Tratto da I Diritti dell'Uomo in azione. La deriva della legge e dei giudici verso lo psicoreato, di Eric Delcroix (l'Uomo libero, n. 60 del 01/11/2005).
Assoggettamento e decadenza delle sovranità democratiche
La “innovativa” presa in conto da parte del diritto penale contemporaneo dell'intenzione puramente soggettiva (movente ultimo, arrière-pensée, foro interiore, o coscienza intima che sia), per la definizione strutturale stessa dei crimini e dei reati, ha una fonte internazionale (1).
Questa fonte storica essenziale risiede nello statuto del Tribunale Militare Internazionale, incluso nell'Accordo di Londra dell'8 agosto 1945, così come nella giurisprudenza che ne è seguita. Ma ciò che ben merita di essere chiamata la decadenza dei sistemi giuridici europei ha altre fonti estere, che emanano da convenzioni e trattati dal contenuto moraleggiante, che mirano a fondare anzi un nuovo ordine morale universale. Sotto la copertura dell'ordine morale occidentale e mondialista è stato edificato il sistema che ha fatto uscire dai confini religiosi la cattiva coscienza secolarizzata. Questo fenomeno, come vedremo, è in gran parte il frutto dell'unione che le circostanze hanno creato tra la plutocrazia puritana e l'”antifascismo”.
Le convenzioni e i trattati internazionali, fondati su una «morale di unanimità ed ortodossia» (vedi Robert Munchenbled) dalle pretese universali, pullulano, e strumentalizzano un “dovere alla virtù”. Sono atti multilaterali tramite cui i paesi europei partecipanti, in nome dell'”etica” rivelata dalle Nazioni Unite, non cessano di abdicare a grandi passi alla sovranità “democratica” nazionale.
Prima, questa sovranità veniva fondata, specie in Francia, sull'imperativo della “salute pubblica” della Nazione, cara ai rivoluzionari del 1793; ma poteva anche richiamarsi alla tradizione nazionale precedentemente incarnata dal Re, che, da parte sua, si riteneva ricevesse la sua sovranità da Dio; ed ancora nella prima parte del ventesimo secolo la sovranità sfuggiva alla metafisica mondialista debilitante dei Diritti dell'Uomo, cui essa è ora invece strettamente assoggettata. Così che ogni reticenza, ogni ribellione a questo nuovo ordine morale è giudicata oscena, e non può costituire altro che il fatto di “estremisti” indifendibili, dediti al vizio ed alla fornicazione spirituale con idee impure e peccaminose.
L'intero Occidente è ormai assoggettato alla metafisica neoprimitiva dei Diritti dell'Uomo, senza troppe finezze intellettuali o teologiche, ma che si pretende nondimeno immanente ed universale. I Diritti dell'Uomo si vogliono in particolare superiori alla stessa sovranità “democratica”, per quanto gli zelanti fautori dei primi rivendichino una sorta di proprietà immateriale sull'aggettivo della seconda... Copyright incongruo e paradossale, fondato su un'illusione retorica che sovverte il senso delle parole. I Diritti dell'Uomo sono così, nel mondo contemporaneo, circonfusi di una divinità ineffabile, che dà loro un'imponderabile essenza detta “democratica” per definizione, e li pone al di là delle contingenze democratiche tradizionali quali il suffragio universale o il diritto dei popoli di disporre di se stessi. Così, la pretesa “giustizia internazionale” e le grandi istituzioni internazionali costrittive sono coperte dalla santificazione “giusumanista”, senza che la loro tecnocrazia di ferro debba niente ad elezioni o a volontà popolari o simili orpelli del passato.
La democrazia dell'Occidente, ormai soggiogata da una morale superiore trascendente, non è ormai infatti che un mezzo contingente, sospendibile in caso di necessità, e non più la sorgente fondamentale del potere. La volontà dei popoli non può essere ancora detta “sovrana” se non tramite il ricorso alla “neolingua” orwelliana che infetta tutti i nostri discorsi (2).
Tutte queste abdicazioni di sovranità avvengono a profitto della cosmopoli del nuovo ordine morale e finanziario in via di consolidamento, al servizio di fatto della formidabile egemonia plutocratica americana. Tale è lo sbocco dell'involuzione sovversiva, abbozzata a Londra (1945) e a Norimberga (1945-1946), e che ha poi davvero cominciato ad estendersi al mondo intero sotto l'egida dell'ONU, a partire dalla famosa Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo del 1948. Troviamo qui un dispositivo iniziale di importanza primaria, propriamente metafisica, la cui conoscenza è indispensabile alla comprensione del nuovo ordine mondalista, semi-religioso benché strettamente materialista; un nuovo ordine morale che intende ormai reggere direttamente lo status degli individui, divenuti così soggetti di diritto internazionale pubblico, dopo essere stati per lungo tempo soggetti di diritto privato in seno a potenze pubbliche multeplici e particolari (clan, caste, tribù, città e Stati).
Si tratta forse della realizzazione finale del sogno dell'americano Henry David Thoreau (1817-1862), pensatore anarchico e “puritano illuminato”, per il quale l'individuo doveva primeggiare sullo Stato in modo assoluto; posizione che conduce in realtà allo Stato mondiale, così come è vero che l'individualismo assoluto conduce all'universalismo assoluto – e all'assolutismo universale.
