sabato, 19 luglio 2008



da la Repubblica (del 29/02/2008):


Usa, primato dietro le sbarre
Un giovane nero su 9 in carcere

La popolazione carceraria è superiore a qualsiasi altro Paese: un bianco su 106, un ispanico su 36, un afro-americano su 15


WASHINGTON - Gli Stati Uniti hanno una popolazione carceraria superiore a quella di qualsiasi altro Paese al mondo e, per la prima volta nella storia degli Usa, più di un americano adulto su cento si trova dietro le sbarre. Lo ha scoperto uno studio pubblicato oggi dal Pew Center on the States, centro di studi economici e sociali.

Secondo il rapporto, la popolazione carceraria negli States è cresciuta di 25 mila detenuti nel 2007, arrivando a quasi 1,6 milioni. Altre 723 mila persone si trovano in prigioni locali, arrivando a un totale di circa 2,3 milioni di carcerati. Con una popolazione adulta Usa di circa 230 milioni, il nuovo dato significa che un americano adulto su 99 è dietro le sbarre. Facendo un confronto la Cina, per esempio, che ha una popolazione di oltre un miliardo di abitanti, è al secondo posto con 1 milione e mezzo di persone in carcere, seguito dalla Russia che conta 890mila detenuti.

I tassi di permanenza nelle carceri sono più alti per certi gruppi etnici: secondo i dati del 2006 un adulto americano bianco su 106 è dietro le sbarre, un ispanico su 36 è in prigione, mentre tra gli afro-americani la proporzione è addirittura di uno su 15, che sale a uno su nove se si guarda alla fascia di età compresa tra i 20 e i 34 anni.

Mentre gli uomini hanno dieci possibilità in più di finire in carcere rispetto alle donne, la popolazione femminile carceraria cresce in maniera rapida secondo il rapporto del Pew. Si trova in carcere una donna bianca su 355 (che diventa una su 265 tra i 35 e i 39 anni), ma la percentuale aumenta con le donne appartenenti a minoranze: per le nere il tasso è una su cento, per le ispaniche è una su 297.

I dati si discostano rispetto a quelli ufficiali del Dipartimento della Giustizia che è arrivato a una stima di un detenuto ogni 135 americani guardando alla popolazione americana nel complesso, non solo agli adulti. Per mantenere questa popolazione in ascesa, nel 2007 gli stati hanno speso 44 miliardi di dollari, contro i 10 miliardi di dollari del 1987. Nel 2005, l'ultimo anno per cui ci sono cifre nazionali disponibili, imprigionare qualcuno è costato oltre 23 mila dollari.

(29 febbraio 2008)

http://www.repubblica.it/2008/02/sezioni/esteri/.........html
lunedì, 14 luglio 2008




Vedi anche: Auto incendiate in Francia - parte II (del 28 aprile 2007)



da 20Minutes.fr (del 14/07/2008):


Près de 300 voitures incendiées en France

Deux cents quatre-vingt dix-sept véhicules ont été incendiés et cent vingt et une personnes ont été interpellées en France dans la nuit du 13 au 14 juillet, selon un bilan communiqué ce lundi à 08h par le ministère de l'Intérieur.
Selon ce bilan, sur les 297 véhicules incendiés, la majorité l'a été en Ile-de-France avec 211 véhicules détruits par les flammes.
Lors de cette nuit du 13 au 14 juillet, au niveau national, 121 personnes ont été interpellées, dont 102 en Ile-de-France, et 72 ont été placées en garde à vue, dont 52 en Ile-de-France.

Un gymnase détruit par les flammes

Dans les Hauts-de-Seine, à Asnières-sur-Seine, un commissaire de police a été blessé par le ricochet d'un tir d'un engin pyrotechnique. Son état de santé n'a pas été précisé.
Enfin à Gonesse (Val-d'Oise), un gymnase de 8.000 m2 a été à moitié détruit par un incendie «d'apparence criminelle», avait indiqué dans la nuit une source policière.
En 2007, un bilan arrêté plus tôt, à 06h, par le ministère de l'Intérieur, avait fait état, pour la nuit du 13 au 14 juillet, de 266 véhicules incendiés dont 195 en Ile-de-France, 100 personnes interpellées, dont 89 en Ile-de-France, et 46 placées en garde à vue dont 43 en Ile-de-France.


http://www.20minutes.fr/article/241955/.........php
domenica, 13 luglio 2008



da Agenzia Multimediale Italiana (11/07/2008):


Kosovo. L'Ue finanzia con 500 milioni di euro la ricostruzione

La Conferenza dei donatori per il Kosovo si è chiusa questo pomeriggio a Bruxelles raccogliendo più di quanto richiesto dal Paese per la ricostruzione: 1,2 miliardi di euro che saranno spesi in infrastrutture.

La Commissione europea è pronta a stanziare un aiuto finanziario pari a 500 milioni di euro per sostenere la ricostruzione economica in Kosovo entro il 2011: lo ha annunciato questa mattina il commissario europeo all'Allargamento, Olli Rehn, ad apertura della conferenza internazionale di donatori per il Kosovo in corso a Bruxelles. Questa somma comprende i circa 350 milioni di euro prelevati dal fondo Ue di pre-adesione e già programmati per il periodo 2008-2011, a cui va aggiunto un nuovo pacchetto di circa 150 milioni per l'assistenza macro-economica, ha precisato una fonte della Commissione. A Bruxelles, Rehn ha espresso la speranza di riuscire a raccogliere «un miliardo di euro» per finanziare in parte un programma di sviluppo socioeconomico di una durata di tre anni (2009-2011) che lui stesso ha elaborato. Questo programma sarà coperto in parte dal bilancio del Kosovo, ma un ulteriore aiuto di 1,4 miliardi di euro è necessario per la sua attuazione. Ieri, gli Usa hanno annunciato un pacchetto di circa 400 milioni di dollari (250 milioni di euro) per il periodo 2008-2011.

