culturale d'Europa.

Con le sue strutture «caritatevoli» la Chiesa favorisce l'illegalità, attira e nasconde i clandestini, penalizza la manodopera nazionale, si vanta di dare asilo a zingari asociali che vivono derubandoci. I suoi organi di stampa e i suoi vescovi influenzano vasti settori politici della destra e della sinistra, e diffondono, come un morbo, la cultura della resa. Si mobilitano a favore di minori restrizioni agli ingressi, si battono per 1'«accoglienza», per il «ricongiungimento», per l'adozione di minori stranieri, per trasformare insomma in modo irreversibile, il tessuto sociale, etnico e quindi anche estetico della nazione europea.

Ma come possono pensare gli uomini delle varie Chiese, chiara emanazione di istituti radicati nel territorio e nella cultura europei, e per secoli legati agli interessi dei bianchi e del loro colonialismo, di riuscire graditi a tutti i popoli del globo? Per qual motivo, se non per basso opportunismo, per tentare cioè di intrufolarsi nelle classi sociali che contano, un indiano o un africano dovrebbero allontanarsi dalle loro divinità e passare a un Dio d'importazione?

Quale coerenza c'è, d'altra parte, tra una predicazione che si dichiara indirizzata a tutti i popoli della Terra e il più autorevole dei suoi testi-guida, quello veterotestamentario che, proprio per la sua essenza rigorosamente nazional-giudaica, contraddice qualsiasi ecumenismo? Un testo il cui fulcro è proprio l'«Alleanza» con uno specifico popolo, a favore del quale Dio interviene nella Storia (1). Un testo tanto partigiano da prescrivere, senza falsi pudori, una doppia morale: quella incentrata su sentimenti fraterni, valida tra ebrei, e quella, opposta e spietata, da applicarsi agli esclusi dall'«Alleanza», i goym, gli impuri.
E, c'è da chiedersi, avrà un limite la deriva giudaizzante della Chiesa attuale? Riusciranno a sopravvivere, nel ripiegamento verso il più severo monoteismo dei «fratelli maggiori», i culti paralleli della Madonna e dei Santi che hanno caratterizzato fino ad oggi il cattolicesimo? Potrà reggere il riposo domenicale? Saranno ripristinati i divieti previsti dalla Torah circa gli alimenti e la raffigurazione di persone e di animali? Schivata l'infibulazione, la civiltà euroea é destinata a scivolare verso la circoncisione?

Enorme l'inadeguatezza di una Chiesa che non abbia salde radici nel suo popolo di una religione che non tenga nella dovuta considerazione gli interessi nazionali e sociali dei fedeli. O che, peggio ancora, con essi si metta in rotta di collisione. Quale idea poteva farsi un cinese, al tempo della rivolta dei Boxer, di un compatriota che indossasse la veste talare cattolica o protestante? Quale giapponese sano di mente avrebbe potuto considerare in modo positivo la presenza di un missionario americano dopo le bombe di Hiroshima e Nagasaki? Cosa pensano oggi i francesi dei loro parroci impegnati ad assistere quei giovani stranieri che accendono roghi di auto, devastano scuole e asili e sparano sulla polizia?

E non avvertono sensi di colpa i cristiani per le stragi che in Africa vedono puntualmente coinvolte le comunità convertite? Non vedono, in quella stessa realtà geografica, il pur elementare collegamento tra la politica della Chiesa e l'incontrollata esplosione demografica, causa principale della povertà di massa? Respingere la limitazione delle nascite, combattere la mortalità infantile, organizzare campagne di aiuti, non può portare ad alcun risultato. Anzi, vengono progressivamente alimentate negli assistiti la disaffezione al lavoro e la dipendenza. Ogni equilibrio naturale è sconvolto e le popolazioni del Continente Nero, rese incapaci di autogestirsi, di produrre cibo per i loro figli e di progettare un futuro, sono spinte verso il tragico sbocco che stanno vivendo: gli scontri tribali, il campo profughi o l'emigrazione.

Non deve stupire che i popoli europei, snervati da una democrazia la cui essenza cosmopolita e mercantilistica li ha allontanati da qualsiasi interesse per cosa pubblica, diseducati dall'internazionalismo delle ideologie marxista e cattolica, ingannati da chi specula sulle disgrazie della collettività - le cosiddette associazioni di volontariato, e quegli imprenditori che cercano di scaricare sulle spalle del popolo i costi delle loro aziende - manifestino una propensione sempre più scarsa a battersi per preservare le loro particolarità etniche e culturali, a reagire contro il progressivo deterioramento del vivere sociale.

E' infatti diventata pressoché generale l'incapacità a ravvisare differenze tra le caratteristiche individuali, a dare il giusto peso alla razza, alla nazionalità, alle qualità della persona. Non deve stupire che, in questo desolante clima di semplificazione culturale, tutto scivoli verso il più piatto ugualitarismo e vengano invocate frontiere sempre più aperte, un'accoglienza per gli stranieri più calda, leggi che assegnino subito ai nuovi arrivati alloggi, scuole con vitto speciale, confortevoli luoghi di preghiera e di svago.

