giovedì, 31 gennaio 2008


Ci soffermiamo su un bizzarro articolo del Corriere della Sera, a firma di Gaia Piccardi, apparso ieri 30 gennaio sulle pagine elettroniche del quotidiano. Argomento dell'articolo sono i matrimoni "misti" in Italia, ossia quelli in cui almeno un partner è di nazionalità straniera.

- Partiamo dall'incipit, che subito tradisce l'ideologismo mondialista sul quale riposa la trattazione:


I nipoti dei nostri figli parleranno due lingue senza doverle studiare, si districheranno con scioltezza tra le sure del Corano e i libri dei Vangeli, trascorreranno un Natale al freddo e quello dopo al caldo, mangeranno d'abitudine salato a colazione [...]

In poche righe viene sbrigativamente offerta una favolistica visione del "modello famigliare misto", procedente per topoi artificiosi e lontani dal vissuto reale. Onestamente... chi si districherà "con scioltezza tra le sure del Corano e i libri dei Vangeli", a parte qualche teologo o esperto di religioni? E questo è solo per fare un esempio...

- Passiamo ad alcune cifre sciorinate con giubilante enfasi dall'autrice. I matrimoni "misti" sarebbero passati dagli appena 58.000 nel 1991 (3,2% del totale delle celebrazioni) alle 200.000 e più unità nel 2005 (pari al 14,3%). Più del quadruplo! - esclama l'articolista. Ma Gaia Piccardi omette di relazionare i dati delle coppie "miste" con i numeri dei residenti stranieri in Italia, rispettivamente nel 1991 e nel 2005. Appare infatti evidente che la frequenza di tali matrimoni aumenta all'aumentare dell'incidenza della presenza straniera nel nostro territorio. Nel 1991 i cittadini stranieri residenti in Italia erano 356.159 (1), contro i 2.402.157 censiti al 1° gennaio 2005 (2). Quindi, se è vero che le unioni "miste" sono più che quadruplicate (ma ne siamo certi... ?), è anche vero che tra queste e gli stranieri in Italia non esiste un rapporto di "proporzionalità diretta", essendo la quota delle presenze straniere nel 2005 non 4,5 ma 6,75 volte quella registrata nel 1991 (3). In altri termini, l'aumento dei matrimoni "misti" è stato proporzionalmente inferiore all'aumento degli stranieri residenti in Italia.

- Sorge anche il dubbio che quel dato del 14,3% sia stato per così dire "gonfiato", poiché in una nota informativa dell'Istat relativa ai matrimoni in Italia negli anni 2004-2005 si legge quanto segue (pag. 5 del documento .pdf):


Una delle novità più interessanti emersa nell’ultimo decennio nell’ambito dei comportamenti familiari in Italia è quella delle coppie in cui uno dei due sposi o entrambi sono di cittadinanza straniera. Si tratta di un fenomeno ancora contenuto, riguarda infatti il 12,5% di tutte le celebrazioni del 2005 [...].
I casi in cui entrambi gli sposi sono stranieri costituiscono una minoranza (3,5% del totale) mentre più numerose sono le coppie miste.

L'Istat parla di un 12,5%, non di un 14,3. Oltretutto, facendo la differenza fra quel 12,5% (uno o entrambi gli sposi di cittadinanza straniera) e quel 3,5% (entrambi gli sposi stranieri), si ottiene un 9% di matrimoni tra un/a italiano/a ed uno/a straniero/a nel 2005. Questo "meticciato" fra Italiani e stranieri sembra dunque ridimensionarsi al cospetto dei toni trionfalistici della giornalista.

- Altre due osservazioni sui dati forniti dalla Piccardi (ammesso che siano corretti...). Solo il 20% delle unioni "miste" coinvolge donne italiane: un dato piuttosto "anomalo", in controtendenza, anche alla luce del fatto che le italiane sono numericamente superiori agli uomini italiani e, allo stesso tempo, gli immigrati maschi sono più numerosi rispetto alle donne immigrate. Anomalia che, guarda caso, viene accennata di sfuggita, fra parentesi, senza alcun tentativo di spiegazione al riguardo (troppo scomodo forse?). Riteniamo inoltre di dover considerare un buon numero di questi matrimoni non misti a tutti gli effetti (o "misti" solo in parte), in molti casi essendo entrambi gli sposi europei e quindi maggiormente affini etno-culturalmente. Sono ad esempio tanti gli uomini italiani che hanno sposato donne dell'Europa orientale.

- Chiudiamo "in bellezza" con il dato percentuale relativo alle separazioni e ai divorzi tra i matrimoni "misti", valore che si aggira intorno all'80%, "con tendenza nettamente più elevata al divorzio". Il tasso di divorzio fra le unioni "miste" è il doppio di quello esistente fra le coppie composte da italiani. Una coppia "mista" su tre si spezza, divorziando o separandosi. Perbacco! Davvero un bilancio niente male di cui non resta che rallegrarsi... vero Gaia? Come spiegare allora un insuccesso del genere? Ma certo! Le unioni "miste" sono "ancora isolate dalla nostra società", dice la professoressa Tognetti (diamine, è colpa nostra, degli Italiani!). Oppure, molte coppie "non sono all'altezza dell'altissima sfida offerta dal rapporto interculturale", suggerisce quell'altra (troppo bigotti, più modernità... su su!). Ad ogni modo, mai scalfire il dogma multietnicista, costi quel che costi. Tanto il futuro sarà radioso lo stesso, fidatevi. "E basta", conclude la giornalista.

Note:

(1)
14° Censimento Istat della popolazione (anno 2001): vedere pag. 1.
(2) Statistiche in breve dell'Istat: La popolazione straniera residente in Italia al 1° gennaio 2005 (vedere pag. 1).
(3) 4,5 (circa) è il numero di volte di cui sarebbero aumentati i matrimoni "misti" dal 1991 al 2005, stando alle cifre di Gaia Piccardi (infatti 14,3 : 3,2 = 4,46). 6,75 è stato invece da me ottenuto dividendo 2.402.157 (residenti stranieri al 1° gennaio 2005) per 356.159 (residenti stranieri nel 1991, ma non so di quale mese).

