sabato, 31 maggio 2008


da ANSA.it (via NoReporter.Org):

Aumentano i costi delle fonti energetiche e degli alimenti e la risposta è: bloccare i salari!

(ANSA) - PARIGI, 28 MAG - Il presidente della BCE Jean-Claude Trichet [foto sopra, ndr] insiste sulla moderazione salariale per evitare impennate dell'inflazione. Con un ritmo di inflazione al 3,3%, 'e' per questo che invitiamo le parti sociali alla vigilanza' in modo da impedire' che nuovi aumenti salariali si traducano in nuovi aumenti dei prezzi', ha detto Trichet in un'intervista al settimanale 'L'Express' in occasione del decimo anniversario della nascita della BCE.

http://www.noreporter.org/dettaglioArticolo.asp?id=11069



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sabato, 31 maggio 2008




Leggi prima: A Milano si inizia dalle piccole cose: due buoni segnali anti-illegalità



dal Corriere della Sera:

Blitz dei vigili sui bus
33 clandestini in questura

Proteste di partiti di sinistra, sindacati e Caritas

[...]

Gli stranieri senza permesso sono stati fatti salire in gruppo sui mezzi con le finestre sbarrate. «E che dovevamo fare — dice De Corato —. I clandestini cercano di scappare. Così, invece, portarli in questura è più semplice». L'operazione del Comune di Milano non è piaciuta alla Caritas, al Naga [Associazione Volontaria di Assistenza Socio-Sanitaria e per i Diritti di Stranieri e Nomadi, ndr] (ascolta l'intervista), al sindacato e tantomeno ai partiti di sinistra [bravi, gli interessi del Popolo sopra ogni cosa, eh!, ndr]. «Quanto sta avvenendo a Milano è emblematico di quanto potrebbe accadere se si darà ai sindaci il potere in materia di ordine pubblico», ha commentato Francesco Marsico, vicedirettore della Caritas Italiana. Mentre per il segretario generale della Camera del lavoro, Onorio Rosati, «ciò che è accaduto non ha precedenti ». E quindi: «E' necessario l'intervento della prefettura perché questo comportamento da parte del Comune rischia d avvelenare il clima in città [il veleno siete voi in realtà, ndr]».

[...]

Rita Querzé
30 maggio 2008


http://www.corriere.it/cronache/08_maggio_30/clandestini........shtml



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sabato, 31 maggio 2008


da My Way News:

In Miami, Spanish is becoming the primary language

May 29, 4:38 AM (ET)

By GISELA SALOMON

MIAMI (AP) - Melissa Green's mother spoke Spanish, but she never learned - her father forbid it. Today, that's a frequent problem in this city where the English-speaking population is outnumbered.
The 49-year-old flower shop owner and Miami native said her inability to speak "espanol" makes it difficult to conduct business, seek help at stores and even ask directions. She finds it "frustrating."
"It makes it hard for some people to find a job because they don't speak Spanish [non solo un problema di lingua e cultura dunque, ndr], and I don't think that it is right," said Green, who sometimes calls a Spanish-speaking friend to translate for customers who don't speak English.
"Sometimes I think they should learn it," she said.
In many areas of Miami, Spanish has become the predominant language, replacing English in everyday life. Anyone from Latin America could feel at home on the streets, without having to pronounce a single word in English.
In stores, shopkeepers wait on their clients in Spanish. Universities offer programs for Spanish speakers. And in supermarkets, banks, restaurants - even at the post office and government offices - information is given and assistance is offered in Spanish. In Miami, doctors and nurses speak Spanish with their patients and a large portion of advertising is in Spanish. Daily newspapers and radio and television stations cater to the Hispanic public.
But this situation, so pleasing to Latin American immigrants, makes some English speakers feel marginalized. In the 1950s, it's estimated that more than 80 percent of Miami-Dade County residents were non-Hispanic whites. But in 2006, the Census Bureau estimates that number was only 18.5 percent, and in 2015 it is forecast to be 14 percent. Hispanics now make up about 60 percent.
"The Anglo population is leaving," said Juan Clark, a sociology professor at Miami Dade College. "One of the reactions is to emigrate toward the north. They resent the fact that (an American) has to learn Spanish in order to have advantages to work. If one doesn't speak Spanish, it's a disadvantage."
According to the Census, 58.5 percent of the county's 2.4 million residents speak Spanish - and half of those say they don't speak English well. English-only speakers make up 27.2 percent of the county's residents.
In the mainly Cuban city of Hialeah and in the Miami neighborhood of Little Havana, 94 percent of residents identified themselves as Hispanic.
Andrew Lynch, an expert on linguistics and bilingualism at the University of Miami, said that the presence of Spanish-speakers first became an issue in Miami-Dade County in the 1960s and '70s with the arrival of Cuban immigrants and intensified in the '80s with immigrants from not just Cuba, but Argentina, Venezuela and elsewhere in Latin America. The exodus of English speakers soon followed.
James McCleary, his wife and two children left Miami in 1987 for Vermont, where he is now a farmer. McCleary, 58, said his inability to speak Spanish made it difficult for him to find work - it once took seven months to get hired as a cook.
"The job market was very tough. It was very, very difficult," he said.
His wife, Lauren, was born and raised in Miami and they visit at least twice a year, but she feels that it's no longer her hometown.
"I don't like being there anymore. It is very, very different," she said. "I cannot live there anymore, I can't speak their language."
Nevertheless, she likes the diversity of the population of South Florida [1) ma quale diversità se ormai sono quasi solo ispanici?! 2) è dovuta scappare con il marito proprio a causa di quella "diversità" e adesso dice che le piace? Mah, valli a capire certi (s)ragionamenti, ndr] and regrets not learning Spanish in school.
Librarian Martha Phillips, 61, believes those who speak Spanish will continue to have more opportunities and she doesn't think that's necessarily fair. Phillips said she is sorry to see non-Spanish-speakers abandoning Miami, and said she's concerned that the area "will be like a branch of Latin America."
"I do resent the fact that people seem to expect that the people who live here adjust to their ways, rather than learning English and making adjustments," she said. "Obviously I don't expect an older person to learn to speak English, but younger people come in and they don't seem to make much of an effort to learn to adapt to this country and they expect us to adapt to them. [per forza, hanno i numeri per capovolgere la situazione..., ndr]"
Some Spanish speakers say they have their own trouble with those who only speak English.
Mary Bravo, a 37-year-old Venezuelan business owner, moved to Miami nine years ago. She understands English but only speaks a little.
"This land is theirs. We should try to speak English ["dovremmo provare" o piuttosto "siamo tenuti"?, ndr]," she said, "but they don't even try to understand us. [fantastico, la ciliegina sulla torta!, ndr]"

