(ASCA) - Milano, 6 mar - Sale a quasi 4 milioni il numero degli immigrati in Italia, con una quota considerevole, pari al 19,4%, di irregolari. Il dato, relativo a inizio 2006, emerge dal XII Rapporto sulle Migrazioni elaborato dalla Fondazione Ismu e presentato questa mattina a Milano. Secondo il Rapporto, a inizio 2006, tra regolari e irregolari sono 3,722 milioni gli immigrati in Italia. Il che, tradotto in percentuale, rappresenta circa il 7% dell'intera popolazione italiana. 3,012 milioni quelli regolari (1,2 milioni in piu' rispetto al triennio precedente) di cui 2,671 milioni di residenti, cioe' 9 stranieri su 10. In aumento la quota di irregolari, salita - al primo luglio 2006 - a 760 mila facendo segnare un incremento su base annua del 3,3%. Particolarmente forte l'aumento dei minori, addirittura raddoppiati nel quinquennio 2001-2006 fino ad arrivare al 21,9% dell'intera popolazione straniera. Sul fronte del lavoro, il Rapporto mette in luce come, a fine 2005, l'incidenza dei lavoratori immigrati sulle iscrizioni Inail e' molto ampia, arrivando al 16% del totale. Gli immigrati assunti regolarmente si concentrano - secondo le stime Istat - per lo piu' al Nord (65%), un quarto di loro risiede al Centro, solo il 10% al Sud. Piu' del 50% e' impiegato nel settore dei servizi, mentre nell'industria in senso stretto e' impegato il 27% del totale (di cui l'80% al Nord), il 28% nell'edilizia, e solo una minima parte nell'agricoltura. Positivo il dato sulle assunzioni a tempo indeterminato, pari all'85% del totale. Solo 334 mila, ossia il 4,2% degli immigrati complessivi, sono - secondo i dati di Infocamere - gli imprenditori stranieri registrati a fine 2006, anche se il 14,5% degli immigrati in Italia e' in possesso di un titolo di studio equivalente alla laurea.
La Repubblica - Il volto dell'Italia è sempre più multietnico. Secondo il XII Rapporto sulle Migrazioni elaborato dalla Fondazione Ismu e presentato questa mattina a Milano, il numero degli immigrati continua ad aumentare. Oggi rappresentano il sette per cento dell'intera popolazione del Paese. In numeri, gli stranieri sono quasi quattro milioni. Di questi il 19,4 per cento, quasi uno su cinque, è irregolare.
Secondo i dati Ismu del 2006, sono tre milioni e dodicimila gli immigrati regolari: 1,2 milioni in più rispetto a tre anni fa. Di questi, nove su dieci - cioè due milioni 671 mila - hanno la residenza in Italia. Anche gli irregolari sono in aumento: il primo luglio erano 760 mila, vale a dire il 3,3 per cento in più rispetto ai 541 mila dell'anno precedente. E uno su cinque è minorenne. Quanto al titolo di studio, il 40 per cento degli immigrati che arrivano in Italia ha un diploma e il 14,5% la laurea.
Minorenni e donne. Il fenomeno immigrazione, oltre ad aumentare, sta anche cambiando volto: non sono più solo gli adulti a lasciare il proprio Paese inseguendo la speranza, spesso delusa, di trovare una vita migliore in Italia. Il numero dei minorenni immigrati è raddoppiato negli ultimi cinque anni ed oggi rappresenta ben il 21,9 per cento dell'intera popolazione straniera. Di questi, molti sono nati qui, altri sono emigrati con le famiglie per sfuggire alla povertà o alla guerra. E l'Ismu prevede anche un cambiamento della distribuzione per sesso a favore delle donne: oggi ci sono 112 maschi immigrati ogni 100 donne. Tra dieci anni i maschi potrebbero ridursi a 107-108 ogni 100 donne.
Lavoro. Nel secondo trimestre del 2006, l'Istat conta 1 milione 375mila immigrati impiegati, di cui 834 mila uomini e 541 mila donne. Il tasso di occupazione varia dall'84,2 per cento dei maschi al 51,2 per cento delle femmine. Gli immigrati hanno trovato lavoro per lo più al Nord (65 per cento). Più della metà sono impiegati nel settore dei servizi. Il resto si divide tra l'industria (27 per cento) e l'edilizia (il 28%), mentre l'agricoltura sembra occupare solo una minima parte. La disoccupazione colpisce soprattutto immigrati irregolari (24.9 per cento) e clandestini (19.7%). Le assunzioni a tempo indeterminato sono pari all'85 per cento del totale, mentre 334 mila sono registrati come imprenditori stranieri.
Casa. Aumentano gli immigrati che acquistano immobili. A metà 2005 il 10,9 per cento dichiarava di essere proprietario di una casa mentre il 18 per cento diceva di volerla acquistare nell'immediato futuro. Questo, secondo il Rapporto, è "merito soprattutto della maggior fiducia nei confronti degli immigrati acquisita da parte di banche e agenzie immobiliari, che non di rado, hanno ideato pacchetti 'ad hoc' per le diverse nazionalità".