Gli Stati Uniti, che hanno supportato e spinto la dichiarazione unilaterale di indipendenza avvenuta nel febbraio scorso, hanno accordato un contributo di 255 milioni di euro, mentre con 100 milioni di euro, la Germania è il paese membro della Ue che ha fatto le promesse più consistenti. L'Italia - hanno riferito fonti europee - ha promesso contributi per 13 milioni di euro. Al momento sono 20 gli Stati membri della Ue che hanno riconosciuto l'indipendenza del Kosovo: non tutti però - ha riferito Pierre Mirel, della Commissione europea - hanno dichiarato oggi i loro contributi. Tra gli Stati che lo hanno fatto, la Gran Bretagna ha dato disponibilità per 29 milioni di euro, il Lussemburgo per 26, Finlandia e Olanda per 16 milioni ciascuna, Austria e Danimarca per 13 ognuna. Molto più ridotto il contributo della Francia, che ha promesso appena 2,2 milioni di euro, quasi la metà dei 4 milioni di euro della Repubblica ceca e dei 5 dell'Irlanda.

Il Rappresentante speciale dell'Ue in Kosovo Peter Feith ha dichiarato:«La conferenza di oggi sottolinea che il nostro impegno per un futuro europeo del Kosovo coincide anche con un'assistenza finanziaria più consistente».
ll «successo straordinario» della conferenza dei donatori dimostra che «il mondo crede nel Kosovo». è invece la dichiarazione soddisfatta del premier kosovaro, Haschim Thaci, a conclusione della conferenza. Nel ringraziare tutti i donatori, Thaci ha promesso «una governance buona e responsabile».

(11/07/2008)


http://www.agenziami.it/articolo/1058/..........
mercoledì, 09 luglio 2008


Fra le molteplici minacce che flussi migratori consistenti (come quelli attuali) comportano per i paesi verso cui sono diretti, esiste anche la sovrappopolazione del territorio e le conseguenti ripercussioni negative inerenti all'impatto ambientale (sfruttamento eccessivo e scarsità delle risorse naturali ed energetiche, aumento dei rifiuti prodotti, del traffico e dell'inquinamento in generale, crescita incontrollata delle aree urbane, esigenza di costruire sempre più abitazioni, scuole, strade e altre infrastrutture,...). Il rapporto tra demografia e sostenibilità ambientale, in Europa e negli Stati Uniti reso progressivamente precario da un'immigrazione incalzante, è un argomento tabù, del quale molto difficilmente avrete sentito o sentirete parlare nei media "ufficiali".

Potete intanto iniziare a farvene un'idea leggendo i due articoli di seguito segnalati, tradotti in italiano dal sito Oilcrash.com. Entrambi riguardano la realtà statunitense e sono rispettivamente del 1992 e del 2003. Anche se i dati in essi contenuti sono da aggiornare rispetto alla situazione attuale, le loro argomentazioni generali restano valide (anzi, nel 2008 lo saranno a maggior ragione!) e non solo per gli USA. Considerate infatti alcuni primi dati di partenza: gli Stati Uniti attualmente hanno una densità media di popolazione che supera i 31
ab./km², contro i circa 198 dell'Italia e i 113 circa dell'Unione Europea. Naturalmente andrebbe affrontato un discorso separato e specifico per ciascun singolo Stato (d'America) o Nazione (d'Europa), ma, come si argomenta nel primo articolo, la disponibilità di ampi spazi (quando presenti) non risolve i problemi delle aree già sovraffollate.

I due articoli tradotti:
  1. Perché l'immigrazione eccessiva danneggia l'ambiente (n° 27a di Population-Environment Balance, giugno 1992)
  2. Una crisi irreversibile, di Barbara Vickroy e Frosty Wooldridge (16 settembre 2003)
Li trovate tutti e due al seguente indirizzo:

http://www.oilcrash.com/italia/immig_01.htm

Le versioni originali in inglese sono in:
  1. http://www.dieoff.org/page52.htm
  2. http://www.frostywooldridge.com/articles/.........html
In Oilcrash.com sono riportati altri articoli dedicati all'argomento e tradotti in italiano. Forse in futuro verranno segnalati in questa sede.
lunedì, 07 luglio 2008



da Effedieffe:


Rallentano i trasporti globali: male per la Cina

Maurizio Blondet    07 luglio 2008

«Vediamo navi in partenza dall’Asia non a pieno carico: è il segno che viviamo un vero rallentamento dell’economia reale»: l’ha detto Jacques Saadé (origine libanese), il capo supremo del colosso francese della navigazione CMA CMG.

Saadè ha ammesso che ha fatto abbassare la velocità di crociera dei suoi cargos da 22 a 19 nodi, per risparmiare sul carburante.  «Il costo del carburante costituisce il 60% dei costi di nolo», dice, e si lamenta dell’assurdo prezzo del greggio. «Questo rincaro è artificiale, solo la speculazione può spiegarlo. I governi devono fare qualcosa per mettere un freno». E il rincaro avviene «mentre l’America importa di meno, e così l’Europa» [sulle speculazioni si veda l'articolo del Manifesto segnalato dal blog Euro-Holocaust in data 29 giugno 2008, ndr].

Anche il Baltic Dry Index, che misura i prezzi per i trasporti navali di carichi secchi (dal carbone ai grani), è calato del 23% in un mese. Questo si ripercuoterà - anzi lo sta già facendo - sul celebrato boom economico cinese (1). Anzi per tutta l’Asia, dove prodotti e semilavorati passano vorticosamente per nave o treno da un paese all’altro alla caccia di «vantaggi competitivi» anche minimi (e con profitti all’osso), per poi arrivare o tornare di nuovo in Cina per l’assemblaggio finale e l’esportazione allo stupido Occidente.