L'idea di spalancare le porte di casa a tutti è diventata ormai un'ossessione generazionale. E' un coro monocorde che esce lagnoso dai giornali, dalle parrocchie, dai sindacati, dalle aule scolastiche, da tutte le reti televisive, di destra e di sinistra. Vogliono convincerci che, per un motivo o per l'altro, hanno diritto di ingresso non solo tutti i disperati e i diseredati del mondo, ovviamente con le loro famiglie, ma anche, in qualità di rifugiati, coloro ai quali il regime politico del paese in cui vivono non risulti gradito.

Il criterio di giudizio in base al quale quest'ultima categoria di stranieri dovrebbe essere accolta dimostra l'arrogante presunzione dei globalizzatori. Ogni Stato della Terra è infatti messo in permanenza sotto esame per vedere se rispetta i parametri della morale occidentale. Quella teorica beninteso, visto che quella pratica - lo vediamo tutti - è fatta di truffe mediatiche, sopraffazioni economiche, droga e bombe. Se la pagella, rilasciata dai «poteri forti», risulta insufficiente, il soggetto in esame si guadagna il titolo di «Stato canaglia» e i suoi cittadini, anziché battersi in patria per le loro idee, possono diventare profughi, col diritto-premio (nel senso che vengono anche pagati) di essere ospitati in Europa.
Saranno questi «fratelli» che oggi siamo costretti ad accogliere che, dai ghetti dove li avremo aiutati a crescere come in una coltura batterica, decideranno un domani il destino dei nostri figli e dei nostri nipoti.

Gli unici, a quel punto, che avranno la possibilità di farsi assimilare, saranno gli europei.

Per dovere di obiettività, va detto che nella stessa Chiesa non c'è solo la stridula voce dei Tettamanzi, dei Colmegna, dei Montenegro, della Caritas.
Nel novembre 2005 persino il cardinale Ruini, presidente della CEI, ha espresso la sua accorata preoccupazione per i matrimoni (religiosamente) misti, in rapida crescita, ventimila solo nell'ultimo anno. Che si tratti di un fenomeno talora drammatico è confermato dalle vicende di cronaca che vedono alla ribalta le connazionali che hanno sposato un musulmano, e la loro prole sballottata tra Europa e Africa. Vicende che costano ogni anno alla nazione, senza che vi sia nella fattispecie alcunché da tutelare, centinaia di ore di lavoro di magistrati e diplomatici.

Ma ha senso «preoccuparsi» per i matrimoni misti se non si contrasta l'immigrazione che ne è il presupposto?

Sul tema immigrazione pure l'odierno pontefice, allora cardinale, in visita nel maggio 2004 al Senato, si era espresso con grande perplessità: «La multiculturalità, che viene continuamente e con passione incoraggiata e favorita, è talvolta soprattutto rinnegamento di ciò che è proprio». E ancora, nella stessa sede: «L'Europa è paralizzata da una crisi che mette a rischio la sua vita, affidata, per così dire, ai "trapianti" che poi, però, non possono che eliminare la sua identità. A questo interiore venir meno corrisponde il finto che anche etnicamente l'Europa appare sulla via del congedo».

Questi stessi concetti, poi ripresi, e quasi con le medesime parole, dall'occidentalissimo presidente del Senato Marcello Pera, ospite di Comunione e Liberazione, hanno suscitato peraltro, nelle sedi più diverse, sconcerto e accese discussioni. Discussioni in cui purtroppo abbiamo visto prevalere un inconcludente, generico umanitarismo, mentre sono stati del tutto ignorati i fatti. E cioè i danni che l'invasione sta provocando all'ordine e alla sicurezza dello Stato, l'offesa arrecata al costume e al decoro delle nostre città, le difficoltà della pubblica istruzione costretta a marciare al passo dei più lenti, di quelli che a scuola... non capiscono l'insegnante.

Non è infine secondaria la constatazione di come i problemi si aggravino con gli immigrati di seconda o terza generazione i quali, privi di identità nazionale, ignoranti, non competitivi e socialmente astiosi, rappresentano il prototipo del disadattato violento e irrecuperabile.

Sorge a questo punto spontanea e inquietante la domanda: se persino due tra le massime autorità della Chiesa hanno espresso i loro dubbi sull'immigrazione, perché il clero non ne prende atto? Perché organizzazioni cattoliche si comportano anzi, nei confronti della stessa Santa Sede, come bande di ammutinati?

A conclusione di quanto fin qui detto va dunque affrontata la questione del retroterra culturale e religioso degli immigrati che, piuttosto che dal Perù o dalle Filippine (su cui i cattolici trovano ovviamente poco da obbiettare), giungono in Europa dai Paesi musulmani, asiatici o africani, e della conciliabilità di questo retroterra con lo stile di vita e più in genere con le strutture giuridiche e civili della nostra società.

