sabato, 19 luglio 2008



da la Repubblica (del 29/02/2008):


Usa, primato dietro le sbarre
Un giovane nero su 9 in carcere

La popolazione carceraria è superiore a qualsiasi altro Paese: un bianco su 106, un ispanico su 36, un afro-americano su 15


WASHINGTON - Gli Stati Uniti hanno una popolazione carceraria superiore a quella di qualsiasi altro Paese al mondo e, per la prima volta nella storia degli Usa, più di un americano adulto su cento si trova dietro le sbarre. Lo ha scoperto uno studio pubblicato oggi dal Pew Center on the States, centro di studi economici e sociali.

Secondo il rapporto, la popolazione carceraria negli States è cresciuta di 25 mila detenuti nel 2007, arrivando a quasi 1,6 milioni. Altre 723 mila persone si trovano in prigioni locali, arrivando a un totale di circa 2,3 milioni di carcerati. Con una popolazione adulta Usa di circa 230 milioni, il nuovo dato significa che un americano adulto su 99 è dietro le sbarre. Facendo un confronto la Cina, per esempio, che ha una popolazione di oltre un miliardo di abitanti, è al secondo posto con 1 milione e mezzo di persone in carcere, seguito dalla Russia che conta 890mila detenuti.

I tassi di permanenza nelle carceri sono più alti per certi gruppi etnici: secondo i dati del 2006 un adulto americano bianco su 106 è dietro le sbarre, un ispanico su 36 è in prigione, mentre tra gli afro-americani la proporzione è addirittura di uno su 15, che sale a uno su nove se si guarda alla fascia di età compresa tra i 20 e i 34 anni.

Mentre gli uomini hanno dieci possibilità in più di finire in carcere rispetto alle donne, la popolazione femminile carceraria cresce in maniera rapida secondo il rapporto del Pew. Si trova in carcere una donna bianca su 355 (che diventa una su 265 tra i 35 e i 39 anni), ma la percentuale aumenta con le donne appartenenti a minoranze: per le nere il tasso è una su cento, per le ispaniche è una su 297.

I dati si discostano rispetto a quelli ufficiali del Dipartimento della Giustizia che è arrivato a una stima di un detenuto ogni 135 americani guardando alla popolazione americana nel complesso, non solo agli adulti. Per mantenere questa popolazione in ascesa, nel 2007 gli stati hanno speso 44 miliardi di dollari, contro i 10 miliardi di dollari del 1987. Nel 2005, l'ultimo anno per cui ci sono cifre nazionali disponibili, imprigionare qualcuno è costato oltre 23 mila dollari.

(29 febbraio 2008)

http://www.repubblica.it/2008/02/sezioni/esteri/.........html
venerdì, 18 luglio 2008



dal sito del Ministero degli Affari Esteri:


I rapporti bilaterali Italia-Russia

L’Italia ha sviluppato con la Russia relazioni di un’intensità tale da poterle qualificare come “rapporto privilegiato”. Nel corso degli ultimi anni, si è verificato un rafforzamento qualitativo e quantitativo, con la realizzazione di progetti comuni in molteplici settori che spaziano dalla cultura all’economia al dialogo politico. Su queste basi, lo scorso anno si sono svolte numerose visite ad alto livello, tra cui  la visita a Roma del Presidente Putin (13 marzo 2007), cui ha fatto immediato seguito il Vertice Intergovernativo di Bari (14 marzo). A margine del Vertice si e’ svolto a Roma, il 13 marzo 2007, il “Foro di Dialogo italo-russo delle società civili”. Da ultimo, il Presidente del Consiglio Berlusconi ha incontrato il Presidente Medvedev a margine del Vertice G8 di Hokkaido (7-9 luglio). La visita di Stato in Russia del Signor Presidente rappresenta un momento fondamentale dell’agenda bilaterale e ad essa faranno seguito, nella seconda metà dell’anno, il Vertice Intergovernativo, che sarà ospitato in Russia, ed il Consiglio di Cooperazione Economica.

Anche le relazioni commerciali tra Italia e Russia si confermano a livelli di eccellenza. L'Italia rappresenta il 4° partner commerciale della Russia, il 2° importatore, e l’8° esportatore (dati 2007). L'interscambio bilaterale, cresciuto del 50% nell’ultimo quadriennio, ha sfiorato nel 2007 i 24 miliardi di euro (+13% rispetto al 2006). Anche grazie al progressivo miglioramento del tenore di vita della popolazione russa le nostre esportazioni, soprattutto macchinari, tessile e abbigliamento, mobili, sono aumentate del 25,4% rispetto al 2006.

Il volume degli investimenti italiani in Russia è in costante crescita (1.172 milioni di dollari dal 1991 al 2007), per quanto ancora inferiore a quello di altri Paesi (Gran Bretagna, Germania, USA, Francia). Sono infatti numerosi i progetti produttivi avviati da imprese italiane: tra questi, le partnership industriali realizzate tra Eni e Gazprom, Finmeccanica e Sukhoi, ENEL e RAO/UES, FIAT e Severstal.

Fondamentale il partenariato italo-russo in campo energetico: nel novembre 2006 Eni e Gazprom hanno concluso un accordo strategico che prevede la partecipazione di Eni allo sfruttamento di giacimenti in Russia e l’accesso di Gazprom al settore italiano della distribuzione, oltre a collaborazioni in Paesi terzi. Eni e Gazprom collaborano anche nell’ambito del progetto di gasdotto “South Stream” (collegamento tra Russia ed Europa occidentale attraverso il Mar Nero).