Scuola. Nell'anno scolastico 2005/2006 nelle scuole italiane, sia statali che non statali, si sono iscritti 424mila 683 studenti, cioè il 4,8 per cento del totale, mentre nel 2000 erano il 2 per cento. Rispetto all'anno scolastico 1995- '96, la crescita degli studenti immigrati è di otto volte e mezzo. I numeri più alti si riscontrano nella scuola d'infanzia, dove raggiungono il 5 per cento e in quella primaria (6 per cento). Ma anche nelle scuole secondarie di primo grado sono aumentati i ragazzi stranieri: nell'anno 2005-'06 hanno raggiunto il 4.8 per cento. L'indagine sottolinea anche un forte ritardo scolastico rispetto all'età, che riguarda il dieci per cento degli allievi.
Criminalità. Il 31 luglio 2006 nelle carceri italiane gli stranieri erano il 33 per cento del totale: 20.088 su una popolazione carceraria di 60.710 persone. In particolare, si tratta di marocchini, albanesi, tunisini, rumeni e algerini. Una percentuale rimasta invariata anche dopo l'indulto, dato che la popolazione immigrata ne ha beneficiato in misura sostanzialmente proporzionale agli italiani. Ad agosto sono state scarcerate 16mila 568 persone ed a metà novembre la cifra è salita a 17mila 455.
La Fondazione Ismu prospetta un'impennata di immigrazione anche nei prossimi dieci anni. Nel 2016, il numero degli stranieri in Italia potrebbe infatti oscillare da un minimo di 5 milioni e mezzo a un massimo di circa sette milioni. Il drastico aumento, secondo il Rapporto, potrebbe essere legato alle nascite destinate a raddoppiare o anche a triplicare. Fenomeno che comporterebbe una modifica sostanziale nella composizione della popolazione immigrata: i minori potrebbero oscillare tra un minimo di 1,395 milioni e un massimo di 1,720 milioni. E la percentuale degli over 45 passerebbe così dall'attuale 14,3 per cento al 23-25 per cento. Sul mercato del lavoro le ripercussioni sarebbero forti perché si ridurrebbe fino a dieci punti percentuali il peso della componente più produttiva: la fascia degli extracomunitari con un'età compresa tra i 25 e i 44 anni.
Tratto da hfxnews.ca
Bruce Cheadle, Canadian Press, March 13, 2007
Two-thirds of Canada’s population growth over the past five years was fuelled by immigrant newcomers and if that sounds like a lot, you ain’t seen nothing yet.
The country is on track to becoming 100 per cent dependent on immigration for growth, suggests data in the latest census snapshop of the country.
Canada saw its native-born populace climb by a modest 400,000 souls between 2001 and 2006. It was the addition of 1.2 million immigrants that helped push the country’s enumerated population total to 31.6 million.
The 2006 census data, released Tuesday by Statistics Canada, shows overall population growth of 5.4 per cent—the highest among the Group of Eight industrialized nations. Canadian growth was up from four per cent in the previous five-year census period, which had been the slowest half-decade in modern Canadian history.
Thank immigration for Canada’s relatively robust growth. An average 240,000 newcomers per year more than compensated for the country’s flat fertility rate.
“It is unique and it’s going to continue,” said Laurent Martel, a Statistics Canada analyst.
“We’re heading towards a point where immigration will be the only source of growth in Canada.”
That point won’t be reached until after 2030, when the peak of the baby boomers born in the 1950s and early ‘60s reach the end of their lifespans.
“You’re going to see an increase in the number of deaths in Canada and the number of deaths will exceed the number of births—so natural increase will become negative,” said Martel.
“The only factor of growth will then be immigration.”
It’s a demographic squeeze facing much of the developed world. Among G8 countries, only the U.S. at 5.0 per cent approaches Canada’s growth rate. France grew 3.1 per cent, Britain 1.9 per cent, Japan near zero and Russia shrank 2.4 per cent over the same five-year period.
The trend lines suggest Canada is well-positioned to weather the demographic storm—providing the country successfully integrates its huge migrant population.
Canada’s net migration, per capita, is among the highest in the world. According to the OECD, Canada’s net migration of 6.5 migrants per 1,000 population between 2000-2004 put it at the head of the international pack. Australia, another immigration juggernaut, accepted 6.2 migrants per 1,000 population during the same period.
Canada’s influx offsets a flacid national birthrate of about 1.5 kids per woman, well below the replacement rate of 2.1 and just below the OECD average.
The United States, by way of example, accepts only 4.4 immigrants per thousand but has a fertility rate 25 per cent higher than Canada.
Given the critical importance, and magnitude, of immigration to Canadian population growth, the relative lack of public policy debate on the issue troubles many observers.
A candidate for the ADQ in the Quebec provincial election was dumped by his party on the weekend after telling a weekly newspaper that native Quebecers need to ‘boost their birth rate, otherwise the ethnics will swamp us.’
Candidate Christian Raymond’s empirical observation on birth rates was not the firing offence; it was his inflammatory followup: “If they don’t want to conform, they can just go back home. I say to them: You’re not at home here, you’re visiting.”
Michael Bloom, a vice-president with the Conference Board of Canada, says Canada’s policy makers need to get their heads around a potentially explosive trend, both economically and socially.
“We have not strategically thought through how we should manage our largest single source of population for net growth,” Bloom said in an interview.
For a country like Canada, founded on and fueled by successive waves of immigration, the political vacuum is curious.
“It is a charged atmosphere,” said Bloom, in which competing interest groups look with suspicion on