Il grande gioco globale diventa difficile da sostenere con successo, da quando il costo di trasporto di un container da 40 piedi fra Shanghai e Rotterdam è triplicato. Si aggiunga che da pochi giorni anche i trasporti interni cinesi per ferrovia sono rincarati del 17%.

Peggio: la Cina consuma, per unità di prodotto lordo, cinque volte più energia del Giappone, e tre volte più che gli Stati Uniti. Ciò significa che le sue celebrate industrie esportatrici sono in generale inefficienti, e che la loro «competitività» è tutta basata sullo sfruttamento di manodopera a basso costo, su uno yuan artificialmente sottovalutato, e sul presupposto che i costi dell’energia siano trascurabili, e lo restino all’infinito.

In Cina, lo erano per un semplice motivo: il regime ha sempre «venduto» energia alle fabbriche a prezzi agevolati, con sussidi coperti dalla spesa pubblica. Ora i sussidi vengono tolti, e le imprese subiscono i veri costi energetici, proprio mentre questi aumentano astronomicamente sui mercati mondiali. Un altro modo di dire la stessa cosa è che la Cina ha investito in industrie inefficienti o marginali, sostenendole con sussidi pubblici. Tutte cose che si sapevano, ma oggi sono insostenibili.

Non è certo un caso se la borsa di Shanghai ha perso, da ottobre scorso, il 56%. E che 2.331 fabbriche di scarpe nello Guangdong hanno chiuso i battenti nell’ultimo anno. Anche i salari aumentano, non foss’altro perchè l’inflazione è (ufficialmente) vicina all’8%. Ed oggi, coprire le distanze dell’export globale diventa un costo rilevante per i carichi voluminosi a bassa tecnologia che sono tipici dell’industria cinese, mentre i mercati di sbocco (USA ed Europa) cadono in recessione (o depressione in USA) ed assorbono volumi minori. Lo stesso dicasi per le importazioni cinesi, che sono voluminose e pesanti, e per di più enormemente rincarate: materie prime, carbone, acciaio, minerali metallici e no.

La mostruosa festa olimpica di Pechino rischia di essere il canto del cigno del boom cinese. E del suo modello «capitalista», dove la nomenklatura comunista pretende di gestire dirigisticamente l’economia secondo il vangelo del capitalismo terminale, che è stata l’ultima ad apprendere e di cui è stata esaltata come prima della classe.

Poi, ci sarà stagnazione, sovrapproduzione, arretramento dell’occupazione; e non sono da escludere disordini  politico-sociali. Ma già, quelli il regime sa come trattarli. La repressione è il suo miglior asso nella manica.



1) Ambrose Evans Pritchard, «Oil price shock means China is at risk of blowing up», Telegraph, 7 luglio 2008.



http://www.effedieffe.com/content/view/3826/179/
lunedì, 07 luglio 2008


Rispetto allo sconfortante panorama italiano sul fronte immigrati, queste due notizie che giungono dalle province autonome di Trento e Bolzano sono da considerarsi positive.

La giunta provinciale trentina ha stanziato 1.500.000 euro per aiutare le famiglie più bisognose a pagare l'affitto: si chiama integrazione al canone. Ebbene per un motivo "tecnico", più della metà, cioè 800.000 euro, vanno agli extracomunitari, mentre il resto se lo dividono italiani (anziani e giovani coppie) e cittadini comunitari.
Con l'applicazione di una nuova legge e di nuove direttive, questo non avverrà più. Verrà infatti fissato un tetto massimo del 10% delle risorse da assegnare alla graduatoria degli extracomunitari.

Albert Pürgstaller, presidente dell'Istituto per l’edilizia sociale (Ipes), dichiara che nella provincia altoatesina saranno assegnati meno alloggi agli stranieri. Nel 2007 la quota di alloggi Ipes agli stranieri è salita al 19,01% in provincia e al 22,04% a Bolzano. D'ora in poi la separazione delle graduatorie per italiani e stranieri dovrebbe portare all'assegnazione di qualche appartamento in più agli autoctoni.

Ci hanno informato:

  1. Affitti agevolati: metà degli aiuti a stranieri (Trentino, del 1° luglio 2008)
  2. «Ipes, in futuro meno case per gli stranieri», di Massimiliano Bona (Alto Adige, del 3 luglio 2008)
martedì, 17 giugno 2008




Della disoccupazione degli immigrati in Spagna si era parlato in un post del 29 dicembre 2007: E continuano a dire che sono indispensabili per l'economia...



da Expatica.com:

Spanish government wants to repatriate one million immigrants

The government will offer unemployment benefits to legal immigrants who lose their jobs if they return to their home countries.

12 June 2008

MADRID - Beginning in July, the government will offer legal immigrants who lose their jobs a chance to collect unemployment benefits quickly if they agree to return to their home countries [a parte la volontà di disfarsi del fardello, operazione il cui esito potrebbe peraltro rivelarsi fallimentare stanti la discrezionalità dell'immigrato e la possibilità di aggirare la legge, resta assai discutibile l'idea di erogare denaro extra a chi, una volta rimpatriato, non avrebbe più niente a che fare con il paese, ndr].
Under the deal, returning immigrants will receive their full unemployment benefits in two instalments: one before leaving, and the other once they are back home. To be eligible, migrants must give up their residency and work papers and pledge not to return for at least three years [avete capito sì... il senso della domanda nel titolo del post... ?, ndr].
The move, sparked by the economic crisis [se una mossa del genere è motivata da una crisi economica prevista o già esistente, che fine fa tutto il chiacchiericcio sul dovere etico-morale di accogliere i "disperati"?, ndr], is in stark contrast with the government's immigration policies just a year ago, when foreign workers were being hired at source.
Over one million people could be affected by this measure, around half of all non-EU legal residents, said Labour Minister Celestino Corbacho.
The figure is based on the belief that immigrants who accept this offer will take their relatives with them. Corbacho also announced tougher conditions to bring family members into Spain that might prevent workers' parents and in-laws from being eligible.
From January 2005 to April 2008, Spain granted residency papers to over 252,000 relatives of migrant workers. Corbacho said that there are currently around 165,000 unemployed foreigners, and expected that figure to grow over the next three years, when the economy "will enter a phase of job creation."

