sabato, 19 luglio 2008




Vedi anche: Affitti agevolati e diritto alla casa: a Trento e a Bolzano graduatorie separate per italiani e stranieri (del 7 luglio 2008)



Con l’emendamento approvato in commissione Bilancio e Finanze relativamente al piano casa si modifica la legge 431/1998 e si inserisce il criterio di 10 anni di residenza in Italia o di 5 anni nella regione in oggetto.
Discorso analogo per quanto attiene agli assegni sociali. Gli extracomunitari potranno beneficiare di un assegno sociale se residenti in Italia da almeno 10 anni e non più da 1 anno.

Letto nel sito della Lega Nord:

http://www.leganord.org/dblog/articolo.asp?articolo=1172
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categoria:italia, politica, attualita, resistenza, diritto alla casa, pensioni e previdenza
venerdì, 18 luglio 2008



dal sito del Ministero degli Affari Esteri:


I rapporti bilaterali Italia-Russia

L’Italia ha sviluppato con la Russia relazioni di un’intensità tale da poterle qualificare come “rapporto privilegiato”. Nel corso degli ultimi anni, si è verificato un rafforzamento qualitativo e quantitativo, con la realizzazione di progetti comuni in molteplici settori che spaziano dalla cultura all’economia al dialogo politico. Su queste basi, lo scorso anno si sono svolte numerose visite ad alto livello, tra cui  la visita a Roma del Presidente Putin (13 marzo 2007), cui ha fatto immediato seguito il Vertice Intergovernativo di Bari (14 marzo). A margine del Vertice si e’ svolto a Roma, il 13 marzo 2007, il “Foro di Dialogo italo-russo delle società civili”. Da ultimo, il Presidente del Consiglio Berlusconi ha incontrato il Presidente Medvedev a margine del Vertice G8 di Hokkaido (7-9 luglio). La visita di Stato in Russia del Signor Presidente rappresenta un momento fondamentale dell’agenda bilaterale e ad essa faranno seguito, nella seconda metà dell’anno, il Vertice Intergovernativo, che sarà ospitato in Russia, ed il Consiglio di Cooperazione Economica.

Anche le relazioni commerciali tra Italia e Russia si confermano a livelli di eccellenza. L'Italia rappresenta il 4° partner commerciale della Russia, il 2° importatore, e l’8° esportatore (dati 2007). L'interscambio bilaterale, cresciuto del 50% nell’ultimo quadriennio, ha sfiorato nel 2007 i 24 miliardi di euro (+13% rispetto al 2006). Anche grazie al progressivo miglioramento del tenore di vita della popolazione russa le nostre esportazioni, soprattutto macchinari, tessile e abbigliamento, mobili, sono aumentate del 25,4% rispetto al 2006.

Il volume degli investimenti italiani in Russia è in costante crescita (1.172 milioni di dollari dal 1991 al 2007), per quanto ancora inferiore a quello di altri Paesi (Gran Bretagna, Germania, USA, Francia). Sono infatti numerosi i progetti produttivi avviati da imprese italiane: tra questi, le partnership industriali realizzate tra Eni e Gazprom, Finmeccanica e Sukhoi, ENEL e RAO/UES, FIAT e Severstal.

Fondamentale il partenariato italo-russo in campo energetico: nel novembre 2006 Eni e Gazprom hanno concluso un accordo strategico che prevede la partecipazione di Eni allo sfruttamento di giacimenti in Russia e l’accesso di Gazprom al settore italiano della distribuzione, oltre a collaborazioni in Paesi terzi. Eni e Gazprom collaborano anche nell’ambito del progetto di gasdotto “South Stream” (collegamento tra Russia ed Europa occidentale attraverso il Mar Nero).

A conferma del suo ruolo di primo piano nel settore energetico russo l'ENI, con il recente contratto sottoscritto con la Societa' russa di generazione di elettricita' TGK-9 per la fornitura di circa 350 milioni di metri cubi di gas entro il 2010, e' diventata il primo soggetto straniero ad entrare come intermediario nel mercato del "downstream" [parte del ciclo petrolifero che comprende la raffinazione, il trasporto e la distribuzione; nel caso del gas naturale non c'è raffinazione, ma solamente una depurazione, ndr] nella Federazione Russa: un'importante esperienza che la Società italiana intende sviluppare anche in vista del notevole impegno che le sarà richiesto dall'avvio delle attività di sfruttamento e commercializzazione delle risorse dei giacimenti siberiani di cui essa e' azionista insieme ad ENEL.
Anche ENEL è particolarmente attiva in Russia: è stata la prima azienda straniera ufficialmente invitata a partecipare al processo di privatizzazione del settore elettrico russo. Essa ha ora una presenza integrata nel settore energetico russo che include non solo generazione elettrica ma anche attività di estrazione e produzione di gas e vendita di energia, con prospettive di sviluppo anche nel settore nucleare.


http://www.esteri.it/MAE/IT/Approfondimenti/.........htm
venerdì, 18 luglio 2008




Leggi anche: Mafia e mafie: scoperti accordi tra camorra e criminalità cinese all'Esquilino (Roma)



da Rinascita:


