giovedì, 17 luglio 2008




Leggi prima: Dateci il Gran Muftì al posto del prete (del 10 novembre 2007)



da la tribuna di Treviso (del 14/07/2008):


Moschea clandestina, bufera sul prete

Stiffoni: «Va allontanato»
Ma don Aldo replica: «Spazi dati per il ritrovo»


Bufera sulla moschea allestita nel seminterrato dei locali della parrocchia di Paderno. Ad attaccare il parroco don Aldo Danieli è il senatore della Lega Piergiorgio Stiffoni. «Di fronte a tale disobbedienza dovrebbe essere rimosso», commenta. Ma don Aldo precisa: «Io non concedo spazi specificatamente per la preghiera, ma per degli incontri. Se poi pregano non vado a controllare con il lumicino».
Il parroco di Paderno si ritiene dunque estraneo alla vicenda della preghiera «sotterranea» nel seminterrato della sala parrocchiale che, secondo quanto raccontato da chi frequenta quel luogo per il culto, avviene tutti i giorni della settimana tranne il venerdì, e coinvolge solo 3-4 persone per volta.
Lo stesso vale per la preghiera del lunedì notte alle 3, un rito tradizionale nella religione islamica. Il sabato, in occasione di feste collettive, i musulmani si trovano anche in 100. In quel caso dopo la festa segue di solito un momento di preghiera, come è avvenuto lo scorso sabato sera: i musulmani si sono ritrovati per festeggiare la nascita di un bambino e poi hanno fatto un breve raccoglimento.
In 30 poi si sono fermati fino alle 3 del mattino. «Nel seminterrato ci sono ancora i tappeti che i musulmani hanno lasciato in attesa di trovare un luogo per il culto - ammette don Aldo - Ma io non ho concesso lo spazio specificatamente per la preghiera. In ogni caso, se anche si dovessero trovare in 3 persone per mettere a posto le loro cose e poi magari pregano, non credo bestemmino. Beati loro se lo fanno. Magari facessimo anche noi così. La possibilità di pregare è un diritto fondamentale dell’uomo».
Mentre dalla Curia vige ancora il silenzio sulla questione (ieri il vescovo era irreperibile), a parlare sono i politici.
La vicenda ha scatenato le polemiche della Lega, in particolare del senatore Piergiorgio Stiffoni, che ha colto l’occasione per sparare a zero sul parroco di Paderno. «Don Aldo non si rende conto su quale brutta china si è messo - commenta Stiffoni - Se fosse un mio dipendente l’avrei già rimosso».
Per il senatore ovviamente eventuali provvedimenti spettano al vescovo don Andrea Bruno Mazzocato. «Non entro nel merito di questioni interne - continua - Credo però che il vescovo sia fin troppo buono. In ogni caso, mi sembra che il parroco si stia prendendo gioco del vescovo. Mi pare che i parroci abbiano giurato obbedienza al vescovo e quindi devono osservare i dettami che vengono dalle gerarchia e non fare i ribelli».
La vicenda della preghiera «carbonara» è destinata quindi a far parlare di sé, e a lungo. A settembre inizierà il Ramadam e la questione di un spazio «ufficiale» per il luogo di culto ritornerà con più vigore dei mesi passati. I musulmani hanno chiesto a don Aldo gli spazi della parrocchia. «Ne ho parlato con il vescovo - spiega don Aldo - E la decisione spetta a lui».
Sulla vicenda interviene anche il vice-presidente della provincia di Treviso Floriano Zambon di Forza Italia. «E’ necessario vedere chi la vuol fare, dove, quanti sono. Comunque la costruzione della moschea riguarda i musulmani, come avviene per tutte le altre minoranze religiose che si sono organizzate per trovare un loro luogo di culto».
La preghiera «sotterranea» è scattata dopo la cacciata dei musulmani lo scorso novembre, quando la Curia aveva indotto il parroco a fare marcia indietro sulla concessione degli spazi parrocchiali agli islamici. Ora si apre un nuovo fronte di polemiche.

(14 luglio 2008)

http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/..........2033298
giovedì, 17 luglio 2008


Un referendum italiano sul Trattato di Lisbona? (Italiani Liberi, dell' 11 luglio 2008)





Ma il problema è dei cattolici in tutta Europa (il Giornale, del 6 luglio 2008)
giovedì, 19 giugno 2008



da ANSA.it (Speciale Balcani):


