domenica, 30 marzo 2008


Nella giornata di ieri abbiamo appreso che:
  1. Berlusconi apre al voto agli immigrati. Subito lo stop della Lega Nord (dal Corriere della Sera)
  2. Elezioni/Khawatmi: I "Nuovi Italiani" stanno con il Pdl (nota Apcom)
http://archiviodisupporto.splinder.com/post/16533998

[Cliccare sul collegamento per leggere gli articoli]

Mosso da curiosità, sono andato a sbirciare nel sito internet de Nuovi Italiani - Partito Immigrati e ho notato che, a quasi un anno dalla nascita, la pagina dedicata al programma è ancora in allestimento. Si preoccupano, tuttavia, di farci sapere quali sono i loro obiettivi fondamentali:

1
. Acquisizione di tutti i diritti politici per i cittadini, anche extracomunitari, regolarmente lavoratori e residenti in Italia.
2. Istituzione del Ministero per l'Immigrazione.


Dando un'occhiata all'organigramma del partito, scopriamo che ci sono ben cinque italiani (su un totale di quindici) fra dirigenti e consiglieri: sono Angelelli Marco (vice-presidente), Alessia Tommasini (ufficio stampa), Umberto Testa (tesoriere), Fabio De Lumè e Mauro Guidoni (consiglieri).

Marco Angelelli è autore di un libro intitolato Candidato di servizio - Retroscena oscuri del Partito della "Legalità", che "
racconta il dietro le quinte della campagna elettorale 2006 del partito di Antonio Di Pietro [Italia dei Valori], vissuta in prima persona dall'autore, candidato alla Camera dei Deputati". Insomma, un libro che sicuramente non encomia l'alleato di Veltroni alle imminenti elezioni politiche...

Curiosamente anche Alessia Tommasini proviene dall'Italia dei Valori!
Ricercando in Google e osservando gli impieghi, le professionalità e il numero di cellulare (reso pubblico dalla stessa) abbiamo capito che trattasi proprio di lei.

Sono informazioni a nostro giudizio interessanti (collegate qualche puntino...), anche se non ancora sufficienti per azzardare delle ipotesi. Forse in futuro emergeranno altri elementi.
sabato, 29 marzo 2008


2008-03-29 13:04

Eintracht, no a casacca 'religiosa'
Bocciata la maglietta scelta dai tifosi dopo il caso Inter

(ANSA) - ROMA, 29 MAR - No dell'Eintracht Francoforte alla maglietta scelta dai tifosi per la prossima stagione: utilizzera' la casacca giunta seconda. Sul suo sito (1), il club spiega che la maglietta con una croce nera su sfondo bianco [immagine in alto, ndr] potrebbe suscitare proteste religiose. La dirigenza ricorda che una casacca simile (croce rossa su sfondo bianco) fu indossata dall'Inter, in occasione del centenario del club, in Champions a novembre. La Turchia protesto' perche' ricordava il simbolo dei Templari (2).

http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/calcio/news/2008-03-29_129161799.html

Note:

(1)
http://www.eintracht.de/aktuell/

(2)
Oltre alle proteste turche per la maglia dell'Inter, ricordiamo anche la croce rossa tolta dall'emblema del Barcellona in Arabia Saudita e in altri paesi islamici (articoli del blog Euro-Holocaust). Il caso dell'Eintracht ci sembra tanto più grave trattandosi di censura preventiva.
sabato, 29 marzo 2008


Un rapporto commissionato da Harriet Harman [foto sopra], deputato laburista inglese a capo del Government Equalities Office, è giunto alla conclusione che i candidati bianchi dovrebbero essere esclusi dalle liste elettorali per quattro elezioni consecutive in alcune circoscrizioni (da quattro a otto) al fine di rendere il Parlamento britannico "realmente rappresentativo" della composizione etnica della popolazione. Malgrado la discriminazione positiva sia illegale nel Regno Unito, il rapporto evidenzia la (presunta) necessità di un cambiamento che consista nel permettere legalmente ai partiti di imporre liste elettorali aperte ai soli neri in quelle circoscrizioni a forte presenza allogena. Queste liste riservate sarebbero necessarie per circa vent'anni.

In questo mese la Harman è tornata all'attacco (attacco diretto ai Britannici autoctoni) parlando di progetti di legge che consentirebbero ai datori di lavoro di discriminare nelle assunzioni a vantaggio di minoranze etniche e donne. Il piano viene orwellianamente mascherato con l'espressione "positive action", anziché "positive discrimination", poiché la scelta discriminante (razzista e/o sessista) interverrebbe fra candidati aventi pari requisiti.

A fronte di questi tristemente consueti deliri multietnicisti, facciamo notare che:


  1. all'avanzare del multietnicismo avanzano parallelamente, dalle alte sfere, diaboliche tentazioni alla discriminazione, che comunque la si pensi va sempre a detrimento degli autoctoni;
  2. consentire (o invitare a?) discriminare su base etnica dovrebbe apparire di per sé il sintomo manifesto di un modello sociale sulla via del fallimento, o piuttosto fallito sul nascere;
  3. essendo la composizione etnica in continua e rapida evoluzione (e la tendenza credo sia a tutti nota: sempre meno bianchi autoctoni e sempre più allogeni, in particolare africani e dall'Asia sudorientale - vedere 1 e 2), un numero mano a mano crescente di liste elettorali dovrebbe essere precluso ai bianchi, e per lassi di tempo più lunghi... talmente lunghi da diventare perenni...

