lunedì, 30 aprile 2007


24 aprile 2007, Appignano del Tronto (AP):

Eleonora Allevi (18 anni), Davide Corradetti (15 anni), Danilo Traini (16 anni), Alex Luciani (15 anni): falciati nella notte da un rom ubriaco di 22 anni (già conosciuto dalle forze dell'ordine), che alla guida di un furgone aveva invaso l'altra corsia, occupata dai quattro giovani in motorino. I primi tre sono morti sul colpo, il quarto è deceduto durante il trasporto in ospedale.

28 aprile 2007, Roma:

Muore al Policlinico Umberto I Vanessa Russo (23 anni), la ragazza che venerdì scorso era stata aggredita per futili motivi da una prostituta rumena di 21 anni (Doina Matei) mentre scendeva da un convoglio della metropolitana della linea B alla stazione Termini. Doina Matei aveva infilzato l'occhio sinistro di Vanessa con la punta di un ombrello ed era poi scappata con l'amica minorenne (anche lei prostituta), trovando rifugio a Tolentino (MC), dove è stata arrestata dai carabinieri.

Fonti:
1. newscontrol.repubblica.it
2. Corriere della Sera 

1.
Rom investe e uccide 4 ragazzi, uno aveva 15 anni

24 aprile 2007 alle 10:59 — Fonte: repubblica.it

La compagnia dei carabinieri di Ascoli Piceno ha reso noto i nomi delle vittime della tragedia di ieri notte ad Appignano del Tronto, verificatasi lungo la strada provinciale 4 “Appignanese”.

Si tratta di Eleonora Allevi, 18 anni, Danilo Traini 16 anni, e Davide Corradetti, 15 anni: tutti e tre morti sul colpo, dopo il tremendo impatto con il furgone guidato dal rom ventiduenne A.M., ora piantonato all’ospedale di Ascoli, dove se la caverà in dieci giorni. L’altro ragazzo deceduto è Alex Luciani, 15 anni, che è spirato durante il trasporto al nosocomio del vicino capoluogo. Più fortunato invece è stato Leonardo Allevi, 16 anni, fratello di Eleonora, che si trova ricoverato all’ospedale Mazzoni e secondo quanto riferito dai carabinieri, ha riportato solo ferite guaribili in trenta giorni.

AGI

2. Omicidio Vanessa Russo, presa la rumena

Bloccata dai carabinieri a Tolentino, vicino a Macerata. Era nascosta a casa di un amico assieme all'amica minorenne

ROMA - È finita la caccia: è stata fermata la donna rumena sospettata
di aver ucciso con un colpo di ombrello nell'occhio Vanessa Russo nella metropolitana di Roma. Doina Matei di 21 anni e l'amica minorenne (che appare nelle immagini delle telecamere a circuito chiuso della metrò), sono state bloccate a Tolentino, in provincia di Macerata. Assieme a loro è stato arrestato un operaio argentino con l'accusa di favoreggiamento. Vive in una casa di campagna in Contrada Cisterna, nei pressi di un salumificio. Proprio in quella casa stava ospitando le due prostitute, in fuga da Roma. A Tolentino vive anche la madre della diciassettenne.
[...]
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categoria:italia, cronaca, immigrazione, criminalita, martiri, permessi di soggiorno
lunedì, 30 aprile 2007
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categoria:segnalazioni, italia, globalizzazione, resistenza, manifesti volantini slogan
lunedì, 30 aprile 2007



Il 30 aprile 1945 Adolf Hitler si suicidava nel suo bunker di Berlino; con lui si tolse la vita anche Eva Braun, che il Führer aveva sposato il giorno precedente.

L'immagine: prima pagina del quotidiano statunitense The Stars and Stripes (2 maggio 1945).
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categoria:ricorrenze, cultura europea
domenica, 29 aprile 2007


Ancora rivolte etniche in un'Europa che appare letteralmente sotto assedio. Sabato 14 aprile a Malmö, vera e propria enclave maomettana in terra svedese, si sono verificati degli scontri tra la polizia e bande di adolescenti immigrati. Tutto ha avuto inizio alle ore 19.30, mentre degli agenti stavano compilando un verbale inerente ad un uomo che minaccioso si era aggirato nei paraggi brandendo una spada. Una gang di giovinastri si è riunita sul posto e ha iniziato a lanciare pietre contro gli ufficiali. Nel giro di un'ora altra racaille si è unita al tumulto, che è così aumentato di consistenza. Dal lancio di uova, pietre e bottiglie di vetro non sono stati risparmiati neanche i vigili del fuoco, che erano intervenuti nello stesso quartiere (Rosengård) per estinguere un incendio divampato in un magazzino. Il giorno dopo altri depositi sono stati dati alle fiamme. Si sa anche di un diciasettenne brutalmente aggredito da un gruppo di sei "giovani" (così riferiscono i giornali) e successivamente ricoverato all'ospedale in condizioni critiche.