[El Pais / Tomas Barbulo / Expatica]

http://www.expatica.com/es/articles/news/..........html
domenica, 15 giugno 2008


da Townhall.com:

Thursday, June 12, 2008

Viral Video on Immigration Costs

By Amanda Carpenter

Video testimony from a Florida hospital administrator about the millions of tax dollars spent providing health care for illegal aliens is spreading like wildfire on the internet.

Last April, Carol Plato, director of services from Martin Memorial Medical Hospital, told members of Florida’s House Committee on State Affairs about the extreme financial burdens illegal immigrants have imposed on her hospital. The Florida House of Representatives posted video from the day’s testimony and later an immigration enforcement advocate clipped her segment and uploaded it to YouTube, where it’s received almost 400,000 views to date [numero già abbondantemente superato, ndr].

In the video, Plato testifies: “In 2001, we had a Guatemalan, an illegal patient in our hospital. He was there from 2001 and until 2003. He had over $1.5 million in health care services. We forcibly returned him to his home county of Guatemala at our own cost of $30,000. You ask why am I telling you about a case that happened in 2003? Because today that case is not over. We have spent and are spending up to a quarter of a million dollars in legal fees because his family here in the United States is suing us because they think it as inappropriate for us to return this illegal patient to his home country.”

She also reminds Florida lawmakers of the $100 million providing healthcare for illegal aliens in 2007. [See video and transcript below].

The video was uploaded by a man whose YouTube screen name is SoFlaPatriot [video segnalato più in basso, ndr].

In an interview with Townhall, SoFlaPatriot said he participates in lobbying activities with two immigration enforcement groups called Floridians for Immigration Enforcement and Bridges Across America.

“A lot of people are angry,” SoFlaPatriot said. He asked Townhall not to publish his real name because of threatening comments that have been posted in the comments section of the video, but is happy more people are finding out about the expenses of illegal immigration because he uploaded the video.

“I’m definitely gratified this got out there,” he said. “This is public domain stuff. There’s got to be a lot more of it out there. People just need to find it and post it.”

Below is the video and transcript of Plato’s testimony.

[Il video dell'utente SoFlaPatriot, ndr]

PLATO: In 2001, we had a Guatemalan, an illegal patient in our hospital. He was there from 2001 and until 2003. He had over $1.5 million in health care services. We forcibly returned him to his home county of Guatemala at our own cost of $30,000. You ask why am I telling you about a case that happened in 2003? Because today that case is not over. We have spent and are spending up to a quarter of a million dollars in legal fees because his family here in the United States is suing us because they think it as inappropriate for us to return this illegal patient to his home country.

Currently, as of today, I have a patient from Mexico who has been in my hospital for 760 days. He has severe brain damage, has no family, no friends. His charges to date for almost two years is $1.5 million and we have contacted the Mexican Consulate four times, we have contacted Immigration and nobody will help us return this patient to Mexico. We are even willing to spend our own $30,000 to return this patient. We can’t get anyone to help us with that.

In 2007, the Florida Hospital Association estimates that there was $100 million in costs for illegal care. That affects all of us. One of the major problems that health care institutions have today that you need to be aware of is ongoing care. If somebody comes into our emergency rooms we don’t turn them away. But if someone comes into our emergency room and they have renal failure and they require dialysis, right now I have six patients, illegal, undocumented patients that we are seeing every three days for renal dialysis. For all this I have talked about we have received no reimbursement. This obviously affects all of us in this room. Our health care costs are severely affected by this. I would also like to end with pointing out that a large percentage of the babies born at our facility are from illegal parents.”

QUESTION: Ma’am, when you know they are illegal do you report them to federal authorities so you they can get them?

PLATO: We have tried and we have been told on numerous occasions that they’re only interested if a crime has been committed. And, from what I understand they’re not even interested then.

QUESTION: So the fact that they’re illegal is not enough crime?

PLATO: Correct.


http://www.townhall.com/...........viral_video_on_immigration_costs
sabato, 07 giugno 2008


da Etleboro Italia:

06 giugno 2008

Le speculazioni protette dall'ONU

Si chiude il vertice Fao 2008 a Roma, e lascia dietro di sé delusione e rabbia, nella consapevolezza che ormai non esiste alcun organismo che sia in grado di far valere il rispetto dei popoli e dei diritti umani senza farsi influenzare dagli interessi economici dei poteri e dei governi forti. La dichiarazione si conclude con un invito generico alla Fao e ad altre organizzazioni internazionali a "monitorare e analizzare la sicurezza alimentare mondiale in tutte le sue dimensioni, e sviluppare strategie per migliorarli". La più grande delusione resta tuttavia l'immobilismo nei confronti dell’allarmante problema della speculazione finanziaria, che vanifica ogni sforzo produttivo o commerciale, per far fronte al rincaro dei prezzi, e punta il dito esclusivamente sui biocarburanti.

