venerdì, 30 marzo 2007


Dopo l'esempio di Rotterdam (ospedale privato per musulmani), ecco un altro delirio, purtroppo tutto "italiano", che va nella direzione del suicidio immigrazionista per assecondare interessi, interessi e solo interessi. Gli interessi di chi? Scopritelo da soli. Dopo aver letto il seguente articolo, fate un confronto con le conclusioni tratte da Raffaele Ragni nella sua analisi sui miti fondatori della società multirazziale.

Direttamente da Euro-Holocaust:

I Signori del Genocidio...

Figli perduti d'Europa: Paolo Ferrero


Lo sapete: Paolo Ferrero, attuale ministro della Solidarietà Sociale (!!!), è un oscuro personaggio, divenuto famoso quando è diventato, improvvisamente, ministro. Prima di allora, quanti italiani, compresi gli elettori di Rifondazione Comunista (partito d'appartenenza del signor Ferrero), lo conoscevano? Probabilmente molto pochi.

Eppure, un simile figuro, adesso, può agire per influenzare le nostre vite. Vediamo come: ad un recente incontro dell'Assemblea Parlamentare Euro-Mediterranea (eletta da chi? Non preoccupatevi: trattasi di Eurabia...) ha affermato che all'Italia servono, ogni anno, circa 300.000 nuovi immigrati per mantenere gli attuali livelli di produzione e servizi. Ne conseguono due cose: la prima è che lo pseudo-comunista Ferrero è preoccupato perchè gli standard di sviluppo capitalistico italiano non crollino; la seconda è che, quando si accusano simili personaggi di fare propaganda pro-immigrazionista, ebbene, la fanno eccome!

Ma adesso arriva il peggio (considerando anche quanto poco scandalo abbia creato la cosa nel nostro Paese!): nelle prime settimane di attività di questo blog, riportammo le parole dell'allora presidentessa dei giovani industriali di Confindustria, Anna Maria Artoni, da cui si evinceva che fare figli è meno conveniente che importare (lavoratori) stranieri.

Adesso il signor Ferrero riprende un simile pensiero, spingendolo ulteriormente in direzione del genocidio delle genti italiane: secondo Ferrero, gli allogeni sono una ricchezza perchè permettono di risparmiare ben 150.000 euro "a cranio" rispetto al mettere a mondo un bambino, educarlo e tenerlo in famiglia sino all'età di 20 anni!

Sia le precedenti affermazioni della Artoni, sia quelle recenti di Ferrero, mostrano quanto certo progressismo sia profondamente in sintonia con i poteri forti del capitalismo (formando, di fatto, un'unica élites), ma, soprattutto, quanto il pensiero genocida sia trasversale e introiettato da chi (nostra sfortuna!) ci domina attualmente. Quanto, ossia, l'immoralità e l'ebbrezza della morte sia il pane quotidiano di questi personaggi, i quali spacciano il loro nutrimento per positivo, mentre altro non è se non veleno!

di Lif1

Per le fonti si consulti l'articolo nella sua pagina d'origine.

giovedì, 29 marzo 2007


Tratto da rinascita.info:

I miti fondatori della società multirazziale

| Mercoledì 28 Marzo 2007 - 17:16 | Raffaele Ragni |

I due miti fondatori: melting pot e salad bowl

Tra i miti fondatori della società multirazziale il più noto è quello del melting pot. L’espressione significa letteralmente pentola di fusione ed è usato nel linguaggio comune, oltreché nella storiografia americana, per indicare quel processo di mescolanza tra razze e culture diverse che dovrebbe far nascere un nuovo tipo umano. L’immagine serve a descrivere il fenomeno che in parte è avvenuto negli Usa, ma soprattutto a prescrivere ciò che, in linea di principio dovrebbe avvenire, sia negli Usa che nel mondo. E’ dunque un termine al tempo stesso descrittivo e prescrittivo, che richiama un aspetto della storia americana e caratterizza uno dei modelli sociali più funzionali al sistema mondialista.
La sua origine è nel titolo di un opera teatrale - appunto The Melting Pot - scritta da Israel Zangwill nel 1909 e rappresentata con grande successo nelle principali città americane. A New York tenne addirittura il cartellone per 136 rappresentazioni. In essa veniva drammatizzata, e resa accessibile ad un vasto pubblico, una situazione che riguardava milioni di immigrati. Il protagonista è un giovane immigrato ebreo di nome David, fermamente convinto che, giunto in America, l’immigrato debba rinunciare al suo passato. La sua famiglia è stata massacrata in un progrom antisemita in Russia ed egli, che è un musicista, sta componendo una grandiosa sinfonia che dovrà esprimere musicalmente l’idea di un’armoniosa convivenza tra sradicati di origine diversa.

Il giovane musicista ebreo s’innamora di Vera, un’assistente sociale anche lei di origine russa ma di religione cattolica. Tale diversità non costituisce un ostacolo al loro amore finché David non scopre che il padre di Vera è l’ufficiale russo che fece massacrare la sua famiglia. Dapprima la lascia ma poi, visto il successo della sua sinfonia, decide di tornare da lei. L’opera termina con David e Vera felicemente abbracciati che inneggiano alla mescolanza razziale mirando in lontananza la statua della libertà illuminata dal sole al tramonto.
Nei dialoghi il giovane David usa ripetutamente l’espressione melting pot riferendosi all’America come “crogiuolo di Dio, la grande pentola di fusione dove tutte le razze d’Europa si fondono e si riformano”. Afferma inoltre che “il vero americano, la fusione di tutte le razze, il futuro superuomo” non ha fatto ancora la sua comparsa, ma si trova ancora informe nell’impasto della grande pentola che frattanto bolle assiduamente per volere di Dio, il grande alchimista. Da questa mescolanza, dovrebbe nascere un nuovo popolo eletto, appunto gli Americani, che avrebbero instaurato, dovunque nel mondo, “la futura repubblica dell’uomo”.

