mercoledì, 28 febbraio 2007


Il ministro degli affari interni della Vallonia (Belgio), Philippe Courard, ha inviato a comuni, province e istituzioni intercomunali della regione una circolare nella quale si prescrive che i luoghi pubblici "devono dare un'immagine assoluta di neutralità in materia di convinzioni religiose, filosofiche e morali", scrive mercoledì scorso il quotidiano Le Soir. Le autorità sono dunque invitate a togliere qualsiasi segno distintivo che potrebbe scioccare (!) cittadini e membri del personale. Il ministro tiene a precisare che i "comuni hanno una libertà di giudizio" in merito (notare la contraddizione: prima ha parlato di immagine assoluta di neutralità, la quale a rigor di logica tenderebbe ad escludere qualsiasi libertà di giudizio), ma solo nel caso in cui il simbolo religioso abbia un valore estetico particolare. E certo: conta solo l'estetica, parametro del resto suscettibile di differenti valutazioni dipendenti dal gusto di ognuno, mentre il significato può anche andare a farsi benedire. Ma non finisce qui, poiché l'apprezzamento di tale valore sarebbe ad ogni modo da esaminare sulla base delle sensibilità locali (sì, come no, proprio locali!).
Per farla breve, la circolare mira a far togliere dagli spazi pubblici crocifissi, icone dei santi e altri simboli attinenti alla cristianità. Infatti il ministro per le Politiche Totalitarie e Anti-Autoctone non sembra intenzionato a formulare un simile regolamento anche per il velo islamico o per qualsiasi altro segno di religiosità.

E' l'ennesima prova del modus operandi dell'ideologia multiculturalista, massima espressione del nichilismo contemporaneo, che fa dell'omologazione, della spersonalizzazione e della soppressione delle manifestazioni tangibili delle identità locali, nazionali e persino individuali, il suo credo cieco e vuoto.

Fonte: Belga Press Agency

BRUXELLES 28/02 (BELGA) = Le ministre wallon des Affaires intérieures, Philippe Courard, a pris une circulaire indiquant que l'ensemble des locaux publics "doivent donner une image absolue de neutralité en matière de convictions religieuse, philosophique et morale", écrit mercredi "Le Soir". Les autorités sont donc invitées à retirer tout signe distinctif qui pourrait choquer les convictions des citoyens et des membres du personnel. M. Courard ne voit pas cette circulaire comme une règle rigide et absolue, indiquant que les "communes ont une liberté d'appréciation". Il précise dans son texte que si le symbole religieux présente un caractère esthétique particulier, il pourra être maintenu mais qu'il y aura lieu d'examiner, sur base des sensibilités locales, l'opportunité de décrocher ou non le symbole religieux. Le ministre a pris cette circulaire, envoyée aux communes, provinces, CPAS et intercommunales car il a reçu des demandes allant dans ce sens depuis les élections communales. Il n'envisage pas de réglementer le port du voile ou de tout autre signe religieux.

lunedì, 26 febbraio 2007


Nel mondo politico svizzero ha suscitato scalpore la pubblicazione, a Zurigo, di un manifesto elettorale dell'UDC (Unione Democratica di Centro) che mostra la piazza federale di Berna invasa da una folla di musulmani in preghiera. Socialisti, alternativi (?), democratici-cristiani, evangelici e Verdi hanno tutti protestato contro quella che definiscono una "strumentalizzazione delle paure della popolazione".
Domanda: se si ammette così limpidamente l'esistenza tra la popolazione di un disagio nei riguardi degli allogeni di fede islamica, perché scandalizzarsi se poi qualcuno dà voce a quelle stesse paure, riflettendo in tal modo il sentire e le inquietudini di una parte, presuppongo cospicua, di Svizzeri? Forse perché c'è chi ritiene che, come per le idee, solo le paure "politicamente corrette", quelle che non insidiano il diktat multiculturalista, debbano godere del diritto di essere espresse e rese manifeste? Domanda retorica, ovviamente.

Fonte: letemps.ch
domenica, 25 febbraio 2007



Il 25 febbraio 2003 moriva a Roma Alberto Sordi.

Nell'immagine: Alberto Sordi in una celebre scena tratta dal film Un americano a Roma (1954).
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sabato, 24 febbraio 2007


Nei Paesi Bassi la questione islamica è particolarmente sentita. D'altronde anche i numeri parlano chiaro: circa 1 milione di maomettani su una popolazione totale di 16,4 milioni (ben il 6%!).

Geert Wilders, parlamentare olandese del Partito per la Libertà (PVV), ha rilasciato al quotidiano De Pers un'intervista nella quale, mettendo in guardia dal pericolo di uno "tsunami di islamizzazione", dichiara quanto segue:
< L'Islam è una religione violenta. Se Maometto vivesse qui oggi io potrei immaginare di cacciarlo via dal paese [...] >.
< Non ti senti più come se stessi vivendo nel tuo paese. C'è una battaglia che sta per iniziare e noi dobbiamo difenderci. Presto qui ci saranno più moschee che chiese >.
< Se i musulmani vogliono stare qui devono stracciare mezzo Corano e buttarlo via. Non dovrebbero ascoltare l'imam. Ho letto il Corano... e so che di cose spaventose ce ne sono scritte abbastanza >.