Casalesi e mafia cinese: accordo perverso sui rifiuti

Venerdi 18 Luglio 2008 – 14:54 – Fernando Riccardi

Abbiamo parlato di recente (“Rinascita”, 11 luglio 2008) delle tante cosche malavitose che agiscono indisturbate o quasi nel territorio della regione laziale. Abbiamo trascurato, però, di analizzare ciò che di losco avviene nel processo dello smaltimento dei rifiuti che negli ultimi anni si è trasformato in un affare di proporzioni colossali. In questo particolare settore, stando alle indagini espletate dalla Dia, si sarebbe stretto una sorta di patto d’acciaio tra il clan dei Casalesi e la mafia cinese. Il perverso meccanismo andrebbe avanti più o meno così: tonnellate di rifiuti altamente tossici (scarti ospedalieri, solventi, composti chimici, vernici, materiali radioattivi) vengono stipati in capienti container i quali, grazie a documenti di trasporto abilmente contraffatti (l’immane carico di veleni viene fatto passare per ‘materie prime’), dal porto di Napoli salpano in direzione di Hong Kong e della Cina. Qui viene subito avviata una gigantesca operazione di smantellamento dei materiali tossici: centinaia di migliaia di lavoratori locali, in cambio di un risibile compenso (un dollaro e mezzo al giorno), si gettano a capofitto in quell’ammasso putrido di sostanze, incuranti dei rischi e delle contaminazioni, per recuperare pezzi ed elementi che poi saranno trasformati in giocattoli, occhiali da sole, capi di abbigliamento, cinte, scarpe, borse e quant’altro. Oggetti che verranno riversati nel nostro paese compiendo il percorso inverso da Hong Kong a Napoli. Il tutto sotto il controllo vigile dei Casalesi che, grazie alla collaborazione con gli uomini del dragone cinese, stanno facendo affari esorbitanti. Il crocevia di tali loschi traffici, a quanto pare, è il Lazio meridionale e, in particolar modo, la provincia di Frosinone. E la cosa non deve stupire più di tanto: da tempo, infatti, la camorra si è infiltrata profondamente nel cassinate e nella Ciociaria propriamente detta, mettendo in piedi una efficiente organizzazione che spazia dal mercato immobiliare alle attività commerciali, dall’usura allo sfruttamento della prostituzione, per finire, ovviamente, al traffico illecito dei rifiuti, l’affare del secolo. Senza dimenticare, poi, la favorevole posizione geografica di Frosinone e provincia, giusto al centro della Penisola, e la sua vicinanza con il porto di Napoli, punto focale dei traffici illeciti. Il giochetto, però, non avrebbe avuto così tanto successo se i clan nostrani non si fossero ‘gemellati’ con la malavita orientale. Non si può ignorare, infatti, che in Cina le norme in materia di rifiuti sono molto più elastiche delle nostre. In Italia, per smaltire legalmente 15 tonnellate di rifiuti pericolosi, si pagano all’incirca 60.000 euro. A Hong Kong, invece, per la stessa quantità, ne vengono chiesti soltanto 2.500. Ecco perché il ‘mercato dei rifiuti’ è così redditizio. Ecco perché quantità ingenti di scarti tossici, fatti passare per materie prime, da Napoli prendono la via dell’estremo Oriente. Un gigantesco business che è conveniente a 360 gradi. Alle aziende nostrane che per lo smaltimento pagano costi assolutamente irrisori e agli stessi clan malavitosi, italiani e cinesi che, controllando il traffico, introitano cifre colossali. E, sotto sotto, si fregano le mani anche politici e amministratori locali che non vedono l’ora di liberarsi delle ingombranti cataste di rifiuti che ammorbano il territorio. Tutti contenti, dunque. E pazienza, poi, se i nostri bimbi si troveranno a giocare con peluche al cadmio o con macchinine radioattive rigorosamente ‘made in China’. Questo, alla fin fine, è il prezzo che si dovrà pagare affinché ogni tassello vada ad incastrarsi nel suo giusto posto. Di fronte al ‘business’, del resto, non possono esistere scrupoli.


http://www.rinascita.info/cc/RQ_Politica/........shtml
venerdì, 18 luglio 2008



da Agenzia Multimediale Italiana:


17/07/2008 - Londra
Ue. Gran Bretagna ratifica Trattato di Lisbona

Ieri sono stati depositati a Roma presso il ministero degli Esteri italiano i documenti di ratifica del Trattato di Lisbona da parte della Gran Bretagna, ultimo atto del processo di approvazione. Ad annunciarlo oggi è stato il Foreign Office. Prima di essere depositato, il trattato è stato approvato dalla Camera dei Comuni e dalla Camera dei Lord, per ricevere infine "l'assenso reale" della Regina Elisabetta II. I laburisti al governo sono riusciti ad arrivare alla ratifica nonostante il partito dei conservatori si fosse fortemente opposto e volesse un referendum popolare. Secondo alcuni sondaggi, infatti, il referendum si sarebbe concluso con la bocciatura del trattato.


http://agenziami.it/ultime.php?idnew=5430
giovedì, 17 luglio 2008


Un referendum italiano sul Trattato di Lisbona? (Italiani Liberi, dell' 11 luglio 2008)