In questo blog non si è parlato degli scontri  verificatisi martedì 27 marzo alla Gare du Nord, stazione ferroviaria di Parigi. A provocare i disordini è stato un immigrato irregolare del Congo (con diversi precedenti penali alle spalle) trovato senza biglietto. Per ulteriori dettagli vi rimando al blog Euro-Holocaust (Tumulti interetnici d'Europa: Olanda, Francia e Italia). Si veda inoltre un mio precedente intervento sulla ribellione autoctona di Utrecht (Paesi Bassi).

Fonti:
The Local
Jihad Watch (1)
Jihad Watch (2)

L'articolo in The Local:

Youths clash with police on Malmö estate

Published: 15th April 2007 12:09 CET
Online: http://www.thelocal.se/7002/

Youths throwing stones and eggs came to blows with police and fire officers in Malmö's Rosengård housing estate on Saturday night.
At two points in the evening the demonstrators were judged so threatening that fire officers refused to enter the area without a police escort.

The troubles started at about 7:30pm when police received a call from a member of the public alleging that they had been threatened. A police patrol went to Ramels Väg in Rosengård to respond to the report, and while officers investigated youths gathered and started throwing stones.
By 8:30pm around 15 young people were throwing stones and eggs at police.
When the fire brigade arrived to extinguish a fire in a warehouse on the same street, the stone-throwing youths turned on fire officers.
"Because of this and because the situation is tense in the area, the emergency services will from now on wait for the police before entering the area," the emergency services said in a press release on Saturday night.
"The emergency services will also send extra resources in the event of an alert," the statement continued.
By 11pm two warehouses were burning on Ramels Väg. Extra police had to be called in to protect the fire brigade as they battled to extinguish the blazes.
The situation had quietened down by midnight, emergency services said.
Police said that no arrests had been made, although officers have made formal reports alleging that they were the victims of assault.
The Rosengård estate is known for suffering from high levels of unemployment, and for having the highest concentration of immigrant communities of any area in Sweden.

sabato, 28 aprile 2007


Segnalo una viva testimonianza sul trattamento che lo Stato italiano riserva a molti extracomunitari: pasti da ristorante con ampia scelta di primi, secondi e contorni, pane gratis e 36 euro al giorno che provengono dritti dritti dalle nostre tasche. Gustatevi anche il resto, in cui sono riportati piccoli aneddoti tratti dall'esperienza diretta di chi ha scritto il post. Dal blog Penelope alla guerra:

c'era una volta...

...la mensa per i poveri.
I poveri, quelli veri, un tempo vagabondando per le strade capitavano dai frati o da qualche generoso cittadino, i quali offrivano loro un piatto di minestra calda e la possibilità di dormire nella stalla.
Questo succedeva un tempo, quando i poveri erano davvero poveri ma il loro orgoglio era intatto e la gratitudine era molta.
Oggi non è più così. Oggi la maggiorparte di chi frequenta le mense per i poveri non è povero affatto. Parola di un mio conoscente che si è, per così dire, "infiltrato" a pranzo per vedere come girano le cose.

Continua
sabato, 28 aprile 2007


Pensavate che in Francia fosse finita la "stagione" dei roghi di veicoli solo perché i telegiornali non ne parlano più? Nella notte tra il 21 e il 22 aprile (quella dello scrutinio dopo il primo turno dell'elezione presidenziale), a Est e a Nord di Parigi sono stati dati alle fiamme 51 auto e 9 scooter. Questo è quanto ha rivelato mercoledì scorso la prefettura di polizia. Altri incendi erano stati appiccati nell'ultima notte di Capodanno in diverse città d'Oltralpe.

Fonte:
fr.news.yahoo.com

mercredi 25 avril 2007, 14h05

Soixante véhicules brûlés à Paris durant le week-end du premier tour de la présidentielle

PARIS (AP) - Cinquante-et-une automobiles et neuf scooters ont été incendiés dans l'est et le nord de Paris les 21 et 22 avril, a-t-on appris mercredi auprès de la préfecture de police. Ces dégradations ont été commises dans les 10e, 11e, 12e, 18e, 19ème et 20e arrondissements.

