giovedì, 29 novembre 2007


In Francia è nato un organismo, la Coordination Solidarité Enfants Martyrs de Beslan, che adotta a distanza, soprattutto dal punto di vista affettivo, quei bambini che hanno riportato pesanti traumi psichici a seguito del vile atto terroristico ceceno-islamista compiuto l'1 settembre 2004 nella scuola Numero Uno di Beslan (Ossezia del Nord, Federazione Russa).
Gabriele Adinolfi ha deciso di aderire a questa associazione ed intende aprirne una filiale in Italia. E' possibile contattarlo all'indirizzo di posta elettronica che vedete in basso per:

1) spedire doni con brevi frasi di accompagnamento che verranno tradotte in russo successivamente (si legga nell'articolo in fondo quanto specificato a proposito del tipo di doni da inviare);
2) partecipare all'edificazione del Coordinamento in Italia.

ga@gabrieleadinolfi.it

Il Natale ortodosso coincide con la nostra Epifania.
Ragion per cui è necessario acquistare qualcosa entro la metà di dicembre al fine di poterla far partire per tempo.

All'articolo è allegata una lista dei bambini e ragazzi che hanno accumulato le patologie somatiche, fisiologiche e sociali più gravi, con i relativi indirizzi di residenza. Tale lista è stata trasmessa da
Margarita Plotnikova, la responsabile di Mosca in carica per il coordinamento dell'intervento della Croce Rossa Internazionale a Beslan. Questi i suoi contatti (è anglofona):

Cellulare: 007-495-991 17 12
Telefono fisso: 007 0095 937 5267
Fax: 007-495 937 52 63
E-mail: margarita.plotnikova@ifrc.org


Fonte: NoReporter.Org


Mandiamo un abbraccio a Beslan

Trenta piccole vittime della follia finanziata dai magnati; insieme mandiamo loro un pensiero, un piccolo regalo, una carezza, un sorriso


Il 1 settembre 2004 veniva consumato uno degli atti terroristici più vigliacchi della storia. Un commando ceceno occupava una scuola elementare nella povera Repubblica dell'Ossezia del Nord, appartenente alla Federazione Russa, e dopo aver preso in ostaggio bambini e genitori si dava a dimostrazioni di efferatezza atte a piegare le autorità.

I terroristi torturavano e uccidevano gli ostaggi a più riprese. Figli sotto gli occhi dei genitori, madri e padri sotto gli occhi dei figli.

Di quell'inferno, di cui solo poco e transitoriamente è apparso sui media, molti bambini portano ancora tracce profonde e indelebili e hanno bisogno di essere recuperati alla vita. In Francia è nato un organismo la «Coordination Solidarité Enfants Martyrs de Beslan» al quale ho deciso di aderire e di cui intendo aprire una filiale italiana.

Questa organizzazione si limita ad adottare a distanza quei bambini non tanto per inviare loro denaro quanto per trasmettere affetto.

A quei bambini è opportuno pensare inviando loro almeno un regalo di Natale. Il loro è ortodosso e coincide con la nostra Epifania. Ragion per cui è necessario acquistare qualcosa entro la metà di dicembre al fine di poterla far partire per tempo.

Mi hanno comunicato quanto segue.

a) non inviare possibilmente vestiti né denaro
b) inviare o giocattoli (ma solo per i più piccoli), o maglie o sciarpe di squadre di calcio o rugby o di calciatori o di motociclisti o di piloti per i maschi oppure foulards o portachiavi regionali o qualcosa del genere per le femmine. Anche cioccolata o dolci non di breve scadenza sono bene accetti.

Tecnicamente dovrebbe funzionare così.

Singoli individui

a) chi invia qualcosa sceglie a chi farlo e prima di spedirlo mi avverte

b) prepara una frase di accompagnamento non lunga che io traduco in francese e mi faccio tradurre in russo

Gruppi o associazioni

Possono fissare feste, raccolte, concerti, conferenze ecc. e avviare la raccolta che poi possono finalizzare contattandomi per l'ultimo passaggio (o se servisse per ragioni organizzative o consultive anche prima) ricordo la mia mail ga@gabrieleadinolfi.it

Allego la lista dei bambini.

Chiunque acquisti un pensiero è pregato di comunicarcelo prima di farlo partire e questo per due ordini di motivi

a) per controllare con Parigi e Mosca l'attualità dell'indirizzo (che non dovrebbe cambiare essendo il dato molto recente)
b) per evitare che magari un babino riceva quattro regali e molti non ne ricevano nessuno.

Prego chiunque sia interessato sia individualmente sia, meglio ancora, alla partecipazione all'edificazione del Coordinamento in Italia di contattarmi quanto prima

ga@gabrieleadinolfi.it

Benché i terroristi siano stati finanziati da alcuni magnati «pacifisti e arancioni» che la fanno da padroni anche in casa nostra e malgrado le considerazioni geopolitiche non è tanto la causa in sé né l'essere pro o contro russi, pro o contro ceceni, a indurci a quest'iniziativa. Lo è un insieme di sdegno, amore e senso dei doveri elementari.

Vi ringrazio

Gabriele Adinolfi


Coordination Solidarité Enfants Martyrs de Beslan

hp.falavigna@wanadoo.fr

24.11.2007

La Croce Rossa Internazionale a Ginevra ci ha messi in relazione con la responsabile di Mosca in carica per il coordinamento del suo intervento in Ossezia del nord a Beslan.
Si chiama Margarita Plotnikova, russa, anglofona, ci ha trasmesso la lista qui allegata di bambini che accumulano patologie somatiche, fisiologiche e sociali.