Fonte: Corriere della Sera

[cliccare sulla fonte per leggere l'articolo]
lunedì, 28 gennaio 2008


Nella scorsa settimana le autorità dominicane hanno espulso in pochissimi giorni ben 2.002 clandestini haitiani, in gran parte diretti a Santo Domingo e nelle province di Santiago e Puerto Plata. Il corpo specializzato nella sicurezza delle frontiere e le forze armate nelle ultime settimane hanno raddoppiato la vigilanza per far fronte all'aumento di immigrati irregolari provenienti da Haiti. Dall'inizio dell'anno già diverse migliaia sono i rimpatri effettuati dalla Repubblica Dominicana.

Fonte: Radio Kiskeya

Immigrazione ed espulsioni: esempi dal resto del mondo
postato da: Filippo84 alle ore 22:28 | Permalink | commenti (4)
categoria:legalita, cronaca, america latina, immigrazione, espulsioni, cifre e statistiche
lunedì, 28 gennaio 2008


Bernardo Ghiso
28/01/2008

«Ben lungi dalla felicità si trovano quelli che vanno in cerca della saggezza».
All’opposto, «poco o nulla sono infelici quelli che più si avvicinano al naturale delle bestie».
Lo scrive Erasmo da Rotterdam nel suo famoso “Elogio della Follia”, in un paragrafo intitolato appunto «Felicità degli stolidi» (1).
Una ventina d’anni fa, in un palazzo qualsiasi dell’ultramassonica Unione Europea, qualche ultramassonico oltreché sfaccendato alto dirigente dev’esserselo riletto.
E fu così che nacque, non senza l’attivo interessamento dell’allora presidente francese Mitterrand, ultramassone pure lui, lo European Community Action Scheme for the Mobility of University Students: il famoso Progetto ERASMUS.
Tutti sanno di cosa si tratta.

I lettori di questo sito, però, non devono sottovalutare un importante dettaglio: il Progetto ERASMUS, in realtà, è un ben congegnato Progetto ORGASMUS.
Prendendola alla lontana e schematizzando un po’, il Progetto ORGASMUS funziona così.
Innanzitutto, i nostri adolescenti vengono scientemente mantenuti nell’ignoranza più crassa e nell’indifferentismo religioso più degradante da Licei e Istituti professionali statali.
Dai tredici anni in avanti, maschi e femmine (privi di veri padri e di autentici maestri) sono tutti assorbiti dall’impegno di perdere l’innocenza prima di raggiungere la maggiore età: un impegno inderogabile, cui fanno da essenziale pendant le decine di ore di Educazione sessuale frequentate a scuola.
Giunti ai diciotto-diciannove anni, l’aspettativa sociale e la totale assenza di competenze in qualsiasi campo, che non siano la musica o l’uso di stupefacenti, li spinge ad iscriversi in massa all’Università.
Una facoltà qualsiasi, l’importante è che la città sia diversa da quella di residenza della famiglia.
I soldi per l’affitto li mette il padre, i preservativi e le pillole del giorno dopo li infila la madre nel portafoglio o nella borsetta.
Dopo un paio d’anni di frequenza saltuaria alle lezioni, di esami ridicoli superati senza alcun impegno e senza alcun profitto, di bagordi, di mediocrità e di risatine, ecco finalmente i sei mesi,
i dodici mesi di ORGASMUS vero e proprio.

Il denaro necessario all’«arricchente esperienza» ce lo mette un po’ l’Unione Europea, un po’ qualche ente locale, un po’ la famiglia.
E quest’ultima molto volentieri, purché il ragazzo o la ragazza «vedano il mondo», «si relazionino con i diversi», «apprendano una nuova lingua con cui comunicare e viaggiare», «sappiano diventare giovani cittadini europei aperti e tolleranti verso le alterità».
Ben difformi, ovviamente, i propositi e le aspettative dei suddetti pargoli.
Una volta giunti nella città straniera prescelta, ecco spalancarsi di fronte a loro l’agognata prospettiva di un più o meno lungo periodo di «tempo sospeso», da trascorrere lontano da legami e doveri in una sorta di “paese dei balocchi”.
Eccoli, «i nostri ragazzi», indossare finalmente i panni dell’individuo ab-soluto, libero di darsi spensieratamente all’ozio e alla crapula in un’effimera compagnia di coetanei dalle più variegate provenienze.
Durante l’ORGASMUS, lo studio non importa che marginalmente.

I veri interessi sono altri: drogarsi e fornicare.
Ai tali fini sono deputati i cosiddetti «locali ERASMUS» (locali ORGASMUS), colorati e chiassosi esercizi pubblici sorti in molte città universitarie coinvolte nel Progetto.
Attivo fino a tarda notte, un locale ORGASMUS è l’ideale per incontrarsi, gozzovigliare, stabilire appuntamenti.
E’ qui che le Meredith e i Rudy approcciano le sole «alterità», le sole «diversità» che possano interessarli: i pusher e gli studenti disponibili a fornicare (2).
Non per nulla Erasmus, quello in carne ed ossa, di primo nome faceva Desiderius (3).
I «ragazzi ORGASMUS» formano così, nei mesi di permanenza all’estero predisposti per loro dalla Libera Muratoria, allegri assembramenti multirazziali e multilingui, in cui ognuno è «libero», «uguale» e «fratello» nella misura in cui rinuncia alla propria eredità culturale e spirituale, e in cui sacrifica eventuali remore morali sull’altare del freudiano Lustprinzip, il «principio del piacere».
Si realizza qui, al ritmo furioso di cacofonie rock, hip-hop o techno, la perfetta «unione degli egoisti», definitiva forma di coagulo sociale prevista nel 1844 dall’anarchico Max Stirner (4).
Nell’unione degli egoisti è effettivamente dato di «apprendere una nuova lingua con cui comunicare e viaggiare» nel mondo contemporaneo.
Si tratta dell’unico, monotono gergo dello sradicato: il raglio ossessivo dell’uomo-ciuco, Lucignolo.
«Poco o nulla sono infelici», ricordiamolo, «quelli che più si avvicinano al naturale delle bestie».
E non si dica, per cortesia, che non tutti i «giovani d’oggi» sono o fanno «così», è ovvio.
Esistono ancora, se non altro, i timidi e gli studiosi, e coloro che alla deboscia amano dedicarsi, sì, ma con juicio.