http://apnews.myway.com/article/20080529/D90V6OEO0.html



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venerdì, 30 maggio 2008


da Effedieffe:

Diritto italiota: la persecuzione del cittadino

Testimonianza    27 maggio 2008

Signor Direttore, chi le scrive è un agente di Polizia Municipale di Roma.
Dispiace vedere anche nel giornale da lei diretto il solito «insulto» ai vigili fannulloni che si fanno la loro «passeggiatina».
La seguo da alcuni anni, ho letto alcuni suoi libri e la reputo una persona intelligente che senz’altro non si sofferma sulle sole apparenze; pertanto riscontro con amarezza la pubblicazione di una lettera di un solerte cittadino che si preoccupa della sua città e di «far fare rispettare la legge» denigrando chi questo lavoro lo fa ormai da anni.
Roma è ancora un po’ quella che viene dipinta nel film «Guardia, guardia scelta, brigadiere e maresciallo» di una cinquantina d’anni fa.

Sono le persone che ora sono cambiate: nel vestirsi, nell’atteggiarsi, sofisticati e «tecnologicamente avanzati» sono personaggi più simili a quelli che lei descrive nel suo «Selvaggi con telefonino».
Ciò che qualche tempo fa era facilmente e semplicemente distinguibile come «giusto» (o meglio come «il bene») ora è nascosto e dissimulato, direi quasi sopperito da una realtà che ne ha rivoltato le leggi e create di nuove per farne accettare un altro.

Mi spiego meglio: per esempio il controllore sul tram.
Ferma un passeggero italiano, chiede il biglietto, vede che non è timbrato, chiede un documento e scrive un verbale di accertamento; il malcapitato paga, pena diversi aumenti della sanzione ecc...
Ferma un cittadino straniero (comunitario o meno non fa differenza), stessa trafila di cui sopra per poi scoprire che essendo straniero non esiste una legge in forza della quale debba pagare immediatamente all’agente accertatore la somma dovuta, senza contare il fatto che un’eventuale mancanza di documenti comporta l’intervento di una pattuglia delle forze dell’ordine con qualifica di agenti di PG per accompagnamento in Questura, fotosegnalamento e trafile varie che si risolvono dopo 6 ore mediamente di attesa per i riscontri fotosegnaletici e in un nulla di fatto se non in un «verbale di accertamento di violazione intestato ad un sedicente».

Secondo esempio: ubriaco in strada.
La sanzione del Codice Penale è di carattere amministrativo il che significa che se si tratta come al solito di uno straniero come sopra riportato tutto si risolverà con un «verbale di accertamento di violazione intestato ad un sedicente» da cui nessuno mai potrà mai esigere qualsiasi pagamento, proprio come se non avesse pagato il biglietto del tram.
Stesso dicasi per chi chiede l’elemosina, che non è più vietato da alcuna norma
(se non quella, ancora penale, svolta con minore) o per il lavavetri (previsto e punito dall’articolo 121 TULPS da anni abrogato), per il parcheggiatore abusivo (articolo 7 del Codice della Strada; sola sanzione pecuniaria e confisca dei «presunti» proventi) ecc.

Questi sono alcuni delle centinaia di esempi che potrei farle, signor Direttore, ed è per questo che in parte comprendo la rassegnazione di colleghi come poliziotti, carabinieri, vigili, ecc... che tante volte sono chiamati ad intervenire per sanare situazioni insanabili, pena pesanti sanzioni disciplinari, penali (omissioni d’atti d’ufficio, ecc...) che per loro scattano inesorabili senza giustificazioni di sorta.
C’è un mondo, che è quello che si vede lavorando sulla strada, che è diametralmente diverso da quello che si può vedere dall’alto di un terrazzo.