I suoi telefoni

Mobile 007-495-991 17 12 Fisso 007 0095 937 5267 Fax 007-495 937 52 63

margarita.plotnikova@ifrc.org


Costei ci ha messo a sua volta in contatto con la responsabile della Croce Rossa dell'Ossezia del Nord a Beslan, Irina KUSOVA redkross@ossetia.ru

Questa è la lista dei bambini con il maggior numero di t raumi ai quali s'intende offrire un regalo per Natale


BESLAN 363 020 OSSEZIA DEL NORD FEDERAZIONE DI RUSSIA

Robert BALIKOV reso orfano durante l'attentato, ferito e traumatizzato, Nato nel settembre 1997, abita dalla zia, all'indirizzo: Svetlana 6/35 Plieva st
BESLAN 363 020 OSSEZIA DEL NORD FEDERAZIONE DI RUSSIA
Tel 3 07 22 8 905 538 1930

Mkrtich MKRTCHYAN, gravemente ferito, in stato depressivo, ha ancora oggetti metallici nel cranio pur dopo numerose operazioni in Russia e Germania. Nato il 24cluglio 1995 domiciliato all'indirizzo: Mira 19/10

BESLAN 363 020 OSSEZIA DEL NORD FEDERAZIONE DI RUSSIA

Rouslan SALKAZONOV multitraumatizzato dalle schegge delle mine piazzate dai terroristi, deregolazione dell'apparato motorio, ospedalizzato alla crinica oftalmica, nato il 4 settembre 1997 vive da sua nonna all'indirizzo: dom Pileva 4/5 BESLAN 363 020 OSSEZIA DEL NORD FEDERAZIONE DI RUSSIA

Alina GULLAEVA grevemente ferita, bruciata, paralizzata di un braccio, con schegge metalliche nell'apofisi, vive chiusa e rifiuta scuola e amicizie. Ha assistito alla morte di sua madre e di sua sorella assassinate durante l'attentato. Nata il 1 luglio 1993.

Indirizzo: dom Pervomaiskaya 52 BESLAN 363 020 OSSEZIA DEL NORD FEDERAZIONE DI RUSSIA
Tel 007 86737 33461

Georgy ILYN gravemente ferito, ipoplegia del rene destro, traumatisma psicologico, nato nell'aprile 1996; indirizzo: dom Br Nogaevykh 92 BESLAN 363 020 OSSEZIA DEL NORD FEDERAZIONE DI RUSSIA
tel 007 86737 32482
Ha una famiglia francese che lo segue a distanza

Anna KADALAYEVA traumatismi psicologici non abbiamo il suo dossier medico). Nata nel 1995. indirizzo: dom Sigova 13,43 BESLAN 363 020 OSSEZIA DEL NORD FEDERAZIONE DI RUSSIA

Georgy KONIEV politraumatisma psicofsico, tutta la sua famiglia è stata assassinata durante la strage terrorista, nato il 2 marzo 2000 vibe presso un tutore tel. 007 86737 34258.
Indirizzo: dom Koniev Guennady Alievich 56 Komsomolskaya st- BESLAN 363 020 OSSEZIA DEL NORD FEDERAZIONE DI RUSSIA

Vladivslav SIKOEV nato il 25 agosto 1990

Angelika SIKOEV nata il 17 dicembre 1996
Sono molto turbati per aver subito tre giorni di torture e aver assistito alla morte della madre nell'attentato mentre il padre, cercando di proteggerla, restava invalido. Hanno soprattutto difficoltà economiche perchè sono seguiti affettivamente di lontano da una famiglia francese.
Indirizzo: Dom Pervomaskaya 153/153a BESLAN 363 020 OSSEZIA DEL NORD FEDERAZIONE DI RUSSIA tel 007 86737 34300

Zaour PLIEV nato il 25.09.1994
Ha passato una lunga degenza e una lunga rieducazione; la madre e la sorella sono state anch'esse gravemente ferite nell'attentato, il padre è disoccupato. Una famiglia fancese lo segue regolarmente. Indirizzo: Dom Komintern 77/30 BESLAN 363 020 OSSEZIA DEL NORD FEDERAZIONE DI RUSSIA tel 007867 37 37412

Ilona KHOUBAEVA nata il 10.08.1996
Diversi traumi psicofisici, più volte operata agli occhi in una clinica oftalmica di Gottingen (Germania). Attendiamo di avere il suo indirizzo

Moural KALMANOV nato il 5 giugno 1988
Gravi sequele dall'attentato nel quale sua madre è stata fatta saltare in aria dai terroristi; è in tutela da sua zia. Indirizzo:
DOYEVA ZAREMA
Dom Per Lermonotova 72a /17 BESLAN 363 020 OSSEZIA DEL NORD FEDERAZIONE DI RUSSIA
Tel 007 867 37 30517


Zalina PLIEVA nata nel 1996

Ferita allo stomaco e all'intestino; sua sorella le è stata uccisa accanto e sua madre è divenuta neuropatica. Vive con il padre a casa della nonna. Ha bisogno di un forte sostegno neurologico.
Attendiamo di avere il suo indirizzo.