Eppure la corruzione subdola, salvo pochi casi di pregressa ed eccezionale «tenuta» religiosa, durante l’ORGASMUS sa raggiungere anche loro.
E come potrebbe non farlo, nel clima artificiale e guasto prodotto dal cozzare di centinaia di giovani abbandonati a se stessi, privi per mesi di punti di riferimento famigliari o comunque di figure adulte significative, senza un qualsivoglia controllo o indirizzo autorevole sul modo di impiegare il proprio tempo?
Spero che non sfugga il «relativismo implicito» di cui una simile situazione, dove lo «scandalo» dell’indifferentismo e dell’apolidismo identitario è massimo, è necessariamente la fonte.
Ben si comprende, dunque, il motivo per cui la Massoneria tiene così tanto alla Mobility of University Students.
Così recitava nel 1838, con esplicito riferimento alla vera Fede, un’Istruzione segreta dell’infame Setta: «Noi abbiamo intrapresa la corruzione in grande, la corruzione che deve condurci al seppellimento della Chiesa. Il cattolicesimo non teme la punta del pugnale, ma può cadere sotto il peso della corruzione. Popolarizziamo il vizio nelle moltitudini; che lo respirino coi cinque sensi, che se ne saturino. Fate dei cuori viziosi e voi non avrete più cattolici. Lasciate in disparte i vecchi e gli uomini maturi; andate, invece, dritto alla gioventù».

Bernardo Ghiso


Note
1) Si tratta del paragrafo XXXV del celebre libretto.
2) Naturalmente come sesso va bene anche il proprio.
3) Il nome di battesimo di Desiderius Erasmus era in realtà Geert Geertsz (1466-1536).
4) Esponente dissidente della sinistra hegeliana, il filosofo Max Stirner (pseudonimo di Johann Caspar Schmidt, 1806-1856) è autore de “L’unico e la sua proprietà” (1844), libro «maledetto» che non a caso influirà in modo decisivo su Nietzsche. In esso si sostiene l’assolutezza dell’Ego individuale («l’Unico», appunto), a cui è permesso qualsiasi atto o delitto purché cooperi alla propria autoaffermazione. Nella prospettiva compiutamente atea ed anarchica di Stirner, ogni dipendenza dell’Ego da ciò che è altro-da-sè deve essere abolita: religione, Stato, famiglia, comunità, legge, moralità. La sola forma di legame sociale che Stirner riconosce come legittima è appunto l’«unione degli egoisti», alla quale i singoli Ego possono volontariamente assoggettarsi nella stretta misura utile ad aumentare la propria potenza e capacità di godimento individuale.
«Io ho riposto la mia causa sul Nulla» è il famoso motto con cui si chiude il volume, capolavoro insuperabilmente coerente di nichilismo e di crudeltà.

Copyright © - EFFEDIEFFE - all rights reserved.

http://www.effedieffe.com/interventizeta.php?id=2602&parametro=cultura



Così Romano Prodi nel maggio 2007, a Bologna: "Sei mesi all'estero siano d'obbligo per laurearsi" (da Quotidiano Net, del 09/05/2007). Da tenere a mente...
domenica, 27 gennaio 2008


Sabato 26 Gennaio 2008 – 9:00 – Ugo Gaudenzi

Appena si è avuto sentore del tonfo del governo Prodi un’ipotesi assai preoccupante era iniziata a circolare nelle anticamere delle stanze del potere: che, a guidare l’Italia al posto dell’ex presidente-privatizzatore dell’Iri, potesse essere chiamato il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi. L’inquietante ipotesi, se concretata, porterebbe alla definitiva svendita alla grande finanza delle risorse nazionali sopravvissute alle folli svendite degli ultimi quindici anni. Risorse sacrificate nel nome del “verbo liberista”: risanamento dei conti, taglio delle spese e del costo del lavoro, falcidia dell’occupazione nazionale e definitiva scomparsa dello Stato dall’economia. Una strada che gli Andreatta, Amato, Prodi & Co. hanno percorso anche con l’aiuto di non pochi esponenti dell’opposizione anch’essi iscritti nelle nutrite liste dei nuovi liberal della seconda Repubblica, ma che con l’ex-vicepresidente della Goldman & Sachs diventerebbe lo scopo primario del governo, con grande soddisfazione degli ambienti dell’alta finanza anonima e cosmopolita e a tutto danno degli interessi del popolo italiano.
Chi legge Rinascita sa che quella contro Draghi e il turbocapitalismo bancario e finanziario predatore degli interessi nazionali è una sua battaglia ultradecennale. Chi dirige o scrive per Rinascita - e chi milita nella sinistra nazionale, il pensiero politico proscritto da sempre riferimento di questo giornale - sa anche che Mario Draghi è un avversario notevole e che - per tacitare la nostra libera informazione - ha sferrato contro questo giornale un’offensiva giudiziaria.
Ma sulla stessa linea di Rinascita si è posto da ieri un uomo che tutte le istituzioni di questa repubblica non possono che definire un uomo al di sopra di ogni sospetto di “eversione” o “sovversione”: il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga.
Con una tagliente dichiarazione telefonica durante “Uno mattina” di giovedì, Cossiga ha infatti lasciato di sasso l’intervistatore-zimbello Luca Giurato che, incautamente, gli aveva chiesto un parere sull’eventualità che Draghi lasci Palazzo Koch per Palazzo Chigi.
“Un vile. Un vile affarista”, ha detto Cossiga. “Non si può nominare presidente del Consiglio dei ministri chi è stato socio della Goldman&Sachs, grande banca d’affari americana. E male, molto male - ha aggiunto - io feci ad appoggiarne, quasi ad imporne la candidatura a Silvio Berlusconi; male molto male. È il liquidatore, dopo la famosa crociera sul Britannia, dell’industria pubblica, la svendita dell’industria pubblica italiana quando era direttore generale del Tesoro. Immaginati - ha concluso Cossiga - cosa farebbe da Presidente del Consiglio: svenderebbe quel che rimane, Finmeccanica, l’Enel, l’Eni”.
E’ vero: l’ex-funzionario-dirigente del Tesoro, uomo di Ciampi, è stato il promotore tecnico delle privatizzazioni degli anni ’90 nonché l’“esecutore fallimentare” delle svendite di Stato, poi dal 2001 ha calcato i palcoscenici della Grande Finanza.
E’ un fatto: scopo delle privatizzazioni è trasferire ogni potere economico dal monopolio pubblico, controllabile con gli strumenti della democrazia, alle oligarchie private, incontrollabili.
E di tale deriva feudale dell’Italia ha parlato anche Gian Maria Fara, nel rapporto 2007 dell’Eurispes, denunciando come l’Italia sia ostaggio ormai delle banche, delle assicurazioni, delle grandi agenzie di rating: tutto grazie alle svendite del patrimonio pubblico.
Se ne accorgono. Meglio tardi che mai.