GRECIA: 'ORTODOSSIA O MORTE', MONACI ATHOS PRONTI A TUTTO

(ANSA) - ATENE, 16 GIU - 'Ortodossia o morte!'. La frase sventola sul monastero di Esfigmenou, sul monte Athos, i cui monaci, condannati come ''scismatici'' dal Patriarca di Costantinopoli per rifiutare ''l'eresia dell'ecumenismo'', si dicono pronti a resistere sino alle estreme conseguenze all'embargo e alla minaccia di intervento della polizia. ''Dio e' con noi'' assicura all'ANSA padre Gregorio, braccio destro dell'abate Metodio che guida il monastero che, da anni, non puo' ricevere rifornimenti di cibo, medicinali e posta e la cui linee telefoniche fisse, l'acqua e l'elettricita' sono state tagliate. Nei giorni scorsi centinaia di agenti hanno fatto la loro comparsa sul monte Athos in occasione delle festivita' religiose. ''Chiediamo al governo greco di rispettare i nostri diritti come quelli di ogni altro cittadino. E siamo pronti a rivolgerci alla Corte europea dei diritti umani'' dice all'ANSA, con uno dei due telefoni cellulari rimasti, padre Gregorio. L'Abate Metodio, capo supremo del monastero e' stato ''scomunicato'' per aver respinto qualsiasi 'comunione' tra Ortodossi e Cattolici, culminata con la visita del papa alla sede del Patriarcato di Costantinopoli nel 2006 e con quella di Bartolomeo in Vaticano nel 2007. La repubblica monastica del monte Athos, alle propaggini orientali della penisola calcidica, e' una comunita' autonoma all'interno della sovranita' greca, ma dipende spiritualmente dal Patriarca Bartolomeo I. Questi, fautore del dialogo con i cattolici, ha formalmente condannato nel 2002 i monaci di Esfigmenou provocando la loro espulsione dalla comunita' e un duro embargo [tempi duri per chi rifiuta di omologarsi..., ndr]. Recentemente il procuratore di Salonicco, Vassili Floridis, ha chiesto al governo greco, che non sembra pero' molto intenzionato a farlo, di intervenire per sloggiare con la forza i 107 monaci che essendo stati dichiarati ''scismatici'' dovrebbero, secondo una legge dello Stato, abbandonare il monastero dove la comunita' vive da cinque secoli. ''Sappiamo che Dio e' con noi e non abbiamo intenzione di cedere perche' senza Ortodossia non abbiamo piu' ragione di vita'' confida Gregorio sostenendo che il monastero e' stato pronto sin dal principio al dialogo con il Patriarca Bartolomeo, il quale non ha pero' mai risposto preferendo la repressione. ''Ma non sono soli, hanno un grande appoggio in Grecia, ed e' per questo che il governo esita ad usare la forza'' assicura Iraklis Moraitis, portavoce laico dei monaci che, quando puo', fa giungere loro aiuti e medicine. ''Questi santi uomini - afferma - chiedono solo di essere lasciati alle loro preghiere''. Tutto comincio' nel 1964 con l'abbraccio tra l'allora patriarca Atanagora e Paolo VI, che spinse i 20 monasteri del monte Athos per protesta contro ''l'eresia ecumenica'' a non commemorare piu' nelle loro preghiere il Patriarca, spiega l'avvocato Nektarios Polikroniou. ''In seguito a forti pressioni'' tutti pero' fecero poco a poco marcia indietro. Eccetto Esfigmenou. E da allora e' cominciata ''la persecuzione''. Una ''persecuzione'' culminata nel 2002 con la condanna per ''scisma'' da parte del Patriarcato, seguita dalla decisione del Consiglio del Monte Athos di ordinare ai monaci di lasciare Esfigmenou. La corte suprema ha respinto gli appelli di Esphigmenou. E intanto continua l'''assedio'' intorno a Esfigmenou. ''Neppure il medico puo' visitarli liberamente, e sono gia' sei i religiosi morti durante questo periodo'' accusa Moraitis. [la "civiltà" dei fautori del dialogo..., ndr] GEL
16/06/2008 20:02

http://www.ansa.it/balcani/grecia/...........html



Della notizia parla anche il blog Saura Plesio (Nessie):

http://sauraplesio.blogspot.com/2008/06/..........html
martedì, 03 giugno 2008


" [...] voi preti che vendete a tutti un'altra vita / se c'è come voi dite un dio nell'infinito / guardatevi nel cuore l'avete già tadito [...] " (Francesco Guccini, dal testo di Cirano, 1996).

dal Corriere della Sera:

Immigrati, l'Onu condanna l'Italia: «Politiche repressive e intolleranti»

La Farnesina: «Valutazioni premature». Napolitano: «Critiche? Ddl è davanti al Parlamento»

GINEVRA - Doppio attacco alla nuova normativa sull'immigrazione varata dal governo italiano. Dal Vaticano e dalle Nazioni Unite, per bocca dell'Alto commissariato per i diritti umani.

ONU - «Le politiche repressive così come gli atteggiamenti xenofobi e intolleranti contro l'immigrazione irregolare e le minoranze indesiderate rappresentano, in Europa, una seria preoccupazione». Non usa giri di parole l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Louise Arbour, che punta il dito proprio contro l'Italia, stigmatizzando la «recente decisione del governo di rendere reato l'immigrazione illegale» ed i recenti attacchi contro i Rom. La Arbour, intervenuta al Consiglio dell'Onu sui diritti umani riunito in sessione a Ginevra, ha affermato che «esempi di queste politiche ed atteggiamenti sono rappresentati dalla recente decisione del governo italiano di rendere reato l'immigrazione illegale e dai recenti attacchi contro i campi rom a Napoli e Milano».

[...]

IL VATICANO - Sul tema, nel frattempo, prende posizione anche il Vaticano. Ed è un giudizio simile a quello delle Nazioni Unite. «I cittadini di Paesi terzi, come cittadini comunitari - ha affermato da Nairobi il Segretario del Pontificio consiglio per i migranti, monsignor Agostino Marchetto [foto sopra, ndr], - non dovrebbero essere privati della libertà personale o soggetti a pena detentiva a causa di un'infrazione amministrativa». «In una recente intervista auspicavo in Italia, e non solo naturalmente, un equilibrio tra sicurezza e accoglienza - ha detto il prelato a Radio Vaticana -. Possiamo ora dilatare questo auspicio introducendo solidarietà, senso umano e giustizia» [ = più fondi per le vostre associazioni di "accoglienza", ndr]. «I governi - ha spiegato l'arcivescovo - hanno la loro competenza in tutto ciò, con dialogo multilaterale, perché nessuno oggi può risolvere questioni così complesse unilateralmente» [e certo, guai a non interpellarvi, ndr].

[...]

