lunedì, 14 luglio 2008




Leggi prima: Chi è Ottaviano Del Turco (il Giornale, del 14 luglio 2008)



da ANSA.it:


Arrestato presidente Regione Abruzzo Ottaviano Del Turco

Nell'ambito dell'inchiesta della Procura sulla sanita' nazionale

(ANSA) - ROMA, 14 LUG - Il presidente della regione Abruzzo, Ottaviano Del Turco, e' stato arrestato dalla guardia di Finanza di Pescara. Assieme a Del Turco sono state arrestate altre persone, tra cui alcuni assessori, nell'ambito dell'inchiesta della Procura della repubblica sulla cartolarizzazione dei debiti della sanita' abruzzese. Il presidente della Regione e' accusato di associazione per delinquere, corruzione e concussione per gestione privata nella sanita'.


http://www.ansa.it/site/notizie/...........



Per saperne di più: Corruzione, arrestato Del Turco Tangenti sulla sanità in Abruzzo (l'Unità, del 14 luglio 2008)
postato da: Filippo84 alle ore 12:05 | Permalink | commenti (1)
categoria:segnalazioni, italia, politica, legalita, attualita, cronaca, sanita, casta, non solo melting pot
giovedì, 19 giugno 2008



Così Václav Klaus [foto sopra], presidente della Repubblica Ceca:

"I risultati sono, voglio sperare, un messaggio chiaro per tutti. E’ una vittoria della libertà e della ragione su progetti elitari artificiali e sulla burocrazia europea. Il progetto di trattato di Lisbona è finito oggi, con la decisione degli elettori irlandesi, e la sua ratifica non può continuare"

"Lasciamo che la gente che vive sul continente europeo continui ad essere ceca, polacca, italiana, danese....non facciamone degli europei. E’ un progetto sbagliato. La differenza tra il ceco, il polacco, il danese, l’italiano e l’europeo è la stessa che esiste tra la lingua ceca, polacca, italiana e danese e l’esperanto. L’europeismo è l’esperanto: una lingua artificiale, morta"

Così invece Giorgio Napolitano, il nostro presidente (o meglio, quello che ci hanno dato):

"
Quelli che sono anti-Unione europea sono terroristi. È terrorismo psicologico evocare lo spettro di un super-stato europeo"

Citazioni tratte dall'articolo Un terrorista s’aggira per l’Europa, di Maurizio Blondet (Effedieffe, del 18 giugno 2008).



Citazioni sparse - 5

Altre reazioni al no irlandese (parte III): anche in Olanda sovranità popolare negata
giovedì, 19 giugno 2008


Da sinistra a destra: David Rockefeller, Principe Bernhard d'Olanda, Henry Kissinger.
Clicca sulle foto per ingrandirle.



L' 8 giugno abbiamo mostrato la lista dei partecipanti alla riunione segreta del Bilderberg, che quest'anno ha avuto luogo a Chantilly (Virginia, Usa). Nell'intervento che segue, datato 10 giugno 2007, si parla assai diffusamente del Gruppo Bilderberg.



dal blog Nuovo Ordine Mondiale (10/06/2007):

Il gruppo Bilderberg

Con "Bilderberg" ci si riferisce a una riunione internazionale, per lo più annuale, a cui partecipano più di cento personaggi della politica e finanza mondiali, esclusivamente su invito.
Sono invitati anche alcuni nomi di rilievo del giornalismo internazionale, come direttori o editorialisti di alcune fra le testate più diffuse americane ed europee (anche italiane).

Il gruppo prende il nome dall'hotel della loro prima riunione, avvenuta nel 1954: l'Hotel Bilderberg a Oosterbeek, in Olanda, dove una settantina di alte personalità si incontrarono il 24 maggio.

La riunione si tenne, così come avviene ancor oggi, nel più stretto segreto, dietro una cortina di silenzio mediatico e privacy garantita da un servizio d'ordine d'eccezione.

Tra i fondatori del gruppo Bilderberg si annoverano:

- Joseph Retinger, economista polacco di famiglia ebrea, cattolico, conosciuto come 'Sua Eminenza Grigia'. Fu tra i fondatori e segretario generale fino al 1952 dell'United European Movement presieduto da Winston Churchill e finanziato dall'ACUE (American Committee for United Europe). La visione di Retinger era costruire un'Europa Unita per arrivare ad un Mondo unito in pace, guidato da Organizzazioni Sovranazionali che avrebbero garantito più stabilità
ai singoli governi nazionali.

- Bernard di Lippe-Biesterfeld, Principe d'Olanda [seconda foto in alto, ndr], presidente del Bilderberg fino a quando nel 1976 diede le dimissioni per lo scandalo di una tangente da 1,1 milioni di dollari dalla Lockheed Corporation, per la vendita di aerei caccia all'aviazione olandese.
E' stato presidente del WWF (Worldwide Fund for Nature -vedi nota 1) dalla fondazione nel 1961 fino al 1971, ex affiliato al NSDAP (il partito nazista, tessera No. 2583009 del 1 maggio 1933) fino al suo matrimonio con la regina d'Olanda.
Secondo le rivelazioni della rivista Newsweek del 5 Aprile 1976, le attività di spionaggio di
von Lippe a favore delle unità speciali delle SS (o Schutzstaffel) nella industria chimica IG Farben (la stessa che fabbricò lo Zyklon-B) sono documentate dalle testimonianze del Processo di Norimberga.
Nel dopoguerra assunse importanti posizioni nell'industria petrolifera, in particolare con la Royal Dutch Petroleum (Shell Oil) e nella Société Générale de Belgique.

- David Rockefeller [prima foto in alto, ndr] (vedi nota 2), referente per la sponda americana e presidente del gruppo dal 1976; direttore della Chase Manhattan Bank, membro del Council on Foreign Relations (CFR), membro del Business Council e fondatore della Commissione Trilaterale.
Tra le sue dichiarazioni ricordiamo:
"Siamo sull'orlo di una traformazione globale. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è la "giusta" crisi globale e le nazioni accetteranno il Nuovo Ordine Mondiale".
"Il mondo è pronto per raggiungere un governo mondiale. La sovranità sovranazionale di una elite intellettuale e di banchieri mondiali è sicuramente preferibile all’autodeterminazione nazionale praticata nei secoli passati".
Torneremo a parlare di lui e delle sue nefaste azioni su questo blog.