Wilders, che dal 2004, dopo l'assassinio del regista Theo van Gogh, vive sotto scorta, si distingue per le sue posizioni anti-immigrazioniste e fortemente critiche nei confronti dell'Islam. Intende bloccare l'immigrazione (specialmente se proveniente da paesi non europei) e proibire la costruzione di nuove moschee e scuole religiose. Ha inoltre condotto una campagna per dichiarare fuori legge il burqa. Alle elezioni parlamentari dello scorso novembre il suo partito ha ottenuto 9 seggi su 150.

In un incontro informale a l'Aia con i funzionari del Ministero degli Affari Esteri olandese, l'ambasciatore dell'Arabia Saudita ha chiesto che Wilders ritirasse le sue affermazioni e si scusasse con i musulmani. Il politico ha dichiarato di non prendere nemmeno in considerazione una simile eventualità e ha così commentato la reazione dell'ambasciata araba: < Sono del tutto pazzi? E' scandaloso che un paese che non riconosce la libertà di parola mi venga a dire cosa fare. Farebbero meglio ad imparare che qui come parlamentare posso dire quello che voglio >.

Bravo Geert! Non mollare!

Fonti:
news.com.au
Reuters
Expatica
mercoledì, 21 febbraio 2007


In un articolo pubblicato diversi anni fa nella rivista l'Uomo libero, dal titolo Le radici ideologiche dell'invasione (n. 52 del 01/11/2001), Gianantonio Valli passava lucidamente in rassegna i pretesti più abusati dalla retorica filo-immigrazionista ed invasionista. A parte la maligna volontà dei liberali, i quali propugnano la politica della "porta aperta" in nome del buonismo universale e di un imprecisato diritto cosmopolitico, e dei liberisti (i liberali più spinti), che rigettano ogni restrizione alla circolazione di merci, capitali, bestie e uomini, nello sconsiderato campionario degli invasionisti gli argomenti più frequentemente utilizzati a scopo giustificazionista sono i seguenti:

1. Il mitico arricchimento culturale ed umano. L'arricchimento non deriva mai da una semplicistica e rozza giustapposizione di culture ed etnie, che ha come unico risultato il configurarsi di un panorama caotico e informe in cui ognuno si sente alieno nei confronti dell'altro. In una siffatta situazione, c'è spazio solo per una desolante spersonalizzazione collettiva e individuale che porta ad un inaridimento culturale tanto dell'autoctono quanto dell'allogeno.

2. Le migrazioni ci sono sempre state. Come ribatte il professore di filosofia Giovanni Damiano, non sono "equiparabili gli spostamenti di popoli in un mondo pressoché disabitato, con estensioni di terre libere da presenza umana [...], e la situazione di oggi, con un pianeta in larga parte addirittura sovrappopolato!".
Coraggiosa e al tempo stesso sensata fu, il 14 settembre del 2000, la dichiarazione del cardinale di Bologna Giacomo Biffi, subito attaccato dal sinistrume laico e cattolico-progressista: < [...] Occorre che ci si preoccupi seriamente di salvare l'identità della nazione. L'Italia non è una landa disabitata, senza storia e senza tradizioni, da popolare indiscriminatamente [...]. Io dico che non esiste un diritto di invasione [...]. E se (lo Stato italiano) vuole assicurare il benessere e l'identità del popolo italiano è meglio che faccia bene i suoi conti >. Il punto è che lo Stato italiano, come tutti gli altri Stati dell'Unione Europea, i suoi conti li ha già fatti, ma di sicuro non per assicurare il benessere né tantomeno l'identità del suo popolo. In un clima già completamente impazzito e perverso, non stupisce più di tanto che il porporato venisse poi denunciato, sulla base della Legge Mancino, per "istigazione all'odio, al razzismo, alla segregazione razziale e alla discriminazione religiosa", da tale Habib Ben Sghaier, presidente di una certa Associazione Comunità Straniere, il quale mostrava così di aver ben capito la lezione.

3. Anche l'Europa fu terra di emigrazione, per cui esisterebbe un obbligo nei confronti dei "nuovi poveri". Tre sono le obiezioni che dimostrano l'infondatezza di una simile tesi. In primo luogo, l'essere stati emigranti non può essere fonte di alcun obbligo, né morale né giuridico, soprattutto per chi, non essendo emigrato, è rimasto in Europa continuando a portare il proprio contributo alla comunità nazionale, anche in tempi di crisi e di ristrettezze. A "pagare" per l'emigrazione degli Italiani di oltre un secolo prima non possono essere gli Italiani di oggi, magari neppure imparentati coi primi.
In secondo luogo, i problemi dell'intera umanità non si risolverebbero lasciandosi invadere da decine di milioni di persone, invece di cercare, da un lato, soluzioni congrue nei loro paesi, dall'altro, di ridurre il mortifero standard di vita dell'Occidente.
In terzo luogo, è assurdo comparare situazioni storiche nelle quali il lavoro (soprattutto manuale) era strettamente dipendente dalla quantità di forza-lavoro che si rendeva disponibile, con situazioni nelle quali il lavoro umano è stato largamente rimpiazzato dal ricorso ai macchinari.

