sabato, 25 agosto 2007
* N.B.: aggiornamento del 3 dicembre 2007 (vedere sotto)

Cari Lettori di Fatti d'Europa,

Vi annuncio che il blog rimarrà privo di aggiornamenti per quasi 3 mesi a causa di improrogabili impegni personali. I commenti saranno automaticamente inseriti nella coda di moderazione e verranno pubblicati non prima della metà di novembre. Tuttavia continuerò ad essere contattabile con PVT o tramite l'e-mail che vedete indicata nella colonna a sinistra, in alto: conto di rispondere ai Vostri eventuali messaggi nell'arco della giornata (via PVT) o di 3-4 giorni (via e-mail).
Non escludo qualche possibile aggiornamento del blog L'archivio.

Purtroppo non finisce qui. Vi anticipo sin da ora che Fatti d'Europa sarà costretto ad un'altra sosta di durata analoga (2 mesi o poco più) a partire da dicembre, quando dovrò sottopormi ad un intervento chirurgico che mi terrà forzatamente lontano dal monitor (non conosco ancora la data esatta dell'operazione). Probabilmente tornerò ad inserire nuovi post nel breve periodo (un mese?) compreso tra metà novembre e il giorno del già citato evento.

Nel ringraziarvi per le Vostre assidue visite e per l'apprezzamento che spesso avete dimostrato nei riguardi della mia "creatura virtuale", voglio congedarmi con una lista di collegamenti a blog e siti di informazione (italiani e stranieri), la cui lettura è da me altamente consigliata. Molti di essi fanno da tempo parte dei collegamenti di Fatti d'Europa.

Un caro saluto,
Filippo

ITALIANI:

- Euro-Holocaust (Contro il suicidio dei popoli europei)
- l'Uomo libero (rivista milanese di analisi e riflessione metapolitica, culturale, storica, filosofica, sociologica, economica, politica, ...)
- Novopress.info Italia (agenzia di stampa indipendente) + tutti i vari Novopress stranieri (nazionali, regionali e locali) che trovate linkati nella medesima pagina
- NoReporter.Org (altra informazione)
- archiviostorico.info (periodico telematico indipendente di ricerca storica e culturale, oltre che di analisi e informazione politica internazionale)
- Associazione Culturale Edera (associazione per la
promozione dei valori spirituali e delle idee proprie della tradizione culturale europea)
- ItalianiLiberi (movimento politico e culturale fondato da Ida Magli)
- rinascita.info (quotidiano di liberazione nazionale)
- Effedieffe (giornale on-line diretto da Maurizio Blondet)
- Alburno (rassegna informativa su immigrazione e mondialismo)
- Etleboro Italia (Crediamo di morire per la Patria, ma moriamo per le banche!)
- Allarme Lingua (Comitato Nazionale di Difesa delle Lingue e delle Culture)
- Disvastigo (Notizie, articoli e documenti sui problemi della comunicazione internazionale)

STRANIERI:

- American Renaissance (rassegna informativa del Nord America su immigrazione, multietnicismo e multiculturalismo)
- Migration Watch UK (gruppo di esperti indipendente e apolitico)
- Immigration Watch Canada (organizzazione che chiede una riduzione dei livelli di immigrazione nel Canada)
- Patrick J. Buchanan (sito ufficiale del politico, autore e articolista statunitense Patrick J. Buchanan)
- The Brussels Journal (La Voce del Conservatorismo in Europa)
- VDARE.com (fondazione anti-immigrazionista americana)
- LimitsToGrowth (Una visione iconoclastica di immigrazione e cultura)
- Altermedia International (Notizie dal mondo per le genti di discendenza europea) + tutti i vari Altermedia nazionali linkati nella stessa pagina
- NumbersUSA (contro la sovrappopolazione negli USA)
- Center for Immigration Studies (organizzazione indipendente di ricerca e analisi sugli impatti dell'immigrazione negli Stati Uniti)
- Prison Planet (La Terra che si sta trasformando in un Pianeta Prigione)
- Infowars (C'è una guerra dichiarata alla tua mente)
- Polémia (Informazioni e analisi per tempi caotici)
- Le racisme anti-blanc (sul razzismo contro i bianchi in Francia e nel mondo)
- François Desouche (il primo blog internazionale dei discendenti dei Galli)
- G.R.E.C.E. (Gruppo di Ricerche e di Studi per la Civiltà Europea)
- L'Esprit Européen (Rivista indipendente di dibattito e di interesse generale europeo)
- Les Amis d'Alain de Benoist (Associazione degli Amici di Alain de Benoist)
- SOS France (sito contro l'islam e i collaborazionisti)
- Holocausto Demográfico (Assisti all'annullamento dell'Occidente)
- infoKrisis (sito personale di Ernesto Milà - contro il nuovo ordine mondiale, contro il pensiero unico, contro il politicamente corretto)

* Aggiornamento. Questa seconda interruzione degli aggiornamenti potrebbe (ma non è sicuro) durare molto meno dei due mesi dichiarati nel post. Al momento è difficile prevedere quanto tempo esattamente passerà prima del mio ritorno.
postato da: Filippo84 alle ore 04:29 | Permalink | commenti (20)
categoria:segnalazioni, comunicazioni e petizioni
giovedì, 23 agosto 2007
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Francia, Marsiglia, stadio Vélodrome, incontro di calcio Olympique Marsiglia - Rennes. Nella curva dei tifosi dell'Olympique la rappresentazione di una gigantesca bandiera... quella algerina!