In sostanza dunque stiamo parlando di un organismo decisionale a carattere sovranazionale, così come lo sono alcuni altri enti o gruppi di cui abbiamo trattato, come il CFR, la Commission on Global Governance e la WFA (World Federalist Association).

Nessuno di noi ha dato mandato a costoro di decidere le nostre sorti, anzi fino a poco tempo fa ben pochi conoscevano l'esistenza e il potere di questi gruppi sovranazionali.
Non vedo dunque perché mai queste menti illuminate si siano arrogate il diritto di pilotare a loro piacimento gli eventi mondiali e di conseguenza la vita, e la morte, di miliardi di persone.

Ma passiamo oltre, perché ci sono altre informazioni interessanti e preferisco concentrarmi sui dati di fatto piuttosto che sulle mie opinioni personali.

Ogni anno, lo Steering Commettee, il ristretto gruppo che gestisce gli incontri segreti del Bilderberg (tra cui spiccano molti nomi di re e principi europei), invita un certo numero di personaggi legati al mondo della finanza, dell'economia e della politica a livello mondiale.

Gli incontri si tengono ogni volta in un Paese diverso: quest'anno è toccato alla Turchia.

L'ultima riunione tenutasi in Italia risale al 2004, quando politici, banchieri e altri personaggi, legati per esempio alla Rothschild Europe e alla Goldman Sachs, si incontrarono a Stresa, sul Lago Maggiore.

Non si accede alle riunioni del Bilderberg senza invito, e non sono previste conferenze stampa ne' tantomeno vengono stilati precisi rapporti finali degli incontri.

Qualche giornalista può riuscire ad ottenere informazioni, ma non certo perché si presenta nella hall dell'hotel di turno e intervista i partecipanti... La security non fa sconti, anzi.

Diamo un'occhiata alla lista parziale dei partecipanti stilata da Daniel Estulin, riferita all'incontro tenutosi dal 31 maggio al 3 giugno 2007 a Istanbul (Turchia): citerò tutti i nomi italiani che compaiono, più qualche altro interessante nominativo.

Partecipanti italiani al Bilderberg 2007 secondo la lista di Daniel Estulin:

-Franco Bernabé, Vice Chariman, Rothschild Europe

-John Elkann, Vice Chairman, Fiat S.p.A

-Mario Monti, President, Universita Commerciale Luigi Bocconi

-Tommaso Padoa-Schioppa, Minister of Finance

-Giulio Tremonti, Vice President of the Chamber of Deputies


Ecco ora una selezione di altri interessanti nomi:

-Henry A. Kissinger [terza foto in alto, ndr], Chairman, Kissinger Associates (USA) (vedi nota 3)

-David Rockefeller (USA)
-Robert B. Zoellick, Deputy Secretary of State (USA) (attuale presidente della Banca Mondiale)
-José M. Durão Barroso, President, European Commission (Portugal/International)
-Timothy F. Geithner, President and CEO, Federal Reserve Bank of New York (USA)
-Nicolas Beytout, Editor-in-Chief, Le Figaro (France)
-Paul A. Gigot, Editor of the Editorial Page, The Wall Street Journal (USA)
onald E. Graham, Chairman and CEO, The Washington Post Company (USA)
-Victor Halberstadt, Professor of Economics, Leiden University; Former Honorary Secretary General of Bilderberg Meetings (the Netherlands)
-Jaap G. Hoop de Scheffer, Secretary General, NATO (the Netherlands/International)
-Josef Joffe, Publisher-Editor, Die Zeit (Germany)

-Anatole Kaletsky, Editor at Large, The Times (UK)
-Frank McKenna, Ambassador to the US, member Carlyle Group (Canada)
-Craig J. Mundie, Chief Technical Officer Advanced Strategies and Policy, Microsoft Corporation (USA)
-Peter D. Sutherland, Chairman, BP plc and Chairman, Goldman Sachs International (Ireland)
-Jean-Claude Trichet, Governor, European Central Bank (France/International)
-John Vinocur, Senior Correspondent, International Herald Tribune (USA)
-Martin H. Wolf, Associate Editor and Economics Commentator, The Financial Times (UK)
-Adrian D. Wooldridge, Foreign Correspondent,
The Economist

Diamo invece uno sguardo ai partecipanti italiani dal 1982 al 2000: questi personaggi sono stati invitati almeno una volta alle riunioni segrete del Bilderberg.

Romano Prodi
, Prof of Industrial Economics, Univ of Bologna (membro dello Steering Committee del Bilderberg, Presidente UE, attuale Presidente del Consiglio italiano, consulente Goldman Sachs)

Mario Monti, Commissioner ; ex-Bocconi Univ; ex-Banca Commerciale Italiana

Umberto Agnelli, Chair IFIL - Finanziaria di Partecipazioni SpA

Stefano Silvestri, Istituto Affari Internazionali; former Undersecretary of Defence

Paolo Zannoni, Vice President, Fiat SpA

Renato Ruggiero, Vice-Chair, Schroder Salomon Smith Barney; ex-WTO, ex-Trade Mnstr

Giovanni Agnelli
, Honorary Chairman, Fiat SpA

Alfredo Ambrosetti
, Chairman, Ambrosetti Group

Franco Bernabè, Special Rep. of Italy for Reconstruction Initiatives in the Balkans (attualmente presidente e azionista di maggioranza di FB Group, vice presidente di Rothschild Europe, consigliere d’amministrazione di PetroChina. Tra il 1998 e il 1999 è stato amministratore delegato di Telecom Italia, tra il 1992 e il 1998 amministratore delegato dell'Eni)

Emma Bonino, Member of the European Commission

Giampiero Cantoni, Chairman, Banca Nationale del Lavoro

Luigi Cavalchini, Permanent Representative to the European Union

Innocenzo Cipolletta, Director General, Confindustria (attualmente presidente delle Ferrovie dello Stato)

Mario Draghi, Treasury Director (attualmente Governatore della Banca d'Italia)

Paolo Fresco, Chairman, Fiat S.p.A.

Francesco Giavazzi
, Professor of Economics, Bocconi University, Milan

Giorgio La Malfa, National Secretary, PRI (nell'ambito del "processo Enimont" ha subito una condanna definitiva a 6 mesi e 20 giorni per finanziamento illecito)

Rainer Masera, Director General, I.M.I. S.p.A.

