giovedì, 17 luglio 2008


Un referendum italiano sul Trattato di Lisbona? (Italiani Liberi, dell' 11 luglio 2008)





Ma il problema è dei cattolici in tutta Europa (il Giornale, del 6 luglio 2008)
lunedì, 02 giugno 2008




Vedi prima: Conferenza a Trieste: La lotta per il Kosovo. Sovranità e geopolitica nel cuore dell'Europa



dal sito del Coordinamento Progetto Eurasia (27/05/2008):

La lotta per il Kosovo

[...]

Davanti a un folto pubblico, costituito sia da serbi sia da italiani, Pilotto ha innanzitutto tracciato una rapida storia della Serbia, dimostrando come questo Paese sia stato il cardine dell’Europa nei Balcani fin dalle invasioni ottomane (basti pensare alla leggendaria battaglia di Kosovo Polje del 1389 appunto) e come la sua anima e la sua coscienza siano profondamente radicate in Kosovo e Metohija: è questo, in effetti, il nome completo della martoriata regione, laddove Metohija significa “patrimonio della Chiesa” e Pec è stato appunto il cuore della spiritualità serba. Prova ne sono i monasteri che punteggiano quelle terre, o meglio, quel che ne rimane, poiché la furia dei separatisti albanesi ha molto spesso colpito questi luoghi che sono patrimonio dell’Unesco, ma che le forze armate della missione Kfor raramente hanno protetto con efficacia (eccezion fatta per il contingente italiano e per l’opera compiuta dal Generale Fabio Mini allorché si è trovato ai vertici della struttura). Nel 1999 una poderosa montatura mediatica ha creato un’emergenza umanitaria in Kosovo, sicché la Jugoslavia si è trovata per tre mesi sotto le bombe della Nato, nell’ambito di un’operazione militare che non aveva avuto neppure l’avvallo delle Nazioni Unite, le quali intervennero soltanto in seguito alla Pace di Kumanovo con la Risoluzione 1244 che riguardava lo status della regione contesa. Veniva pertanto riconosciuta la specificità della Provincia (abitata in maggioranza da albanesi), ma parimenti si garantiva l’integrità della Jugoslavia. La proclamazione unilaterale d’indipendenza ed il suo affrettato riconoscimento da parte di molti Stati (USA in primis e purtroppo anche l’Italia) non hanno pertanto alcun appiglio giuridico, anzi, introducono un pericoloso precedente nel Diritto Internazionale, il quale si basa per definizione sulla consuetudine.

Le motivazioni che soggiacciono a questa situazione sono state ben evidenziate da Vernole, il quale non solo è un attento osservatore della realtà serba, ma ha anche avuto modo di vedere da vicino la realtà delle enclavi in cui la comunità serba è segregata nel Kosovo, e la realtà di Camp Bondsteel, la più grande base militare americana in Europa che si trova appunto sul territorio di Pristina. Da un punto di vista geopolitico, la regione è al centro degli interessi americani, ma anche di quelli russi, nell’ambito dei differenti progetti di oleodotti e gasdotti che dovrebbero garantire all’Europa attraverso i Balcani l’approvvigionamento energetico. Se nel 1999 la Russia di Eltsin era ancora indebolita dalle privatizzazioni selvagge ed incapace di proiettare una politica estera significativa, adesso, invece, Putin e il suo delfino Medvedev hanno rispolverato la secolare fratellanza fra il popolo serbo e quello russo ed ora sono strenui sostenitori delle ragioni di Belgrado a fronte di una strategia atlantista che si basa sulla dissoluzione degli Stati e soffia sul fuoco dei particolarismi e dei separatismi. Le attuali consultazioni per la formazione del nuovo governo, inoltre, sono molto interessanti. Se è vero che gli europeisti di Tadic hanno conseguito la maggioranza relativa, è altrettanto vero che numeri alla mano è ben più probabile la formazione di una maggioranza assoluta (e quindi capace di governare) imperniata su radicali, nazionalisti del Partito Democratico dell’ex premier Kostunica, socialisti e deputati musulmani del Sangiaccato: proprio il partito socialista (al cui interno sono confluiti alcuni movimenti minori) che fu di Slobodan Milosevic costituisce l’ago della bilancia ed è corteggiato anche dai filoamericani. Su tale versante i giochi sono ancora aperti, d’altro canto sono molti i separatismi pronti a seguire l’esempio kosovaro: i baschi in Spagna, gli ungheresi in Romania, ma ancora nella ex Jugoslavia troviamo gli albanesi della Macedonia e della valle di Presevo pronti a farsi avanti, c’è anche la Repubblica Serba di Bosnia, la quale a questo punto potrebbe a buon diritto chiedere l’indipendenza, e sembrerebbe esserci la longa manus del miliardario Soros dietro le istanze separatiste della Vojvodina, la provincia autonoma della Serbia caratterizzata da una rilevante presenza ungherese.