Estratti dell'intervista a Djamel Guenider Abbas (in francese), capo del gruppo ultra Marseille Tout Puissant (MTP), francese solo nei documenti. Si definisce un nazionalista algerino... peccato che abbia voglia di fare il nazionalista in casa altrui...

Fonte: Novopress.info France
martedì, 21 agosto 2007


Tratto da La ragnatela mondiale del sistema, di Guillaume Faye (l'Uomo libero, n. 10 del 01/04/1982).

[...]
In questo universo mentale unico, l'uomo occidentale non si definisce più per la sua origine, ma solo per il suo modo tecnoeconomico di esistenza. Un impiegato di banca di Singapore è in questo senso più occidentale di un tirolese o di un bretone radicati nella propria identità.

La Terra si trasforma in un insieme settorializzato di reti e di circuiti che lasciano spalancati degli spazi morti. Spoetizzato, il nostro pianeta è oggetto di « messa a frutto » non è più oggetto di conquista. Senza la padronanza del proprio spazio, i popoli non controllano più la propria geopolitica; la loro geografia, quella dell'habitat poetico e del territorio politico, resta cancellata di fronte alla divisione in zone commerciali e amministrative del Sistema. Non siamo più abitanti dei nostri luoghi, ma semplici residenti. Il Sistema non ha distrutto le patrie; le ha fossilizzate sovrapponendovisi. L'idea nazionale non è più condannata; essa è stata neutralizzata, non malgrado, ma a causa delle reverenze accademiche che le fanno con cinismo i discorsi dei politicanti. Ogni nozione di provenienza territoriale langue in questo universo di turismo di massa, d'uniformità alimentare e vestimentale, di diplomi americani, di films internazionali. Pare che la Ford intenda realizzare un'automobile « globale », fabbricata in dieci paesi differenti e destinata a tutti gli automobilisti del mondo.

Come gli uomini, così anche gli oggetti non vengono più da nessuna parte. « Penso », dichiarava Gilbert Trigano, del Club Med  « che l'avvenire del Club risieda nell'avvento di un'atmosfera veramente cosmopolita » (Le Monde, 5 luglio 1980). Ma l'avvenire del Club Méditerranée non è quello dei popoli di cultura: l'avvento del cosmopolitismo non sarebbe per essi un'apertura come immagina Guy Scarpetta, ma un soffocamento.

Il Sistema, che non « vive », ma « funziona », sottrae i popoli al tempo storico. Fondato su mode, movimenti di consumo, flussi economici, correnti d'opinione, si iscrive puramente nella cronaca. Un popolo, al contrario, va da qualche parte e viene da qualche parte. Per il Sistema la coscienza storica è sovversiva perché essa non forma buoni clienti né buoni telespettatori. Se la caratteristica propria alla Storia è quella di modificare il senso delle cose, il Sistema non è interessato che a cambiare le forme esterne: forme dei prodotti, mode. Ciò che si teme più di tutto sono le perturbazioni della storia, quelle dei Cesari e degli Imam.

Il Sistema è uno stabilizzatore. Nell'ordine mondiale stabile, le microvariazioni delle novità e delle innovazioni contrastano con la macrofissità dell'insieme. Costumi, stili artistici, etichette e ideologie politiche non si evolvono più. Il walkman non è un'innovazione, ma un aggravarsi di una forma di vita già ben installata: il narcisismo tecnologico. Siamo rientrati di fatto nella storia ciclica, nel circolo vizioso dell'eterno ritorno delle « riscoperte » e dei revival. I media accentuano la fissità conservatrice del sistema trasformando le idee in mercanzie che si confrontano con mercati d'opinione stabili.

Evacuata, la storia dei popoli lascia dietro di sé un grande silenzio che il cicaleccio vuoto dei media tenta di coprire; messo da parte, il mondo dei popoli, quello delle strategie continentali, delle rivolte religiose, dei grandi disegni politici, lascia il posto ai piccoli programmi di vita individuale, alla fine dei quali non vi è altro che la pensione. In queste condizioni, il sistema occidentale non lascerà tracce di civiltà. È senza memoria e non se ne conserverà il ricordo. Nella logica dell'ideologia lockiana e del protestantesimo laicizzato, esso ritiene di aver già compiuto la sua rivoluzione. Il suo « progresso » non è che la continuazione, il perfezionamento della sua espansione.

Ciò spiega come i marxisti siano disarmati di fronte alle società contemporanee, che sono, in fondo, postrivoluzionarie; e soccombano come gli altri all'appello del Sistema, appello alla fusione, alla fetalizzazione della specie umana.
[...]

Guillaume Faye (trad. di Stefano Vaj)

domenica, 19 agosto 2007
"Il falso è suscettibile d'una infinità di combinazioni, ma la verità ha solo un modo d'essere"

Jean-Jacques Rousseau
postato da: Filippo84 alle ore 02:31 | Permalink | commenti (5)
categoria:citazioni, cultura europea
sabato, 18 agosto 2007

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Illustriamo schematicamente e sinteticamente alcuni dati relativi alla situazione etnico-demografica di Inghilterra e Galles per l'anno 2006 (dati elaborati dall'Ufficio per le Statistiche Nazionali e divulgati l'8 agosto 2007).