Gianni de Michelis, Minister of Foreign Affairs (attualmente segretario nazionale del Nuovo PSI)

Tommaso Padoa-Schioppa, Member of the Executive Board, European Central Bank (attualmente Ministro dell'Economia e delle Finanze. E' stato direttore generale per l'economia e la finanza dell'Unione Europea e vice direttore generale della Banca d'Italia. Dal 1998 al 2006 ha fatto parte del consiglio di amministrazione della Banca Centrale Europea)

Alessandro Profumo, CEO, Credito Italiano

Gianni Riotta, Deputy Editor, La Stampa

Virginio Rognoni, Minister of Defence

Sergio Romano, columnist, La Stampa, former Italian Ambassador to USSR

Carlo Rossella, Editor, Editrice La Stampa S.p.A. (poi direttore del TG5)

Domenico Siniscalco, Prof. Econs; Director of Fondazione ENI Enrico Mattei (Ministro dell'Economia e Finanze succeduto a Tremonti)

Barbara Spinelli, Editorialist and European Correspondent, La Stampa, Paris (e compagna di Tommaso Padoa-Schioppa)

Ugo Stille
, Editor-in-Chief, Corriere della Sera

Giulio Tremonti, Member of the Finance Commission, Chamber of Deputies (è stato vicepresidente del Consiglio dei Ministri e ministro dell'Economia e delle Finanze)

Marco Tronchetti Provera, Executive VP and CEO Pirelli SpA (Presidente di Telecom dal 2001 al 2006)

Walter Veltroni, Editor, L'Unità (attuale sindaco di Roma)

Ricordiamocene, quando questi signori intoneranno di nuovo l'inno del buon cittadino che deve votare, e la retorica della "stampa libera" italiana...

A proposito di stampa, ecco cosa capitò al giornalista inglese C. Gordon Tether.

Il 6 maggio del 1975 scrisse in una colonna del Financial Times:
"Se il gruppo Bilderberg non è una cospirazione di un qualche tipo, è condotta in modo da darne un'imitazione notevolmente buona".


L'anno seguente, il 3 marzo 1976, scrisse:
"Il Bilderberg ha insistito sempre sul coprire i loro incontri nella più stretta segretezza. Fino ad alcuni anni prima, questo è stato realizzato a tal punto che il loro conclave annuale è stato totalmente ignorato dalla stampa mondiale. Nel più recente passato, questo velo è stato alzato quel tanto che bastava perché oggi si sappia che quelle riunioni stavano avvenendo. Ma è rimasto in vigore il divieto totale di segnalare che cosa avviene... Ogni "complottista" che tiene d'occhio gli eventi legati al Bilderberg, continuerà a chiedere perché, se c'è così poco da nascondere, ci si sforzi tanto a nasconderlo". (vedi nota 4)

Questo commento non apparve mai sulle colonne del Financial Times: fu censurato dall'editore Mark Fisher (membro della Commissione Trilaterale), mentre il giornalista fu licenziato dalla sua mansione di columnist nell'agosto dello stesso anno.

Sempre sulla "stampa libera", segnalo questa dichiarazione del giornalista John Swinton: "Prostitute intellettuali".

Torniamo al Bilderberg, perché a questo punto potreste esservi fatti un paio di domande fondamentali:

1. Perché, nonostante il fatto che queste riunioni siano segretissime, da qualche tempo sembra che il gruppo Bilderberg non si preoccupi più di tenere nascosto il fatto stesso della sua esistenza?
2. E queste persone che vi partecipano, sono i reali manovratori del mondo?

Rispondo a queste domande secondo quanto ho appurato finora:

1. Perchè questi gruppi di potere stanno emergendo pubblicamente? Perché siamo giunti al "Finale di Partita": quando non è più necessaria una segretezza estrema perché non vi è più alcun inganno negli intenti dei pezzi chiave in posizioni strategiche.
Provate a farci caso: fino a non molto tempo fa, anche su internet erano sconosciute ai più realtà come il Bilderberg o il Bohemian Grove, mentre ora si inzia a parlarne anche in Italia senza troppi problemi.
Potrebbero essere due le motivazioni principali:

(A) perché tanto ormai il loro potere è così consolidato che non temono rovesciamenti di sorta;
(B) perché si sta spingendo a una "normalizzazione" di questi gruppi di potere sovranazionale, cioè si vuole assuefare la gente all'idea che queste dinamiche siano del tutto normali; e anzi, addirittura che sia cosa buona e giusta che un ristretto manipolo di menti illuminate, nemmeno conosciute dalla gente, guidi gli eventi mondiali ("per il nostro bene", of course, perché le persone sono bestie selvagge incapaci di badare a sè stesse... Assioma indimostrato su cui il potere fonda la propria esistenza).


2. I partecipanti al Bilderberg non sono i "grandi manipolatori": rappresentano invece il "braccio" dei veri manipolatori, quello finanziario e politico. Sono cioè coloro che "ci mettono la faccia", portati al potere quando serve e destituiti quando non servono più.
Non credo neppure che i "burattinai" siano i vari Rockefeller o Kissinger: anch'essi sono manovrati, da qualcuno di cui non credo conosceremo mai la faccia, anche se comunque stanno vicino al vertice della piramide di potere.


Resta il fatto che il Nuovo Ordine Mondiale ha già preso il suo avvio, in silenzio, un gradino per volta, attraverso una serie di gruppi di potere sovranazionali che eseguono precise direttive dall'alto, ognuno nel proprio ambito di competenza (competenza e ambito che si sono presi senza chiedere nulla a nessuno, auto-nominandosi guide illuminate per il bene dell'umanità...)

Daniel Estulin, che ho citato più sopra, ha redatto un report dell'incontro del Bilderberg in Turchia, che si può leggere in inglese sul suo blog:
Bilderberg 2007 Final Report, part 1
Una parte di questo report è stata tradotta in italiano da "Alcenero" e si può leggere su Come Don Chisciotte:
Prime conclusioni del Bilderberg 2007
Consiglio la lettura dell'originale inglese perché molto più ricca di informazioni.