A conferma del suo ruolo di primo piano nel settore energetico russo l'ENI, con il recente contratto sottoscritto con la Societa' russa di generazione di elettricita' TGK-9 per la fornitura di circa 350 milioni di metri cubi di gas entro il 2010, e' diventata il primo soggetto straniero ad entrare come intermediario nel mercato del "downstream" [parte del ciclo petrolifero che comprende la raffinazione, il trasporto e la distribuzione; nel caso del gas naturale non c'è raffinazione, ma solamente una depurazione, ndr] nella Federazione Russa: un'importante esperienza che la Società italiana intende sviluppare anche in vista del notevole impegno che le sarà richiesto dall'avvio delle attività di sfruttamento e commercializzazione delle risorse dei giacimenti siberiani di cui essa e' azionista insieme ad ENEL.
Anche ENEL è particolarmente attiva in Russia: è stata la prima azienda straniera ufficialmente invitata a partecipare al processo di privatizzazione del settore elettrico russo. Essa ha ora una presenza integrata nel settore energetico russo che include non solo generazione elettrica ma anche attività di estrazione e produzione di gas e vendita di energia, con prospettive di sviluppo anche nel settore nucleare.


http://www.esteri.it/MAE/IT/Approfondimenti/.........htm
venerdì, 18 luglio 2008




Leggi anche: Mafia e mafie: scoperti accordi tra camorra e criminalità cinese all'Esquilino (Roma)



da Rinascita:


Casalesi e mafia cinese: accordo perverso sui rifiuti

Venerdi 18 Luglio 2008 – 14:54 – Fernando Riccardi

Abbiamo parlato di recente (“Rinascita”, 11 luglio 2008) delle tante cosche malavitose che agiscono indisturbate o quasi nel territorio della regione laziale. Abbiamo trascurato, però, di analizzare ciò che di losco avviene nel processo dello smaltimento dei rifiuti che negli ultimi anni si è trasformato in un affare di proporzioni colossali. In questo particolare settore, stando alle indagini espletate dalla Dia, si sarebbe stretto una sorta di patto d’acciaio tra il clan dei Casalesi e la mafia cinese. Il perverso meccanismo andrebbe avanti più o meno così: tonnellate di rifiuti altamente tossici (scarti ospedalieri, solventi, composti chimici, vernici, materiali radioattivi) vengono stipati in capienti container i quali, grazie a documenti di trasporto abilmente contraffatti (l’immane carico di veleni viene fatto passare per ‘materie prime’), dal porto di Napoli salpano in direzione di Hong Kong e della Cina. Qui viene subito avviata una gigantesca operazione di smantellamento dei materiali tossici: centinaia di migliaia di lavoratori locali, in cambio di un risibile compenso (un dollaro e mezzo al giorno), si gettano a capofitto in quell’ammasso putrido di sostanze, incuranti dei rischi e delle contaminazioni, per recuperare pezzi ed elementi che poi saranno trasformati in giocattoli, occhiali da sole, capi di abbigliamento, cinte, scarpe, borse e quant’altro. Oggetti che verranno riversati nel nostro paese compiendo il percorso inverso da Hong Kong a Napoli. Il tutto sotto il controllo vigile dei Casalesi che, grazie alla collaborazione con gli uomini del dragone cinese, stanno facendo affari esorbitanti. Il crocevia di tali loschi traffici, a quanto pare, è il Lazio meridionale e, in particolar modo, la provincia di Frosinone. E la cosa non deve stupire più di tanto: da tempo, infatti, la camorra si è infiltrata profondamente nel cassinate e nella Ciociaria propriamente detta, mettendo in piedi una efficiente organizzazione che spazia dal mercato immobiliare alle attività commerciali, dall’usura allo sfruttamento della prostituzione, per finire, ovviamente, al traffico illecito dei rifiuti, l’affare del secolo. Senza dimenticare, poi, la favorevole posizione geografica di Frosinone e provincia, giusto al centro della Penisola, e la sua vicinanza con il porto di Napoli, punto focale dei traffici illeciti. Il giochetto, però, non avrebbe avuto così tanto successo se i clan nostrani non si fossero ‘gemellati’ con la malavita orientale. Non si può ignorare, infatti, che in Cina le norme in materia di rifiuti sono molto più elastiche delle nostre. In Italia, per smaltire legalmente 15 tonnellate di rifiuti pericolosi, si pagano all’incirca 60.000 euro. A Hong Kong, invece, per la stessa quantità, ne vengono chiesti soltanto 2.500. Ecco perché il ‘mercato dei rifiuti’ è così redditizio. Ecco perché quantità ingenti di scarti tossici, fatti passare per materie prime, da Napoli prendono la via dell’estremo Oriente. Un gigantesco business che è conveniente a 360 gradi. Alle aziende nostrane che per lo smaltimento pagano costi assolutamente irrisori e agli stessi clan malavitosi, italiani e cinesi che, controllando il traffico, introitano cifre colossali. E, sotto sotto, si fregano le mani anche politici e amministratori locali che non vedono l’ora di liberarsi delle ingombranti cataste di rifiuti che ammorbano il territorio. Tutti contenti, dunque. E pazienza, poi, se i nostri bimbi si troveranno a giocare con peluche al cadmio o con macchinine radioattive rigorosamente ‘made in China’. Questo, alla fin fine, è il prezzo che si dovrà pagare affinché ogni tassello vada ad incastrarsi nel suo giusto posto. Di fronte al ‘business’, del resto, non possono esistere scrupoli.


http://www.rinascita.info/cc/RQ_Politica/........shtml
venerdì, 18 luglio 2008



da Romauno News:


Esquilino: camorra e criminalità cinese. Sette arresti

15/07/2008 ore 16:05
CRONACA

La camorra controllava l’importazione di merce contraffatta dalla Cina e poi reinvestiva gli introiti milionari in immobili e attivita’ imprenditoriali. La Dia, la direzione investigativa antimafia della polizia, dopo una serie di intercettazioni telefoniche, ha scoperto il sistema di importazione della merce falsa dalla Cina al quartiere dell’Esquilino e poi in tutta Italia. La merce veniva praticamente imposta ai commercianti dell’Esquilino, sia cinesi che italiani. Alcuni di loro, stanchi delle minacce, sono stati costretti a chiudere. Dal paese asiatico la merce arrivava in primo luogo a Napoli, qui sui capi di abbigliamento venivano apposte le etichette contraffatte delle più importanti marche. La merce diventata “griffata" e veniva poi tenuta a Cassino nei magazzini di altri affiliati all'organizzazione criminale. Poi la merce arrivava all'Esquilino pronta ad essere immessa sul mercato romano. Al termine dell’operazione, denominata “Grande muraglia”, sono state eseguite 7 ordinanze di custodia cautelare tra Roma, Napoli e Cassino e sono stati sequestrati beni per oltre 5 milioni di euro. A capo dell’organizzazione c’era Salvatore Giuliano, pentito, anche grazie alle sue testimonianze si e’ riusciti a ricostruire il modo in cui operava il gruppo che gestiva l’importazione di merce falsa. Giuliano era un capo camorrista del rione Forcella di Napoli, il clan aveva messo su una rete di rapporti tra Cina, Napoli, Cassino e Roma anche con lo scopo di controllare gli affari dell'Esquilino, i soldi del “mercato del falso” venivano reinvestiti in concessionari di automobili, bar e ristoranti. Le persone arrestate sono tutte italiane, due invece gli imprenditori cinesi indagati. Il gruppo camorristico, insieme agli intermediari cinesi, si riuniva in via Principe Amedeo, vicino Termini. Nella sede della Dafa consulenze, qui venivano presi accordi per affari commerciali e immobiliari.