4. Gli immigrati sono una risorsa economico-sociale. "
Ma certo, e precisamente per i settori produttivi praticanti il lavoro nero, per gli industriali che comprimono il costo del lavoro o evitano la modernizzazione degli impianti, per il parassitismo affaristico dei produttori di merce contraffatta (oggi nazionali, domani planetari), di irresponsabili affittuari, dei costruttori di «alloggi sociali per immigrati» a spese dello Stato, per gli insegnanti e per chiunque ruoti intorno all'indotto migratorio, illegale o legale che sia" (Gianantonio Valli). Senza dimenticare che nel piatto conteggio del dare-avere va considerata anche la "disutilità" prodotta dall'oggettivo aumento della criminalità e con esso delle spese sostenute per il mantenimento della popolazione carceraria straniera (ben 1/3 del totale!), i costi di ore sprecate in udienze giudiziarie sempre più impotenti e le ingenti risorse che le istituzioni pubbliche impiegano in corsi e programmi di integrazione.

5. Vista la denatalità europea, sono una risorsa biologica. "[...]
Come se l'«ecatombe demografica» degli europei, da sempre irrisa e voluta da tutti gli antifascisti e da tutti gli «umanitari», non potesse venire contrastata e invertita con idonei provvedimenti di sostegno alle famiglie! Come se un'ipotetica supernatalità europea di per sé riducesse o annullasse la pressione alle frontiere, pressione che ci sarebbe sempre in quanto nata dall'irresponsabile esplosione demografica del Terzomondo!" (Gianantonio Valli).
A ben vedere, il punto 5 è strettamente connesso con il precedente, dal momento che le maggiori preoccupazioni erette a valide (per chi ci crede davvero) giustificazioni sono il mantenimento o risanamento dei sistemi pensionistici europei e il famigerato sviluppo economico. "
In realtà, sui 900.000 stranieri ufficialmente occupati, nota Alberto Ronchey nell'agosto 1999, regolari contribuzioni vengono versate solo da 300.000, e per importi minimi: i 2500 miliardi [in vecchie lire] ufficialmente versati all'INPS sono nulla, assolutamente nulla rispetto ai 300.000 miliardi del costo dei pensionamenti " (Gianantonio Valli).
Criminale fu nell'aprile del 2000 l'ammonimento lanciato dall'ONU, attraverso il francese Joseph Alfred Grinblat, all'Europa: entro il 2025 il Vecchio Continente dovrebbe accogliere 159 milioni di immigrati (!?) per risolvere "in modo indolore", cioè senza tagli alle pensioni né aumenti degli anni contributivi, i problemi creati dalla denatalità. Si noti la cifra scaturita dalla pura fantasia di chi, pur di legittimare un'invasione che porterebbe di fatto alla scomparsa dei popoli europei, è disposto a dichiarare la più assurda delle insensatezze.

6. Gli immigrati fanno lavori umili/pesanti che gli Europei non vogliono più fare. Qualcuno prova a chiedersi, quand'anche l'affermazione fosse vera, perché gli Europei non vogliono più fare certi lavori? Il pretesto, infatti, oltre a sottendere una visione razzista degli Europei, allusivamente indicati come inoperosi, scansafatiche, protesi al guadagno "facile" e aspiranti al "comodo" posto di lavoro, non tiene conto delle retribuzioni il più delle volte irrisorie, della precarietà dell'impiego (magari a tempo determinato), delle condizioni di (in)sicurezza nell'ambiente di lavoro e di quelle igienico-sanitarie.
Gianantonio Valli nota inoltre che "è da vedere se sia davvero morale una posizione che vede l'Altro come mera merce-lavoro, infischiandosene della creazione di più acuti problemi sociali". E qualora gli immigrati si adattassero a fare i lavori per i quali sarebbero stati richiesti, "si avrebbe poi il coerente coraggio di rimandarli a casa quando più non servissero per i" suddetti lavori, "o di impedirne la mobilità in altri settori già saturi" (e naturalmente impedirla anche ai loro figli)? Davvero ne servono sempre di nuovi, stanti i milioni di allogeni più o meno delinquenti o nullafacenti già presenti?

[...]

10. E comunque, le migrazioni sono inarrestabili e tutte le società del futuro saranno multirazziali. L'argomento degli inevitabilisti è che qualsiasi barriera o controllo risulterebbe inutile, che la resistenza è impossibile. Sciocchezze. Se non ci fossero i controlli Europa e Stati Uniti verrebbero lestamente invasi non da centinaia di migliaia ma da milioni e milioni di clandestini, soprattutto islamici dell'Africa nel primo caso, messicani e sudamericani nel secondo.
Poi ci sono catto-progressisti sinistroidi e perbenisti di ogni risma che invocano la carità cristiana, lo spirito dell'accoglienza e dell'apertura e un non si sa quale codice etico. Come giustamente puntualizza G. Valli, "volere il bene non equivale a conseguirlo": un conto sono le buone intenzioni, un altro è il bene realmente prodotto.
Quanto alla presunta multirazzialità planetaria, ben ribatte Guillaume Faye, in Archeofuturismo: "[...]
Coloro secondo i quali il meticciato generalizzato è già scritto nel futuro dell'umanità si sbagliano, perché esso dilaga solo in Europa. Gli altri continenti, soprattutto l'Africa e l'Asia, costituiscono sempre più dei blocchi etnici impermeabili, che esportano i surplus di popolazione, ma non ne importano".