Ma il problema è dei cattolici in tutta Europa (il Giornale, del 6 luglio 2008)
mercoledì, 16 luglio 2008



da AGI Europa (del 04/07/2008):


TRATTATO UE: KACZYNSKI CHIAMA SARKOZY, NON BLOCCHERO' RATIFICA

(AGI/REUTERS) - Parigi, 4 lug. - Il presidente polacco, Lech Kaczynski, ha assicurato al collega francese, Nicolas Sarkozy, che il suo Paese non blocchera' il processo di ratifica del Trattato di Lisbona. "Il presidente polacco - ha fatto sapere in una nota l'Eliseo dopo un colloquio telefonico tra i due leader - ha affermato che la Polonia non sara' un ostacolo alla ratifica del trattato". Nei giorni scorsi Kaczysnki aveva fatto sapere che non avrebbe firmato la ratifica del trattato, gia' approvata dal Parlamento, in quanto "priva di senso" dopo la vittoria del no nel referendum irlandese [vedere segnalazione del 1° luglio 2008, ndr]. Poi ha precisato che non si opporra' alla ratifica, ma solo dopo che il popolo irlandese si sara' potuto esprimere nuovamente sul trattato.
Sarkozy, da parte sua, ha ricordato che "il trattato fu negoziato direttamente dal presidente Kaczynski" e che "la Polonia si era impegnata a ratificarlo". Una psoizione riecheggiata anche dal presidente cella Commissione europea, Jose' Manuel Barroso, il quale ha auspicato che "la Polonia sia coerente" con l'impegno che ha assunto a ratificare il trattato. Un siluro al trattato di Lisbona e' arrivato anche dall'euroscettico presidente ceco, Vaclav Klaus, che ha detto di augurarsi che la Corte Costituzionale o il Senato lo boccino [vedere le sue dichiarazioni riportate in un post del 19 giugno 2008, ndr].


http://europa.agi.it/in-primo-piano/.........html
mercoledì, 16 luglio 2008
 


da APCOM:


ZIMBABWE/ VETO RUSSIA, TRA INTERESSI ECONOMICI E POLITICA

Abramovic ha visitato "per turismo" Paese nel mese di marzo

Mosca, 14 lug. (Apcom) - E' bastato un fine settimana, di ritorno da G8, e il Cremlino è già rientrato in rotta di collisione con l'Occidente. Questa volta sullo Zimbabwe. Con un veto che mescola interessi economici e politica. E ha scatenato Washington e Londra contro il presidente russo Dmitri Medvedev, all'indomani del 'niet' opposto da Russia (ma anche dalla Cina) al Consiglio di Sicurezza dell'Onu alla risoluzione americana che intendeva imporre sanzioni contro il regime di Robert Mugabe. Intanto il quotidiano russo in lingua inglese, The Moscow Times fa notare un risvolto economico della vicenda: compagnie russe di recente hanno potuto esplorare "tranquillamente" opportunità di investimento nel Paese.
Persino il miliardario Roman Abramovic ha visitato "per turismo" lo Zimbabwe nel mese di marzo. E la banca russa Renaissance Capital ha inviato squadre di specialisti lo scorso anno per esplorare opportunità di investimento. Alcuni analisti da Mosca non sono però d'accordo e danno un'altra interpretazione, a sfondo politico. "I russi vedono se stessi come un leader dell'opposizione all'interno delle Nazioni Unite", ha detto Dmitri Trenin dal Carnegie Moscow Center. Spiegando così le ragioni di Mosca - che con Pechino - ha fatto deragliare l'embargo: ossia restrizioni su armi, movimento del presidente Mugabe e misure finanziarie. Dopo la campagna di intimidazione portata avanti dallo stesso capo di stato nel paese africano.
In realtà già l'8 luglio da Hokkaido, Dmitri Anatolevich aveva fatto capire quale era la linea: la Russia si oppone alle sanzioni contro lo Zimbabwe e desidera "il proseguimento dei negoziati" per portare il Paese "fuori dalla crisi", aveva detto Medvedev, in una conferenza stampa a Toyako (Giappone). Per poi precisare il giorno successivo che la dichiarazione approvata dal club dei grandi sullo Zimbabwe non significava automaticamente l'approvazione di sanzioni Onu contro il governo di Harare.
Differente è però il punto di vista americano, dal Palazzo di vetro. In una dichiarazione insolitamente dura, Zalmay Khalilzad, l'ambasciatore statunitense alle Nazioni Unite, ha accusato Medvedev di tornare su una precedente promessa e "con Mugabe contro il popolo dello Zimbabwe". Il diplomatico parla di "inversione di rotta" apparsa "particolarmente sorprendente e inquietante". E capace di "mettere in dubbio l'affidabilità come partner del G8" del nuovo presidente russo.
Medvedev - a suo dire - aveva sostenuto la decisione in ambito G8 su "ulteriori misure" - comprese quelle "finanziarie" - nei confronti dei responsabili delle violenze nello Zimbabwe. E dal ministero britannico degli Esteri, David Miliband si è detto "molto deluso" circa il veto. "Apparirà incomprensibile per il popolo dello Zimbabwe" ha fatto sapere.
Poi la reazione da Mosca, il Ministero degli Esteri ha risposto che era "inammissibile" dubitare della Russia come partner del G8. "I rappresentanti americani e britannici alle Nazioni Unite nella migliore delle ipotesi sono del tutto inconsapevoli circa la discussione del leader del G8 a Toyako, e nel peggiore dei casi sono deliberatamente propensi a una distorsione dei fatti".