(Redazione di Romauno)

http://www.romauno.tv/newstestuale.php?id=5164
giovedì, 17 luglio 2008


Come da titolo: non c'è molto altro da dire. Aggiungiamo che l'anno scorso il numero totale di nascite in Inghilterra e Galles ha raggiunto il picco più alto dal 1991: 691.013 sono stati i nuovi nati, con un incremento del 3% rispetto al 2006. Prevedibili i fattori di questa crescita tutt'altro che positiva: immigrazione e tasso di natalità più alto tra le famiglie immigrate, oltre ad una tendenza sempre più diffusa fra le donne ad avere figli intorno ai 40 anni. Il tasso di fertilità medio si attesta a 1,91 figli per donna, il più alto dal 1973.

Guardate come cerca di rassicurarci l'articolo del Mail on Sunday (link in basso): con l'immagine più confortante di un biondo bebè tipicamente britannico che dorme (vedi sopra). Particolare non privo di senso...

One in four babies born to migrant mothers as fertility rate hits highest level for 16 years, di Steve Doughty (Mail on Sunday, del 10 luglio 2008)
lunedì, 14 luglio 2008




Vedi anche: Auto incendiate in Francia - parte II (del 28 aprile 2007)



da 20Minutes.fr (del 14/07/2008):


Près de 300 voitures incendiées en France

Deux cents quatre-vingt dix-sept véhicules ont été incendiés et cent vingt et une personnes ont été interpellées en France dans la nuit du 13 au 14 juillet, selon un bilan communiqué ce lundi à 08h par le ministère de l'Intérieur.
Selon ce bilan, sur les 297 véhicules incendiés, la majorité l'a été en Ile-de-France avec 211 véhicules détruits par les flammes.
Lors de cette nuit du 13 au 14 juillet, au niveau national, 121 personnes ont été interpellées, dont 102 en Ile-de-France, et 72 ont été placées en garde à vue, dont 52 en Ile-de-France.

Un gymnase détruit par les flammes

Dans les Hauts-de-Seine, à Asnières-sur-Seine, un commissaire de police a été blessé par le ricochet d'un tir d'un engin pyrotechnique. Son état de santé n'a pas été précisé.
Enfin à Gonesse (Val-d'Oise), un gymnase de 8.000 m2 a été à moitié détruit par un incendie «d'apparence criminelle», avait indiqué dans la nuit une source policière.
En 2007, un bilan arrêté plus tôt, à 06h, par le ministère de l'Intérieur, avait fait état, pour la nuit du 13 au 14 juillet, de 266 véhicules incendiés dont 195 en Ile-de-France, 100 personnes interpellées, dont 89 en Ile-de-France, et 46 placées en garde à vue dont 43 en Ile-de-France.


http://www.20minutes.fr/article/241955/.........php
domenica, 13 luglio 2008



da Agenzia Multimediale Italiana (11/07/2008):


Kosovo. L'Ue finanzia con 500 milioni di euro la ricostruzione

La Conferenza dei donatori per il Kosovo si è chiusa questo pomeriggio a Bruxelles raccogliendo più di quanto richiesto dal Paese per la ricostruzione: 1,2 miliardi di euro che saranno spesi in infrastrutture.

La Commissione europea è pronta a stanziare un aiuto finanziario pari a 500 milioni di euro per sostenere la ricostruzione economica in Kosovo entro il 2011: lo ha annunciato questa mattina il commissario europeo all'Allargamento, Olli Rehn, ad apertura della conferenza internazionale di donatori per il Kosovo in corso a Bruxelles. Questa somma comprende i circa 350 milioni di euro prelevati dal fondo Ue di pre-adesione e già programmati per il periodo 2008-2011, a cui va aggiunto un nuovo pacchetto di circa 150 milioni per l'assistenza macro-economica, ha precisato una fonte della Commissione. A Bruxelles, Rehn ha espresso la speranza di riuscire a raccogliere «un miliardo di euro» per finanziare in parte un programma di sviluppo socioeconomico di una durata di tre anni (2009-2011) che lui stesso ha elaborato. Questo programma sarà coperto in parte dal bilancio del Kosovo, ma un ulteriore aiuto di 1,4 miliardi di euro è necessario per la sua attuazione. Ieri, gli Usa hanno annunciato un pacchetto di circa 400 milioni di dollari (250 milioni di euro) per il periodo 2008-2011.

Gli Stati Uniti, che hanno supportato e spinto la dichiarazione unilaterale di indipendenza avvenuta nel febbraio scorso, hanno accordato un contributo di 255 milioni di euro, mentre con 100 milioni di euro, la Germania è il paese membro della Ue che ha fatto le promesse più consistenti. L'Italia - hanno riferito fonti europee - ha promesso contributi per 13 milioni di euro. Al momento sono 20 gli Stati membri della Ue che hanno riconosciuto l'indipendenza del Kosovo: non tutti però - ha riferito Pierre Mirel, della Commissione europea - hanno dichiarato oggi i loro contributi. Tra gli Stati che lo hanno fatto, la Gran Bretagna ha dato disponibilità per 29 milioni di euro, il Lussemburgo per 26, Finlandia e Olanda per 16 milioni ciascuna, Austria e Danimarca per 13 ognuna. Molto più ridotto il contributo della Francia, che ha promesso appena 2,2 milioni di euro, quasi la metà dei 4 milioni di euro della Repubblica ceca e dei 5 dell'Irlanda.

Il Rappresentante speciale dell'Ue in Kosovo Peter Feith ha dichiarato:«La conferenza di oggi sottolinea che il nostro impegno per un futuro europeo del Kosovo coincide anche con un'assistenza finanziaria più consistente».
ll «successo straordinario» della conferenza dei donatori dimostra che «il mondo crede nel Kosovo». è invece la dichiarazione soddisfatta del premier kosovaro, Haschim Thaci, a conclusione della conferenza. Nel ringraziare tutti i donatori, Thaci ha promesso «una governance buona e responsabile».