http://www.rinascita.info/cc/RQ_Editoriale/EkpEklEAVZBhkuFgUH.shtml

Nel blog Euro-Holocaust si legga la serie di articoli nel post del 25 gennaio 2008, intitolato:

Un pericoloso drago a Palazzo Chigi? Così parlò Francesco Cossiga
domenica, 27 gennaio 2008


Il 27 gennaio 1922 moriva a Catania Giovanni Verga.
postato da: Filippo84 alle ore 20:01 | Permalink | commenti (1)
categoria:ricorrenze, cultura europea
sabato, 26 gennaio 2008


Fadela Amara (di origini algerine; foto sopra), segretaria di Stato con competenze sulla politica urbana, ha annunciato lo stanziamento di 1 miliardo di euro per i cinquanta quartieri più problematici della Francia (vale a dire quelli in cui sono più alti i tassi di disoccupazione, criminalità e dispersione scolastica). Il suo progetto, "Espoir banlieue", mira al potenziamento dei trasporti pubblici, alla creazione di poli di eccellenza scolastica e al miglioramento delle possibilità occupazionali. In senso più ampio, Fadela Amara intende valorizzare la "diversità", la quale dovrebbe tradursi in "concetto politico". Tutto chiaro quindi? La diversità etno-culturale come modello sociale del tutto artificiale e sperimentale, frutto non di legami riconoscibili nei trascorsi storici, ma di una visione politico-ideologica dell'esistente. Un deus ex machina per nulla infallibile, fra l'altro...

Fonte: Reuters

Dal quaderno n° 2 di Polaris, L'immigrazione (pag. 7):

[...] In Francia trent’anni e più di legislazione pro-immigratoria forse hanno inizialmente aiutato le imprese ma poi hanno finito col costare, non solo socialmente (il vulcano delle banlieues è oramai sempre acceso con quel che ne consegue in brutalità criminose) e culturalmente (la regressione culturale e linguistica da massificazione si è rivelata sorprendente) ma anche economicamente.
Il debito pubblico transalpino al 2006 conta ben 80 miliardi di euro di passivo per il sostentamento degli organismi sociali. Si pensi a questo proposito che subito dopo la rivolta delle banlieues del novembre 2005 i fondi per le associazioni assistenziali ai banlieusards che dovevano inizialmente essere ridotti sono stati immediatamente raddoppiati! [...]

Si veda inoltre:

- La verità su Villiers-le-Bel: miti "progressisti" che cadono
giovedì, 24 gennaio 2008


Fra il 1996 e il 2006 circa 4,5 milioni di persone hanno lasciato Londra (2,4 milioni) e il Sud-Est dell'Inghilterra (2,1 milioni) per andare a vivere lungo la costa o nei villaggi di campagna nella parte sud-occidentale del paese. La ragione di una tale massiccia migrazione interna è da individuare nella ricerca di una migliore qualità della vita in aree lontane dal degrado urbano (che evidentemente deve aver raggiunto livelli esorbitanti per indurre alla fuga un così elevato numero di Inglesi in dieci anni...). La capitale, in particolare, resta un polo di attrazione per giovani e single non soltanto inglesi, ma sembra non offrire (più) le adatte condizioni di vivibilità a coppie con figli e a pensionati. Questo ha fatto sì che nella suddetta decade Londra conoscesse un calo della popolazione britannica pari a 608.000 unità, più che "rimpiazzate" dall'arrivo di quasi 1 milione di stranieri (sì sì, molti di loro saranno giovani europei che, "per imparare la lingua", sono andati a fare gli sguatteri, ma ne riparliamo fra poco...). Quindi nel 2006 Londra contava 538.000 abitanti in più rispetto a dieci anni prima (l'incremento demografico più consistente in tutto il paese, ma allo stesso tempo anche il decremento più rilevante, ossia quel calo di cui parlavo prima...). Eloquente è anche il caso di Birmingham, dove nel corso del decennio la popolazione bianca di origine britannica è diminuita di 61.000 unità e, stando ad alcune stime, la città si avvia a diventare la prima nel Regno Unito a maggioranza non bianca (ci stiamo avvicinando al nocciolo della questione...).