Israel Zangwill ha il merito di aver inventato il termine melting pot nel 1909, ma l’idea che l’identità americana nascesse dalla mescolanza etnica era stata già espressa nel 1782 da un immigrato francese - un certo Hector St.John de Crévecour, autore del libro Letters from an american farmer - secondo cui individui di tutte le nazioni, melted sul suolo americano fino a formare una nuova razza umana, avrebbero imposto in tutto il mondo una nuova civiltà. Per Zangwil i matrimoni misti sono di fondamentale importanza. Invece per de Crévecour basta l’influsso dell’ambiente, la convivenza di razze diverse su di un’unica terra. A caratterizzare l’americano non sarebbero quindi il meticciato biologico o il sincretismo religioso, ma un sistema di valori ed uno stile di vita peculiari.
Un altro mito fondatore della società multirazziale, più realistico del melting pot, è quello della salad bowl. L’espressione significa letteralmente scodella dell’insalata ed è usato per affermare il diritto di ogni immigrato di conservare la sua identità culturale e religiosa, anche se in contrasto con quella prevalente nella nazione ospite. Come le diverse verdure mischiate in un’insalatiera non perdono il loro sapore originario anche se vengono condite tutte allo stesso modo, così gli immigrati non devono farsi assimilare dalla cultura e dalla religione dei nativi anche se tutti sono governati da unico ordinamento giuridico.
L’immagine, alquanto recente, della salad bowl richiama il concetto di cultural pluralism definito fin dal 1924 da un immigrato tedesco - un certo Horace M.Kallen, autore di una raccolta di saggi intitolata Culture and democracy in the United States - secondo cui ogni immigrato deve conservare le usanze del suo Paese di origine donandole alla collettività d’approdo nella sua integrità, senza dissolverle nel grande calderone americano. Questo sarebbe l’unico modo di prevenire la totale alienazione dell’individuo in un società sempre più industrializzata e conformista.

Come agiscono i due modelli complementari

Più che una critica all’idea di Zangwill, quella di Kallen è una presa d’atto, estremamente realistica, dell’impossibilità di instaurare in tempi brevi una società multirazziale fondata sul meticciato ed il sincretismo religioso. Malgrado possano sembrare alternativi, i due modelli sono complementari. La salad bowl prepara il melting pot, ma senza collocarsi in successione temporale. Ciò significa che la società multirazziale si ispira all’utopia della mescolanza, ma si realizza nell’immediato conservando la differenziazione. Entrambi i modelli presuppongono la disintegrazione del legame di ogni uomo con la sua terra. L’immigrato deve rinunciarvi, il nativo deve cederla. Ma la salad bowl, ed è questo il vantaggio per gli equilibri del sistema mondialista, consente al migrante sradicato di sentirsi tale fino al momento in cui non senta più il bisogno di radicamento.
Dal punto di vista dei nativi - cioè del popolo che è posto di fronte all’alternativa se accogliere o respingere gli immigrati, in tutto o in parte - l’erosione dei contenuti e del sentimento della propria identità nazionale avviene comunque, qualunque modello si applichi. La perdita d’identità appare irreversibile più secondo l’idea del pluralismo - che ghettizza identità castrate ed esclude a priori ogni ipotesi di assimilazione culturale degli allogeni - invece che secondo l’idea della mescolanza - che consente sempre l’integrazione con popoli della stessa religione e dello stesso ceppo razziale, anche se di diversa cultura ed etnia. In generale, le differenze che creano maggiori conflittualità sono quelle religiose, soprattutto se gli immigrati si comportano da integralisti perpetrando usanze disumane (es. l’infibulazione) o praticando riti satanici (es. il woodoo).
Nella realtà concreta i due miti fondatori della società multirazziale - il melting pot e la salad bowl - agiscono entrambi sull’immaginario collettivo consolidando l’idea che le identità nazionali sono destinate a dissolversi, che non c’è alternativa alla globalizzazione, che un unico governo mondiale finirà per dominare un’umanità omologata da valori cosmopoliti. I due modelli sociali, per nulla alternativi l’uno all’altro, si integrano perfettamente. Il folklore sopravvive nei ghetti ed il sincretismo religioso genera un ateismo pratico. Ma la realtà dell’immigrazione non è quella teorizzata dagli apologeti della società multirazziale. Ciò vale sia per i migranti che per i nativi. E’ un dramma, sia nostro che loro.

Cui prodest?

Il fenomeno tuttavia serve agli equilibri del sistema mondialista. Innanzitutto consente ai governi del Terzo mondo di espellere masse di impoveriti in modo da ridurre la spesa sociale in conformità alle politiche di aggiustamento strutturale imposte dalla Banca mondiale e dal Fondo monetario internazionale. In secondo luogo consente alla classe imprenditoriale dei Paesi di approdo di contenere il costo del lavoro, giacché aumenta la massa di proletari disposti a farsi assumere per pochi soldi pur di sopravvivere. Infine consente alle multinazionali del largo consumo di trovare dovunque nel mondo le stesse tipologie di potenziali acquirenti ed offre ai globalisti l’opportunità di affermare che la mondializzazione dell’economia è un fenomeno inarrestabile.

mercoledì, 28 marzo 2007



Come non dar loro ragione?

