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Lola, il nome della vittima, è una ragazza bianca di 21 anni che la sera del 12 giugno è stata stuprata da due nordafricani.I malviventi le avrebbero rimproverato di non portare il velo.
da DH.be:
Violée en pleine gare
(20/06/2008)
Lola, 21 ans, a été agressée par deux hommes. Des navetteurs ont vu mais n'ont pas réagi
SAINT-GILLES C'est un père indigné, écoeuré, scandalisé qui nous parle. "Ma fille a été violée gare du Midi. À Bruxelles. Capitale de l'Europe. En toute impunité."
C'était le 12 juin. "Ma fille revenait de Waterloo. Il était 21 h. À sa sortie de train, elle s'est dirigée vers le Bancontact." Un endroit de passage. C'est pourtant là que le drame s'est déroulé.
"En plein milieu d'une gare. Mais comment est-ce possible ?", poursuit le papa de Lola, 21 ans. "Deux hommes lui ont reproché de ne pas porter le voile. Ma fille est jolie. Elle est blonde aux yeux bleus."
Tout s'est ensuite passé très vite. "Un des agresseurs a sorti un couteau. Ma fille a été plaquée contre le mur du Bancontact. Le couteau sous la gorge, un des gars l'a violée. L'autre a regardé."Il était 21 h. Il fait encore clair dehors et la gare est loin d'être vide. "Des gens sont passés. Ma fille est certaine d'avoir vu au moins trois personnes. Aucune ne s'est arrêtée pour la sauver."
Le viol terminé, les agresseurs sont partis, tranquilles. "C'étaient deux Nord-Africains. Ils n'avaient même pas de cagoules. Et ne me dites pas que je suis raciste parce que je vous donne leur origine ! Ma fille a été violée car elle ne portait pas de voile. Ça, c'est la réalité !"
Lola s'est rendue chez son amie. "Dois-je vous dire dans quel état elle était ?" Quelques minutes plus tard, la jeune femme était hospitalisée.
Bien évidemment, une plainte a été déposée. "Les policiers ont été très professionnels. Les vêtements ont été saisis. L'ADN a été prélevé."
Mais, hélas, les coupables courent toujours... "Suite à la mort de Joe Van Holsbeeck, on avait crié haut et fort qu'il allait y avoir plus de sécurité dans les gares. Vous avez la preuve avec ma fille que rien n'a changé. Il n'y a pas de caméra aux quatre coins de la gare du Midi qui est quand même une des gares les plus fréquentées."
Marc est amer. "Je n'en peux plus de cette Belgique où tout est permis. On laisse comme ça des zones de non-droit à des jeunes à la dérive. Ces violeurs ne voulaient qu'une seule chose : abuser de ma fille, la posséder et la dénigrer car elle n'était pas comme ils entendent que les jeunes filles soient... C'est une honte."
In Belgio è nata una polemica che ruota attorno ad un curioso incidente capitato nella televisione regionale Télé Bruxelles: martedì scorso le previsioni meteo sono state presentate da una ragazza (tale Fadila) indossante un chador che lasciava scoperti soltanto gli occhi. Da novembre l'emittente televisiva offre l'opportunità ai telespettatori di presentare il meteo. Il direttore generale e gli amministratori della tv locale si dicono sorpresi di questo fatto inatteso. Sembrerebbe che l'episodio sia da imputare alla leggerezza del produttore esterno che realizza il programma per Télé Bruxelles, all'interno della quale è comunque in corso un'inchiesta.
Al momento non siamo in grado di dire se si sia trattato di una semplice provocazione o se sotto ci sia dell'altro. Intanto inseriamo i collegamenti ad un articolo in francese tratto dal sito del settimanale belga Le Vif e al video della sequenza incriminata.
Qualche altro dato e previsione sulla catastrofica situazione demografica di Bruxelles, oltre a quelli già forniti nello scorso aprile. Innanzitutto, un terzo della popolazione della capitale belga è già musulmana. Secondo Olivier Servais, sociologo e antropologo delle religioni presso l'Università cattolica di Louvain (UCL), i seguaci dell'islam, grazie alla loro natalità particolarmente vivace, saranno in città il gruppo religioso predominante entro i prossimi 15 o 20 anni (almeno se permane la tendenza attuale e non intervengono significativamente altre variabili, come l'immigrazione dall'Europa dell'Est). Un sondaggio stima al 12% i maomettani residenti nella parte francofona del paese, mentre il 46,9% degli intervistati si dichiarano cristiani (credenti non appartenenti ad una religione in particolare, atei o agnostici i restanti).