(11/07/2008)


http://www.agenziami.it/articolo/1058/..........
sabato, 12 luglio 2008



da Effedieffe:


La globaltax

Ludovico Polastri   
10 luglio 2008

Un mio collega in questi giorni mi ha confessato che la sua azienda ha deciso di posticipare il pagamento dello stipendio dalla metà del mese successivo all’inizio del mese seguente.
In pratica percepirà la busta paga dopo due mesi.
Così facendo, mi diceva, non riesce più a pagare la rata del mutuo che scade a fine mese ed è stato costretto a chiedere aiuto alla sua famiglia.
Ha deciso pertanto di rimettersi sul mercato del lavoro con quindici anni di esperienza nella progettazione di schede elettroniche.
Le offerte economiche per il cambio lavorativo sono state al ribasso non superando i 1.500 euro/mese, straordinari e sabati compresi.

Il fenomeno che sta colpendo le province più industrializzate è stato delineato anche dalla pubblicazione dei recenti dati da cui emerge la frenata se non la diminuzione degli stipendi per i dipendenti privati.
Questi fenomeni portano, nelle zone del Paese a maggior vocazione industriale, delle conseguenze enormi.
Vorrei prendere come paragone quello di una provincia che maggiormente si distingue per il tasso occupazionale nella piccola e media industria, esempio anche di una società civile che si sta avviando verso un cambiamento socio-culturale epocale.
La provincia in questione è quella di Brescia.

E’ una provincia che riassume paradigmaticamente tutti gli effetti che la globalizzazione porta con sé dove sono presenti distretti industriali importanti quali quello della siderurgia, della lavorazione dei materiali non ferrosi (mi riferisco alle zone della Val Trompia come Lumezzane patria, ormai ex, del pentolame e della posateria) dell’industria tessile (ormai in dismissione), della lavorazione della gomma, delle calzature.
Settori che impiegano moltissimo personale operaio e non, per centinaia di migliaia di persone (il solo distretto della lavorazione di metalli occupa circa 135.000 persone).
La dimensione media dell’impresa bresciana non supera i 20 addetti.
Il mercato del lavoro evidenzia una forte differenza tra domanda e offerta, determinata da fattori demografici e da elementi strutturali che riguardano da un lato le caratteristiche del sistema produttivo e dall’altro i profili e le aspettative delle nuove forze di lavoro.

Le figure operaie e assimilabili costituiscono ancora una parte preponderante dell’occupazione totale bresciana, il che influisce sul tipo e la qualità delle assunzioni, che non stanno al passo con il crescente livello di istruzione e le elevate aspettative professionali dell’offerta di lavoro.
L’alta richiesta, da parte delle imprese, di figure di basso profilo professionale, fa sì che la provincia di Brescia sia una delle aree con il più alto tasso di abbandono scolastico precoce.
E a questo si accompagna anche il fenomeno della sottoccupazione o disoccupazione intellettuale (cioè occupazione del lavoratore al di sotto delle proprie aspettative in base al titolo di studio conseguito) rispetto al livello d’istruzione di molti giovani.
D’altra parte il livello di scolarizzazione crescente, comunque inferiore alla media nazionale, induce nei giovani la scarsa disponibilità a svolgere mansioni di tipo elementare, ricoperte dalle aziende grazie ai flussi di immigrazione.
Brescia infatti è salita alla ribalta come prima città d’Italia per immigrazione clandestina.

I lavoratori provenienti dall’estero rappresentano ormai il 30%-40% nelle categorie degli operai meno qualificati dei settori nevralgici delle manifatture. Questo flusso enorme di stranieri dalle etnie più disparate ha portato conseguenze sociali inevitabili, punta di iceberg che si sta estendendo in altre parti del Paese. Anche in altre regioni quali Emilia Romagna, Toscana, Piemonte questo fenomeno sta crescendo esponenzialmente.
L'attuale situazione di instabilità economica, che mette in pericolo molti posti di lavoro, e la nuova regolazione del mercato del lavoro, che esalta la flessibilità e l’abbandono progressivo del concetto di rapporto di lavoro a tempo pieno e indeterminato e del mito del posto di lavoro a vita, hanno provocato l’interruzione della trasmissione delle conoscenze che da generazioni venivano tramandate da persona a persona.
L’ignoranza ha preso il sopravvento a fronte anche di prodotti tecnologicamente arretrati e poveri di contenuti innovativi.
Con queste premesse l’invasione incontrollata di personale straniero è stata una conseguenza portando problemi non irrisori.

Parlavo con una insegnante elementare che mi ha confessato che il livello di alfabetizzazione, a seguito dell’inserimento continuo di bambini immigrati si sia dovuto abbassare a tal punto che alla fine della quinta elementare i bambini non riescono ancora a possedere gli elementi basilari per sostenere un dialogo o scrivere correttamente.
Infatti i bambini stranieri all’interno della propria famiglia parlano la lingua d’origine, che spesso è un dialetto (non si pensi pertanto all’inglese o al francese).
La conseguenza è stata che le famiglie più abbienti portano i propri figli alle scuole private.
Ci sono plessi didattici dove la percentuale di immigrati sfiora l’80%.


Il tasso di natalità, che per la famiglia bresciana non supera il figlio, è stato ampiamente compensato con i ricongiungimenti familiari degli stranieri arrivando a 3-4 figli per coppia (e a quello che vedo è in rapido aumento in quanto in giro si vedono solo straniere incinte).
Così con una persona che lavora ci sono altre 4-5 persone che godono di servizi sanitari, sociali ecc., gratuiti per il basso reddito familiare.
Non mi addentro nelle problematiche religiose che si stanno delineando all’orizzonte, problematiche che porteranno a tensioni inevitabili
(1), mi limito a riportare le parole, nella nota, del filosofo bresciano E. Severino (2).
A fronte di persone che lavorano una consistente fetta di stranieri delinque.
Le carceri cittadine ospitano per il 70% stranieri.