Totale nascite (in Inghilterra e Galles): 669.000 circa
Nati da madre alloctona* : 147.000 circa (equivalente al 22% del totale)
Nati da padre alloctono* e madre autoctona* : 6% del totale

* Nota:
Onde evitare confusioni, si presti particolare attenzione al significato esatto dei termini.
- alloctono:
chi non è nato nel luogo in cui risiede ("foreign-born", nato all'estero)
- autoctono:
chi è nato nel luogo in cui risiede ("British-born", nato in Gran Bretagna)
Questo significa che tra gli autoctoni sono annoverati anche quelli etnicamente "non britannici" ma nati in Gran Bretagna.

Le madri straniere sono più o meno equamente ripartite fra i seguenti macro-gruppi etnici:
- asiatiche
- europee
- africane e caraibiche
- altro

Indice medio di fertilità per donna
Donne autoctone ("British-born"): 1,6 figli
Donne alloctone ("foreign-born"): 2,2 figli
Il tasso di fertilità più elevato si registra tra le donne nate in Pakistan (media di 4,7 figli per donna).

Dopo l'allargamento dell'Unione Europea nel 2004, più di 600.000 Europei dell'Est sono arrivati in Inghilterra (l'afflusso più consistente in assoluto), concentrandosi soprattutto nei paesi e nelle borgate delle aree rurali, dove hanno trovato impiego a bassa retribuzione presso aziende agricole e strutture alberghiere.

Il Governo prevede un aumento della popolazione complessiva del Regno Unito fino a raggiungere i 67 milioni di unità entro il 2031. Gran parte della crescita (equivalente a sei nuove città delle dimensioni di Birmingham!) dipenderebbe dall'immigrazione. Ma c'è chi addirittura considera sottostimato questo tasso di crescita: tra questi, David Green, direttore del comitato di esperti Civitas.

La mappa (vedi immagine sopra) mostra i distretti locali inglesi nei quali si sono verificati gli aumenti più alti di lavoratori stranieri dal 2002-2003 al 2005-2006. In questi tre anni i lavoratori immigrati sono cresciuti mediamente dell'87% in tutta l'Inghilterra. Le percentuali con i relativi istogrammi, a lato, si riferiscono ai cinque valori più alti.
Nella colonna a destra sono riportate le percentuali dei bambini nati da madri alloctone nel 2006, suddivise per aree geografiche. Spiccano i due dati relativi a Londra centro e Londra periferia, rispettivamente del 59% e del 48% (!!!).
Nella colonna a sinistra abbiamo invece dei diagrammi a torta riferiti all'anno 2001 e indicanti la composizione macro-etnica (bianchi, asiatici, neri e meticci) di alcune delle più grandi città del Regno Unito.

Fonte: Telegraph

Immigration is changing rural England life
By Ben Leapman , Sunday Telegraph
Last Updated: 1:44am BST 08/08/2007


Britain's face is changing. More than half of all babies born in London last year were the children of foreign-born mothers. Across England and Wales, the figure was approaching a quarter.
Recent polls, including the Ipsos Mori political monitor, last month, have put immigration at number one in the public's list of concerns. This used to be a polite way for people to tell pollsters that they were racists.
Yet race is no longer the issue: not since the arrival of more than 600,000 white Eastern Europeans after the expansion of the European Union in 2004, in what has become the biggest-ever influx of foreigners to our shores.
[...]
As our map on page 17 shows, the new migration hotspots are not the multi-ethnic inner cities that absorbed previous waves of immigration, but rural towns and villages where low-paid farm and hotel work is being done by Eastern Europeans.
In Scarborough, North Yorkshire, Polish grocery shops have sprung up. In Great Yarmouth, Norfolk, a policeman has taught himself to speak Lithuanian so he can chat to locals on his beat.
The biggest winners, apart from the migrants themselves, are the farmers and hoteliers who employ them at minimum-wage rates. The losers are the British craftsmen and cleaners, farm labourers and semi-skilled workers whose wages have been forced down as they compete in the labour market.Overall, immigration increases the size of Britain's total economy, but its impact on what really matters - gross domestic product per head, or average wealth - is very small. Andrew Green, of MigrationWatch, claims that the positive effect is equivalent to 4p a week, or a Mars bar every three months.
[...]
These show that out of 669,000 babies born last year in England and Wales, 147,000, or 22 per cent, were the children of foreign-born mothers. A further six per cent had British-born mothers but foreign-born fathers.
Among the foreign mothers, roughly a quarter were Asian, a quarter European, a quarter from Africa or the Caribbean, and a quarter from elsewhere.
The figures also show that British-born women have, on average, 1.6 children - less than the "replacement rate" needed to keep the population stable. Foreign-born women living in Britain have, on average, 2.2 children. The highest fertility rate is among women born in Pakistan but living in Britain, who have an average of 4.7 children.
The Government Actuary predicts that by 2031, Britain's population will have risen from 60 million to 67 million, with most of the growth due to net immigration. The increase is the equivalent of six new cities the size of Birmingham. Yet many believe that even this is an underestimate.
David Green, the director of the Centre-Right think tank Civitas, said: "The current statistical basis is so weak, and there are so many unknowns - but I think everybody expects it to be much higher than that." Whatever the precise numbers, it looks certain that Britain in the future will be more crowded, and more diverse, than it is today.
venerdì, 17 agosto 2007
Le altre facce della tratta degli schiavi in un libro quasi bandito
[Da «il Foglio», 22 novembre 2006]