Il vertice Fao si conclude lasciando dietro di sé delusione e rabbia, nella consapevolezza che ormai non esiste alcun organismo che sia in grado di far valere il rispetto dei popoli e dei diritti umani senza farsi influenzare dagli interessi economici dei poteri e dei governi forti. Le conclusioni, racchiuse in un semplice documento, riducono le misure di contrasto all’emergenza alimentare a futuri finanziamenti nei confronti dei Paesi più deboli, al controllo della produzione di biocarburanti e alla necessità di una maggiore liberalizzazione dei mercati agricoli. La dichiarazione si conclude con un invito generico alla Fao e ad altre organizzazioni internazionali a "monitorare e analizzare la sicurezza alimentare mondiale in tutte le sue dimensioni, e sviluppare strategie per migliorarli". Per quanto riguarda il rincaro dei prezzi, nessuna concreta iniziativa, tranne la stigmatica enunciazione sulla necessità di "intraprendere iniziative per moderare fluttuazioni anomale dei prezzi dei cereali". Questa, probabilmente, la più grande delusione di un vertice tanto inutile quanto ipocrita, che si rifiuta così di affrontare l’allarmante problema della speculazione finanziaria, che vanifica ogni sforzo produttivo o commerciale, per far fronte al rincaro dei prezzi, e punta il dito esclusivamente sui biocarburanti, demonizzati al punto da ipotizzare un divieto per la loro produzione.

Tuttavia, i punti più controversi restano le proposte di aumentare la libera circolazione dei beni agricoli sul mercato, riducendo le barriere doganali e impedendo le politiche di molti Paesi di limitare le esportazioni di cibo, diminuire le esportazioni di semi, bloccare le frontiere per non far entrare aiuti alimentare che possono distruggere il mercato interno. Tornano inoltre gli Ogm come sistema per risolvere la crisi alimentare, divenuti ormai un’arma chimica contro la differenziazione biologica e uno strumento per l’imposizione del monopolio di determinante entità economiche. Si stima infatti che da questa crisi, le più grandi imprese operanti nel settore agro-alimentare abbiano registrato impennate esponenziali dei loro ricavi: la Cargill ha annunciato un aumento dei profitti in un solo quadrimestre dell'86%, Bunge del 77%, Archer Daniel Midland's del 65%. Allo stesso tempo continuano le spinte per la liberalizzazione dei mercati, proponendo così l’ingresso dei Paesi in via di Sviluppo nell'ambito del General Agreement on Trade in Services (GATS) o di altri negoziati multilaterali o bilaterali, e intensificando le regole in discussione nel Doha Round. Si rischia tuttavia, in tal modo, di intensificare la crisi rendendo i prezzi dei generi alimentari ancora più volatili, aumentando la dipendenza dei paesi in via di sviluppo dalle importazioni e così anche più inarrestabili le crisi alimentari.

Non resta che constatare che, come sempre a prevalere sono gli interessi economici di potenze petrolifere e caste finanziarie sempre più forti, utilizzando l’Onu e la rete di Organismi internazionali per difendere una vera e propria strategia economica in atto. Da una parte si va a contrastare la concorrenza di altri tipi di combustibili, spacciando la crisi alimentare come conseguenza della distrazione delle coltivazioni dalle derrate, mentre dall’altra si usa la speculazione finanziaria per esasperare il rincaro delle commodities (1) e legittimare le politiche di liberalizzazione e l’adozione di organismi geneticamente modificati. Un vero e proprio circolo vizioso, in realtà sempre più inarrestabile, in quanto ci troviamo dinanzi alla crisi economica dell’epoca moderna più preoccupante degli ultimi anni, che a confronto quella degli anni ’70 potrebbe sembrare una semplice "congiuntura sfavorevole", in quanto si va ad intrecciare con la crisi dei mercati finanziari, e lo stesso crollo delle istituzioni Statali, a favore delle entità sovranazionali ormai sempre più forti. Le situazioni di emergenza divengono, in tale contesto, solo un mezzo per imporre una sorta di "ristrutturazione economica forzata", al fine di rafforzare il controllo delle risorse idriche e alimentari, nonché dei combustibili.

Infatti, le crisi che colpiscono i vari settori vitali per l’economia tendono a coordinarsi sempre di più, confluendo tra di loro e aggregandosi, perché la crisi alimentare che oggi affrontiamo è una propagazione della crisi finanziaria, che è anche origine di quella petrolifera. Tutte le variabili in gioco - cibo , petrolio e acqua - sono oggetto di un processo della manipolazione simultanea del mercato intenzionale. L’aumento del petrolio e la svalutazione della moneta di riserva (2) ha scatenato la speculazione sulle commodities, e così l’aumento dei prezzi alimentari e la necessità di utilizzare combustibili alternativi; allo stesso tempo il prezzo dell’acqua ha subito ulteriori speculazioni come conseguenza delle politiche globali di privatizzazione delle risorse idriche. Ecco dunque che le lobbies cambiano e si moltiplicano, e non si riducono solo a quelle petrolifere, ma abbracciano anche quelle operanti nelle biotecnologie agro-industriali, i giganti dell’acqua. A favorire il loro consolidamento sta giocando un importante ruolo le stesse Nazioni Unite che stravolgono la realtà degli eventi, parlando della crisi della produzione, quando i dati rivelano che alcuni Paesi hanno addirittura moltiplicato le esportazioni facendo fronte alla stessa produzione di bio-combustibili. Tali contraddizioni e anomalie rivelano ancora di più il grande disastro del disfacimento delle Organizzazioni Internazionali, che crollano insieme agli Stati-Nazione e ai diritti degli Stati sovrani.

http://etleboro.blogspot.com/2008/06/le-speculazioni-protette-dallonu.html



Note (non facenti parte del testo originale):

(1) Le commodities sono "materie prime o altri beni assolutamente standardizzati, tali da potere essere prodotti ovunque con standard qualitativi equivalenti e commercializzati senza che sia necessario l’apporto di ulteriore valore aggiunto. Una commodity deve essere facilmente stoccabile e conservabile nel tempo, cioè non perdere le caratteristiche originarie. L'elevata standardizzazione che caratterizza una commodity ne consente l'agevole negoziazione sui mercati internazionali." Le principali commodities negoziabili sui mercati internazionali sono alcuni tipi di prodotti agricoli e tropicali, di metalli, di risorse energetiche e di carni (tratto da Wikipedia).