02 giugno 2008 (ultima modifica: 03 giugno 2008)

http://www.corriere.it/cronache/08_giugno_02/..........shtml



domenica, 01 giugno 2008


Angelo Bagnasco: "gli immigrati sono una risorsa per le società in cui lavorano, qualunque sia il loro status legale, ed è loro diritto che venga affrontato il problema della separazione familiare, temporanea o prolungata" (tratto da Repubblica.it del 30 maggio 2008).





dalla Gazzetta di Modena:

Pensioni gratis agli stranieri, è boom

Pier Luigi Salinaro

Senza aver mai versato contributi incassano 7.156 euro l’anno
Gli extracomunitari con carta di soggiorno fanno arrivare in città i genitori over 65 che all’Inps chiedono il ‘vitalizio’
Tredici mensilità da 550,5 euro, mentre un modenese non ne incassa più di 500 pur avendo versato contributi per anni

Ci sarebbe una certa preoccupazione anche a Modena per il dilagare di richieste d’ assegni sociali da parte di immigrati che, a quanto sembra, stanno mettendo in seria difficoltà l’Inps. Non esistono cifre precise del fenomeno a livello modenese (il fenomeno è nazionale), anche perchè i funzionari dell’ente di viale Reiter - contatti anche ieri - spiegano che dati e informazioni possono essere forniti solo dalla Direzione Generale di Roma. Dalla capitale ci spiegano che i dati, per singole province, possono rilasciarli solo dopo una richiesta scritta all’Inps di Modena, incaricata poi di inoltrarla alla stessa Direzione Generale. Insomma, forse fra qualche mese si potrà sapere qual’è la situazione modenese sul fronte assegni sociali agli immigrati.
Ma in che cosa consiste questa richiesta da parte degli immigrati degli assegni sociali?
Le cose stanno così: gli immigrati che hanno compiuto i 65 anni e non hanno redditi oppure sono sotto la soglia dei 5mila euro annui, hanno diritto a quella che una volta si chiamava “pensione sociale”.
Quando gli extracomunitari regolari residenti in città o in provincia con tanto di carta di soggiorno in regola e residenza, si sono accorti delle normativa di legge - tutto deriva dalla legge 388 del 2000 (inserita nella finanziaria 2001 dell’allora governo Amato) che ha riconosciuto l’assegno sociale anche ai cittadini stranieri - non hanno fatto altro che presentare domanda di ricongiungimento familiare e far arrivare a Modena genitori o parenti anziani. Tra gli immigrati extracomunitari, pare che gli albanesi siano stati gli antesignani e maestri in materia.
Come funzione questa legge varata dal parlamento italiano?
L’extracomunitario regolare, dopo aver fatto venire a Modena i congiunti, manda i familiari o il familiare ultra- 65enne all’Inps. Qui l’interessato autocertifica l’assenza di reddito oppure dichiara la pensione minima nello Stato di provenienza - che deve essere certificata - e il gioco è fatto. L’Inps a quel punto eroga 395,6 euro al mese di assegno sociale, più 154,9 euro di importo aggiuntivo. In totale 550,5 euro per 13 mensilità quindi 7.156 euro l’anno, esentasse. In sostanza genitori, nonni e parenti tutti over 65 di lavoratori extracomunitari, percepiscono i 7.156 euro all’anno, senza aver mai versato alcun contributo all’Inps.
Tutto questo mentre una buona fetta di pensionati modenesi, percepisce pensioni di 500 euro al mese, meno dell’assegno agli anziani stranieri e tutto questo dopo aver versato contributi e pagato tasse per una vita.
C’è poi un altro particolare che sa tanto di “beffa”: se il genitore, il nonno, il parente straniero a Modena non si trova bene, può tranquillamente tornare in patria, tanto l’assegno continua a decorrere. E nei paesi nordafricani con queste cifre si vive da “nababbi”. Ultimamente comunque sono satte adottate restrizioni e gli stranieri che beneficiano dell’assegno sociale non devono lasciare il nostro paese. Le domande degli stranieri per l’assegno sociale sarebbero in costante aumento e vengono quasi sempre accolte dall’Inps, visto che la legge non prevede nè un minimo di versamenti e nemmeno un certo tempo di residenza.

(21 maggio 2008)


http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/...........2026432




Avviso ai lettori: cambio provvisorio della linea editoriale
martedì, 13 maggio 2008


dal sito del Corriere della Sera (dell' 11 maggio 2008 - aggiornato al 12 maggio):

La Curia difende la moschea: «Aiuta Padova, libertà di culto»

Informazioni utili ai Padovani per il referendum cittadino recante il quesito: "Siete favorevoli alla costruzione di una moschea in via Longhin su un'area ed in un edificio di proprietà comunale come indicato dalla delibera della Giunta comunale n. 83 del 12 febbraio 2008?".

dal sito del Comune di Padova:

- Termine per la raccolta delle firme: 16 giugno 2008
- Per informazioni: raccolta firme - segreteria generale - Settore Organi Istituzionali e Affari Generali - Comune di Padova
-
Indirizzo: palazzo Moroni, via del Municipio, 1 (secondo piano) - 35122 Padova
-
Telefono: 049 8205250
-
Fax: 049 8205257
-
Orario: da lunedì a venerdì dalle 8:30 alle 13:30, lunedì e mercoledì anche dalle 15:00 alle 17:00
-
Mail: segreteriagen@comune.padova.it
-
Internet: www.padovanet.it
-
Responsabile/i: segretario generale: dott. Giuseppe Contino

http://www.comune.padova.it/dettaglio.jsp?id=2610
giovedì, 20 marzo 2008


...e ancora una volta la Chiesa Cattolica per il radicamento allogeno (ma con i soldi dei fedeli, vi pare!):

Colletta cattolica per moschea


In risposta alle 10mila firme contro raccolte da Lega Nord

(ANSA) - TRENTO, 20 MAR - La comunita' cattolica di San Francesco Saverio devolvera' all'imam locale una colletta per la realizzazione della moschea. E' la risposta alle 10mila firme raccolte in 2 mesi dalla Lega Nord contro la costruzione della moschea. I fondi cattolici contribuiranno all'acquisto del terreno. La colletta si aggiunge ai 100 mila euro gia' raccolti dalla comunita' islamica. L'imam, Aboulkheir Breigheche, ha spiegato che non ci saranno cupole e minareti ma un centro di cultura e preghiera.