Fonti:

1. The Guardian - The Observer
2. The Daily Telegraph
giovedì, 27 marzo 2008


25 MARZO

Le rivolte di monaci e di nazionalisti tibetani contro l’autorità cinese a Lhasa hanno dato il via ad una serie di dibattiti che vedono due posizioni contrapposte. C’è chi è schierato decisamente e incondizionatamente con i tibetani (e tra questi qualcuno ritiene che le Olimpiadi che si svolgeranno a Pechino meritino il boicottaggio), e chi invece pensa che quella scoppiata in Tibet sia una protesta ispirata da potenze occidentali allo scopo di far trionfare anche in questa parte di mondo una nuova rivoluzione democratica in funzione anticinese e pro statunitense.
Ancora una volta ci troviamo su posizioni diverse rispetto a quelle di entrambi gli schieramenti, e, pur avendo una parziale comprensione per coloro che sospettano lo zampino di Washington dietro agli avvenimenti di Lhasa, riteniamo pura oppressione l’azione condotta da Pechino contro il popolo tibetano.
Ci spieghiamo. Le cosiddette “rivoluzioni arancioni” (che ovviamente nulla hanno a che vedere con il colore delle vesti dei monaci buddisti) che hanno investito l’Europa negli ultimi anni, e che marciavano sulla fanfara e sui dollari americani, hanno giustamente diffuso tra chi è più attento alle questioni di geopolitica, un senso di diffidenza nei confronti di ogni movimento che possa in qualche modo ricordare queste operazioni pianificate dal Dipartimento di Stato.
In questa diffidenza ci riconosciamo, e troviamo l’unico punto di incontro con coloro che oggi, per la questione tibetana, fanno gli avvocati difensori della Cina.
La diffidenza è giustificata: a Dharamsala, la città indiana in cui è ospitato il governo in esilio del Tibet, sventolano decine di bandiere a stelle e strisce. Lo stesso cosiddetto leader spirituale dei Tibetani, e dei Buddisti in genere, il Dalai Lama è personaggio dalla non cristallina reputazione, quando si parli di diritto dei popoli all’autodeterminazione, visto che il suo spirito non violento doveva essersi distratto per un po’, quando appoggiò i criminali bombardamenti della Nato contro l’orgoglio serbo.
Ma, come dicemmo mesi fa in occasione dell’insurrezione dei monaci birmani contro la giunta di Rangoon, non ci bastano queste ipotesi di “contaminazione” per schierarci dalla parte della repressione.
Abbiamo letto in questi giorni molti commenti a sostegno della posizione filocinese: in uno in particolare si sottolineava l’appoggio che l’industria cinematografica di Hollywood starebbe garantendo, “per motivi imperialistici” alla causa tibetana, attraverso la produzione di pellicole dedicate all’argomento. Cito testualmente da un articolo di Sara Flounders apparso su “Workers World”: “Uno di quest film, "Sette anni in Tibet", è stato basato su di un libro scritto da un nazista austriaco, Heinrich Harrer, coinvolto in alcuni dei crimini più brutali dei nazi-fascisti austriaci. Harrer finì in Tibet durante la seconda guerra mondiale in missione segreta per l'imperialismo tedesco, che stava tentando di competere con l'imperialismo britannico in Asia. Egli fu accettato nel circolo più ristretto, fra la nobiltà tibetana”.
A parte le imprecisioni contenute nel paragrafo, crediamo volutamente inserite al fine di rafforzare il trinomio nazismo-tibet-crimini brutali, la Flounders non ottiene altro effetto, per quanto ci riguarda, di farci guardare con maggiore simpatia alla nobiltà tibetana che accolse nel suo ristretto circolo lo scalatore Heinrich Harrer (a differenza di quanto avrebbero fatto di lì a qualche anno le forze di occupazione cinesi, i nazionalsocialisti ebbero nei confronti del Tibet, della sua storia e delle sue tradizioni un grande rispetto ed un sincero interesse legato in gran parte alla convinzione dell’esistenza di un legame spirituale tra Ariani e Tibetani ). Il linguaggio e la metodologia utilizzati in questo articolo del “Workers World” sono esattamente gli stessi che la macchina propagandistica israelostatunitense mette in campo quando si tratta di screditare e demonizzare movimenti o leader della resistenza all’egemonia mondialista. L’accostamento a qualche impresentabile nazista, il riferimento a crimini brutali dell’accoppiata nazifascista, l’allusione alla sottintesa arretratezza della società contro cui è indirizzato l’attacco (in questo caso rappresentata dalla nobiltà tibetana, emblema di un mondo indigesto sia per i marxisti che per i liberalcapitalisti).
Come nel caso dei Karen in Birmania, il rischio di sfruttamento di una vicenda che coinvolge un intero popolo da parte delle élite mondialiste effettivamente esiste. Ecco perché ci troviamo distanti anche da coloro che acriticamente si gettano tra le fila della crociata anticinese diventando strumento della propaganda occidentale. Va evidenziato che lo sfruttamento delle esplosive situazioni autonomiste da parte occidentale non viene attuato fomentando la rivolta di questi popoli nei confronti dell’oppressore (sia esso la Cina o il regime militare birmano), bensì cercando di guadagnarsi la loro fiducia e la loro amicizia attraverso ipocrite e sterili condanne politiche della repressione. A costo zero. Il tempo del finanziamento delle guerriglie anticomuniste è finito da un pezzo, ricordiamolo. Oggi si finanziano guerriglie dedite al narcotraffico, come l’UCK kosovaro. O quelle che mettono i bastoni tra le ruote della Russia che punisce gli oligarchi.