Dzarasov ZAUR nata il 25 maggio 1987
Ferita nell'attentato, suo fratello è invece deceduto a causa delle ferite. Ha bisogno di altre operazioni ed è molto fragile. Indirizzo: Dom 10 Hetagurova str. BESLAN 363 020 OSSEZIA DEL NORD FEDERAZIONE DI RUSSIA Tel 008 928489 3088

Zakema GORGIEHIEVA nata nel 1989
Adottata dallo zio, privo di risorse, ha problemi oftalmici e ha già perso un occhio. Indirizzo: 51 Gorkogo st BESLAN 363 020 OSSEZIA DEL NORD FEDERAZIONE DI RUSSIA

Roman BZEIEZ nato nel 1998
Gravemente ferito durante la presa di ostaggi, i suoi genitori gli sono morti a fianco per le esplosioni delle cariche dinamitarde. Vive presso la zia. Indirizzo: 22 Markova st. Appart.21 BESLAN 363 020 OSSEZIA DEL NORD FEDERAZIONE DI RUSSIA Tel 3 25 07

Azamat TETOV nato nel 1993
Ferite fisiche e psichiche (ci manca il dossier medico). Indirizzo:
Mira 11/53 BESLAN 363 020 OSSEZIA DEL NORD FEDERAZIONE DI RUSSIA Tel 007 86737 32386

Alevtina FADEEVA
Problemi psicologici gravi. Indirizzo: Dzarahohova 33/12 BESLAN 363 020 OSSEZIA DEL NORD FEDERAZIONE DI RUSSIA Tel 007 86737 34724

Marc DJIOHEN
Problemi posicologici gravi. Non abbiamo il dossier. Indirizzo Naberezhnaya 44 BESLAN 363 020 OSSEZIA DEL NORD FEDERAZIONE DI RUSSIA

Kalmanov MOURAT nato il 5 giugno 1988
La madre è morta durante la sparatoria dovuta all'intervento delle forze russe. Ferito alla spalla, al gomito e alla tempia ha subito una lesione al nervo radiale ed è affetto da lesioni auditive permanenti.
Orfano anche di padre, questo ragazzo vive dalla zia
Doyeva Zamera
Per. Lermonotova 72 / apt. 17 BESLAN 363 020 OSSEZIA DEL NORD FEDERAZIONE DI RUSSIA
TEL 007 867 37 30517


MARGIEV SOSLAN

Ferite alle braccia, affetto psicologicamente, soggetto a riabilitazione fisica, vive col padre che è un senza tetto. Il domicilio provviosrio è:
5,3 Kosmodem’ Yanskoi st BESLAN 363 020 OSSEZIA DEL NORD FEDERAZIONE DI RUSSIA

Kristina KHABLIEVA nata il 22.11.1994
Nell'attentato ha visto morire il fratellino, è soggetta a cure psiconeurologiche e deve essere seguita in permanenza. Vive con i genitori presso lo zio. Indirizzo:UI Bratiev Margoevykh 19 BESLAN
Tel 007 867 3738140

Alina ALBEGOVA nata il 02 02 1990
Ferite multile, le principali agli arti inferiori, ha traumatismi psichici. Inoltre la madre è morta in un incidente stradale. Vive dalla nonnna:
Plieva 6/48 BESLAN 363 020 OSSEZIA DEL NORD FEDERAZIONE DI RUSSIA

Vladimir OZIEV nato nel 1996
ha subito una garve ferita alla testa; ha perso l'occhio sinistro ed è traumatizzato avendo visto morire il fratellino e la mamma mentre il padre restava ferito nel tentativo di far loro scudo. Vive dalla nonna. Indirizzo: OZIEV 27 Makarova st. Appart.31 BESLAN 363 020 OSSEZIA DEL NORD FEDERAZIONE DI RUSSIA
TEL 3.28.51

Guennady PUHAEV nato nel 1997
Commozione cerebrale e depressione. Indirizzo:
11/11 Oktyabryskaya BESLAN 363 020 OSSEZIA DEL NORD FEDERAZIONE DI RUSSIA

Fatima DZGOEVA nata nel 1997
Commozione e depressione. Indirizzo:
Per Shkolny 39/14 BESLAN 363 020 OSSEZIA DEL NORD FEDERAZIONE DI RUSSIA

Fatima KHOSONOVA
Non abbiamo il dossier. Sappiamo che soffre di depressione.
Naberezhnaya 55, BESLAN 363 020 OSSEZIA DEL NORD FEDERAZIONE DI RUSSIA

David TSIRIKOV nato nel 1995
Traumatizzato, seguito neurologicamente per la ricostruzione psicologica.
Orfano di madre, deceduta per un tumore, ha il padre handicappato dalle ferite dell'attentato. Vive dalla zia. Indirizzo ZHANNA TSIRIKOVA
129 LENINA str. BESLAN 363 020 OSSEZIA DEL NORD FEDERAZIONE DI RUSSIA

mercoledì, 28 novembre 2007


Il movente è lo stesso dell'autunno 2005 (e simile a quello di due settimane fa ad Amsterdam): due giovani africani della banlieue rimasti accidentalmente uccisi. Idem l'epilogo (in Francia come in Olanda): la ben nota racaille afro-magrebina (quella che dovrebbe "arricchirci culturalmente" eh!) incendia auto e bidoni della spazzatura, si scontra violentemente con la polizia (è di 77 poliziotti feriti il bilancio fino a ieri), aggredisce pompieri, giornalisti e passanti, saccheggia negozi, mette a ferro e fuoco i commissariati.

Tutto ha inizio a
Villiers-le-Bel, una ventina di chilometri a nord di Parigi, dove nel pomeriggio di domenica 25 novembre una moto non omologata con a bordo due adolescenti, senza casco, di 15 e 16 anni (un marocchino e un senegalese), si scontra con un'auto della polizia. I due giovani sono morti nell'impatto.