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categoria:sport, europa, africa, francia, immagini e foto, multietnicismo
mercoledì, 28 marzo 2007


Nell'era del delirio politicamente corretto a farne le spese non sono soltanto i dibattiti che vertono sui temi socio-politici attuali (e con essi le conseguenti deliberazioni), ma a quanto pare anche i segni visibili e concreti della storia e della cultura di una nazione. La Camera della Repubblica, presieduta da Fausto Bertinotti, ha deciso di rimuovere dalla Sala del Cavaliere il celebre dipinto di Paolo Veronese che raffigura un'allegoria della battaglia navale di Lepanto. Il portavoce del Presidente della Camera ha parlato di una scelta "in sintonia con la linea di dialogo e di pace scelta da Bertinotti". Ed ecco che con le consuete alchimie dialettiche tipiche del linguaggio "politichese" (dialogo, pace, segni di discontinuità e di novità, ...) si giustifica la rimozione di un dipinto troppo "scomodo" per le menti imbelli della nostra classe politica. Al posto del dipinto è stato collocato il quadro di un "più rasserenante" capriolo. Che sia allegoria di insensate capriole mentali?



La battaglia navale di Lepanto nel dipinto di Paolo Veronese (1528 - 1588)

Fonte: ilgiornale.it

Capriole in Camera

di Redazione - lunedì 26 marzo 2007, 07:00

Il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, ha spostato dalla Sala del Cavaliere a Montecitorio il quadro della battaglia di Lepanto, l’ultimo epocale scontro tra Oriente e Occidente che vide il trionfo della cristianità in Europa. Lo staff di Bertinotti parla di «scelta per mandare segnali di pace e dialogo». Come se la Camera fosse la sezione del Pci dove nascondere la foto di Stalin. Al suo posto il quadro di un capriolo. Come se di capriole la Camera non ne vedesse già troppe.
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categoria:italia, politica, deliri, cronaca, islam, censura, multiculturalismo
martedì, 27 marzo 2007


Trovato in Novopress.info Italia:

Presto un ospedale per soli musulmani a Rotterdam?

L’Olanda ha conosciuto negli ultimi anni le tensioni ed i dibattiti legati alla coabitazione con una grande popolazione musulmana. A Rotterdam potrebbe aprire presto i battenti un ospitale destinato esclusivamente ai fedeli dell’Islam.
Camere distinte su richiesta, per le donne e per gli uomini, con medici del sesso corrispondente; personale preparato sui bisogni specifici dei musulmani e in grado di parlare l’arabo; cibo halal, sale di preghiera ed imam disponibili a qualsiasi ora del giorno…

L’uomo d’affari dietro questa trovata, Paul Sturkenboom, afferma che Rotterdam si doterà, entro il 2009, di tale ospedale privato, destinato prioritariamente alla vasta comunità musulmana della città: “Per quanto ne so”, sottolinea, “questo sarà il solo stabilimento ospedaliero adattato alle necessità dei musulmani, al di fuori chiaramente dei paesi musulmani stessi”.
Sturkenboom afferma di voler trarre profitto dalla lacuna enorme esistente in materia in tutto il grande mercato della salute.

L’idea ha sollevato un’ondata di commenti nella città multiculturale di 600.000 abitanti, considerata come un laboratorio di integrazione in Olanda, in particolare dai membri eletti del Leefbaar Rotterdam, che parlano di “ospedale dell’apartheid”.

La formazione di destra, fondata da Pim Fortuyn, assassinato nel 2002 da un militante animalista, ha tentato, nello scorso autunno, di far passare una risoluzione tesa a condannare il progetto, ma la proposta è stata bocciata dalla coalizione di sinistra al potere.
martedì, 27 marzo 2007


Tratto da Kali Yuga:

18.03.2007

La fiera dell'idiozia

Scozia: bandire dal linguaggio “omofobico” le parole “mamma” e “papà”
Della serie: “Quanto in basso si può cadere?”

In seguito ad una direttiva nel quadro di una politica di “tolleranza zero verso il linguaggio discriminatorio”(sic) che il Servizio Nazionale Sanitario della Scozia ha pubblicato all’attenzione degli infermieri, l’utilizzo dei termini “papà” e “mamma” sarà considerato offensivo nei riguardi delle coppie omosessuali con figli.
Allo stesso modo, l’uso delle parole “marito”, “moglie” e “matrimonio” sarà da bandire, vista l’esclusione implicita delle lesbiche, dei gay e dei bisessuali (altra tendenza parecchio alla moda negli ultimi tempi).
É ugualmente altamente consigliato mostrare immagini di felici coppie “homo”, alla stessa maniera in cui vengono rappresentate felici coppie “etero”.
Non si tratta per ora che di raccomandazioni, ma nel breve spazio di qualche tempo queste norme diverranno obbligatorie.
Tutto d’un colpo, sono le famiglie normali a rischiare la discriminazione.

Per maggiori informazioni (in inglese): cliccare qui.
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categoria:deliri, sanita, censura, regno unito, articoli saggi testi, non solo melting pot
sabato, 24 marzo 2007


Recentemente sono avvenuti due episodi in Germania che ben mostrano il preoccupante atteggiamento di sudditanza psicologica e di soggezione dell'Europa odierna nei riguardi dell'Islam.