Mostrava ampiezza di vedute, lucidità intellettuale e coraggio morale il procuratore dell'Aquila Bruno Tarquini, che nella Relazione inaugurale dell'anno giudiziario 1999, si esprimeva in questi termini: <
Negli ultimi tempi il flusso migratorio ha assunto dimensioni così rilevanti [...] che si è indotti a ritenere fondata la tesi di chi sostiene che si tratti di una vera e propria invasione dell'Europa: voluta e finanziata da centrali operative internazionali, allo scopo di determinare col tempo l'ibridazione dei popoli e delle religioni, onde possano realizzarsi più facilmente e più compiutamente progetti di dominio universale >.

Fonte:
l'Uomo libero
(Le radici ideologiche dell'invasione, di Gianantonio Valli, n. 52)
domenica, 18 febbraio 2007


Già in altre occasioni ho avuto modo di soffermarmi sul fenomeno del cosiddetto "voto etnico" (si veda in proposito 1 e 2), un segno evidente della disintegrazione  a cui vanno incontro le società europee a seguito della massiccia fagocitazione di componenti allogene. Il multietnicismo, contrariamente alla visione corrente veicolata da politici, opinionisti e programmi televisivi vari, non contribuisce ad abbattere le barriere, bensì ad erigerle, e sono anche piuttosto alte. La politica, nella quale dovrebbe trovare riscontro una comunanza di intenti che solo un popolo coeso al suo interno può mostrare, va soggetta inevitabilmente alle stesse dinamiche di frammentazione. A prevalere non è più l'interesse comune, quello di una cittadinanza che si riconosce come unica e compatta, ma sono tanti interessi ciascuno espressione della volontà di questo o quel "gruppo". Capita così che le differenti comunità etno-culturali esprimano la loro preferenza per i propri candidati, scelti sulla base della loro origine.

Céline Braconnier e Jean-Yves Dormagen hanno pubblicato il libro La Democrazia dell'astensione (La Démocratie de l'abstention), risultato di cinque anni di ricerche in un quartiere di Saint-Denis (Parigi). In una intervista rilasciata a Le Monde, Céline Braconnier ha testimoniato la presenza di un voto identitario o etnico. A Seine-Saint-Denis, come in tanti altri quartieri a forte presenza allogena, il voto per Le Pen (Front National) si spiega proprio in questo senso. Tra il 1993 e il 2002 nel quartiere i consensi al partito nazionalista sono crollati, passando dal 45% al 15%. < La ragione è molto semplice > - ha affermato la studiosa: < durante questo periodo, un gran numero di elettori cosiddetti "Francesi di origine", di bianchi generalmente pensionati, ha lasciato il quartiere >.

Il successo elettorale (10,6% dei voti) che nel 2002 ottenne Christiane Toubira fu dovuto ad una grande mobilitazione dell'elettorato di origine antillese, che votò massicciamente la propria candidata.

Un fenomeno simile si è ripetuto in occasione delle europee, quando la lista Europalestina ha ottenuto il 14% dei suffragi grazie all'elettorato magrebino.

< Questi risultati testimoniano anche una domanda di riconoscimento identitario da parte della popolazione > - ha dichiarato la ricercatrice. Eh sì, il problema è che ciascuna minoranza, in un determinato ambito territoriale, porterà acqua al proprio mulino. Alla faccia dell'interesse comune!

Fonte: lemonde.fr
domenica, 18 febbraio 2007



Il 18 febbraio 1564 moriva Michelangelo Buonarroti, nella sua casa a Roma.
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categoria:ricorrenze, cultura europea
sabato, 17 febbraio 2007



Il 17 febbraio 1673 a Parigi moriva Molière, magistrale autore di teatro.

L'immagine: Molière ritratto in un dipinto di Nicolas Mignard (1658), Colléction Comédie-Française.
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categoria:ricorrenze, cultura europea
giovedì, 15 febbraio 2007


Quando dico sull'orlo del baratro intendo questo:



(da Jeunesses Identitaires)
mercoledì, 14 febbraio 2007


Attenzione: data la lunghezza del post che segue, onde evitare di annoiarsi lasciando incompleta la lettura, consiglio ai lettori di dividere il testo in due o tre parti da leggere in momenti separati. Ringraziandovi della cortese attenzione, auguro a tutti voi buona lettura.

Filippo

 

Nel 2005 la scrittrice britannica di origini egiziane Bat Ye’or ha pubblicato un interessante libro intitolato Eurabia: l’Asse Euro-Arabo (Eurabia: The Euro-Arab Axis). In esso viene messa in luce un’alleanza strategica tra i leader europei e il mondo arabo-musulmano che porterebbe al conseguimento di una nuova ed artificiosa entità storica, l’Eurabia, ovvero l’Europa islamizzata. Si tratta di un processo, portato avanti con accurata discrezionalità, che non riguarda soltanto la politica estera, ma che comporta una radicale trasformazione della società europea al suo interno, implicando temi cruciali quali l’immigrazione, l’integrazione degli immigrati e l’idea (campata in aria) che l’Islam sia parte costitutiva dell’Europa.