Da questo frastagliato scenario sono emersi molteplici spunti per animare il conseguente, ampio e appassionato dibattito, il quale ha evidenziato le pesanti responsabilità italiane, incarnate in particolare nella figura di Massimo D’Alema, capo del Governo che nel 1999 prese parte attiva e non solo come supporto logistico all’aggressione alla Jugoslavia ed ora è stato il Ministro degli Esteri che ha improvvidamente riconosciuto Pristina indipendente. Non di meno la situazione è tributaria della gestione dei nazionalismi esercitata da Tito all’interno della Jugoslavia, particolarmente in funzione antiserba, come già si poteva immaginare ai tempi della guerra partigiana vista la contrapposizione frontale fra partigiani comunisti e nazionalisti cetnici. La chiave di lettura religiosa è stata invece rivista e corretta, giacché stanno sicuramente spuntando moschee e tombe islamiche al fine di stravolgere il paesaggio tradizionale del Kosovo, ma stupisce apprendere che gli USA, i quali si presentano paladini della lotta all’integralismo islamico, abbiano riconosciuto in fretta e furia uno Stato palesemente islamico proprio nel cuore dell’Europa e contestualmente soltanto 4 Paesi dei 50 che fanno parte della Conferenza islamica abbiano fatto altrettanto [due piccole inesattezze. 1) sono 5, non 4, i Paesi
membri dell’Organizzazione della Conferenza Islamica che hanno stabilito relazioni bilaterali con Pristina (Albania, Turchia, Afghanistan, Senegal e Malaysia); 2) I Paesi membri dell'OIC sono in tutto 57, non 50, ndr]: è inquietante considerare che siffatte scelte abbiano qualche attinenza con il traffico internazionale di eroina (quell’eroina la cui produzione i Talebani avevano sostanzialmente sradicato ed ora nell’Afghanistan liberato ha ripreso a pieno regime), il quale ha in Kosovo proprio uno dei suoi snodi principali.

L’opposizione russa e cinese è forte, difficilmente le diplomazie occidentali torneranno sui loro passi, i Balcani sono di nuovo al centro della ribalta internazionale: la lotta per il Kosovo è ancora aperta.

http://www.cpeurasia.org/?read=9384



Avviso ai lettori: cambio provvisorio della linea editoriale
lunedì, 02 giugno 2008




Vedi prima: Un libro contro l'attuale ideologismo culturale: le radici greche dell'Europa (Euro-Holocaust del 30 maggio 2008)



dal blog Euro-Holocaust (02/06/2008):

Caso Sylvain Gouguenheim: ben due liste censorie organizzate contro il suo saggio storico!

Ricordiamo brevemente la questione: Gouguenheim, studioso di storia e docente all'ENS-LSH (l'Ecole normale supérieure de Lettre et Sciences humaines di Lyon) ha pubblicato un paio di mesi fa un saggio (Aristote à Mont-Saint-Michel) la cui tesi centrale è che l'Europa, sostanzialmente, non abbia avuto necessità del mondo maomettano per trasmettere i testi filosofici e scientifici della propria antichità sino in epoca moderna.