Circa una settimana fa un insospettabile,
Trevor Phillips, che è a capo della Equality and Human Rights Commission (una commissione governativa che vigila sulle relazioni interetniche), metteva in guardia sulla sempre più accentuata divisione del paese su base etnica, a causa della fuga (aggiungiamo noi, comprensibile, ovvia, scontata) delle famiglie bianche dalle aree a maggioranza allogena (nera, asiatica o islamica) (1). Tradotto: il fallimento, anche se non esplicitamente ammesso, dell'esperimento multirazziale targato UK. Ecco allora che le statistiche precedentemente esposte rappresentano molto di più di una semplice analisi quantitativa.

Per avere un quadro complessivo della situazione demografica inglese e meno dettagliatamente europea, si vedano in questo blog i seguenti interventi (soprattutto il secondo, che ha maggiore attinenza con il presente post):

- Alcune cifre sull'etno-suicidio britannico ed inglese in particolare
- Scappano gli Europei

Nota:
(1)
Trevor Phillips ha utilizzato l'espressione "white flight", mutuata dagli studi sociali statunitensi per indicare lo spostamento della classe media bianca dai sobborghi a forte presenza non bianca (soprattutto afro-americana, almeno in passato) ai quartieri in cui le cosiddette minoranze sono assenti o presenti in lieve misura.

Fonti:
1. Daily Mail
2. The Daily Telegraph
mercoledì, 23 gennaio 2008


No a lesbica, Ue condanna Francia

Alla donna era stata negata un'adozione

(ANSA) - BRUXELLES, 22 GEN - La Corte europea dei diritti dell'uomo ha condannato la Francia per aver negato l'adozione ad una donna omosessuale. La Corte, con dieci voti contro sette, ha ritenuto che Parigi abbia violato l'art. 14 - divieto di discriminazione,-, nonche' l'art. - diritto al rispetto della vita privata e familiare - della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Alla donna, insegnante di scuola materna, sono stati riconosciuti 10.000 euro per danni morali e 14.528 euro per le spese.

Fonte: Ansa

Deliri dei nostri tempi oscuri: non solo la brodaglia del "melting-pot"... - parte XIII
martedì, 22 gennaio 2008


1) Bahrain. All'inizio dello scorso novembre il ministro del lavoro del piccolo regno nel Golfo Persico aveva sollevato la questione identitaria legata alla situazione immigratoria nel proprio paese e in generale negli stati arabi che aderiscono al Consiglio di Cooperazione del Golfo (1). Le preoccupazioni ruotano attorno all'erosione culturale (gli immigrati, par di capire in massima parte asiatici, sembrerebbero piuttosto riluttanti ad adeguarsi a usi e costumi locali) e alla disoccupazione della popolazione autoctona, fra la quale deve essersi acuito il sentimento di una usurpazione del lavoro da parte straniera (2). E' stata allora avanzata l'ipotesi radicale di espellere dalle monarchie del Golfo milioni di lavoratori stranieri, a partire da quelli meno qualificati, fissando un limite per il periodo di permanenza. Queste proposte sono state discusse nel summit del Consiglio (GCC) tenutosi a Riyād nel mese di dicembre. Non ne conosciamo le deliberazioni finali, ma non ci risulta che loschi personaggi come Doudou Diène abbiano suonato il campanello di allarme... questa volta.

2) Libia. Il colonnello Gheddafi nella scorsa settimana ha annunciato che le autorità del paese stanno raggruppando per poi espellere gli immigrati irregolari. Non si conoscono dati precisi, ma in Libia vivrebbero fra i 750.000 e i 2 milioni di immigrati provenienti dall'Africa subsahariana, di cui la metà sarebbero clandestini. Il provvedimento è stato accompagnato dall'ordine di distruggere gli alloggi di fortuna utilizzati dagli immigrati nelle periferie delle grandi città (mica come le baracche degli zingari a Roma, che Veltroni ha fatto solo spostare di qualche metro!). I libici che presteranno aiuto ai clandestini saranno sanzionati.
La Libia, che nel 2006 ha espulso 53.000 immigrati in situazione irregolare e che ne tiene 60.000 in stato di detenzione, non ha mai firmato la convenzione di Ginevra sui diritti dei rifugiati.

3) Malesia. Le autorità malesi vogliono ridurre il numero dei lavoratori stranieri presenti sul proprio territorio (stimati intorno ai 2,3 milioni) e per questo stanno progettando di rispedirne a casa almeno 200.000 nel 2009.

Avete capito bene, teste bacate d'Europa?

Note:
(1) Del Consiglio (GCC) fanno parte Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait, Oman e Bahrain.
(2) Nel Regno del Bahrain il 40% della popolazione è costituito da lavoratori stranieri. Negli Emirati Arabi e in Qatar questa percentuale arriva addirittura all'80-90% (fonte:
Human Rights Watch). Secondo uno studio del 2006 negli Emirati Arabi il 32,6% degli uomini e il 47,7% delle donne erano disoccupati e in cerca di lavoro (fonte: Sharjah University).

Fonti (vedere qui e qui):
1. Arab View
2. l'Humanité
3. leJDD.fr

Nel Madagascar l'identità etnica della popolazione ha ancora senso... e come se ce l'ha!
lunedì, 21 gennaio 2008
"Ahi serva Italia, di dolore ostello, 
nave sanza nocchiere in gran tempesta, 
non donna di province, ma bordello!"

Dante Alighieri, canto VI del Purgatorio
postato da: Filippo84 alle ore 12:03 | Permalink | commenti
categoria:citazioni, italia, cultura europea
domenica, 20 gennaio 2008


Nulla è cambiato. Anzi sì, ma non quello che i più si aspettano

Papa Ratzinger è un grande politico. Con poche mosse ha messo in difficoltà la giunta romana e le baronie dell’ateneo. Da buon capo della Chiesa sa bene dove tira il vento. Il vento va a “destra” nel senso delle tematiche, dei costumi dei “valori”. Anche se poi quella “destra” è fatta di uomini di sinistra, la sostanza non cambia. E la Chiesa sa bene, da sempre, porsi dalla parte del vento senza con ciò rinunciare mai a fare comunque di testa sua. Tanto per fare un esempio recente proprio il Papa ha ultimamente condannato la Globalizzazione. Ciò non gli ha impedito però di esaltare le onlus cattoliche, che della Globalizzazione sono un elemento strutturale di rilievo. Né questo ha impedito alla Chiesa, proprio la scorsa settimana, di celebrare la giornata dell’immigrante con squilli trionfali di tromba della Caritas, ovvero la grande organizzazione che considera la “contaminazione culturale e il meticciato una grande risorsa per il futuro dell’umanità”. E che gestisce, a questo fine globale e globalizzante circa la metà dell’otto per mille che si versa annualmente alla Chiesa cattolica (fonte ufficiale della Cei).