Note:

1. Il successore del Principe d'Olanda alla guida del WWF fu il Duca Filippo di Edimburgo, il quale sosteneva con forza il progetto di depopolazione mondiale (leggi: genocidio di massa), ed ebbe a dichiarare idee di questo tenore:
"Non puoi tenere un gregge che non riesci a nutrire. In altre parole la conservazione può esigere la cernita e l’eliminazione per mantenere l’equilibrio tra il numero di ciascuna specie in rapporto ad un dato habitat. Mi rendo conto che si tratta di un argomento scottante, ma resta il fatto che l’umanità è parte del mondo vivente".
"Nel caso in cui mi reincarnassi, mi piacerebbe tornare sottoforma di un virus mortale, in modo da poter contribuire in qualche modo a risolvere il problema della sovrappopolazione".

Non c'è che dire, il WWF è proprio stato fondato e guidato da veri paladini dell'umanità.
E sempre sulla depopolazione, ecco due link dove ritroviamo, guarda caso, sempre gli stessi nomi: "Un nuovo genocidio" -- "Con la scusa dell'Ambientalismo. Progetti di sterminio".

2. Consulta la cronologia per seguire i più importanti eventi in cui sono implicati David Rockefeller e la Fondazione Rockefeller:
Cronologia del Nuovo Ordine Mondiale (4)
Cronologia del Nuovo Ordine Mondiale (5)
Cronologia del Nuovo Ordine Mondiale (6)
Cronologia del Nuovo Ordine Mondiale (7)

3. "Quello che ogni uomo teme è l’ignoto. Quando questo scenario si presenta si rinuncia volentieri ai propri diritti in cambio della garanzia del proprio benessere assicurata dal Governo Mondiale" (Henry Kissinger, Evian, Francia, 1991)
Anche di Kissinger ci occuperemo più estesamente nei prossimi giorni.
Per ora potete dare un occhio a questi link:
- Il Trattato di Westfalia, Kissinger e il Nuovo Ordine Mondiale
- Cronologia del Nuovo Ordine Mondiale
Tra l'altro, il papa Benedetto XVI ha recentemente chiesto proprio a questo cospiratore e assassino patentato di assumere il ruolo di consulente politico del papa...


4. Ecco gli originali in inglese:
"If the Bilderberg Group is not a conspiracy of some sort, it is conducted in such a way as to give a remarkably good imitation of one." "The Bilderbergers have always insisted upon clothing their comings and goings in the closest secrecy. Until a few years back, this was carried to such lengths that their annual conclave went entirely unmarked in the world's press. In the more recent past, the veil has been raised to the extent of letting it be known that the meetings were taking place. But the total ban on the reporting of what went on has remained in force....Any conspiratologist who has the Bilderbergers in his sights will proceed to ask why it is that, if there is so little to hide, so much effort is devoted to hiding it."


http://novoordo.blogspot.com/2007/06/il-gruppo-bilderberg.html
martedì, 17 giugno 2008




Vedi anche:
  1. Gli Irlandesi bocciano il Trattato di Lisbona. Ma gli eurocrati non mollano
  2. Il voto in Irlanda e la fiele di Libération: la "gauche" non sta dalla parte dei Popoli
  3. Altre reazioni al no irlandese - Il "democraticissimo" Giorgio Napolitano: "fuori dall'Ue chi blocca il Trattato" (!!!)
  4. Altre reazioni al no irlandese (parte II): il punto di Ida Magli
  5. Gli eurocrati non vogliono l'Europa fortezza delle patrie fraterne


dal blog Euro-Holocaust (17/06/2008):

Brevi annotazioni sulla pseudo-Europa: il padrone di Washington e il volere degli olandesi

Come sapete, dopo il referendum irlandese sul Trattato di Lisbona (alias Costituzione europea mascherata), si sono scatenate le reazioni più preoccupanti, facenti leva spesso o sull'idea che un referendum sia meno democratico della decisione dall'alto di qualche centinaio di politicanti o che si debba infischiarsene degli irlandesi e proseguire senza (perchè gli irlandesi non sono europei, mentre la palude politicante "europeista" sì?).

Non aggiungeremo molto altro, solo un paio di elementi ulteriori di discussione:
  1. Il presidente statunitense, George W. Bush, circa una settimana fa, ha ribadito che gli USA guardano con estremo favore all'entrata della Turchia nell'Unione Europea.
  2. Tre anni fa, gli olandesi, assieme ai francesi, votarono contro la Costituzione europea. Oggi, tale possibilità non sembra profilarsi, dato che le autorità olandesi hanno optato per la ratifica. Eppure, la maggioranza dei cittadini, se potesse, voterebbe ancora contro, così come una parte consistente dei politici sarebbe favorevole ad un nuovo referendum. Ma la democrazia (come si profila nella pseudo-Europa attuale)... non prevede il giudizio del popolo.
C'è poco altro da dire: si profila un regime all'orizzonte. E, forse, neanche un regime dominato da "noi europei".

Continua a leggere

http://euro-holocaust.splinder.com/post/17511933
domenica, 15 giugno 2008


da Effedieffe:

Gli eurocrati ci impediscono di fare l’Europa

Maurizio Blondet   
15 giugno 2008

Gli oligarchi-burocrati s’erano fatti una legge. La legge diceva: il trattato di Lisbona  è privo di valore legale (null and void) se un solo Stato-membro non lo ratifica. Oggi che l’Irlanda ha rifiutato di ratificare, Napolitano sostiene che il Trattato di Lisbona resta in vigore, e la volontà di un solo Paese non conta nulla, perchè è piccolo.  Già dimentico che anche Francia ed Olanda, Paesi fondatori, hanno detto no nel 2005.

Questo è il modo con cui lorsignori intendono la «legalità»: si rimangiano le loro stesse «norme». Piuttosto che dichiarare nullo il loro trattato, distillato a porte chiuse, dichiarano nulli i popoli. Ed ora, si riuniscono in settimana allo scopo di distillare un nuovo inghippo «legale» per imporre la loro volontà burocratica. Questo è il problema europeo.

L’Europa, 490 milioni di abitanti, potenza economica primaria, è tragicamente indebolita. Resta un’unione monetaria senza Stato nè sovranità (1), dunque incapace di proiettare il suo potere politico sul mondo: e ciò nel momento di una crisi storica epocale, segnata dal declino degli Stati Uniti come potenza egemone globale e l’emergere di potenze extra-europee ed extra-occidentali (o anti-occidentali) come Cina, Russia e India. Nel momento del cambiamento epocale, non siamo presenti nè capaci di parlare con una voce, e sovrana.