1. Il Reverendo Franz Muerer, della parrocchia cattolica di San Teodoro, a Colonia, ha devoluto le offerte di una messa domenicale per la costruzione della grande moschea nel distretto di Ehrenfeld. Sia il comitato della Chiesa Cattolica di San Teodoro sia il consiglio parrocchiale hanno approvato la scelta. La moschea, che sorgerà nel "quartier generale" dell'Unione Turco-Islamica per l'Istituzione della Religione (DITIB), sarà una delle più grandi in Germania. Secondo i progetti la struttura comprenderà due minareti alti 55 metri, una cupola e un ambiente capace di accogliere più di 3.000 fedeli.

2. Lo scorso mercoledì un giudice tedesco ha rifiutato di accordare il divorzio immediato ad una donna di origine marocchina, che era picchiata dal marito, poiché il Corano non condanna simili trattamenti. All'indomani il quotidiano Bild, il più letto in Germania, si chiedeva: "Ma dove viviamo realmente?". Viviamo nella società più corrotta, eticamente e moralmente, che la storia umana possa ricordare.

Fonti:
1.
expatica.com
2. tsr.ch

1. Catholic church collects money for mosque

16 March 2007

Cologne, Germany (dpa) - When the Rev. Franz Meurer stands at the altar this Sunday in his priestly vestments, he'll say to the congregation: "Today's collection is for the construction of the big new mosque in Ehrenfeld."
Meurer, 55, is not expecting protests. Both the board of Cologne's St. Theodore Catholic Church and the parish council have unanimously approved the action.
"It's only natural that we're helping them," he said of the Muslims living in a city that is one of the main centres of Catholicism in Germany.
After the special collection was announced last Sunday, several parishioners asked if it was really necessary - considering, for instance, that four young Turks beat a family man into a coma on the Thursday before Ash Wednesday.
"I said, 'Hey, people, think about it, will you? We'll be supporting the sensible ones'," Meurer recalled. "That's not so dumb."
St. Theodore's parish council came up with the unusual idea. Its chairman reminded the group that their new church was completed five years ago, and that the Protestant parish in the neighbourhood had given a nice gift.
"Now we, in turn, should give someone a gift too," Meurer said. "That's how we hit upon the mosque; it's being designed by the same architect that did our church."
The mosque, at the headquarters of the Turkish-Islamic Union for the Institution of Religion (DITIB) in the Cologne district of Ehrenfeld, will be one of Germany's biggest. Plans call for two 55-metre-high minarets, a dome, and room for more than 3,000 worshippers.
A right-wing populist party called ProCologne has been gathering signatures for a public petition against the structure. Ehrenfeld residents who want nothing to do with the petition have reservations about the size of the mosque, however.
Meurer's parish is in the Cologne suburbs of Hoehenberg and Vingst, both of which have a high proportion of foreigners. At his initiative, 180 sponsors planted 41,000 daffodils now in bloom along the streets.
Christian community work for Meurer means things like installing public dog loos because, as he said, "once an area like this is neglected, it can go downhill very fast."
At the community centre, young Muslim women in headscarves are photographed at no cost for job applications. Turkish children play in the yard. And Meurer organises multi-religious celebrations.
Cardinal Joachim Meisner, archbishop of Cologne, set off a heated debate late last year when he directed Catholic school teachers in the region to stop participating in multi-religious events.
"All that matters to me about them is keeping peace in the area," Meurer remarked. "We don't pray together there. We get to know each other, which is possible only at get-togethers like that."
Weighing what the parish could buy for the mosque sparked a lively discussion about Islam, Meurer said.
"Our people were suggesting such things as a little kneeler, a bell, a picture and the like. But then I said, 'Friends, this isn't likely to lead anywhere. They pray to God one on one in their mosques. They haven't got liturgical objects like we do'."
About 350 euros (462 dollars) winds up in the collection bag on normal Sundays. This time, though, more than 1,000 euros has been collected in advance. DITIB officials said the amount of the gift was unimportant.
"It's simply a nice gesture by Mr Meurer," said Rafet Ozturk, DITIB's coordinator for interreligious dialogue. "We're pleased, of course. Even very pleased."

2.
Tollé en Allemagne après qu'une juge invoque le Coran pour refuser le divorce à une Marocaine

22.03.2007  11:46

La révélation mercredi qu'une juge allemande a refusé d'accorder le divorce immédiat à une femme d'origine marocaine battue par son mari au motif que le Coran ne condamne pas ces traitements a fait l'effet d'une bombe en Allemagne. "Où vivons-nous en fait?", s'offusque sur un quart de page de sa Une "Bild", le quotidien le plus lu d'Allemagne. Le Conseil central des musulmans a immédiatement réagi, estimant que la juge "aurait dû se référer à la Constitution allemande et non au Coran". Il a noté que, dans l'islam aussi, la violence et les mauvais traitements, quel que soit le sexe, étaient des motifs de divorce. (SWISS TXT)

