giovedì, 17 luglio 2008




Leggi prima: Dateci il Gran Muftì al posto del prete (del 10 novembre 2007)



da la tribuna di Treviso (del 14/07/2008):


Moschea clandestina, bufera sul prete

Stiffoni: «Va allontanato»
Ma don Aldo replica: «Spazi dati per il ritrovo»


Bufera sulla moschea allestita nel seminterrato dei locali della parrocchia di Paderno. Ad attaccare il parroco don Aldo Danieli è il senatore della Lega Piergiorgio Stiffoni. «Di fronte a tale disobbedienza dovrebbe essere rimosso», commenta. Ma don Aldo precisa: «Io non concedo spazi specificatamente per la preghiera, ma per degli incontri. Se poi pregano non vado a controllare con il lumicino».
Il parroco di Paderno si ritiene dunque estraneo alla vicenda della preghiera «sotterranea» nel seminterrato della sala parrocchiale che, secondo quanto raccontato da chi frequenta quel luogo per il culto, avviene tutti i giorni della settimana tranne il venerdì, e coinvolge solo 3-4 persone per volta.
Lo stesso vale per la preghiera del lunedì notte alle 3, un rito tradizionale nella religione islamica. Il sabato, in occasione di feste collettive, i musulmani si trovano anche in 100. In quel caso dopo la festa segue di solito un momento di preghiera, come è avvenuto lo scorso sabato sera: i musulmani si sono ritrovati per festeggiare la nascita di un bambino e poi hanno fatto un breve raccoglimento.
In 30 poi si sono fermati fino alle 3 del mattino. «Nel seminterrato ci sono ancora i tappeti che i musulmani hanno lasciato in attesa di trovare un luogo per il culto - ammette don Aldo - Ma io non ho concesso lo spazio specificatamente per la preghiera. In ogni caso, se anche si dovessero trovare in 3 persone per mettere a posto le loro cose e poi magari pregano, non credo bestemmino. Beati loro se lo fanno. Magari facessimo anche noi così. La possibilità di pregare è un diritto fondamentale dell’uomo».
Mentre dalla Curia vige ancora il silenzio sulla questione (ieri il vescovo era irreperibile), a parlare sono i politici.
La vicenda ha scatenato le polemiche della Lega, in particolare del senatore Piergiorgio Stiffoni, che ha colto l’occasione per sparare a zero sul parroco di Paderno. «Don Aldo non si rende conto su quale brutta china si è messo - commenta Stiffoni - Se fosse un mio dipendente l’avrei già rimosso».
Per il senatore ovviamente eventuali provvedimenti spettano al vescovo don Andrea Bruno Mazzocato. «Non entro nel merito di questioni interne - continua - Credo però che il vescovo sia fin troppo buono. In ogni caso, mi sembra che il parroco si stia prendendo gioco del vescovo. Mi pare che i parroci abbiano giurato obbedienza al vescovo e quindi devono osservare i dettami che vengono dalle gerarchia e non fare i ribelli».
La vicenda della preghiera «carbonara» è destinata quindi a far parlare di sé, e a lungo. A settembre inizierà il Ramadam e la questione di un spazio «ufficiale» per il luogo di culto ritornerà con più vigore dei mesi passati. I musulmani hanno chiesto a don Aldo gli spazi della parrocchia. «Ne ho parlato con il vescovo - spiega don Aldo - E la decisione spetta a lui».
Sulla vicenda interviene anche il vice-presidente della provincia di Treviso Floriano Zambon di Forza Italia. «E’ necessario vedere chi la vuol fare, dove, quanti sono. Comunque la costruzione della moschea riguarda i musulmani, come avviene per tutte le altre minoranze religiose che si sono organizzate per trovare un loro luogo di culto».
La preghiera «sotterranea» è scattata dopo la cacciata dei musulmani lo scorso novembre, quando la Curia aveva indotto il parroco a fare marcia indietro sulla concessione degli spazi parrocchiali agli islamici. Ora si apre un nuovo fronte di polemiche.

