sabato, 12 luglio 2008



da Effedieffe:


La globaltax

Ludovico Polastri   
10 luglio 2008

Un mio collega in questi giorni mi ha confessato che la sua azienda ha deciso di posticipare il pagamento dello stipendio dalla metà del mese successivo all’inizio del mese seguente.
In pratica percepirà la busta paga dopo due mesi.
Così facendo, mi diceva, non riesce più a pagare la rata del mutuo che scade a fine mese ed è stato costretto a chiedere aiuto alla sua famiglia.
Ha deciso pertanto di rimettersi sul mercato del lavoro con quindici anni di esperienza nella progettazione di schede elettroniche.
Le offerte economiche per il cambio lavorativo sono state al ribasso non superando i 1.500 euro/mese, straordinari e sabati compresi.

Il fenomeno che sta colpendo le province più industrializzate è stato delineato anche dalla pubblicazione dei recenti dati da cui emerge la frenata se non la diminuzione degli stipendi per i dipendenti privati.
Questi fenomeni portano, nelle zone del Paese a maggior vocazione industriale, delle conseguenze enormi.
Vorrei prendere come paragone quello di una provincia che maggiormente si distingue per il tasso occupazionale nella piccola e media industria, esempio anche di una società civile che si sta avviando verso un cambiamento socio-culturale epocale.
La provincia in questione è quella di Brescia.

E’ una provincia che riassume paradigmaticamente tutti gli effetti che la globalizzazione porta con sé dove sono presenti distretti industriali importanti quali quello della siderurgia, della lavorazione dei materiali non ferrosi (mi riferisco alle zone della Val Trompia come Lumezzane patria, ormai ex, del pentolame e della posateria) dell’industria tessile (ormai in dismissione), della lavorazione della gomma, delle calzature.
Settori che impiegano moltissimo personale operaio e non, per centinaia di migliaia di persone (il solo distretto della lavorazione di metalli occupa circa 135.000 persone).
La dimensione media dell’impresa bresciana non supera i 20 addetti.
Il mercato del lavoro evidenzia una forte differenza tra domanda e offerta, determinata da fattori demografici e da elementi strutturali che riguardano da un lato le caratteristiche del sistema produttivo e dall’altro i profili e le aspettative delle nuove forze di lavoro.

Le figure operaie e assimilabili costituiscono ancora una parte preponderante dell’occupazione totale bresciana, il che influisce sul tipo e la qualità delle assunzioni, che non stanno al passo con il crescente livello di istruzione e le elevate aspettative professionali dell’offerta di lavoro.
L’alta richiesta, da parte delle imprese, di figure di basso profilo professionale, fa sì che la provincia di Brescia sia una delle aree con il più alto tasso di abbandono scolastico precoce.
E a questo si accompagna anche il fenomeno della sottoccupazione o disoccupazione intellettuale (cioè occupazione del lavoratore al di sotto delle proprie aspettative in base al titolo di studio conseguito) rispetto al livello d’istruzione di molti giovani.
D’altra parte il livello di scolarizzazione crescente, comunque inferiore alla media nazionale, induce nei giovani la scarsa disponibilità a svolgere mansioni di tipo elementare, ricoperte dalle aziende grazie ai flussi di immigrazione.
Brescia infatti è salita alla ribalta come prima città d’Italia per immigrazione clandestina.

I lavoratori provenienti dall’estero rappresentano ormai il 30%-40% nelle categorie degli operai meno qualificati dei settori nevralgici delle manifatture. Questo flusso enorme di stranieri dalle etnie più disparate ha portato conseguenze sociali inevitabili, punta di iceberg che si sta estendendo in altre parti del Paese. Anche in altre regioni quali Emilia Romagna, Toscana, Piemonte questo fenomeno sta crescendo esponenzialmente.
L'attuale situazione di instabilità economica, che mette in pericolo molti posti di lavoro, e la nuova regolazione del mercato del lavoro, che esalta la flessibilità e l’abbandono progressivo del concetto di rapporto di lavoro a tempo pieno e indeterminato e del mito del posto di lavoro a vita, hanno provocato l’interruzione della trasmissione delle conoscenze che da generazioni venivano tramandate da persona a persona.
L’ignoranza ha preso il sopravvento a fronte anche di prodotti tecnologicamente arretrati e poveri di contenuti innovativi.
Con queste premesse l’invasione incontrollata di personale straniero è stata una conseguenza portando problemi non irrisori.

Parlavo con una insegnante elementare che mi ha confessato che il livello di alfabetizzazione, a seguito dell’inserimento continuo di bambini immigrati si sia dovuto abbassare a tal punto che alla fine della quinta elementare i bambini non riescono ancora a possedere gli elementi basilari per sostenere un dialogo o scrivere correttamente.
Infatti i bambini stranieri all’interno della propria famiglia parlano la lingua d’origine, che spesso è un dialetto (non si pensi pertanto all’inglese o al francese).
La conseguenza è stata che le famiglie più abbienti portano i propri figli alle scuole private.
Ci sono plessi didattici dove la percentuale di immigrati sfiora l’80%.


Il tasso di natalità, che per la famiglia bresciana non supera il figlio, è stato ampiamente compensato con i ricongiungimenti familiari degli stranieri arrivando a 3-4 figli per coppia (e a quello che vedo è in rapido aumento in quanto in giro si vedono solo straniere incinte).
Così con una persona che lavora ci sono altre 4-5 persone che godono di servizi sanitari, sociali ecc., gratuiti per il basso reddito familiare.
Non mi addentro nelle problematiche religiose che si stanno delineando all’orizzonte, problematiche che porteranno a tensioni inevitabili
(1), mi limito a riportare le parole, nella nota, del filosofo bresciano E. Severino (2).
A fronte di persone che lavorano una consistente fetta di stranieri delinque.
Le carceri cittadine ospitano per il 70% stranieri.