 

Il saggista norvegese Fjordman ha proposto una sintesi di questo libro, con l’aggiunta di citazioni da articoli e interviste di Bat Ye’or, nella quale verifica se la tesi “Eurabia” sia corretta o almeno plausibile. Il titolo del saggio, Il Codice Eurabia (The Eurabia Code), è una chiara allusione al bestseller di Dan Brown Il Codice Da Vinci, nel quale si parla di una immaginaria congiura ordita dalla Chiesa per nascondere la verità su Gesù Cristo. Qualora a Dan Brown venisse in mente di scrivere un altro libro su occulte cospirazioni europee, farebbe bene a volgere lo sguardo verso Bruxelles, piuttosto che Roma: forse non ne ricaverebbe stessa fama e utili, ma di sicuro ne risulterebbe qualcosa di molto più interessante e aderente alla realtà.

 

Le origini di questo progetto euro-arabo, che, come già detto, prevede la fusione tra l’Europa e i paesi musulmani che si affacciano sul Mediterraneo, vengono individuate già dagli anni Sessanta del secolo scorso nella politica anti-americana di Charles de Gaulle, che propendeva per la formazione di una entità ostile a entrambi i blocchi, quello americano appunto e quello sovietico. Questa alleanza avrebbe consentito ai paesi europei di mantenere importanti sfere di influenza nelle ex colonie e di aprire nel mondo arabo enormi mercati per i prodotti europei, specialmente nei paesi ricchi di petrolio e gas naturale, in modo da assicurarne all’Europa gli approvvigionamenti.

Gli stati arabi in cambio avrebbero chiesto all’Europa l’accesso alla tecnologia occidentale, una politica europea indipendente dagli Stati Uniti e la demonizzazione di Israele come minaccia per la pace mondiale, nonché misure favorevoli all’immigrazione araba e la disseminazione della cultura islamica in Europa.

Il 27 novembre 1967, nel corso di una conferenza stampa, de Gaulle affermò che la cooperazione della Francia con il mondo arabo era diventata “la base fondamentale della nostra politica estera”.

Nel luglio del 1974 a Parigi fu creata, sotto la voce Dialogo Euro-Arabo, l’Associazione Parlamentare Europea per la Cooperazione Euro-Araba.

Sarebbe stata dunque la Francia la forza guida di questa unificazione.

 

L’agenda politica proseguì con i Convegni sul Dialogo Euro-Arabo a Venezia (1977) e ad Amburgo (1983), nei quali furono delineate delle iniziative, incluso un deliberato e privilegiato flusso di immigrazione islamica in Europa:
  1. coordinamento degli sforzi per diffondere lingua e cultura araba in Europa;
  2. creazione di centri culturali euro-arabi nelle capitali europee;
  3. necessità di dotare istituzioni e università europee di insegnanti arabi specializzati nell’insegnamento dell’arabo agli Europei;
  4. necessità di una cooperazione tra specialisti europei ed arabi con il fine di presentare all’istruito pubblico d’Europa un’immagine positiva della civiltà arabo-islamica e delle contemporanee questioni arabe.

Questi accordi, data la loro natura anti-democratica e socialmente sensibile, non potevano essere ufficializzati in documenti scritti, così i governanti europei scelsero di camuffare i loro progetti chiamandoli con l’innocua parola “dialogo”. Rappresentanti della Comunità Europea e del Consiglio Europeo, insieme a membri di paesi musulmani e della Lega Araba, presero decisioni in sessioni “private”, non aperte alla stampa e non pubblicizzate. Non un solo minuto di quegli incontri fu registrato.

 

Oltre alla già citata Associazione Parlamentare, che conta oggi più di 600 membri, attivi sia nei rispettivi parlamenti nazionali sia nel parlamento europeo, gli altri organi del Dialogo Euro-Arabo sono l’Istituto MEDEA e l’Istituto Europeo di Ricerca sul Mediterraneo e la Cooperazione Euro-Araba, fondati nel 1995 con il sostegno della Commissione Europea.

 

Sul fronte culturale, a partire dagli anni Settanta iniziò una completa ri-scrittura della storia, dapprima intrapresa a livello accademico-universitario. Il processo, ratificato nell’incontro del Consiglio d’Europa dedicato al Contributo della Civiltà Islamica alla Cultura Europea (settembre 1991), fu poi rafforzato dall’eurocrate Romano Prodi, allora presidente della Commissione Europea, attraverso la creazione di una Fondazione sul Dialogo delle Culture e delle Civiltà, il cui obiettivo sarebbe stato quello di controllare qualunque cosa in Europa venisse detta, scritta e insegnata sull’Islam.

Negli ultimi tre decenni organizzazioni politiche e culturali della CEE e dell’UE si sono inventate una fantasiosa storia e civiltà islamica, ignorando o censurando ogni testimonianza di violazione dei diritti umani per tutti i non musulmani e le donne che sono vissuti e continuano a vivere sotto la sharìa.