Il saggio non ha semplicemente fatto discutere, muovendo tesi contrarie (questo si poteva ben immaginare sarebbe accaduto). Ciò che è più vergognoso è la creazione di liste critiche (ma sostanzialmente censorie) contro il testo. A fine aprile, infatti, una lista è stata organizzata dal noto quotidiano della "gauche", Liberation; un'altra è stata organizzata da un gruppo di colleghi e studenti dell'ENS-LSH. Tutti hanno aspramente criticato sia la tesi sia il presunto sfondo ideologico del testo (più avanti le due liste). A Gouguenheim si contesta non solo il nocciolo del libro, ma anche i ringraziamenti ad un noto saggista vicino a posizioni politiche dell'estrema destra (Renè Marchand). Si contestano anche alcuni passaggi dove si discutono differenze valoriali tra cultura europea e cristiana e mondo maomettano. Tra le varie critiche, ci incuriosiscono quelle relative al mondo bizantino, ritenuto da alcuni differente dal mondo europeo (grottesco modo di vedere l'Europa, che però non stupirà chi, come noi, ha notato tra i politici europei uno spiccato interesse per il Nord Africa e non per i Balcani o l'Europa dell'Est. A proposito: chi afferma la differenza tra mondo bizantino e mondo europeo sarà a favore o contro la Turchia nell'UE?). Altre critiche sono più serie, basandosi su dati storici che andranno ricontrollati (anche se si tratta probabilmente solo di singole questioni, che non tolgono forza alla tesi di fondo), ma rimane la sensazione complessiva del mettersi in moto di una macchina censoria, che non perdona all'autore di pensare con la propria testa e non secondo i canoni dei cortigiani del regno assolutista del multiculturalismo.

Qui potrete trovare molti collegamenti ad articoli sulla questione:

www.fabula.org/actualites/article24000.php

  • Questa è la lista di Liberation (da notare i docenti e ricercatori italiani. La censura è internazionale):

http://euro-holocaust.splinder.com/post/17326458



Avviso ai lettori: cambio provvisorio della linea editoriale
venerdì, 21 marzo 2008



Buona Pasqua a tutti i lettori del blog.

L'immagine: Risurrezione di Cristo, Pinturicchio, Appartamento Borgia, Vaticano.
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domenica, 27 gennaio 2008


Il 27 gennaio 1922 moriva a Catania Giovanni Verga.
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categoria:ricorrenze, cultura europea
lunedì, 21 gennaio 2008
"Ahi serva Italia, di dolore ostello, 
nave sanza nocchiere in gran tempesta, 
non donna di province, ma bordello!"

Dante Alighieri, canto VI del Purgatorio
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categoria:citazioni, italia, cultura europea
mercoledì, 02 gennaio 2008


Mappa dell'evoluzione della Reconquista in Spagna
da Wikipedia (cliccare sull'immagine per ingrandirla)

Il 2 gennaio 1492 i Re Cattolici, Ferdinando e Isabella, prendono Granada, ultima roccaforte moresca in terra di Spagna. I due entrano trionfanti a Granada il 6 gennaio. Terminava così il processo di riconquista della Penisola Iberica, iniziato già quasi otto secoli prima nelle Asturie da don Pelayo.

http://www.reconquista.altervista.org : sito esclusivamente incentrato sulla Reconquista, a cura di Federico Giannini e Mario Karam (studenti dell'Università di Pisa)
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venerdì, 09 novembre 2007



Il 9 novembre 1989 è annunciato il collasso della Ddr e la caduta del Muro di Berlino: la Germania si appresta ad unificarsi dopo quarantacinque anni di smembramento.

L'immagine: foto scattata il 10 novembre 1989 che ritrae gente di Berlino Est e di Berlino Ovest riunitasi al Muro.
postato da: Filippo84 alle ore 21:40 | Permalink | commenti
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lunedì, 05 novembre 2007
"Diffidate di quei cosmopoliti che vanno cercando lontano, nei loro libri, i doveri che disdegnano di rispettare attorno a loro"

"
Lo stato di nazione più favorevole alla felicità dei singoli è di non aver bisogno, per vivere felice, del concorso di alcun popolo"

Jean-Jacques Rousseau
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domenica, 04 novembre 2007



Bollettino della Vittoria

Comando Supremo, 4 Novembre 1918, ore 12


La guerra contro l'Austria-Ungheria che, sotto l'alta guida di S.M. il Re, duce supremo, l'Esercito Italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 24 Maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi è vinta.