Dovrebbe risultare del tutto evidente che Cina e Stati Uniti (per non parlare di altri paesi europei o di “entità” sovrastatali dedite ad attività criminal-finanziarie) fanno parte dello stesso fronte. Il peso economico della Cina (e delle sue banche!) sull’Occidente in genere e sugli USA in particolare è enorme. Il mercato cinese inoltre rappresenta per le democrazie liberiste la grande occasione per ridare fiato alle loro economie oramai moribonde. I gangsters di Stato cinesi, veri e propri capitalisti che sfruttano il lavoro di milioni di schiavi e stringono favolosi contratti commerciali con imprenditori di tutto il mondo, bruciano (assieme agli statunitensi e agli indiani) la grande maggioranza delle risorse energetiche del pianeta e sono i principali inquinatori della terra, si trovano perfettamente a loro agio con i gentiluomini mondialisti di casa nostra.
Per non andare tanto lontano, basti ricordare che i principali sponsor di più strette ed amichevoli relazioni con il gigante dagli occhi a mandorla sono Carlo Azeglio Ciampi, Cesare Romiti e il coccolato nipote dell’Avvocato, John Elkann, membro del consiglio di amministrazione della Fondazione Italia-Cina. Francamente non mi sembrano soggetti dalla grande sensibilità per istanze popolari e per battaglie identitarie.
E per quale motivo secondo voi i leader mondiali non hanno messo in dubbio la loro presenza alle cerimonie di apertura delle Olimpiadi? Perché lo stesso Dalai Lama, oramai evidentemente non più legittima bandiera della sua gente, si affretta a dichiarare che i Giochi non vanno boicottati? Ovvio, la Cina sta entrando con giudizio nella grande famiglia del WTO (l’Organizzazione del Commercio Mondiale), e seppur in concorrenza commerciale con i Paesi occidentali, è una pedina dello stesso gioco. Anzi, ne è divenuta una colonna portante. Ecco perché il solo fatto che qualche drappo americano sventoli a Dharamsala non ci basta per liquidare la lotta del popolo tibetano come una invenzione di qualche “think-tank” californiano. Quale abissale differenza c’è tra le facce degli aderenti alle rivoluzioni di marca “Soros” e questi “brutti, sporchi e cattivi” montanari tibetani che prendono a calci in culo i freddi mercanti cinesi che hanno colonizzato il loro paese!
In Thailandia gli americani stanno distribuendo permessi di immigrazione negli States a migliaia di profughi Karen. Condannano verbalmente la giunta di Rangoon, ma anziché fornire reali aiuti al popolo Karen perché resista e sopravviva all’estinzione, favorisce quest’ultima disperdendo i suoi figli tra le fabbriche del sistema capitalistico.
Non è forse questo un sistema per uccidere un popolo? O pensate veramente che Washington stia dietro le rivolte delle minoranze etniche birmane? I leader combattenti Karen fanno di tutto per cercare di riportare in Birmania la loro gente, per cercare di ricostruire una società tradizionale in grado di difendersi e di produrre mezzi di sostentamento, e intanto gli americani sottraggono loro le forze che dovrebbero contribuire a questo progetto rivoluzionario.
Ah, dimenticavamo, un progetto che i soliti articolisti definirebbero “feudale” e “reazionario” poiché non costruito su protocolli di chiara ortodossia modernista.
Pensare dall’altra parte che la Cina rappresenti in qualche modo il contrappeso al soffocante ed intollerabile predominio statunitense, e per questo vada scusata quando reprime la lotta per una maggiore autonomia (non indipendenza) dei Tibetani ci pare fuori dalla realtà.
Lo ribadiamo, siamo per la difesa della identità culturale e del patrimonio spirituale dei Popoli. Sostenere che il Tibet non abbia diritto ad una maggiore autonomia e al rispetto delle sue tradizioni perché “non è mai stata una entità autonoma” è per noi inaccettabile. Correre a sostegno delle tesi Cinesi solo perché c’è il pericolo che il Tibet cada nella rete statunitense denota una impotenza e una rinuncia alla “terza via” allarmanti. In tal modo riteniamo che si privino le stesse genti in lotta, della consapevolezza del valore assoluto che va attribuito alle loro radici. Il che è esattamente ciò che fa il mondialismo, favorendo artificiali gemellaggi tra società tradizionali e società secolarizzate che si concludono fatalmente con la capitolazione delle prime.
Noi cercheremo sempre, con i pochissimi mezzi a nostra disposizione, di batterci affinché si diffonda la cultura della resistenza antimondialista basata sull’eredità culturale propria dei Popoli coinvolti. Perché Impero ed imperialismo, ci par di ricordare, sono cose diametralmente diverse. E perché laddove sventolano i simboli solari sentiamo il richiamo irresistibile di comuni radici spirituali.
giovedì, 27 marzo 2008