Arriva in Italia per il Mulino un volume di Olivier Pétré-Grenouilleau. In Francia fu accusato di revisionismo. L’autore non dà giudizi morali, anche perché viene dalla Bretagna. La sua “colpa” è raccontare le rotte meno battute, non soltanto quelle americane ed europee, ma anche quelle interne all’Africa e dirette a oriente. E in più mette in discussione il peso della triangolazione commerciale del decollo industriale

Milano. Per il Mulino esce in italiano “La tratta degli schiavi” di Olivier Pétré- Grenouilleau. In Francia il libro ha suscitato polemiche. Christiane Toubira-Delannon, una bella rappresentante della Guyana, nel 1998 aveva presentato all’Assemblea nazionale un progetto di legge che intendeva riconoscere la schiavitù e la tratta degli schiavi come crimine contro l’umanità e imponeva che fosse ricordata e condannata nei manuali scolastici di storia. Il progetto Toubira è diventato legge nel 2001. Da quel momento sarebbe stato reato non solo affermare il contrario, ma anche omettere di menzionare il principio nei libri di storia. Quando l’anno scorso uscì in Francia il libro di Pétré-Grenouilleau, i parlamentari delle poche terre non metropolitane che la Francia possiede ancora, querelarono l’autore sulla base della legge. L’autore, professore di Storia all’Università della Bretagna-sud, con sede a Lorient (e anche all’Institutute universitaire de France a Parigi), non si sognava di esprimere giudizi morali sulla tratta. Poiché il porto più importante francese da cui in maggior numero partivano le navi negriere era Nantes e poiché la società della Bretagna meridionale era stata coinvolta in modo profondo nel traffico, il professore si era dedicato per anni a uno studio minuzioso degli archivi pubblici e, soprattutto, privati che riguardavano il fenomeno. Nel corso degli anni aveva pubblicato una serie di lavori su aspetti particolari del fenomeno, poi era arrivato il momento di un libro che considerasse gli effetti della tratta non solo sullo sviluppo economico e sociale della sua regione, ma da un punto di vista globale. Questo significava esaminare la realtà della schiavitù e della tratta non solo nel triangolo atlantico, Europa, Americhe e costa dell’Africa, ma anche all’interno dell’Africa e soprattutto verso oriente, dove nella tratta era coinvolta la società islamica. Immediatamente i parlamentari delle poche terre non metropolitane che la Francia possiede ancora hanno accusato Pétré-Grenuoilleau di revisionismo storico, di voler trasformare le vittime in carnefici di se stesse, con il corollario specioso di riaprire con il suo lavoro le porte all’antisemitismo in Francia. Il revisionismo nei confronti della tratta, argomentavano, non sarebbe stato che il cavallo di Troia per il revisionismo nei confronti dell’Olocausto. Gli storici ovviamente non si sono rassegnati all’ingerenza della politica e dell’ideologia allo stato puro nel loro lavoro. Un loro comitato, detto dei seicento, per il numero degli aderenti, ha affermato che il compito di uno storico non è quello di esprimere giudizi morali sugli avvenimenti di cui si occupa, ma soltanto di esaminare con scrupolo i documenti e interpretarli e ordinarli secondo criteri il più possibile oggettivi. Esattamente quello che Pétré-Grenoulleau aveva fatto. Alla fine i parlamentari d’Oltremare hanno ritirato la querela. La polemica non si è tuttavia sopita. I detrattori hanno continuato a definire Pétré un neo-storico, accusandolo con quel prefisso “neo” insieme di revisionismo e di scarsa esperienza professionale.


Per quanto riguarda il coinvolgimento attivo degli islamici e degli africani nella tratta, l’accusa di revisionismo è del tutto ingiustificata. Anzi, da questo punto di vista il libro di Pétré, che non riferisce studi di prima mano, non dà quanto promette. La presenza attiva degli islamici nel commercio è ben nota e ben presente, almeno sottotraccia, nella cultura occidentale. Le società islamiche riprendono e sviluppano, senza cesure, un traffico che fin dall’antichità riforniva di materiale umano il nord Africa e il vicino oriente. La cultura europea ha registrato quel fenomeno più dal punto di vista del costume che da quello economico. Il mercato degli schiavi, occasione per gli artisti europei di fantasie morbose, fu uno dei temi preferiti degli orientalisti, che nell’Europa di fine Ottocento esprimevano con quei mezzi il desiderio d’evasione dai rigidi precetti morali occidentali. La figura dell’eunuco nero, onnipresente negli harem ottomani, implicava un incessante traffico di bambini neri che sulle coste del Mediterraneo venivano sottoposti a primitive pratiche di evirazione. Il costo elevato di un eunuco dipendeva dalla quantità di bambini che non sopravvivevano all’operazione. La pratica durò fino alla caduta dell’impero ottomano, quindi fin dentro i primi due decenni del progressivo XIX secolo. Ma il fiorire di mercati come Zanzibar permette di sospettare che la tratta islamica degli schiavi neri avesse ben altre dimensioni. L’incidenza degli schiavi nell’economia agricola dell’impero ottomano doveva essere molto più rilevante di quanto i documenti finora esaminati lasciano supporre.