A partire dal prossimo anno scolastico in due scuole elementari della città fiamminga di Gand potrebbero essere attivati dei corsi in lingua madre per i bambini turchi. L'esperimento, (per ora) rivolto agli scolari dei primi due anni, mirerebbe a colmare il ritardo manifestato dai bambini che a casa non parlano il nederlandese. Un professore bilingue sarà assunto a tale scopo.
Con tutte le lingue parlate dai figli degli immigrati, pensate quanti insegnanti in più bisognerebbe assumere per andar dietro alle loro sperimentazioni...
"Il cappotto, in quella Roma che firmava accordi con Bruxelles oggi impensabili («Per ogni scaglione di 1000 operai italiani che lavoreranno nelle miniere, il Belgio esporterà in Italia tonnellate 2500 mensili di carbone...») è qualcosa di più che un capo di vestiario." *
Tratto dal libro La Casta, di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella (pp. 29-30, ed. Rizzoli)
Nel secondo dopoguerra lo Stato Italiano barattava propri cittadini con il carbone del Belgio. Sì sì, erano tempi duri, lo so. Ma voi vendereste i vostri figli per lenire l'indigenza? Oggi, invece, importiamo "figli altrui" a beneficio di nessuno, se non di un criminale sistema capitalistico-finanziario.
* [La sottolineatura non fa parte della citazione]
Parliamo in breve di alcuni recenti accadimenti passati completamente sotto silenzio dai mezzi di informazione del regime. Prima di passare ad esporli seguendo la loro successione cronologica, è bene far notare il profilarsi di un nuovo orizzonte di scontro etno-culturale sul suolo europeo, motivato, oltre che da una innaturale promiscuità, da dinamiche geopolitiche e socio-culturali che hanno origine in ambito extraeuropeo, in questo caso turco, curdo e armeno (punti 1 e 4). Dunque, una ragione in più per la quale temere (la tensione globale, tanto cara al sistema elitario, è alle porte...) e per rivedere le proprie posizioni qualora non l'abbiate ancora fatto.
1)Bruxelles. Elaib Harvey, del Brussels Journal, in un breve articolo di ottobre riferiva di alcuni scontri fra la polizia e giovani turchi del quartiere in cui vive (a maggioranza turca), dopo che questi avevano dato alle fiamme il centro sociale della locale comunità curda. L'atto vandalico, avvenuto alla fine del marzo scorso, sarebbe stato una sorta di risposta vendicativa per un'imboscata subita qualche giorno prima dall'esercito turco ad opera della guerriglia curda del PKK (nel mondo globalizzato un'unica miccia è in grado di far detonare più di una bomba, in diversi punti del globo...).All'aggressione turca è seguita la naturale risposta dei residenti curdi, con la polizia che cercava di separare i due gruppi e che si è poi vista costretta a fronteggiare entrambi. Giovani turchi sono stati protagonisti di almeno altri due episodi di intolleranza nella capitale belga. Domenica 21 ottobre hanno saccheggiato un ristorante (o caffé, a seconda delle fonti) armeno nel corso di una manifestazione (secondo il gestore, la polizia, seppur presente, non sarebbe intervenuta). Nella sera dello stesso giorno Mehmet Koksal, giornalista turco di nazionalità belga, sorpreso davanti all'ambasciata americana, è stato costretto a fuggire perché inseguito da una ventina di turchi intenzionati a linciarlo. Koksal aveva filmato i manifestanti dell'estrema destra turca: sui motivi e le modalità di tale aggressione rimandiamo ad un post del suo blog (in lingua francese).
2) Amsterdam. Il 14 ottobre un agente donna della polizia spara, uccidendolo, ad un ventiduenne marocchino, Bilal Bajaka, che stava accoltellando lei ed un suo collega (i due hanno riportato ferite gravi al petto, al collo, al viso e alla schiena). L'uccisione del marocchino ha scatenato una rivolta urbana nel distretto di Slotervaart che si è protratta per diverse notti successive, sul modello dei tumulti nelle periferie francesi del novembre 2005: auto incendiate e scontri con la polizia.
