mercoledì, 21 febbraio 2007


In un articolo pubblicato diversi anni fa nella rivista l'Uomo libero, dal titolo Le radici ideologiche dell'invasione (n. 52 del 01/11/2001), Gianantonio Valli passava lucidamente in rassegna i pretesti più abusati dalla retorica filo-immigrazionista ed invasionista. A parte la maligna volontà dei liberali, i quali propugnano la politica della "porta aperta" in nome del buonismo universale e di un imprecisato diritto cosmopolitico, e dei liberisti (i liberali più spinti), che rigettano ogni restrizione alla circolazione di merci, capitali, bestie e uomini, nello sconsiderato campionario degli invasionisti gli argomenti più frequentemente utilizzati a scopo giustificazionista sono i seguenti:

1. Il mitico arricchimento culturale ed umano. L'arricchimento non deriva mai da una semplicistica e rozza giustapposizione di culture ed etnie, che ha come unico risultato il configurarsi di un panorama caotico e informe in cui ognuno si sente alieno nei confronti dell'altro. In una siffatta situazione, c'è spazio solo per una desolante spersonalizzazione collettiva e individuale che porta ad un inaridimento culturale tanto dell'autoctono quanto dell'allogeno.

2. Le migrazioni ci sono sempre state. Come ribatte il professore di filosofia Giovanni Damiano, non sono "equiparabili gli spostamenti di popoli in un mondo pressoché disabitato, con estensioni di terre libere da presenza umana [...], e la situazione di oggi, con un pianeta in larga parte addirittura sovrappopolato!".
Coraggiosa e al tempo stesso sensata fu, il 14 settembre del 2000, la dichiarazione del cardinale di Bologna Giacomo Biffi, subito attaccato dal sinistrume laico e cattolico-progressista: < [...] Occorre che ci si preoccupi seriamente di salvare l'identità della nazione. L'Italia non è una landa disabitata, senza storia e senza tradizioni, da popolare indiscriminatamente [...]. Io dico che non esiste un diritto di invasione [...]. E se (lo Stato italiano) vuole assicurare il benessere e l'identità del popolo italiano è meglio che faccia bene i suoi conti >. Il punto è che lo Stato italiano, come tutti gli altri Stati dell'Unione Europea, i suoi conti li ha già fatti, ma di sicuro non per assicurare il benessere né tantomeno l'identità del suo popolo. In un clima già completamente impazzito e perverso, non stupisce più di tanto che il porporato venisse poi denunciato, sulla base della Legge Mancino, per "istigazione all'odio, al razzismo, alla segregazione razziale e alla discriminazione religiosa", da tale Habib Ben Sghaier, presidente di una certa Associazione Comunità Straniere, il quale mostrava così di aver ben capito la lezione.

3. Anche l'Europa fu terra di emigrazione, per cui esisterebbe un obbligo nei confronti dei "nuovi poveri". Tre sono le obiezioni che dimostrano l'infondatezza di una simile tesi. In primo luogo, l'essere stati emigranti non può essere fonte di alcun obbligo, né morale né giuridico, soprattutto per chi, non essendo emigrato, è rimasto in Europa continuando a portare il proprio contributo alla comunità nazionale, anche in tempi di crisi e di ristrettezze. A "pagare" per l'emigrazione degli Italiani di oltre un secolo prima non possono essere gli Italiani di oggi, magari neppure imparentati coi primi.
In secondo luogo, i problemi dell'intera umanità non si risolverebbero lasciandosi invadere da decine di milioni di persone, invece di cercare, da un lato, soluzioni congrue nei loro paesi, dall'altro, di ridurre il mortifero standard di vita dell'Occidente.
In terzo luogo, è assurdo comparare situazioni storiche nelle quali il lavoro (soprattutto manuale) era strettamente dipendente dalla quantità di forza-lavoro che si rendeva disponibile, con situazioni nelle quali il lavoro umano è stato largamente rimpiazzato dal ricorso ai macchinari.

4. Gli immigrati sono una risorsa economico-sociale. "
Ma certo, e precisamente per i settori produttivi praticanti il lavoro nero, per gli industriali che comprimono il costo del lavoro o evitano la modernizzazione degli impianti, per il parassitismo affaristico dei produttori di merce contraffatta (oggi nazionali, domani planetari), di irresponsabili affittuari, dei costruttori di «alloggi sociali per immigrati» a spese dello Stato, per gli insegnanti e per chiunque ruoti intorno all'indotto migratorio, illegale o legale che sia" (Gianantonio Valli). Senza dimenticare che nel piatto conteggio del dare-avere va considerata anche la "disutilità" prodotta dall'oggettivo aumento della criminalità e con esso delle spese sostenute per il mantenimento della popolazione carceraria straniera (ben 1/3 del totale!), i costi di ore sprecate in udienze giudiziarie sempre più impotenti e le ingenti risorse che le istituzioni pubbliche impiegano in corsi e programmi di integrazione.