http://notizie.alice.it/notizie/esteri/2008/07_luglio/14/.........
martedì, 15 luglio 2008


Il 10 luglio abbiamo riportato un articolo sulla confessione dell'uruguaiano, El Gordo, che ha ucciso Federica Squarise. Il caso, che ha avuto ampia eco dai mezzi di informazione, ha suscitato varie riflessioni da parte del direttore di Effedieffe, Blondet. Vi segnaliamo pertanto due suoi articoli, che forse a qualche lettore potranno apparire non rilevanti per gli argomenti trattati da questo blog. Ma quando si parla di immigrazione e multietnicismo, ovvero degli "altri", non si può fare a meno di parlare anche di "noi" o dei "nostri", in questo caso di certa, tanta, troppa gioventù europea "educata" allo sbando, di giovani che - come scrive Blondet - "credono di «vivere la propria vita» e invece sono vissuti da altri, esprimono opinioni di altri, di maggioranze informi, o di entità ancora più losche". Attenzione: non è un giudizio sulla persona di Federica Squarise, della quale né Blondet né io sappiamo granché. Però queste parole non vi richiamano alla mente il giovanilismo "aperto", "multicolore" e "tollerante" iniettato da programmi televisivi e pubblicità nelle menti in formazione di piccoli e adolescenti? Non vi sembra di sentire l'universitario ventenne che con aria di sufficienza vi dice "l'immigrato è una risorsa, l'immigrato è una ricchezza"?

Gli articoli di Effedieffe:
  1. Ragazze, imparate i codici (del 13 luglio 2008)
  2. Femmine, femministe. E donne (del 15 luglio 2008)
martedì, 15 luglio 2008


E' successo il 12 luglio nel quartiere Quinta de Fonte della città di Loures, a Nord di Lisbona. Una cinquantina di residenti rom e africani si sono scontrati a colpi di arma da fuoco.

Il blog francese François Desouche segnala un video e un articolo in portoghese del giornale Correio da Manhã.

http://www.fdesouche.com/?p=3856
lunedì, 14 luglio 2008




Leggi prima: Chi è Ottaviano Del Turco (il Giornale, del 14 luglio 2008)



da ANSA.it:


Arrestato presidente Regione Abruzzo Ottaviano Del Turco

Nell'ambito dell'inchiesta della Procura sulla sanita' nazionale

(ANSA) - ROMA, 14 LUG - Il presidente della regione Abruzzo, Ottaviano Del Turco, e' stato arrestato dalla guardia di Finanza di Pescara. Assieme a Del Turco sono state arrestate altre persone, tra cui alcuni assessori, nell'ambito dell'inchiesta della Procura della repubblica sulla cartolarizzazione dei debiti della sanita' abruzzese. Il presidente della Regione e' accusato di associazione per delinquere, corruzione e concussione per gestione privata nella sanita'.


http://www.ansa.it/site/notizie/...........



Per saperne di più: Corruzione, arrestato Del Turco Tangenti sulla sanità in Abruzzo (l'Unità, del 14 luglio 2008)
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categoria:segnalazioni, italia, politica, legalita, attualita, cronaca, sanita, casta, non solo melting pot
domenica, 13 luglio 2008



dal blog Euro-Holocaust (13/07/2008):


Voci di tradimento: le élites politico-economiche olandesi accusate di favorire attivamente l'islamizzazione del Paese

Nei giorni scorsi, un attacco senza precedenti è stato portato contro numerosi esponenti politici dei maggiori partiti olandesi, ma anche altre figure delle altre élites. L'accusa? Essere in sostanza affiliati al movimento islamico del turco Fethullah Gulen. Il movimento Gulen è un movimento maomettano moderato e modernista, che sta riscuotendo successo anche in ambienti (ciò non può stupire) anglo-americani, oltre che olandesi. Ma quanto riportato dalla trasmissione televisiva Nova, nei giorni passati, getta una luce molto più inquietante: secondo testimonianze di ex-affiliati, il movimento Gulen è ramificato in molti settori olandesi, tanto da avere importanti appoggi da parte di uomini politici conservatori, laburisti e cristiano-democratici. Uomini delle élites economico-finanziarie sarebbero, ugualmente, legati ad esso: un esempio (che non ci stupisce) è Doekle Terpstra, alto dirigente della multinazionale Unilever, ma anche dirigente, nel passato, del sindacato di ispirazione cristiana CNV. Col primo incarico si è reso protagonista di una vergognosa campagna contro Geert Wilders [articolo del 7 febbraio 2008], mentre il suo sindacato, altrettanto vergognosamente, si è reso protagonista della richiesta di eliminare feste cristiane in favore di feste islamiche [articolo del 19 ottobre 2006]. Appoggi il cui scopo non è il "dialogo" tra culture diverse, ma l'espansione della cultura maomettana nel Paese!