La famiglia di Bajaka si è difesa sostenendo che fosse mentalmente pazzo e che soffrisse di un'ossessione suicida (sì sì, ossessione suicida ma con effetto omicida...). Paul Belien, l'autore dell'articolo utilizzato come fonte, ci informa che il marocchino fosse un amico personale di Mohammed Bouyeri, l'islamista che nel 2004 aveva ucciso il regista Theo van Gogh. Bene, un motivo in più per non piangere la morte del nordafricano.
3)Copenhagen. Domenica 21 ottobre alcuni esponenti delle organizzazioni SIOE e SIAD, che abbiamo già menzionato in altra occasione, sono stati vittime di un tentato omicidio, in un parcheggio sotterraneo della capitale danese, da parte di un gruppo di ignoti armati di spranghe metalliche. In quello stesso giorno era in programma una manifestazione indetta dalle due associazioni. Nonostante i feriti, la manifestazione si è svolta ugualmente.
4) Berlino. Nell'ultima settimana di ottobre ultranazionalisti turchi hanno attaccato un centro culturale curdo brandendo machete e ferendo decine di persone. Le ostilità sarebbero state un riflesso dei rinnovati scontri fra l'esercito turco e i ribelli curdi al confine con l'Irak.
Nella sera di domenica 28 si sono verificati altri tafferugli che hanno visto schierati la polizia da una parte ed immigrati turchi e curdi dall'altra: 18 gli agenti feriti, 15 le persone arrestate nella mattina di lunedì.
5)Lakewood (New Jersey, Stati Uniti). Nella mattinata del 12 novembre uno scontro fuori dalla scuola superiore di Lakewood si è tramutato in una rissa furibonda all'interno dell'edificio che ha visto coinvolti circa 150 studenti e per la quale si sono resi necessari 75 poliziotti (provenienti anche da paesi limitrofi) per riportare la situazione alla normalità. Motivo scatenante, le tensioni fra gang rivali afro-americane e ispaniche. Il corpo studentesco è composto per il 43% da ispanici (centro e latino-americani), per il 36% da neri e per solo il 19% da bianchi. A buon rendere!
Era prevista per il prossimo 11 settembre a Bruxelles, davanti ai locali del Parlamento europeo, una manifestazione organizzata dalla SIOE (Stop Islamisation Of Europe), associazione nata dall'unione fra SIAD, un partito politico dedito a fermare l'islamizzazione della Danimarca, e No Sharia Here, un'associazione informale di gente in Inghilterra che cerca di arrestare l'avanzata della legge coranica. A questi si era aggiunta la tedesca Pax Europa.
Il borgomastro di Bruxelles, il socialista Freddy Thielemans, dopo essersi concertato con i servizi dell'ordine, ha deciso di vietare la pacifica manifestazione contro la progressione islamica per paura di incidenti tra i manifestanti e la popolazione "alloctona" della città (non si è nemmeno azzardato a dire "musulmani", perfino la parola è tabù!).
Il portavoce del sindaco ha sottolineato che ogni anno la città di Bruxelles accoglie tra le 500 e le 600 richieste di manifestazioni e che negli ultimi cinque anni soltanto 6 sono state quelle respinte (e chissà perché, tra le centinaia e centinaia di manifestazioni, proprio questa doveva essere annullata...).
Indipendentemente da ciò che ne sarà della manifestazione e del suo esito, non possiamo non rilevare ancora una volta tutta la falsità e l'ipocrisia di quella società europea che si vuole libera e al contempo multietnica. Il divieto della manifestazione, oltre ad essere esso stesso una prova evidente dell'espansione maomettana nelle terre d'Europa, porta allo scoperto l'altro grande problema, ovvero la necessità di confini nazionali, politici, etnici e culturali ben definiti, presupposto fondamentale per assicurare agli Europei proprio quelle libertà alle quali aspirano.
Le bourgmestre de Bruxelles, Freddy Thielemans, a décidé jeudi, après s'être entretenu avec la police et d'autres services, d'interdire une manifestation contre la "progression des pratiques de l'Islam". M. Thielemans craint que l'événement engendre des incidents entre les manifestants et la population allochtone du quartier et de sa ville. C'est ce qu'a indiqué le porte-parole du bourgmestre. Filip Dewinter (Vlaams Belang) avait appelé ce jeudi à participer à cette manifestation.