(2) Da Wikipedia:
"La riserva monetaria è la quantità di metallo o altro bene che l'emittente di moneta deve tenere come garanzia delle banconote stampate.
Solitamente la riserva è aurea [...].
Il metallo di riserva può essere direttamente usato per coniare monete, che assumono così un valore intrinseco e tangibile, oppure essere conservato in lingotti presso i caveu della Banca Centrale. In entrambi i casi (coniazione sulle monete o stoccaggio della riserva in lingotti) è difficile verificare la consistenza e la purezza del metallo: che non si tratti cioè di oro arricchito con rame o di platino
galvanizzato con oro.
In generale la riserva deve essere un bene di valore pari alla moneta che viene stampata. Se il controvalore della riserva è solo una percentuale della moneta emessa, avviene la svalutazione, che costituisce un guadagno per l'emittente. La svalutazione è un trasferimento di ricchezza dagli utilizzatori all'emittente della moneta [...] ".

E chi emette le banconote stampate nell'ambito dell'Eurosistema? Le diverse Banche Centrali Nazionali. Le monete in euro? "
L'emissione delle monete in euro è di competenza degli Stati dei paesi partecipanti. Nell’area dell'euro è la Commissione europea che coordina gli aspetti attinenti alle stesse."
mercoledì, 04 giugno 2008


da La Stampa:

3/6/2008 (9:24) - IL COMUNE HA STANZIATO 2,8 MILIONI DI EURO
Mestre, blitz degli esponenti leghisti: "No alla costruzione del campo rom"

L'ira del sindaco Cacciari: «Mando la polizia, è una strumentalizzazione».

MESTRE
Blitz di alcuni esponenti della Lega Nord questa mattina a Mestre (Venezia). Alcune decine di persone hanno bloccato il cantiere per la realizzazione di un campo nomadi attrezzato finanziato dal comune con 2.800.000 euro.

I leghisti sono tutt’ora nel cantiere e alcuni di loro si sono incatenati per protestare contro la costruzione del sito destinato ad una comunità di Sinti da anni residente nel comune. Tra i manifestanti, c’è anche il capogruppo in consiglio comunale della Lega nord Alberto Mazzonetto che spiega il blitz così: «Il sindaco di Venezia, Cacciari, tradisce le aspettative dei veneziani. I finanziamenti per il campo nomadi dovevano andare ai cittadini per la realizzazione di case popolari [occhio che vi fregano pure quelle, ndr]».

La risposta del primo cittadino di Venezia non si è fatta attendere: «Se i leghisti non si slegano mando la polizia a slegarli», ha detto Massimo Cacciari. «E una volgarissima strumentalizzazione politica - ha proseguito -, la localizzazione del campo è stata decisa una decina di anni fa. È lo spostamento di un campo da una zona totalmente inadatta a una zona più adeguata e lontana da ogni casa [spostare il campo in una zona "lontana da ogni casa": faccio fatica a capire chi sia più "xenofobo", Cacciari o Mazzonetto? E l'integrazione? Ah sì, quella è la parolina magica per i talk-show, ndr]. In questo campo vi abitano cittadini veneziani in piena regola. I bambini frequentano le scuole veneziane, votano tutti nel capoluogo e appartengono a un’etnia diversa da quella della Lega. A mio parere i leghisti cercano di fomentare il clima xenofobo che tra l’altro a Mestre è in assoluta minoranza».

[...]


http://www.lastampa.it/redazione/............asp
lunedì, 02 giugno 2008


da ANSA.it:

Roma: uomo lancia soldi a turisti
Singolare protesta di D'Artagnan, storico raccoglitore di monete

(ANSA) - ROMA, 2 GIU - Un singolare fuori programma ha movimentato la mattina dei turisti a fontana di Trevi a Roma, per la protesta di un raccoglitore di monete. Roberto Cercelletta, in arte 'D'Artagnan', ha gia' compiuto in passato gesti plateali per protestare contro il Comune che gli vieta di raccogliere dalla fontana le monete, lanciate in acqua dai visitatori e destinate alla Caritas. L'uomo e' entrato nella fontana tagliandosi l'addome con una lametta e con una pala ha lanciato le monetine sulla folla.


http://www.ansa.it/site/notizie/.........2008-06-02_102202601.html

Ad ulteriore conferma, un estratto dell'articolo Fontana di Trevi: i ladri di euro, di Elena Panarella, Il Messaggero, del 27 settembre 2007:


« [...] C'è una delibera del Comune che assegna le monete della Fontana di Trevi alla Caritas, che ne diventa proprietaria solo quando l'Acea dopo averle raccolte gliele consegna». [...]



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postato da: Filippo84 alle ore 22:02 | Permalink | commenti
categoria:italia, cronaca, costi sprechi evasioni, associazioni caritative
domenica, 01 giugno 2008


Angelo Bagnasco: "gli immigrati sono una risorsa per le società in cui lavorano, qualunque sia il loro status legale, ed è loro diritto che venga affrontato il problema della separazione familiare, temporanea o prolungata" (tratto da Repubblica.it del 30 maggio 2008).





dalla Gazzetta di Modena:

Pensioni gratis agli stranieri, è boom

Pier Luigi Salinaro

Senza aver mai versato contributi incassano 7.156 euro l’anno
Gli extracomunitari con carta di soggiorno fanno arrivare in città i genitori over 65 che all’Inps chiedono il ‘vitalizio’
Tredici mensilità da 550,5 euro, mentre un modenese non ne incassa più di 500 pur avendo versato contributi per anni