venerdì, 23 marzo 2007


Già in due precedenti occasioni (vedere 1 e 2) si è parlato degli scontri a sfondo razziale tra bande ispaniche e afro-americane di Los Angeles. La morte, poco prima dello scorso Natale, di Cherry Green, una quattordicenne di colore sulla quale hanno aperto il fuoco due membri della ben nota gang latina della 204° Strada, ha indotto il sindaco della città, Antonio Villaraigosa, a prendere una serie di misure restrittive e repressive al fine di contenere il fenomeno criminale.
Per cominciare, sono state rinforzate le unità di polizia operanti sul territorio metropolitano: a San Fernando Valley (zona un tempo prospera e tranquilla) 50 poliziotti sono stati incaricati di sorvegliare l'attività delle bande, a Sud della città lavorerà una squadra di 120 investigatori e 10 agenti della FBI e ad Harbor Gateway è stato assegnato un extra di 18 agenti.
La polizia ha inoltre preso una decisione senza precedenti nella storia malavitosa della città: quella di pubblicare una lista delle 11 maggiori bande criminali (inclusa la 204° Strada). La scelta presenta però il forte rischio di produrre un effetto contrario a quello desiderato. Infatti nella sottocultura dei gangster figurare in quella lista è motivo di orgoglio e chi non vi compare potrebbe sentirsi sollecitato a delinquere ulteriormente per guadagnarsi notorietà.
Khalid Shah, direttore di Stop the Violence, asserisce che l'escalation di violenza e omicidi "etnici" cui Los Angeles sta assistendo presenta tutti i sintomi di una "guerra razziale" che è sul punto di esplodere. Con una popolazione latino-americana in continua crescita, non solo il volto demografico della città ma anche gli equilibri fra gang sono rapidamente mutati, creando un nuovo allarme sociale. Questo significa che essere nero nel quartiere sbagliato può costare la vita.

Fonte:
observer.guardian.co.uk

Gang mayhem grips LA

A bloody conflict between Hispanic and black gangs is spreading across Los Angeles. Hundreds are dying as whole districts face the threat of ethnic cleansing. Paul Harris reports from the epicentre of America's new urban warfare

Sunday March 18, 2007
The Observer

Father Greg Boyle keeps a grim count of the young gang members he has buried. Number 151 was Jonathan Hurtado, 18 - fresh out of jail. Now the kindly, bearded Jesuit mourns him. 'The day he got out I found him a job. He never missed a day. He was doing really well,' Boyle says.

But Hurtado made a mistake: he went back to his old neighbourhood in east Los Angeles. While sitting in a park, Hurtado was approached by a man on a bike who said to him: 'Hey, homie, what's up?' He then shot Hurtado four times. 'You can't come back. Not even for a visit,' says Boyle, who has worked for two decades against LA's gang culture.

Boyle's Los Angeles, where daily slaughter is a grim reality, is a world away from the glamorous Hollywood hills, Malibu beaches and Sunset Strip - the celebrity-drenched city that David Beckham and Posh Spice will soon make their home.

Boyle's Los Angeles is where an estimated 120,000 gang members across five counties battle over turf, pride and drugs. It is a city of violence as a new race war escalates between new Hispanic gangs and older black groups, each trying to ethnically cleanse the other. Mayor Antonio Villaraigosa, who has referred to his city as 'the gang capital of America', has launched a crackdown on the new threat.

The latest front is the tiny strip of turf known as Harbor Gateway, a nest of streets between malls and office blocks. It was here, just before Christmas, that Cheryl Green, a 14-year-old fond of junk food and television, died. At school she had just written a poem beginning: 'I am black and beautiful. I wonder how I shall live in the future.' She never found out. As she stood on a corner talking with friends, two Hispanic members of the neighbourhood's notorious 204th Street gang walked up and opened fire, killing Green and wounding three others. They were targeted because they were black. Traditionally the outside view of LA gangs has been of black youths like the Bloods and the Crips and their countless subsets. It focused on the streets of Compton and South-Central and the culture of gangsta rap. But Hispanic gangs are in the ascendant, spreading across America.

They have names such as Mara Salvatrucha, La Mirada Locos and Barrio Van Nuys, and now the 204th Street gang - who made it clear that they will kill innocent girls to force black families off their turf.

Last year there were 269 gang-related killings in LA. Gang-related crime leaped 15.7 per cent last year, as most other types of crime fell. Hate crimes against black people have surged. With a rapidly growing Hispanic population, LA's gang culture is shifting. It means that being black in the wrong neighbourhood can get you killed.

Green's murder was the latest in a line of killings by the 204th Street gang. In 1997, 11-year-old Marquis Wilbert was killed on his bike. In 2001, Robert Hightower, 19, was killed. In 2003, Eric Butler, 39, was shot dead trying to protect his daughter from being harassed. There are streets that blacks have been forbidden to cross.

Green's death brought the gang war between 'brown and black' to public awareness. Next week a summit will be held called the Black and Brown Strategy Meeting which aims to head off a race war. 'All of the signs are there that a racial war is going to explode in this city,' says Khalid Shah, director of Stop the Violence, one of the groups organising the meeting. Memories of the 1992 Rodney King riots, which claimed 53 lives, remain fresh, but Shah believes that worse is ahead. 'It will be 10 times bigger than what happened after King. You are looking at an event which could not only paralyse an entire city but an entire state,' he warns.

Green's death sparked Villaraigosa's crackdown. The police took the unprecedented step of publishing a list of the 11 worst gangs, including 204th Street. They vowed to go after them with police, FBI agents and injunctions to prevent members meeting. An extra 50 police were assigned to anti-gang duties in San Fernando Valley. In south LA, a team of 120 detectives and 10 FBI agents has been set up. An extra 18 officers have been put into Harbor Gateway. But Angelenos have seen it all before. The city's history is littered with anti-gang initiatives, and what the new effort shows is just how widespread the gangs have become. They have spread into the San Fernando Valley, an area previously famed for suburban prosperity. Last year one area of the north Valley saw a 160 per cent rise in gang crime.