L'organisation "Stop the Islamisation of Europe" (SIOE) voulait organiser une manifestation devant le Parlement européen le 11 septembre prochain, soit 6 ans exactement après les attentats de New York. Les organisateurs assurent n'avoir aucun lien avec des partis d'extrême droite, mais ils désirent l'arrêt de "l'invasion" des pratiques islamiques en Europe. L'ire de l'organisation se porte sur la loi islamique, qui viole, selon elle, l'égalité et la démocratie.
Après s'être concerté avec les services d'ordre, le bourgmestre Thielemans a décidé d'interdire cette manifestation car "le danger pour l'ordre public est trop élevé", a déclaré son porte-parole Nicolas Dassonville. "L'importante communauté allochtone qui vit dans le quartier pourrait réagir à cette action", a-t-il indiqué en ajoutant qu'en outre l'organisation déclare sur son site internet que "les musulmans essaient de mettre en place en Europe une société parallèle régie par la loi coranique".
Cette initiative de "Stop the Islamisation of Europe" fait partie des organisations britannique "No Sharia Here", allemande "Pax Europa" et danoise SIAD. Les organisateurs espéraient rassembler des dizaines de milliers de personnes à Bruxelles. Le porte-parole de M. Thielemans a souligné que la ville de Bruxelles reçoit chaque année entre 500 et 600 demandes pour des manifestations, mais qu'au cours des cinq dernières années, seulement 6 ont été interdites.
Nei giorni scorsi uno studente universitario congolese residente a Bruxelles, Bienvenu Mbutu Mondondo (38 anni), ha denunciato presso un tribunale della capitale belga il celebre album a fumetti di Hergé, Tintin au Congo (uscito per la prima volta nel 1930-31), poiché ritenuto "razzista e xenofobo". L'africano si è anche costituito parte civile contro la Moulinsart, la casa editrice che possiede i dirtti d'autore di tutta l'opera del fumettista belga, e ha chiesto che tutte le copie del volume siano ritirate dal commercio. Il giudice dell'istruttoria Michel Claise dovrà ora stabilire se la querela sia ricevibile o meno.
A metà luglio la Commissione britannica per l'uguaglianza razziale (CRE) aveva accolto le proteste di David Enright, avvocato di Londra specializzato nella tutela dei diritti umani (ma guarda un po'...), scioccato da quella stessa serie del fumetto che veicolerebbe una visione degli Africani come "subumani", "imbecilli" e "semi-selvaggi". La catena libraria americana Borders, che ha numerosi punti vendita anche in Gran Bretagna, su richiesta del CRE ha deciso di togliere il titolo incriminato dal settore per bambini, relegandolo negli scaffali per adulti (come un comune prodotto pornografico!).
La Fondazione Hergé sembra essersi adeguata al diktat oscurantista approvando la decisione delle librerie Borders e precisando che l'edizione edita per la Gran Bretagna è destinata ai collezionisti (come se un cliente collezionista avesse maggiore diritto o il diritto esclusivo ad acquistarlo e come se fosse sempre possibile distinguere il "vero" collezionista da chi non lo è! Bah...).
Più prudente è stata invece la posizione di Jozef Dewitte, direttore del Centro belga per le pari opportunità e la lotta contro il razzismo, il quale ha messo in guardia da intenzioni "iper-politicamente corrette".
Il caso aperto in Belgio e Gran Bretagna non ha mancato di creare un certo imbarazzo anche presso gli editori sudafricani di Hergé. Human & Rousseau, che pubblica in afrikaans le avventure del reporter Tintin (bianco, con i capelli rossi), ha deciso di non tradurre più questo album, mentre la Penguin Booksaccompagnerà la sua versione inglese con un avvertimento ai lettori.
Alcuni mesi fa, in Francia, un altro fumetto, Asterix e Obelix, veniva ritenuto non adatto come testimone per campagne sulla Convenzione dei diritti dei bambini perché incentrato su una "visione gallica" della società e quindi lontano dal carattere "interculturale" della Francia odierna. Si veda in proposito un intervento nel blog Euro-Holocaust.
1.Plainte contre « Tintin au Congo »
mardi 07 août 2007, 18:32
Un étudiant congolais a déposé plainte auprès du juge d’instruction Michel Claise à Bruxelles au sujet de l’album « Tintin au Congo » d’Hergé. Il s’est aussi constitué partie civile contre Moulinsart, qui gère les droits sur l’œuvre de Hergé.