Ora, non si può negare che a differenza di quanto concerne le migrazioni interne europee nei paesi d'origine di questi immigrati è storicamente mancata qualsiasi scossa paragonabile a quelle che hanno fatto uscire l'Europa dall'immobilità del medioevo. Nessun cambiamento socioeconomico, nessuna rivoluzione nella rappresentanza civile e nella dinamica produttiva. Nulla insomma, negli ultimi due secoli, che tenesse l'Islam al passo con l'Occidente, in modo da consentirgli di impedire, o quantomeno limitare, la penetrazione delle grandi potenze coloniali.

Neppure la fine delle occupazioni militari ha segnato l'affermarsi dell'indipendenza e della libertà e una ripresa dello sviluppo civile. L'inferiorità era rimasta tale e quale il cambiamento era stato solo una scelta dei dominatori posta in atto per mera convenienza. Ed ecco infatti che, con la complicità di corrotte dirigenze locali, al dominio straniero diretto, al «protettorato» e al «mandato», sono subentrati il neo colonialismo delle banche e delle multinazionali e lo sfruttamento selvaggio delle risorse naturali, in particolare di quelle energetiche.
[...]

Piero Sella (dall'articolo n. 61 del 01/03/2006 in l'Uomo libero)

Fonte: uomo-libero.com
giovedì, 18 gennaio 2007


L'immigrazione non mette in pericolo l'integrità nazionale dei paesi europei? La demografa francese Michèle Tribalat sembra essere di tutt'altro avviso. Ecco cosa scrive nel numero di gennaio della Rivista generale di strategia (Revue générale de stratégie):

" [...] la congiuntura di una formidabile crescita della natalità di origine straniera e di un regresso di quella di origine francese disegna un processo di sostituzione demografica che del resto interessa già Parigi e tutti gli agglomerati urbani limitrofi [...] ".

Tribalat, basandosi sui dati ufficiali del 1999 (che da allora sono aumentati), parla apertamente del rischio di "fenomeni di secessione territoriale" sic stantibus rebus. Le concentrazioni etniche, provenienti soprattutto dai paesi musulmani, "rischiano di sfociare in enclaves in cui potrebbero apparire rivendicazioni politiche di un diritto derogatorio su base etnico-religiosa e, più generalmente, nella formulazione di un'esigenza di conformità riguardante l'insieme della società francese".

I politicanti d'Europa, compresi quelli che siedono al Parlamento europeo, sanno perfettamente che è in atto questo fenomeno di progressiva cancellazione dei popoli europei. Allora perché non muovono un dito per risolvere quella che è probabilmente la più grande emergenza che il Vecchio Continente abbia mai conosciuto? La verità è che ai tecnocrati made UE questa situazione fa addirittura comodo. Vi chiedete il perché? La risposta potrebbe essere contenuta nel seguente frammento tratto da Etica e politica, di Henri Hude, professore di filosofia all'Università di Parigi e attualmente direttore del polo etico e deontologico del Centro di ricerca di
Saint-Cyr Coëtquidan.

" [...] è sufficiente istituire un libero scambio integrale: così le masse di manodopera affluiranno nei paesi ad alto salario [...] le nazioni un tempo ricche diventeranno dei mosaici inestricabili di comunità eterogenee, senza unità o volontà propria. Ne risulterà un potenziamento della cultura del qualunquismo. Alla fine, divenuto integrale il meticciamento, l'orizzonte sarà tutto unificato dall'omogeneizzazione razziale e dal dominio culturale del qualunquismo. Questo scopo non può che essere raggiunto tramite l'organizzazione di una distruzione culturale nazionale e integrale. In effetti, si tratta di un'impresa totalitaria che comporta annullamento culturale, deportazione di immense masse umane, deposizione di tutti i poteri nazionali esistenti e sfinimento della democrazia soffocando le nazioni in immensi insiemi tecnico-oligarchici [...] ".

Una mirabile sintesi, direi, alla quale non ho altro da aggiungere.

Fonti:
lefigaro.fr
europaegentes.com
mercoledì, 17 gennaio 2007



Allah ha creato la donna deficiente [...] il suo intelletto è incompleto [...] occorrono due testimonianze di una donna per fare la testimonianza di un uomo

Se
[la donna] non indossa l'hijab la picchiamo

Prendete l'omosessuale e buttatelo giù da una montagna

Dovete vivere in uno stato all'interno dello stato finché non ne prenderete il controllo

Il culmine dell'islam è la jihad

Non gli credo perché sono kuffaar
(infedeli, non islamici) e mentire fa parte della loro religione [...] questi sono bugiardi patologici

[...] cristiani ed ebrei, l'America, il Regno Unito, la Francia, la Germania ... sono venuti contro la religione dell'islam

Perché rinunciare alla vostra religione e al grande retaggio dell'islam ... per fare un piacere a qualcuno che è vostro nemico?