Fonte: Ansa

Dateci il Gran Muftì al posto del prete
venerdì, 15 febbraio 2008


Una settimana fa parlavo di "cristianesimo putrescente" a proposito delle dichiarazioni di Rowan Williams. Qualcuno mi faceva notare nei commenti la natura "progressista" e quindi sostanzialmente corrotta dell'anglicanesimo, che spiegherebbe il delirio mondialista e traditore dell'arcivescovo di Canterbury. Un punto di vista che non mi convinceva prima e men che mai adesso. Non intendo dissertare sulle differenze, anche significative, fra le varie confessioni cristiane (es.: cattolicesimo e anglicanesimo), per due motivi: primo, perché ammetto di non possedere, almeno per il momento, le conoscenze necessarie a tal fine; secondo, perché la discussione non rientrerebbe fra gli interessi e gli scopi di questo blog. Come è mia abitudine, mi attengo dunque ai fatti e quelli, si sa, sono più difficili da contestare.

Quest'anno la Chiesa cattolica olandese si riferirà al periodo quaresimale con l'espressione "Ramadan cristiano", nella speranza di coinvolgere maggiormente i giovani, fra i quali la nozione di Ramadan sarebbe più popolare del concetto di Quaresima (questo è il pretesto della trovata propagandistica per la campagna, che dal 1967 si concentra sulla raccolta di fondi per il terzo mondo: come spesso accade, prima la "carità" terzomondista, l'autentico significato religioso può anche aspettare...). Inutile ricordare che i termini veicolano significati ben precisi (infatti la Quaresima e il Ramadan hanno origini e significati completamente diversi) e chi manipola i termini è anche chi cerca di manipolare la realtà. A buon intenditor...

Fonte:
Nis News Bulletin
domenica, 20 gennaio 2008


Nulla è cambiato. Anzi sì, ma non quello che i più si aspettano

Papa Ratzinger è un grande politico. Con poche mosse ha messo in difficoltà la giunta romana e le baronie dell’ateneo. Da buon capo della Chiesa sa bene dove tira il vento. Il vento va a “destra” nel senso delle tematiche, dei costumi dei “valori”. Anche se poi quella “destra” è fatta di uomini di sinistra, la sostanza non cambia. E la Chiesa sa bene, da sempre, porsi dalla parte del vento senza con ciò rinunciare mai a fare comunque di testa sua. Tanto per fare un esempio recente proprio il Papa ha ultimamente condannato la Globalizzazione. Ciò non gli ha impedito però di esaltare le onlus cattoliche, che della Globalizzazione sono un elemento strutturale di rilievo. Né questo ha impedito alla Chiesa, proprio la scorsa settimana, di celebrare la giornata dell’immigrante con squilli trionfali di tromba della Caritas, ovvero la grande organizzazione che considera la “contaminazione culturale e il meticciato una grande risorsa per il futuro dell’umanità”. E che gestisce, a questo fine globale e globalizzante circa la metà dell’otto per mille che si versa annualmente alla Chiesa cattolica (fonte ufficiale della Cei).

La Chiesa sa fare politica

Insomma da un lato Benedetto XVI critica la Globalizzazione, cogliendo appieno una certa richiesta generale, dall’altro la finanzia. Nulla di nuovo sotto il sole. Leone XIII, quello che condannò il capitalismo con la “Rerum Novarum” era il principale azionista della Banca di Roma; Pio XI, quello del Concordato, si è sperticato in encicliche antinaziste, in prediche antifasciste, in fronde continue contro il Regime e, per compiacere la Repubblica (massonica…) di Francia non esitò a scomunicare la cattolicissima Action Française. La Chiesa fa politica, la sa fare, la fa efficacemente, la fa da sempre.

Il Papato nella Globalizzazione

Questo per dire che? Semplicemente che Benedetto XVI sta facendo benissimo politica; una politica che, se mettiamo assieme strutture, dinamiche, tendenze e parole e diamo loro un significato appare chiarissima checché ne vogliano estrapolare a proprio piacimento i cristiani di destra e di sinistra. Il Papa che è un uomo di un certo rilievo, e con lui la Curia, hanno capito che l’impianto Global presenta crepe e che si avvia alla ristrutturazione. In questa ristrutturazione che avrà comunque uno spirito progressista (capital/comunista) mentre al momento, e forse a lungo, dominerà un’anima di destra (“valoriale”, in cerca di risposte al deserto esistenziale) la Chiesa si pone esattamente dove l’onda cresce: a sinistra nello spirito e nelle strutture, a destra nell’anima e nelle parole.

Il tutto allo scopo di acquisire spazi, poteri e mezzi sempre maggiori nella cogestione mondiale. Insomma il neo/neo/guelfismo cerca di aprire uno spazio al Papato nella Globalizzazione che possa ricalcare quello che ebbe nell’Impero.