Durant la nuit du 21 au 22 avril, quatre mineurs ont été interpellés en possession de liquide inflammable. "Ils sont ressortis libres à l'issue de leur audition", précise la préfecture de police.

Le lendemain, un homme soupçonné d'avoir mis le feu à deux véhicules dans le 6e arrondissement a été interpellé et placé en garde à vue. Reconnu par un témoin, il a avoué avoir agi sous l'emprise de l'alcool. Il a été déféré au parquet.

Deux autres personnes soupçonnées d'avoir mis le feu à des véhicules dans le 20e arrondissement ont également été interpellées le 22 avril et interrogées. Mais elles n'ont pu être impliquées de façon formelle pour le moment.

La police urbaine de proximité a été chargée de l'enquête sur ces incendies survenus durant le week-end du premier tour du scrutin présidentiel. Aucun lien n'est fait pour le moment entre ces deux événements. AP
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categoria:cronaca, francia, criminalita, disordine pubblico, cifre e statistiche
venerdì, 27 aprile 2007


In Italia sono ormai alcuni decenni che si parla di denatalità e invecchiamento della popolazione, ma politici di tutti gli schieramenti e istituzioni varie non si sono mai realmente impegnati nel trovare soluzioni di carattere strutturale ai problemi che questo fenomeno comporta (tralasciamo sporadici interventi o qualche proposta rimasta chiusa nel cassetto). Voglio tornare sulla questione "colf e badanti" con un articolo di Rino Cammilleri in cui si sottolinea una nota tristemente dominante nel panorama politico odierno: il venir meno di una prospettiva di stabilità sociale nell'orizzonte decisionale e legislativo, guidato al contrario da insani e semplicistici calcoli che non rispondono se non ad esigenze particolaristiche e momentanee. Il risultato così ottenuto è una situazione di costante precarietà (agognata dai signori della società globale) che non offre soluzioni certe e durature, ma è utile soltanto a chi da essa trae profitto.

Badanti

La medicina moderna ha allungato la vita a noi italiani (siamo infatti tra i più longevi al mondo) ma, non avendo mai inventato l’elisir di giovinezza, quel che ha allungato è, in realtà, la vecchiaia.

Ora, poiché l’altro record italiano riguarda la denatalità, il risultato complessivo è l’invecchiamento della popolazione, fenomeno che peggiorerà nei prossimi anni. Ma più vecchi vuol dire anche più malattie tipiche della vecchiaia, la più drammatica delle quali è senza dubbio il morbo di Alzheimer, i cui malati sono di difficile gestione. Attualmente, la grandissima parte di costoro viene accudita dai familiari. Cioè, dato che si tratta di anziani, dai figli. Ma neanche questi ultimi sono più tanto giovani; non di rado sono addirittura nonni. Oggi, che i nonni devono fare anche da baby sitter ai nipotini, si capisce il disagio estremo di certe famiglie che si ritrovano con un bisnonno malato di Alzheimer (e non è detto che la anche bisnonna non abbia i guai suoi).

Nel marzo 2007 un convegno su «I costi sociali ed economici della malattia di Alzheimer», organizzato a Roma dall'Associazione Italiana Malattia di Alzheimer e dal Censis, ha fatto il punto (dolente) della situazione nazionale. Il ministro della salute Turco, intervenuta, ha detto che «tra gli interventi che reputo maggiormente necessari c'è anche quello che riguarda il lavoro familiare delle badanti, che deve essere fuori dalle quote, con una regolazione ad hoc e il cittadino italiano che si faccia garante dell'ingresso dell'immigrato in Italia».

Insomma, corsia preferenziale per badanti e figura dello sponsor. Il ministro ha aggiunto che «spetterà ai programmi regionali e agli investimenti che ciascun ente territoriale vorrà fare. La Toscana ha già iniziato». Chi scrive ha avuto per lunghi anni un problema siffatto e proprio in Toscana, problema affrontato con l’impiego di badante e ormai risolto per la morte del problema. Dunque, sa per esperienza che i badanti ce ne vogliono più d’uno, giacché ogni lavoratore ha diritto a un pomeriggio libero, feste e ferie. Non solo. Mettersi in casa un estraneo, straniero per giunta, a volte complica la vita anziché semplificarla. In famiglie già problematizzate, un ulteriore problema di convivenza non è proprio quel che ci vuole. Talvolta il badante getta la spugna e bisogna cercarne un altro, e la sostituzione non è automatica.