Tre testimoni hanno confermato la versione dei poliziotti riguardo alle circostanze dell'incidente: la volante circolava normalmente a lampeggianti spenti, mentre i due africani sopraggiungevano frontalmente a gran velocità, noncuranti della precedenza che doveva essere accordata al veicolo in fase di svolta ad un incrocio
.

I disordini scoppiati in seguito all'accaduto hanno interessato altri agglomerati urbani attorno all'area parigina e il quartiere della Reynerie a Tolosa, in cui si è cercato di appiccare il fuoco anche ad una biblioteca. D'altronde questi rientrano tra i famosi "vantaggi economici" derivanti dall'immigrazione... o no?!

Fonti: fr.news.yahoo.com, Adnkronos - Ign, Le Monde, Agence France-Presse, Le Matin Online, 20minutes.fr, Le Post
[cliccare sul collegamento per prendere visione degli articoli]
lunedì, 26 novembre 2007


La partita si gioca all'attico mentre al massimo noi emergiamo di quando in quando dallo scantinato per vedere cosa avviene in portineria. Per questo prendiamo sovente fischi per fiaschi, enfatizziamo fatti minori e non li cogliamo nella loro interezza.

Ci troviamo in un periodo di trasformazione internazionale in cui si stanno combattendo almeno quattro guerre mondiali occulte, più intrecciate che parallele.

Prima guerra

La prima guerra è quella tra euro e dollaro, senza esclusione di colpi, una guerra tra banchieri che ha determinato gli scenari internazionali inaugurati con l'11 settembre. Controllare i pozzi, far salire il prezzo del petrolio fino al punto da renderlo conveniente agli interessi americani ma non di più, svalutare il dollaro e impedire le transazioni in euro: ecco le ragioni più importanti degli interventi “di pace” americani nel Vicino Oriente.

Seconda guerra

La seconda guerra concerne la geopolitica di droga, petrolio e gas. Essa vede contrapposti il partito atlantico a quello russo/asiatico ma comprende anche furiose guerre intestine tra Inghilterra, Usa e Israele con il coinvolgimento di attori minori sulla rotta afghano-balcanica e su rotte alternative come Marocco e Spagna.

Terza guerra

La terza guerra riguarda la Cina: tutti gli altri protagonisti fanno a gara nel contendersi rapporti privilegiati e nell'ipotizzare normative alla crescita del colosso giallo il quale, come se non bastasse, sta apprestandosi a gettare sul piatto tutta la sua potenza con effetti apocalittici.

Quarta guerra

La quarta guerra è quella di Putin: la ripresa russa che sta facendo rinculare l'influenza yankee nella cerniera eurasiatica e che sta allargano il raggio strategico al Vicino Oriente non è un epifenomeno ed è, anzi, addirittura potenziale causa di una guerra mondiale vera e propria.

Non se ne occupano i media

I media, impegnatissimi a mettere in scena la nostra quotidianità che oscilla tra il drammatico, lo squallido e l'avvilente, non si occupano affatto delle questioni di fondo da cui però dipende la nostra vita di tutti i giorni. Se non se ne occupano i media nemmeno lo fanno i “camerieri dei banchieri” che sono impegnati a parlare solo il politichese per capitalizzare lo “share”. Ma noi dobbiamo, invece, avere un'idea d'insieme, che poi è l'unica garanzia che abbiamo di non prendere cantonate nella politica nazionale. Perché se fraintendiamo i moventi altrettanto ci capita per quanto riguarda le previsioni future e, se sbagliamo queste, non facciamo che oscillare come fuscelli trascinati dalla corrente.

Ed è per questo che l'ho presa da lontano: mi sembra indispensabile.

Continua in NoReporter.Org

domenica, 25 novembre 2007


Nel blog di supporto a Fatti d'Europa (L'archivio), sotto la categoria "emigrazione", è stata raccolta una serie di articoli (provenienti da fonti diverse) riguardanti un nuovo preoccupante fenomeno: la fuga degli Europei dalle rispettive nazioni. Prima di fornire i numeri relativi a questo esodo e al contemporaneo ingresso di immigrati (la situazione meglio documentata è quella della Gran Bretagna), vale la pena fare almeno tre osservazioni di carattere generale desumibili dalla lettura degli articoli:

1) Perché gli Europei emigrano? Per un generale scadimento della qualità della vita (dipendente, ad esempio, dal sistema di tassazione o di previdenza sociale), per il senso di sfiducia nelle opportunità lavorative o di carriera professionale che verrebbero loro offerte (es.: disoccupazione, retribuzioni giudicate insufficienti), per l'erosione culturale di cui si sentono vittime in patria.
Fra questi aspetti e la questione dell'immigrazione esiste un rapporto più o meno diretto.
 
2) Chi emigra? A lasciare il proprio paese sono soprattutto giovani europei qualificati, professionisti magari dalla carriera già avviata, ma negli ultimi anni è in aumento anche il numero di emigrati in possesso di titoli di istruzione inferiori

3) Cosa accade nel frattempo? L'immigrazione verso i paesi europei sta aumentando o resta sostanzialmente stabile (come in Germania). La grande maggioranza degli immigrati non è qualificata ed è poco istruita.

Ma sia ben chiara una cosa: scappare non è mai una soluzione!
Ecco alcune cifre relative a Gran Bretagna, Germania, Paesi Bassi e Svezia.