Vale la pena di ricordare che Bat Ye’or è un’esperta in storia delle comunità non islamiche del Medio Oriente, in particolare di quelle cristiane ed ebraiche presenti nel mondo musulmano. La studiosa ritiene che i “nostri politici sono perfettamente informati sulla storia islamica e sulle attuali politiche dalle loro ambasciate, agenti e specialisti” (e come non crederle!?). Non c’è dunque nessuna innocenza, nessun abbaglio, fraintendimento o errore di valutazione nelle loro scelte, ma soltanto una “tremenda inflessibilità nella corruzione, nel cinismo e nella perversione dei valori”. La nuova civiltà europea nel suo farsi, o meglio disfarsi, può correttamente esser definita una “civiltà della dhimmitude”. Il termine dhimmitude è un neologismo francese, derivato dall’arabo dhimmi, il quale fa riferimento a quegli individui non musulmani che accettano una subordinazione restrittiva e umiliante al potere islamico per evitare una forma di schiavitù o la morte. I dhimmi sono considerati esseri inferiori, costretti a sopportare passivamente, in silenzio, aggressioni e umiliazioni.

 

Potenti lobby governative posseggono componenti politiche, economiche, religiose, culturali e dei mezzi di informazione attraverso le quali impongono in maniera subdola questa nuova entità dell’Eurabia. I dissidenti vengono messi a tacere, o boicottati, o licenziati dal lavoro (si veda il recente caso dell’insegnante inglese Andrew McLuskey): sono vittime di una “correttezza” totalitaria imposta dai media, dai settori accademici e politici. L’intera propaganda multiculturalista e multietnicista è pianificata e orchestrata dai più alti livelli politici dell’Unione Europea, la quale si configura, con evidente forzatura storica, come un “mostro” dotato di poteri e facoltà di intervento più ampi di una qualsiasi federazione sopranazionale. Richard North e Christopher Booker, autori del libro The Great Deception: Can The European Union Survive?, definiscono l’UE “un colpo di stato al rallentatore: il colpo di stato più spettacolare nella storia”, teso a mettere gradualmente e accuratamente in secondo piano il processo democratico all’interno delle singole nazioni e a soggiogare i vecchi stati nazionali d’Europa senza destare l’attenzione dell’opinione pubblica.

 

Nella Strategia Comune del Consiglio Europeo – Visione dell’UE per la Regione Mediterranea, documento datato al 19 giugno del 2000, si fa esplicito riferimento ad un “ulteriore sviluppo degli scambi umani fra l’UE e i partner del Mediterraneo” e ad una “particolare attenzione” prestata ai media e alle università. La Strategia inoltre si prefiggeva l’obiettivo di “continuare, allo scopo di combattere l’intolleranza, il razzismo e la xenofobia, il dialogo tra culture e civiltà”. Sono propositi che, nascosti dietro l’innocenza di un vocabolario che apparentemente prospetta buone intenzioni, mirano a preparare il terreno ad un’invasione già in fieri e dalla portata man mano più consistente. La lotta contro l’intolleranza, il razzismo e la xenofobia sembra più un pretesto per perseguitare o quanto meno ridurre al silenzio i “non allineati”. Fjordman fa giustamente notare come questo documento fosse anteriore agli attentati dell’11 settembre 2001, quando ancora non si parlava di islamofobia. Non si tratta quindi di una risposta ad un eccezionale avvenimento internazionale che ha avuto comprensibilmente ripercussioni anche sul modo di considerare il mondo arabo, ma è parte di un processo in atto da tempo.

Un altro punto è particolarmente interessante: l’UE voleva “promuovere l’identificazione di corrispondenze tra sistemi legali di differenti ispirazioni per risolvere problemi di diritto civile relativi agli individui: leggi di successione e diritto di famiglia, incluso il divorzio.” Cosa vuol dire esattamente? Che i paesi europei adegueranno le loro legislazioni laiche alle esigenze della sharìa per quel che riguarda le questioni familiari degli immigrati maomettani? Forse preannuncia un atteggiamento indulgente nei confronti di pratiche non proprio usuali in Europa?

 

Se nella Strategia Comune si menzionavano generici “scambi umani” (notare come le persone siano trattate, anche sul piano terminologico, alla stregua di merci comuni), gli intenti si fanno molto più espliciti nella Sesta Conferenza Ministeriale Euro-Mediterranea, svoltasi a Bruxelles il 28 novembre 2003, in cui si afferma la necessità di fare del bacino mediterraneo un’area di libero scambio con il mondo arabo attraverso il conseguimento delle “quattro libertà fondamentali dell’UE: libero movimento di beni, di servizi, di capitali e di persone”.

 

Nel giugno del 2005, a Rabat, in Marocco, si tenne una conferenza dal titolo Favorire il Dialogo fra le Culture e le Civiltà, congiuntamente organizzata dall’UNESCO, dall’Organizzazione Islamica dell’Istruzione, della Scienza e della Cultura (ISESCO), dall’Organizzazione della Conferenza Islamica (OIC), dall’Organizzazione della Lega Araba dell’Istruzione, della Cultura e della Scienza (ALECSO), dal Centro Danese per la Cultura e lo Sviluppo (DCCD) e dalla Fondazione Euro-Mediterranea Anna Lindh per il Dialogo tra le Culture (Alessandria, Egitto). Fra le proposte avanzate da Olaf Gerlach Hansen, Direttore Generale del DCCD, spicca quella di una revisione degli attuali libri di testo (anche in questo caso, ciò avviene prima della pubblicazione delle caricature danesi di Maometto).