Riporto una testimonianza di una ragazza, testimonianza censurata, ovviamente, dalla stampa locale: «Sono donna e ho 19 anni. Vivo a San Polo Vecchio al confine con due quartieri (San Polo nuovo e San Polino) in cui il tasso di criminalità è veramente alto. Abito a 10 minuti dal centro da cui passo tutti i giorni per andare a scuola, quindi direi che vivo benissimo la situazione bresciana. Adesso siamo in luglio e io personalmente dal mese di settembre (inizio della scuola) ho subito 6 tentativi di scippi (in autobus, in stazione) tutti in pieno giorno, ho visto uomini stranieri masturbarsi per le vie del centro in pieno giorno e sempre uomini stranieri strusciarsi su di me sull’autobus e palpare in ogni modo. So per certo che da sola in certe vie è meglio non andarci (vedi via San Faustino) e che quando fa buio è meglio non prendere un autobus nè aggirarsi in città senza essere almeno in una decina. So che quando vado in giro in macchina da sola devo sempre abbassare le sicurezze perchè in certi luoghi (Ospitaletto, Mandolossa) potresti trovarti un trans nudo/a in macchina oppure qualcuno potrebbe aprirti la portiera e rubarti tutto ciò che hai. Ho subito 2 furti in casa nel giro di pochi mesi e tutti da parte di zingari residenti a Buffalora e dopo che il sindaco e il parroco gli hanno fornito cibo, istruzione, luce, gas, acqua corrente e pure una cascina tutta per loro hanno deciso di incendiarla perchè non gli piaceva come erano accomodati. In stazione (e anche in altri luoghi) spacciano di tutto e di più, defecano dove ne hanno voglia e se vedono che sei sola ti inseguono (facendo commenti) fino a che non trovi una buona anima che ti difenda. Questo è quello che vivo io tutti i giorni».

Ritorniamo alle dinamiche del mondo lavorativo.
E’ sempre stato detto che gli stranieri non rubano il posto agli italiani.
Non prendo in considerazione i ragazzi storditi dal consumismo e smidollati su cui si sono già sprecati fiumi di inchiostro.
Voglio mettere a confronto le prospettive che ha un ragazzo in gamba a fronte di questi cambiamenti sociali.
La risposta è che se fino a non molto tempo fa le aziende riconoscevano il lavoro «specializzato» maggiormente rispetto a quello a basso contenuto ora, con l’introduzione di lavoratori stranieri che rappresentano ormai la maggioranza della forza lavoro e che si svendono per pochi euro all’ora il rifare il lavoro, che prima era un costo, è diventata prassi endemica nel ciclo produttivo con la conseguenza che anche lavori ritenuti di nicchia come i pulitori, fresatori, spazzolatori, tornitori, ecc., non vengono più retribuiti quanto prima.
E’ diventata una guerra tra poveri con il cappio usuraio del mutuo bancario, mutuo che non potrà mai essere estinto per l’impossibilità di mantenere lo stesso tenore di vita.

Le aziende private (tra cui una molto nota del posto) stanno inoltre importando tecnici dalla Cina e dall’India a 800 euro al mese.
I nostri tecnici tra un po’ non avranno più futuro.
Sulla stampa locale tutti questi fatti vengono chiamati enfaticamente «prova di multietnicità».
Suggerisco a chi ha un figlio di non farlo studiare in questo Paese ma di dargli una cultura internazionale, di fargli imparare le lingue, di toglierlo da questo marciume e da questa distruzione pianificata.

A Napolitano che ha commentato: «Senza gli immigrati il sistema Italia si bloccherebbe» risponderei: senza di te non ci fermeremmo di sicuro.
Alle imprese invece metterei una tassa: la globaltax per aver importato e continuare ad importare la globalizzazione con tutte le sue storture.


Ingegner Polastri Ludovico



1) Si è concluso sabato 7 giugno 2008, con la cerimonia della consegna dei  diplomi, il primo Corso di formazione in Italia per imam e dirigenti di moschee e centri islamici che si è svolto presso la moschea di Brescia. Al corso - riporta un comunicato degli organizzatori - hanno partecipato oltre 30 guide spirituali musulmane provenienti dalle province settentrionali del Paese ed aderenti a tutte le tendenze culturali organizzate delle minoranze islamiche in Italia.
2) Severino: «Troppi stranieri, città cambiata». Qual è il fattore di maggior rischio? «Quello religioso, in prima linea. Non faccio parte di quelli convinti che l’Islam sia uguale al’integralismo. Ma l’Islam storicamente è una categoria astratta, mentre in concreto, nella storia, ci sono interpretazioni del messaggio di Maometto che spesso sono molto in contrasto con la nostra cultura. Trovo incomprensibili certi atteggiamenti caritativi della Chiesa bresciana verso gli stranieri. Encomiabili, ma forse non si rendono conto delle conseguenze». Lei ha dovuto cambiare qualche abitudine, in questi anni? «Viaggio spesso per lavoro. Tempo fa mi sono trovato a Catania e a Palermo e notavo che lì a mezzanotte la gente era fuori per strada, nei caffè, parlava, rideva, scherzava. A Brescia io da anni non esco più dopo le otto di sera, non lo fa nessuno».


http://www.effedieffe.com/content/view/3859/180/
martedì, 03 giugno 2008


" [...] voi preti che vendete a tutti un'altra vita / se c'è come voi dite un dio nell'infinito / guardatevi nel cuore l'avete già tadito [...] " (Francesco Guccini, dal testo di Cirano, 1996).

dal Corriere della Sera:

Immigrati, l'Onu condanna l'Italia: «Politiche repressive e intolleranti»

La Farnesina: «Valutazioni premature». Napolitano: «Critiche? Ddl è davanti al Parlamento»

GINEVRA - Doppio attacco alla nuova normativa sull'immigrazione varata dal governo italiano. Dal Vaticano e dalle Nazioni Unite, per bocca dell'Alto commissariato per i diritti umani.

ONU - «Le politiche repressive così come gli atteggiamenti xenofobi e intolleranti contro l'immigrazione irregolare e le minoranze indesiderate rappresentano, in Europa, una seria preoccupazione». Non usa giri di parole l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Louise Arbour, che punta il dito proprio contro l'Italia, stigmatizzando la «recente decisione del governo di rendere reato l'immigrazione illegale» ed i recenti attacchi contro i Rom. La Arbour, intervenuta al Consiglio dell'Onu sui diritti umani riunito in sessione a Ginevra, ha affermato che «esempi di queste politiche ed atteggiamenti sono rappresentati dalla recente decisione del governo italiano di rendere reato l'immigrazione illegale e dai recenti attacchi contro i campi rom a Napoli e Milano».