Nessun islamico qui ama i kuffaar
[...]
noi amiamo il popolo dell'islam e odiamo i kuffaar

Chiunque cambi religione passando dall'islam ad una qualsiasi altra, uccidetelo nello stato islamico

Quanto è triste vedere che molti genitori mandano i loro figli nelle scuole degli infedeli ... permettono loro di mischiarsi con i kuffaar, così lo stile di vita e le credenze degli infedeli mettono radici profonde nei cuori dei bambini


...


No, non sono impazzito. Questi sono soltanto alcuni dei messaggi che vengono predicati dagli imam all'interno di una moschea di Birmingham, come ha recentemente documentato un  servizio-inchiesta della UK Channel 4 registrando materiale video e audio.

Cliccando su 1, 2 e 3 potete visionare i tre frammenti del documentario.

Un particolare mi preme sottolineare: Nazir Ahmed, che passerà alla storia del Regno Unito per essere il primo musulmano a sedere nella Camera dei Lord, era un assiduo frequentatore della moschea incriminata, da lui indicata, in un'intervista rilasciata alla BBC Radio nel 2003, come "il posto più bello del paese". < E' il mio luogo di dialogo preferito > - dichiarò nella stessa intervista. Naturalmente Nazir Ahmed è ritenuto dall'opinione pubblica britannica un islamico moderato. E guai a dubitarne, per carità!

Fonte: tundratabloid.blogspot.com
martedì, 16 gennaio 2007


Il fatto è avvenuto il 12 gennaio alle h. 22, in via Mouffetard, a Parigi. Una banda composta da 7-8 giovani "francesi" non di origine è stata sorpresa a massacrare altri due giovani (francesi di origine) schiantando le loro teste insaguinate contro i marciapiedi della strada a suon di colpi di tallone.
Il macabro atto di barbarie si è svolto sotto gli occhi dei passanti che, impauriti, hanno lasciato proseguire la mattanza senza intervenire. Soltanto una coraggiosa donna di 28 anni si è frapposta tra una delle due vittime e un aggressore.

Ho voluto parlare di questo accadimento non tanto per denunciare la recrudescente violenza che dilaga nei centri urbani della "meravigliosa" Francia multietnica - fenomeno del resto facilmente immaginabile - ma perché sono rimasto colpito dalla reazione di due testimoni oculari.

Il primo, un negoziante che vende dvd nella via, ha commentato così l'accaduto:
< Sì, si può comprendere il loro odio per la Francia con tutto il razzismo che gli facciamo subire, poveri... E' stata giusto una zuffa come ce ne sono dappertutto al mondo, tutto qua >.
La dichiarazione è sintomatica di quel continuo annichilimento "antirazzista" e multietnicista cui gli Europei sono quotidianamente sottoposti, al punto da smarrire la più elementare capacità di giudizio su quanto avviene sotto i loro stessi occhi. L'uomo ha minimizzato l'evento riducendolo ad una qualsiasi bravata adolescenziale (per la serie, son ragazzi!) e soprattutto ha sostanzialmente assolto la banda teppista per mezzo della più classica delle attenuanti: il razzismo degli autoctoni (in questo caso i Francesi). Un'attenuante (pretestuosa, assurda e comunque tutta da dimostrare) che discolpa i colpevoli e arriva a mettere in seria crisi il semplice discernimento tra la categoria "del bene" e quella "del male", attribuendo agli allogeni una sorta di patente dell'immunità e indicando gli autoctoni sempre come i responsabili veri o presunti di qualsiasi forma di malessere sociale. L'uomo ha infine rammentato di studiare Scienze Politiche alla Sorbona: è proprio vero, si può essere dei perfetti imbecilli anche con il diploma o la laurea in tasca.

Il secondo testimone ha precisato alla polizia "che si trattava di una banda di arabi", ma poi ha dovuto ritirare la sua testimonianza a seguito degli insulti e delle minacce da parte di passanti di origine nordafricana.  Questa la lascio commentare a voi.

Fonte: mauricedantec.com

lunedì, 15 gennaio 2007



Il 15 gennaio del 1928 nasceva l'E.I.A.R. (Ente Italiano Audizioni Radiofoniche)
postato da: Filippo84 alle ore 00:20 | Permalink | commenti (6)
categoria:ricorrenze, cultura europea
domenica, 14 gennaio 2007


Interamente tratto da Pravda.ru (3/12/2006)
Fonte: http://italia.pravda.ru/world/3956-0

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Bukovsky ha fatto visita al Parlamento Europeo quest’ultimo giovedì, a seguito dell'invito del Fidesz, il maggior partito di opposizione ungherese. Il Fidesz, componente del gruppo Democratico Cristiano Europeo, aveva invitato l'ex dissidente sovietico dall'Inghilterra, dove vive, in occasione del cinquantesimo anniversario della rivolta ungherese del 1956. Dopo l’incontro in mattinata con gli ungheresi, Bukovsky nel pomeriggio ha tenuto un discorso in un ristorante polacco ubicato in Trier straat, nei pressi della sede del Parlamento Europeo, dove in passato aveva già tenuto un altro discorso a seguito dell’invito del Partito per l'Indipendenza del Reno Unito, di cui è un attivista.