Il video (durata 4'25") è stato postato dopo aver chiesto l'autorizzazione al produttore, Leonardo Facco.
giovedì, 27 marzo 2008


Aderiamo anche noi alla petizione online No allo Scudo Stellare [cliccare sul banner in basso per firmare], promossa dal Movimento nonviolento contro le basi in Repubblica Ceca e da Europe for Peace (1), per fermare la realizzazione del radar missilistico statunitense su territorio ceco. Il progetto degli Stati Uniti NMD (National Missile Defense - Sistema Missilistico Nazionale) prevede l'installazione di basi militari americane in diversi punti del pianeta. In Europa il primo passo è l’installazione di un radar in Repubblica Ceca e di una base con missili intercettori in Polonia. Nonostante il piano sia stato motivato con l'inesistente "pericolo Iran" e quindi presentato come sistema "difensivo", esso è in realtà un'operazione anti-russa. In questo blog non ci siamo occupati della questione, pertanto invitiamo a leggere i seguenti interventi del blog Euro-Holocaust:


Il banner della petizione:



Il codice del banner:

<a href="http://petice.nenasili.cz/index.php?lang=it"><img src="http://files.splinder.com/812c8c96da497601ef4a5340b55bd217.gif">

Nota:

(1)
http://www.europeforpeace.eu/index.php?country=it
lunedì, 24 marzo 2008


Notiziola dall'Irlanda: un controllo ministeriale effettuato su due campioni di 500 domande di assegni familiari per i figli a carico ha evidenziato che i tentativi di frode degli stranieri (soprattutto comunitari) sono otto volte superiori rispetto a quelli degli Irlandesi (percentuali del 13,9% e dell'1,7% dei rispettivi totali). Questo accade anche a causa della legge europea, che consente ai lavoratori stranieri comunitari di richiedere gli assegni familiari allo Stato membro in cui lavorano anche se hanno lasciato i propri figli in patria (1).

Nota:

(1) "
Under EU law, employees from any member state can claim child benefit in another member state they are working in, even if their children are in their home state.
" (dall'articolo-fonte).

Fonte:
The Irish Times (via Immigration Control Platform)
lunedì, 24 marzo 2008


A: Comune di Roma

Dal 4 aprile 2007 di fronte all’ex mattatoio di Lungotevere Testaccio, in Largo Giovanni Battista Marzi, si sta perpetrando un’ingiustizia intrecciata su due fronti: i nomadi che erano accampati all’interno dell’ex mattatoio di Testaccio, sono stati sgomberati dalla loro “dimora”e si sono sistemati, col tacito consenso dei rappresentanti del Comune di Roma e del I° Municipio, nel viale di fronte allo stesso ex mattatoio in attesa di una immediata alternativa. Non considerando però, in alcuna maniera, che in fondo a quel viale (senza accessi alternativi) c’è il laboratorio di Fabio Franceschini, storico marmista di Testaccio, che da quel giorno non ha più avuto clienti per via dell’impossibilità sopravvenuta degli stessi di raggiungerlo (circa 300 metri di strada da percorrere all’interno dell’accampamento “provvisorio”). Il Circolo della Libertà Nova Urbis, coadiuvati dai Circoli della Libertà presenti nel territorio Comunale e Regionale, e tutti i cittadini sottoscrittori del presente documento chiedono che il Comune di Roma intervenga repentinamente, spostando il campo nomadi in zona idonea, sicura ed a loro gradita [veramente noi siamo dell'opinione che in Italia non debba esistere nessuna zona idonea per gli accampamenti degli zingari, comunque..., ndr], e risarcendo a Fabio Franceschini i danni subìti per la mancata attività dal 4 aprile 2007 fino a quando avverrà l’esecuzione del trasloco dei nomadi, nonché contribuisca al rilancio dell’attività del Franceschini, ad oggi seriamente compromessa, attraverso gli organi di informazione pubblica.

Firma la petizione

Due filmati con la testimonianza di Fabio Franceschini:


Il link della petizione:
http://firmiamo.it/liberiamofabioilmarmistadainomadi
lunedì, 24 marzo 2008


23/3/2008

Ubriaco al volante uccide donna

Torino, ha provocato scontro frontale

Grave incidente sul cavalcavia di strada Cebrosa a Settimo Torinese, in uno scontro frontale provocato da un nomade di 25 anni [errore: ha 22 anni, come è scritto sotto, ndr], in stato di ebbrezza, è morte una donna. Maria Romano, 52 anni, casalinga, stava viaggiando sull'auto con suo marito, ora ricoverato all'ospedale. Il nomade è andato a scontrarsi con l'auto della coppia. Sull'incidente indagano i carabinieri che hanno arrestato l'uomo (pare che non avesse mai conseguito la patente).

