venerdì, 02 marzo 2007


La vicenda

Guy Lefèvre (nella foto) è uno stimato salumiere che vive con la famiglia a Margny Lès Compiègne (Oise, Francia). Nel gennaio del 2005 pubblica un'inserzione presso l'ANPE (Agenzia Nazionale Per l'Impiego) per trovare un commesso da impiegare nella sua attività. Verso la metà del mese Lefèvre trova da solo, attraverso conoscenze personali, una ragazza che avrebbe poi assunto per un periodo di prova a partire dalle h. 9,30 del 18 gennaio.
Alle h. 7,30 circa del 18 gennaio un ragazzo di origine africana, Gadio Ibrahima, si presenta alla salumeria per chiedere il lavoro, ma Lefèvre lo informa che il posto è già stato assegnato, senza aggiungere altro.
In quella stessa mattinata un operatore dell'ANPE telefona alla moglie del signor Lefèvre parlando di una presunta discriminazione nell'assunzione e del conseguente rischio di un'azione giudiziaria nei confronti del marito.
A maggio (quindi ben 5 mesi più tardi) Gadio Ibrahima denuncia Guy Lefèvre e l'associazione antirazzista SOS Racisme non perde l'occasione per dichiararsi parte civile. Il processo inizia il 6 dicembre 2005 (poco dopo le note rivolte urbane di novembre, particolare da non trascurare).

Intanto il "politicamente corretto" compie una campagna denigratoria che è abituale in casi del genere, dipingendo Lefèvre come l'archetipo del bianco medio-borghese razzista e xenofobo.

Il 17 gennaio 2006 viene pronunciata una pesante sentenza di condanna: il salumiere deve pagare 4.000
€ di danni e interessi al ragazzo africano, 500 € di ammenda, 1
€ simbolico per SOS Racisme e scontare 2 mesi di prigione col beneficio della condizionale.

Il 25 gennaio Lefèvre ricorre in appello e così l'affare viene sottoposto al giudizio della Corte d'Appello di Amiens.

L'aggressione

Nella notte tra il 22 e il 23 febbraio 2006 Guy Lefèvre uscendo di casa viene brutalmente aggredito da 5 individui (tre maggiorenni e due minorenni), che lo picchiano fino a fargli perdere conoscenza. L'uomo deve essere trasportato d'urgenza al pronto soccorso di Compiègne.

L'inchiesta aperta a seguito di questo pestaggio, oltre ad aver portato a delle pene irrisorie per i tre maggiorenni (soltanto 5 e 10 mesi di prigione), non ha messo in evidenza alcun legame tra la condanna per discriminazione di Lefèvre e l'aggressione da lui subita. Eppure, come ha indicato l'avvocato del commerciante, il dubbio sussiste. Gli aggressori appartengono alla comunità della "gente del viaggio", la quale frequentemente si presenta come vittima di discriminazioni. Vivevano in una roulotte situata in prossimità di casa Lefèvre e non potevano certo ignorare la vicenda giudiziaria che aveva visto coinvolto il loro vicino, la cui immagine era stata "diligentemente" infangata dai giornali locali.

Un altro segno di ostilità

Nella giornata del 29 aprile 2006 Guy Lefèvre si accorge che sul cofano della sua autovettura, parcheggiata di fronte al suo negozio, era stata incisa con un profondo graffio una croce uncinata, una svastica, il cui significato è di facile interpretazione considerando il clima di caccia alle streghe creato dalla falsa informazione.

La rivoltante decisione in appello

Il 17 gennaio 2007 la Corte d'Appello ha invalidato la precedente condanna ma ha confermato la colpevolezza di "rifiuto di assunzione in ragione dell'origine vera o supposta del postulante". Pertanto il "salumiere di Margny Lès Compiègne" è stato condannato a 2.000
€ di ammenda, 2.000 di danni e interessi da versare al senegalese maomettano Gadio Ibrahima (che dopo due anni ancora cerca lavoro) e 500 per le spese processuali sostenute dalla "magnifica" accoppiata Ibrahima-SOS Racisme.

Una triste storia piuttosto esemplificativa della corruzione di certa magistratura europea, sempre pronta ad eseguire le direttive del Sistema-Regime.

Fonte:
justicepourguylefevre.hautetfort.com
postato da: Filippo84 alle ore 04:46 | Permalink | commenti (4)
Commenti
#1   24 Maggio 2007 - 11:39
 
bella gente!... come dovremmo chiamarli se non pezzenti, parassiti e istigatori?
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#2   30 Giugno 2007 - 12:18
 
Rimane il fatto che li abbiamo fatti entrare e restare NOI! Non nascondiamoci dietro un dito e diciamo le cose come stanno: non solo vivono indisturbati nei nostri paesi, ma copulano e si riproducono con EUROPEI !
utente anonimo

#3   18 Agosto 2007 - 18:36
 
La cosa sconcertante è il lavaggio del cervello che tutti, magistrati compresi, siamo costretti a subire, così, se un magistrato si trova di fronte ad un caso come questo, "deve" agire secondo il "politically correct", invece di agire secondo la legge e il buon senso.
utente anonimo

#4   21 Agosto 2007 - 03:18
 
eeeh le toghe rosse non applicano più i codici ma l'ideologia.
una storia che spero serva da monito e aiuti ad aprire gli occhi.
dobbiamo uscire da questa UE bastarda ed entrare in Svizzera.
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Commenti

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