Gran Bretagna:

Dal 1997:
- 1,8 milioni di Britannici sono emigrati e di questi circa la metà ha fatto ritorno;
- più di 3 milioni di stranieri sono arrivati e circa la metà se n'è andata;
QUINDI: 900.000 Britannici in meno e come minimo 1,5 milioni di stranieri in più.

Dal 2001 al 2005:
- 2.258.000 gli immigrati giunti: di questi, 871.000 quelli ripartiti; ALLORA 2,258 milioni - 871 mila = +1.387.000 residenti nati all'estero;
- 503.000 cittadini britannici hanno lasciato il paese e non sono più tornati;
- la percentuale dei nati all'estero è salita dall' 8% (2001) al 10% del totale (2005).

Fra giugno 2005 e giugno 2006:
- 207.000 cittadini britannici hanno abbandonato l'isola;
- sono arrivati almeno 574.000 immigrati.

Anno 2006:
- complessivamente, un aumento di 316.000 stranieri ed una perdita di 126.000 Britannici;
- l'immigrazione ha contribuito per il 55% alla crescita della popolazione;
- 4 emigrati su 10 occupavano incarichi professionali e manageriali.

Mete preferite dagli emigrati britannici: Australia, Spagna, Nuova Zelanda, Francia, Stati Uniti.

A Birmigham, nelle classi elementari, i bambini che non parlano inglese come madrelingua sono passati, nel solo ultimo anno, dal 5 al 20%.

Aborti: interrotta 1 gravidanza su 5 (il dato si riferisce all'Inghilterra e al Galles, ma è ignoto il periodo di riferimento).

Fonti: Townhall.com, The Telegraph (1 e 2), pressdispensary.co.uk, Daily Mail (1 e 2), Effedieffe

Germania:


Anno 2005:
- 144.815 i Tedeschi emigrati secondo l'ufficio federale che si occupa di statistiche (+25% rispetto al 2002);
- N.B.: questo è soltanto il dato ufficiale, sicuramente inferiore a quello reale, poiché molti lasciano la Germania senza notificare la propria partenza alle rispettive municipalità;

Due le ragioni principali che spingono i Tedeschi ad andarsene: tassazione troppo elevata ed estraniazione socio-culturale dovuta all'immigrazione di massa, la quale stravolge il profilo identitario di appartenenza e di riferimento.

Mete preferite:
Norvegia, Danimarca, Svizzera, Austria, Nuova Zelanda, Stati Uniti.

Emigrati tedeschi:
- la metà ha meno di 35 anni;
- la percentuale dei laureati è 10 volte maggiore rispetto alla media nazionale.

Fonti: The Brussels Journal, Spiegel online

Paesi Bassi:


Anno 2006: più di 130.000 Olandesi hanno lasciato il paese.

Nei primi 9 mesi del 2006:
- quasi 100.000 gli emigrati (12.000 in più rispetto allo stesso periodo del 2005) e circa la metà erano nativi d'Olanda;
- 76.000 immigrati si sono stabiliti nel paese (+6.000 rispetto allo stesso periodo del 2005).

L'emigrazione ha raggiunto i livelli più alti dopo gli assassinii di Pim Fortuyn e Theo van Gogh. Essa ha rallentato la crescita della popolazione.

Fonti: The Brussels Journal, Expatica

Svezia:


Anno 2006:
-
95.750 immigrati (è record: +47% rispetto al 2005);
- 44.908 persone emigrate (+18% rispetto al 2005);
- il gruppo più consistente di immigrati (16%) è costituito da Svedesi che ritornano in patria, seguiti però dagli Iracheni (11%), la cui immigrazione nel paese scandinavo, per effetto della guerra condotta dagli Stati Uniti, è aumentata del 269% rispetto al 2005.
[cliccare sul collegamento in basso per vedere una lista, in fondo all'articolo, relativa ai paesi di provenienza degli immigrati in Svezia]
- 51.239 immigrati hanno acquisito la cittadinanza svedese (altro record): di questi, ben 12.895 erano iracheni.

Fonte: The Local
giovedì, 22 novembre 2007


Fra le piccole e fin troppo rare azioni di resistenza (sì, avete letto bene: resistenza) annoveriamo quella di Fabio Fazi, primo cittadino di Cupramontana, in provincia di Ancona, il quale si è opposto al razzismo anti-italiano nelle assegnazioni degli alloggi popolari. Il sindaco ha infatti deciso di bloccare tali assegnazioni fino a quando la Regione non rivedrà le attuali graduatorie che favoriscono famiglie straniere a discapito delle italiane (piaga, questa, non solo marchigiana però...).
Naturalmente non sono mancate le polemiche con le consuete accuse di "xenofobia" rivolte al sindaco, provenienti dall'opposizione di sinistra (ma cosa sono davvero "destra" e "sinistra" oggi?!), dal sindacato della Cgil (Confederazione Generale non più Italiana del Lavoro) e dalla Caritas (ovvero, proprio da chi trae i maggiori profitti da questa nuova guerra fra poveri).
Noi, dal canto nostro, non possiamo che augurarci tante piccole ma significative ribellioni sull'esempio di Fabio Fazi, l'eretico di AN, come non a torto titola il sito di informazione NoReporter.Org ("AN" che in questo caso non è la provincia di Ancona...).