Nel suo discorso Bukovsky ha fatto riferimento a documenti classificati rinvenuti negli archivi segreti sovietici che ha potuto visionare nel 1992. Questi documenti confermerebbero l'esistenza di una “cospirazione” col fine di trasformare l’Unione Europea in una entità statale di tipo socialista. Ero presente alla riunione ed ho registrato il suo discorso, la cui trascrizione è riportata di seguito. Inoltre ho avuto l’occasione di fargli una breve intervista. Anche la trascrizione dell’intervista è riportata di seguito. L'intervista sull’Unione Europea è stata bruscamente interrotta perché Bukovsky aveva altri impegni. Vladimir Bukovsky l’avevo già intervistato venti anni prima, nel 1986, quando l'Unione Sovietica, il primo “mostro” che così coraggiosamente aveva combattuto, era ancora vivo e vegeto.

Bukovsky è uno degli eroi del ventesimo secolo. Da giovane aveva denunciato l'uso del ricovero psichiatrico coatto dei prigionieri politici nell’ex URSS (Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, 1917-1991) ed è stato per ben dodici anni (dal 1964 al 1976), e cioè dall’età di 22 anni all’età di 34, nelle prigioni sovietiche, in campi di lavoro e in strutture ospedaliere psichiatriche. Nel 1976 i sovietici lo espulsero dal paese e si rifugiò in occcidente. Nel 1992 fu invitato dal governo russo in qualità di esperto per testimoniare nel processo tenutosi a Mosca con lo scopo di stabilire se il partito comunista sovietico fosse stata un'istituzione criminale.

Per dargli la possibilità di prepararsi per il processo, Bukovsky fu autorizzato ad accedere ad una notevole quantità di documenti presenti negli archivi segreti sovietici. Egli è pertanto uno dei pochi che hanno potuto visionare questi documenti, che ancora oggi sono segreti. Con un piccolo scanner e un computer portatile ne riuscì anche a copiare molti (alcuni “top secret”), compresi i rapporti del KGB allo stesso governo sovietico.
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Trascrizione del discorso di Bukovsky tenuto a Bruxelles

Nel 1992 ho avuto una possibilità di accesso senza precedenti a documenti segreti del Comitato Centrale e del Politburo. Questi documenti, che da 30 anni sono ancora tenuti segreti, fanno molto chiaramente riferimento ad un “progetto comune” tra i partiti della sinistra europei e Mosca secondo il quale il mercato comune europeo si sarebbe trasformato in uno stato federale. Mikhail Gorbachev nel 1988-89 si riferiva ad esso come a “la nostra casa comune europea”.

L'idea era semplice. Venne alla luce negli anni 1985-86, quando i comunisti italiani fecero visita a Gorbachev, seguiti dai socialdemocratici tedeschi. Costoro temevano i mutamenti politici che stavano avvenendo nel mondo, specialmente dopo le privatizzazioni introdotte dalla Thatcher e le liberalizzazioni economiche. Questi mutamenti stavano minacciando le “conquiste” di generazioni di socialismo e di socialdemocrazia, stavano minacciando di invertire completamente il corso della storia.

Di conseguenza si stabilì che l'unico modo per affrontare questo rigurgito di “capitalismo selvaggio” era quello di tentare di introdurre gli stessi obiettivi socialisti in tutti i paesi di colpo. Prima di ciò, i partiti della sinistra e l'Unione Sovietica si erano sempre fortemente opposti all'integrazione europea perchè veniva percepita come un mezzo per frapporre un ostacolo al socialismo. Dal 1985 in poi cambiarono completamente opinione. I Sovietici giunsero infine ad un accordo con i partiti della sinistra dell’Europa occidentale: se avessero lavorato insieme avrebbero potuto assumere il controllo dell’intero progetto europeo e modificarlo completamente. L’area di libero scambio sarebbe stata trasformata in uno stato federale.

Secondo documenti segreti sovietici, gli anni 1985-86 rappresentarono il punto di svolta. Ho pubblicato la maggior parte di questi documenti [http://www.junepress.com/coverpic.asp?BID=741]. Si possono trovare anche in internet. I colloqui trascritti in questi documenti sono davvero illuminanti. Si intuisce che ci fu una “cospirazione”, il che è abbastanza comprensibile, in quanto stavano cercando tutti di salvarsi politicamente la pelle. Nei paesi dell’est i sovietici avevano bisogno di un cambiamento dei rapporti con l’Europa perchè stavano entrando in una crisi strutturale prolungata e molto profonda; in occidente i partiti di sinistra avevano timore di essere spazzati via e di perdere la loro influenza e prestigio. Così c’è stata una vera e propria cospirazione, evidentemente da loro stessi messa in piedi, nella quale tutti erano d’accordo e alla quale tutti hanno lavorato.