La Chiesa sa fare politica

Insomma da un lato Benedetto XVI critica la Globalizzazione, cogliendo appieno una certa richiesta generale, dall’altro la finanzia. Nulla di nuovo sotto il sole. Leone XIII, quello che condannò il capitalismo con la “Rerum Novarum” era il principale azionista della Banca di Roma; Pio XI, quello del Concordato, si è sperticato in encicliche antinaziste, in prediche antifasciste, in fronde continue contro il Regime e, per compiacere la Repubblica (massonica…) di Francia non esitò a scomunicare la cattolicissima Action Française. La Chiesa fa politica, la sa fare, la fa efficacemente, la fa da sempre.

Il Papato nella Globalizzazione

Questo per dire che? Semplicemente che Benedetto XVI sta facendo benissimo politica; una politica che, se mettiamo assieme strutture, dinamiche, tendenze e parole e diamo loro un significato appare chiarissima checché ne vogliano estrapolare a proprio piacimento i cristiani di destra e di sinistra. Il Papa che è un uomo di un certo rilievo, e con lui la Curia, hanno capito che l’impianto Global presenta crepe e che si avvia alla ristrutturazione. In questa ristrutturazione che avrà comunque uno spirito progressista (capital/comunista) mentre al momento, e forse a lungo, dominerà un’anima di destra (“valoriale”, in cerca di risposte al deserto esistenziale) la Chiesa si pone esattamente dove l’onda cresce: a sinistra nello spirito e nelle strutture, a destra nell’anima e nelle parole.

Il tutto allo scopo di acquisire spazi, poteri e mezzi sempre maggiori nella cogestione mondiale. Insomma il neo/neo/guelfismo cerca di aprire uno spazio al Papato nella Globalizzazione che possa ricalcare quello che ebbe nell’Impero.

Vietiam vietiamo!

Questa è la grande posta in gioco, poi c’è la piccola. I baroni universitari, arroganti di certo, che sono caduti nella trappola di contestare il Papa si sono fatti spazzar via. Benedetto XVI, che sa fare politica, ha fatto sì che si desse l’impressione non che rinunciasse Egli, come in realtà è accaduto, ad andare alla Sapienza ma che vi fosse stato escluso. L’alzata di scudi che ne è conseguita ha confermato questa versione (del resto non conta mai la realtà dei fatti ma come vengono presentati) con l’unico risultato, a breve, che verrà vietato anche il contestare. Non già il Papa in sé ma ogni autorità riconosciuta. Un altro passo avanti e molto deciso verso la prigionia globale!

Il nuovo consociativismo

Tutti presi dalla diatriba, da questa falsa dialettica, da quest’opposizione mediatica, in pochi hanno ascoltato le ragioni di chi anziché lanciare proclami ragionava. Sicché non so quanti abbiano fatto attenzione a un professore universitario che ha detto: “se iniziamo così poi dovremo per forza aprire anche a Mullah e a Rabbini”. Credo che nessuno se ne sia accorto ma è esattamente quello che succederà in breve tempo. La privatizzazione, ovvero la liquidazione dello Stato sovrano, della Res Publica, va di pari passo con il consociativismo interconfessionale che un altro paladino della Reazione di oggi, il Presidente Sarkozy, ha annunciato trionfalmente in Francia la scorsa settimana tra i sorrisi compiaciuti e gli appetiti manifesti di Vescovi, Mullah e Rabbini.

Qual buon senso Plotino

Alla fine della festa il Papa avrà vinto facilmente questa mano di gioco ma la posta, contrariamente a quanto ognuno dei singoli papisti di base fermamente speri, andrà su un altro tavolo, quello vero, a decidere della distribuzione delle carte del Mercante in Fiera.

E una volta di più chi si è fatto rapire da questa rissa mediatica, che sia cattolico o anticattolico, laico o clericale, di destra o di sinistra, avrà perduto il suo tempo. Chi abbia l’orgoglio, la volontà, la determinazione di aprirsi un cammino e di tracciare un destino, il che non gli impedisce affatto di seguire l’esempio cristico o, se lo preferisce, un altro modello archetipale, non può perdersi ancora e sempre nel vicolo cieco del dualismo e nella colonna sonora del clangore mediatico affidando ad altri, per delega, la propria affermazione. Mi torna in mente una massima plotiniana mai così attuale come oggi “Non esiste alcun Dio che combatta al posto di chi anziché impugnare le armi prega”.

Cari uomini eretti, che siate cattolici o meno, che siate ghibellini o no, ne riparleremo tra qualche Angelus, dopo l’applicazione della Legge Ferrero che la Caritas sta patrocinando a gran voce.

Gabriele Adinolfi

Fonte: NoReporter.Org
domenica, 20 gennaio 2008


Dal sito dell'associazione culturale Libertà e Azione:

DA ALCUNI GIORNI E' TORNATA A GIRARE INSISTENTEMENTE LA VOCE
DELLA POSSIBILE APERTURA DI UN CAMPO NOMADI
NELLA NOSTRA CITTA', QUESTA VOLTA NEI PRESSI
DEL CENTRO COMMERCIALE LE VELE

NON VOGLIAMO NESSUN CAMPO NOMADI

Non abbiamo alcun riscontro sulla veridicità di questa notizia, ma dopo aver raccolto questa estate 520 firme che hanno scongiurato che ciò avvenisse alla Sacida, continueremo a raccogliere altre firme affinché sia ben chiaro a chi vuole scaricare i suoi problemi nella nostra città che i cittadini di Nettuno non vogliono nessun campo nomadi.