Il nomade arrestato con l'accusa di omicidio colposo, guida in stato di ebbrezza e guida senza patente (è possibile che non l'abbia mai presa) si chiama Radu Bodganu, ha 22 anni e abita nel campo nomadi di Settimo (Torino) in via Moglia. Nell'incidente si è rotto il setto nasale. In serata i carabinieri dovrebbero trasferirlo nel reparto per detenuti dell'ospedale Molinette di Torino. Secondo quanto appreso, al momento dell'incidente l'uomo era molto ubriaco e non sarebbe del tutto lucido neppure dopo diverse ore dall'accaduto.

Fonte: Tgcom

Martiri d'Italia - parte VIII

postato da: Filippo84 alle ore 13:38 | Permalink | commenti (4)
categoria:italia, legalita, cronaca, immigrazione, zingari, martiri
venerdì, 21 marzo 2008



Buona Pasqua a tutti i lettori del blog.

L'immagine: Risurrezione di Cristo, Pinturicchio, Appartamento Borgia, Vaticano.
postato da: Filippo84 alle ore 17:58 | Permalink | commenti (3)
categoria:ricorrenze, cultura europea
venerdì, 21 marzo 2008


Interessante questo studio monografico in francese [cliccare sull'indirizzo in fondo] pubblicato dall'associazione Contribuables Associés e realizzato da Jean-Paul Gourévitch, esperto internazionale in risorse umane e migrazioni. Il tema è tabù in Francia (ma anche in Italia e nel resto d'Europa): il costo reale dell'immigrazione, compreso quello immateriale. Lo studio si articola nell'analisi dei seguenti aspetti:
  • costi dell'emigrazione verso la Francia (per i paesi di origine e per gli immigrati stessi);
  • costi dell'immigrazione in Francia (sicurezza, fisco, previdenza sociale, istruzione, integrazione, disoccupazione);
  • bilancio delle entrate derivanti dall'immigrazione (saldo negativo fra spese ed introiti di 26,19 miliardi di euro);
  • conclusioni: possibili strade per ridurre i costi.

http://www.contribuables.org/...monographie14_le_cout_reel_de_limmigration.pdf
giovedì, 20 marzo 2008


...e ancora una volta la Chiesa Cattolica per il radicamento allogeno (ma con i soldi dei fedeli, vi pare!):

Colletta cattolica per moschea


In risposta alle 10mila firme contro raccolte da Lega Nord

(ANSA) - TRENTO, 20 MAR - La comunita' cattolica di San Francesco Saverio devolvera' all'imam locale una colletta per la realizzazione della moschea. E' la risposta alle 10mila firme raccolte in 2 mesi dalla Lega Nord contro la costruzione della moschea. I fondi cattolici contribuiranno all'acquisto del terreno. La colletta si aggiunge ai 100 mila euro gia' raccolti dalla comunita' islamica. L'imam, Aboulkheir Breigheche, ha spiegato che non ci saranno cupole e minareti ma un centro di cultura e preghiera.

Fonte: Ansa

Dateci il Gran Muftì al posto del prete
giovedì, 20 marzo 2008


Maurizio Blondet    19 marzo 2008

Avverrà nel 2009. Tutto è già deciso, anche se come al solito sopra le teste dei cittadini europei e a loro insaputa. La UE sarà «integrata» nella NATO (1), o se volete la NATO nella UE: il che significa molte cose allarmati.

Anzitutto, in ogni caso, la militarizzazione dell’Europa per servire meglio agli Stati Uniti. Lo ha lasciato capire Jaap De Hoop Scheffer, segretario generale della NATO (tutta una carriera nell’eurocrazia a-democratica e mai votata) al German Marshall Fund di Bruxelles.

«Sono convinto che prendere sul serio la riforma della NATO significa cercare maggiori sinergie con l’Unione Europea», ha detto l’olandese: «Voglio vedere molta messa in comune delle nostre capacità, specialmente in aree come trasporti ed elicotteri, ricerca e sviluppo, armonizzazione [questa parola non mi è nuova e mi ricorda un certo accordo transatlantico dell'anno scorso, ndr] e addestramento.…E’assolutamente essenziale che la totalità delle capacità che siamo capaci di generare da questo bacino di forze siano egualmente a disposizione della NATO e della UE».

Si legga bene l’ultima frase, la più inquietante, alla luce della insoddisfazione del Pentagono per la renitenza degli alleati europei a mandare rinforzi nelle zone di combattimento in Afghanistan. Nel progetto del massone olandese, uomo di fiducia delle entità sovrannazionali che l’hanno messo lì, le forze armate italiane o tedesche saranno automaticamente «a disposizione della NATO». Come anche della Unione Europea, dice mellifluo l’eurocrate olandese.
«Egualmente a disposizione».