Vietiam vietiamo!

Questa è la grande posta in gioco, poi c’è la piccola. I baroni universitari, arroganti di certo, che sono caduti nella trappola di contestare il Papa si sono fatti spazzar via. Benedetto XVI, che sa fare politica, ha fatto sì che si desse l’impressione non che rinunciasse Egli, come in realtà è accaduto, ad andare alla Sapienza ma che vi fosse stato escluso. L’alzata di scudi che ne è conseguita ha confermato questa versione (del resto non conta mai la realtà dei fatti ma come vengono presentati) con l’unico risultato, a breve, che verrà vietato anche il contestare. Non già il Papa in sé ma ogni autorità riconosciuta. Un altro passo avanti e molto deciso verso la prigionia globale!

Il nuovo consociativismo

Tutti presi dalla diatriba, da questa falsa dialettica, da quest’opposizione mediatica, in pochi hanno ascoltato le ragioni di chi anziché lanciare proclami ragionava. Sicché non so quanti abbiano fatto attenzione a un professore universitario che ha detto: “se iniziamo così poi dovremo per forza aprire anche a Mullah e a Rabbini”. Credo che nessuno se ne sia accorto ma è esattamente quello che succederà in breve tempo. La privatizzazione, ovvero la liquidazione dello Stato sovrano, della Res Publica, va di pari passo con il consociativismo interconfessionale che un altro paladino della Reazione di oggi, il Presidente Sarkozy, ha annunciato trionfalmente in Francia la scorsa settimana tra i sorrisi compiaciuti e gli appetiti manifesti di Vescovi, Mullah e Rabbini.

Qual buon senso Plotino

Alla fine della festa il Papa avrà vinto facilmente questa mano di gioco ma la posta, contrariamente a quanto ognuno dei singoli papisti di base fermamente speri, andrà su un altro tavolo, quello vero, a decidere della distribuzione delle carte del Mercante in Fiera.

E una volta di più chi si è fatto rapire da questa rissa mediatica, che sia cattolico o anticattolico, laico o clericale, di destra o di sinistra, avrà perduto il suo tempo. Chi abbia l’orgoglio, la volontà, la determinazione di aprirsi un cammino e di tracciare un destino, il che non gli impedisce affatto di seguire l’esempio cristico o, se lo preferisce, un altro modello archetipale, non può perdersi ancora e sempre nel vicolo cieco del dualismo e nella colonna sonora del clangore mediatico affidando ad altri, per delega, la propria affermazione. Mi torna in mente una massima plotiniana mai così attuale come oggi “Non esiste alcun Dio che combatta al posto di chi anziché impugnare le armi prega”.

Cari uomini eretti, che siate cattolici o meno, che siate ghibellini o no, ne riparleremo tra qualche Angelus, dopo l’applicazione della Legge Ferrero che la Caritas sta patrocinando a gran voce.