[...]

IL VATICANO - Sul tema, nel frattempo, prende posizione anche il Vaticano. Ed è un giudizio simile a quello delle Nazioni Unite. «I cittadini di Paesi terzi, come cittadini comunitari - ha affermato da Nairobi il Segretario del Pontificio consiglio per i migranti, monsignor Agostino Marchetto [foto sopra, ndr], - non dovrebbero essere privati della libertà personale o soggetti a pena detentiva a causa di un'infrazione amministrativa». «In una recente intervista auspicavo in Italia, e non solo naturalmente, un equilibrio tra sicurezza e accoglienza - ha detto il prelato a Radio Vaticana -. Possiamo ora dilatare questo auspicio introducendo solidarietà, senso umano e giustizia» [ = più fondi per le vostre associazioni di "accoglienza", ndr]. «I governi - ha spiegato l'arcivescovo - hanno la loro competenza in tutto ciò, con dialogo multilaterale, perché nessuno oggi può risolvere questioni così complesse unilateralmente» [e certo, guai a non interpellarvi, ndr].

[...]

02 giugno 2008 (ultima modifica: 03 giugno 2008)

http://www.corriere.it/cronache/08_giugno_02/..........shtml



lunedì, 02 giugno 2008


da ANSA.it:

Roma: uomo lancia soldi a turisti
Singolare protesta di D'Artagnan, storico raccoglitore di monete

(ANSA) - ROMA, 2 GIU - Un singolare fuori programma ha movimentato la mattina dei turisti a fontana di Trevi a Roma, per la protesta di un raccoglitore di monete. Roberto Cercelletta, in arte 'D'Artagnan', ha gia' compiuto in passato gesti plateali per protestare contro il Comune che gli vieta di raccogliere dalla fontana le monete, lanciate in acqua dai visitatori e destinate alla Caritas. L'uomo e' entrato nella fontana tagliandosi l'addome con una lametta e con una pala ha lanciato le monetine sulla folla.


http://www.ansa.it/site/notizie/.........2008-06-02_102202601.html

Ad ulteriore conferma, un estratto dell'articolo Fontana di Trevi: i ladri di euro, di Elena Panarella, Il Messaggero, del 27 settembre 2007:


« [...] C'è una delibera del Comune che assegna le monete della Fontana di Trevi alla Caritas, che ne diventa proprietaria solo quando l'Acea dopo averle raccolte gliele consegna». [...]



Avviso ai lettori: cambio provvisorio della linea editoriale
postato da: Filippo84 alle ore 22:02 | Permalink | commenti
categoria:italia, cronaca, costi sprechi evasioni, associazioni caritative
domenica, 01 giugno 2008


Angelo Bagnasco: "gli immigrati sono una risorsa per le società in cui lavorano, qualunque sia il loro status legale, ed è loro diritto che venga affrontato il problema della separazione familiare, temporanea o prolungata" (tratto da Repubblica.it del 30 maggio 2008).





dalla Gazzetta di Modena:

Pensioni gratis agli stranieri, è boom

Pier Luigi Salinaro

Senza aver mai versato contributi incassano 7.156 euro l’anno
Gli extracomunitari con carta di soggiorno fanno arrivare in città i genitori over 65 che all’Inps chiedono il ‘vitalizio’
Tredici mensilità da 550,5 euro, mentre un modenese non ne incassa più di 500 pur avendo versato contributi per anni

Ci sarebbe una certa preoccupazione anche a Modena per il dilagare di richieste d’ assegni sociali da parte di immigrati che, a quanto sembra, stanno mettendo in seria difficoltà l’Inps. Non esistono cifre precise del fenomeno a livello modenese (il fenomeno è nazionale), anche perchè i funzionari dell’ente di viale Reiter - contatti anche ieri - spiegano che dati e informazioni possono essere forniti solo dalla Direzione Generale di Roma. Dalla capitale ci spiegano che i dati, per singole province, possono rilasciarli solo dopo una richiesta scritta all’Inps di Modena, incaricata poi di inoltrarla alla stessa Direzione Generale. Insomma, forse fra qualche mese si potrà sapere qual’è la situazione modenese sul fronte assegni sociali agli immigrati.
Ma in che cosa consiste questa richiesta da parte degli immigrati degli assegni sociali?
Le cose stanno così: gli immigrati che hanno compiuto i 65 anni e non hanno redditi oppure sono sotto la soglia dei 5mila euro annui, hanno diritto a quella che una volta si chiamava “pensione sociale”.
Quando gli extracomunitari regolari residenti in città o in provincia con tanto di carta di soggiorno in regola e residenza, si sono accorti delle normativa di legge - tutto deriva dalla legge 388 del 2000 (inserita nella finanziaria 2001 dell’allora governo Amato) che ha riconosciuto l’assegno sociale anche ai cittadini stranieri - non hanno fatto altro che presentare domanda di ricongiungimento familiare e far arrivare a Modena genitori o parenti anziani. Tra gli immigrati extracomunitari, pare che gli albanesi siano stati gli antesignani e maestri in materia.
Come funzione questa legge varata dal parlamento italiano?
L’extracomunitario regolare, dopo aver fatto venire a Modena i congiunti, manda i familiari o il familiare ultra- 65enne all’Inps. Qui l’interessato autocertifica l’assenza di reddito oppure dichiara la pensione minima nello Stato di provenienza - che deve essere certificata - e il gioco è fatto. L’Inps a quel punto eroga 395,6 euro al mese di assegno sociale, più 154,9 euro di importo aggiuntivo. In totale 550,5 euro per 13 mensilità quindi 7.156 euro l’anno, esentasse. In sostanza genitori, nonni e parenti tutti over 65 di lavoratori extracomunitari, percepiscono i 7.156 euro all’anno, senza aver mai versato alcun contributo all’Inps.
Tutto questo mentre una buona fetta di pensionati modenesi, percepisce pensioni di 500 euro al mese, meno dell’assegno agli anziani stranieri e tutto questo dopo aver versato contributi e pagato tasse per una vita.
C’è poi un altro particolare che sa tanto di “beffa”: se il genitore, il nonno, il parente straniero a Modena non si trova bene, può tranquillamente tornare in patria, tanto l’assegno continua a decorrere. E nei paesi nordafricani con queste cifre si vive da “nababbi”. Ultimamente comunque sono satte adottate restrizioni e gli stranieri che beneficiano dell’assegno sociale non devono lasciare il nostro paese. Le domande degli stranieri per l’assegno sociale sarebbero in costante aumento e vengono quasi sempre accolte dall’Inps, visto che la legge non prevede nè un minimo di versamenti e nemmeno un certo tempo di residenza.