Ci sarebbe una certa preoccupazione anche a Modena per il dilagare di richieste d’ assegni sociali da parte di immigrati che, a quanto sembra, stanno mettendo in seria difficoltà l’Inps. Non esistono cifre precise del fenomeno a livello modenese (il fenomeno è nazionale), anche perchè i funzionari dell’ente di viale Reiter - contatti anche ieri - spiegano che dati e informazioni possono essere forniti solo dalla Direzione Generale di Roma. Dalla capitale ci spiegano che i dati, per singole province, possono rilasciarli solo dopo una richiesta scritta all’Inps di Modena, incaricata poi di inoltrarla alla stessa Direzione Generale. Insomma, forse fra qualche mese si potrà sapere qual’è la situazione modenese sul fronte assegni sociali agli immigrati.
Ma in che cosa consiste questa richiesta da parte degli immigrati degli assegni sociali?
Le cose stanno così: gli immigrati che hanno compiuto i 65 anni e non hanno redditi oppure sono sotto la soglia dei 5mila euro annui, hanno diritto a quella che una volta si chiamava “pensione sociale”.
Quando gli extracomunitari regolari residenti in città o in provincia con tanto di carta di soggiorno in regola e residenza, si sono accorti delle normativa di legge - tutto deriva dalla legge 388 del 2000 (inserita nella finanziaria 2001 dell’allora governo Amato) che ha riconosciuto l’assegno sociale anche ai cittadini stranieri - non hanno fatto altro che presentare domanda di ricongiungimento familiare e far arrivare a Modena genitori o parenti anziani. Tra gli immigrati extracomunitari, pare che gli albanesi siano stati gli antesignani e maestri in materia.
Come funzione questa legge varata dal parlamento italiano?
L’extracomunitario regolare, dopo aver fatto venire a Modena i congiunti, manda i familiari o il familiare ultra- 65enne all’Inps. Qui l’interessato autocertifica l’assenza di reddito oppure dichiara la pensione minima nello Stato di provenienza - che deve essere certificata - e il gioco è fatto. L’Inps a quel punto eroga 395,6 euro al mese di assegno sociale, più 154,9 euro di importo aggiuntivo. In totale 550,5 euro per 13 mensilità quindi 7.156 euro l’anno, esentasse. In sostanza genitori, nonni e parenti tutti over 65 di lavoratori extracomunitari, percepiscono i 7.156 euro all’anno, senza aver mai versato alcun contributo all’Inps.
Tutto questo mentre una buona fetta di pensionati modenesi, percepisce pensioni di 500 euro al mese, meno dell’assegno agli anziani stranieri e tutto questo dopo aver versato contributi e pagato tasse per una vita.
C’è poi un altro particolare che sa tanto di “beffa”: se il genitore, il nonno, il parente straniero a Modena non si trova bene, può tranquillamente tornare in patria, tanto l’assegno continua a decorrere. E nei paesi nordafricani con queste cifre si vive da “nababbi”. Ultimamente comunque sono satte adottate restrizioni e gli stranieri che beneficiano dell’assegno sociale non devono lasciare il nostro paese. Le domande degli stranieri per l’assegno sociale sarebbero in costante aumento e vengono quasi sempre accolte dall’Inps, visto che la legge non prevede nè un minimo di versamenti e nemmeno un certo tempo di residenza.

(21 maggio 2008)


http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/...........2026432




Avviso ai lettori: cambio provvisorio della linea editoriale
sabato, 31 maggio 2008


da ANSA.it (via NoReporter.Org):

Aumentano i costi delle fonti energetiche e degli alimenti e la risposta è: bloccare i salari!

(ANSA) - PARIGI, 28 MAG - Il presidente della BCE Jean-Claude Trichet [foto sopra, ndr] insiste sulla moderazione salariale per evitare impennate dell'inflazione. Con un ritmo di inflazione al 3,3%, 'e' per questo che invitiamo le parti sociali alla vigilanza' in modo da impedire' che nuovi aumenti salariali si traducano in nuovi aumenti dei prezzi', ha detto Trichet in un'intervista al settimanale 'L'Express' in occasione del decimo anniversario della nascita della BCE.

http://www.noreporter.org/dettaglioArticolo.asp?id=11069



Avviso ai lettori: cambio provvisorio della linea editoriale
mercoledì, 07 maggio 2008


Maurizio Blondet    07 maggio 2008

«Politica interna ed estera USA: bozza di linea per la prossima Amministrazione»: questo il titolo della prima giornata di riunione della Commissione Trilaterale, tenutasi a Washington il 25-28 aprile, ovviamente e come sempre a porte chiuse. Ma Jim Tucker, il giornalista famoso per «auscultare» le riunioni segrete del Bilderberg, aveva qualche fonte anche lì (1).

E qualcosa ha saputo. Vediamo dunque la «linea» che i più ricchi privati di USA, Europa e Giappone, in rappresentanza delle maggiori multinazionali, dettano al prossimo governo americano.

Secondo il consesso, il futuro presidente dovrà anzitutto aumentare gli aiuti americani ai Paesi esteri, perchè, è stato detto, «L’America non versa la sua giusta parte» degli aiuti internazionali. Il presidente futuro dovrà anche pagare la quota USA per il mantenimento dell’ONU (la Casa Bianca è in arretrato: i neocon che la teleguidano detestano l’ONU).

Peter Sutherland, rappresentante del segretario generale ONU per l’immigrazione, ha caldeggiato una maggiore apertura degli Stati Uniti verso l’immigrazione, raccomandando una amnistia per i milioni di clandestini messicani e sudamericani in USA. Sarà bene notare che Sutherland, questo umanitario, è anche presidente di British Petroleum e Goldman Sachs International, oltrechè un alto esponente del Bilderberg.

