
- Partiamo dall'incipit, che subito tradisce l'ideologismo mondialista sul quale riposa la trattazione:
I nipoti dei nostri figli parleranno due lingue senza doverle studiare, si districheranno con scioltezza tra le sure del Corano e i libri dei Vangeli, trascorreranno un Natale al freddo e quello dopo al caldo, mangeranno d'abitudine salato a colazione [...]
In poche righe viene sbrigativamente offerta una favolistica visione del "modello famigliare misto", procedente per topoi artificiosi e lontani dal vissuto reale. Onestamente... chi si districherà "con scioltezza tra le sure del Corano e i libri dei Vangeli", a parte qualche teologo o esperto di religioni? E questo è solo per fare un esempio...
- Passiamo ad alcune cifre sciorinate con giubilante enfasi dall'autrice. I matrimoni "misti" sarebbero passati dagli appena 58.000 nel 1991 (3,2% del totale delle celebrazioni) alle 200.000 e più unità nel 2005 (pari al 14,3%). Più del quadruplo! - esclama l'articolista. Ma Gaia Piccardi omette di relazionare i dati delle coppie "miste" con i numeri dei residenti stranieri in Italia, rispettivamente nel 1991 e nel 2005. Appare infatti evidente che la frequenza di tali matrimoni aumenta all'aumentare dell'incidenza della presenza straniera nel nostro territorio. Nel 1991 i cittadini stranieri residenti in Italia erano 356.159 (1), contro i 2.402.157 censiti al 1° gennaio 2005 (2). Quindi, se è vero che le unioni "miste" sono più che quadruplicate (ma ne siamo certi... ?), è anche vero che tra queste e gli stranieri in Italia non esiste un rapporto di "proporzionalità diretta", essendo la quota delle presenze straniere nel 2005 non 4,5 ma 6,75 volte quella registrata nel 1991 (3). In altri termini, l'aumento dei matrimoni "misti" è stato proporzionalmente inferiore all'aumento degli stranieri residenti in Italia.
- Sorge anche il dubbio che quel dato del 14,3% sia stato per così dire "gonfiato", poiché in una nota informativa dell'Istat relativa ai matrimoni in Italia negli anni 2004-2005 si legge quanto segue (pag. 5 del documento .pdf):
Una delle novità più interessanti emersa nell’ultimo decennio nell’ambito dei comportamenti familiari in Italia è quella delle coppie in cui uno dei due sposi o entrambi sono di cittadinanza straniera. Si tratta di un fenomeno ancora contenuto, riguarda infatti il 12,5% di tutte le celebrazioni del 2005 [...].
I casi in cui entrambi gli sposi sono stranieri costituiscono una minoranza (3,5% del totale) mentre più numerose sono le coppie miste.
L'Istat parla di un 12,5%, non di un 14,3. Oltretutto, facendo la differenza fra quel 12,5% (uno o entrambi gli sposi di cittadinanza straniera) e quel 3,5% (entrambi gli sposi stranieri), si ottiene un 9% di matrimoni tra un/a italiano/a ed uno/a straniero/a nel 2005. Questo "meticciato" fra Italiani e stranieri sembra dunque ridimensionarsi al cospetto dei toni trionfalistici della giornalista.
- Altre due osservazioni sui dati forniti dalla Piccardi (ammesso che siano corretti...). Solo il 20% delle unioni "miste" coinvolge donne italiane: un dato piuttosto "anomalo", in controtendenza, anche alla luce del fatto che le italiane sono numericamente superiori agli uomini italiani e, allo stesso tempo, gli immigrati maschi sono più numerosi rispetto alle donne immigrate. Anomalia che, guarda caso, viene accennata di sfuggita, fra parentesi, senza alcun tentativo di spiegazione al riguardo (troppo scomodo forse?). Riteniamo inoltre di dover considerare un buon numero di questi matrimoni non misti a tutti gli effetti (o "misti" solo in parte), in molti casi essendo entrambi gli sposi europei e quindi maggiormente affini etno-culturalmente. Sono ad esempio tanti gli uomini italiani che hanno sposato donne dell'Europa orientale.
- Chiudiamo "in bellezza" con il dato percentuale relativo alle separazioni e ai divorzi tra i matrimoni "misti", valore che si aggira intorno all'80%, "con tendenza nettamente più elevata al divorzio". Il tasso di divorzio fra le unioni "miste" è il doppio di quello esistente fra le coppie composte da italiani. Una coppia "mista" su tre si spezza, divorziando o separandosi. Perbacco! Davvero un bilancio niente male di cui non resta che rallegrarsi... vero Gaia? Come spiegare allora un insuccesso del genere? Ma certo! Le unioni "miste" sono "ancora isolate dalla nostra società", dice la professoressa Tognetti (diamine, è colpa nostra, degli Italiani!). Oppure, molte coppie "non sono all'altezza dell'altissima sfida offerta dal rapporto interculturale", suggerisce quell'altra (troppo bigotti, più modernità... su su!). Ad ogni modo, mai scalfire il dogma multietnicista, costi quel che costi. Tanto il futuro sarà radioso lo stesso, fidatevi. "E basta", conclude la giornalista.
Note:
(1) 14° Censimento Istat della popolazione (anno 2001): vedere pag. 1.
(2) Statistiche in breve dell'Istat: La popolazione straniera residente in Italia al 1° gennaio 2005 (vedere pag. 1).
(3) 4,5 (circa) è il numero di volte di cui sarebbero aumentati i matrimoni "misti" dal 1991 al 2005, stando alle cifre di Gaia Piccardi (infatti 14,3 : 3,2 = 4,46). 6,75 è stato invece da me ottenuto dividendo 2.402.157 (residenti stranieri al 1° gennaio 2005) per 356.159 (residenti stranieri nel 1991, ma non so di quale mese).
Fonte: Corriere della Sera
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