Riporto una testimonianza di una ragazza, testimonianza censurata, ovviamente, dalla stampa locale: «Sono donna e ho 19 anni. Vivo a San Polo Vecchio al confine con due quartieri (San Polo nuovo e San Polino) in cui il tasso di criminalità è veramente alto. Abito a 10 minuti dal centro da cui passo tutti i giorni per andare a scuola, quindi direi che vivo benissimo la situazione bresciana. Adesso siamo in luglio e io personalmente dal mese di settembre (inizio della scuola) ho subito 6 tentativi di scippi (in autobus, in stazione) tutti in pieno giorno, ho visto uomini stranieri masturbarsi per le vie del centro in pieno giorno e sempre uomini stranieri strusciarsi su di me sull’autobus e palpare in ogni modo. So per certo che da sola in certe vie è meglio non andarci (vedi via San Faustino) e che quando fa buio è meglio non prendere un autobus nè aggirarsi in città senza essere almeno in una decina. So che quando vado in giro in macchina da sola devo sempre abbassare le sicurezze perchè in certi luoghi (Ospitaletto, Mandolossa) potresti trovarti un trans nudo/a in macchina oppure qualcuno potrebbe aprirti la portiera e rubarti tutto ciò che hai. Ho subito 2 furti in casa nel giro di pochi mesi e tutti da parte di zingari residenti a Buffalora e dopo che il sindaco e il parroco gli hanno fornito cibo, istruzione, luce, gas, acqua corrente e pure una cascina tutta per loro hanno deciso di incendiarla perchè non gli piaceva come erano accomodati. In stazione (e anche in altri luoghi) spacciano di tutto e di più, defecano dove ne hanno voglia e se vedono che sei sola ti inseguono (facendo commenti) fino a che non trovi una buona anima che ti difenda. Questo è quello che vivo io tutti i giorni».

Ritorniamo alle dinamiche del mondo lavorativo.
E’ sempre stato detto che gli stranieri non rubano il posto agli italiani.
Non prendo in considerazione i ragazzi storditi dal consumismo e smidollati su cui si sono già sprecati fiumi di inchiostro.
Voglio mettere a confronto le prospettive che ha un ragazzo in gamba a fronte di questi cambiamenti sociali.
La risposta è che se fino a non molto tempo fa le aziende riconoscevano il lavoro «specializzato» maggiormente rispetto a quello a basso contenuto ora, con l’introduzione di lavoratori stranieri che rappresentano ormai la maggioranza della forza lavoro e che si svendono per pochi euro all’ora il rifare il lavoro, che prima era un costo, è diventata prassi endemica nel ciclo produttivo con la conseguenza che anche lavori ritenuti di nicchia come i pulitori, fresatori, spazzolatori, tornitori, ecc., non vengono più retribuiti quanto prima.
E’ diventata una guerra tra poveri con il cappio usuraio del mutuo bancario, mutuo che non potrà mai essere estinto per l’impossibilità di mantenere lo stesso tenore di vita.

Le aziende private (tra cui una molto nota del posto) stanno inoltre importando tecnici dalla Cina e dall’India a 800 euro al mese.
I nostri tecnici tra un po’ non avranno più futuro.
Sulla stampa locale tutti questi fatti vengono chiamati enfaticamente «prova di multietnicità».
Suggerisco a chi ha un figlio di non farlo studiare in questo Paese ma di dargli una cultura internazionale, di fargli imparare le lingue, di toglierlo da questo marciume e da questa distruzione pianificata.

A Napolitano che ha commentato: «Senza gli immigrati il sistema Italia si bloccherebbe» risponderei: senza di te non ci fermeremmo di sicuro.
Alle imprese invece metterei una tassa: la globaltax per aver importato e continuare ad importare la globalizzazione con tutte le sue storture.


Ingegner Polastri Ludovico



1) Si è concluso sabato 7 giugno 2008, con la cerimonia della consegna dei  diplomi, il primo Corso di formazione in Italia per imam e dirigenti di moschee e centri islamici che si è svolto presso la moschea di Brescia. Al corso - riporta un comunicato degli organizzatori - hanno partecipato oltre 30 guide spirituali musulmane provenienti dalle province settentrionali del Paese ed aderenti a tutte le tendenze culturali organizzate delle minoranze islamiche in Italia.
2) Severino: «Troppi stranieri, città cambiata». Qual è il fattore di maggior rischio? «Quello religioso, in prima linea. Non faccio parte di quelli convinti che l’Islam sia uguale al’integralismo. Ma l’Islam storicamente è una categoria astratta, mentre in concreto, nella storia, ci sono interpretazioni del messaggio di Maometto che spesso sono molto in contrasto con la nostra cultura. Trovo incomprensibili certi atteggiamenti caritativi della Chiesa bresciana verso gli stranieri. Encomiabili, ma forse non si rendono conto delle conseguenze». Lei ha dovuto cambiare qualche abitudine, in questi anni? «Viaggio spesso per lavoro. Tempo fa mi sono trovato a Catania e a Palermo e notavo che lì a mezzanotte la gente era fuori per strada, nei caffè, parlava, rideva, scherzava. A Brescia io da anni non esco più dopo le otto di sera, non lo fa nessuno».


http://www.effedieffe.com/content/view/3859/180/
mercoledì, 09 luglio 2008


Fra le molteplici minacce che flussi migratori consistenti (come quelli attuali) comportano per i paesi verso cui sono diretti, esiste anche la sovrappopolazione del territorio e le conseguenti ripercussioni negative inerenti all'impatto ambientale (sfruttamento eccessivo e scarsità delle risorse naturali ed energetiche, aumento dei rifiuti prodotti, del traffico e dell'inquinamento in generale, crescita incontrollata delle aree urbane, esigenza di costruire sempre più abitazioni, scuole, strade e altre infrastrutture,...). Il rapporto tra demografia e sostenibilità ambientale, in Europa e negli Stati Uniti reso progressivamente precario da un'immigrazione incalzante, è un argomento tabù, del quale molto difficilmente avrete sentito o sentirete parlare nei media "ufficiali".

Potete intanto iniziare a farvene un'idea leggendo i due articoli di seguito segnalati, tradotti in italiano dal sito Oilcrash.com. Entrambi riguardano la realtà statunitense e sono rispettivamente del 1992 e del 2003. Anche se i dati in essi contenuti sono da aggiornare rispetto alla situazione attuale, le loro argomentazioni generali restano valide (anzi, nel 2008 lo saranno a maggior ragione!) e non solo per gli USA. Considerate infatti alcuni primi dati di partenza: gli Stati Uniti attualmente hanno una densità media di popolazione che supera i 31
ab./km², contro i circa 198 dell'Italia e i 113 circa dell'Unione Europea. Naturalmente andrebbe affrontato un discorso separato e specifico per ciascun singolo Stato (d'America) o Nazione (d'Europa), ma, come si argomenta nel primo articolo, la disponibilità di ampi spazi (quando presenti) non risolve i problemi delle aree già sovraffollate.