La gigantesca battaglia ingaggiata il 24 dello scorso Ottobre ed alla quale prendevano parte cinquantuna divisioni italiane, tre britanniche, due francesi, una cecoslovacca ed un reggimento americano, contro settantatre divisioni austroungariche, è finita.

La fulminea e arditissima avanzata del XXIX corpo d'armata su Trento, sbarrando le vie della ritirata alle armate nemiche del Trentino, travolte ad occidente dalle truppe della VII armata e ad oriente da quelle della I, VI e IV, ha determinato ieri lo sfacelo totale della fronte avversaria. Dal Brenta al Torre l'irresistibile slancio della XII, dell'VIII, della X armata e delle divisioni di cavalleria, ricaccia sempre più indietro il nemico fuggente.

Nella pianura, S.A.R. il Duca d'Aosta avanza rapidamente alla testa della sua invitta III armata, anelante di ritornare sulle posizioni da essa già vittoriosamente conquistate, che mai aveva perdute.

L'Esercito Austro-Ungarico è annientato: esso ha subito perdite gravissime nell'accanita resistenza dei primi giorni e nell'inseguimento ha perdute quantità ingentissime di materiale di ogni sorta e pressoché per intero i suoi magazzini e i depositi. Ha lasciato finora nelle nostre mani circa trecento mila prigionieri con interi stati maggiori e non meno di cinque mila cannoni.

I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli, che avevano disceso con orgogliosa sicurezza.

Armando Diaz (Capo di Stato Maggiore dell'Esercito Italiano)

L'immagine: il Vittoriano di notte con picchetto d'onore.
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mercoledì, 31 ottobre 2007

John Maynard Keynes (1883-1946)

"Un grado considerevole di specializzazione internazionale è necessario, in un mondo razionale, in tutti quei casi in cui è dettato da grandi differenze di clima, di risorse naturali, di attitudini innate, di grado di civiltà e di densità di popolazione.
Ma, per un numero crescente di prodotti industriali, e forse anche di prodotti agricoli, sono venuto a dubitare se la perdita economica conseguente all’autarchia nazionale sia così grande da pesare più degli altri vantaggi derivanti dal portare gradatamente il prodotto e il consumatore nell’ambito della medesima organizzazione nazionale, economica e finanziaria.
L’esperienza sembra sempre di più provare che la efficienza dei più moderni procedimenti di produzione in massa sia quasi indipendente dal Paese e dal clima.
Si aggiunga che, col crescere della ricchezza, i prodotti, così primari come manifatturati, giocano nella economia nazionale una parte relativamente più piccola in confronto all’edilizia, alle prestazioni personali e ai servizi locali, che non sono oggetto di scambio internazionale; con il risultato che un aumento moderato nel costo reale dei prodotti primari e manifatturati, che sia conseguenza di un maggior grado di autarchia economica, può perdere di importanza quando lo si metta sulla bilancia contro vantaggi di un altro genere.
L’autarchia economica nazionale, in breve, sebbene costi qualcosa, sta forse diventando un lusso che ci possiamo permettere se lo vogliamo.
Ci sono o no abbastanza buone ragioni, perché avvenga che lo si voglia?
"

John Maynard Keynes (1933)

Tratto da Effedieffe.com
domenica, 19 agosto 2007
"Il falso è suscettibile d'una infinità di combinazioni, ma la verità ha solo un modo d'essere"

Jean-Jacques Rousseau
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mercoledì, 15 agosto 2007



L'immagine: Assunzione di Maria. Dipinto di Tiziano, Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari, Venezia.
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domenica, 12 agosto 2007
"Pianta alberi che possano giovare alla generazione successiva"

Cecilio Stazio, in Synephebi
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sabato, 28 luglio 2007



Il 28 luglio 1741 moriva a Vienna Antonio Lucio Vivaldi.
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