Nel gennaio del 1989, per esempio, una delegazione della Commissione Trilaterale fece visita a Gorbachev. C’era [l’ ex Primo Ministro giapponese Yasuhiro] Nakasone, [l’ex presidente francese Valèry] Giscard d’Estaing, [il banchiere americano David] Rockefeller e [l’ex Segretario di Stato USA Henry] Kissinger. Essi ebbero una conversazione molto schietta durante la quale fecero presente a Gorbachev che la Russia sovietica avrebbe dovuto integrarsi nelle istituzioni finanziarie del mondo, quale il GATT, l’FMI e la Banca Mondiale.

Nel bel mezzo dei colloqui Giscard d' Estaing prese improvvisamente la parola e disse: “Signor presidente, non posso dirle esattamente quando accadrà - probabilmente fra 15 anni - ma l’Europa si sta avviando ad essere uno stato federale e dovete incominciare a prepararvi. Dovete lavorare con noi ed i leader politici europei sulla reazione che avrete quando ciò accadrà, su come consentirete ai paesi dell’est europeo di interagire con questo nuovo stato federale e su come voi stessi diventerete parte di esso. Dovete essere pronti”.

Era il gennaio 1989, un momento in cui il trattato di Maastricht [1992] neppure era stato abbozzato per sommi capi. Come diavolo ha potuto Giscard d' Estaing sapere cosa sarebbe accaduto nei 15 anni successivi? E sorpresa, sorpresa, come mai è diventato l'estensore della costituzione europea [nel 2002-03]? Una domanda molto interessante. Si sente odore di cospirazione, è vero?

Fortunatamente per noi la parte sovietica di questa cospirazione è collassata prima e Mosca non si è trovata nel momento in cui avrebbe potuto influenzare il corso degli eventi. Ma l'idea originale fu di creare ciò che fu chiamata una “convergenza”, in base alla quale l'Unione Sovietica avrebbe dovuto ammorbidirsi verso posizioni più socialdemocratiche, mentre l'Europa occidentale sarebbe passata da un regime politico di tipo socialdemocratico ad un regime di tipo più rigidamente socialista.

Allora si sarebbe realizzata la convergenza. Le strutture politiche delle due entità si sarebbero adattate con precisione l’una all’altra. Ecco come le istituzioni politiche dell’Unione Europea inizialmente furono progettate: allo scopo di adattarsi successivamente alle istituzioni sovietiche. Ecco anche perché sono così simili nella loro struttura e nel loro funzionamento.

Non è un caso che il Parlamento Europeo, per esempio, faccia venire alla mente il Soviet Supremo. Funziona come il Soviet Supremo perché è stato progettato nello stesso modo. Idem per quanto riguarda la Commissione Europea, che assomiglia al Politburo. Voglio dire che è simile in tutto e per tutto, tranne che per il fatto che la Commissione oggi ha 25 membri mentre il Politburo ne aveva 13/15. A parte questo hanno le medesime funzioni, non rispondono a nessuno, i membri che la compongono non sono scelti direttamente dai cittadini. Quando si esamina questa strana attività dell’Unione Europea con le sue 80.000 pagine di regolamentazioni sembra il Gosplan. Quest’ultima istituzione pianificava qualunque dettaglio in campo economico, anche la forma e la dimensione dei dadi e bulloni, fino a cinque anni prima.

La stessa identica cosa sta avvenendo nell'UE. Quando guardate il tipo di decadimento della UE, si tratta esattamente dello stesso tipo sovietico di decadimento, che si propaga dall'alto al basso piuttosto che il contrario.

Se si esaminano le istituzioni e le caratteristiche di questo mostro europeo che sta emergendo si può notare che sempre più assomiglia all'Unione Sovietica. Naturalmente, è una versione più edulcorata dell'Unione Sovietica. Per favore, non fraintendetemi. Non sto dicendo che in Europa ci sono i Gulag. Non c’è nemmeno il KGB - non ancora - ma sono da osservare con molta attenzione strutture quali per esempio la Europol. Ciò che più preoccupa è che questa polizia avrà probabilmente maggiori poteri di quelli del KGB. Avrà l’immunità diplomatica. Immaginate un KGB con immunità diplomatica. Svolgerà la sua funzione poliziesca per reprimere e perseguire 32 tipi di reato - due dei quali sono particolarmente preoccupanti.

Uno è il razzismo, l’altro è la xenofobia. Nessuna legislazione penale sulla terra considera perseguibili questi comportamenti [con l’eccezione del Belgio]. Quindi: questi sono due nuovi reati, e siamo avvertiti. Qualcuno del governo britannico ha già detto che coloro che faranno obiezioni all'immigrazione incontrollata dal terzo mondo saranno considerati razzisti. Coloro che si opporranno ad una ulteriore espansione ed integrazione europea saranno considerati xenofobi. E’ stata Patricia Hewitt che ha fatto queste dichiarazioni.

Quindi siamo avvertiti. Nel frattempo stanno ideologizzando sempre più il sistema. L'Unione Sovietica si è retta in piedi grazie all'ideologia. L'ideologia dell’Unione Europea è socialdemocratica, statalista, con una buona dose di “political correctness”. Si osservi come il “political correctness” si diffonde e si trasforma in un'ideologia oppressiva. Per non parlare poi del fatto che ormai è proibito fumare quasi dappertutto.