(21 maggio 2008)


http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/...........2026432




Avviso ai lettori: cambio provvisorio della linea editoriale
sabato, 31 maggio 2008




Leggi prima: A Milano si inizia dalle piccole cose: due buoni segnali anti-illegalità



dal Corriere della Sera:

Blitz dei vigili sui bus
33 clandestini in questura

Proteste di partiti di sinistra, sindacati e Caritas

[...]

Gli stranieri senza permesso sono stati fatti salire in gruppo sui mezzi con le finestre sbarrate. «E che dovevamo fare — dice De Corato —. I clandestini cercano di scappare. Così, invece, portarli in questura è più semplice». L'operazione del Comune di Milano non è piaciuta alla Caritas, al Naga [Associazione Volontaria di Assistenza Socio-Sanitaria e per i Diritti di Stranieri e Nomadi, ndr] (ascolta l'intervista), al sindacato e tantomeno ai partiti di sinistra [bravi, gli interessi del Popolo sopra ogni cosa, eh!, ndr]. «Quanto sta avvenendo a Milano è emblematico di quanto potrebbe accadere se si darà ai sindaci il potere in materia di ordine pubblico», ha commentato Francesco Marsico, vicedirettore della Caritas Italiana. Mentre per il segretario generale della Camera del lavoro, Onorio Rosati, «ciò che è accaduto non ha precedenti ». E quindi: «E' necessario l'intervento della prefettura perché questo comportamento da parte del Comune rischia d avvelenare il clima in città [il veleno siete voi in realtà, ndr]».

[...]

Rita Querzé
30 maggio 2008


http://www.corriere.it/cronache/08_maggio_30/clandestini........shtml



Avviso ai lettori: cambio provvisorio della linea editoriale
lunedì, 17 marzo 2008


1) Ci occupiamo ancora una volta di Modena. Il Comune conferma la sua politica assistenzialista a beneficio delle famiglie nomadi, stanziando per loro 220.000 euro suddivisi fra prestazioni in convenzione, acquisto di servizi, servizi di assistenza e contributi vari. E' una triste riconferma quella del Comune modenese perché nel settembre dell'anno scorso sperperava altri 150.000 euro per pagare le bollette degli zingari (1). Sapete come venne finanziata in quell'occasione la generosa beneficienza? Utilizzando le entrate derivanti dall’aumento delle rette per gli anziani nelle strutture protette private. Complimenti vivissimi all'amministrazione comunale! E' bene ricordare, inoltre, che a godere di queste sovvenzioni non sono soltanto i destinatari ultimi degli interventi (gli immigrati), ma anche tutta una rete parassitaria di soggetti partner e associazioni di volontariato che vivono di questi pubblici sprechi.

Nota:

(1)
Si legga anche il seguente articolo sulle spese sostenute
da Reggio Emilia, Bologna, Parma e Modena per Rom e campi nomadi nel 2006: I costi dell’accoglienza. Reggio fa la «virtuosa», di Michela Scacchioli, Gazzetta di Reggio, del 14 settembre 2007.

Fonte: Gazzetta di Modena

2) Nella Regione Emilia-Romagna
23.000 stranieri extracomunitari nel 2006 e nel 2007 non hanno pagato il ticket sanitario avendo autocertificato il loro status di disoccupati. La media regionale è dell'8,34% (e qui, come al solito, facciamo notare la stupidità e/o la malafede di tutti coloro che come pappagalli ammaestrati continuano a ripetere che abbiamo bisogno di altra manodopera di importazione). Ancor più interessanti, però, sono i valori non poco sospetti di Forlì e di Imola, rispettivamente del 28,74% e del 13,21%, ben al di sopra della media (i dati si riferiscono sempre agli extracomunitari). Qui gatta ci cova... e intanto c'è chi se la prende in quel posto.

Fonte:
Gazzetta di Modena
lunedì, 17 marzo 2008


A Modena "originale" iniziativa quella dell'Anolf, l’associazione stranieri del sindacato Cisl (1), che offre un corso di lingua araba, scritta e parlata, rivolto a cittadini italiani impegnati nel sindacato, nella scuola e nei servizi di accoglienza agli immigrati. Le lezioni sono impartite da Oualì Saber, uno dei cinque insegnanti di arabo inviati dal governo tunisino per istruire i bambini tunisini nati in Italia (vengono loro da noi, i nostri non sono bravi abbastanza...). Ennesima "boiata" che ha come unico risultato la sottrazione di tempo, energie e denaro da destinare per il bene della comunità locale e nazionale. Ma i "nostri" sindacati sembrano aver voltato le spalle già da un paio di decenni, quindi è inutile meravigliarsi. Sempre più incalzante è la domanda: ma chi sono i veri integrandi? (2)

Note:

(1)
Ebbene sì, hanno anche un'associazione a loro riservata in seno al sindacato...
(2) A questa domanda risponde
Dhaou Bakkari, il presidente della comunità tunisina di Modena: «Questo corso è una specie di integrazione alla rovescia: chiediamo agli italiani di imparare la nostra lingua, così come noi dobbiamo imparare la vostra» (!!!). Per Bakkari, in fondo siamo tutti immigrati da integrare. Hai capito che prospettive!