Ma più del traffico di schiavi verso l’oriente i rappresentanti oltremarini dell’Assemblea nazionale hanno considerato offensiva e falsa l’affermazione che voleva lo schiavismo e la tratta endemici e fiorenti presso le popolazioni dell’Africa subsahariana. Nonostante i buoni sentimenti e il senso di colpa, chiunque si sia occupato di storia dell’Africa sa che il mercato interno degli schiavi era una prerogativa che gli africani riservavano gelosamente a se stessi. I capitani delle navi negriere non potevano che chiedere il permesso di fare sosta in un comptoir, pagavano per l’acqua e il cibo, si sottomettevano all’arbitrio dei piccoli sovrani della costa e barattavano gli schiavi con fucili, barre di ferro e tele di cotone. A procurare gli schiavi a stabilirne il prezzo a giudicare delle controversie secondo le loro consuetudini erano i potentati locali. Non c’è dubbio invece che l’importazione di armi da fuoco cambiò in modo drammatico gli equilibri tribali e facilitò ai detentori di fucili le razzie di uomini presso le popolazioni meno armate.

Se revisione c’è nel libro di Pétré, questa riguarda l’incidenza del commercio triangolare (le navi partivano dai porti europei carichi di prodotti industriali di qualità modesta, li scambiavano con schiavi che rivendevano cari sui mercati americani, caricavano prodotti coloniali che sul luogo costavano poco mentre in Europa diventavano preziosi) sullo sviluppo industriale in Europa. Presso la storiografia tradizionale è articolo di fede che il commercio triangolare sia stato un fattore determinante del decollo industriale. Le puntigliose ricerche di Pétré negli archivi familiari tendono a dimostrare che almeno per la Francia la redditività della tratta sarebbe stata molto inferiore di quanto si è affermato sinora su basi ideologiche e congetturali.

© il Foglio
http://www.ilfoglio.it/

Trovato in:
http://www.kattoliko.it/leggendanera/modules.php?name=News&file=article&sid=1744
giovedì, 16 agosto 2007


Da oggi Fatti d'Europa si è dotato di un blog di supporto, L'archivio, nel quale confluirà diverso materiale tratto prevalentemente dalla Rete (articoli, video, immagini e foto, dati, informazioni, curiosità, ecc...) che sarà a disposizione mia e di chiunque intenda farne uso. Essendo concepito come archivio supplementare al presente blog, gli argomenti di riferimento saranno gli stessi o comunque molto affini. Non è prevista nessuna rielaborazione personale, analisi o giudizio da parte del sottoscritto: L'archivio vuole essere semplicemente un ulteriore strumento di libera consultazione. Ne consegue che i commenti sono stati disabilitati: il dibattito, come al solito, continuerà a svolgersi soltanto in Fatti d'Europa. I post verranno associati a tag uguali o molto simili a quelli qui presenti, forse con l'aggiunta di alcuni e l'omissione di altri. Articoli, testi, studi o quant'altro saranno in lingua inglese, francese e ovviamente italiana. E' possibile che alcuni di questi interventi vengano ripresi successivamente (anche a distanza di mesi o, chi può dirlo, di anni) per una trattazione personale in Fatti d'Europa. Qualora lo desideriate, L'archivio sarà sempre a vostra disposizione tra i collegamenti del blog, nella colonna a sinistra.
Non mi resta che augurarvi una buona consultazione.

Filippo
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categoria:segnalazioni, comunicazioni e petizioni
mercoledì, 15 agosto 2007


Tratto dal capitolo STP, Straniero Temporaneamente Presente: diario di un operatore della Sanità Pubblica, di Augusto Ricci, in L'immigrazione (quaderno n° 2 di Polaris), pp. 84-85.

[...]
Rapidamente riassumendo:
crollato il mito della teoria economica di Galbraith secondo la quale i due terzi della popolazione ricchi od agiati alla fine avrebbero reso tali anche gli appartenenti poveri rappresentanti l'altro terzo di popolazione mondiale si è visto che la mobilità sociale, cioè la possibilità di migliorare o peggiorare il proprio livello socio-economico, è in pratica divenuta possibile, per la stragrande parte degli italiani, solo verso il basso, mentre è il contrario per gli immigrati che vedono migliorato il proprio status e censo.
[...]

Augusto Ricci (medico specialista ambulatoriale)
mercoledì, 15 agosto 2007



L'immagine: Assunzione di Maria. Dipinto di Tiziano, Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari, Venezia.
postato da: Filippo84 alle ore 13:22 | Permalink | commenti
categoria:ricorrenze, cultura europea
mercoledì, 15 agosto 2007
Trovata in Novopress.info Belgique.



Una confezione di caramelle della nota multinazionale Haribo recante il "marchio" halāl (parola araba che significa "lecito", "permesso").

http://be.novopress.info/
martedì, 14 agosto 2007


Fra i nuovi Martiri d'Italia annoveriamo anche Annalisa, bimba di soli 3 mesi che domenica sera ha perso la vita sulla statale 7, all'altezza di Castelvolturno (Caserta). Annalisa era in macchina insieme all'intera famiglia napoletana (6 persone in tutto). Roy Jacobson, liberiano di 31 anni, si è andato a schiantare contro l'auto su cui viaggiava la famiglia. L'extracomunitario era alla guida di una Nissan Micra sotto l'effetto di un micidiale cocktail di droghe, in particolare cocaina e anfetamine. Secondo i primi rilievi effettuati dalla Polizia stradale, Jacobson avrebbe invaso la carreggiata con senso di marcia opposto. Il liberiano, che ora si trova ricoverato all'ospedale di Aversa, è un pregiudicato: ha precedenti per droga ed era stato fermato ed identificato nei mesi scorsi tre volte dalle forze dell'ordine.