La forza di Gulen deriverebbe anche dalle numerose organizzazioni simpatizzanti e attive in variegati settori della società, dalle comunicazioni di massa alla cultura.

Secondo le fonti di Nova, il movimento Gulen agirebbe come una setta molto chiusa, a dispetto dell'aspetto moderno propagandato.

Sul caso vedremo di tornarci, anche perchè se venisse confermato molto di quanto denunciato, porrebbe una luce sinistra su molti ambienti, così come dovrebbe mettere in forse la fedeltà di questi alla storia e alle istituzioni europee.

Qui la pagina di Nova sul caso (trasmissione del 4 luglio 2008)

Continua a leggere


http://euro-holocaust.splinder.com/post/17790156
domenica, 13 luglio 2008



da Agenzia Multimediale Italiana (11/07/2008):


Kosovo. L'Ue finanzia con 500 milioni di euro la ricostruzione

La Conferenza dei donatori per il Kosovo si è chiusa questo pomeriggio a Bruxelles raccogliendo più di quanto richiesto dal Paese per la ricostruzione: 1,2 miliardi di euro che saranno spesi in infrastrutture.

La Commissione europea è pronta a stanziare un aiuto finanziario pari a 500 milioni di euro per sostenere la ricostruzione economica in Kosovo entro il 2011: lo ha annunciato questa mattina il commissario europeo all'Allargamento, Olli Rehn, ad apertura della conferenza internazionale di donatori per il Kosovo in corso a Bruxelles. Questa somma comprende i circa 350 milioni di euro prelevati dal fondo Ue di pre-adesione e già programmati per il periodo 2008-2011, a cui va aggiunto un nuovo pacchetto di circa 150 milioni per l'assistenza macro-economica, ha precisato una fonte della Commissione. A Bruxelles, Rehn ha espresso la speranza di riuscire a raccogliere «un miliardo di euro» per finanziare in parte un programma di sviluppo socioeconomico di una durata di tre anni (2009-2011) che lui stesso ha elaborato. Questo programma sarà coperto in parte dal bilancio del Kosovo, ma un ulteriore aiuto di 1,4 miliardi di euro è necessario per la sua attuazione. Ieri, gli Usa hanno annunciato un pacchetto di circa 400 milioni di dollari (250 milioni di euro) per il periodo 2008-2011.

Gli Stati Uniti, che hanno supportato e spinto la dichiarazione unilaterale di indipendenza avvenuta nel febbraio scorso, hanno accordato un contributo di 255 milioni di euro, mentre con 100 milioni di euro, la Germania è il paese membro della Ue che ha fatto le promesse più consistenti. L'Italia - hanno riferito fonti europee - ha promesso contributi per 13 milioni di euro. Al momento sono 20 gli Stati membri della Ue che hanno riconosciuto l'indipendenza del Kosovo: non tutti però - ha riferito Pierre Mirel, della Commissione europea - hanno dichiarato oggi i loro contributi. Tra gli Stati che lo hanno fatto, la Gran Bretagna ha dato disponibilità per 29 milioni di euro, il Lussemburgo per 26, Finlandia e Olanda per 16 milioni ciascuna, Austria e Danimarca per 13 ognuna. Molto più ridotto il contributo della Francia, che ha promesso appena 2,2 milioni di euro, quasi la metà dei 4 milioni di euro della Repubblica ceca e dei 5 dell'Irlanda.

Il Rappresentante speciale dell'Ue in Kosovo Peter Feith ha dichiarato:«La conferenza di oggi sottolinea che il nostro impegno per un futuro europeo del Kosovo coincide anche con un'assistenza finanziaria più consistente».
ll «successo straordinario» della conferenza dei donatori dimostra che «il mondo crede nel Kosovo». è invece la dichiarazione soddisfatta del premier kosovaro, Haschim Thaci, a conclusione della conferenza. Nel ringraziare tutti i donatori, Thaci ha promesso «una governance buona e responsabile».

(11/07/2008)


http://www.agenziami.it/articolo/1058/..........
sabato, 12 luglio 2008



da Effedieffe:


La globaltax

Ludovico Polastri   
10 luglio 2008

Un mio collega in questi giorni mi ha confessato che la sua azienda ha deciso di posticipare il pagamento dello stipendio dalla metà del mese successivo all’inizio del mese seguente.
In pratica percepirà la busta paga dopo due mesi.
Così facendo, mi diceva, non riesce più a pagare la rata del mutuo che scade a fine mese ed è stato costretto a chiedere aiuto alla sua famiglia.
Ha deciso pertanto di rimettersi sul mercato del lavoro con quindici anni di esperienza nella progettazione di schede elettroniche.
Le offerte economiche per il cambio lavorativo sono state al ribasso non superando i 1.500 euro/mese, straordinari e sabati compresi.