Publishing the 'hit list' could backfire. In the warped gang sub-culture, being on the list is a badge of pride. The lesson of the 204th Street gang seems apt. They number only a few dozen members in a tiny strip of city that was open fields half a century ago, but killing blacks has propelled them from obscurity to enviable notoriety.

'Putting out a list was a bad idea. Groups that don't make the list will want to be on it. They don't exactly think rationally,' said Alex Alonso, a gang historian who has testified in more than 100 court cases.

[...]
giovedì, 22 marzo 2007


Apprendo dal sito jeuneafrique.com che l'Unione Europea entro la fine dell'anno aprirà a Bamako, capitale del Mali, un centro per le migrazioni, destinato a "facilitare l'immigrazione legale verso l'Europa diminuendo l'immigrazione illegale". Secondo un comunicato reso noto a Bruxelles dai servizi della Commissione Europea, il centro proporrà agli abitanti del posto delle offerte di lavoro in Europa con tanto di carta visa valida per la durata del contratto di impiego. L'agenzia offrirà inoltre dei corsi di lingua e di formazione e accorderà dei prestiti secondo la formula del microcredito. A "beneficiare" di tali contratti a tempo determinato non saranno soltanto i profili professionali altamente qualificati, ma anche (e c'è da scommetterci, quasi esclusivamente) candidati privi di ogni formazione. Il centro dipenderà unicamente dalle autorità del Mali, ma il progetto sarà finanziato da un budget di 37 milioni di euro messi a disposizione dal Fondo Europeo per lo Sviluppo (cioè dai contribuenti europei). In futuro saranno creati altri centri di questo tipo.

E' questo uno dei modi in cui l'UE pensa di non risolvere i problemi del Continente Nero, al quale vengono portate via preziose risorse umane, di aggravare ulteriormente in Europa una già drammatica situazione sociale dovuta all'immigrazione e di procurare alle aziende manodopera utile allo sfruttamento... ah beninteso, il tutto per vie legali, ci mancherebbe! Senza contare che, una volta scaduto il contratto, quasi nessuno farà ritorno in madrepatria e si  accresceranno quindi le fila degli irregolari. Del resto, per l'UE e per i suoi Stati membri contano solo i numeri della produttività e dei consumi, di fronte ai quali i problemi di inserimento sociale e l'alterazione degli equilibri autoctoni sono al massimo facezie. Quando poi inevitabilmente fallisce l'integrazione ed esplode la violenza, razzismo, xenofobia, intolleranza, diffidenza, etc... diventano gli scaricabarile di turno, buoni soltanto per pulirsi le coscienze.

Fonte:
jeuneafrique.com

Un Centre pour les migrations à Bamako

MALI - 14 février 2007

L’Union européenne va ouvrir d’ici la fin de l’année à Bamako, au Mali, un Centre pour les migrations, destiné à "faciliter l’immigration légale vers l’Europe tout en diminuant l’immigration illégale", a-t-on appris mercredi de source officielle.

Selon un communiqué publié à Bruxelles par les services de la Commission européenne, le Centre va proposer aux Maliens des offres d’emploi en Europe assorties d’un visa correspondant à la durée du contrat de travail.

En même temps, ce centre proposera des offres d’emploi en provenance de pays africains frontaliers. En effet, selon un rapport officiel, 80% des Maliens, candidats au départ, partent vers les pays limitrophes prospères, comme le Ghana et le Nigeria, plutôt que vers l’Europe.

Le Centre pour les migrations offrira en outre des cours de langues, de formation des projets techniques et accordera des prêts micro-crédits.

Le Centre dépendra entièrement des autorités de Bamako, le Mali fournissant les locaux et les ressources humaines, précise le communiqué, qui indique que des fonctionnaires et experts européens participeront néanmoins au lancement du projet.

Le projet de ce centre sera financé par un budget de 37 millions d’euros venant du Fonds européen de développement (FED), l'instrument financier de l’Accord de Cotonou liant pour 20 ans, les 27 pays de l’Union européenne aux 78 pays d’Afrique, des Caraïbes et du Pacifique (ACP).

Ce centre ne sera que le premier du genre, puisque d’autres seront créés dans l’avenir.

Selon le communiqué, les emplois temporaires proposés en Europe ne concerneront pas seulement les profils hautement qualités, mais aussi les candidats peu formés.

Un député européen a toutefois estimé que même si elle est loubale, cette nouvelle initiative ne diminuera que de peu la pression migratoire due, selon lui, au sous-développement et au boom démographique dans les pays africains.
mercoledì, 21 marzo 2007


Il Centro Islamico di Modena, in collaborazione con il Centro Stranieri del Comune di Modena, ha promosso l'iniziativa Moschee aperte 2007, rivolta in particolare al mondo delle scuole. Le classi delle scuole elementari, medie e superiori che ne faranno richiesta, previa prenotazione al Centro Stranieri, potranno entrare nei luoghi di culto islamici. Membri della comunità islamica faranno da guide, spiegando le moschee, il loro significato, le tradizioni culturali e religiose musulmane, e rispondendo ad eventuali domande. Le visite si concluderanno con la distribuzione di materiale informativo a cura del Centro Culturale Islamico. L'iniziativa, oltre alle due moschee di Modena, sarà svolta anche in altri luoghi di culto presenti sul territorio provinciale.