Le persone si fermano in soccorso di «poveri immigrati» che vendono merce abusiva, prodotto finali di criminali organizzati [in alcuni blog e forum ho persino letto messaggi di immigrazionisti convinti del tipo "viva la merce contraffatta!"..., ndr], ma nessuno vede le centinaia di ragazzi e ragazze che muoiono ogni giorno sulle strade.
Un paese di 5.000 abitanti muore ogni anno sulle nostre strade (sono statistiche ISTAT, 4918 nel 2005) e sono all’ 80% ragazzi giovanissimi.
Questo è il vero sterminio di massa.
La mafia, la camorra, la n’drangheta non ne hanno totalizzati tanti in 70 anni.
Ma qui viene il bello, dove nessuno si lamenta della scarsa severità della norma se non quando viene colpito egli stesso per la maggior parte delle volte per «divieto di sosta».
Sempre pronto ogni giornale ad infierire su quanto l’operato delle forze dell’ordine è zelante.
Una norma penale che prevede (articolo 590 Codice Penale) le lesioni colpose derivate da un incidente stradale procedibili a querela di parte in ogni caso, anche se sono gravissime e se l’infortunato è in coma è una norma «criminale».
Stesso dicasi per il reato di omicidio colposo (589 Codice Penale) o omissione di soccorso
(593 Codice Penale), ridicole.

Alla criminalità bisognerebbe dire di «investire» invece che «sparare»; si è più sicuri di uscire molto in anticipo.
La pena per il reato di guida in stato di ebrezza (articolo 186 Codice della Strada)  è ridicola, ma con l’ultima legislatura lo è diventata ancora di più, tanto che il reato di fatto non esiste più: basta rifiutarsi di sottoporsi ad accertamento e subire una sanzione pecuniaria di 2.500 euro (3.000 in caso di incidente), sospensione della patente (che per chi non l’ha mai conseguita è una pacchia) e nemmeno il sequestro del mezzo è possibile se non appartiene a chi conduceva il veicolo.
La guida senza patente è anch’essa un reato; è prevista un ammenda (che per chi mastica di codice sa che è più o meno come una sanzione pecuniaria amministrativa) ma il cittadino straniero quante volte in tutti questi processi si presenterà?


Sono 10 anni che svolgo questo lavoro, ho partecipato alle decine di processi delle varie persone che ho denunciato, in qualità di «testimone» pena la sanzione di 250 euro per mancata comparizione (se non denunce penali) e le volte che ho visto le persone imputate presenarsi si contano sulle dita di una mano (l’avvocato difensore d’ufficio c’è sempre, ed è pagato con le nostre tasse).
Non serve molta «dietrologia», la gente muore davanti ai nostri occhi, una nazione intera tra qualche anno, e tutto senza che nessuno possa fermarlo?
Ma la polizia municipale deve stare al «semaforo» che ci è costato centinaia di migliaia di euro, sorvegliarlo perchè anche se intelligente ed è controllato da una ultra-tecnologica sala operativa, fa le bizze e il traffico si blocca.

Però un po’ più giù, dove ti vietano di andare perchè sarebbe come «abbandonare il posto di lavoro» forse qualcuno ha appena investito e ucciso due ragazzi sul motorino...
Poi arriva un signore, si lamenta perchè non sa più dove passare e attraversa calpestando la pozza di sangue ancora fresca (non è inventato, è successo veramente).

Alessandro


http://www.effedieffe.com/content/view/3338/180/



da La Stampa:

30/5/2008 (7:31) - REPORTAGE

"Non è più un Paese per vecchi sbirri"
In giro per la capitale con un poliziotto di pattuglia

FRANCESCO LA LICATA
ROMA
Una volta - dice il vecchio sbirro da strada che sulla strada ancora vive - era molto più facile la battaglia quotidiana del marciapiede. Conoscevi il ladro, sapevi una per una le facce dei soliti noti e la borgata, il quartiere non aveva segreti. C’è troppa mescolanza, oggi. E non ci siamo abituati, al mix delle lingue e delle culture [è impossibile abituarsi ad una situazione "innaturale", ndr]. La convivenza è diventata stress continuo». La storie del Pigneto sta ancora sui giornali, ma è tutta Roma che non sta bene. Ed anche fuori non va meglio. Il racconto dello sbirro consegna un quadro inedito e complicato: «All’inizio dei Novanta pattugliavamo la Colombo e anche allora ci imbattevamo negli albanesi ubriachi. Sa cosa accadeva? Che li fermavamo e loro, senza che nessuno glielo imponesse, si mettevano in ginocchio con le mani dietro la nuca, aspettando le botte che erano soliti ricevere nel loro paese. Erano i primi a meravigliarsi che nessuno li picchiasse. Oggi, se li vuoi fermare, devi inseguirli a 140 chilometri all’ora. Non si arrendono mai, corrono e scappano. L’altra notte ho visto un rumeno (poi lo abbiamo preso) gettarsi nel vuoto da un’altezza di sette metri. Era buio, non sapeva cosa avrebbe trovato sotto. Per sua fortuna l’ho visto rialzarsi e continuare la fuga, ancora per un po’».

La Colombo come i viali di Tor di Quinto, con le mignotte e i transessuali e le proteste della gente. «Le prostitute invece non scappano più. Ti accolgono quasi gioiosamente, ti danno il documento accompagnato dal sorriso tranquillo di chi può sostenere di “essere regolare”». E perché mai? Lo sbirro spiega: «Possono dire di essere in Italia per turismo, almeno per il primo periodo di permanenza. Poi magari sposano un rumeno, quindi cittadino comunitario, acquisendo l’identico status di “regolare”. Meglio ancora se dalla strada si trasferiscono in appartamento: scompare il protettore insieme col reato di sfruttamento. Ma aumenta la rissosità dei condomini. Un mese fa si è intervenuto nella zona di piazza Zama, a Pontelungo, proprio per la gran mole di esposti scritti dagli abitanti di uno stabile che ospitava tre signore che esercitavano, anche in modo discreto. Ma ciò che è invisibile ai più non sfugge all’occhi vigile del vicino: e allora ecco le liti, gli scontri e le lettere anonime».