Fonte:
Gazzetta di Modena

Quando si dice... l'integrazione
lunedì, 11 febbraio 2008


Paolo Possenti
10/02/2008

Distratti dalle proposte di nuove leggi elettorali e dalle feste di fine d'anno a molti italiani ed agli stessi organi di informazione sono sfuggite le notizie relative ai risultati di una iniziativa messo in atto questo sciagurato governo nel settore immigrazione.
Con lo scopo finale di far entrare in Italia nuovi immigrati e regolarizzare per giunta quelli già esistenti sul nostro territorio è stata messa in atto una sceneggiata in cui si pretende di delegare «ai datori di lavoro» la richiesta per far entrare in Italia o regolarizzare i clandestini con offerte di impiego e di attività con la solita scusa della carenza di manodopera nazionale in certi settori (1).
Il bello di questa legge sta nel fatto però che tali richieste di lavoro possono, essere fatte anche da Associazioni ed Enti manco a dirlo governati dalle sinistre, cui si sono aggiunte una serie di Organizzazioni varie dietro le quali non è difficile individuale le lobby operanti nel traffico della immigrazione illegale (2).
La novità tecnica dell'operazione è consistita nel poter inviare via internet ai vari uffici del ministero degli Interni e ad altri Organismi dipendenti le domande dei supposti richiedenti un lavoratore straniero.

Le cifre risultanti parlano da sole e stanno a dimostrare il marcio che coinvolge le ideologie di sinistra e la pericolosità delle loro organizzazioni.
Infatti tali domande in pochi giorni sono arrivate alla cifra record di circa 700,000 richieste a fronte di 170.000 unità riservate nelle quote previste per immigrati provenienti da molte decine di Paesi.
Orbene si è vista subito una sconcertante anomalia per cui quasi la metà di queste 700.000 domande proviene da due soli Paesi, il Marocco ed il Bangladesh.
Precisamente circa 240.000 dal Marocco e 70.000 dal Bangladesh.
Queste le cifre ufficiali ma a noi risulta che sono anche superiori.
La metà delle restanti domande fanno anche queste rirferimento ad altri Paèsi musulmani.
Solo un 20-25% riguarda est europei (Romania inclusa), sudamericani e Filippine.
Con l'aria che tira nel mondo la prima domanda che dei governanti, fossero pure di sinistra ma non ragionassero secondo logiche demenziali, si dovrebbero porre è quella se sia il caso di fare entrare in Italia al ritmo ufficiale di mezzo milione all'anno (sui andrebbero aggiunti altri inevitabili clandestini) immigrati mussulmani.
Ma c'è di più.

E' perfettamente noto alle autorità competenti che gli immigrati di queste aree musulmane non soddisfano affatto alcune fondamentali esigenze del mercato del lavoro italiano.
In Italia in primo luogo sono necessari lavoratori nel settore della collaborazione familiare come badanti per anziani, infermiere e servizi a domicilio di vario genere, ciò principalmente a causa della crisi della famiglia (3).
E' ben noto invece che i musulmani non permettono alle loro donne di andare a lavorare a casa altrui ed in genere di lavorare tout court
Perciò un settore promettente del lavoro non viene da loro fatto per principio neppure se fosse per esigenze umanitarie.
Il governo poi non ci fornisce statistiche sul tipo di lavoro che marocchini e bengalesi, tanto per fare due esempi, svolgono in Italia.
E' tuttavia risaputo che queste comunità svolgono per lo più le loro attività in settori commerciali di tipo illegale o comunque non autorizzati.
Bengalesi in particolare svolgono un commercio al minuto fuori da ogni controllo su bancarelle che a migliaia popolano le strade delle nostre città e basta una pioggia per vedere sbucare da ogni angolo migliaia di venditori di ombrelli tutti regolarmente bengalesi che fanno pensare ad una organizzazione internazionale ad hoc.
Non fanno niente di male, si dice, ma ciò non è vero.
A parte il danno economico e fiscale al commercio nazionale ed alle migliaia di aziende italiane per lo più piccole costrette a chiudere per questa concorrenza sleale tale attività si presta alle attività criminali che trovano in questo supporto un canale di vendita ideale specie per le merci contraffatte o rubate.
A Roma in particolare il fenomeno è imponente e si collega anche subaffitto di attività su strada con chioschi, carretti, postazioni ove si vende ogni cosa fin su Piazza Venezia con connessioni abusive e criminose che arrivano sulla soglia dei palazzi comunali dove Veltroni fa finta di non vedere e di non sentire i commercianti onesti e l'impotenza dei vigili urbani ad arginare tali fenomeni.
Di tale commercio in tutta l'Italia non c'è nessun bisogno.

La questione dei marocchini è anche più grave per molti aspetti.
Anche i marocchini vanno a collocarsi in gran parte nel settore del commercio e della distribuzione dove lavorano in gran parte in nero.
Tutto il settore dei distributori di benzina è ad esempio occupato da marocchini, mentre il gestore italiano si fa si o no vedere per incassare.
Molto più grave è l'attività dei marocchini nel settore dello spaccio di droga, di cui sono i maggiori distributori al minuto, per un giro di affari di qualche miliardo di euro.
Dopo i cittadini romeni (in gran parte zingari rom o sinthi) la percentuale maggiora di carcerati stranieri in Italia sono marocchini.
E si noti bene che in Italia il 33% dei reclusi sono stranieri (4) senza che un governo abbia mai pensato a far scontare loro la pena nel Paese di origine con risparmi enormi per il nostro erario (quasi tutti i Paesi di origine sarebbero disposti a tenersi i loro connazionali se noi pagassimo modeste rette).
Non si hanno notizie di quanti marocchini, del quasi mezzo milione residente effettivamente in Italia
(di cui la metà regolari) facciano lavori utili nell'industria o nell' agricoltura, ma si calcola siano meno del 10%.
Anche di questi nuovi immigrati dal Marocco l'Italia potrebbe fare senz'altro a meno.

Lo stesso discorso, se si eccettua la droga, si potrebbe fare per i commerci senegalesi, che godono di una tolleranza che porterebbe dopo un po' in galera qualsiasi italiano che si azzardasse a fare certe infrazioni fino in Piazza S.Pietro!!!
Le sinistre per mascherare vilmente le loro intenzioni non hanno esitato ad infamare i rumeni in quanto tali,  latini come noi e parlanti una straordinaria lingua neolatina, non facendo una necessaria distinzione con gli zingari di origine romena, una etnia di asiatica parlante una lingua totalmente diversa dal romeno ed organizzata in tribù migranti: genti di cui in primo luogo hanno diffidato gli stessi romeni da sempre (5).
Il messaggio di certi ambienti della sinistra vuole mostrare agli italiani che anche gli immigrati europei hanno una inclinazione a delinqure (6).
Invece il caso dei romeni dimostra tutto il contrario.
Per educazione e cultura i veri romeni sono come noi italiani seri ed affidabili come sanno bene quei 23.000 (ventitremila) imprenditori italiani che hanno aperto le loro fabbriche in Romania!!!