Aderisci on-line inviando il tuo nomenitavo al nostro indirizzo e-mail libertaeazione@avamposto.org Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo , oppure scarica il modulo per la raccolta firme (doc, pdf) e fallo girare in ufficio o fra amici e parenti e una volta pieno riportalo al centro commerciale Le Vele, dove sono allestiti i nostri banchetti per la raccolta firme operatiti tutti i giorni a tutte le ore e se vuoi partecipare attivamente vieni alle nostre riunioni che si tengono ogni martedì alle ore 19.30 presso la nostra nuova sede in via dell’Oratorio S. Rita, 6 (ex Saragat) ad Anzio.

Fonte: www.avamposto.org

Benché la veridicità della notizia non sia ancora stata verificata, se siete di Nettuno o vivete in zone limitrofe siete intanto pregati di diffondere la voce. Eventualmente informate anche amici o parenti che vivono da quelle parti.

domenica, 20 gennaio 2008


Il governo britannico adotterà un nuovo linguaggio per riferirsi al radicalismo e terrorismo di matrice islamica: d'ora in avanti autorità governative e ufficiali della pubblica sicurezza adopereranno espressioni come "attività anti-islamica" e simili (!!!). Il ministro dell'Interno Jacqui Smith ha motivato la nuova "strategia" del governo con la considerazione che gli estremisti maomettani si comporterebbero in maniera contraria al messaggio della loro fede e quindi si macchierebbero di empietà. Sarebbero insomma niente più che delle teste calde che non combattono per nessuna causa religiosa.

Non è tanto della reale natura dell'Islam che dovremmo essere preoccupati, quanto dell'atteggiamento psicopatico delle autorità britanniche, timorose di urtare sensibilità aliene.

P.s.
Una battuta: ma i crociati erano cristiani?


Fonte: Daily Mail

"La guerra è pace, la libertà è schiavitù, l'ignoranza è forza" (1984, di George Orwell)


Neolingua orwelliana (parte II): vietato dire "haitiano"!
giovedì, 17 gennaio 2008


Tratto da I Diritti dell'Uomo in azione. La deriva della legge e dei giudici verso lo psicoreato, di Eric Delcroix (l'Uomo libero, n. 60 del 01/11/2005).

Assoggettamento e decadenza delle sovranità democratiche

La “innovativa” presa in conto da parte del diritto penale contemporaneo dell'intenzione puramente soggettiva (movente ultimo, arrière-pensée, foro interiore, o coscienza intima che sia), per la definizione strutturale stessa dei crimini e dei reati, ha una fonte internazionale (1).

Questa fonte storica essenziale risiede nello statuto del Tribunale Militare Internazionale, incluso nell'Accordo di Londra dell'8 agosto 1945, così come nella giurisprudenza che ne è seguita. Ma ciò che ben merita di essere chiamata la decadenza dei sistemi giuridici europei ha altre fonti estere, che emanano da convenzioni e trattati dal contenuto moraleggiante, che mirano a fondare anzi un nuovo ordine morale universale. Sotto la copertura dell'ordine morale occidentale e mondialista è stato edificato il sistema che ha fatto uscire dai confini religiosi la cattiva coscienza secolarizzata. Questo fenomeno, come vedremo, è in gran parte il frutto dell'unione che le circostanze hanno creato tra la plutocrazia puritana e l'”antifascismo”.

Le convenzioni e i trattati internazionali, fondati su una «morale di unanimità ed ortodossia» (vedi Robert Munchenbled) dalle pretese universali, pullulano, e strumentalizzano un “dovere alla virtù”. Sono atti multilaterali tramite cui i paesi europei partecipanti, in nome dell'”etica” rivelata dalle Nazioni Unite, non cessano di abdicare a grandi passi alla sovranità “democratica” nazionale.

Prima, questa sovranità veniva fondata, specie in Francia, sull'imperativo della “salute pubblica” della Nazione, cara ai rivoluzionari del 1793; ma poteva anche richiamarsi alla tradizione nazionale precedentemente incarnata dal Re, che, da parte sua, si riteneva ricevesse la sua sovranità da Dio; ed ancora nella prima parte del ventesimo secolo la sovranità sfuggiva alla metafisica mondialista debilitante dei Diritti dell'Uomo, cui essa è ora invece strettamente assoggettata. Così che ogni reticenza, ogni ribellione a questo nuovo ordine morale è giudicata oscena, e non può costituire altro che il fatto di “estremisti” indifendibili, dediti al vizio ed alla fornicazione spirituale con idee impure e peccaminose.

L'intero Occidente è ormai assoggettato alla metafisica neoprimitiva dei Diritti dell'Uomo, senza troppe finezze intellettuali o teologiche, ma che si pretende nondimeno immanente ed universale. I Diritti dell'Uomo si vogliono in particolare superiori alla stessa sovranità “democratica”, per quanto gli zelanti fautori dei primi rivendichino una sorta di proprietà immateriale sull'aggettivo della seconda... Copyright incongruo e paradossale, fondato su un'illusione retorica che sovverte il senso delle parole. I Diritti dell'Uomo sono così, nel mondo contemporaneo, circonfusi di una divinità ineffabile, che dà loro un'imponderabile essenza detta “democratica” per definizione, e li pone al di là delle contingenze democratiche tradizionali quali il suffragio universale o il diritto dei popoli di disporre di se stessi. Così, la pretesa “giustizia internazionale” e le grandi istituzioni internazionali costrittive sono coperte dalla santificazione “giusumanista”, senza che la loro tecnocrazia di ferro debba niente ad elezioni o a volontà popolari o simili orpelli del passato.