Già, la convivenza. Gran bel problema, sia che si tratti del centralissimo Esquilino, piuttosto che della lontana borgata della Borghesiana, o contrada Finocchio, o Torre Maura e Tor Bella Monaca. O ancora il Casilino. La pace può essere messa a dura prova dal costante puzzo di fritto della cucina cinese, o dal forte aroma delle spezie usate da filippini o cingalesi o pakistani e indiani. Lo sbirro dice che gli interventi delle autorità sono tanti, ogni giorno. Nella zona dell’ex Pantanella sembra abbondi la comunità equadoregna. «Sono famosi per le liti in famiglia. Si massacrano di botte e quasi sempre per motivi di gelosia. Antichi rancori, mai sopiti sospetti di uomini che hanno preceduto le mogli nella migrazione, lasciandole alla mercé delle tentazioni della carne. E allora ti chiamano, ancora i vicini, preoccupati dell’incombente tragedia».

E chiamano dalle periferie per le ragioni più disparate. «Per impedire l’apertura di una rivendita di Kebab o di un call center per stranieri, o perché il tunisino - specifica lo sbirro - ha pisciato nel portaombrelli o dietro alla porta della signora del pianterreno. Non c’è verso di convincerli che così non si fa. Ci sono “recidivi” che ormai sono noti a tutti: “il noto Hamed” di Ciampino o anche “il noto Nicolaescu” di Torrimpietra, che all’ennesima birra corrono a fare pipì». «L’altro giorno - continua - ho dovuto strappare alla depressione un vigile urbano che in 12 ore non era riuscito a identificare un tipo sorpreso a bordo di una motoretta rubata. Per fortuna lo conoscevamo perché più volte ospitato nelle diverse sale d’attesa delle forze dell’ordine».

Sale d’attesa? «Certo. Gli ubriachi che non hanno commesso reati non li puoi mettere in camera di sicurezza e allora aspetti che sbolliscano la sbornia in una saletta d’emergenza. Ovviamente senza che entrino in contatto con l’umanità afflitta da altri problemi». Un film che potrebbe anche far sorridere, «se - dice lo sbirro - non si dovesse spesso intervenire per cose più serie, come dover sottrarre alla rabbia della folla la zingara o i cileni o i peruviani che tentano il borseggio nelle metropolitane».

http://www.lastampa.it/redazione/.........asp



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venerdì, 30 maggio 2008


da la Repubblica:

Parla la banda del Pigneto
"Con noi anche un nero"

di CARLO BONINI

ROMA - C'è un ragazzo con la pelle nera nel sabato del Pigneto. Ma non è nato in Bangladesh, né nel Maghreb. Perché in questa storia non è uno degli aggrediti, ma uno degli aggressori. In via Ascoli Piceno, impugnava una mazza come i "pischelli" bianchi cui si era unito. Un nero contro altri neri. Chi era insieme a lui nel raid ne parla da un telefono che ne protegge l'anonimato ("Purtroppo bisogna fà così perché ci sono ancora troppe guardie in giro e io devo ancora decidere se mi presento o no").

La confessione di Dario Chianelli, "Ernesto", ha scosso un gruppo che, da sei giorni ormai, vive acquattato nel quartiere e sembra averlo convinto "che non c'è proprio più nulla da nascondere e tanto vale allora dire anche questa del "nero", così forse si placano tutti".
Il "nero" ha un nome e un cognome. E' un ragazzo di colore che ha meno di trent'anni. E' cresciuto tra il Pigneto e il Prenestino. Lavora. E sabato, a quanto pare, non c'è stato bisogno di convincerlo ad unirsi al resto dei mazzieri.

"Se lo sentissi - dice il suo amico al telefono - non diresti mai che è un africano. E' uno de noi. Parla romano e magna romano come noi. Per questo è venuto con noi". Il ragazzo fa una pausa. "Come bisogna spiegarlo ancora che la razza non c'entra? Ho visto che oggi (ieri ndr.) la politica sta continuando a parlà, a parlà. Stanno sempre a parlà. Non basta quello che ha detto Dario? Allora, forza, mettici pure questa. C'era uno de colore a menà. Si dice così, no? De colore. E sai perché? Lui al Pigneto è sempre stato rispettato. Nessuno l'ha mai fatto sentire di serie B. Questa è casa sua come è casa mia. E siccome stanno facendo lo schifo in casa nostra, a lui è salito il veleno come è salito a noi. Sai che gliene frega a lui del colore della pelle? Niente. A lui gliene frega ancora meno che a noi visto che è nero. Lui si è rotto il cazzo come noi. Punto e basta".

Il ragazzo non ha nessuna voglia di spiegare come lui, il "nero" e gli altri ci siano finiti in via Macerata e via Ascoli Piceno. Se, come e quando le cose siano sfuggite di mano. "Dario ha detto bene. Ha raccontato bene quello che è successo. Quindi non c'è altro da aggiungere". Ha voglia invece di raccontare chi sono loro, "i pischelli". "Ma quali fascisti? Che te pensi? Siamo tutta gente che lavora. Che lavora con le mani. Il sabato sera con la donna o con la famiglia e, molti, la domenica allo stadio. Roma, Lazio. Ma niente ultras".
Per loro non è stato un portafoglio. Ma quello che dicono sia successo alle loro donne. "A mia nonna gli hanno portato via la borsa e l'hanno pure insultata. A mia sorella l'hanno inseguita sotto casa di notte, che se c'ero io quella sera finiva male".