Talvolta il badante non è in grado di far fronte a situazione particolarmente difficili, così i figli del malato sono sempre in trincea, anche se pagano un badante. Si potrebbe continuare con l’elenco dei problemi ma è più interessante riflettere sugli auspici della Turco. L’invecchiamento degli italiani non è spuntato di colpo stanotte ma se ne parla da decenni. C’era tutto il tempo per incrementare le strutture di degenza per anziani e per anziani malati. Il che avrebbe favorito non solo l’edilizia ma anche l’indotto, creando per giunta i tanto sospirati posti di lavoro. Posti di lavoro, per giunta, garantiti dallo Stato. Questo avrebbe permesso di affrontare e risolvere il problema in modo organico e definitivo. Invece, col ricorso a badanti immigrati si mette il tutto a carico del cittadino e si precarizza per sempre la questione.

Infatti, il posto di badante è precario per definizione (l’immigrato, poi, fa uscire quel che guadagna dall’Italia, come si sa).

Fermiamoci qui. Quel che è sintomatico è che, di fronte a un problema, un esponente della sinistra pensi, per prima cosa, ad aprire le frontiere. Vecchio vizio.


di Rino Cammilleri
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categoria:italia, politica, deliri, globalizzazione, immigrazione, sanita, articoli saggi testi
giovedì, 26 aprile 2007


Avevo già riferito in altra occasione del Partito dei Romeni d'Italia. Ebbene, come prevedibile, non finisce qui: è nato infatti un altro partito di immigrati, che si chiamerà Nuovi italiani - Partito degli immigrati (sì, proprio quelli chiamati a sostituirci in questa misera Italietta globalizzata).

Fonte: ilGiornale.it

«Nuovi italiani» Nasce il partito degli immigrati

di Redazione - giovedì 26 aprile 2007, 07:00

Roma. A poche ore di distanza dall’approvazione del ddl Amato-Ferrero è nato il partito degli immigrati. «Si chiamerà “Nuovi italiani - Partito degli immigrati» - spiega Manosour Mustafa, presidente del movimento - con la nuova legge gli stranieri residenti da più di cinque anni potranno votare o candidarsi alle elezioni amministrative. Finalmente un atto concreto per favorire una vera integrazione attraverso la partecipazione attiva alla vita politica».

Ringrazio EleonoraM per la segnalazione.
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categoria:italia, politica, deliri, globalizzazione, immigrazione, multietnicismo
giovedì, 26 aprile 2007



Il 26 aprile 1986 avvenne una delle più grandi sciagure nucleari della storia.

L'immagine: monumento dedicato alle vittime del disastro di Chernobyl (Mosca, cimitero di Mitino).
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categoria:ricorrenze
giovedì, 26 aprile 2007


Il 23 Aprile il ministro dell'Interno Giuliano Amato ha presentato al Viminale la cosiddetta "Carta dei Valori", un documento che avrebbe (l'uso del condizionale è più che mai opportuno) l'obiettivo di "definire diritti e doveri uguali per tutti" (parola di Fouad Allam, uno dei componenti del comitato scientifico che ha stilato la Carta, nonché deputato dell'Ulivo). Proviamo a svelarne incongruenze e contraddizioni di fondo, che ne tradiscono un'impostazione puntualmente (e prevedibilmente) multiculturalista, partendo dagli estratti di due articoli di giornale.

Dall'articolo
Nessun dovere per i musulmani. Da Amato solo tanta aria fritta, di Daniela Santanchè (Libero):

[...]
E allora, proviamo a chiederci: con questo documento, qualcuno si è preso la responsabilità di qualcosa? Con tutta evidenza no, e il primo che non se l'è assunta è lo stesso Amato. Otto mesi di lavoro di un comitato tecnico e scientifico, per partorire sei paginette che ripetono quel che è già scritto nella nostra Costituzione: parità tra uomo e donna, libertà religiosa, la dignità della persona, diritto all'istruzione. E i problemi di fondo dell'islam in Italia, le moschee, gli imam, le scuole coraniche, i finanziamenti occulti, la discriminazio ne femminile certificata dal velo (tutti, mica solo quelli integrali) dove sono finiti? La Carta di Amato non perde tempo coi dettagli. La responsabilità di affrontare i nodi quotidiani dell'immigrazione islamica, se la prenda qualcun altro. Ma attenzione, il vero coup de théâtre doveva ancora arrivare. La storia insegna che quando ci si mette a tavolino per elaborare un patto di collaborazione con qualcuno (non a caso il documento di Amato ha come sottotitolo quello di Carta dei Valori per l'integrazione) non basta stilare un elenco di nobili princìpi. Occorre qualcosa di più: l'impegno dei contraenti. E infatti i membri del comitato tecnico-scientifico hanno apposto su ognuna delle pagine della Carta le loro firme. Mancano però le altre, quelle dei membri della Consulta [Islamica], per la semplice ragione che non è stato loro chiesto. Dovevano solo prendere visione di quelle pagine come si fa con un foglietto di appunti o un promemoria, niente di più. Ovviamente gli estremisti della Consulta sono stati ben felici del regalo: per loro, nessun impegno formale da sottoscrivere e quindi nessuna responsabilità. Compresa quella di introdurre nelle loro moschee e nelle loro scuole i contenuti della Carta. Invece, tutto come prima: un respiro di sollievo. E hanno giustamente ringraziato il ministro, compiacendosi delle sue trovate. Solo qualcuno tra loro, non bene ammaestrato, si è lasciato sfuggire, fuori dalle righe: «La Carta dei Valori? Aria fritta». [...]