Fonte: Il Resto del Carlino - Ancona

"Basta alloggi popolari assegnati solo agli stranieri"
La decisione del sindaco Fabio Fazi scatena polemiche. Le motivazioni del primo cittadino: "Le graduatorie favoriscono solo gli immigrati"

Cupramontana (Ancona), 12 novembre 2007 - Fabio Fazi nell’occhio del ciclone per la posizione assunta sugli alloggi popolari. Il primo cittadino ha deciso di bloccare l’assegnazione fino a quando la Regione non rivedrà le attuali graduatorie che favoriscono famiglie straniere a discapito delle italiane. E delle cuprensi in particolare.

Una scelta che ha subito diviso la piazza tra favorevoli e contrari. Ma lui come sempre tira dritto: "Sono case costruite con i denari dell’ex Gescal — ricorda il primo cittadino — e ho casi di famiglie cuprensi che hanno estremo bisogno di un alloggio e io non posso darglielo, anche se ne ho disponibilità, perché le graduatorie della Regione favoriscono oltre ogni logica gli stranieri”. C’è chi l’ha definita una scelta populista, che però ha fatto molto presa tra i cittadini della “capitale del verdicchio".
Ovviamente non tutti sono d’accordo con il sindaco.

L’arcipelago della sinistra e quello cattolico si sono subito scagliati contro. Ulivo, Sinistra democratica, Pdci, sinistra radicale, Caritas e Cgil hanno bollato il primo cittadino di aver usato toni xenofobi e sottolineano come ci sia il rischio di creare un clima di divisione. Insomma, una guerra tra poveri da evitare: "Di fronte alle sconcertanti dichiarazioni del sindaco di Cupra Montana tutte le associazioni e i partiti che sottoscrivono questa uscita pubblica sono concordi nel ritenere che l’Amministrazione non possa rifiutarsi di assegnare gli alloggi popolari ai cittadini (italiani o stranieri non deve fare differenza) che hanno i requisiti per richiederli. Gli alloggi popolari sono, per definizione, un bene comune che non può essere gestito in modo privatistico dalla giunta. Esiste una normativa e questa va rispettata, a partire dal primo cittadino. Non ci stupiamo di questo atteggiamento, diciamo eufemisticamente 'soggettivo', che l’avvocato Fazi ha nell’interpretare il mandato popolare che dovrebbe vederlo quale primo tutore della legge e dell’uguaglianza dei cittadini di fronte ad essa. Adesso però ci troviamo di fronte ad una questione sensibile che rischia di avvelenare il clima di convivenza civile ben al di là della semplice questione degli alloggi".

lunedì, 19 novembre 2007


Parliamo in breve di alcuni recenti accadimenti passati completamente sotto silenzio dai mezzi di informazione del regime. Prima di passare ad esporli seguendo la loro successione cronologica, è bene far notare il profilarsi di un nuovo orizzonte di scontro etno-culturale sul suolo europeo, motivato, oltre che da una innaturale promiscuità, da dinamiche geopolitiche e socio-culturali che hanno origine in ambito extraeuropeo, in questo caso turco, curdo e armeno (punti 1 e 4). Dunque, una ragione in più per la quale temere (la tensione globale, tanto cara al sistema elitario, è alle porte...) e per rivedere le proprie posizioni qualora non l'abbiate ancora fatto.

1) Bruxelles. Elaib Harvey, del Brussels Journal, in un breve articolo di ottobre riferiva di alcuni scontri fra la polizia e giovani turchi del quartiere in cui vive (a maggioranza turca), dopo che questi avevano dato alle fiamme il centro sociale della locale comunità curda. L'atto vandalico, avvenuto alla fine del marzo scorso, sarebbe stato una sorta di risposta vendicativa per un'imboscata subita qualche giorno prima dall'esercito turco ad opera della guerriglia curda del PKK (nel mondo globalizzato un'unica miccia è in grado di far detonare più di una bomba, in diversi punti del globo...). All'aggressione turca è seguita la naturale risposta dei residenti curdi, con la polizia che cercava di separare i due gruppi e che si è poi vista costretta a fronteggiare entrambi.
Giovani turchi sono stati protagonisti di almeno altri due episodi di intolleranza nella capitale belga. Domenica 21 ottobre hanno saccheggiato un ristorante (o caffé, a seconda delle fonti) armeno nel corso di una manifestazione (secondo il gestore, la polizia, seppur presente, non sarebbe intervenuta). Nella sera dello stesso giorno
Mehmet Koksal, giornalista turco di nazionalità belga, sorpreso davanti all'ambasciata americana, è stato costretto a fuggire perché inseguito da una ventina di turchi intenzionati a linciarlo. Koksal aveva filmato i manifestanti dell'estrema destra turca: sui motivi e le modalità di tale aggressione rimandiamo ad un post del suo blog (in lingua francese).  

Fonti: The Brussels Journal + SABCnews.com

2) Amsterdam. Il 14 ottobre un agente donna della polizia spara, uccidendolo, ad un ventiduenne marocchino, Bilal Bajaka, che stava accoltellando lei ed un suo collega (i due hanno riportato ferite gravi al petto, al collo, al viso e alla schiena). L'uccisione del marocchino ha scatenato una rivolta urbana nel distretto di
Slotervaart che si è protratta per diverse notti successive, sul modello dei tumulti nelle periferie francesi del novembre 2005: auto incendiate e scontri con la polizia.   
La famiglia di Bajaka si è difesa sostenendo che fosse mentalmente pazzo e che soffrisse di un'ossessione suicida (sì sì, ossessione suicida ma con effetto omicida...). Paul Belien, l'autore dell'articolo utilizzato come fonte, ci informa che il marocchino fosse un amico personale di Mohammed Bouyeri, l'islamista che nel 2004 aveva ucciso il regista Theo van Gogh. Bene, un motivo in più per non piangere la morte del nordafricano.