E così agli altri, sembra di capire. Tutti e quindici i protagonisti del raid avrebbero avuto uno sgarro da esibire nel pantheon del risentimento di quartiere. E dunque da vendicare. Con una scelta che sembrerebbe avere avuto il segno crudele e primitivo della decimazione. Colpirne uno per educarne cento. Punire l'indiano di via Macerata per dare man forte a Dario che chiedeva conto dello scippo alla sua ex moglie, vendicando così tutte le donne del Pigneto. Punire il bottegaio bengalese di via Ascoli Piceno che vende vino e birra fino all'alba, mettendo al proprio posto e sul chi vive tutta la filiera di balordi che normalmente vi si abbevera.

Eppure, forse, non è proprio così. Con i bengalesi sembra covi anche dell'altro. Il ragazzo al telefono dice: "Ma lo sai quanto sono impaccati di soldi? Li vedi che tirano fuori dalle tasche rotoli da 50 e 100 euro. Come fanno a tirarli su? Anche io lavoro, ma quello che guadagno io in un mese loro se lo portano a casa in una settimana. Com'è?". E' una domanda che anche Dario ha affacciato nel suo racconto. Una domanda che trova una risposta in ciò che i "pischelli" del raid e l'intero quartiere sembra diano da molto tempo per assodato. Dimostrato al di là di ogni ragionevole dubbio, senza perdersi dietro a inutili fronzoli. E cioè che la comunità dei bengalesi sia diventata il complice ombrello alla cui ombra si ripara lo spaccio capillare dei maghrebini. I bengalesi non danno nell'occhio. I bengalesi sono gente pacifica che non attira "le guardie".

Nelle loro botteghe, i maghrebini hanno capito che possono parcheggiare la droga che spacciano o la refurtiva che riciclano senza rischiare nulla. E con il minimo sforzo. Dice ancora il ragazzo: "Io non lo so se questi bengalesi qua lo fanno perché hanno soltanto paura dei marocchini o se invece lo fanno, soprattutto perché dai marocchini prendono la stecca sulla roba che quelli gli inguattano. Sia come sia, la roba esce dalle botteghe loro. E quindi meritavano una ripassata. Voglio vedere se adesso se rimettono a fà come prima".

Il ragazzo dice che deve chiuderla qui. Ha fretta di parlare con gli altri. Perché ora, dopo la confessione di Dario, il gruppo deve decidere che fare. I "pischelli" hanno capito che la polizia sa chi sono. E hanno capito anche che il ritorno di Dario al Pigneto da uomo libero è una mano tesa a chiuderla davvero questa storia. Ha un'ultima battuta: "Quello che abbiamo fatto, lo abbiamo fatto per il Pigneto. Ma adesso, qui al Pigneto, tutte queste guardie che girano cominciano a essere un bel casino".

(30 maggio 2008)

http://www.repubblica.it/.........banda-pigneto/banda-pigneto.html






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venerdì, 30 maggio 2008


da Tgcom:

29/5/2008

Raid razzista [evvai con il sensazionalismo!, ndr], parla l'aggressore
Roma: macché nazista, sono di sinistra

Si è presentato in Questura per essere interrogato, Dario Chianelli [foto sopra, ndr], l'uomo del Pigneto accusato del raid contro negozi stranieri a Roma. "Sono di sinistra, altro che nazista", aveva raccontato poche ore prima a Repubblica mostrando l'avambraccio con un unico, grande tatuaggio di Che Guevara. Quella nel quartiere Pigneto non era "nessuna spedizione organizzata" ma una vendetta personale per un portafoglio rubato. Identificato secondo uomo.

Ha i capelli brizzolati e un ciondolo d'oro al polso. "Eccome qua - spiega a Carlo Bonini, cronista di Repubblica - io sarei il nazista che stanno a cercà da tutti i pizzi. Guarda qua. Guarda quanto sò nazista...". La mano sinistra solleva la manica destra del giubbetto di cotone verde che indossa e scopre la pelle: sull'avambraccio il tatuaggio del Che. "Hai capito? Nazista a me? Io sono nato il primo maggio, il giorno della festa dei lavoratori e al nonno di mia moglie, nel ventennio, i fascisti fecero chiudere la panetteria al Pigneto perché non aveva preso la tessera".

Il nome? "Quello lo saprai molto presto. Il giorno che mi presento al magistrato, perché quel giorno il mio nome non sarà più un segreto. Mi presento, parola mia. La faccio finita cò 'sta storia. Ma ci voglio andare con le gambe mie a presentarmi. Nun me vojo fà beve (arrestare) a casa. Perciò, se proprio serve un nome a casaccio, scrivi Ernesto". "Io sono questo qua - dice indicando la foto apparsa sui quotidiani - Questo cerchiato con il marsupio e la maglietta rossa, che si vede di spalle. La maglietta è una Lacoste".