Mentre in nome della laicità si conducono battaglie per togliere i crocifissi dalle pareti degli edifici pubblici o per sopprimere feste, canti e simboli natalizi nelle scuole, insegnanti e istituzioni (in questo caso Comune e Provincia) si fanno complici di iniziative da convertiti che propongono un'inversione dei ruoli: è l'elemento autoctono che è chiamato a conoscere l'elemento allogeno e non viceversa. Perché le scuole, tranne che in occasione di gite scolastiche, non portano i loro alunni a visitare le chiese locali per approfondire la conoscenza della tradizione e cultura cristiana, in materia delle quali vige solitamente una grande ignoranza? Perché questo comportamento di inaudita vigliaccheria da parte di pseudo-educatori nei confronti della religione forte, dominante, come appare quella islamica? Dove sono coloro che, sventolando freneticamente la bandiera della laicità dello Stato, con consueta arroganza, mista a ipocrisia e stupidità, si permettono di impartire lezioni di convivenza civile?

Luigi Cattani, coordinatore della commissione diocesana cattolico-islamica, plaude all'iniziativa, sostenendo la sua piena rispondenza alle esigenze di valorizzazione delle "minoranze di differenti religioni" e alla necessità di eliminare ogni "disparità". Sappiamo perfettamente tutti quanti che le "differenti religioni" di cui parla Cattani sono in realtà una, l'Islam, e che questa non soffre certo di una mancanza di riconoscimento. Luigi Cattani sembra un degno rappresentante di quella ripugnante frangia cattolico-progressista che erige il multiculturalismo a valore supremo e che si presta volentieri a spalleggiare quel processo soffocante che è la mondializzazione in chiave etno-culturale.

Fonte: Gazzetta di Modena

Scolari in moschea, insorge la Lega

Manfredini: devono essere loro a integrarsi, non i nostri figli
«Vogliamo far scoprire ai giovani una realtà religiosa importante» La replica: «I docenti tolgono i crocifissi e onorano Maometto»


Scolaresche modenesi in visita didattica alle moschee della città ed è polemica. A sollevare - indignato - il caso è il consigliere regionale e comunale della Lega Nord Mauro Manfredini che punta il dito contro l’iniziativa «Moschee aperte 2007» promossa dal Centro Islamico di Modena in collaborazione con il Centro Stranieri del Comune di Modena. Una iniziativa che, in questa occasione, si rivolge in particolare al mondo delle scuole.
Il prossimo 31 marzo, in occasione del «Natale» di Maometto la comunità ha deciso, come di consueto di aprire le porte dei suoi 2 luoghi di culto in città (via Suore e Via Munari) e di estendere l’iniziativa «con l’intento di costruire un ponte tra la cittadinanza e le comunità musulmane, per promuovere i luoghi di culto islamici come punti integranti della città» agli studenti modenesi.
Le classi delle scuole elementari, medie e superiori che ne faranno richiesta (previa prenotazione al Centro Stranieri) potranno entrare in questi luoghi di culto con guide d’eccezione: i membri della comunità islamica che spiegheranno le Moschee, il loro significato oltre a parlare delle tradizioni culturali e religiose musulmane. Infine, saranno a disposizione degli studenti per rispondere ad eventuali domande. La visita si concluderà con la distribuzione di materiale informativo a cura del Centro Culturale Islamico. «L’intento - spiega il volantino che accompagna l’iniziativa - è di fornire alla scuola un’opportunità per far conoscere ai giovani una realtà culturale e religiosa importante per la città di Modena, troppo spesso sconosciuta o avvolta da stereotipi e pregiudizi». L’iniziativa, oltre alle due moschee modenesi, sarà svolta anche in altri luoghi di culto presenti sul territorio provinciale.
Manfredini si dice sconcertato dall’inversione di ruoli che si sta registrando in città. «Mi sembra assurdo che, anziché incoraggiare la conoscenza della nostra cultura nei confronti degli immigrati, al fine di favorire una loro effettiva integrazione, - spiega il consigliere - si promuova una integrazione al contrario portando i nostri ragazzi nelle moschee». E il consigliere ha chiesto spiegazioni con un’interrogazione al sindaco chiedendo di sapere non solo la veridicità dell’iniziativa, con quali fondi viene finanziata l’iniziativa e quale sia la risposta dei genitori degli alunni modenesi a questo tipo d’iniziativa.
«Dopo le battaglie per togliere i crocifissi dalle pareti dei luoghi pubblici, quali ospedali e scuole, - prosegue il leghista - nel supino intento di accondiscendere alle “esigenze” degli alunni appartenenti alle altre religioni, a cui si è aggiunta in molti casi la messa al bando del Natale, sempre per non urtare la loro “sensibilità” ora ci troviamo di fronte a questa iniziativa di Provincia e Comune».
E il consigliere se la prende anche con i docenti. «Nelle nostre scuole è stata bandito ogni richiamo alla nostra cultura religiosa, ma molti docenti, spalleggiati dalle Istituzioni locali, corrono ad inchinarsi in moschea per onorare la vigilia della nascita del profeta Maometto, che, nel volantino dell’iniziativa, viene definita importante giornata di celebrazione per le comunità islamiche».