Fonte: The Brussels Journal

3) Copenhagen. Domenica 21 ottobre alcuni esponenti delle organizzazioni SIOE e SIAD, che abbiamo già menzionato in altra occasione, sono stati vittime di un tentato omicidio, in un parcheggio sotterraneo della capitale danese, da parte di un gruppo di ignoti armati di spranghe metalliche. In quello stesso giorno era in programma una manifestazione indetta dalle due associazioni. Nonostante i feriti, la manifestazione si è svolta ugualmente.

Fonte: SIOE

4) Berlino. Nell'ultima settimana di ottobre ultranazionalisti turchi hanno attaccato un centro culturale curdo brandendo machete e ferendo decine di persone. Le ostilità sarebbero state un riflesso dei rinnovati scontri fra l'esercito turco e i ribelli curdi al confine con l'Irak.
Nella sera di domenica 28 si sono verificati altri tafferugli che hanno visto schierati la polizia da una parte ed immigrati turchi e curdi dall'altra: 18 gli agenti feriti, 15 le persone arrestate nella mattina di lunedì.

Fonti: International Herald Tribune + The Christian Science Monitor

5) Lakewood (New Jersey, Stati Uniti). Nella mattinata del 12 novembre uno scontro fuori dalla scuola superiore di Lakewood si è tramutato in una rissa furibonda all'interno dell'edificio che ha visto coinvolti circa 150 studenti e per la quale si sono resi necessari 75 poliziotti (provenienti anche da paesi limitrofi) per riportare la situazione alla normalità. Motivo scatenante, le tensioni fra gang rivali afro-americane e ispaniche. Il corpo studentesco è composto per il 43% da ispanici (centro e latino-americani), per il 36% da neri e per solo il 19% da bianchi. A buon rendere!

Fonte: The Star-Ledger
venerdì, 16 novembre 2007


Non è mai stato un mistero: una buona parte (o, proporzionalmente, la gran parte) dell'edilizia pubblica residenziale viene assegnata agli immigrati, poiché formalmente in possesso dei requisiti minimi necessari più di quanto non lo siano le classi popolari autoctone. Queste ultime, d'altra parte, non navigano in acque tranquille come minimo da 15-20 anni (almeno in Italia) e per molte famiglie le acque non sono soltanto mosse... sono da maremoto! Tanto che, talora, l'usura delle banche ci fa scappare il morto, come è successo il mese scorso a Tolentino, in provincia di Macerata, dove un operaio si è suicidato all'interno della fabbrica in cui lavorava perché temeva di non riuscire più a pagare la rata del mutuo (collegamento ad un articolo da Etleboro Italia). Per la Repubblica è giusto che il marocchino o il pakistano con quattro o cinque figli più moglie al seguito si "cucchi" la casa popolare ("poverino", in famiglia lavora solo lui e non prende neanche 1.000 euro al mese...). L'operaio di Tolentino, invece, pensi a pagare il mutuo e se non ce la fa, che se la veda lui con la banca: e che caspita! Magari neanche l'operaio italiano arriva a 1.000 euro al mese, o ne prende 1.100, ma l'africano o l'asiatico ha la precedenza: rientra fra i "poveri", fra i "più bisognosi". E l'italiano? Ma che domanda?! E' un "benestante", suvvia! Lo dicono le carte... anche se poi finisce per impiccarsi...

Dalla Padova "città globale", ecco allora le cifre della vergogna pubblicate dal Gazzettino (Padova, agli immigrati assegnata la metà degli alloggi popolari):


A Padova la metà delle case di edilizia pubblica residenziale viene assegnato a stranieri. Un numero in parte dovuto alla bonifica di via Anelli conclusa dalla giunta Zanonato. Lo sgombero e la chiusura del ghetto ha tolto dalle graduatorie i residenti in 151 alloggi (80 erano di proprietà Ater). In media in un anno vengono assegnate circa 200 case pubbliche, tra cambi di inquilini e nuovi alloggi. Nel 2005 sono stati consegnati a stranieri 47 appartamenti, altri 62 assegnati agli ex abitanti di via Anelli: in tutto 109 case che su 200 sono il 54 per cento riservato a soli immigrati. L'anno scorso poi le case date agli stranieri sono state 98, il 49% del totale. E nel 2007, fino al 9 novembre scorso, si parla di 79 alloggi su 170 (il 46.4%). Nell'arco di tre anni (2005-2007) a Padova sono finite a stranieri 286 case dell'edilizia pubblica residenziale, il 47.6% del totale.Un fenomeno che per il Nordest vede l'apice a Padova, ma anche a Udine (l'Ater più grande del Friuli Venezia Giulia) la quota di stranieri che chiedono case di edilizia pubblica è elevata: ultimamente ha toccato infatti il 40%.

Vizio non solo padovano e più in generale italiano, a quanto pare. Un articolo del Daily Mail datato 8 agosto 2007 rivelava che
in tutta la Gran Bretagna, nel periodo compreso tra il 1997 e il 2005, agli immigrati sono andati complessivamente 4 alloggi popolari su 10 (un totale di 592.000). Il Primo Ministro britannico ha addirittura in programma la costruzione di 3 milioni di case entro il 2020 (!!!) per soddisfare la domanda derivante in parte (si prevede per un altro 40%!) dai nuovi arrivi. E questo con buona pace di ecologisti e ambientalisti vari, i quali difficilmente protesteranno contro cotanta cementificazione (sono soliti soprassedere quando le esigenze non sono esclusivamente autoctone...).