Veltroni sapeva benissimo chi erano i 40.000 zingari accampati alle porte di Roma e ha finto di accorgersene solo quando l'opinione pubblica finalmente si è svegliata furiosa.
Altri immigrati di eccezionale serietà e capacità lavorative sono gli ucraini, i moldavi, i polacchi e quanti altri hanno lasciato l'est europeo dopo il crollo del comunismo.
Onesti e lavoratori si sono dimostrati anche in genere i sudamericani ed i filippini.
Fra gli europei solo gli albanesi - in prevalenza non quelli di cultura europea - hanno creato gravi problemi di criminalità diffusa, oggi contenuta grazie alla serietà e all'impegno delle autorità albanesi.
Ma si tratta di una piccola nazione cui l'Italia ha dato molti aiuti.
Ma cosa succederà all'Italia se aprirà le porte indiscriminatamente a popoli di cultura totalmente diversa, poco desiderosi di partecipare al lavoro in settori veramente produttivi e per giunta imbevuti spesso di idee che - inutile negarlo - sono foriere di vero odio contro gli italiani ed i cristiani in genere? (7)
Forse l'esempio della Francia non basta?
Noi che potremmo scegliere, secondo ragione, umanità e convenienza, i nostri immigrati perchè dovremmo preferire bengalesi e marocchini a sudamericani, filippini o magari i discendenti degli italiani all'estero? (8)

C'è infine da dire che l'elemento unico che ha unito gli italiani nei secoli passati è stata la comune religione cristiana cattolica (9).
Ci furono risparmiate le terribile guerre civili che hanno sconvolto mezza Europa ed il mondo mussulmano con la cacciata e lo sterminio dei cristiani sui loro territori, da ultimo greci ed armeni.
Solo chi è totalmente ignorante della storia e si muove secondo dogmi falsi e ormai veramente criminosi può ignorare le realtà che muovono da sempre la vita di questo mondo.
Una situazione che non è per nulla migliorata negli ultimi decenni; chi temeva e teme lo scontro di civiltà ha avuto perfettamente ragione.

Professor Paolo Possenti

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Note:

(1)
Un governo che delega ai datori di lavoro una questione così importante, con ripercussioni evidenti su ogni aspetto della vita degli Italiani... vi sembra normale? E' il laissez-faire che connota le politiche iper-liberiste del "mitico" Occidente. Per fortuna che era un governo di sinistra...

(2) Si veda, a titolo di esempio, l'articolo
Immigrati, lavoro nero nelle coop, di Stefania Radman (la Repubblica, del 24 gennaio 2008).

(3) Sia ben chiaro: una politica sana e seria mirerebbe a supportare la famiglia non importando dall'estero colf e badanti come se fossero capi di bestiame. Si potrebbero potenziare istituti e case di riposo per anziani (creando quindi nuovi posti di lavoro, preferibilmente a tempo indeterminato...) e soprattutto si dovrebbe incentivare la natalità autoctona in modo da aumentare il numero medio di componenti per famiglia (oltre che per ringiovanire la popolazione). E' infatti risaputo il problema degli anziani che restano soli. Su colf e badanti, si legga questo articolo di Rino Cammilleri.

(4) "Solo" il 33%? Nell'articolo
Effetto indulto, si riparte da zero. Uno su quattro di nuovo in cella, di Stefano Zurlo (il Giornale, del 24 gennaio 2008) si legge: "[...] I carcerati stranieri sono 18.253, pari al 38 per cento del totale - in testa alla poco invidiabile classifica i 3.647 marocchini, seguiti dai 2.725 romeni - il 62 per cento dei detenuti - secondo l’Eurisko - ha una patologia, il 28,3 per cento una malattia virale cronica, in primis l’epatite C, il 50 per cento è tossicodipendente, il 15 per cento sieropositivo. [...]" E considerate che in Italia i Romeni sono più numerosi dei Marocchini...

(5) Vedasi la lettera di un lettore romeno, che scrive dalla Romania, inviata al giornale di Maurizio Blondet, all'inizio del novembre 2007, e altre lettere di Romeni ospitate dal Messaggero. Significativo è anche quanto accaduto in una puntata della trasmissione L'Infedele, condotta da Gad Lerner.

(6) Sulla cagnara mediatica che nel novembre scorso ha visto per protagonisti i Romeni, si legga in questo blog il seguente intervento:
Sull'efferato omicidio di Tor Quinto: l'ennesimo martire vittima del Sistema + tanta ipocrisia e lacrime di coccodrillo.

(7) Siamo dell'idea che a generare l'odio sia piuttosto l'inevitabile sradicamento dell'immigrato (nella fattispecie, di confessione e cultura islamica), non certe culture in quanto tali. Un marocchino che nasce, vive e muore in Marocco, non credo abbia motivi per odiare gli Italiani (almeno nella gran parte dei casi).

(8) Semmai, perché non preferire gli est-europei a tutti gli altri? Un comune retaggio cattolico non garantisce affatto una migliore integrazione dello straniero (sudamericano o filippino che sia). Gli equilibri etno-culturali autoctoni sarebbero stati compromessi anche nel caso in cui avessimo ospitato solo immigrati cattolici (stante l'attuale presenza straniera in Italia). Non è "discriminando" (soltanto) su base religiosa che si rispetta maggiormente il tessuto sociale autoctono (se è di selezione degli immigrati che si vuol parlare).

(9) Bah... un'idea molto opinabile. Ancora questo vizio di ricondurre tutto alla sola sfera confessionale...