Non è dunque un caso se durante il panel intitolato «Global Financial Crisis», si sono sentiti solo interventi attorno al «dovere» dello Stato americano di «intervenire» per soccorrere «le istituzioni finanziarie sotto stress», e nemmeno una parola sul soccorso ai milioni di americani che si vedono pignorare la casa, o caderne tragicamente il valore di mercato.
Il liberismo globale non ammette eccezioni: intervento pubblico è il Male Assoluto, tranne che per le banche loro.

A parlare della crisi c’erano infatti Andrew Crockett, presidente di JP Morgan Chase International, David Rubenstein, gestore del Carlyle Group, Robert Kimmit oggi vicesegratario al Tesoro ma prima altissimo capintesta di Lehman Brothers, oltrechè Martin Feldstein, economista di Harvard, ex consigliere economico di Ronald Reagan, nonchè Robert Zoellick, presidente della Banca Mondiale e da sempre socio del Bilderberg.

C’erano anche giornalisti molto selezionati, da David Gergen dell’US News and World Report, e Lionel Barber, uno dei direttori del Financial Times: che naturalmente non hanno scritto un rigo sulle riunioni, anche se vi hanno partecipato attivamente, presiedendo alcuni panel, oppure «intervistando» per lo scelto pubblico questo o quel grand’uomo. Sul podio, con domande complici, e a porte chiuse.

Il giornalista Bill Emmot, dell’Economist, per esempio ha intrattenuto la cena dei signori allo Smithsonian Art Museum parlando della «crescita dell’Asia». Naturalmente si è molto parlato del «global warming» e si è consigliato il futuro presidente USA di spendere di più contro l’inquinamento; su come ridurre l’effetto-serra, si è ventilata una tassa ecologica sui voli aerei.
Il dollaro a 120, e il cui rincaro dipende al 60% dalla speculazione sui futures petroliferi, non allarma quel nobile consesso. La questione è gestita dal Bilderberg, che nella sua riunione segreta in Germania del maggio 2005, per bocca del suo socio Henry Kissinger, raccomandava un raddoppio del barile (allora era a 40 dollari) entro 12-24 mesi. Il che è avvenuto disciplinatamente.

Nel 2006, a Ottawa, il Bilderberg non si era dimostrato contento dei progressi, ed aveva raccomandato un rincaro sui 105 dollari entro la fine del 2008. Ora Goldman Sachs prevede che si arriverà a 200.

Previsione alla portata di personalità che si incontrano fra banchieri-speculatori e compagnie petrolifere, e che non preoccupa. Loro fanno enormi profitti sui rincari. E il prezzo proibitivo avvicina quella che Barroso suole chiamare
«la rivoluzione post-industriale», che implica fra l’altro la fine del ceto medio.

Rumori di dissenso si sono ascoltati solo quando Robert Blackwill, già vice-consigliere nazionale per l’Iraq, ha intrattenuto i signori sulla necessità di «impegnare (engage) l’Iran e costruire la pace in Medio Oriente». Blackwill ha assicurato che la «opzione militare resta sul tavolo», ma si spera negli sforzi diplomatici.

Più interessanti le conversazioni e i pettegolezzi di corridoio. I signori tengono molto al NAFTA, il mercato comune USA-Messico-Canada, e si sono detti: «John (McCain) è sempre stato a favore del libero commercio, anche davanti ai sindacati; Hil (Clinton)  e Barak (Obama) fingono di eccepire su alcuni punti, ma è recita politica. Sono solidamente a favore». Anzi, «Hil», si ricordavano l’un l’altro i signori, come first lady ha tenuto sedute strategiche con il big business per indurre il Congresso ad approvare il NAFTA.

Molto sarcasmo invece è stato speso contro Ron Paul. Non perchè il candidato indipendente abbia una sola possibilità di occupare la Casa Bianca; ma li preoccupa la moltitudine di giovani che si sono mobilitati per lui, ed ascoltano i suoi discorsi. Questa generazione, si sono detti i trilateralisti, «si sta facendo un’educazione politica» in questo modo. Il che può «causare danni significativi in futuro», visto che Ron Paul non vuol cedere la sovranità nazionale al NAFTA (come gli europei l’hanno ceduta alla UE), si oppone alle missioni di «mantenimento della pace» all’estero, e proclama che bisogna ritirare le truppe dall’Iraq e, peggio, ridurre le imposte non sui ricchi, ma sul ceto medio.

I signori hanno perciò deciso di influire sul partito repubblicano perchè faccia pressione su Ron Paul e lo induca a rinunciare alla corsa al più presto, onde mettere fine ai suoi corsi di educazione politica un po’ troppo affollati. L’incarico è stato assegnato a Thomas Foley, già portavoce della Casa Bianca.

Kissinger era presente ma non ha parlato. E’ decrepito e dicono che abbia problemi alla gola. Fra gli europei, Tucker segnala solo Elisabeth Guigou, già ministra francese per gli affari europei. Nell’insieme, i politici presenti sembravano essere della generazione passata, dell’era Reagan o dell’era Nixon.

Si può ipotizzare che la Trilaterale ritenga di poter riprendere l’influenza che aveva prima dell’avvento dei neocon, che hanno sviato il progetto globalista con il loro bellicismo per Israele? Il futuro lo dirà: i signori erano sicuri di avere in tasca tutti i tre candidati.

Può darsi che trovino una convergenza in un senso preciso: mano pesante alla israeliana contro le opinioni pubbliche contrarie alla globalizzazione. Il direttore di Newsweek, Fareed Zakarias [foto sopra, ndr], uno dei giornalisti invitati, ha appena elevato un rimprovero agli americani, convinti all’80% che il Paese sia sulla strada sbagliata (saranno i mutui sub-prime e la rovinosa costosissima guerra in Iraq?).