"Ma quale xenofobia?"
"Adesso ti racconto davvero come è andata. Destra e sinistra si devono rassegnare. Devono fare pace con il cervello loro. Non c'entrano un cazzo le razze. Non c'entra - com'è che se dice? - la xenofobia. C'entra il rispetto. Io sono un figlio del Pigneto. Tutti sanno chi sono e perché ho fatto quello che ho fatto. Tutti. E per questo si sono stati tutti zitti con le guardie che mi stanno cercando. Perché mi vogliono bene. Perché mi rispettano. Perché hanno capito", racconta l'aggressore a Repubblica. E parla di un furto del portafoglio a una donna "a cui voglio bene come a me stesso". Un immigrato lo informa che se lo vuole ritrovare, deve andare nel negozio dell'indiano, "perché il ladro sta lì. E' un marocchino, un tunisino. Ci vado, trovo lui, l'indiano bugiardo e un vecchio, un italiano. Il marocchino mi dice: 'Tu passare oggi pomeriggio e trovare portafoglio'. Io dico va bene e, te lo giuro, non mi incazzo, né strillo. Dico solo: 'Dei soldi non me frega niente. Ma dei documenti sì". Ernesto ripassa sabato mattina e quel "Mustafà là, ridendo, sempre con quella cazzo di birra in mano, mi fa segno che i documenti l'ha buttati dentro una buca delle lettere. Allora non ci ho visto più e ho detto: 'Se vedemo alle cinque. E se non salta fuori il portafoglio sfascio tutto"'.

"Difendo solo il mio quartiere"
Quindi il momento del raid: "Io quando devo fare a cazzotti non mi porto dietro nessuno. Il problema è che quando arrivo all'angolo con via Macerata non ti trovo una quindicina di ragazzi del quartiere? Tutti incazzati e bardati. Te l'ho detto. Mi vogliono bene. Avevano saputo della tarantella". "Io davvero non riesco a capire come si sono inventati la storia della svastica. Ma quale svastica? Io questi pischelli non li conosco personalmente, ma mi dicono che sono tutto tranne che fascisti. E, comunque svastiche non ce n'erano". Poi "i pischelli si mettono a correre verso via Ascoli Piceno. Per me è finita lì. Vedo che stanno a fà un macello con i bengalesi, che si sono messi a sfasciare le macchine della gente del quartiere, cominciò a gridare. Grido: "A pezzi de merda che state a fa'?". "L'altro giorno ho provato a chiamare anche Luxuria, quella di Rifondazione. Gli ho detto: 'Dovemo parlà'. E lui: 'Sì ma al telefono perché sono a Cosenza per una riunione'. Allora io dico. Tu starai pure a Cosenza, ma al Pigneto, che è dove vivi pure tu, chi ci pensa?".

Identificato un secondo uomo del raid
Intanto sarebbe stata identificata una seconda persona che avrebbe partecipato, insieme a Dario Chianelli, all'assalto agli immigrati. Gli investigatori stanno procedendo ad ulteriori riscontri. All'aggressione, secondo i testimoni, avrebbero preso parte tra le 10 e le 15 persone. Questa seconda persona identificata avrebbe delle pendenze giudiziarie.

http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo415610.shtml



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giovedì, 29 maggio 2008


Milano, controlli a tappeto su bus
Stranieri fatti scendere e identificati

(ANSA) - MILANO, 29 MAG - Controlli a tappeto su alcuni mezzi pubblici piu' affollati, stranieri fatti scendere a gruppi dagli autobus e identificati. E' accaduto oggi a Milano dove la polizia locale ha fatto controlli serrati, in mezzo alla gente, sui clandestini. Alcuni cittadini hanno chiamato le redazioni dei giornali parlando di 'caccia all'immigrato' [boh... avranno la coda di paglia?, ndr] ma il Comando di Piazza Beccaria ha fatto sapere che sono stati semplicemente intensificati controlli che da tempo si facevano sui mezzi pubblici.


http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/italia/news/..........html


Si' a polizia in case clandestini

Lo stabilisce la Cassazione che da' torto ad un Giudice di Pace

(ANSA) - ROMA, 29 MAG - La polizia giudiziaria puo' entrare - senza l'autorizzazione del pm - nelle case degli immigrati clandestini. La mancanza del rispetto delle garanzie previste dalla legge per lo svolgimento dell'accesso domiciliare non invalida il decreto di espulsione per chi viene trovato senza documenti. Lo stabilisce la Cassazione accogliendo un ricorso del Prefetto di Milano contro la sentenza del Giudice di Pace che aveva annullato l'espulsione di un irregolare sudamericano [sempre a curare gli interessi degli Italiani questi giudici, eh !!!, ndr].


http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/topnews/news/..........html



Avviso ai lettori: cambio provvisorio della linea editoriale
giovedì, 29 maggio 2008


Si comunica ai lettori del blog che da adesso saranno postati solo articoli copiaincollati da giornali, blog o siti vari, italiani e stranieri. Eventuali commenti e valutazioni, sempre e comunque in italiano, saranno tuttalpiù espressi in forma sintetica nei titoli dei post e/o accennati fra le righe. Questo cambiamento, peraltro già anticipato dai post del mese di maggio, si propone di conciliare la mia parziale indisponibilità con l'esigenza di continuare a fornire ai lettori materiale su cui riflettere.
Mi scuso se alcuni articoli in lingua straniera (inglese e francese) vi risulteranno di ardua comprensione o del tutto non "fruibili"; cercherò, nei limiti del possibile, di sintetizzare al meglio argomento e contenuto come già specificato per commenti e valutazioni personali.
In sostanza Fatti d'Europa diventerà provvisoriamente una sorta di archivio di articoli, documenti, link, file o altro, un po' come il suo blog di supporto, ma con la differenza che qui potrete continuare a commentare liberamente.
Il collegamento al presente avviso sarà presente a margine di tutti i successivi post.