Il fenomeno che sta colpendo le province più industrializzate è stato delineato anche dalla pubblicazione dei recenti dati da cui emerge la frenata se non la diminuzione degli stipendi per i dipendenti privati.
Questi fenomeni portano, nelle zone del Paese a maggior vocazione industriale, delle conseguenze enormi.
Vorrei prendere come paragone quello di una provincia che maggiormente si distingue per il tasso occupazionale nella piccola e media industria, esempio anche di una società civile che si sta avviando verso un cambiamento socio-culturale epocale.
La provincia in questione è quella di Brescia.

E’ una provincia che riassume paradigmaticamente tutti gli effetti che la globalizzazione porta con sé dove sono presenti distretti industriali importanti quali quello della siderurgia, della lavorazione dei materiali non ferrosi (mi riferisco alle zone della Val Trompia come Lumezzane patria, ormai ex, del pentolame e della posateria) dell’industria tessile (ormai in dismissione), della lavorazione della gomma, delle calzature.
Settori che impiegano moltissimo personale operaio e non, per centinaia di migliaia di persone (il solo distretto della lavorazione di metalli occupa circa 135.000 persone).
La dimensione media dell’impresa bresciana non supera i 20 addetti.
Il mercato del lavoro evidenzia una forte differenza tra domanda e offerta, determinata da fattori demografici e da elementi strutturali che riguardano da un lato le caratteristiche del sistema produttivo e dall’altro i profili e le aspettative delle nuove forze di lavoro.

Le figure operaie e assimilabili costituiscono ancora una parte preponderante dell’occupazione totale bresciana, il che influisce sul tipo e la qualità delle assunzioni, che non stanno al passo con il crescente livello di istruzione e le elevate aspettative professionali dell’offerta di lavoro.
L’alta richiesta, da parte delle imprese, di figure di basso profilo professionale, fa sì che la provincia di Brescia sia una delle aree con il più alto tasso di abbandono scolastico precoce.
E a questo si accompagna anche il fenomeno della sottoccupazione o disoccupazione intellettuale (cioè occupazione del lavoratore al di sotto delle proprie aspettative in base al titolo di studio conseguito) rispetto al livello d’istruzione di molti giovani.
D’altra parte il livello di scolarizzazione crescente, comunque inferiore alla media nazionale, induce nei giovani la scarsa disponibilità a svolgere mansioni di tipo elementare, ricoperte dalle aziende grazie ai flussi di immigrazione.
Brescia infatti è salita alla ribalta come prima città d’Italia per immigrazione clandestina.

I lavoratori provenienti dall’estero rappresentano ormai il 30%-40% nelle categorie degli operai meno qualificati dei settori nevralgici delle manifatture. Questo flusso enorme di stranieri dalle etnie più disparate ha portato conseguenze sociali inevitabili, punta di iceberg che si sta estendendo in altre parti del Paese. Anche in altre regioni quali Emilia Romagna, Toscana, Piemonte questo fenomeno sta crescendo esponenzialmente.
L'attuale situazione di instabilità economica, che mette in pericolo molti posti di lavoro, e la nuova regolazione del mercato del lavoro, che esalta la flessibilità e l’abbandono progressivo del concetto di rapporto di lavoro a tempo pieno e indeterminato e del mito del posto di lavoro a vita, hanno provocato l’interruzione della trasmissione delle conoscenze che da generazioni venivano tramandate da persona a persona.
L’ignoranza ha preso il sopravvento a fronte anche di prodotti tecnologicamente arretrati e poveri di contenuti innovativi.
Con queste premesse l’invasione incontrollata di personale straniero è stata una conseguenza portando problemi non irrisori.

Parlavo con una insegnante elementare che mi ha confessato che il livello di alfabetizzazione, a seguito dell’inserimento continuo di bambini immigrati si sia dovuto abbassare a tal punto che alla fine della quinta elementare i bambini non riescono ancora a possedere gli elementi basilari per sostenere un dialogo o scrivere correttamente.
Infatti i bambini stranieri all’interno della propria famiglia parlano la lingua d’origine, che spesso è un dialetto (non si pensi pertanto all’inglese o al francese).
La conseguenza è stata che le famiglie più abbienti portano i propri figli alle scuole private.
Ci sono plessi didattici dove la percentuale di immigrati sfiora l’80%.


Il tasso di natalità, che per la famiglia bresciana non supera il figlio, è stato ampiamente compensato con i ricongiungimenti familiari degli stranieri arrivando a 3-4 figli per coppia (e a quello che vedo è in rapido aumento in quanto in giro si vedono solo straniere incinte).
Così con una persona che lavora ci sono altre 4-5 persone che godono di servizi sanitari, sociali ecc., gratuiti per il basso reddito familiare.
Non mi addentro nelle problematiche religiose che si stanno delineando all’orizzonte, problematiche che porteranno a tensioni inevitabili
(1), mi limito a riportare le parole, nella nota, del filosofo bresciano E. Severino (2).
A fronte di persone che lavorano una consistente fetta di stranieri delinque.
Le carceri cittadine ospitano per il 70% stranieri.