Fonte: Corriere della Sera

Il responsabile dell'incidente, un liberiano con precedenti per stupefacenti
Guida sotto effetto di droga, muore neonata
Scontro tra due auto domenica sera sulla statale 7, all'altezza di Castelvolturno, a Caserta. Sei feriti tra cui una bambina di 3 anni

NAPOLI
- Guidava sotto l'effetto di un micidiale cocktail di droghe (cocaina e anfetamine in particolare) il liberiano di 31 anni Roy Jacobson alla guida della vettura che domenica sera sulla statale 7, all'altezza di Castelvolturno, a Caserta, (meglio conosciuta come la vecchia Domiziana), si è andata a schiantare contro un'auto all'interno della quale viaggiavano in sei (un'intera famiglia napoletana).


IN SEI SU UN'AUTO
- Il violento scontro ha causato la morte di una bimba, Annalisa, di soli tre mesi e il ferimento degli altri cinque occupanti dell'auto della famiglia napoletana. Tra le persone ferite due bambine, Raffaella ed Angela Filippone, di 3 e 5 anni, ricoverate in prognosi riservata all'ospedale pediatrico Santobono di Napoli. Le due piccole, emtrambe spaventate, sono in lieve ma costante miglioramento. Negativa la tac di Raffaella che sta meglio anche se la prognisi non è ancora stata sciolta. Nessuna preoccupazione invece per Angela, la sorella più grande, ricoverata in ortopedia.


INVASIONE DI CARREGGIATA
- Secondo i primi rilievi della Polizia stradale, la responsabilità dello scontro mortale sarebbe di Jacobson: la Nissan Micra sulla quale viaggiava avrebbe infatti invaso la carreggiata con senso di marcia opposto andandosi a scontrare con l'altra vettura. Ora l'uomo è ricoverato all'ospedale di Aversa, dove è piantonato dai carabinieri. Attraverso una serie di analisi tossicologiche, i medici hanno riscontrato nel suo organismo tracce di stupefacenti tra i quali cocaina e anfetamine. La posizione dell'extracomunitario è al vaglio dell'autorità giudiziaria. Nell'impatto l'uomo ha riportato alcune contusioni ma le sue condizioni non destano preoccupazione.


PREGIUDICATO
- Il liberiano, accusato di omicidio colposo, ha precedenti per droga ed era stato fermato ed identificato nei mesi scorsi tre volte dalle forze dell'ordine. È stato identificato grazie alla comparazione delle impronte digitali rilevate dagli agenti dela polizia scientifica della questura di Caserta.


14 agosto 2007
postato da: Filippo84 alle ore 19:00 | Permalink | commenti (10)
categoria:italia, cronaca, immigrazione, criminalita, martiri
martedì, 14 agosto 2007


Il governo inglese sembra finalmente intenzionato ad arginare l'afflusso di atleti stranieri nel campionato di calcio nazionale. A rivelarlo è l'Indipendent.

Per la prima volta nella storia della Premier League, più della metà dei giocatori nel campionato 2007-2008 non sono inglesi. Quest'anno le unità d'oltremanica hanno raggiunto quota 330 (provenienti da 66 nazioni diverse), contro le 280 dell'anno precedente. Il triste primato di presenze straniere spetta all'Arsenal, con un rapporto di 22 (stranieri) a 2 (inglesi)! Seguono Chelsea (16 a 9) e Liverpool (18 a 5). Il trend si sta espandendo anche ai campionati minori a causa dei costi più bassi delle leve straniere. Ne consegue un consistente depauperamento del calcio nazionale (l'Inghilterra non vince un Mondiale da 41 anni), oltre allo sfiguramento del profilo etnico delle squadre di club, non più immagine dell'autentico volto della nazione inglese.

E' così intervenuto
James Purnell, Segretario di Stato per la cultura e lo sport, il quale ha espressamente invitato le società a investire più soldi per allevare i giovani talenti inglesi. Non sappiamo se la richiesta di Purnell avrà séguito (probabilmente non lo avrà), ma forse l'invito andrebbe prima rivolto ai tifosi: ripudiate il calcio globale!

Fonte: La Gazzetta dello Sport

Troppi stranieri in Premier
I politici intervengono


Per la prima volta nella storia della League più della metà dei giocatori non sono inglesi: il club più esterofilo è l'Arsenal, seguito da Chelsea e Liverpool. Una situazione che non piace al governo: si annuncia una dura battaglia


LONDRA (Inghilterra), 11 agosto 2007 - Straniero è bello anche in Premier League, ma ai politici inglesi questo andazzo non piace per niente e hanno già annunciato drastiche misure per cercare di arginare l’invasione. Lo rivela L’Independent, mentre il Daily Star ha fatto la classifica dei club dove la pattuglia d’oltremanica è superiore a quella autoctona e a stravincere è stato l’Arsenal, con un rapporto di 22 a 2, nettamente superiore a Chelsea (16 a 9) e Liverpool (18 a 5). Più omogenea, invece, la situazione in casa del Manchester United (15 stranieri contro 12 inglesi), come pure per Tottenham (15 a 14), Fulham (13 a 12) e Newcastle (15 a 10).