E questo significa, tra le righe, qualcosa di ancora più inquietante: la trasformazione della NATO - che è nata come entità inter-statale, alleanza di Stati sovrani - in una UE burocratico-militare: e la UE è una entità non già inter-statale, ma sovra-nazionale; in essa gli Stati non hanno sovranità (2), e sono tenuti ad obbedire (ratificare) le normative confezionate dalle oligarchie di Bruxelles e dalle loro lobby di riferimento. La proposta di De Hoop Scheffer è dunque che la NATO diventi un nucleo militare sovrannazionale, i cui Paesi membri non possono negare «l’accesso» alle loro forze, soldati e armamenti.

Ma la NATO non è solo europea. E’ anche americana, anzi Washington esercita nella NATO la sua egemonia assoluta. Dunque, se De Hoop Scheffer l’avrà vinta, il Pentagono avrà «accesso diretto» alle forze armate dei venti Paesi europei della UE-NATO, senza possibilità per i Paesi membri di opporre un rifiuto. Da alleanza fra Stati sovrani a servitù totale, sovrannazionale.

Ciò che sta per nascere è un mostro geneticamente modificato, un ibrido «NEUTO»  che unisce le peggiori caratteristiche oligarchico a-democratiche dell’Unione Europea con il militarismo neo-coloniale globale della NATO. Il peggio delle due cose. Sarà l’opaca oligarchia di Bruxelles a farci sapere che siamo in guerra, contro chi e a quale distanza dalla nostra area, e quali elementi delle forze armate ci toccherà fornire alle guerre decise non solo «altrove», ma non si sa bene dove, esattamente come non si sa dove e come la UE concepisca le sue «direttive» che dobbiamo applicare.

Questa opacità non è casuale, ma voluta. L’Unione Europea, che ha privato i governi della loro sovranità, non dichiara se stessa sovrana: è una entità di gestione, in qualche modo «a-politica», ed è proprio con questa scusa che può fare a meno del controllo democratico, di obbedire alla volontà popolare, di attenersi alle decisioni del parlamento (quello europeo è solo consultivo, ossia è niente).

Non ha potere legislativo, e il suo potere esecutivo è la «Commissione», nome che evoca non decisione politica, ma amministrazione burocratica. La Commissione non «decide», emana «regolamenti» e «direttive». E’ irresponsabile. Non può essere chiamata a rendere conto, né bocciata con elezioni. Questa assenza di sovranità, comodissima per l’oligarchia burocratica i cui membri si cooptano a vicenda, è peggio di ogni totalitarismo classico.

Conosciamo i danni che ha prodotto la (volontaria) rinuncia alla sovranità monetaria degli Stati europei, non sostituita dalla sovranità della UE: la Banca Centrale è totalmente irresponsabile e le sue azioni sono dettate da automatismi, dedotti dall’ideologia economica corrente, nella più assoluta indifferenza alla realtà e ai problemi dei popoli.

Portata nel settore militare, questa perdita di sovranità non sostituita da una sovranità politica europea (l’Europa non è nemmeno una federazione, è qualcosa di politicamente e giuridicamente indefinibile), porta ad esiti anche più devastanti. I burocrati possono decidere - ma non parleranno mai di decisione, mai se ne assumeranno la responsabilità - quanti uomini, elicotteri e cingolati l’Italia deve mandare in Afghanistan o, domani, in Georgia per difendere questa nuova «democrazia» dalla Russia [chiaramente, noi come Blondet, sappiamo benissimo che non è la democrazia il vero motivo del contendere fra il "libero" Occidente e la "tirannica" Russia, ndr].

In fondo, già abbiamo visto questa militarizzazione burocratica in Kossovo: la cui indipendenza è stata riconosciuta da tutti gli Stati membri su ordine oscuro (americano), e che la NATO sta difendendo sul terreno. Senza una minima discussione, un dibattito aperto di cui le opinioni pubbliche abbiano avuto notizia. Ora, con il Trattato di Lisbona che surrettiziamente viene imposto ad ogni Paese senza referendum, viene eliminato il diritto di veto dei singoli Stati: un’altra rinuncia a un elemento di sovranità.

La «riforma» della NATO cui allude l’olandese contempla la stessa meccanica: anche qui per decidere una guerra, un intervento «fuori area», basterà un voto di maggioranza, e i singoli Stati non avranno diritto di veto.

«Le due istituzioni saranno fuse in un’unica struttura imperiale e nessuno Stato membro può permettersi di opporsi ai dispiegamenti militari», come ha scritto Helga Zepp LaRouche. Senza discussione - almeno senza discussione aperta, in un qualche parlamento, riportata sui giornali - questo avverrà nel 2009.

«Come stanno le cose», ha detto De Hoop Scheffer, «mi aspetto che il lavoro su un nuovo Concetto Strategico comincerà nel nostro vertice del 2009, il 60mo anniversario della NATO. Gli anniversari nella NATO non celebrano solo le passate realizzazioni; anzitutto e più di tutto, riguardano il futuro. Con un nuovo presidente USA in carica, un nuovo atteggiamento francese verso la NATO [Sarko sta facendo rientrare la Francia nell’Alleanza Atlantica da cui De Gaulle l’aveva fatta uscire appunto perché ‘solo un capo di Stato votato può ordinare di mandare in guerra i suoi cittadini’), e una nuova dinamica nel processo di integrazione europea, penso che il nostro vertice 2009 produrrà un breve ma potente documento che riaffermi i duraturi fondamenti della cooperazione transatlantica nella sicurezza, e delinei i parametri basilari del nuovo Concetto Strategico. In mancanza di un termine migliore, chiamerò questo documento Carta Atlantica».