Si consideri la persecuzione di persone come quel pastore svedese che è stato perseguito per parecchi mesi per aver detto che la Bibbia non approva l'omosessualità. La Francia ha approvato leggi contro l’istigazione all’odio nei confronti degli omosessuali. La Gran Bretagna si accinge a varare leggi che sanzionano penalmente espressioni del pensiero contrarie alle relazioni interrazziali e relative a questioni religiose e così via. Ciò che emerge, in prospettiva, è che questo tipo di ideologia viene sistematicamente inglobata nella legislazione penale.

E’ questa ideologia che sarà quindi in futuro fatta rispettare coercitivamente. Questo sembra che sia lo scopo prevalente dell’Europol. A cosa servirebbe altrimenti? l’Europol mi insospettisce molto. Guardo con molta attenzione quando c’è qualcuno che viene perseguito da essa. Mi chiedo quali siano i motivi e cosa sta davvero accadendo. E’ un campo in cui sono un esperto. So bene come si generano i Gulag.

Viviamo in un periodo di veloce, sistematico e costante smantellamento della democrazia. Si prenda per esempio questo Legislative and Regulatory Reform Bill [progetto di legge di riforma legislativa e normativa]. I ministri diventano legislatori che possono legiferare senza preoccuparsi di dare conto al Parlamento o a chicchessia. La mia reazione immediata è: perché tutto questo? La Gran Bretagna è sopravvissuta a due guerre mondiali, alla guerra con Napoleone, all' Armata Spagnola, per non parlare della guerra fredda, di quel periodo in cui ci veniva detto che in qualsiasi momento sarebbe potuta scoppiare una guerra mondiale nucleare. Nel passato non è mai stata evidenziata l'esigenza di introdurre questo tipo di legislazione oppure di sospendere le libertà civili o di introdurre poteri di emergenza. Perché ne abbiamo bisogno proprio ora? Tutto questo può trasformarsi in una dittatura in qualunque momento.

La situazione attuale è molto seria. I partiti politici più importanti sono stati completamente cooptati nel progetto della nuova UE. Nessuno di essi realmente si oppone a questo progetto. I partiti sono diventate istituzioni decadenti. Chi difenderà le nostre libertà? Sembra che ci stiamo dirigendo verso il collasso, la crisi del sistema. Il risultato più probabile è che ci sarà un collasso economico in Europa, che avverrà a tempo debito e che accadrà a causa di questa crescita a dismisura delle spese e delle tasse. L'incapacità di generare un ambiente competitivo, la regolamentazione eccessiva dell'economia, la burocratizzazione, tutto questo porterà al collasso economico. Specialmente l'introduzione dell'euro è stata un'idea pazzesca. La moneta non dovrebbe essere mai politicamente imposta.

A tal proposito non ho alcun dubbio. Ci sarà un collasso della Unione Europea, così come è avvenuto per l'Unione Sovietica. Ma non dimentichiamoci che quando questi momenti della storia avvengono lasciano dietro di sè una tale devastazione che ci vuole una generazione affinché si richiudano le ferite. Pensiamo a cosa accadrà quando ci sarà la crisi del sistema. Emergeranno forti tensioni fra le nazioni. Potrebbe saltare tutto.

Guardiamo all’enorme numero di immigranti dai paesi di terzo mondo che ora vivono in Europa. Tutto ciò è stato voluto dall' Unione Europea. Cosa sarà di loro se ci sarà un crollo economico? Probabilmente alla fine ci saranno, come nell'Unione Sovietica, tante di quelle dispute etniche che il loro numero è oggi difficile da immaginare. In nessun altro paese ci sono state tante tensioni etniche come in Unione Sovietica, con l’eccezione probabilmente della ex Iugoslavia. Accadrà la stessa cosa qui. Dobbiamo tenerci pronti. Questa enorme struttura burocratica sta per crollarci addosso.

Voglio essere molto schietto a questo proposito: prima si chiude con l'UE, meglio è. Prima collasserà, meno danni farà a noi e agli altri paesi. Ma dobbiamo essere rapidi perchè gli eurocrati stanno muovendosi molto velocemente. Sarà difficile affrontarli. Oggi è ancora relativamente più semplice. Se per esempio un milione di persone marcia su Bruxelles oggi questi individui se ne scapperanno via alle Bahamas. Se domani la metà della popolazione britannica si rifiuterà di pagare le tasse, non accadrà niente di drammatico e sicuramente nessuno andrà in prigione. Ancora oggi una iniziativa del genere si può abbastanza tranquillamente intraprendere. Ma non so cosa accadrà domani con una Europol che nel frattempo si sarà completamente sviluppata e riempita di ex agenti della Securitate o della Stasi. Può succedere di tutto.