La democrazia dell'Occidente, ormai soggiogata da una morale superiore trascendente, non è ormai infatti che un mezzo contingente, sospendibile in caso di necessità, e non più la sorgente fondamentale del potere. La volontà dei popoli non può essere ancora detta “sovrana” se non tramite il ricorso alla “neolingua” orwelliana che infetta tutti i nostri discorsi (2).

Tutte queste abdicazioni di sovranità avvengono a profitto della cosmopoli del nuovo ordine morale e finanziario in via di consolidamento, al servizio di fatto della formidabile egemonia plutocratica americana. Tale è lo sbocco dell'involuzione sovversiva, abbozzata a Londra (1945) e a Norimberga (1945-1946), e che ha poi davvero cominciato ad estendersi al mondo intero sotto l'egida dell'ONU, a partire dalla famosa Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo del 1948. Troviamo qui un dispositivo iniziale di importanza primaria, propriamente metafisica, la cui conoscenza è indispensabile alla comprensione del nuovo ordine mondalista, semi-religioso benché strettamente materialista; un nuovo ordine morale che intende ormai reggere direttamente lo status degli individui, divenuti così soggetti di diritto internazionale pubblico, dopo essere stati per lungo tempo soggetti di diritto privato in seno a potenze pubbliche multeplici e particolari (clan, caste, tribù, città e Stati).

Si tratta forse della realizzazione finale del sogno dell'americano Henry David Thoreau (1817-1862), pensatore anarchico e “puritano illuminato”, per il quale l'individuo doveva primeggiare sullo Stato in modo assoluto; posizione che conduce in realtà allo Stato mondiale, così come è vero che l'individualismo assoluto conduce all'universalismo assoluto – e all'assolutismo universale.

Louis-Edmond Pettiti (1916-1998), che fu presidente dell'ordine degli avvocati di Parigi e giudice alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, si è fatto portavoce di questa mutazione a favore del nuovo rule of law con un entusiasmo incondizionato. Celebrando a Notre-Dame (!), il 10 dicembre 1978, il trentesimo anniversario della Dichiarazione Universale, questa nuova metafisica del diritto, dichiarava: «L'opera delle Nazioni Unite sulla scala dei cinque continenti è consistita nel sorpassare la barriera dello Stato Leviatano e nel fare accettare la competenza delle Commissioni sui Diritti dell'Uomo e della Commissione contro il Razzismo e la Discriminazione. [...] La seconda tappa era quella dell'ammissione di procedure instaurate da petizioni individuali e di enti privati. L'uomo diveniva un soggetto di diritto internazionale, persona munita di pieno accesso alle istituzioni sovrannazionali, al di là degli stessi diritti che deteneva nel suo paese di appartenenza. Questa mutazione è stata una rivoluzione storica» (3).

Amen...

Divenuti soggetti di diritto internazionale pubblico, gli individui possono agire per le loro rivendicazioni, senza tramiti né intermediari sovrani, in nome dell'universalità e dell'immanenza dei Diritti dell'Uomo. Divenuti soggetti di diritto internazionale pubblico, nello stesso modo ed allo stesso titolo degli Stati, gli individui possono dunque essere strumentalizzati a piacere a spese dell'interesse generale e delle sovranità politiche, rese sussidiarie. Gli Stati europei accettano senza un lamento questo stato di cose invertito. E' vero d'altronde che gli Stati nazionali sono sempre più, al di là di ogni buon senso, Stati moralisti serviti da un personale largamente corrotto (ma “antirazzista”), e non Stati amorali serviti di preferenza da persone virtuose (cioè oneste e di carattere).

Oggi, per esempio, il diritto di ogni immigrato, foss'anche giudicato indesiderabile, può interdire una politica restrittiva mirante alla sua espulsione, e imporre la riunione tra di noi della sua famiglia, in nome del suo diritto «al rispetto della sua vita [...] familiare» (art. 8 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo). Per la gioia della canaglia ed a vantaggio dell'arroganza: un singolo trafficante di droga o un immigrante clandestino può così imporsi pur contro la “volontà democratica” di non importa quale grande popolo europeo. L'immigrazione massiccia diventa anzi istituzionalmente e moralmente impossibile da contrastare. Eppure, molto potrebbe essere eccepito sulla immigrazione extra-europea attuale: non induce da parte degli immigrati un razzismo masochista all'inverso, dato che ciò che vogliono è non vivere più in paesi dove le maggioranze ed i governi non siano bianchi ed europei? I popoli occidentali, non avendo più nei confronti degli individui prerogative sovrane piene ed integre, sono votati ad essere sommersi demograficamente. In questo campo, i popoli europei non si vedono più neppure riconoscere il diritto elementare alla legittima difesa. E' divenuto impossibile imporre una volontà politica la cui giustificazione risieda nell'“interesse generale”. Ed è così che viene in essere la tragedia del ventunesimo secolo.

Pereat mundus, fiat iustitia, dice l'adagio latino degli estremisti del diritto della decadenza. Che tutto vada al diavolo purché ciò avvenga per la “giustizia” individuale, per l'assunzione dell'Uomo astratto e normalizzato nel regno dei cieli. Esattamente l'inverso della saggezza sociale secondo Goethe, per cui persino un'ingiustizia è meglio che l'instaurarsi del disordine.

I Diritti dell'Uomo devono dunque imporsi, quali che siano le conseguenze sulle prerogative storiche, civili e demografiche delle collettività naturali ed organiche (come le famiglie e le nazioni, senza sosta vilipese) (4) E tuttavia, persino dal punto di vista dell'individuo che ne viene reputato beneficiario, i Diritti dell'Uomo non sono privi di conseguenze inquietanti, giacché comportano anche l'affermazione del fatto che il ladro ha altrettanti diritti del derubato, così come lo stupratore o l'assassino rispetto alla sua vittima, l'immigrante clandestino rispetto a chi è invaso e spossessato del suo santuario storico ed etnico. Tutti diritti sacri, e privi d'altronde di doveri correlativi