Gabriele Adinolfi

Fonte: NoReporter.Org
giovedì, 20 dicembre 2007


Giovedì 20 Dicembre 2007 – 17:25 – Gianfranco Montù

La democrazia è quel sistema politico ideale in nome del quale si bombardano i popoli che non l’adottano, quel sistema politico per definizione tollerante che mette il bavaglio a quelli che definisce intolleranti, che permette tutti i partiti salvo quelli che si oppongono davvero, che etimologicamente significa potere al popolo e praticamente nessun potere al popolo.
La Svizzera è stata spesso definita un modello di democrazia e forse lo è davvero nel senso che in questi giorni ha fornito un modello davvero paradigmatico di cos’è nel Terzo Millennio la democrazia.
Meglio ancora: ha dato, come altre nazioni europee, un saggio emblematico dell’arrogante potere dell’oligarchia e dei suoi burattini partitocratrici.
Ecco i fatti in sintesi. Il partito nazionalista SVP, partito svizzero del popolo, vince a ottobre le elezioni, tocca il 30% dei voti, massimo storico di tutti i tempi per un partito in Svizzera. Il suo capo carismatico è Christoph Blocher, che da due decenni porta il partito di vittoria in vittoria, pur avendo contro tutti i quotidiani, le televisioni, i sindacati, la confindustria, le chiese e tutta l’accozzaglia radicalprogressista rossoverde. Un 30% che varrebbe un buon 50 in condizioni di normale concorrenza e di “par condicio” informativa. Da quattro anni Blocher è anche ministro. Nella Confederazione vige il cosiddetto sistema di concordanza per cui tutti i grandi partiti vengono cooptati al governo, con uno o due ministri (chiamati Consiglieri federali, in tutto sette) a seconda della forza parlamentare. Nella formazione del nuovo governo appare inevitabile che il Parlamento rielegga Blocher, reduce da un trionfo elettorale. Storicamente poi non è mai accaduto che un ministro in carica venga estromesso dal governo, salvo se sconfitto alle elezioni. Nessuno dubitava che Blocher fosse rieletto al Governo senza colpo ferire. Ma l’oligarchia non può tollerare Blocher. Non può tollerare un politico che fa gli interessi del paese, che vuole fermare l’invasione migratoria, che si oppone alle trame onusiane, ai burocrati di Bruxelles, che crede nella partecipazione popolare tramite i referendum, che difende l’esercito di milizia e soprattutto mette al primo posto la sovranità nazionale.
Non solo: Blocher ha commesso il peccato più grave agli occhi della piovra usorocratica, Ha denunciato il cappio dei balivi, la legge inquisitoria diffusa in tutta Europa sul razzismo e l’antisemitismo: ha detto, testualmente, che “le leggi contro la libertà d’opinione gli danno il mal di pancia” Come ministro della Giustizia si riprometteva di cancellare quell’obbrobrio.
Ma con questo progetto ha messo in pericolo la base stessa del potere oligarca, il braccio secolare della tirannia, lo strumento con cui qualsiasi avversario può essere accusato di lesa maestà, di pensieri revisionisti, di sospetti antisemiti, di pulsioni razziste. Un sospetto che equivale all’emarginazione e nei casi più gravi porta alle patrie galere. Tutto questo una vera democrazia cosmopolita non poteva tollerarlo e non l’ha tollerato. La potente lobby ebraica ha più volte tuonato contro di lui e gli effetti si sono visti subito.
Gli oligarchi hanno preso per le orecchie i loro burattini partitici che hanno perfettamente capito che erano in gioco le loro poltrone. E così hanno inventato un escamotage che è un capolavoro di ipocrisia. Hanno cercato un deputato del partito blocheriano che fosse “moderato”, dissidente, cioè asservito all’oligarchia e lo hanno eletto ministro. Naturalmente costui ( meglio costei: si tratta di una donna) rappresenterà in governo solo se stessa, perché il partito di Blocher l’ha immediatamente estromessa. Ma questo è l’ultimo problema per gli oligarchi. Sanno benissimo che la “democrazia” è solo una commedia per allocchi. Ufficialmente hanno rispettato la forma, hanno preso un paio di venduti morali del partito vincente li hanno nominati ministri: sapendo perfettamente che avrebbero fatto la volontà degli oligarchi, non del loro ex partito e meno che mai del popolo che ha scelto in massa Blocher. La Svizzera viene così trattata come una repubblica delle banane, la scelta elettorale platealmente raggirata. E poi criticano Putin!
Ma il gioco pesante potrebbe non riuscire sino in fondo. Gli stessi burattinai sanno di rischiare grosso. In queste ore in molti Cantoni germanici ove Blocher ha superato il 50% c’è indignazione. Le iscrizioni all’SVP – lo ammette la stessa stampa anti-blocheriana – piovono a centinaia.
Blocher ha promesso opposizione dura – non avveniva in Svizzera dal dopo guerra, poiché vigeva appunto il patto di concordanza fra i maggiori partiti – e nessuno dubita che sia in grado di farla. Ha grande esperienza, politica, cultura, carisma ed ha notevoli risorse economiche. “In quattro anni di governo - ha detto Blocher - sono venuto a conoscenza di tutte le porcherie che vengono nascoste sotto il velo pietoso e spesso vergognoso del segreto di Stato. Queste cose ora potrò denunciarle apertamente”.
Non dubitiamo e fiduciosi rimaniamo in attesa..

http://www.rinascita.info/cc/RQ_Mondo/EEAlEypZEkdMawtDgX.shtml
sabato, 10 novembre 2007


Clicca sull'immagine per visualizzare la vignetta dell'Ostile
Presa da: http://ostile.blogspot.com

Ennesimo esempio della gran confusione sincretistico-mondialista che imperversa fra le cariche ecclesiastiche, alte e basse: apprendiamo dal Corriere della Sera che don Aldo Danieli, parroco di Paderno di Ponzano Veneto, piccolo centro nella provincia di Treviso,
ha deciso di riservare alcuni locali della parrocchia alla preghiera degli immigrati musulmani. Ogni venerdì la parrocchia si trasforma così in moschea. Le motivazioni addotte dal prete sono facili da intuire (dispiacerà doverlo ammettere, ma raramente l'odierno cristianesimo cattolico sa offrirci parole che non siano inutili e vuote); pertanto evitiamo di commentarle rimandando all'articolo in basso.

Ci piace però muovere un breve appunto su una sua affermazione che ha il sapore di adombrare un sottile disprezzo per la realtà autoctona locale: "
Preferisco i musulmani che pregano ai cristiani che bestemmiano". Oltre a rilevare la totale insensatezza della correlazione fra i "cristiani che bestemmiano" e la sua scelta (sbagliata), teniamo a sottolineare che noi, invece, a preti come lui preferiamo di gran lunga autorità religiose come l'egiziano Alì Juma, il quale avrebbe certamente qualcosa di più interessante da dirci (collegamento al blog Euro-Holocaust).

P.s.
Ma i bestemmiatori - per inciso, non necessariamente cristiani o battezzati - non erano le "pecorelle smarrite" di cui dovrebbero occuparsi in primis
proprio quelli come don Aldo?

Fonte: Corriere della Sera

Una chiesa al venerdì diventa moschea
«Non c'è dialogo se si chiudono le porte. Preferisco i musulmani che pregano ai cristiani che bestemmiano»

PONZANO VENETO (Treviso) - C'è una chiesa, a Paderno di Ponzano Veneto, che di venerdì diventa moschea, per favorire l'integrazione religiosa. Il parroco di Santa Maria Assunta, don Aldo Danieli, ha deciso di riservare alcuni locali della parrocchia alla preghiera e all'incontro degli immigrati musulmani. A Ponzano, che si trova in provincia di Treviso, risiedono 11.400 abitanti mentre i nuclei familiari di immigrati stranieri sono 232, circa 650 persone, provenienti soprattutto dal Nord Africa e dall'Est Europa.