I due articoli tradotti:
  1. Perché l'immigrazione eccessiva danneggia l'ambiente (n° 27a di Population-Environment Balance, giugno 1992)
  2. Una crisi irreversibile, di Barbara Vickroy e Frosty Wooldridge (16 settembre 2003)
Li trovate tutti e due al seguente indirizzo:

http://www.oilcrash.com/italia/immig_01.htm

Le versioni originali in inglese sono in:
  1. http://www.dieoff.org/page52.htm
  2. http://www.frostywooldridge.com/articles/.........html
In Oilcrash.com sono riportati altri articoli dedicati all'argomento e tradotti in italiano. Forse in futuro verranno segnalati in questa sede.
lunedì, 07 luglio 2008



da Effedieffe:


Rallentano i trasporti globali: male per la Cina

Maurizio Blondet    07 luglio 2008

«Vediamo navi in partenza dall’Asia non a pieno carico: è il segno che viviamo un vero rallentamento dell’economia reale»: l’ha detto Jacques Saadé (origine libanese), il capo supremo del colosso francese della navigazione CMA CMG.

Saadè ha ammesso che ha fatto abbassare la velocità di crociera dei suoi cargos da 22 a 19 nodi, per risparmiare sul carburante.  «Il costo del carburante costituisce il 60% dei costi di nolo», dice, e si lamenta dell’assurdo prezzo del greggio. «Questo rincaro è artificiale, solo la speculazione può spiegarlo. I governi devono fare qualcosa per mettere un freno». E il rincaro avviene «mentre l’America importa di meno, e così l’Europa» [sulle speculazioni si veda l'articolo del Manifesto segnalato dal blog Euro-Holocaust in data 29 giugno 2008, ndr].

Anche il Baltic Dry Index, che misura i prezzi per i trasporti navali di carichi secchi (dal carbone ai grani), è calato del 23% in un mese. Questo si ripercuoterà - anzi lo sta già facendo - sul celebrato boom economico cinese (1). Anzi per tutta l’Asia, dove prodotti e semilavorati passano vorticosamente per nave o treno da un paese all’altro alla caccia di «vantaggi competitivi» anche minimi (e con profitti all’osso), per poi arrivare o tornare di nuovo in Cina per l’assemblaggio finale e l’esportazione allo stupido Occidente.

Il grande gioco globale diventa difficile da sostenere con successo, da quando il costo di trasporto di un container da 40 piedi fra Shanghai e Rotterdam è triplicato. Si aggiunga che da pochi giorni anche i trasporti interni cinesi per ferrovia sono rincarati del 17%.

Peggio: la Cina consuma, per unità di prodotto lordo, cinque volte più energia del Giappone, e tre volte più che gli Stati Uniti. Ciò significa che le sue celebrate industrie esportatrici sono in generale inefficienti, e che la loro «competitività» è tutta basata sullo sfruttamento di manodopera a basso costo, su uno yuan artificialmente sottovalutato, e sul presupposto che i costi dell’energia siano trascurabili, e lo restino all’infinito.

In Cina, lo erano per un semplice motivo: il regime ha sempre «venduto» energia alle fabbriche a prezzi agevolati, con sussidi coperti dalla spesa pubblica. Ora i sussidi vengono tolti, e le imprese subiscono i veri costi energetici, proprio mentre questi aumentano astronomicamente sui mercati mondiali. Un altro modo di dire la stessa cosa è che la Cina ha investito in industrie inefficienti o marginali, sostenendole con sussidi pubblici. Tutte cose che si sapevano, ma oggi sono insostenibili.

Non è certo un caso se la borsa di Shanghai ha perso, da ottobre scorso, il 56%. E che 2.331 fabbriche di scarpe nello Guangdong hanno chiuso i battenti nell’ultimo anno. Anche i salari aumentano, non foss’altro perchè l’inflazione è (ufficialmente) vicina all’8%. Ed oggi, coprire le distanze dell’export globale diventa un costo rilevante per i carichi voluminosi a bassa tecnologia che sono tipici dell’industria cinese, mentre i mercati di sbocco (USA ed Europa) cadono in recessione (o depressione in USA) ed assorbono volumi minori. Lo stesso dicasi per le importazioni cinesi, che sono voluminose e pesanti, e per di più enormemente rincarate: materie prime, carbone, acciaio, minerali metallici e no.

La mostruosa festa olimpica di Pechino rischia di essere il canto del cigno del boom cinese. E del suo modello «capitalista», dove la nomenklatura comunista pretende di gestire dirigisticamente l’economia secondo il vangelo del capitalismo terminale, che è stata l’ultima ad apprendere e di cui è stata esaltata come prima della classe.

Poi, ci sarà stagnazione, sovrapproduzione, arretramento dell’occupazione; e non sono da escludere disordini  politico-sociali. Ma già, quelli il regime sa come trattarli. La repressione è il suo miglior asso nella manica.



1) Ambrose Evans Pritchard, «Oil price shock means China is at risk of blowing up», Telegraph, 7 luglio 2008.



http://www.effedieffe.com/content/view/3826/179/
lunedì, 07 luglio 2008


Rispetto allo sconfortante panorama italiano sul fronte immigrati, queste due notizie che giungono dalle province autonome di Trento e Bolzano sono da considerarsi positive.

La giunta provinciale trentina ha stanziato 1.500.000 euro per aiutare le famiglie più bisognose a pagare l'affitto: si chiama integrazione al canone. Ebbene per un motivo "tecnico", più della metà, cioè 800.000 euro, vanno agli extracomunitari, mentre il resto se lo dividono italiani (anziani e giovani coppie) e cittadini comunitari.
Con l'applicazione di una nuova legge e di nuove direttive, questo non avverrà più. Verrà infatti fissato un tetto massimo del 10% delle risorse da assegnare alla graduatoria degli extracomunitari.