[Per le fonti cliccare sui collegamenti nel testo.]
sabato, 10 novembre 2007


Per sapere di più sulla vicenda, si leggano qui due articoli (fonti: "Repubblica" e "Messaggero").

Maurizio Blondet
10/11/2007

PERUGIA - E’ addirittura un’icona del nuovo mondo liberato e senza pregiudizi: un’americana e un italiano, un congolese e una ragazza britannica Erasmus all’allegra università per stranieri.
Il massimo del politicamente corretto.
Lietamente praticanti sesso droga e rock’n roll, niente problemi, niente patemi.
Il ritratto stesso della felicità terrena proclamata da tutti i pulpiti laici, dalla pubblicità, dalla TV, da l’Espresso, da Radio Radicale.
Mondializzazione in atto.
United colors of Benetton.
C’è scappata la morta ammazzata.
Come a Garlasco: via i genitori, lei invita lui a una «full immersion» d’amore, come disse lei a un’amica.
Ignara degli effetti di una «full immersion» su un ragazzo perbene, ma con dei problemi occulti in fatto di sesso, nascosti sotto una pietra pesante, e che premevano inconsci.
Morta ammazzata.
A Perugia, l’inglesina ci stava.
Senza problemi.
E’ una Erasmus: saprà ben «controllare le situazioni», è istruita, matura, studiosa.
Infatti stava facendo sesso col congolese da discoteca.
Solo che, pare, quando entra l’altro, l’italiano, lei si ribella.
E perché?
E’ tutto così facile, nei videoporno.
Sesso a quattro, a dieci, e alla fine tutti contenti.
Perché no?
Com’è che una di colpo rifiuta l’intrusione di un estraneo nel suo corpo?
La sgozzano.
Con una coltellata precisa, da assassino professionale.
Come mai?

Enigma.
I giornali non ce lo spiegano.
Sorvolano su questo enigma orrendo, fanno finta di non vedere l’assurdo mostruoso di una serata di sesso plurimo, fra giovani studenti «evoluti»,  finita in stupro omicida.
Si vietano di far domande.
Altrimenti dovrebbero mettere in discussione la falsità totale dei «principii» e dei «valori» che ogni giorno decretano: il sesso chiamato «amore», per essenza liberatorio purchè non represso; via i sensi di colpa, fate «l’amore» e così non farete la guerra, perché la violenza non nasce che dalla repressione sessuale, si sa.
Anche il razzismo è sesso represso, anche il moralismo intollerante…
Il fatto dimostra il contrario: quando si aprono i bassifondi della sensualità, ne vengono fuori entità che era meglio lasciare tappate nel buio, con una pietra pesante sopra, o un piolo di frassino nel cuore.
Non si sa come chiamarli: klippoth, jinn, spettrali residui cadaverici del mondo intermedio, potenze dell’aria che influiscono sulla psiche, e la infettano.
Lucrezio li chiamava «manes», residui, e «umbrae» che abitano i sepolcri.
Ma quella sapienza è cancellata.
A Perugia, era anche la notte di Halloween, la nuova-antica festa commerciale che per gioco evoca questi senza-nome.
Ma guai a farlo notare: retrivo, superstizioso reazionario.
Naturalmente è vietato dire quasi tutto, in questo campo.

E’ proibito gridare che ai giovani va raccomandata la castità, il pudore, o almeno il ritegno sessuale. Poi cadranno e ricadranno (ciascuno di noi lo sa) ma la norma ideale pedagogica dev’essere quella, e non solo perché il carattere ancora inesistente o malleabile non diventi una poltiglia lubrica, sub-umana.
E’ che bisogna porre il bersaglio in alto, in modo che si faccia uno sforzo per centrarlo.
Lo sforzo stesso addestra a non cadere nell’abisso.
Perché il sesso non è la felicità terrena; è un abisso, senza limiti verso il basso, e confina con le zone oscure del sangue versato.
Più è liberato, più rompe i limiti (questo dicono, quando lo vogliono «trasgressivo»), fino a vedere nel corpo - nel corpo della donna - solo un cadavere caldo da usare senza riguardi per l’essere umano che lo scalda da dentro.
E non ci si ferma finchè il cadavere non si fa freddo, rigido, e il lago di sangue nero e rappreso.
No, non la vogliono capire.
Ci sono grossi interessi in ballo da non sacrificare al moralismo.
L’eccitazione al desiderio fa vendere: bevande gassate e mutande di pizzo, telefonini, lampade al quarzo.
Coupè e roadster.
Veline e villaggi-vacanze.
Il moralismo vuol rovinare il business.

Chiamate subito Oliviero Toscani!
Subito un bel manifesto che, mentre vi vende dei maglioni, moraleggi contro «la violenza sulle donne»!
Due uomini che si palpano: e che uno sia negro mi raccomando.
Due donne angeliche che si baciano, una etnica vestita da suora.
United Colors, ecco la soluzione del male, dell’infezione che viene dall’abisso aperto.
Farabutti, mandanti di omicidio sessuale continuato.
Ma non possiamo dirlo.
E’ vietato per legge.

Maurizio Blondet

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sabato, 10 novembre 2007


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Presa da: http://ostile.blogspot.com

Ennesimo esempio della gran confusione sincretistico-mondialista che imperversa fra le cariche ecclesiastiche, alte e basse: apprendiamo dal Corriere della Sera che don Aldo Danieli, parroco di Paderno di Ponzano Veneto, piccolo centro nella provincia di Treviso,