Un étudiant congolais a porté plainte fin juillet devant la justice belge pour dénoncer le caractère « raciste » de l’album controversé « Tintin au Congo » et demandé qu’il soit retiré de la vente, a-t-on appris mardi auprès du parquet de Bruxelles.
Etudiant en sciences politiques à Bruxelles, Bienvenu Mbutu Mondondo (38 ans), a déposé plainte contre X et contre la société Moulinsart, en charge de l’exploitation commerciale de l’œuvre d’Hergé, a expliqué le porte-parole du parquet, Jos Colpin. L’enquête n’en est qu’à ses prémices, le juge d’instruction Michel Claise n’ayant pas encore décidé si la plainte était recevable.
Dans cet album publié en 1930-31, alors que la Belgique colonisait le Congo, et qui est encore vendu à plusieurs dizaines de milliers d’exemplaires chaque année, le dessinateur belge Hergé représentait l’Afrique « de manière naïve », reflétant l’esprit paternaliste de l’époque, reconnaît Moulinsart sur son site internet.
Le plaignant fait part de son « désarroi face à la persistance de Moulinsart à ne pas décider une fois pour toutes de mettre fin à la publication et à la commercialisation de la bande dessinée Tintin au Congo », qu’il juge « raciste et xénophobe ». Il réclame que la société Moulinsart soit poursuivie pour infraction à la loi belge réprimant le racisme. « Il n’est pas admissible que Tintin puisse crier sur des villageois qui sont forcés de travailler à la construction d’une voie de chemin de fer ou que son chien Milou les traite de paresseux », a-t-il précisé mardi à l’AFP.
« Il faut laisser la justice belge faire son travail », a réagi un porte-parole de Moulinsart, Marcel Wilmet. Il en a profité pour rappeler que Moulinsart n’était pas l’éditeur de Tintin. Celui-ci, Casterman, n’était pas joignable mardi pour un commentaire.
« Sur le fond, a-t-il ajouté, nous sommes étonnés que cette polémique renaisse aujourd’hui, alors qu’Hergé s’était expliqué, disant qu’il s’agissait d’une œuvre naïve qu’il fallait replacer dans le contexte des années 30, où tous les Belges pensaient faire du très bon travail en Afrique ».
Dans les années 70, Hergé avait en effet reconnu que pour cet album, il « s’était nourri des préjugés du milieu bourgeois dans lequel (il) vivait ». « Je ne connaissais de ce pays que ce que les gens en racontaient à l’époque », avait-il ajouté.
En juillet, la Commission britannique pour l’égalité raciale (CRE) avait jugé que la vente de Tintin au Congo « dépassait l’entendement ». « Ce livre contient des images et des dialogues porteurs de préjugés racistes abominables, où les +indigènes sauvages+ ressemblent à des singes et parlent comme des imbéciles », avait déclaré une porte-parole de la CRE.
Suite à cet avis, le groupe américain Borders a demandé à toutes ses librairies aux Etats-Unis et en Grande-Bretagne de déplacer l’album controversé vers la section des BD pour adultes.
Jozef Dewitte, directeur du Centre pour l’égalité des chances et la lutte contre le racisme appelait mardi à une « certaine prudence ». « Il s’agit d’une œuvre d’art, faite par quelqu’un de décédé depuis longtemps. Je conçois que des gens puissent se sentir insultés, mais plutôt que de tenir des propos +hyper-politiquement corrects+, on ferait mieux de s’attaquer aux discriminations à l’embauche ou au logement », a-t-il réagi. Le Centre pour l’Egalité des Chances et la Lutte contre le Racisme met en garde contre une attitude « hyper politiquement correcte ».
(d’après AFP)
2. Tintin au Congo peut être choquant reconnaît la Fondation Hergé 12/07/2007 15:08
La Fondation Hergé reconnaît que Tintin au Congo peut être choquant. Elle approuve la décision de librairies britanniques de la retirer des rayons enfant.
La Fondation Hergé a réagi après le retrait, des rayons enfants, de la bande dessinée « Tintin au Congo » dans les librairies Borders en Grande-Bretagne. La Fondation rappelle que cet album, édité pour la Grande-Bretagne en mai 2005, est destiné aux collectionneurs. "Un bandeau rouge entoure la BD et met en garde le public qu'il s'agit d'une édition destinée aux collectionneurs. Elle prévient en outre que le contenu de la BD date de 1931 et qu'il contient des stéréotypes susceptibles de choquer les lecteurs d'aujourd'hui", a-t-elle ajouté.