Albert Pürgstaller, presidente dell'Istituto per l’edilizia sociale (Ipes), dichiara che nella provincia altoatesina saranno assegnati meno alloggi agli stranieri. Nel 2007 la quota di alloggi Ipes agli stranieri è salita al 19,01% in provincia e al 22,04% a Bolzano. D'ora in poi la separazione delle graduatorie per italiani e stranieri dovrebbe portare all'assegnazione di qualche appartamento in più agli autoctoni.

Ci hanno informato:

  1. Affitti agevolati: metà degli aiuti a stranieri (Trentino, del 1° luglio 2008)
  2. «Ipes, in futuro meno case per gli stranieri», di Massimiliano Bona (Alto Adige, del 3 luglio 2008)
martedì, 01 luglio 2008



da Effedieffe:


Vertice Russia-Europa: la pazienza di Mosca

Maurizio Blondet      29 giugno 2008

Con pochissima eco sui media nostrani, s’è concluso il vertice fra Unione Europea a Russia, tenutosi a Khanty-Mansiik in Siberia. All’ordine del giorno un ambizioso Patto di Cooperazione e di Partnership (PAC). Bastava leggere i lanci della Novosti per intuire quanta importanza Putin (o meglio, oggi, il presidente Medvedev) attribuisse a questo incontro, e quanto poco - il che sembra una contraddizione - se ne aspettasse.

Basterà citare la dichiarazione alla Novosti di Sergei Karaganov, presidente del Presidium per la Politica Estera e di Difesa, certo uno degli uomini che hanno più lavorato per il vertice: «Non penso che dobbiamo aspettarci nessun passo avanti dal summit, ma sarà una svolta positiva. Da molto tempo non abbiamo un vero dialogo per ragioni artificiali, come i disaccordi per la carne polacca (di cui Mosca vietò l’import) e motivazioni fitosanitarie... Ora cominciamo un dialogo più coerente. Ma per ora nè la  Russia nè la UE sanno quale linea l’altra parte seguirà. Non c’è da attendersi risultati rapidi. Ma la cosa più  interessante da attendersi è non solo l’inizio del dialogo su un nuovo accordo (penso che il Patto di Cooperazione e Partnership richiederà molto tempo) ma anche un intenso a razionale dialogo sull’energia».

«Al momento attuale non ci diciamo l’un l’altro la verità, benchè la domanda sia semplice: quali saranno i prezzi futuri di gas e petrolio? Siamo accusati di imperialismo… mentre dovremo semplicemente accordarci sul possesso congiunto di sistemi energetici, e sulla formazione di un solo sistema Russia-EU. Fatto questo, risolveremo il maggior problema delle relazioni russo-europee: la UE vuole pagare meno il gas, e la Russia non vuol ridurre il prezzo» (1).

Pochi giorni prima, il 20 giugno, il ministro degli Esteri Lavrov aveva ripetuto quali sono i problemi che continuano ad assillare Mosca: lo scudo missilistico che gli USA vogliono piazzare in Polonia e Cekia (contro la volontà di Praga e oggi anche di Varsavia), e l’espansione della NATO ad Est (benchè Jiulia Timoshenko, la prima ministra ucraina, sia andata davanti alla NATO a dire che «l’adesione non è una priorità per il nostro governo», e che la Russia «resta importante per l’Ucraina e i rapporti non possono essere che di collaborazione»).

Poco dopo, Mosca ha reagito con esasperazione alle voci di Washington, secondo cui lo scudo antimissile - ipocritamente inteso a «proteggere l’Europa contro l’Iran» - poteva essere piazzato, se non lo voleva la Polonia, in Lituania. E’ chiaro che Stati europei sono coinvolti in questi piani (la UE, più o meno passivamente, dice sì), e che proprio questo è l’ostacolo ad una buona relazione stabile dell’Europa con la Russia. E’ anche evidente che questi ostacoli sono voluti esclusivamente dagli Stati Uniti, «e questo fatto serve a minare le relazioni UE-Russia». E’ questo lo scopo (2).


Interessante la reazione di Mosca: il nuovo presidente Dimitri Medvedev, fin dal suo giro inaugurale in Europa, ha proposto (il 5 giugno a Berlino) una nuova struttura di sicurezza con la partecipazione russa. «Si deve delineare un trattato universale europeo, in cui ciascuno Stato europeo prenderebbe parte. Non Stati associati in unioni e blocchi, ma esattamente come entità sovrane distinte».

Ovviamente gli americani e i loro maggiordomi nella UE vedono in questa mossa una volontà di ridurre il peso della NATO come istituzione, e di allentare i legami transatlantici dell’Europa. Ma c’è nelle parole di Medvedev un richiamo ad una «Europa delle patrie» che dovrebbe far suonare qualche corda dalle nostre parti. Del resto, Mosca ha già stabilito relazioni privilegiate con Stati sovrani individuali, Germania anzitutto, e  Francia. Inoltre, la proposta di Medvedev appare onestamente chiara ed esplicita.

Tra UE e Russia esiste già un vago Patto di Cooperazione e Partnership, firmato nel 1997, formalmente spirato nel dicembre 2007, ma che resta in vigore alle condizioni precedenti se nessuna delle due parti lo denuncia; un nuovo patto su più concrete basi è stato bloccato dal veto della Polonia come rappresaglia per il blocco dell’import di carni polacche in Russia. Come è stata accolta la proposta di Medvedev a Bruxelles?


Qualcosa risulta da una «fonte» anonima «degli ambienti NATO», citata dal sito Dedefensa (3): anche in seno alla NATO si trovano posizioni piuù europee e meno «americaniste», le quali ritengono che il progetto di estensione dell’Alleanza (all’Ucraina) è «una posta in gioco molto grossa, e un fattore di divisione importante nell’Alleanza stessa. Se non ci fossero gli americani, questa posta dell’allargamento non esisterebbe, perchè l’Europa non vi si impegnerebbe un minuto, dato che l’Europa non cerca una ‘confrontation’ con la Russia, cui l’allargamento ha molte possibilità di condurre. Dunque, si tende a ritenera alla NATO che a dicembre, nel corso delle riunioni interministeriali dell’Alleanza, non ci saranno novità sull’allargamento». Tanto più che gli USA si troveranno allora «in piena transizione di poteri, e saranno privi di politica definita, in questo campo e in generale».