5. Vista la denatalità europea, sono una risorsa biologica. "[...]
Come se l'«ecatombe demografica» degli europei, da sempre irrisa e voluta da tutti gli antifascisti e da tutti gli «umanitari», non potesse venire contrastata e invertita con idonei provvedimenti di sostegno alle famiglie! Come se un'ipotetica supernatalità europea di per sé riducesse o annullasse la pressione alle frontiere, pressione che ci sarebbe sempre in quanto nata dall'irresponsabile esplosione demografica del Terzomondo!" (Gianantonio Valli).
A ben vedere, il punto 5 è strettamente connesso con il precedente, dal momento che le maggiori preoccupazioni erette a valide (per chi ci crede davvero) giustificazioni sono il mantenimento o risanamento dei sistemi pensionistici europei e il famigerato sviluppo economico. "
In realtà, sui 900.000 stranieri ufficialmente occupati, nota Alberto Ronchey nell'agosto 1999, regolari contribuzioni vengono versate solo da 300.000, e per importi minimi: i 2500 miliardi [in vecchie lire] ufficialmente versati all'INPS sono nulla, assolutamente nulla rispetto ai 300.000 miliardi del costo dei pensionamenti " (Gianantonio Valli).
Criminale fu nell'aprile del 2000 l'ammonimento lanciato dall'ONU, attraverso il francese Joseph Alfred Grinblat, all'Europa: entro il 2025 il Vecchio Continente dovrebbe accogliere 159 milioni di immigrati (!?) per risolvere "in modo indolore", cioè senza tagli alle pensioni né aumenti degli anni contributivi, i problemi creati dalla denatalità. Si noti la cifra scaturita dalla pura fantasia di chi, pur di legittimare un'invasione che porterebbe di fatto alla scomparsa dei popoli europei, è disposto a dichiarare la più assurda delle insensatezze.

6. Gli immigrati fanno lavori umili/pesanti che gli Europei non vogliono più fare. Qualcuno prova a chiedersi, quand'anche l'affermazione fosse vera, perché gli Europei non vogliono più fare certi lavori? Il pretesto, infatti, oltre a sottendere una visione razzista degli Europei, allusivamente indicati come inoperosi, scansafatiche, protesi al guadagno "facile" e aspiranti al "comodo" posto di lavoro, non tiene conto delle retribuzioni il più delle volte irrisorie, della precarietà dell'impiego (magari a tempo determinato), delle condizioni di (in)sicurezza nell'ambiente di lavoro e di quelle igienico-sanitarie.
Gianantonio Valli nota inoltre che "è da vedere se sia davvero morale una posizione che vede l'Altro come mera merce-lavoro, infischiandosene della creazione di più acuti problemi sociali". E qualora gli immigrati si adattassero a fare i lavori per i quali sarebbero stati richiesti, "si avrebbe poi il coerente coraggio di rimandarli a casa quando più non servissero per i" suddetti lavori, "o di impedirne la mobilità in altri settori già saturi" (e naturalmente impedirla anche ai loro figli)? Davvero ne servono sempre di nuovi, stanti i milioni di allogeni più o meno delinquenti o nullafacenti già presenti?

[...]

10. E comunque, le migrazioni sono inarrestabili e tutte le società del futuro saranno multirazziali. L'argomento degli inevitabilisti è che qualsiasi barriera o controllo risulterebbe inutile, che la resistenza è impossibile. Sciocchezze. Se non ci fossero i controlli Europa e Stati Uniti verrebbero lestamente invasi non da centinaia di migliaia ma da milioni e milioni di clandestini, soprattutto islamici dell'Africa nel primo caso, messicani e sudamericani nel secondo.
Poi ci sono catto-progressisti sinistroidi e perbenisti di ogni risma che invocano la carità cristiana, lo spirito dell'accoglienza e dell'apertura e un non si sa quale codice etico. Come giustamente puntualizza G. Valli, "volere il bene non equivale a conseguirlo": un conto sono le buone intenzioni, un altro è il bene realmente prodotto.
Quanto alla presunta multirazzialità planetaria, ben ribatte Guillaume Faye, in Archeofuturismo: "[...]
Coloro secondo i quali il meticciato generalizzato è già scritto nel futuro dell'umanità si sbagliano, perché esso dilaga solo in Europa. Gli altri continenti, soprattutto l'Africa e l'Asia, costituiscono sempre più dei blocchi etnici impermeabili, che esportano i surplus di popolazione, ma non ne importano".