Filippo   
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categoria:comunicazioni e petizioni
domenica, 25 maggio 2008


Le autorità inglesi riescono sempre a stupirci negativamente per l'arroganza totalitaria con cui trattano quei cittadini sui quali sarebbero chiamate a vigilare e in favore dei quali dovrebbero operare. E' un piccolo caso di cronaca locale quello che vi stiamo per raccontare, ma a suo modo molto significativo di un clima multietnicamente censorio da tempo in voga oltremanica.
Ben Smith [foto sopra] è un diciottenne neopatentato che nella sera di giovedì scorso, mentre stava tornando a casa, a Melksham (contea inglese del Wiltshire), viene fermato da un ufficiale di polizia per un controllo di routine. Dopo aver controllato i documenti e le gomme dell'auto, l'agente nota la bandiera con la Croce di San Giorgio sul ripiano che copre il portabagagli, sotto il lunotto. A quel punto intima al ragazzo di togliere la bandiera nazionale perché potrebbe risultare offensiva agli immigrati (!!!). Ben obbedisce per evitare un'assurda multa di 30 sterline. Speriamo almeno che rimetta la bandiera a posto, in bella vista sotto il lunotto.

Fonte: Wiltshire Times
venerdì, 23 maggio 2008


Il grafico mostra l'aumento degli stranieri che hanno acquisito la cittadinanza britannica dal 1997 al 2007 (fonte: Ministero degli interni del Regno Unito).

Il 2007 è stato l'anno del record: ben 164.635 nuovi "britannici".

Quasi un terzo provengono dall'Africa, il 22% dall'Asia. I numeri delle nazionalità più rappresentate:

- Indiani: 14.490
- Filippini: 10.840
- Afghani: 10.555 (questi aumentati del 211% rispetto al 2006 grazie alle guerre di "mamma" America...)
- Sudafricani: 8.150
- Pakistani: 8.140

Fonte: BBC News
mercoledì, 21 maggio 2008


da CronacaQui:

E' successo giovedì, ma è stato mantenuto il massimo riserbo fino a oggi

Catania, zingari cercano di rapire una bimba di 3 anni, arrestati

CATANIA 20/05/2008 - Due rom sono stati arrestati dalla polizia per avere tentato di rapire una bambina di tre anni nel centro commerciale Auchan di San Giuseppe La Rena a Catania. Il fatto è avvenuto giovedì, ma la questura ha mantenuto fino a ora il massino riserbo.

La piccola era in compagnia della mamma intenta a fare la spesa quando una zingara si è avvicinata per chiedere l'elemosina. La signora garbatamente ha risposto di non avere spiccioli. Pochi istanti dopo, mentre la mamma stava caricando la spesa in auto, la zingara ha tentato di sollevare la bambina dal carrello della spesa con l'aiuto di un uomo, anche lui romeno [anche lui zingaro, precisiamo..., ndr].

La scena è avvenuta tra l'indifferenza della gente [grave!, ndr], ha racconteto poi la donna, moglie di un un ispettore di polizia che, avvertito con il cellulare, ha fatto intervenire una volante del commissariato San Cristoforo. I due romeni sono accusati di violenza privata, sottrazione di minore e tentato sequestro di persona.

http://www.cronacaqui.it/news-catania-zingari-........html

Zingari a Napoli e nel Nord Italia: ecco cosa ha prodotto la tolleranza degli ultimi decenni... (Euro-Holocaust)
postato da: Filippo84 alle ore 21:31 | Permalink | commenti (4)
categoria:italia, attualita, cronaca, immigrazione, criminalita, zingari, disordine pubblico
martedì, 20 maggio 2008


ISRAELE/ GIOVANI EBREI ORTODOSSI BRUCIANO IL NUOVO TESTAMENTO

Istigati da vice sindaco di Or Yehuda

postato 1 ora fa da APCOM

Gerusalemme, 20 mag. (Ap) - Giovani ebrei ortodossi hanno dato alle fiamme centinaia di copie del Nuovo Testamento in un nuovo atto di violenza contro i missionari cristiani in Israele.

La vicenda risale a giovedì scorso quando Uzi Aharon, vice sindaco della centrale città israeliana di Or Yehuda, a mezzo di di un altoparlante invitava la popolazione a consegnare le copie del Nuovo Testamento e altro materiale recentemente distribuito dai missionari.

In grande numero rispondono all'appello e nel giro di poche ore centinaia di libri ordinatamente impilati vengono dati alle fiamme da studenti delle Yeshivà in uno spiazzo vicino a una sinagoga.

Secondo quanto riportato dal quotidiano Maariv, centinaia di studenti hanno preso parte al rogo. Notizia smentita da Aharon che ha però ammesso che sono andate in fumo centinaia di copie del Nuovo Testamento.