Riporto una testimonianza di una ragazza, testimonianza censurata, ovviamente, dalla stampa locale: «Sono donna e ho 19 anni. Vivo a San Polo Vecchio al confine con due quartieri (San Polo nuovo e San Polino) in cui il tasso di criminalità è veramente alto. Abito a 10 minuti dal centro da cui passo tutti i giorni per andare a scuola, quindi direi che vivo benissimo la situazione bresciana. Adesso siamo in luglio e io personalmente dal mese di settembre (inizio della scuola) ho subito 6 tentativi di scippi (in autobus, in stazione) tutti in pieno giorno, ho visto uomini stranieri masturbarsi per le vie del centro in pieno giorno e sempre uomini stranieri strusciarsi su di me sull’autobus e palpare in ogni modo. So per certo che da sola in certe vie è meglio non andarci (vedi via San Faustino) e che quando fa buio è meglio non prendere un autobus nè aggirarsi in città senza essere almeno in una decina. So che quando vado in giro in macchina da sola devo sempre abbassare le sicurezze perchè in certi luoghi (Ospitaletto, Mandolossa) potresti trovarti un trans nudo/a in macchina oppure qualcuno potrebbe aprirti la portiera e rubarti tutto ciò che hai. Ho subito 2 furti in casa nel giro di pochi mesi e tutti da parte di zingari residenti a Buffalora e dopo che il sindaco e il parroco gli hanno fornito cibo, istruzione, luce, gas, acqua corrente e pure una cascina tutta per loro hanno deciso di incendiarla perchè non gli piaceva come erano accomodati. In stazione (e anche in altri luoghi) spacciano di tutto e di più, defecano dove ne hanno voglia e se vedono che sei sola ti inseguono (facendo commenti) fino a che non trovi una buona anima che ti difenda. Questo è quello che vivo io tutti i giorni».

Ritorniamo alle dinamiche del mondo lavorativo.
E’ sempre stato detto che gli stranieri non rubano il posto agli italiani.
Non prendo in considerazione i ragazzi storditi dal consumismo e smidollati su cui si sono già sprecati fiumi di inchiostro.
Voglio mettere a confronto le prospettive che ha un ragazzo in gamba a fronte di questi cambiamenti sociali.
La risposta è che se fino a non molto tempo fa le aziende riconoscevano il lavoro «specializzato» maggiormente rispetto a quello a basso contenuto ora, con l’introduzione di lavoratori stranieri che rappresentano ormai la maggioranza della forza lavoro e che si svendono per pochi euro all’ora il rifare il lavoro, che prima era un costo, è diventata prassi endemica nel ciclo produttivo con la conseguenza che anche lavori ritenuti di nicchia come i pulitori, fresatori, spazzolatori, tornitori, ecc., non vengono più retribuiti quanto prima.
E’ diventata una guerra tra poveri con il cappio usuraio del mutuo bancario, mutuo che non potrà mai essere estinto per l’impossibilità di mantenere lo stesso tenore di vita.

Le aziende private (tra cui una molto nota del posto) stanno inoltre importando tecnici dalla Cina e dall’India a 800 euro al mese.
I nostri tecnici tra un po’ non avranno più futuro.
Sulla stampa locale tutti questi fatti vengono chiamati enfaticamente «prova di multietnicità».
Suggerisco a chi ha un figlio di non farlo studiare in questo Paese ma di dargli una cultura internazionale, di fargli imparare le lingue, di toglierlo da questo marciume e da questa distruzione pianificata.

A Napolitano che ha commentato: «Senza gli immigrati il sistema Italia si bloccherebbe» risponderei: senza di te non ci fermeremmo di sicuro.
Alle imprese invece metterei una tassa: la globaltax per aver importato e continuare ad importare la globalizzazione con tutte le sue storture.


Ingegner Polastri Ludovico



1) Si è concluso sabato 7 giugno 2008, con la cerimonia della consegna dei  diplomi, il primo Corso di formazione in Italia per imam e dirigenti di moschee e centri islamici che si è svolto presso la moschea di Brescia. Al corso - riporta un comunicato degli organizzatori - hanno partecipato oltre 30 guide spirituali musulmane provenienti dalle province settentrionali del Paese ed aderenti a tutte le tendenze culturali organizzate delle minoranze islamiche in Italia.
2) Severino: «Troppi stranieri, città cambiata». Qual è il fattore di maggior rischio? «Quello religioso, in prima linea. Non faccio parte di quelli convinti che l’Islam sia uguale al’integralismo. Ma l’Islam storicamente è una categoria astratta, mentre in concreto, nella storia, ci sono interpretazioni del messaggio di Maometto che spesso sono molto in contrasto con la nostra cultura. Trovo incomprensibili certi atteggiamenti caritativi della Chiesa bresciana verso gli stranieri. Encomiabili, ma forse non si rendono conto delle conseguenze». Lei ha dovuto cambiare qualche abitudine, in questi anni? «Viaggio spesso per lavoro. Tempo fa mi sono trovato a Catania e a Palermo e notavo che lì a mezzanotte la gente era fuori per strada, nei caffè, parlava, rideva, scherzava. A Brescia io da anni non esco più dopo le otto di sera, non lo fa nessuno».


http://www.effedieffe.com/content/view/3859/180/
giovedì, 10 luglio 2008



da Panorama:


Omicidio Federica. Confessa El Gordo: “Sono stato io"

redazione  Giovedì 10 Luglio 2008

Victor Diaz Silva, il 28enne uruguayano arrestato per l’omicidio della 21enne Federica Squarise [foto sopra, ndr], ha confessato. Catturato mercoledì sera a Tarragona, a circa 200 chilometri da Lloret de Mar, la località dove la ragazza padovana ha trovato la morte, El Gordo - questo il soprannome per il fisico corpulento e con le braccia coperte di tatuaggi - non avrebbe opposto resistenza e, dopo l’arresto, ha subito ammesso le sue responsabilità.
In giornata dovrebbe essere trasferito a Blanes, dove sarà interrogato dal magistrato titolare dell’inchiesta, per verificare anche se non abbia agito con altri complici. Fidanzato (e non sposato) con una cameriera di Lloret del Mar madre di un figlio avuto da una precedente relazione, Victor Diaz Silva - incastrato anche dalle immagini delle telecamere a circuito chiuso piazzate davanti alla discoteca Yates - era stato l’ultima persona avvistata il 30 giugno scorso in compagnia di Federica, prima del successivo ritrovamento del corpo della ragazza in un giardino pubblico della località catalana.
L’autopsia praticata ieri ha spinto gli inquirenti a ipotizzare che quello di Federica, che presentava probabilmente segni di violenza carnale, sia stato un omicidio a sfondo sessuale. Pur avendo escluso le ferite da arma da fuoco e da coltello, i medici, come ha scritto il quotidiano locale Diari de Girona, hanno ipotizzato che la giovane sia stata uccisa con un colpo alla testa oppure soffocata.
“Mi auguro che faccia la stessa fine di mia figlia”, ha dichiarato ieri il papà di Federica una volta saputo dell’arresto.



http://blog.panorama.it/italia/2008/07/10/..........
postato da: Filippo84 alle ore 15:35 | Permalink | commenti (1)
categoria:italia, attualita, cronaca, spagna, immigrazione, criminalita, martiri
giovedì, 10 luglio 2008




La Robin Hood tax è una nuova tassa che consiste in un prelievo, previsto una tantum, sugli utili che i petrolieri, le banche e le assicurazioni hanno guadagnato dall’aumento del costo del petrolio riferito alle scorte petrolifere.
In particolare, gli operatori saranno obbligati a far emergere, nella gestione contabile delle scorte petrolifere, la plusvalenza; questo utile è realizzato dalla differenza tra le scorte di petrolio comprate e accantonate a prezzi più bassi e poi vendute a valore di mercato cresciuto.
Secondo le previsioni del Ministero dell’Economia e delle Finanze la Robin Hood Tax porterà nelle casse dello Stato circa 2 miliardi di euro.

18/06/2008

da: http://www.governoinforma.it/pillole/...........aspx



da Il Tempo:


Robin Tax, duello Tremonti-Draghi

La Robin Hood tax è una tassa talmente controversa che rischia di aprire un conflitto, solo di parole finora, tra le due più alte autorità in tema di economia del Paese. Per il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, infatti il suo peso rischia di essere spalmato dalle banche sui clienti o sugli azionisti.

Per Giulio Tremonti, ministro dell'Economia, l'idea di Palazzo Koch è una «vecchia dottrina» per la quale l'unica alternativa al prelievo su extra-profitti sarebbe quella di «tassare gli operai, gli unici che non possono traslare i costi su altri».
Le scintille si sono viste ieri sul palco dell'assemblea dell'Abi, l'associazione delle banche italiane. Il governatore usa toni meno tranchant di quelli utilizzati solo una settimana fa in Parlamento. Ma non cambiano i timori espressi. La nuova tassa peserà sulle banche. Il nuovo prelievo aumenterà di 10 punti il costo della raccolta delle banche. «È difficile prevedere - aggiunge - come quest'onere si ripartirà: in relazione all'evoluzione delle condizioni di mercato, esso potrà ricadere sulle condizioni offerte a depositanti e prenditori di credito, sui profitti distribuiti o sulle risorse accantonate al patrimonio». In pratica, non sfuma il timore che il maggior costo possa essere «traslato» sui clienti o sugli azionisti, piuttosto che assorbito dagli istituti. Ma è soprattutto Tremonti a difendere la sua creatura: «è una vecchia dottrina» - dice - quella che critica le tasse sugli extraprofitti delle imprese perché teme che vengano trasferiti sui clienti. «In questo senso l'imposta ottima è quella applicata sugli operai - dice il ministro - Loro non possono traslarla e, siccome negli anni passati di traslazione non si è parlato, significa che l'incidenza delle tasse è stata da quella parte», cioè sugli operai.
La crisi dei mercati è l'altro argomento principe. Draghi spiega che non bisogna ripetere gli errori degli anni '70, dopo lo choc petrolifero, quando si aumentò la liquidità. Le banche centrali, ora, stanno aumentano i tassi, per limitare gli impatti inflattivi, anche se ci sono ancora «segnali di allarme» sul fronte dei prezzi. Anche perché spiega Draghi l'inflazione in un solo anno ha ridotto di tre punti il reddito disponibile delle famiglie ed entro l'anno i consumi potrebbero segnare una contrazione di due punti.

10/07/2008


http://iltempo.ilsole24ore.com/economia/..........shtml