(15 marzo 2007)

Moschee aperte: volantinaggio e tante accuse

Un volantinaggio davanti alle moschee nel giorno di apertura ai modenesi. E’ quello che si propone di fare la Lega Nord il 31 marzo, giornata in cui il centro di cultura islamica insieme al Centro stranieri ospiterà gli studenti di scuole elementari, medie e superiori in una serie di visite guidate, nate con l’intento di far conoscere la propria religione e la propria cultura.
Una iniziativa decisamente bocciata dalla Lega Nord, e dal consigliere Mauro Manfredini, ma non dalla Curia modenese. Anzi.
«Tutta la Chiesa è schierata in favore del dialogo con l’Islam. Dunque, ben vengano iniziative come quella di “Moschee aperte”». A dare la sua “benedizione” è Luigi Cattani, coordinatore della commissione diocesana cattolico-islamica, che già da tempo opera a Modena, con il proposito di favorire la conoscenza tra fedeli cristiani e musulmani.
Cattani non vede in tutto questo una “integrazione al contrario” «E’ fuori discussione per la Chiesa, ma anche per l’ordinamento scolastico, che un’iniziativa del genere, che quest’anno prevede la visita nei luoghi di culto islamici di scolaresche delle scuole elementari, medie e superiori, possa essere poco opportuna». La scuola, osserva Cattani, «per legge ha il dovere di valorizzare la presenza di minoranze di differenti religioni al suo interno, non devono esserci disparità. Sulla’carta dei diritti e doveri degli studenti’ tale diritto è sancito chiaramente». Insomma, conclude, «mi sembra che l’iniziativa- sia perfettamente corrispondente alle posizioni del magistero della Chiesa», anche se «non sarebbe, comunque, competenza della Chiesa approvare o meno le decisioni della scuola».
Francesco Ori, segretario comunale Ds, accusa Manfredini di razzismo «Un tempo l’obiettivo era il federalismo oggi è il disprezzo del diverso, un disprezzo che rasenta il razzismo. Questa è oggi la Lega Nord di Modena e dispiace che Manfredini si presti a rappresentare in questo modo il suo ruolo. Così è difficile percorrere la strada del dialogo». Manfredini, ieri, puntava il dito soprattutto sui docenti, trovando concorde Andrea Galli, consigliere di Alleanza Nazionale.
«Sono sbalordito, e sbalordito è dire poco, che questi docenti, meglio pseudo educatori, abbiano sentito il bisogno di fare visitare gli edifici in quanto luoghi di culto. Qui non è in discussione l’integrazione. Ma da integrazione al fatto di essere genuflessi credo ce ne passi, e molto. Incuriosisce come mai, nella scuola, non si sia mai pensato di visitare una chiesa cattolica allo scopo di approfondire la conoscenza delle nostre radici cristiane. Certo le chiese vengono visitate durante le gite, ma solo in quanto si tratta di monumenti. E’ arte. Nel caso delle due moschee modenesi si può dire che siano tutto fuorché begli edifici. - spiega ancora Galli - Vorrei sapere da questi docenti come mai non dicono: andiamo a vedere una chiesa cattolica. Quei signori non hanno rispetto per la nostra civiltà e la nostra tradizione. I musulmani non vengono invitati a visitare le nostre chiese. Il comportamento dei docenti è di una vigliaccheria inaudita nei confronti della religione forte, dominante, come appare quell’islamica. Spiace vedere che si da risalto al natale di Maometto. Probabilmente quegli educatori sono gli stessi che cercano di cancellare il Natale Cristiano ad ogni piè sospinto. Si vergognino».
Plaude all’iniziativa il consigliere indipendente Achille Caropreso «Ricordo che due papi hanno visitato le moschee, se lo hanno fatto Capi di stato non vedo perché non lo possano fare gli studenti. Sino a pochi anni fa si visitava la Sinagoga di piazza Mazzini, oggi la moschea. E’ il treno della Storia che non si può fermare, messo in moto dal carburante della convivenza».

(16 marzo 2007)

martedì, 20 marzo 2007


In Germania vivono dai 3,2 ai 3,5 milioni di persone originarie da un paese musulmano. Di questi, 1,8 milioni sono turchi (800.000 hanno già la cittadinanza tedesca). Le altre maggiori comunità si compongono di 200.000 Bosniaci, 100.000 Iraniani, 70.000 Marocchini e altri 70.000 Afghani.
Il paese conta 2.500 moschee e 2.250 imam.
E non ci si dimentichi dei restanti non maomettani...

Fonte: liberation.fr

Les musulmans d'Allemagne
QUOTIDIEN : mardi 20 mars 2007

Sur les 3,2 à 3,5 millions de personnes originaires d'un pays musulman que compte l'Allemagne, 1,8 million sont turcs ou sont des Allemands originaires de Turquie ( 800 000 personnes). Les autres communautés se composent de 200 000 Bosniaques , 100 000 Iraniens,  70000 Marocains et 70 000 Afghans . Le pays compte 2 500 mosquées et 2 250 imams . Selon l'Office de protection de la Constitution, 1 % à 2 % des «musulmans» d'Allemagne seraient actifs au sein de «groupements hostiles à la démocratie».
martedì, 20 marzo 2007


Alcuni quartieri della capitale tedesca, come Neukölln, Wedding, Tiergarten e Schöneberg, hanno registrato un sensibile aumento della violenza dei minorenni allogeni. Alcuni di loro hanno soltanto 11 o 12 anni. Secondo Günter Räcke, giudice del tribunale dei minori, nelle zone sensibili si è sviluppato sempre più un certo razzismo anti-tedesco, che si traduce in epiteti e insulti quali “mangiatori di maiale” o “sporchi cristiani”. In base ad alcune statistiche non ancora rese pubbliche ufficialmente ma citate da diversi mezzi di informazione, la delinquenza minorile a Berlino sarebbe aumentata del 5% nel 2006. Ad indicare la recrudescenza del fenomeno è soprattutto l’aumento degli episodi con ricorso alle armi, cresciuti d