Ma la colpa non è degli irlandesi, come amano ripetere i Napolitano e gli altri nipoti massonici di Jean Monnet (2). La colpa è loro: di come hanno voluto fare l’Europa. Di nascosto.

«Come sottoprodotto tacito e quasi occultato», come scrisse Padoa Schioppa, di direttive e regolamenti distillati in stanze chiuse da funzionari che nessuno ha eletto. Hanno tentato un esperimento inaudito, creare un’entità politica all’insaputa del popolo, una sovranità fatta di amministratori occulti, nella illibertà, come congiura e doppiezza. Non ci si riuscirà mai. Ma loro insistono. E insistendo, impediscono la nascita dell’Europa di cui abbiamo bisogno.

Perchè, come ha notato persino il Financial Times, nè i francesi nè gli olandesi nè gli irlandesi sono anti-europeisti. Se hanno detto «no», lo hanno detto ad una direzione e a un metodo che non va nella giusta strada, che non capiscono e non approvano. Non hanno detto no all’Europa, ma ai Napolitano e ai Padoa Schioppa. Governata da banchieri ed oligarchi irresponsabili, che recitano su un copione dettato  da altri poteri, extra-europei.

Per esempio: a che serve l’Unione Europea, se è aperta a tutti i venti della concorrenza globale, anzi se la Kommissione di Bruxelles ne ha fatto il cavallo di Troia della globalizzazione, che annulla il lavoro da noi per darlo ai cinesi?

De Gaulle evocò un’altra Europa: una «Europa delle patrie» libere e sovrane, e una «Fortezza europea» con alte mura contro l’invasione di merci straniere, dietro alle quali si salvassero posti di lavoro e competenze varie e preziose nella loro pluralità.

Questa idea di Europea non ha mai avuto la possibilità di esporsi, come alternativa, alla volontà popolare. Gli eurocrati per primi sanno che, per referendum, gli europei voterebbero eccome la «fortezza delle patrie» fraterne. Per questo hanno impedito che questa alternativa venisse anche solo a conoscenza della pubblica opinione; e si sono assicurati che nessun De Gaulle, ossia nessun grande statista con prestigio proprio e indipendenza di pensiero, emergesse al potere. Si sono allevati servi e maggiordomi, e ce li hanno dati da votare.

Un esempio di come lorsignori intendono il «governo» ci viene dal Telegraph che ricorda: dieci anni fa, quando l’Irlanda stava per entrare nell’euro, il capo della Bundesbank tedesca avvertì gli irlandesi di non aspettarsi pietà dalla Banca Centrale se fossero finiti nei guai. «La Banca Centrale Europea sarà cieca ai bisogni dell’Irlanda, e sorda alle grida di aiuto» (3).

Con questo programma da usurai - ciechi e sordi ai bisogni dei popoli - non si può creare una sovranità. La sovranità politica nasce nel modo esattamente contrario, come risposta ai bisogni. Altrimenti è dominio oligarchico: radicalmente illegittimo, e perciò con piedi d’argilla nelle crisi mondiali. Non si può chiedere ai popoli di combattere e sacrificarsi uniti per poteri ciechi e sordi. Persino gli oligarchi dovrebbero capire che c’è qui un errore ideologico, oltretutto sorpassato, inautentico.

Tale errore ideologico nacque nei circoli bancari americani - la Lazard di André Meyer, la Lehman Brothers di George Ball, la Commissione Trilaterale - che si appropriarono dei fondi (pagati dal contribuente USA) del Piano Marshall, ed affidarono ad uno di loro - Jean Monnet, il loro fiduciario bancario, mai presentatosi ad alcuna elezione - il compito di distribuire quei fondi. La loro idea da banchieri è che le guerre, in Europa, erano causate dalla esistenza di sovranità nazionali. E dunque, Monnet avrebbe offerto i soldi del piano Marshall in cambio di cessioni di sovranità da parte dei Paesi beneficiati.

La sua Comunità del Carbone e dall’Acciaio (CECA), il germe dell’eurocrazia oligarchica, nacque  appunto così: l’esproprio della Ruhr carbonifero-metallurgica (antica contesa fra Francia e Germania, supposta causa delle guerre franco-tedesche dal 1870) ai francesi e ai tedeschi, per metterla sotto un Kommissar sovrannazionale.

I tedeschi erano disfatti ed occupati, amministrati da un generale americano e all’est, dai sovietici, e non poterono opporsi; Parigi era governata dalla massoneria radicale, guadagnata al progetto oligarchico per principio; entrambi avevano bisogno disperato dei soldi del piano Marshal per la ricostruzione. Monnet ebbe il gioco facile. «Dietro le quinte», come ebbe a dire. Come sempre.

L’errore - errore volontario, ideologico - era evidente, perchè già la Seconda Guerra Mondiale non era scoppiata per la Ruhr; era scoppiata su due visioni del mondo, la social-nazionale, e la collettivista-comunista. E nel primo blocco, quello grosso modo fascista, già s’era visto il germe di un’Europa delle patrie, di regimi indipendenti ma fraterni - e su una scala così vasta, che tutta la propaganda dei vincitori ha dovuto nasconderla alle nuove generazioni con una durissima «damnatio memoriae» demonizzante (4).

Ma non solo Germania e Italia, ma un’Europa che si estendeva dalla penisola iberica all’Ucraina, con romeni ed ungheresi, belgi e francesi, si schierò in quella guerra; e nel sangue si videro spagnoli e valloni e fiamminghi, e russi bianchi e  svedesi, baltici e magiari combattere e sacrificarsi  per una unità nascente - tanto disposti a combattere, che l’alleanza anglo-americana e sovietica dovette stroncarli con mezzi enormi e crudeltà senza limiti, riempiendo i gulag e i campi di prigionia occidentali. Oggi, almeno, sarebbe bene ricordarlo.

I vincitori dunque vollero un’«Europa artificiale, emasculata, e soprattutto ‘mercato’ aperto per le multinazionali americane». Perciò, fin dall’inizio, vollero sventare che una nazione Europa si sostituisse ai nazionalismi sconfitti.