Il proselitismo religioso in Israele è fortemente malvisto anche se nella maggior parte dei casi non è illegale [ah ecco, nella "maggior parte dei casi"..., ndr].

http://notizie.alice.it/notizie/esteri/2008/05_maggio/......html

domenica, 18 maggio 2008


dal sito di Eurasia - Rivista di studi Geopolitici:

L'Associazione culturale Strade d'Europa (info: stradedeuropa@hotmail.it), con il contributo dell'Ente Regionale per il Diritto allo Studio Universitario, organizza la conferenza:

La lotta per il Kosovo. Sovranità e geopolitica nel cuore dell'Europa

Relatori:
prof. Stefano Pilotto, docente di Storia dei Trattati e Politica Internazionale all'Università di Trieste
dott. Stefano Vernole, redattore di Eurasia. Rivista di studi geopolitici

Entrambi hanno sostenuto attraverso articoli e conferenze le ragioni della Serbia in merito alla recente proclamazione di indipendenza unilaterale da parte della Provincia del Kosovo ed ora in questa conferenza analizzeranno la situazione alla luce delle recenti elezioni in Serbia e nel contesto degli interessi geopolitici che insistono su questa regione.

La conferenza si svolgerà sabato 24 maggio alle ore 19:00 presso la Sala Risto Skuljevic della Comunità Religiosa Serbo-Ortodossa di Trieste in via Genova, 12.

L'iniziativa che rientra nell'ambito dei Seminari 2007/2008 promossi da Eurasia. Rivista di studi geopolitici (www.eurasia-rivista.org), ha il patrocinio del Coordinamento Progetto Eurasia (www.cpeurasia.org) ed è svolta in collaborazione con la Comunità Religiosa Serbo-Orotodossa di Trieste ed il Consolato Generale di Trieste della Repubblica di Serbia.

http://www.eurasia-rivista.org/cogit_content/articoli/EkEpluyVEFaUFCSyGn.shtml

La locandina:
http://sites.etleboro.com/files/photo/3521_LottaKosovo%5B1%5D.pdf
sabato, 17 maggio 2008


Verona: migliaia in arrivo per manifestazione centri sociali

17 mag 11:07 Cronache

VERONA - Migliaia di persone sono in arrivo in queste ore a Verona, per partecipare alla manifestazione contro il pestaggio e l'assassinio di Nicola Tommasoli. La citta' veneta e' blindata dalle forze di polizia. La manifestazione, nazionale, e' prevista nel pomeriggio ed e' stata organizzata dai centri sociali e dal Coordinamento Migranti. Adesioni sono arrivate dai partiti della sinistra e dal Comitato ''Nicola e' ognuno di noi''. Il corteo prendera' il via alle 15 dalla stazione ferroviaria di Porta Nuova. (Agr)

http://www.corriere.it/ultima_ora/notizie........


Capito dove si vuole andare a parare? La morte di Tommasoli è servita a certo associazionismo e movimentismo (con l'aiuto determinante dei media) per creare il mostro dell'italiano razzista e, per converso, il "mito" dell'immigrato oppresso dal "nazifascismo dilagante", pur essendo la vittima del pestaggio un italiano. La frittata è stata capovolta sfruttando la vicinanza (vera o presunta che sia, non importa) dei cinque giovani agli ambienti dell'estrema destra. Non importa che perfino il Gip di Verona abbia escluso il movente politico, purché sia psicosi "antifascista", quindi "antirazzista", quindi pro-immigrazione (!!!). Questo avviene guarda caso in un periodo in cui più esplicitamente emergono in tv, giornali, siti web e altro i disagi dei ceti popolari dovuti all'immigrazione di massa (disagi di cui tutti eravamo a conoscenza anche prima, beninteso) e con essi le insistenti richieste di una stretta del fenomeno migratorio. Per avere conferma di questa strumentalizzazione socio-politica da parte degli organizzatori, basta farsi un giro esplorativo nel sito dedicato appunto alla manifestazione di oggi (notare gli aderenti), il cui indirizzo riportiamo qui in basso.

http://verona17maggio.noblogs.org


Vedi anche: Speculando sulla tragedia di Verona (parte VI): Gad Lerner e i suoi schizzi di veleno

giovedì, 15 maggio 2008


La supponenza delle autorità europee da una parte...

Consiglio Europa: no commissari rom

(ANSA)
- STRASBURGO, 14 MAG - Per il Consiglio d'Europa istituire un commissario nazionale per l'emergenza rom 'si fonda su pregiudizi e non fa che perpetuarli'. Questa l'opinione di Thomas Hammarberg [foto sopra, ndr], commissario per i diritti umani presso il Consiglio d'Europa, secondo il quale con questi interventi tutti i rom vengono 'trasformati' in criminali. Inoltre, per il commissario, 'entrare in un Paese, anche illegalmente, non puo' essere considerato un crimine'.

...ed il volere, le istanze e gli umori profondi del Popolo dall'altra. Sintetico ritratto dell'Europa "aperta" e multietnica.


Napoli: rom in fuga, campi in fiamme (Ansa, 14/05/2008)

[...]
Non si placa la protesta a Ponticelli: la gente è scesa di nuovo in strada e tra le urla minaccia: 'voi spegnete questi incendi ma noi li riaccenderemo''. La rabbia, spiega la gente del posto, è scattata soprattutto perché "in questi anni noi siamo stati vicini ai rom, li abbiamo aiutati e loro ci hanno ripagato con la brutta moneta del tentato sequestro della bimba". "Voi qui dovete pulire tutto - continua a minacciare la gente - altrimenti vi facciamo correre qui cento volte".

"Li abbiamo sopportati per troppo tempo, adesso se ne devono andare via": l'umore della piazza è riassunto da una delle manifestanti davanti agli ultimi due campi rom rimasti abitati a Ponticelli esprime la determinazione la gente del quartiere.
[...]