Elle approuve la décision prise par les librairies. "En Belgique cette BD est celle qui a le plus de succès étant donné notre histoire belge, c'est aussi un livre qui fait un tabac chez les enfants étant donné le caractère un peu simpliste de cet album. En Angleterre, cette BD a été éditée à un très faible tirage pour les collectionneurs anglais, elle semble donc à sa place dans un rayon pour adultes", a déclaré la Fondation.
La Commission pour l'égalité des chances (Commission for racial equality - CRE), une association britannique, avait été contactée le mois dernier par un client de la chaîne de librairie américaine Borders se plaignant du contenu de l'album "Tintin au Congo".
Après avoir examiné l'album, la Commission a jugé qu'il contenait "des éléments potentiellement très choquants" pour les lecteurs. "Ce livre contient des images et des dialogues porteurs de préjugés racistes abominables, où les 'indigènes sauvages' ressemblent à des singes et parlent comme des imbéciles", a déclaré une porte-parole de la CRE. La CRE avait alors demandé à Borders de retirer le livre du rayon. La librairie l'a donc enlevée du rayon enfant et l'a placée dans le rayon adulte. Contactés par les journaux britanniques, deux autres chaînes de librairies du pays ont indiqué qu'elles n'allaient pas non plus totalement retirer le livre des rayons afin de laisser le choix aux lecteurs.
Le Vif.be, avec Belga
3. "Tintin au Congo" embarrasse les éditeurs sud-africains
NOUVELOBS.COM | 31.07.2007 | 08:12
Human & Rousseau, qui publie d'habitude en afrikaans les aventures du reporter d'Hergé, a décidé de ne pas traduire cet album. Penguin Books va accompagner sa version anglaise d'un avertissement au lecteur.
Retiré pour racisme des rayons enfants de dizaines de librairies britanniques mi-juillet, "Tintin au Congo" embarrasse les éditeurs sud-africains d'Hergé. Human & Rousseau, qui publie d'habitude en afrikaans les aventures du reporter, a décidé de ne pas traduire cet album, tandis que Penguin Books va accompagner sa version anglaise d'un avertissement au lecteur.
Sortie en 1931, la bande dessinée "décrit les indigènes africains de façon stéréotypée et peu flatteuse", a expliqué samedi 28 juillet Carina Diedericks-Hugo, porte-parole de Human & Rousseau, sur la radio SABC.
Situation particulière en Afrique du Sud
Certes, l'auteur belge francophone caricature également les Chinois dans "Le Lotus bleu" et les Indiens dans "Tintin en Amérique", a-t-elle observé. "Mais nous avons le sentiment qu'il y a une situation particulière en Afrique du Sud et que nous ne pouvons pas accepter cette description des autochtones". L'apartheid, politique de ségrégation raciale, a été en vigueur en Afrique du Sud de 1948 à 1991.
Penguin Books pour sa part continuera à distribuer la version anglaise de "Tintin au Congo", accompagnée cependant d'un avertissement au lecteur sur le caractère sensible de certaines références raciales.
Intervention d’un avocat des droits de l'homme à Londres
A la mi-juillet en Grande-Bretagne, la chaîne de librairies Borders a retiré cet album de ses rayons enfants après la plainte d'un client. Elle va faire de même dans ses 499 magasins aux Etats-Unis, où il sera désormais rangé à côté des BD pour adultes.
Une décision prise après les protestations de David Enright, un avocat spécialiste des droits de l'homme travaillant à Londres. Au cours d'une sortie en famille, il a feuilleté des livres pour enfants chez Borders, où il est tombé sur "Tintin au Congo".
"Cette lecture suggère que les Africains sont des sous-hommes, que ce sont des imbéciles, qu'ils sont à moitié sauvages", a déploré David Enright lors d'un récent entretien accordé à l'Associated Press.
Des versions modifiées
Cette BD est la deuxième des 23 albums de "Tintin". Les aventures du reporter à houppette ont été traduites en 77 langues et se sont vendues à 220 millions d'exemplaires à travers le monde. Mais aussi bien les fans que les détracteurs critiquent "Tintin au Congo". Hergé lui-même confessait son embarras.