«Il pubblico della maggior parte dei Paesi continua a vivere in un universo mentale che non esiste più: un mondo di nazioni separate», come si legge nel rapporto della Commissione Trilaterale 1973. Quel mondo di nazioni non esiste più, beninteso, per le multinazionali: quelle che già allora progettavano di spostare i fattori della produzione dove il costo del lavoro era più economico, e venderlo dove le merci spuntavano i prezzi più alti.

Come decretò George Ball (direttore della Lehman, l’ex Kuhn & Loeb, che aveva finanziato l’ascesa di Lenin in Russia), nel mondo disfatto dall’America, «tutti i fattori della produzione - capitali, manodopera, materie prime, impianti e distribuzione - devono essere resi assolutamente mobili secondo il concetto della massima efficienza. E ciò può avvenire soltanto quando i confini nazionali non giocheranno più alcun ruolo nel definire gli orizzonti economici».

Questo è esattamente il progetto per cui ha lavorato tutta la sua vita Napolitano, il «comunista» con visto permanente per gli USA fin dagli anni ‘50, ed «europeisti» come Ciampi e Padoa Schioppa, La Malfa e Malagodi, Gaetano Martino e Altiero Spinelli.

Il deficit di democrazia della UE non è un incidente, è lo strumento necessario per attuare questo progetto.

Anche questo, anche il metodo di esproprio della democrazia, i nostri Napolitano e Padoa Schioppa  - che di pensare in proprio non hanno l’abitudine - l’hanno ricevuto dalla Trilateral e dal Council on Foreign Relations.

Samuel Huntington - lo stesso che più di recente ha lanciato la «guerra di civiltà», il nuovo credo  anglo-bancario - lo spiegò chiaramente nella riunione della Trilaterale di Tokio, tenutasi il 30-31 maggio 1975: «La democrazia durerà di più se limitata», sancì (5). Ricordò i bei tempi in cui «Truman riuscì a governare con la cooperazione di un gruppo relativamente piccolo di avvocati e banchieri di Wall Street», come esempio di «democrazia funzionante». «L’operatività efficace di un sistema democratico esige un certo grado di apatia e non-coinvolgimento di gruppi e individui».

Il guaio, aggiunse, è che i corpi elettorali di cittadini, quando sono attivi, mettono in discussione «la legittimità della gerarchia (dei banchieri), della coercizione, della disciplina, della segretezza e dell’inganno, inevitabili attributi del processo di governo».

La legittimità dell’inganno e della segretezza: è questa che proclamano i Napolitano e i Padoa Schioppa.

Huntington istruì su come «moderare la democrazia: attraverso il controllo della stampa, la cooptazione dei capi sindacali, la tacitazione degli ‘intellettuali orientati ai valori’» anzichè al business. Il progetto è riuscito.

Questo è lo stato in cui ci hanno ridotto: ci lasciamo tosare e derubare da conventicole segrete che ci ingannano, la bandiera nazionale la mettiamo al balcone per le partite di calcio ed è un sinonimo di tifoseria [l'hanno capito anche gli immigrati che sventolare una bandiera non è una manifestazione di attaccamento identitario, ma in certe occasioni potrebbe rivelarsi utile..., ndr], l’apatia e il non-coinvolgimento di massa - il nostro peggior nemico - è un dato di fatto, ottenuto a forza di pornografia e idiozia televisiva, consumismo dozzinale e ignoranza programmata e crescente, che risulta in particolarismi idioti e secessionismi corpuscolari. Così lorsignori possono lavorare in pace. E continuano a fare il mondo felice per le multinazionali.

Solo che questo mondo è morente: gli USA tramontano, comprati pezzo per pezzo dai fondi sovrani arabi e asiatici. Le alleanze vecchie di settant’anni - come la NATO - sono diventate dannose, sono reimpiegate per dementi guerre coloniali (oltretutto perdenti) e ci gravano addosso per impedirci nuove alleanze e nuove, necessarie fraternità. L’Europa deve avere una sua voce di fronte alla Russia ed alla Cina, ma invece parla - come il pupazzo di un ventroloquo - con la voce del padrone del 1945.

E’ urgente fare l’Europa politica. Proprio per questo, è urgente e necessario cacciare Napolitano, Padoa Schioppa, e i loro complici sub-sovrani.



1) L’euro è a rischio di spaccatura (già potenzialmente visibile nella «forbice» tra i BOT tedeschi e quelli spagnoli e italiani) perchè l’UE non è una entità politica. Non ha infatti un ministero europeo del Tesoro, che negli Stati nazionali tende a pareggiare i ciclici alti e bassi nelle differenti regioni con trasferimenti fiscali, nè ha un’«unione del debito», a prevenire i rischi di insolvenza sovrana.
La Germania non tasserà i suoi cittadini per sostenere la Spagna in crisi, men che meno l’Italia.
Lo Stato va costituito «prima» della moneta. Ma Padoa Schioppa, il vero creatore dell’euro, ha escogitato di fare il contrario: con l’euro, «ondate di denaro» in libera circolazione per l’Europa, aveva previsto, provocheranno «inevitabili squilibri fra le regioni»; ciò sarà bene, perchè - immaginava - i capi dei governi nazionali correranno in ginocchio dagli eurocrati a cedere la loro sovranità, non riuscendo a dominare la crisi che l’euro provocherà, allora ci daranno la sovranità.  (Padoa Schioppa, «Efficiency, Stability, Equity», 1987). E’ per questo che l’euro ci ha impoverito, l’hanno volute così. Con un solo tasso d’interesse uguale per tutti, hanno deliberatamente provocato la rovina di Paesi per cui questo tasso era troppo basso. In Irlanda, un tasso d’interesse tenuto per un decennio al 2% - negativo in termini reali - ha creato denaro facile, che è provocato un boom edilizio che oggi sta scoppiando (i prezzi immobiliari sono calati del 9%), e un indebitamento delle famiglie del 175% del PIL. Lo Stato irlandese è pesantemente indebitato con la zona euro. Lo stesso accade alla Spagna e all’Islanda. Ma gli irlandesi non sono corsi a inginocchiarsi davanti a Padoa Schioppa implorandolo di prendersi la loro sovranità; anzi, l’hanno usata contro «questa» Europa che non ha risposte per le loro disgrazie.