Stiamo perdendo tempo. Dobbiamo batterli. Dobbiamo fermarci a riflettere ed elaborare la strategia più efficace per ottenere il massimo effetto. Altrimenti sarà troppo tardi. Cosa vi posso dire? Le mie conclusioni non sono ottimiste. Per adesso, nonostante ci siano alcuni movimenti anti-UE in quasi ogni paese, non sono sufficienti. Per adesso siamo perdenti e stiamo sprecando tempo.

Paul Belien
Fonte:
http://www.brusselsjournal.com


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domenica, 14 gennaio 2007


Interamente tratto da Pravda.ru (3/12/2006)
Fonte: http://italia.pravda.ru/world/3956-0

Vladimir Bukovsky, un ex dissidente sovietico di 63 anni, teme che l'Unione Europea stia trasformandosi in un'altra Unione Sovietica. In un discorso tenuto a Bruxelles la scorsa settimana Bukovsky ha definito l'UE un “mostro” che deve essere abbattuto al più presto, prima che si trasformi in un vero e proprio stato totalitario.
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L’intervista a Vladimir Bukovsky

Paul Belien: Lei è un ex dissidente sovietico conosciuto in tutto il mondo. Recentemente ha evidenziato una inquietante somiglianza dell’Unione Europea con l'ex Unione Sovietica. Può chiarirci meglio il suo pensiero?

Vladimir Bukovsky: Mi riferisco alle istituzioni, ad una certa ideologia, ai programmi, alla direzione intrapresa, all'inevitabile espansione, all’annullamento delle diverse nazionalità. Ciò è anche stato lo scopo della stessa Unione Sovietica. La maggior parte della gente non si rende conto di quanto sta accadendo. Gli europei non lo sanno, noi invece sì perchè siamo stati educati in Unione Sovietica, in cui abbiamo dovuto studiare l'ideologia sovietica sia nelle scuole superiori sia all'università . Lo scopo finale dell'Unione Sovietica era quello di generare una nuova entità storica, il “popolo sovietico”, in tutto il mondo intero.
Lo stesso scopo è oggi perseguito dall'UE. Stanno tentando di generare un nuovo popolo. Lo chiamano il “popolo europeo”, qualunque sia il significato attribuito a questa espressione. Secondo la dottrina comunista così come in molte derivazioni del pensiero socialista, lo stato, lo stato-nazione, è destinato a scomparire. In URSS lo stato sovietico divenne molto potente e le diverse nazionalità che lo costituivano furono obliterate. Ma al momento del crollo avvenne il processo contrario. I sentimenti soffocati di identità nazionale riemersero nuovamente e hanno quasi distrutto il paese. E’ stato davvero terribile.

PB: Pensa che la stessa cosa possa accadere quando l’Unione Europea collasserà?

VB: Assolutamente sì, la psicologia umana è come un elastico che può essere tirato, però non oltre un certo limite. Un elastico può essere tirato sempre di più, ma non bisogna mai dimenticare che nel frattempo sta accumulando l’energia per ritornare alla sua forma originaria. La psicologia umana è come un elastico che tende sempre a ritornare rapidamente alla sua forma originaria.

PB: Però tutti questi paesi che si sono uniti nell’Unione Europea lo hanno fatto volontariamente.

VB: No, non stanno così le cose. Si guardi per esempio alla Danimarca che ha votato due volte contro il trattato di Maastricht. Si guardi all'Irlanda [che ha votato contro il trattato di Nizza]. Si guardi a tutti gli altri paesi, sono tutti sotto pressione. E’ come una specie di ricatto. La Svizzera è stata costretta a votare cinque volte sullo stesso quesito referendario. Tutte e cinque le volte è stato respinto, ma non si sa cosa accadrà la sesta o la settima volta. E’ sempre la stessa storia. E’ un semplice trucchetto. L’elettorato viene fatto votare fino a quando non vota nel modo voluto. A questo punto non gli viene più chiesto di votare. Perché si fermano? Si continui a votare. L’Unione Europea sembra un matrimonio contratto sotto la minaccia di una pistola puntata alla tempia.

PB: Cosa pensa che i giovani dovrebbero fare riguardo all’Unione Europea? Su cosa si dovrebbe puntare, sulla democratizzazione dell'istituzione o si dovrebbe invece cercare di eliminarla del tutto?

VB: Penso che l’Unione Europea, come l'Unione Sovietica, non possa essere democratizzata. Gorbachev provò a farlo, e ciò malgrado si è dissolta. Questo genere di strutture politico-istituzionali non possono essere democratizzate.

PB: Però abbiamo un Parlamento Europeo scelto dalla gente.

VB: Il Parlamento Europeo è eletto sulla base di un sistema elettorale di tipo proporzionale, che non è però garanzia di rappresentatività. E poi su cosa vota? Sulla percentuale di grasso nello yogurt, quel genere di cose. E’ ridicolo. Ha le stesse funzioni del Soviet Supremo. Un parlamentare europeo in media parla sei minuti all'anno in Parlamento. Non è un vero e proprio Parlamento.


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