Louis-Edmond Pettiti (1916-1998), che fu presidente dell'ordine degli avvocati di Parigi e giudice alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, si è fatto portavoce di questa mutazione a favore del nuovo rule of law con un entusiasmo incondizionato. Celebrando a Notre-Dame (!), il 10 dicembre 1978, il trentesimo anniversario della Dichiarazione Universale, questa nuova metafisica del diritto, dichiarava: «L'opera delle Nazioni Unite sulla scala dei cinque continenti è consistita nel sorpassare la barriera dello Stato Leviatano e nel fare accettare la competenza delle Commissioni sui Diritti dell'Uomo e della Commissione contro il Razzismo e la Discriminazione. [...] La seconda tappa era quella dell'ammissione di procedure instaurate da petizioni individuali e di enti privati. L'uomo diveniva un soggetto di diritto internazionale, persona munita di pieno accesso alle istituzioni sovrannazionali, al di là degli stessi diritti che deteneva nel suo paese di appartenenza. Questa mutazione è stata una rivoluzione storica» (3).
Amen...
Divenuti soggetti di diritto internazionale pubblico, gli individui possono agire per le loro rivendicazioni, senza tramiti né intermediari sovrani, in nome dell'universalità e dell'immanenza dei Diritti dell'Uomo. Divenuti soggetti di diritto internazionale pubblico, nello stesso modo ed allo stesso titolo degli Stati, gli individui possono dunque essere strumentalizzati a piacere a spese dell'interesse generale e delle sovranità politiche, rese sussidiarie. Gli Stati europei accettano senza un lamento questo stato di cose invertito. E' vero d'altronde che gli Stati nazionali sono sempre più, al di là di ogni buon senso, Stati moralisti serviti da un personale largamente corrotto (ma “antirazzista”), e non Stati amorali serviti di preferenza da persone virtuose (cioè oneste e di carattere).
Oggi, per esempio, il diritto di ogni immigrato, foss'anche giudicato indesiderabile, può interdire una politica restrittiva mirante alla sua espulsione, e imporre la riunione tra di noi della sua famiglia, in nome del suo diritto «al rispetto della sua vita [...] familiare» (art. 8 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo). Per la gioia della canaglia ed a vantaggio dell'arroganza: un singolo trafficante di droga o un immigrante clandestino può così imporsi pur contro la “volontà democratica” di non importa quale grande popolo europeo. L'immigrazione massiccia diventa anzi istituzionalmente e moralmente impossibile da contrastare. Eppure, molto potrebbe essere eccepito sulla immigrazione extra-europea attuale: non induce da parte degli immigrati un razzismo masochista all'inverso, dato che ciò che vogliono è non vivere più in paesi dove le maggioranze ed i governi non siano bianchi ed europei? I popoli occidentali, non avendo più nei confronti degli individui prerogative sovrane piene ed integre, sono votati ad essere sommersi demograficamente. In questo campo, i popoli europei non si vedono più neppure riconoscere il diritto elementare alla legittima difesa. E' divenuto impossibile imporre una volontà politica la cui giustificazione risieda nell'“interesse generale”. Ed è così che viene in essere la tragedia del ventunesimo secolo.
Pereat mundus, fiat iustitia, dice l'adagio latino degli estremisti del diritto della decadenza. Che tutto vada al diavolo purché ciò avvenga per la “giustizia” individuale, per l'assunzione dell'Uomo astratto e normalizzato nel regno dei cieli. Esattamente l'inverso della saggezza sociale secondo Goethe, per cui persino un'ingiustizia è meglio che l'instaurarsi del disordine.
I Diritti dell'Uomo devono dunque imporsi, quali che siano le conseguenze sulle prerogative storiche, civili e demografiche delle collettività naturali ed organiche (come le famiglie e le nazioni, senza sosta vilipese) (4) E tuttavia, persino dal punto di vista dell'individuo che ne viene reputato beneficiario, i Diritti dell'Uomo non sono privi di conseguenze inquietanti, giacché comportano anche l'affermazione del fatto che il ladro ha altrettanti diritti del derubato, così come lo stupratore o l'assassino rispetto alla sua vittima, l'immigrante clandestino rispetto a chi è invaso e spossessato del suo santuario storico ed etnico. Tutti diritti sacri, e privi d'altronde di doveri correlativi. Cosicché qualsiasi balordo impenitente ha un credito illimitato e imprescrittibile nei confronti della “società”, cioè delle persone oneste...
Ogni tesi sull'adattamento della repressione alle necessità imposte dalla minaccia criminale, fondata su un'idea di legittima difesa sociale, d'interesse generale o di salute pubblica si trova così delegittimata in partenza. Un'illustrazione di questo fatto ci viene data dall'inibizione dei paesi europei nei confronti dell'immigrazione illegale di popolamento. Per esempio, nessuno osa chiedere la denuncia della Convenzione di Ginevra del 1951 relativa allo status dei rifugiati politici (all'epoca creata per persone che si spostavano da un paese all'altro in ambito europeo) o l'internamento degli invasori in campi d'espulsione.
Ogni nozione di legittima difesa sociale, d'interesse generale, di salvezza pubblica e di volontà popolare, ricorso ultimo e “democratico” dei popoli, si ritrova così sconfitta dagli effluvi deleteri della nuova pietas. E ciò qualsiasi possano essere le conseguenze generali e storiche per la collettività, la cui evocazione si urta contro il riflesso di stopreato, di autointerdizione ed autocensura mentale preventiva, come nel termine inventato dalla neolingua orwelliana in 1984. In compenso, ogni pietà scompare in modo quasi magico, nel sottofondo foderato di bombe della strategia della US Air Force, nel momento in cui la pietà potrebbe essere d'intralcio ai disegni del Denaro.
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