2) Napolitano è l’ultimo superstite di una infiltrazione «laico-borghese» (leggi: massonica)  all’interno del PCI. Si dichiara allievo di Giorgio Amendola, altro «comunista» borghese a cui Napolitano ha attribuito il progetto che lui continua a perseguire, «la ricerca di una saldatura tra liberalismo e socialismo». Sic. Giorgio Amendola era un gobettiano, a suo dire «anticomunista arrabbiato» negli anni ‘30, quando scrisse la sua tesi di laurea sulle vendite rateali finanziate dal venditore (credito al consumo), allora sconosciute in Italia, cavallo di battaglia del liberismo economico americano. Aderì al PCI perchè il fascismo minacciava il trionfo della «economia classica anglosassone», quella di Adam Smith. Del resto, era figlio di Giovanni Amendola, aventiniano nel 1922, fondatore della rivista massonica «Il Mondo», e intimo dei circoli della Banca Commerciale. Già dal 1905 Amendola padre apparteneva alla loggia massonica Romagnosi di Roma. Frequentava la società Teosofica, dove conobbe la sua amante, l’ebrea occultista Eva Kuhn. Il terzo comunista-borghese fu Altiero  Spinelli, il «federalista europeo». Spinelli si staccò dal PCI nel 1921 perchè il partito non era abbastanza «laico», per entrare nel gruppo ebraico antifascista laico di Ernesto Rossi, Eugenio Colorni e sua miglie Ursula Hirschmann; ma ritornò nel PCI nel 1976, quando il partito abbracciò «l’idea europea».
3) Ambrose Evans-Pritchard, «Ireland’s vote leaves the euro in limbo again», Telegraph, 14 giugno 2008.
4) Un solo esempio: Quisling, il capo del governo fascista norvegese, il cui nome è diventato sinonimo di vergogna collaborazionista, aveva ben chiaro il progetto alternativa in corso. Nel 1942 scrisse: «L’Europa, stretta fra i due colossi che le sono cresciuti accanto (USA liberisti ed URSS collettivista) si troverà in pericolo se non sarà unita in una stabile federazione di libere nazioni». Una federazione di libere nazioni: tale il progetto anche dell’antifascista De Gaulle.
5) Samuel Huntington, «Report on the governability of democracies», 1973. Si veda il mio «Complotti III», capitolo «Genealogia di Napolitano».


http://www.effedieffe.com/content/view/3576/165/
sabato, 14 giugno 2008




Vedi anche: Altre reazioni al no irlandese - Il "democraticissimo" Giorgio Napolitano: "fuori dall'Ue chi blocca il Trattato" (!!!)



da il Giornale:

sabato 14 giugno 2008, 07:00

Ora si può arrestare una deriva devastante

di Ida Magli


Il risultato negativo del referendum irlandese fa esultare i molti che sperano in un ripensamento da parte dei governanti nel proseguire sulla strada intrapresa [speranza azzardata, visto il coro unanime dei nostrani soldatini europeisti, eccezion fatta per la Lega Nord, ndr]. Una strada devastante visto che si propone di costringere i popoli a sottoporsi a una dittatura priva di nomi, nascosta sotto le vesti di democrazie apparenti. Certamente questa è l'ultima occasione che rimane per salvarsi dal baratro, o almeno l'ultima che rimane prima di giungere alla fase, che alla fine diventerà inevitabile, dei conflitti. Ma il disegno è troppo vasto, troppo a lungo preparato e perseguito in segreta complicità da tutti i capi degli Stati e dei governi perché si possa credere che non troveranno qualche scappatoia. Del resto l'assunto dei progettisti era chiaro fin dall'inizio: fingere che la Storia non avesse portato alla creazione delle singole patrie, delle diverse lingue, delle religioni, delle arti, insomma di tutto quello che forma l'immensa ricchezza delle nazioni europee e capovolgerne il senso nell'affermare che questa non era diversità ma uguaglianza. Dover mentire era dato per scontato. Per questo hanno cominciato col produrre l'uguaglianza delle banane. Poi è stato fatto il grande passo della moneta unica e lì hanno cominciato a mettere a punto il nuovo modo per affermare che i totalmente diversi sono uguali. Basta guardare le banconote: niente più grandi nomi di artisti o scienziati, niente più grandi opere d'arte. Scheletri di anonimi ponti, vaghe architetture di un ignoto aldilà. Non bisogna pensare che la mancanza di informazione sulle operazioni politiche decise a Bruxelles non fosse voluta. Soltanto che ha prodotto un effetto negativo in quanto il «segreto» ha suscitato diffidenza e sospetto. L'irlandese che ha detto «non voglio ciò che non conosco» ha espresso un sentimento comune ai milioni di cittadini cui non è stato permesso di dire il proprio pensiero.
Inutile osservare che è per questo motivo che l'Unione europea non potrà mai diventare politicamente forte. È chiaro come il sole che non può essere forte uno Stato i cui popoli perdono la patria, l'identità territoriale e linguistica, il patrimonio storico, artistico, intellettuale, religioso, culturale [ed etnico, ci permettiamo di aggiungere, ndr]. Ma è proprio questo che perseguono i veri progettisti dell'unione: vogliono indebolire l'Europa fino a farla diventare territorio di passaggio per il sud-oriente; sono soltanto i piccoli politici di servizio quelli che stupidamente sperano nella grande Europa. Ci sono però, oggi, due piccoli motivi di speranza per chi vorrebbe ancora tentare di salvare le grandi civiltà dell'Occidente.
Il primo consiste nella necessità di tenere conto della Russia, che certamente non starà a lungo a guardare in silenzio quello che combinano gli pseudo-strateghi di Bruxelles [e certe recenti dichiarazioni del presidente russo Medvedev lascerebbero ben sperare, ndr]. L'altro risiede nel nuovo governo italiano, finalmente libero dall'ansia ugualitaria e distruttiva della sinistra [francamente questo mi sembra un motivo di speranza alquanto debole, anche per quanto ricordato nella prima nota in alto, ndr].
I politici italiani, infatti, potrebbero giocare un ruolo importante nella attuale contingenza. Facendosi forti della storia dell'Italia, invasa a turno nei secoli da francesi, tedeschi, austriaci, spagnoli, sarebbe giusto che fossero loro a convincere gli altri governanti del fatto che non si può riportare gli italiani a vivere senza confini e obbedendo agli stranieri. L'unica cosa saggia da fare sarebbe quindi quella di proporre una lunga pausa di riflessione, sospendendo qualsiasi ulteriore ratifica del trattato, per poi passare a studiare con calma un progetto diverso. Nulla infatti impedisce nel frattempo di concludere degli accordi fra Stato e Stato ogni volta che se ne veda l'utilità. Sarà almeno una volta il buon senso a prevalere sulla volontà di potenza dei governanti?