Mostrava ampiezza di vedute, lucidità intellettuale e coraggio morale il procuratore dell'Aquila Bruno Tarquini, che nella Relazione inaugurale dell'anno giudiziario 1999, si esprimeva in questi termini: <
Negli ultimi tempi il flusso migratorio ha assunto dimensioni così rilevanti [...] che si è indotti a ritenere fondata la tesi di chi sostiene che si tratti di una vera e propria invasione dell'Europa: voluta e finanziata da centrali operative internazionali, allo scopo di determinare col tempo l'ibridazione dei popoli e delle religioni, onde possano realizzarsi più facilmente e più compiutamente progetti di dominio universale >.

Fonte:
l'Uomo libero
(Le radici ideologiche dell'invasione, di Gianantonio Valli, n. 52)
postato da: Filippo84 alle ore 17:52 | Permalink | commenti (15)
Commenti
#1   22 Febbraio 2007 - 00:35
 
Pe' arrivà qui momenti rompo la rotella del mouse...ma un po' più brevi 'sti post? Li leggo lo stesso, eh, però.......
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#2   22 Febbraio 2007 - 01:01
 
Senti Capelli, mi servirebbe un'informazione. Quale è l'indirizzo del blog del tuo amico Ziki (se ha un blog)?
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#3   22 Febbraio 2007 - 03:37
 
sono passate le 3 e mezzo
scordati che mi legga sta palla
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#4   22 Febbraio 2007 - 09:46
 
Embè?...te la leggi quando hai tempo e in un'ora più adatta. Guarda che ti ci interrogo, eh!

Scherzi a parte, ne vale la pena (secondo me), poi se proprio non ti va...amen.

Mi raccomando, non fare come Samie che è andata a chiedere a Capelli di farle il riassunto di quel post sull'Eurabia...e il riassunto di Capelli è stato tutto un dire. Vero Capelli?
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#5   22 Febbraio 2007 - 09:52
 
Ziki non ha un blog, comunque.
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#6   22 Febbraio 2007 - 10:02
 
Ah, grazie. Gli ho lasciato un messaggio da Capelli. Spero se ne sia accorto.
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#7   22 Febbraio 2007 - 10:56
 
d'altronde anche Mastro Filippo ha battuto a lungo bandiera panamense...
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#8   22 Febbraio 2007 - 12:09
 
Non importunare i MIEI COLLABORATORI Filippo ;-)
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#9   22 Febbraio 2007 - 12:24
 
Sto cercando di corrompere i tuoi collaboratori. ;-D
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#10   24 Febbraio 2007 - 00:40
 
O.T.: Filì, vamme a recuperà la Gatta, che se manca lei non so con chi sfogare la mia acidità naturale....
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#11   24 Febbraio 2007 - 01:15
 
Leggi il mio post e vedrai che ti passa.

Gatta per il momento non ha più intenzione di intervenire in Observer. Magari la becchi qua.

Oppure valla a trovare in cepocodaridere. Però sii carino, altrimenti non ti lamentare. Capito birichino?
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#12   24 Febbraio 2007 - 01:33
 
a Filì...l' ho letto, l' ho letto...che te devo dì? Lo sai come la penso....perchè non posti qualcosa riguardante la politica in genere? Te stai a fissà....
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#13   24 Febbraio 2007 - 02:01
 
Perché lo scopo del blog è quello che leggi sotto il titolo: SITO DI RESISTENZA ALL'IMMIGRAZIONISMO, AL MULTICULTURALISMO E AL MULTIETNICISMO. PER UNA RINASCITA NAZIONALE ED EUROPEA. Mi dispiace di annoiarti, ma ti garantisco che se non parlassi di questo io un blog non lo farei mai. Mi sarei limitato a leggere quelli degli altri. Credo sia in assoluto il problema maggiore per l'Italia, l'Europa e gli USA (soprattutto se considerato a lungo termine).
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#14   24 Febbraio 2007 - 02:38
 
Non è questione di annoiare o meno...è che secondo me sei in grado di parlare anche di altro e lo dovresti fare...
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#15   24 Febbraio 2007 - 02:52
 
Infatti parlo anche d'altro: commento nel tuo blog, in Observer, nel blog di Gatta e Macmouse, a volte in quello di Uluru, più raramente in quello di Quiguy. Però al mio blog ho deciso di dare una connotazione molto specifica. Sono scelte. C'è chi per esempio fa del blog una specie di diario personale. Io non lo farei mai. Poi dipende anche dalla personalità di ognuno.
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Commenti

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