Un nuovo Trattato di Lisbona, dunque: una Costituzione che non si dichiara tale. Quanto ai «duraturi fondamenti della cooperazione militare transatlantica», sono stati rovesciati dalle volontà oligarchiche: la NATO era una alleanza «difensiva», volta a difendere l’Europa su suolo europeo; oggi è diventata una unione di forze neo-imperiali, impegnate out-of-area, in occupazioni come in Afghanistan, a sostegno di governi-fantoccio insediati da Washington. Anche questo, naturalmente, senza alcuna discussione aperta (3).

Il nostro presidente Napolitano ci esorterà a cooperare a quelle guerre, come ha esortato a ratificare il Trattato di Lisbona senza dibattito e men che meno per referendum [Napolitano non è il tipo che si vergogna di dirle pubblicamente certe cose..., ndr], lui e gli altri Venerati (Gran)  Maestri tipo Ciampi.E poi criticavano Licio Gelli.

Questi sviluppi occulti assumono un senso anche più inquietante nel contesto della crisi sistemica e del collasso finanziario globale. Già nel 1974 il Club di Roma aveva elaborato un modello computeristico in cui aveva «previsto» i problemi che ora sembrano avventarcisi contro tutti insieme: sovrappopolazione, penuria alimentare, esaurimento delle risorse, degrado ambientale… e le aveva salutate come «una opportunità». Una opportunità per instaurare un governo mondiale - ma non un governo politico, sovrano e dunque responsabile.

Il governo di una tecnocrazia autonominatasi maestra di saggezza, che si impone insensibilmente, attraverso una «educazione» delle masse (leggi: propaganda), che imponga nuovi valori, adatti a una «nuova umanità». «Oggi sembra che i valori vigenti, che sono insiti nelle società umane di ogni ideologia e religione, sono responsabili dei nostri problemi. Se si dovranno evitare le future crisi, come ri-dirigere questi valori?»: così si chiedeva il Club di Roma (4).

Oggi, possiamo constatare quanta strada sia stata fatta: oggi i valori vigenti sono quelli di una «nuova coscienza ecologica», quelli favorevoli alla limitazione delle nascite e  all’accettazione dei «diversi» con pari diritti. E questi valori del politicamente corretto hanno sostituito ogni ideologia ed ogni religione. «L’analisi dei problemi e delle crisi che ci attendono», diceva nel ‘74 il consesso oligarchico, «indicano che occorre
1) una ristruturazione ‘orizzontale’ del sistema mondiale, ossia un cambiamento nelle relazioni tra nazioni e regioni, e
2) una ristrutturazione ‘verticale’, ossia drastici cambiamenti nello strato normativo, cioè
nel sistema di valori e di fini dell’uomo, necessari per risolvere le crisi energetiche, alimentari, eccetera. Intendiamo con ciò cambiamenti sociali e cambiamenti negli atteggiamenti individuali, che sono necessari perché possa aver luogo la transizione alla crescita organica».

Per crescita «organica» dell’umanità, il Club di Roma intendeva crescita insieme «sostenibile» (non troppa) e «interdipendenza» della produzione e commercio globali, l’attuale liberismo instaurato con così grandi benefici, ma governato dietro le quinte da organi sovrannazionali e non-sovrani (ossia non controllabili dalla volontà popolare).

«Lo sviluppo di cornici internazionali [….] essenziali per l’emergere di una nuova umanità diretta alla crescita organica diverrà una necessità da non lasciare alle buone volontà e alle preferenze. […] La NATO-Europa integrate sono appunto parte delle nuove cornici internazionali auspicate».

Ma si domandava il Club di Roma: «Avrà il genere umano la saggezza e la forza di volontà di mettere in atto una strategia adeguata a produrre la transizione? A considerare i precedenti storici, si possono avere legittimi dubbi - a meno che la transizione non avvenga per necessità. Ed è qui che le future crisi - nel campo dell’energia, dell’alimentazione e del resto - possono diventare catalizzatori del cambiamento, delle opportunità fortunate dietro le apparenze». Ed ecco che la Grande Crisi è qui. L’hanno provocata loro, per spingerci volenti o nolenti verso la «nuova umanità» necessaria?

Come minimo, l’hanno «prevista» da oltre trent’anni, ci hanno lavorato; il disastro che ci pare incontrollato e sparge il panico fra gli operatori di Borsa, può essere invece controllatissimo; le conseguenze di fame, disoccupazione, penuria, perdite di ricchezza e guerre, una «opportunità» da non perdere. Il governo mondiale avrà le forme extra-giuridiche dell’Europa: ossia delle azioni dietro le quinte, di entità che non rispondono a nessuno.

Il nuovo governo mondiale non sarà nemmeno un governo, ma un «ordine», una «direttiva», un insieme di «regolamenti».