IL DIALOGO AVVIENE SE NON SI CHIUDONO LE PORTE - «È inutile parlare tanto di dialogo se poi gli sbattiamo la porta in faccia. Papa Wojtyla li ha chiamati cari fratelli musulmani, come si fa allora a chiudergli la porta? Per me sono tutti figli di Dio». Agli immigrati di fede musulmana che vivono a Paderno di Ponzano Veneto e dintorni Don Aldo, 69 anni, le porte le ha spalancate mettendo a loro disposizione per la preghiera del venerdì l'oratorio della parrocchia, con annessa cucina e palazzetto, che ha contribuito a costruire anche con le sue mani. Il venerdì sono circa 200 i musulmani che arrivano da varie parti e si riuniscono a pregare nel locale che un giorno alla settimana diventa una moschea, ma per la fine del Ramadan e la festa del montone il numero sale a 1000-1200. «Loro me l'hanno chiesto e io ho detto di sì - spiega il parroco - Gli oratori del resto rischiano di fare le ragnatele».

CRITICHE E RESISTENZE - Una decisione quella presa da don Aldo due anni fa che all'inizio ha fatto storcere il naso a più di un parrocchiano. E non solo visto che, come racconta lui stesso, anche il vescovo e la Curia hanno fatto arrivare all'orecchio di don Aldo le loro perplessità: «Io, ingenuamente, non avevo chiesto il permesso nè al vescovo, nè a nessun altro perché per me è come fare la carità - ha spiegato don Aldo -. Del resto sono più vecchio del vescovo e sono stato anche suo professore. Comunque se me lo avessero proibito non sarei stato disposto ad obbedire». Don Aldo è molto convinto della propria scelta e con i suoi parrocchiani più recalcitranti è stato chiaro fino alla provocazione: «Preferisco i musulmani che pregano ai cristiani che bestemmiano. Se pensate di farmi diventare razzista vi sbagliate». L'anno scorso a don Aldo erano arrivate alcune e-mail che lo sollecitavano a stare «con le sue pecorelle» invece di aprire le porte ai musulmani: «Qualcuno mi diceva di stare attento - racconta - perché dove vanno a pregare prima «ci sgozzano i montoni» e «poi diventano padroni loro». Insomma le contestazioni non sono mancate, ma io ho riunito il Consiglio pastorale e ho spiegato che non bisogna avere paura. Il Papa ci invita a spalancare le porte a Cristo e Cristo sono anche i musulmani. Adesso va meglio. È un processo lento e faticoso, ma sta cominciando».

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9 novembre 2007
lunedì, 05 novembre 2007


N.B.: la sottolineatura è nostra.

Chiusi a forbice tra opposte demenze, in ostaggio di profittatori internazionali e nazionali, non sappiamo che pesci prendere sull'immigrazione. Eppure

Il caso Reggiani induce a riflettere. Il fenomeno dall'immigrazione è gestito come peggio non si potrebbe ed ha effetti catastrofici. Tanto per cominciare ha innescato una guerra tra poveri che rischia di non finire mai. Questa guerra è incoraggiata quotidianamente da una serie di ingiustizie, sperequazioni e favoritismi che avvantaggiano gli stranieri sugli italiani, gli stranieri irregolari sui regolari, e infine, tra gli irregolari, quelli più pericolosi socialmente.

I costi economici, sociali, culturali dell'immigrazione sono altissimi. L'immigrazione incide non poco anche sull'ordine pubblico e sulla sicurezza.

Non esiste una politica credibile – né l'ipotesi di una politica credibile – sull'immigrazione.


Trinariciuti e agghiaccianti


Le voci che si levano in proposito sono quasi sempre assurde, espressioni di logiche trinariciute, a volte agghiaccianti.

I profeti del paradiso cosmopolita ripetono incessantemente un'interminabile serie di assurdità ideologico-moralistiche facendosi così agenti patogeni di una vera e propria epidemia. Nella veste di censori morali criminalizzano la reazione normale della gente e pretendono anche manu militari che essa eviti di ribellarsi al non senso.

E' pur vero però che dal canto suo la gente ama il sensazionalismo ed è semplicistica nelle sue emozioni. E così, presa oggi da romenofobia, oltre a dimenticare che esistono non pochi immigrati laboriosi e onesti, non si accorge in questi giorni di altri reati non commessi da immigrati, come a Guidonia ieri (che sarebbe successo se a sparare a diciassette passanti fosse stato un rom?) o di altri omicidi tutti italiani. Mai un po' di misura... La gente oscilla pericolosamente tra un buonismo neo-rousseauiano e un'intolleranza ottusa.

Se si continua così, con demonizzazioni e angelizzazioni alterne, non si farà che far marcire irrimediabilmente tutto, senza che alcuna misura intelligente venga mai presa nemmeno in considerazione.


L'immigrazione? Un business


Ma qualcuno vuole prendere misure serie? Francamente ne dubito.

E' vero infatti che l'immigrazione è l'effetto di un colonialismo anomalo e intrecciato che tanto giova alle multinazionali e tanto danneggia i popoli. E' certo che un'ideologia perniciosa di cui sono imbevute le intellighenzie occidentali non fa che alimentare il meccanismo multinazionale.

E' vero, tremendamente vero, che ci sono troppe associazioni che vivono dell'immigrazione, foraggiate da fondi europei, nazionali, locali, da tasse dirette e indirette. L'immigrazione è diventata un business per associazioni clericali e marxiste, prima tra tutte Migrantes della Caritas.

Di sicuro fino a quando saranno versati migliaia di miliardi di lire a chi si occupa di frizioni sociali dovute all'immigrazione costoro si adopereranno affinché l'immigrazione resti un fenomeno socialmente devastante anziché cercare di trovare soluzioni. (E parte di questi miliardi si spreca nella manutenzione degli inutili e indegni Cpt, contrappeso uguale e contrario dell'assistenzialismo). Quella che si è venuta a creare è una ricchissima, vergognosa e pericolosa forma di tangente; una porcheria che ha un peso notevole nella gestione migratoria. E tutte le misure previste non vanno minimamente a risanare le problematiche sull'immigrazione bensì a rimpinguare ulteriormente le casse degli sfruttatori dell'immigrazione; lo si scopre chiaramente con la legge Amato-Ferrero.


