
La legge è uguale per tutti? Sembrerebbe di no per la nostra magistratura, sempre più prona al diktat immigrazionista imposto dalla politica e dai mezzi di informazione. La Corte di Cassazione ha stabilito tramite una sentenza scioccante che è possibile concedere uno sconto di pena agli immigrati clandestini in ragione della "situazione di emarginazione sociale conseguente allo stato di immigrato, senza uno stabile lavoro e senza uno stabile riferimento in Italia", e della situazione di "arretratezza culturale" di molti immigrati. La sentenza, emessa il 24 gennaio, si riferisce ad un caso di omicidio avvenuto a Milano, in via Mentana, nel novembre del 2003. Marian Neagu, romeno di 25 anni, reo confesso, aveva ucciso l'imprenditore Carlo Ferrua, 55 anni, con cui aveva una relazione omosessuale. Il delitto fu consumato in maniera particolarmente efferata: Ferrua è stato colpito più volte al cranio con un oggetto contundente mentre era legato mani e piedi e l'omicida sarebbe rimasto per più di un'ora ad osservare la vittima agonizzante. Alla ferocità e alla premeditazione del crimine, si aggiunga il movente: un banale tentativo di rapina. Dopo l'omicidio, verificatosi nel domicilio della vittima, Neagu si era impossessato di una tv al plasma, un gioiello, un pc e un palmare.
Ambigua e tentennante è stata l'opinione di Monsignor Agostino Marchetto, segretario del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, il quale ha dichiarato:
< Non mi straccio certo le vesti per questo verdetto [...] l’emarginazione mette l’uomo in una situazione che non è normale. Dobbiamo sempre avere un occhio di misericordia per queste persone. Beninteso che anche per loro deve valere la legge che vige nel nostro Paese. [...] la vita di un clandestino non è certo l’ideale, perchè la persona possa essere messa in condizioni di crescere >.
Bisognerebbe ricordare al Monsignore (e alla Chiesa tutta) almeno tre cose:
voceditalia.it
lastampa.it
Ambigua e tentennante è stata l'opinione di Monsignor Agostino Marchetto, segretario del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, il quale ha dichiarato:
< Non mi straccio certo le vesti per questo verdetto [...] l’emarginazione mette l’uomo in una situazione che non è normale. Dobbiamo sempre avere un occhio di misericordia per queste persone. Beninteso che anche per loro deve valere la legge che vige nel nostro Paese. [...] la vita di un clandestino non è certo l’ideale, perchè la persona possa essere messa in condizioni di crescere >.
Bisognerebbe ricordare al Monsignore (e alla Chiesa tutta) almeno tre cose:
- l'anormalità è che in Italia si consenta agli immigrati irregolari la permanenza sul nostro territorio senza provvedere a sistematiche espulsioni (spesso osteggiate dalla magistratura);
- l'anormalità è una magistratura schifosamente corrotta come quella che ci ritroviamo;
- non spetta alla giustizia agire secondo misericordia, che è ben diversa dall'equità, il suo vero e a quanto pare soltanto teorico principio ispiratore.
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lastampa.it
postato da: Filippo84 alle ore 23:27 | Permalink | commenti (6)
categoria:italia, deliri, cronaca, immigrazione, criminalita, chiesa cattolica, discriminazione positiva, magistrature
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