Ma non è il caso di illudersi che un presidente democratico, come Barak Obama se eletto, cambi davvero la politica americana in Europa. Su questo, un’altra fonte, stavolta della UE appena tornata da Washington, ha confidato a Dedefensa: «La politica anti-russa di Washington è un fattore costante. Non dipende dall’una o dall’altra amministrazione. Anche con un’amministrazione democratica, la politica anti-russa andrà avanti allo stesso ritmo, con gli stessi caratteri, come l’allargamento della NATO per  premere sulla Russia. C’è una molto vasta maggioranza a Washington in questo senso, al Congresso, a causa della ‘delusione’ che gli americani provano verso la Russia».


La Russia ha deluso perchè ha rifiutato di auto-americanizzarsi e di allinearsi, come «democrazia», alle grandi strategie americaniste. Il rifiuto è stato reso esplicito da Vladimir Putin nel suo discorso di Monaco del 10 febbraio 2007. Da allora la «delusione» si è distillata in una politica dell’avversione. Con la decisione di continuare il piano Brzezinsky di isolare Mosca dall’Europa, e dagli Stati ex-sovietici, per ridurla a «media potenza asiatica». Ma a Mosca - dove il gioco degli scacchi è lo sport nazionale - esercitano la pazienza, dopo aver fatto le loro mosse.

La UE è il maggior partner commerciale della Russia, e la Russia esporta il 50% delle sue esportazioni totali alla UE (284 miliardi di dollari l’interscambio nel 2007). Inoltre, aleggia la domanda cui Karaganov ha alluso: «Quali saranno i prezzi di gas e greggio nel prossimo futuro?». Dal gas russo, l’Europa dipende già pesantemente come cliente; come alleato le condizioni potrebbero essere diverse.

Bisogna attendere che la realtà si imponga anche ai maggiordomi degli USA (di un’America diminuita dalla Depressione in cui sta affondando), coloro che ostacolano il destino manifesto della partnership continentale. Mosca ha evidentemente pazienza, la pazienza del giocatore di scacchi. Anche perchè il tempo non è a favore della UE. Il 4 luglio cominciano i colloqui sul nuovo PAC euro-russo. Mosca non si aspetta molto, per ora.



1) «Russian and european political analysts on the upcoming  EU-Russia summit», Ria-Novosti,
25 giugno 2008.
2) Sergei Blagov, «Russia seeks new European order», ISN Security Watch, 25 giugno 2008.
3) «Le fil à la patte», Dedefensa, 28 giugno 2008.


http://www.effedieffe.com/content/view/3747/166/
martedì, 01 luglio 2008




Quel che leggerete dalle agenzie di stampa e in un estratto di articolo datato al 24 aprile scorso (vedere sotto) di sicuro non sarà mai abbastanza per arrestare il disfacimento etnico e culturale delle società europee prodotto dalla continua espansione afro-asiatica, ma potrebbe (come al solito, siamo cauti) segnare quantomeno l'inizio di una "stagione della legalità" connessa al fenomeno migratorio e di un controllo più stretto dei territori nazionali. Le popolazioni autoctone non potrebbero che giovarne, anche se non ancora in misura sufficiente...
Per quanto riguarda la Spagna si segnala inoltre un intervento del 17 giugno 2008.



da Il Sole 24 ORE (24/04/2008):


ZAPATERO, SOCIALISTA LIBERA TUTTI? NO, È LEGHISTA – NEL 2007 LA SPAGNA HA ESPULSO IL 90% DEGLI IMMIGRATI IRREGOLARI – ED È STATO ANNUNCIATO UN AUMENTO DELLA SEVERITÀ NEI CONTROLLI E NEL RILASCIO DEI DOCUMENTI…

Michele Calcaterra per “Il Sole 24 Ore”

La Spagna è, alle spalle degli Usa, il principale Paese d'immigrazione nel mondo, con 569mila arrivi all'anno di media nel periodo tra il 2000 e il 2005. Tant'è vero che il 10% circa dei 41 milioni di abitanti è straniero. Naturalmente non tutti sono regolari. Si calcola infatti che i clandestini siano almeno un milione e questo nonostante nel 2005 il Governo Zapatero abbia proceduto alla regolarizzazione in blocco di oltre mezzo milione di "sin papeles".
Negli ultimi anni la Spagna ha stretto però le maglie. E ieri il nuovo ministro del Lavoro, Celestino Corbacho, ha dichiarato: «Bisogna far sapere a chi arriva in Spagna che il benessere è frutto del lavoro di molta gente e non possiamo metterlo in crisi». Vale a dire, d'ora in avanti l'immigrazione sarà fortemente regolamentata e ci sarà più severità nella concessione dei documenti.
Gli ultimi dati annunciati dal Governo all'inizio dell'anno riferiscono che nel 2007 la Spagna ha espulso 9 immigranti irregolari su 10. Un record reso possibile grazie al maggiore controllo delle frontiere e del territorio, ma grazie anche a un aumento del 25% delle forze di Polizia. In valore assoluto, comunque, i rimpatri di clandestini si sono dimezzati tra il 2006 e il 2007 (da 99mila a circa 56mila) come conseguenza dell'ingresso a tutti gli effetti di Bulgaria e Romania nella Ue. A livello più generale, negli ultimi 4 anni i rimpatriati complessivi sono stati circa 370mila, il 43,3% in più rispetto alla precedente legislatura guidata da Aznar.

[...]



http://www.ilsole24ore.com/



da Tgcom (09/06/2008):


Immigrati, alt da Francia e Germania

"Solo regolarizzazioni una tantum"

Giro di vite alle regolarizzazioni di massa degli immigrati clandestini in Europa. Ad auspicarlo sono i ministeri dell'Interno di Francia e Germania, riuniti a Straubing, nel sud della Germania, per un consiglio dei ministri franco-tedesco. Le due parti si sono accordate per proporre che gli Stati membri dell'Ue procedano a delle legalizzazioni "una tantum" tenendo conto delle situazioni personali dei cittadini stranieri.
La Francia punta a far adottare ai 27 paesi un "patto" europeo sull'immigrazione, una delle quattro priorità della presidenza di turno francese dell'Unione europea al via il prossimo 1 luglio. Ogni Stato membro potrà conservare, tuttavia, la discrezionalità di procedere a delle legalizzazioni "una tantum".
Parigi e Berlino intendono infine rafforzare la loro cooperazione per l'applicazione di misure per mettere fine al soggiorno illegale degli immigrati. In discussione anche la possibilità di ricorrere ai voli collettivi di rimpatrio degli espulsi nei loro Paesi d'origine.


http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/.........shtml