Dobbiamo alzare le braccia?


Non c'è via di uscita? Dobbiamo gettare miliardi per finanziare i profittatori e rassegnarci così a un futuro letteralmente invivibile? E dobbiamo, nel frattempo, essere costantemente ingiusti verso tutto e tutti? Dobbiamo continuare a confondere l'immigrazione (che è un fenomeno) con la figura emblematica dell'immigrato?

E che dobbiamo pensare di questo fantomatico “immigrato”? Che è un criminale, un selvaggio, offendendo così decine e decine di migliaia di persone per bene e la nostra stessa dignità? O dobbiamo pensare che questo inesistente “immigrato” sia un buono, una vittima onesta da proteggere e con cui costruire un melting pot americano? E così alimenteremo ingiustizie, sperequazioni, guerre tra poveri e lasceremo crescere anche le ampie sacche criminogene, rendendoci complici, quando non vittime, di violenze e omicidi.

Dobbiamo rassegnarci a un'impotenza imbecille chiusi a tenaglia tra affermazioni ideologiche e prive di proposte? Sembrerebbe che tutti, dall'estrema sinistra all'estrema destra con esternazioni irreali e sloganistiche siano d'accordo per fare in modo che nulla si muova e che tutto contribuisca allo sviluppo incontrastato dello status quo, così come pretende – giustamente per le sue finanze – il cardinal Bertone.


Molto si può


E' certo che non si può risolvere il problema dell'immigrazione in una condizione di sovranità limitata e sottostando ai diktat del Wto e delle organizzazioni internazionali. Ma questo non significa che, pure nell'attuale limitato margine d'azione, alcune decisioni di buon senso non possano rivelarsi salutari.

Innanzitutto s'impone la chiusura totale dei rubinetti per le associazioni che incoraggiano il disagio migratorio.

Quindi si può uscire dai vincoli di Schenghen, ché non è un obbligo restarci invischiati, e regolarizzare così meglio i flussi.

Quindi è possibile passare una serie di accordi internazionali – in controtendenza rispetto al sistema multinazionale - per finanziare i Paesi colonizzati che oggi vivono in buona parte delle rimesse finanziarie degli emigrati e che, fronte a un'ipotesi più ghiotta, si adopererebbero a cambiare e far cambiare rotta.

Si dovrebbe poi smetterla di offrire la cittadinanza o la nazionalità (a me non è mai venuto in mente di chiedere quella francese benché abbia vissuto per quindici anni a Parigi e stimi a ragion veduta molto più quello Stato del nostro); si parli di permessi di soggiorno che, sia ben chiaro, offrono le medesime garanzie legali e assistenziali quando non addirittura maggiori.

Si dovrebbe infine avviare una serie di programmi di qualificazione professionale con integrazioni lavorative temporanee i cui proventi siano versati obbligatoriamente in parte  nel loro Paese in fondi destinati all'acquisto di casa e terra (ad esempio potrebbe trattarsi dei contributi che andrebbero vincolati a questo scopo).

Si agisca, insomma, per ribaltare la logica di questa dinamica.

Si può fare; si può fare in concordia e in collaborazione internazionale, si può fare rispettando la nostra cultura, la nostra intelligenza, le nostre tradizioni, i popoli e gli individui delle altre nazioni.

Ma la domanda che va posta è: si vuole fare? Perché a me non pare proprio. Nessuno, davvero nessuno, mi sembra volerlo; tutti, gli imbelli, i parassiti e gli oppositori che alzano la voce, si agitano e inseguono voti nel malcontento, sembrano soddisfattissimi della situazione com'è. Oppure sono soltanto superficiali e pressapochisti, il che di fatto non cambia. E allora ammettiamolo: abbiamo esattamente quello che ci meritiamo e andremo sempre peggio. Ma prendiamocela con noi stessi invece di ululare alla luna. Che noi siamo iene, cani, sciacalli o lupi mannari fa lo stesso: è solo una perdita di tempo.

Gabriele Adinolfi (5 novembre 2007)


http://www.noreporter.org/dettaglioArticolo.asp?id=9863
lunedì, 05 novembre 2007


N.B.: la sottolineatura è nostra.

Vivono banchettando sui morti

Sul caso Reggiani e sulla sua nauseabonda gestione

Se Sartre fosse vivo straccerebbe “La nausea” perché superata dallo schifo. Non esiste un fondo del precipizio, e questo lo sapevamo, ma ogni giorno che passa l'indecoroso spettacolo dei saltimbanchi nostrani oltre a farci torcere le budella ci lascia attoniti; ci viene da chiederci, pizzicandoci: “ma davvero?”. La tragedia di Giovanna Reggiani, la donna che a Roma è stata aggredita, scippata, forse violentata e comunque uccisa da un romeno è stata lordata da un vergognoso intrecciarsi di patetiche farse.

Il governo?


Non sappiamo chi sia stato più osceno. Il governo? Quello che con la legge Ferrero si appresta a trasformare le nostre città in un'immensa bidonville eppure si scandalizza per quest'anteprima e “risolve” il problema con il decreto per la possibilità di espulsione dei cittadini comunitari. E via di gran cassa quasi fosse stato deciso qualcosa di rivoluzionario quando, invece, l'espulsion