1) A cosa serve una "Carta dei Valori" quando è in primis la Costituzione della Repubblica a sancire e a farsi garante del rispetto di quei valori? Non è sufficiente attenersi a quella Costituzione da molti indicata come modello supremo di civiltà?
2) Perché continuare a masticare i soliti concetti e a dilungarsi in preamboli scontati, evitando di affrontare di petto i nodi cruciali?

3) Se i diritti e i doveri devono essere uguali per tutti (come ricordava Fouad Allam) ed è dunque necessario che tutti li riconoscano come tali, perché non è stata richiesta la sottoscrizione
di quel documento da parte dei destinatari, ossia i rappresentanti delle comunità  straniere?

Dall'articolo
Migranti, Giuliano Amato vara la "Carta dei Valori" (l'Unità):

[...]
La Carta dei valori della cittadinanza e dell’integrazione ora verrà sottoposta alle comunità immigrate residenti nel nostro Paese. La sua riuscita o sconfitta sarà determinata dalla reazione che le comunità straniere e religiose avranno dopo aver esaminato il testo. Il comitato scientifico avrà il compito “di diffondere la carta, raccogliere le adesioni e approfondirla con i contributi di chiunque voglia rendersi partecipe di questo processo” ha spiegato Amato non escludendo, infine, che alcune parti del testo potrebbero essere spunto di future modifiche normative. In sala, per tutti, il riferimento è alla legge di riforma sulla cittadinanza, al momento all’attenzione del Parlamento e che vede divise ancora le forze della coalizione di maggioranza sulle modalità per la verifica dell’integrazione.

4)
Perché sottoporre la Carta al vaglio delle comunità straniere? Non ci avevano insegnato che i princìpi di cui sopra sono (o erano, non si sa mai) universali e, in quanto tali, indiscutibili, non trattabili?
5) Se le comunità decideranno di respingere il documento così come è stato formulato, cosa farà il ministro Amato, ricorrerà a qualche "aggiustamento" e "ritocchino" di comodo per tener buona la "platea"?

Un'ultima osservazione: notate, nel titolo dell'articolo dell'Unità, l'uso ipocrita (e intenzionale) dell'eufemismo "migranti" (come se fossero gente di passaggio o viaggiatori erranti!)
in luogo del più rude "immigrati". Che persino la parola "immigrato" sia diventata politicamente scorretta?
martedì, 24 aprile 2007


L'Italia, si sa, ha deciso di investire il suo futuro non sulle proprie risorse umane, bensì su quelle altrui, derivanti dall'immigrazione. Uno dei settori lavorativi più coinvolti dall'afflusso di stranieri è quello dell'assistenza sanitaria ad anziani/malati, svolta in gran parte da colf e badanti (moltissime delle quali non in regola). Nonostante negli ultimi anni si sia registrato un boom nelle "assunzioni" (o per meglio dire, importazioni) di queste figure pseudo-professionali, scarsamente retribuite e molto spesso precarie, in Italia le esigenze assistenziali non risultano pienamente coperte, stante la mancanza di almeno altri 60.000 infermieri (loro sì, figure professionali) che sarebbero necessari per soddisfare adeguatamente la domanda. Intanto nel disegno di legge che riforma la Bossi-Fini, approvato oggi dal Consiglio dei Ministri, sono previste assunzioni più facili proprio per le badanti, i cui flussi saranno regolati in maniera più "elastica" rispetto a quelli dei lavoratori richiesti dalle imprese (altra nota assai dolente!). Come dire: i nostri stessi ciarlatani della politica, guidati dall'opportunismo economicistico del momento, stanno consegnando il nostro futuro nelle mani altrui.