1) Elaib Harvey, «NEUTO», The Brussels Journal, 16 marzo 2008.
2) Il concetto di «sovranità» non è ovviamente quantitativo: non ha alcuna relazione
con la maggiore o minor potenza di uno sStato. Uno Stato piccolo non è meno sovrano di uno Stato grosso e potente; la sua sovranità consiste nel fatto di potersi legare in alleanze ed accordi con altri Stati, o denunciare quegli accordi e ritirarsi da quelle alleanze. «Sovranità» è per gli Stati ciò che per gli individui è la libertà giuridica, libertà di assumere impegni contrattuali (e la responsabilità conseguente).
3) «Impedire la militarizzazione dell’Europa!», Eir Strategic Alert, 20 marzo 2008.
4) Tratto da «Mankind at the Turning Point: The Second Report to The Club of Rome (1974)», citato da Brent Jessop, «The transition to a totalitarian world government», .GlobalResearch, 18 marzo 2008.

http://www.effedieffe.com/content/view/2541/165/
mercoledì, 19 marzo 2008


Ieri è iniziato lo sgombero del campo rom di via Greto di Cornigliano, nella periferia Ovest di Genova, a causa delle condizioni igieniche allarmanti e dell'elevato rischio di incendi. Vi state chiedendo cosa c'è che non va? L’operazione di sgombero costerà fra i 25 e i 30.000 euro, provenienti da fondi ministeriali. A questo si aggiunga che le famiglie rom con anziani e bambini (una trentina di persone) saranno accolte in strutture del Comune, mentre a tutti gli altri sarà fornito sostegno per cercare lavoro o per il rientro in patria (altri costi dunque...). Diciamo la verità: tanta solerzia da parte delle istituzioni, per gli Italiani in difficoltà, non la si vede mai.

Fonte: Il Secolo XIX

La grande "ricchezza" portata dagli immigrati: esempi dall'Emilia-Romagna

La grande "ricchezza" portata dagli immigrati (parte II): esempi dal Veneto e dal Friuli Venezia Giulia
mercoledì, 19 marzo 2008


Nel caso dell'Emilia-Romagna si è parlato del trattamento a dir poco discriminante che il Comune di Modena riserva agli zingari (badate, i discriminati in senso negativo non sono loro...) e di un paio di percentuali sospette sugli extracomunitari risultanti disoccupati e perciò esenti da ticket. Ora diamo spazio alla voce delle fonti, di per sé chiare e dirette.

1) Dall'articolo Beffa all'Inps, di Gigi Bignotti, Il Gazzettino, del 15 marzo 2008:

Il fenomeno sta assumendo contorni da "assalto alla diligenza": è la richiesta di assegni sociali da parte degli stranieri. Nel 2008, secondo le stime, comporterà nel solo Veneto un esborso di circa dieci milioni di euro per le già esangui casse dell
'Inps.

Si tratta a tutti gli effetti di una "pensione sociale" (fino al 1996 si chiamava così) riconosciuta a chi ha compiuto 65 anni e non ha redditi oppure è sotto la soglia dei 5.000 euro annui.

Proprio gli extracomunitari (specialmente gli albanesi) ne stanno facendo incetta: per chi è sul nostro territorio da regolare - quindi con carta di soggiorno e residenza - basta presentare la domanda di ricongiungimento familiare e far arrivare in Italia i genitori o i parenti anziani. A quel punto si manda il familiare ultra65enne all'Inps per autocertificare l'assenza di reddito o, al limite, dichiarare la pensione minima nello Stato di provenienza e il gioco è fatto: l'Inps eroga 395,6 euro al mese di assegno sociale più 154,9 euro di importo aggiuntivo (cifre appena aumentate dalla Finanziaria 2008): in totale 550,5 euro per 13 mensilità quindi 7156 euro l'anno (tutti esentasse).

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2)
Dall'articolo Friuli: scoperto qualche furbo ma addio arretrati, di Davide Lisetto, Il Gazzettino, del 15 marzo 2008:

Il fenomeno degli immigrati over 65 che "raggirano" l'Inps incassando l'assegno sociale (a volte tornandosene nel loro Paese) è diffuso anche in Friuli Venezia Giulia. E riguarderebbe - dagli accertamenti svolti finora - in particolare la comunità albanese piuttosto numerosa, soprattutto nelle province di Pordenone e Udine.

Requisito fondamentale per i parenti che arrivano è di avere oltre 65 anni. La prima cosa è ottenere la residenza come ospiti nelle abitazioni dei figli o dei parenti regolari. È a quel punto che viene compilato il modulo per l'Inps. Nel caso ci sia un reddito (vedi articolo sopra) lo Stato integra la differenza fino a coprire l'intera somma (550 euro). Gli assegni sociali in carico alle sedi Inps del Friuli VG sono circa 2.800. Tra questi - ma sui numeri c'è solo una stima - si annidano i "furbi".Nella provincia di Pordenone - quella col maggiore tasso di immigrazione - gli assegni sociali in carico all'Inps sono oltre seicento, molti dei quali richiesti da stranieri. [...]

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