Sortie en 1931, alors que la Belgique colonisait encore le Congo, la BD narre les péripéties du petit journaliste blanc dans cette terre africaine où une population noire stupide finit par le vénérer comme un dieu, lui mais aussi son chien Milou.
Certaines éditions ultérieures ont été débarrassées des épisodes les plus choquants. Cependant, une version non-expurgée a été publiée en 2005 en Grande-Bretagne, assortie d'un avertissement et d'une préface rappelant le contexte colonial qui avait vu son écriture. (AP)
Philippe Courard, ministro vallone degli affari interni che abbiamo già avuto modo di menzionare una volta, ha proceduto al riconoscimento di 43moschee nel territorio regionale. Questo significa che i poteri locali forniranno gli alloggi agli imam (o in alternativa delle indennità per gli affitti o per l'acquisto delle abitazioni) e suppliranno ad eventuali carenze di budget per la gestione del culto. Inoltre, comuni e province potranno intervenire nel finanziamento di riparazioni e ristrutturazioni importanti da apportare agli edifici di culto. Prossimamente altre 14 moschee potrebbero beneficiare degli stessi riconoscimenti da parte della regione.
Fonte: Belga Press Agency 43 mosquées wallonnes ont été reconnues par le ministre wallon des affaires intérieures, Philippe Courard. Ce dernier a procédé mardi à la signature de ces reconnaissances.
Pour une communauté, être reconnue signifie que le traitement des ministres des cultes est pris en charge par le ministère fédéral de la Justice. Les pouvoirs locaux fournissent un logement au ministre du Culte et si ce n’est pas possible une indemnité de logement. Les pouvoirs locaux suppléent à l’insuffisance des ressources au budget ordinaire. Enfin, les communes ou les provinces peuvent également intervenir dans les réparations importantes aux édifices du culte.
Les communautés reconnues ont l’obligation de remettre au pouvoir dont elles dépendent (commune ou province), des comptes et budgets clairs et transparents. Elles ont également l’obligation d’adopter un règlement d’ordre intérieur et l’obligation d’organiser des élections pour mettre en place un comité représentatif de la communauté qui sera responsable de la gestion temporelle du culte.
Le président de l’exécutif des musulmans de Belgique, Cozkun Beyazgul, a précisé que la signature de cette reconnaissance était “un événement historique pour notre pays et pour la communauté musulmane. Cet événement favorisera le sentiment d’identification de nombreux musulmans de Belgique”. 14 autres mosquées pourraient également être reconnues très prochainement par la Région wallonne. Le culte musulman est reconnu en Belgique depuis 1974.
Nel 2000 in Belgio venne approvato il cosiddetto "decreto di cittadinanza veloce", che ha permesso agli stranieri extra-Ue di acquisire la cittadinanza dopo un certo numero di anni di residenza nel paese (generalmente 7, ma in alcuni casi sono stati sufficienti solamente 2 o 3 anni!). La cittadinanza è stata assegnata sulla base della sola permanenza, senza alcuna verifica preventiva di conoscenza della lingua e di integrazione sociale. Fino ad ora il suddetto decreto ha "creato" 337.904 "nuovi Belgi", una media di 4.277 naturalizzazioni al mese. Sono numeri impressionanti soprattutto se rapportati alla popolazione del piccolo stato, che conta circa 10 milioni di abitanti.
Secondo le stime del sociologo marxista Jan Hertogen, nel 2005 il 56,5% dei residenti di Bruxelles era composto da stranieri (intesi come non autoctoni), di cui il 30,2% in possesso della cittadinanza belga. Nel 2020 il 75% della popolazione cittadina potrebbe essere di origini straniere (la percentuale comprende sia i "nuovi Belgi" sia gli allogeni ancora privi di cittadinanza). Jan Hertogen parla di questo autentico rimpiazzo demografico come di "uno sviluppo impressionante ed unico da un punto di vista europeo o addirittura mondiale". Mi sfugge il senso delle sue parole, ma la prospettiva da lui delineata non è certo da accogliere con giubilo, a meno che non si prediligano svilenti e sciagurate tendenze etno-masochiste, purtroppo oggi molto "alla moda".
Evolutie vreemdelingen en nieuwe Belgen in Brussel 1920-2020