Fonti:

SANITA': MANCANO 60 MILA INFERMIERI, SERVIZI ASSISTENZIALI A RISCHIO
 

AL VIA CAMPAGNA IPASVI PER 'ATTIRARE' GIOVANI ALLA PROFESSIONE

Roma, 24 apr. - (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Troppo pochi gli infermieri in Italia. Ne servirebbero almeno altri 60.000 per soddisfare le esigenze dell'assistenza sanitaria italiana. Oggi, nel nostro Paese, gli infermieri professionali iscritti all'Albo sono circa 340.000, con un rapporto di circa 5,4 infermieri per mille abitanti, contro i 9,8 della Germania, i 12,8 dell'Olanda o, addirittura, i 14,8 dell'Irlanda. Mentre, secondo i parametri dell'Ocse, e' di 6,9 infermieri per abitante il rapporto ottimale per la regione europea. A conti fatti, dunque, ce ne sono 60.000 in meno nella Penisola.    

Legge Bossi-Fini,
approvata la riforma

(ANSA) - Il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge di riforma della legge Bossi-Fini. Ecco i punti principali: programmazione triennale dei flussi (con possibilità di modificare ogni anno le quote); assunzioni più facili per colf e badanti; permessi di soggiorno più lunghi. Torna inoltre lo sponsor: enti locali, associazioni, imprenditori o privati che garantiscono economicamente per il lavoratore straniero che deve venire in Italia. Previsti anche l'autosponsor, liste di collocamento all'estero e la riforma dei Cpt.
[...]


IMMIGRAZIONE: CDM APPROVA MODIFICA BOSSI-FINI

(ANSA) - [...] Mai piu' ''numeri al lotto'' per i permessi di immigrati ma previsioni ''piu' realistiche'', ha sottolineato Amato. Il decreto flussi avra' margini di ''flessibilita''' in particolare per le badanti, ha precisato. ''Sara' migliorata la qualita' dei numeri - ha affermato Amato - saranno previsioni piu' realistiche. La definizione dei numeri coinvolgera' associazioni e patronati, oltre che rappresentanti territoriali. Non avremo pero' piu' numeri al lotto ma cifre realistiche''. Per le badanti, in particolare, ''entro un limite prefissato ci potranno essere delle modifiche. Perche' se per le imprese il numero di lavoratori stranieri e' prevedibile non lo e' invece per le badanti. Ci sara' quindi un margine di elasticita''.
[...]
martedì, 24 aprile 2007
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lunedì, 23 aprile 2007


Che qualcosa inizi finalmente a muoversi sul terreno della politica? Da NoReporter.Org:

Dalla Fiamma la proposta ai partiti vicini/rivali di una commissione interpartitica sull’emergenza immigrazione

“I recenti fatti di Milano hanno concentrato una volta di più l’attenzione dell’opinione pubblica sull’emergenza immigrazione in Italia. Dopo decenni di leggi speciali e liberticide che hanno tentato di imbavagliare i movimenti di carattere nazionale tutti ora scoprono l’enormità del problema l’immigrazione selvaggia. Troppo pochi ancora, però, sanno che le leggi approvate dal Governo Prodi sull’immigrazione in questi mesi faranno moltiplicare per quattro, in pochi anni, il numero degli immigrati oggi presenti sul suolo della Patria. Di fronte alla grave minaccia che incombe sulla nostra Nazione, il Movimento Sociale Fiamma Tricolore propone, a tutti i partiti di ispirazione nazionale, di organizzare, nei prossimi giorni, un tavolo sinergico, una conferenza interpartitica, il cui scopo sarà di elaborare un programma legislativo ben articolato per contrastare nel concreto l’immigrazione, così come si presenta oggi, e per giungere poi ad un referendum contro le leggi anti-nazionali in questo momento in vigore. La gravità della situazione, ci impone l’obbligo di collaborare con le altre forze politiche per il bene dell’Italia, pur mantenendo intatte le caratteristiche che da sempre ci contraddistinguono. La gestione della nascente Commissione ad hoc dovrà, necessariamente, essere paritetica e collettiva. Nei prossimi giorni registreremo le adesioni e ci adopereremo per mettere a disposizione una sede adeguata”.- Luca Romagnoli. Segretario nazionale Ms-Fiamma Tricolore - MOSSA INTERESSANTE. SE GLI ALTRI LA RECEPISCONO E S'INIZIA A RAGIONARE... MAGARI CORREGGENDO UN PO' IL TIRO: UNA SEDE NEUTRA E LA COMMISSIONE DI NUMERO RISTRETTO, CHE SIA UNITARIA E DECISIONALE, COMPOSTA DA ESPERTI/RESPONSABILI E NON DA “ATTORI DELLA POLITICA” CHE SONO LI' PER SOSTENERE LA PROPRIA CANDIDATURA O PER IMPORRRE LA PROPRIA FAZIONE NEL DERBY DEL NULLA. QUALCOSA DI BUONO COSI' PUO' USCIRNE. STAREMO A VEDERE. E, SOPRATTUTTO, STAREMO A OSSERVARE LE RISPOSTE DEI VICINI/RIVALI. FAZIONE O NAZIONE?
sabato, 21 aprile 2007