N.B.: nel marzo 2006, la sessione plenaria di due giorni dell’Assemblea Parlamentare Euro-Mediterranea, riunita a Bruxelles, approvò una risoluzione che condannava l’offesa causata dalle vignette danesi su Maometto. Analoghe rappresentazioni caricaturali in passato sono state fatte anche sfruttando l’immagine del Cristo: si è mai sollevata un’ondata di sdegno e di condanna tra le autorità europee? Mi pare proprio di no. D’altronde che bisogno c’era se le strade non erano state occupate da folle invasate di cristiani che incendiavano e distruggevano ambasciate, banche, negozi ed edifici pubblici vari?

Nella Dichiarazione di Algeri per una Visione Condivisa del Futuro, documento redatto dopo il congresso tenutosi in Algeria nel febbraio 2006, si afferma che “è essenziale creare una entità Euro-Mediterranea fondata su Valori Universali” (quali?). Per il raggiungimento di questa nuova entità vengono ancora una volta avanzate delle proposte, tra cui:
  • lo sviluppo di “un sistema di istruzione armonizzato” tra l’Europa e i paesi arabi, che in “burocratese” equivale a dire che i programmi scolastici saranno modificati in modo da far studiare soltanto quello che dicono loro e come dicono loro;
  • incoraggiare la circolazione degli individui” (ancora!);
  • istituire degli osservatori anti-diffamazione per far fronte alle considerazioni razziste e alla diffusione dell’odio verso persone di diversa religione, nazionalità o etnia (sarei molto curioso di sapere cosa intendono per diffamazione, razzismo o odio, quale è secondo loro il confine che separa un’opinione legittimamente espressa da un’offesa propriamente detta).

All’inizio del 2006, il commissario per i diritti umani dell’UE, Alvaro Gil-Robles, criticò il progetto di rilanciare il Cristianesimo come argomento di studio nelle scuole elementari della Danimarca, poiché sarebbe andato contro i valori europei (??!!). < La religione come materia scolastica dovrebbe essere un corso generale che cerca di dare agli studenti la capacità di capire le tre religioni monoteistiche > - disse. Le “tre religioni monoteistiche” sono Cristianesimo, Ebraismo e Islam.

Una componente cruciale del pensiero e dell’atteggiamento euro-arabo è considerare l’Islam una religione tradizionalmente europea, al pari del Cristianesimo (assurdo!) e dell’Ebraismo.

Bat Ye’or sottolinea come il regime del Politicamente Corretto abbia portato allo sviluppo in internet di una folta “stampa della resistenza”, quasi l’Europa fosse sotto “occupazione” dei suoi stessi governi eletti. Blog e siti internet avrebbero giocato un ruolo determinante nel rifiuto della Costituzione Europea da parte di Francia e Paesi Bassi, nel 2005, nonostante i leader politici di entrambi i paesi avessero condotto massicce campagne in suo favore. Non a caso, alcuni mesi più tardi le autorità dell’UE si schierarono a fianco di vari regimi autoritari, quali Iran, Arabia Saudita, Cuba e il Partito Comunista Cinese, per sostenere un “controllo più internazionale con” internet. L’espressione è molto ambigua, lasciando intendere piuttosto una vera e propria censura della rete.

Infine è bene ricordare l’intervista rilasciata a Paul Belien e la trascrizione del discorso pronunciato a Bruxelles di Vladimir Bukovsky, l’ex dissidente sovietico che ha evidenziato inquietanti somiglianze tra l’UE e l’URSS.

Nelle fonti sono riportati gli indirizzi che rimandano alle tre parti del saggio (in inglese), pubblicato nel sito jihadwatch.org, che figura tra i collegamenti. Fjordman passa in rassegna, analizzandoli, altri numerosi aspetti e dettagli, anche di carattere storico, che non ho menzionato per non appesantire la lettura di un sunto già di per sé lungo, ma che sono ugualmente degni di attenzione.

 

Fonti:

jihadwatch.org (parte I)

jihadwatch.org (parte II)

jihadwatch.org (parte III)
lunedì, 12 febbraio 2007


Il 12 febbraio del 1804 moriva Immanuel Kant, filosofo prussiano, fra i maggiori di tutti i tempi.

Il cielo stellato sopra di me, la legge morale in me
(Epitaffio sulla tomba del filosofo, tratto dalla Critica della ragion pratica, 1788)

Per saperne di più potete vedere qui o qui.
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categoria:ricorrenze, cultura europea
sabato, 10 febbraio 2007


10 Febbraio -
Giornata Nazionale del Ricordo in memoria delle vittime delle Foibe e dell’esodo giuliano-dalmata.

In memoria di tutte le vittime


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categoria:ricorrenze, cultura europea
giovedì, 08 febbraio 2007


Dal sito adesonline.com:

“Convegno ANPI 10 febbraio 2007 ANCONA”