[Le note sono del sottoscritto, non appartengono al testo originale]   
domenica, 20 gennaio 2008


Nulla è cambiato. Anzi sì, ma non quello che i più si aspettano

Papa Ratzinger è un grande politico. Con poche mosse ha messo in difficoltà la giunta romana e le baronie dell’ateneo. Da buon capo della Chiesa sa bene dove tira il vento. Il vento va a “destra” nel senso delle tematiche, dei costumi dei “valori”. Anche se poi quella “destra” è fatta di uomini di sinistra, la sostanza non cambia. E la Chiesa sa bene, da sempre, porsi dalla parte del vento senza con ciò rinunciare mai a fare comunque di testa sua. Tanto per fare un esempio recente proprio il Papa ha ultimamente condannato la Globalizzazione. Ciò non gli ha impedito però di esaltare le onlus cattoliche, che della Globalizzazione sono un elemento strutturale di rilievo. Né questo ha impedito alla Chiesa, proprio la scorsa settimana, di celebrare la giornata dell’immigrante con squilli trionfali di tromba della Caritas, ovvero la grande organizzazione che considera la “contaminazione culturale e il meticciato una grande risorsa per il futuro dell’umanità”. E che gestisce, a questo fine globale e globalizzante circa la metà dell’otto per mille che si versa annualmente alla Chiesa cattolica (fonte ufficiale della Cei).

La Chiesa sa fare politica

Insomma da un lato Benedetto XVI critica la Globalizzazione, cogliendo appieno una certa richiesta generale, dall’altro la finanzia. Nulla di nuovo sotto il sole. Leone XIII, quello che condannò il capitalismo con la “Rerum Novarum” era il principale azionista della Banca di Roma; Pio XI, quello del Concordato, si è sperticato in encicliche antinaziste, in prediche antifasciste, in fronde continue contro il Regime e, per compiacere la Repubblica (massonica…) di Francia non esitò a scomunicare la cattolicissima Action Française. La Chiesa fa politica, la sa fare, la fa efficacemente, la fa da sempre.

Il Papato nella Globalizzazione

Questo per dire che? Semplicemente che Benedetto XVI sta facendo benissimo politica; una politica che, se mettiamo assieme strutture, dinamiche, tendenze e parole e diamo loro un significato appare chiarissima checché ne vogliano estrapolare a proprio piacimento i cristiani di destra e di sinistra. Il Papa che è un uomo di un certo rilievo, e con lui la Curia, hanno capito che l’impianto Global presenta crepe e che si avvia alla ristrutturazione. In questa ristrutturazione che avrà comunque uno spirito progressista (capital/comunista) mentre al momento, e forse a lungo, dominerà un’anima di destra (“valoriale”, in cerca di risposte al deserto esistenziale) la Chiesa si pone esattamente dove l’onda cresce: a sinistra nello spirito e nelle strutture, a destra nell’anima e nelle parole.

Il tutto allo scopo di acquisire spazi, poteri e mezzi sempre maggiori nella cogestione mondiale. Insomma il neo/neo/guelfismo cerca di aprire uno spazio al Papato nella Globalizzazione che possa ricalcare quello che ebbe nell’Impero.

Vietiam vietiamo!

Questa è la grande posta in gioco, poi c’è la piccola. I baroni universitari, arroganti di certo, che sono caduti nella trappola di contestare il Papa si sono fatti spazzar via. Benedetto XVI, che sa fare politica, ha fatto sì che si desse l’impressione non che rinunciasse Egli, come in realtà è accaduto, ad andare alla Sapienza ma che vi fosse stato escluso. L’alzata di scudi che ne è conseguita ha confermato questa versione (del resto non conta mai la realtà dei fatti ma come vengono presentati) con l’unico risultato, a breve, che verrà vietato anche il contestare. Non già il Papa in sé ma ogni autorità riconosciuta. Un altro passo avanti e molto deciso verso la prigionia globale!

Il nuovo consociativismo

Tutti presi dalla diatriba, da questa falsa dialettica, da quest’opposizione mediatica, in pochi hanno ascoltato le ragioni di chi anziché lanciare proclami ragionava. Sicché non so quanti abbiano fatto attenzione a un professore universitario che ha detto: “se iniziamo così poi dovremo per forza aprire anche a Mullah e a Rabbini”. Credo che nessuno se ne sia accorto ma è esattamente quello che succederà in breve tempo. La privatizzazione, ovvero la liquidazione dello Stato sovrano, della Res Publica, va di pari passo con il consociativismo interconfessionale che un altro paladino della Reazione di oggi, il Presidente Sarkozy, ha annunciato trionfalmente in Francia la scorsa settimana tra i sorrisi compiaciuti e gli appetiti manifesti di Vescovi, Mullah e Rabbini.

Qual buon senso Plotino

Alla fine della festa il Papa avrà vinto facilmente questa mano di gioco ma la posta, contrariamente a quanto ognuno dei singoli papisti di base fermamente speri, andrà su un altro tavolo, quello vero, a decidere della distribuzione delle carte del Mercante in Fiera.

E una volta di più chi si è fatto rapire da questa rissa mediatica, che sia cattolico o anticattolico, laico o clericale, di destra o di sinistra, avrà perduto il suo tempo. Chi abbia l’orgoglio, la volontà, la determinazione di aprirsi un cammino e di tracciare un destino, il che non gli impedisce affatto di seguire l’esempio cristico o, se lo preferisce, un altro modello archetipale, non può perdersi ancora e sempre nel vicolo cieco del dualismo e nella colonna sonora del clangore mediatico affidando ad altri, per delega, la propria affermazione. Mi torna in mente una massima plotiniana mai così attuale come oggi “Non esiste alcun Dio che combatta al posto di chi anziché impugnare le armi prega”.

Cari uomini eretti, che siate cattolici o meno, che siate ghibellini o no, ne riparleremo tra qualche Angelus, dopo l’applicazione della Legge Ferrero che la Caritas sta patrocinando a gran voce.