330 STRANIERI, 66 NAZIONI
- Analizzando, invece, il mercato ancora in corso (si chiuderà il 31 agosto), è il Liverpool ad aver guardato maggiormente oltre le scogliere di Dover, visto che Benitez ha fatto shopping in mezzo mondo, portando a casa 11 giocatori, mentre il Manchester City si è fermato a 8 e il Bolton a 7. Manchester United e Arsenal si sono accontentati di 4 e il Chelsea di 3 (l’ultimo è Alex). Calcolatrice alla mano, la stagione di Premier League che va ad iniziare conta ben 330 stranieri di 66 nazioni diverse (lo scorso anno erano 280) e per la prima volta nella storia della League, più della metà dei giocatori non sono inglesi (quando venne istituita nel 1992 erano appena 11). E il trend si sta espandendo anche ai campionati minori, pieni di calciatori provenienti da altre nazioni e comprati a basso costo. Stando ai critici, sarebbe proprio la massiccia presenza estera a depauperare il calcio di Sua Maestà, con conseguente crisi della stessa nazionale, che non vince un Mondiale da 41 anni.

SCENDE IN CAMPO LA POLITICA
- Da qui, l’intervento del governo che, tramite James Purnell, Segretario di Stato per la cultura e lo sport nonché grande tifoso dell’Arsenal, ha chiesto apertamente ai club di destinare più soldi e più sforzi per le accademie calcistiche, in modo da allevare giovani talenti inglesi, piuttosto che imbottirsi di campioni stranieri. E’ la prima volta che un esponente del governo mostra così chiaramente la sua totale disapprovazione per la continua scelta oltreconfine compiuta dalle società e la cosa ha del clamoroso da queste parti. L’ex ministro dello Sport Richard Caborn aveva già provato ad ipotizzare il ricorso al blocco degli stranieri e l’introduzione del tetto salariale per cercare di arginare l’invasione, ma la sua crociata si era conclusa con una disfatta. Ora, invece, il governo sembra intenzionato a cambiare radicalmente strategia. I capi della Premier League hanno incassato le critiche, ma rilanciano: “Ogni club vorrebbe incrementare il più possibile il numero di giocatori locali – ha spiegato il portavoce Dan Johnson – ma le società vogliono anche i calciatori migliori, vogliono i campioni, perché questo è quello che davvero chiedono i tifosi”. Si annuncia una dura battaglia.


Simona Marchetti
lunedì, 13 agosto 2007


Segnaliamo un articolo pubblicato il 31 luglio nel giornale canadese National Post circa uno scandalo che vedrebbe coinvolto il Ministro dell'Immigrazione e della Cittadinanza della provincia dell'Ontario, esponente del Partito Liberale. Pare infatti che il ministro abbia destinato svariate somme di denaro a gruppi etno-culturali e religiosi in modo non trasparente. Motivo: voto di scambio, in vista delle prossime elezioni di ottobre.
Ecco di seguito indicati alcuni dei beneficiari delle sovvenzioni illecite nell'anno 2007 (tra parentesi l'ammontare espresso in dollari canadesi):

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Islamic Institute of Toronto ($500,000)
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St. George Arab Cultural Centre ($300,000)
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Bengali Community Centre ($250,000)
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Armenian Community Centre ($500,000)
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Six Sikh temples ($750,000)
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Chinese Professional Association ($250,000)
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Museum of Hindu Civilization ($200,000)
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Sri Sathya Sai Baba Centre of Toronto ($250,000)
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United Jewish Appeal ($15 million)

Anche l'opposta fazione non ha resistito alla tentazione di procacciarsi i consensi all'interno delle micro-comunità allogene tramite concessioni a dir poco generose. Lo scorso ottobre Stephen Harper, leader del Partito Conservatore, mise a disposizione ben 30 milioni di dollari più l'edificio del War Museum di Ottawa per fondare un Centro per il Pluralismo Globale (e già il nome è tutto un programma...). Nell'articolo vengono menzionati altri particolari e retroscena degni di nota.

Le conclusioni sono quelle che già in altre occasioni abbiamo ribadito. La frammentazione etno-culturale produce l'asservimento dei pubblici poteri agli interessi particolaristici delle varie comunità, le quali, in ragione della loro stessa presenza e consistenza, si sentono in diritto di avanzare (e vedere accontentate) ciascuna le proprie richieste (soddisfatte, come abbiamo visto, non sempre per vie legali). Tutto nel più puro spirito lobbistico. E' così che il "do ut des" diventa l'unica vera regola di un sistema politico già avvelenato.