http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=268790
venerdì, 13 giugno 2008




Vedi anche: Gli Irlandesi bocciano il Trattato di Lisbona. Ma gli eurocrati non mollano



da Effedieffe:

Rabbia sull’Irlanda

Maurizio Blondet    13 giugno 2008

Fatto di significato umoristico: da diverse ore a Parigi, sull’edificio di Saint-Cloud che è la sede del Front National, sventola  il tricolore. Quello dell’Irlanda. «Stasera siamo tutti irlandesi!», si legge nel proclama emanato da Jean-Marie Le Pen.

«Una volta di più la valorosa Irlanda ha dimostrato che quando i popoli si esprimono direttamente,  difendono i loro interessi nazionali. Che tutti i nazionalisti d’Europa trovino in questo risultato il coraggio  e la determinazione di combattere gli eurocrati brussellesi e i gestori del nuovo ordine mondiale, nemici dichiarati delle nazioni e dei popoli d’Europa! Nazionalisti di tutti i Paesi, uniamoci! Il trattato costituzionale è ormai caduco e la malefatta di Sarkozy, di far rivotare al congresso francese un testo identico a quello rigettato dal popolo francese, è cancellata».

Quest’ultima frase è purtroppo lontana dalla realtà. Il governo francese e quello tedesco, Sarko & Merkel, avevano già deciso di pubblicare una dichiarazione congiunta sulla necessità di arrivare al completamento del processo di ratifica, «qualunque cosa accada», nei Paesi che non l’hanno ancora fatto. Tanto per capire le posizioni.

Mentre le destre nazional-popolari (non dotate di kippà) esultano, Libération, il giornale della sinistra al caviale (posseduto dai Rotschild) vomita rabbia e disprezzo contro l’Irlanda (1).

L’editoriale dice: «Quando è entrata nella comunità il primo gennaio 1973, l’Irlanda era povera e infelice. Il suo livello di vita tra i più miserabili del mondo occidentale, la sua società  fra le più primitive. Una Chiesa cattolica uscita appena dalla Controriforma le imponeva una frusta feroce in tema di costumi». Oggi il Paese «è coperto di case nuove», ed è «passato da James Joyce al SUV 4 per 4» (sai che miglioramento).

Eppure, «si arroga senza esitare un dirittto e quasi un dovere d’ingratitudine». Il democratico autore schizza fiele contro «il meccanismo infernale dei referendum, queste macchine per far dire no alle domande che non sono poste», trionfo «della democrazia d’opinione con i suoi demagoghi, i suoi populisti e i suoi mitomani».

L’Irlanda, coi suoi 4 milioni di abitanti, sta esercitando un «dispotismo», dice l’autore. Ha osato disobbedire «al 90% dei suoi sindacalisti, dei suoi intellettuali, dei suoi imprenditori (sic) e dei media (sic) che hanno spinto per il Sì».

Appunto, questa è la libertà: non cantare nel coro. E infine, Libé propone di  sospendere «l’appartenenza» del Paese alle «istituzioni europee fino a che decida di riunirsi alla maggioranza che desidera avanzare». Insomma sanzioni ed espulsione di chi vota liberamente. E poi ci si meraviglia che la sinistra perda voti.

L’autore di questa bava d’odio è Alain Duhamel [foto sopra, ndr], giornalista della «sinistra» ammanicatissima (suo fratello è il direttore generale di France Télévision), insomma la Casta che poppa dal denaro pubblico.

Un altro esponente di questa sinistra, il ben noto Bernard Kouchner, aveva premuto sugli irlandesi con una dichiarazione anche più sprezzante: «Sarebbe molto, molto imbarazzante per l’onestà intellettuale che non si potesse contare sugli irlandesi, che - loro - hanno molto contato sul denaro dell’Europa». Insomma, vi abbiamo pagato.

L’effetto è stato controproducente: i militanti per il No hanno diffuso miriardi di copie coi volantini sulla «french gaffe». Enda Kenny, segretaria del partito Fine Gael e pur militante per il Sì, ha ribattuto a Kouchner: «Gli elettori irlandesi sono capaci di fare le loro scelte da soli».

Ma la sinistra al caviale non può fare a meno di mostrare tutta la sua altezzosità verso il popolo, ed esibire la sua aria di superiorità intellettuale. Mentre in realtà obbedisce agli ordini che vengono dal Bilderberg, dove il possibile no irlandese al Trattato di Lisbona è stato oggetto di preoccupate conversazioni a porte chiuse [ricordiamo che quest'anno del Gruppo Bilderberg ha fatto parte anche Paul Gallagher, attorney general dell'Irlanda, ndr]. In ogni caso, i poteri forti hanno ordinato ai loro maggiordomi «politici» di andare avanti che le «ratifiche» fasulle, fatte da parlamenti subalterni e non da referendum.

L’eurocrazia è «autistica», ha detto persino il ministro francese degli Esteri, Fillon. Non vuole prendere atto che, nonostante menzogne e pressioni e minacce, non riesce a «vendere» la UE così com’è ai suoi cittadini. La sordità e cecità degli eurocrati e dei loro padroni transnazionali è però, in qualche modo, necessitata: oggi su Bruxelles pende la madre di tutte le crisi politiche, per non parlare del governo irlandese, che ha parteggiato con tutti i mezzi più discutibili per il sì.

L’Europa senza democrazia è marchiata dalla illegittimità. Non prenderne atto, è l’unica difesa.

In Francia appaiono manifesti non del tutto pubblicitari. Lo slogan dice: «Lovely day for a Guinness». E’ un bel giorno per brindare con la più célebre birra irlandese.



1) Alain Duhamel, «Le despotism irlandais», Libération, 12 giugno 2008.

http://www.effedieffe.com/content/view/3562/165/
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