Gabriele Adinolfi

Fonte: NoReporter.Org
giovedì, 20 dicembre 2007


Giovedì 20 Dicembre 2007 – 17:25 – Gianfranco Montù

La democrazia è quel sistema politico ideale in nome del quale si bombardano i popoli che non l’adottano, quel sistema politico per definizione tollerante che mette il bavaglio a quelli che definisce intolleranti, che permette tutti i partiti salvo quelli che si oppongono davvero, che etimologicamente significa potere al popolo e praticamente nessun potere al popolo.
La Svizzera è stata spesso definita un modello di democrazia e forse lo è davvero nel senso che in questi giorni ha fornito un modello davvero paradigmatico di cos’è nel Terzo Millennio la democrazia.
Meglio ancora: ha dato, come altre nazioni europee, un saggio emblematico dell’arrogante potere dell’oligarchia e dei suoi burattini partitocratrici.
Ecco i fatti in sintesi. Il partito nazionalista SVP, partito svizzero del popolo, vince a ottobre le elezioni, tocca il 30% dei voti, massimo storico di tutti i tempi per un partito in Svizzera. Il suo capo carismatico è Christoph Blocher, che da due decenni porta il partito di vittoria in vittoria, pur avendo contro tutti i quotidiani, le televisioni, i sindacati, la confindustria, le chiese e tutta l’accozzaglia radicalprogressista rossoverde. Un 30% che varrebbe un buon 50 in condizioni di normale concorrenza e di “par condicio” informativa. Da quattro anni Blocher è anche ministro. Nella Confederazione vige il cosiddetto sistema di concordanza per cui tutti i grandi partiti vengono cooptati al governo, con uno o due ministri (chiamati Consiglieri federali, in tutto sette) a seconda della forza parlamentare. Nella formazione del nuovo governo appare inevitabile che il Parlamento rielegga Blocher, reduce da un trionfo elettorale. Storicamente poi non è mai accaduto che un ministro in carica venga estromesso dal governo, salvo se sconfitto alle elezioni. Nessuno dubitava che Blocher fosse rieletto al Governo senza colpo ferire. Ma l’oligarchia non può tollerare Blocher. Non può tollerare un politico che fa gli interessi del paese, che vuole fermare l’invasione migratoria, che si oppone alle trame onusiane, ai burocrati di Bruxelles, che crede nella partecipazione popolare tramite i referendum, che difende l’esercito di milizia e soprattutto mette al primo posto la sovranità nazionale.
Non solo: Blocher ha commesso il peccato più grave agli occhi della piovra usorocratica, Ha denunciato il cappio dei balivi, la legge inquisitoria diffusa in tutta Europa sul razzismo e l’antisemitismo: ha detto, testualmente, che “le leggi contro la libertà d’opinione gli danno il mal di pancia” Come ministro della Giustizia si riprometteva di cancellare quell’obbrobrio.
Ma con questo progetto ha messo in pericolo la base stessa del potere oligarca, il braccio secolare della tirannia, lo strumento con cui qualsiasi avversario può essere accusato di lesa maestà, di pensieri revisionisti, di sospetti antisemiti, di pulsioni razziste. Un sospetto che equivale all’emarginazione e nei casi più gravi porta alle patrie galere. Tutto questo una vera democrazia cosmopolita non poteva tollerarlo e non l’ha tollerato. La potente lobby ebraica ha più volte tuonato contro di lui e gli effetti si sono visti subito.
Gli oligarchi hanno preso per le orecchie i loro burattini partitici che hanno perfettamente capito che erano in gioco le loro poltrone. E così hanno inventato un escamotage che è un capolavoro di ipocrisia. Hanno cercato un deputato del partito blocheriano che fosse “moderato”, dissidente, cioè asservito all’oligarchia e lo hanno eletto ministro. Naturalmente costui ( meglio costei: si tratta di una donna) rappresenterà in governo solo se stessa, perché il partito di Blocher l’ha immediatamente estromessa. Ma questo è l’ultimo problema per gli oligarchi. Sanno benissimo che la “democrazia” è solo una commedia per allocchi. Ufficialmente hanno rispettato la forma, hanno preso un paio di venduti morali del partito vincente li hanno nominati ministri: sapendo perfettamente che avrebbero fatto la volontà degli oligarchi, non del loro ex partito e meno che mai del popolo che ha scelto in massa Blocher. La Svizzera viene così trattata come una repubblica delle banane, la scelta elettorale platealmente raggirata. E poi criticano Putin!
Ma il gioco pesante potrebbe non riuscire sino in fondo. Gli stessi burattinai sanno di rischiare grosso. In queste ore in molti Cantoni germanici ove Blocher ha superato il 50% c’è indignazione. Le iscrizioni all’SVP – lo ammette la stessa stampa anti-blocheriana – piovono a centinaia.
Blocher ha promesso opposizione dura – non avveniva in Svizzera dal dopo guerra, poiché vigeva appunto il patto di concordanza fra i maggiori partiti – e nessuno dubita che sia in grado di farla. Ha grande esperienza, politica, cultura, carisma ed ha notevoli risorse economiche. “In quattro anni di governo - ha detto Blocher - sono venuto a conoscenza di tutte le porcherie che vengono nascoste sotto il velo pietoso e spesso vergognoso del segreto di Stato. Queste cose ora potrò denunciarle apertamente”.
Non dubitiamo e fiduciosi rimaniamo in attesa..

http://www.rinascita.info/cc/RQ_Mondo/EEAlEypZEkdMawtDgX.shtml
giovedì, 22 novembre 2007


Fra le piccole e fin troppo rare azioni di resistenza (sì, avete letto bene: resistenza) annoveriamo quella di Fabio Fazi, primo cittadino di Cupramontana, in provincia di Ancona, il quale si è opposto al razzismo anti-italiano nelle assegnazioni degli alloggi popolari. Il sindaco ha infatti deciso di bloccare tali assegnazioni fino a quando la Regione non rivedrà le attuali graduatorie che favoriscono famiglie straniere a discapito delle italiane (piaga, questa, non solo marchigiana però...).
Naturalmente non sono mancate le polemiche con le consuete accuse di "xenofobia" rivolte al sindaco, provenienti dall'opposizione di sinistra (ma cosa sono davvero "destra" e "sinistra" oggi?!), dal sindacato della Cgil (Confederazione Generale non più Italiana del Lavoro) e dalla Caritas (ovvero, proprio da chi trae i maggiori profitti da questa nuova guerra fra poveri).
Noi, dal canto nostro, non possiamo che augurarci tante piccole ma significative ribellioni sull'esempio di Fabio Fazi, l'eretico di AN, come non a torto titola il sito di informazione NoReporter.Org