Il ministro brasiliano per la Politica di Promozione dell'Uguaglianza Razziale, Matilde Ribeiro (nella foto), considera la discriminazione contro i discendenti europei un fatto naturale (lei, la promotrice dell'uguaglianza razziale!). In occasione di un colloquio accordato alla BBC Brasile per celebrare il bicentenario del divieto della tratta degli schiavi da parte dell'impero britannico, il ministro Ribeiro dichiara candidamente che "la reazione di un nero che non vuole vivere con un bianco è una reazione naturale". Eh sì, perché, argomenta la "sagace" paladina dell'uguaglianza, "colui che è stato castigato per una vita intera non ha l'obbligo di amare colui che l'ha castigato" (si riferisce al commercio degli schiavi africani). Ma chi è stato il vero "castigatore" e chi il vero "castigato"? La signora Ribeiro associa alla prima categoria non le élites che realmente e storicamente si macchiarono di quel sopruso, ma l'Uomo Bianco nella sua totalità, a prescindere dalle colpe effettive (attribuibili solamente agli schiavisti) e dalla collocazione spazio-temporale (come se la colpevolezza si sia non solo tramandata ma addirittura propagata a tutte le genti di discendenza europea!). Allo stesso modo, il "castigato" è l'Uomo Nero, cioè potenzialmente qualsiasi persona di colore, alla quale verrebbe dunque concessa una sorta di "strappo alla regola" soltanto in virtù della sua appartenenza etnica e della sua diversità rispetto all'altro, il bianco. Tradotto, significa razzismo.
E tale è la nauseabonda matrice ideologica di cui si nutrono insensate
vittimizzazioni e ridicoli sensi di colpa a lungo alimentati anche e soprattutto nella sterile Europa.

Fonte: grioo.com

Matilde Ribeiro : "Un noir qui s’insurge contre un blanc, ce n’est pas du racisme"