Noi sottoscrittori della presente petizione considerato che il giorno 10 febbraio 2007- GIORNO DEL RICORDO degli Istriani, Fiumani e Dalmati, sancito con una legge del Parlamento italiano (L.92-2004) - presso l’Università degli Studi di Ancona è stato previsto il convegno “La frontiera Orientale – Conflitti, Relazioni, memorie”, con il patrocinio dell’ANPI, Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (di cui alleghiamo locandina pubblicitaria) che vede tra i relatori Claudia Cernigoi, la quale afferma che la Foiba di Basovizza non contiene i poveri resti di tanti Istriani, Fiumani e Dalmati al suo interno fatti precipitare, bensì sostiene che essa è un’immondezzaio e quindi va riaperta e verificato il contenuto. Considerato che tale convegno offende la memoria di quanti uomini, donne, bambini furono vittime della feroce “pulizia etnica” risultato dell’ideologia totalitaria comunista del maresciallo Tito, considerato che i familiari, i discendenti delle vittime Istriane, Fiumane, Dalmate e gli Amici con essi solidali, sentono gravemente ferita la loro dignità personale ed infine i cittadini di Ancona unitamente a quanti desiderano che non venga squalificato il prestigio della Università degli Studi di Ancona CHIEDONO AL MAGNIFICO RETTORE dell’Università degli Studi di Ancona di sospendere con un atto proprio e CON URGENZA detto Convegno, in modo non si realizzi nella data prevista così IMPORTANTE per i significati che riveste e per le ragioni citate. Seguono firme.

Per firmare la petizione cliccate qui.
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categoria:italia, ricorrenze, deliri, cultura europea, comunicazioni e petizioni
mercoledì, 07 febbraio 2007


Dal corriere.it (rubrica ViviMilano):

Il ragazzo: «Solo il caso ci ha dato una mano»

Reagisce alla violenza, picchiata ragazza incinta

Aggressione al parco Marinai d'Italia, immigrato bloccato dal fidanzato della vittima e consegnato ai carabinieri

Correva dal suo ragazzo con il quale deve sposarsi tra poco. Con passo veloce e la mente piena del suo Antonio, agente immobiliare. Improvvisamente, sogni e progetti sono stati profanati da un'aggressione. Da un extracomunitario che le ha messo le mani addosso e ha tentato di baciarla. Tra le tante persone indifferenti, non lontano dal parco Marinai d'Italia, già teatro di due precedenti violenze. Lei, 25 anni, ha reagito e per tutta risposta si è presa un pugno all'addome che ha rischiato di mettere a repentaglio la gravidanza. Poi, il pianto liberatorio tra le braccia del fidanzato. Il racconto e la corsa in motorino. Insieme, per cercare di individuare lo stupratore: viene bloccato da Antonio mentre tenta di nascondersi in uno sgabuzzino di una pizzeria. Si chiama Omar Othman Farah, 27 anni, sudanese con permesso di soggiorno per motivi umanitari. Sono le 19.30 dell'altra sera quando la ragazza viene aggredita in corso XXII Marzo, all'angolo con via Cadore. E l'incubo finisce alle 21, quando una «gazzella» dei carabinieri che passa di lì viene bloccata dal giovane. I militari dell'Arma prendono poi in consegna il nordafricano. «Io — dice con una certa rabbia Antonio — avevo chiamato polizia e carabinieri fin dalle 20, ma nessuna macchina è arrivata. Solo il caso ci ha dato una mano. Forse dovrebbero esserci più controlli all'interno del parco, visto che proprio qui sono accaduti altri casi analoghi». La ragazza ha preferito farsi accompagnare alla clinica Mangiagalli, dove i medici, oltre a medicarle le ferite al volto e l'ematoma al basso ventre, hanno eseguito un'ecografia.

di Michele Focarete

Un bel quadro dello Stato Italiano: umanitarista verso gli allogeni, disumano nei confronti della propria gente.

Fonte: corriere.it/vivimilano

mercoledì, 07 febbraio 2007


L’insegnante di supplenza Andrew McLuskey (nella foto) è stato licenziato dalla scuola media Bayliss Court di Slough (vicino Londra), i cui alunni sono a maggioranza islamica. Indovinate per quale motivo. Semplicemente per aver detto durante la lezione di religione che la maggior parte dei terroristi che si lasciano esplodere con le bombe sono musulmani! Cioè, per aver detto l’ovvio!

< Credo che avrebbero dovuto concedermi la possibilità di rispondere alle accuse senza motivazioni e non espellermi da un lavoro senza l’opportunità di difendermi > - ha dichiarato il docente.

Ecco l’ipocrita e insensata risposta di Ray Hinds, il rappresentante dei professori della scuola: < Non credo sia importante ciò che penso io. E’ quello che pensano gli alunni che erano in classe al momento. Ed erano molto turbati >.

 

Fatti del genere avvengono solo in uno stato di regime e quello multiculturalista ha tutte le caratteristiche per essere definito tale. Con la subdola pretesa di non urtare la sensibilità degli allogeni (in questi casi quasi sempre maomettani) viene messa in azione una macchina repressiva volta ad azzittire qualsiasi voce spunti fuori dal coro. Dopo i licenziamenti, cos’altro dovremmo aspettarci? L’incarcerazione? L’esilio? Scenari che in un futuro prossimo appaiono verosimilmente plausibili.

Fonte: news.bbc.co.uk
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categoria:deliri, islam, censura, regno unito, multiculturalismo, terrorismo intellettuale