Fonte: National Post

How ethno-politics poisons democracy

Naresh Raghubeer, National Post
Published: Tuesday, July 31, 2007

Last week, Ontario Auditor-General Jim McCarter reported that the province's Immigration and Citizenship Ministry has been dispensing millions of dollars in grants to ethnic groups under a process that is "not open, transparent or accountable." In many cases, groups got money simply because their members were chummy with ministry insiders. "In essence, the decisions behind 'who got what' were often based on conversations, not applications," Mr. McCarter concluded.
But Mr. McCarter's report does not merely highlight a failure of process in an otherwise sound government disbursement program. What the Auditor-General documents is nothing less than a taxpayer-funded political black market based on "ethnic" and religious vote-buying.
Dalton McGuinty's government marked the 2006 and 2007 fiscal year-end by rushing $32.5-million dollars out the treasury's door. Destination: cultural and religious groups likely to vote Liberal in the coming October elections.
2007 grant recipients included: - Islamic Institute of Toronto ($500,000) - St. George Arab Cultural Centre ($300,000) - Bengali Community Centre ($250,000) - Armenian Community Centre ($500,000) - Six Sikh temples ($750,000) - Chinese Professional Association ($250,000 ) - Museum of Hindu Civilization ($200,000) - Sri Sathya Sai Baba Centre of Toronto, ($250,000) - United Jewish Appeal ($15 million)
Most astonishingly, the McGuinty government also threw a million dollar grant at the Ontario Cricket Association -- a sum that was $850,000 more than the Association itself had requested. The Iranian-Canadian Community Centre's $200,000 grant was disbursed despite there being "no written request for funding." In some cases, the spectre of a political quid pro quo was overt: The $250,000 that went to the Chinese Professional Association of Canada (CPAC) was delivered just a few months after 10 CPAC board members attended a fundraiser for the Minister of Immigration and Citizenship, Mike Colle (who has since resigned). A CPAC board member also worked in the Minister's office. Small world.
Awestruck Sikhs beheld $250,000 landing in a temple that was embroiled in a court battle over the alleged mismanagement of funds. Meanwhile, two grants of $100,000 each went to Sikh gurdwaras in Malton and Rexdale, where certain Sikh devotees promote the Khalistan movement and push to break up India. Photos of Sikh "martyrs" cover the Malton Gurdwara's walls. Even an image of Talwinder Singh Parmar is posted there, despite his masterminding 329 murders --including 280 Canadians and 136 children -- in the 1985 Air India bombing, the worst terrorist attack in this nation's history. It is the equivalent of funding a mosque that venerates Osama bin Laden.
The quest for votes means politicians are less willing to differentiate between moderates and extremists: Whoever is seen to control the microphone at the local temple -- and is therefore in a position to guide voting decisions -- gets the cash. Hence, federal and provincial politicians now shamelessly attend Sikh and Tamil events where terrorists are glorified. The same phenomenon may well explain why Liberal leader Stephane Dion had his party vote down crucial expiring provisions of the Anti-Terrorism Act, a law introduced by his own party in 2001. This placated the Muslim and Sikh supporters who helped him win the Liberal leadership. They know the Act's demise will help scuttle the RCMP's last chance to definitively fix guilt in the Sikh terrorist plot against Air India Flight 182, and thereby deny any sense of closure to the families of the murdered victims.
Canada's federal Conservatives can't resist, either, it seems. Last October, Mr. Harper turned over $30-million and Ottawa's venerable old War Museum building to establish the Centre for Global Pluralism. The Centre is to be captained by the Aga Khan, the spiritual leader of 15 million Shia Ismaili Muslims. How will our government react when much larger religious groups, such as Sunni Muslims, Hindus, Sikhs, Jews or Christians show up, wanting to establish similar international centres?
Meanwhile, back in Ontario, how have things gone since former citizen and immigration minister Mike Colle fell on his sword? In response to aggressive lobbying by Muslim and Jewish community members, Conservative Leader John Tory is promising $400-million to religious schools -- with the hope that religious votes will carry him to Ontario's premiership in October.
Whose interest is served when politicians play vote-bank politics with Canadian tax dollars? We risk importing into Canada the tribal politics that afflict the countries from which many of our immigrants have fled.
We also risk melding the realms of state and religion. This is a mixture that apparently appalls "progressive" Canadians when the religion at issue is Christianity. Why should the phenomenon be any less pernicious when the faith is Islam, Hinduism, Judaism or Sikhism?
Mr. McCarter's report is a warning that should be heeded not only in Ontario, but all across Canada. Canadians are justly proud to live in a country where people can practice their privately held faiths freely. The private sphere is where such matters should remain: Publicly funded programs that subsidize religious and ethnic groups may benefit a handful of well-connected organizations. But our democracy as a whole becomes impoverished in the process. - Naresh Raghubeer is executive director with the Canadian Coalition for Democracies, a non-partisan, multi-ethnic, multi-religious organization of concerned Canadians dedicated to human rights, national security and the promotion of democracy.

naresh@canadiancoalition.com

© National Post 2007

domenica, 12 agosto 2007
"Pianta alberi che possano giovare alla generazione successiva"

Cecilio Stazio, in Synephebi
postato da: Filippo84 alle ore 19:35 | Permalink | commenti
categoria:citazioni, cultura europea
domenica, 12 agosto 2007
Trovato in Novopress.info Italia.

Venghino venghino siore e siori…

Gli organizzatori del Festival Panafricaino della Musica (FESPAM), tenutosi a Brazzaville, hanno alloggiato in uno zoo i Pigmei che prendevano parte all’evento.
E dire che tutto ciò succede tra Africani! Per un popolo che non fa altro che rinfacciarci la schiavitù e la dominazione coloniale, tutto cio’ é abbastanza ridicolo.
La cosa più curiosa in questo affare é stata la risposta dei responsabili, nel giustificare la loro scelta: “I Pigmei approfittano dell’alloggio in hotel per rubare tutto.”

http://it.novopress.info/

postato da: Filippo84 alle ore 18:11 | Permalink | commenti (7)
categoria:deliri, attualita, africa, eventi e manifestazioni, non solo melting pot