Par Clipping

La ministre Matilde Ribeiro qui détient le portefeuille du Secrétariat Spécial de la Politique de Promotion de l’Égalité Raciale (Seppir) considère que la discrimination des noirs contre les blancs est naturelle.
Dans le cadre d’une entrevue accordée à la BBC Brésil pour célébrer les 200 années d’interdiction du commerce des esclaves par l’empire britannique – considéré comme le point de départ de la fin de l’esclavage dans le monde entier - elle estime que "ce n’est pas du racisme lorsqu’un noir s’insurge contre un blanc".
"Je pense que la réaction d’un noir qui ne veut pas cohabiter (vivre) avec un blanc est une réaction naturelle. Celui qui a été châtié la vie entière n’a pas l’obligation d’aimer celui qui l’a châtié", a-t-elle affirmé.
Ribeiro pense qu’il en sera ainsi jusqu’à ce que les politiques publiques mises en place au cours des dernières années commencent à donner des résultats concrets et diminuent la différence économique et sociale entre les populations blanche et noire du pays.
"Beaucoup reste à faire ", affirme-t-elle, énumérant les actions déjà mises en branle, par exemple dans les secteurs de l’éducation et de la santé.
La ministre ajoute que bien que l’abolition de l’esclave est arrivée en retard au Brésil, aujourd’hui, le pays possède l’une des législations les plus avancées du monde en relation avec l’égalité des droits, mais il faut encore un changement d’attitude de la société.
Selon les statistiques, la proportion de noirs vivant en dessous du seuil de pauvreté au sein de la population brésilienne est de 50%, alors qu’elle est de 25% chez les blancs. Quand cette situation va-t-elle commencer à changer ?
Matilde Ribeiro – Actuellement, les actions sont encore au niveau de la structuration des politiques. Par exemple, au Ministère de la Santé, nous sommes en train d’inclure une question sur la couleur sur les formulaires. Nous avons besoin de savoir de quoi tombe malade et meurt la population brésilienne pour pouvoir avoir des programmes spécifiques.
Le Secrétariat existe déjà depuis quatre ans, que peut on percevoir en terme de résultat pratique obtenu au cours de cette période?
Matilde Ribeiro – Dans l’éducation, une loi de 2003 oblige l’enseignement de l’histoire et de la culture afro-brésilienne aux enfants, dès le départ. Le processus d’implémentation est en cours. Il est très difficile d’avoir des chiffres, des résultats concrets. Mais on a déjà quelques résultats. Par exemple, le (programme) Prouni, de bourses d’études pour les élèves dans le besoin a déjà permis d’accorder en moins de trois ans plus de 200 000 bourses au Brésil dont 63 000 pour des noirs et 3000 pour les indigènes.
Quand pensez vous que nous pourrons vivre une situation d’égalité, ou les personnes serons jugées pour leur mérite et indépendamment de leur race?
Matilde Ribeiro – Le Brésil a 507 ans d’existence. Il y a presque 120 ans en 1888 fut signé un décret comme celui là ; donc un décret signé par le président qui disait qu’il n’y avait plus d’esclavage au Brésil. Cependant, il n y a pas eu de suite. Aujourd’hui, le fait que les noirs et les indigènes sont les plus pauvres parmi les pauvres est le résultat d’une indifférence historique. Il est par conséquent difficile de dire combien de temps il faudra.
Comment le Brésil se situe-t-il dans le contexte international? Le Brésil aime à penser qu’il ne connaît pas la discrimination et aime se citer comme exemple d’intégration. Voyez-vous la situation de la même manière?
Matilde Ribeiro – Ma vision des choses est la suivante: les européens sont arrivés sur une terre appartenant aux indiens, là sont arrivés des noirs qui n’ont pas fait le choix d’être ici, ils furent capturés et sont arrivés ici comme des choses. Les indigènes et les noirs n’étaient pas les propriétaires des armes, ni les maîtres des lois et encore moins les propriétaires des biens de consommation. Le moyen qu’ils ont trouvé pour survivre ne fut pas celui du conflit explicite. Au Brésil, le Racisme n’est pas permis par la loi comme ce fut le cas en Afrique du Sud. Cela nous a mené à un mélange. Apparemment, tous peuvent avoir l’usufruit de toute chose, mais dans la pratique, il existe des endroits ou les noirs ne vont pas. Il y a un débat pour savoir s’il s’agit d’une question social ou raciale. Moi je dirais que ce sont les deux à la fois.
Et au Brésil, est ce qu’il existe également le racisme du noir envers le blanc comme aux États-Unis?
Matilde Ribeiro – Je pense qu’il est naturel qu’il y ‘ en ait. Mais ce n’est pas dans les mêmes proportions qu’aux États-Unis. Ce n’est pas du racisme lorsqu’un noir s’insurge contre un blanc. Le Racisme, c’est lorsqu’une majorité économique, politique ou numérique empêche ou interdit aux autres de jouir de leurs droits. Je pense que la réaction d’un noir de ne pas vouloir vivre (cohabiter) avec un blanc ou de ne pas aimer un blanc est une réaction naturelle, bien que je ne suis pas en train d’encourager la chose. Je ne pense pas que ce soit une bonne chose. Mais c’est naturel que cela arrive, car, celui qui a été châtié la vie entière n’est pas obligé d’aimer celui qui l’a châtié.
L’Angleterre commémore ce mois les 200 ans de l’interdiction du commerce des esclaves, quelque chose qui n’est arrivé au Brésil que très longtemps après. Le Brésil reste-t-il en arrière de point de vue?
Matilde Ribeiro – Non, nous accompagnons les forums internationaux. Le Brésil est l’un des pays les plus progressistes au niveau de la législation et de l’action effective. La législation au Brésil est extrêmement avancée. Le racisme ne se produit pas par la voie légale. Ce qui manque, c’est que les gens changent d’attitude. Le gouvernement n’est pas le seul à devoir le faire. Beaucoup a déjà été fait, mais comme vous l’avez dit au début, cela a t’il changé les données? Pas encore, par conséquent, beaucoup reste à faire.

Source : Uol

Traduit du portugais par Guy Everard Mbarga

http://afrobras.org.br/index.php?option=com_content&task=view&id=1369&Itemid=1

sabato, 21 aprile 2007



Secondo la tradizione, il 21 aprile del 753 a.C. Romolo fondava la città di Roma.

L'immagine: Lupa Capitolina (Roma, Musei Capitolini)
postato da: Filippo84 alle ore 01:23 | Permalink | commenti (1)
categoria:ricorrenze, cultura europea