(14 luglio 2008)

http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/..........2033298
sabato, 12 luglio 2008


Come spesso accade, sono inconsapevoli bambini bianchi (anche molto piccoli) il target prescelto per azioni in vario modo repressive; è l'ambiente scolastico il luogo in cui i presunti "tutori" dell'infanzia danno libero sfogo alla loro follia; è dalla Gran Bretagna che arrivano notizie assurde come quelle che state per leggere.
  1. Due allievi (età di 11-12 anni) della Alsager High School, vicino Stoke-on-Trent (città nella contea dello Staffordshire), sono stati messi in castigo dalla loro insegnante di religione. Perché non hanno svolto i compiti a casa? Perché non sono stati attenti durante la lezione? No, perché si sono rifiutati di pregare Allah! I due scolari non hanno voluto prender parte alla dimostrazione pratica su come si venera Allah (con tanto di velo per le ragazzine) e così è scattata subito la punizione per "oltraggio al sincretismo". Ma in Inghilterra i docenti non hanno di meglio a cui pensare?
  2. Il National Children Bureau, finanziato in gran parte da organizzazioni governative, ha pubblicato una guida per educatori della scuola materna in cui si raccomanda loro di prestare attenzione a (o di punire) eventuali atteggiamenti discriminatori o epiteti razzisti in uso tra i pargoli dell'asilo (ah, non fateci caso, le solite forme di controllo del pensiero e della lingua messe in atto da chi predica "libertà" e "democrazia"...). Per il NCB è inaccettabile perfino storcere il naso dinanzi a cibi preparati con spezie e aromi tipici di tradizioni culinarie orientali o africane! Un'intollerabile mancanza di rispetto nei confronti del "diverso". Che ci si strozzino i multiculturalisti è il nostro augurio.
  3. Questo episodio risale all'ottobre 2007. Alla Bedenham Primary School, a Gosport (Hampshire), la direttrice avvia un'investigazione interna su un gravissimo delitto: Rocky Smith, di 4 anni (diconsi quattro), ha sputato contro un bambino nero di 10 anni mentre giocavano a rincorrersi. Terribile! Andrebbe subito internato questo skinhead in forma "embrionale"! Rocky ha rischiato di essere espulso in via definitiva dalla scuola. Non sappiamo come si sia risolta la faccenda, ma è molto grave in ogni caso... non lo sputo, che è semplicemente un dettaglio.
Le nostre fonti:
  1. Schoolboys punished with detention for refusing to kneel in class and pray to Allah (Daily Mail, del 4 luglio 2008)
  2. Toddlers who dislike spicy food 'racist', di Rosa Prince (The Daily Telegraph, del 7 luglio 2008)
  3. School launches race probe after four-year-old spits at a black boy during game of chase (This is London, del 19 ottobre 2007)
lunedì, 30 giugno 2008


Peter Löscher [foto sopra] è il direttore generale del gruppo industriale Siemens, che ha la sede principale in Germania. Recentemente ha dichiarato che l'alta dirigenza dell'azienda sarebbe troppo bianca, tedesca e maschile (!!!). Questa "mono-dimensionalità" renderebbe la società Siemens poco competitiva nel mercato globale e per questo ha annunciato che la sua priorità sarà quella di "migliorare la diversità globale dei manager" (tradotto, introdurrà la discriminazione positiva come criterio di assunzione; che poi avvenga in via ufficiale o ufficiosa poco importa).

Come già abbiamo visto a proposito di Jean-Paul Agon (L'Oréal), è chiaro il cammino (dicesi anche tradimento) che le élites "occidentali" hanno da tempo deciso di intraprendere. Altrettanto chiara è la necessità di tirare la fune in direzione diametralmente opposta, a partire dal nostro quotidiano...




dal Financial Times:


Siemens ‘too white, German and male’

By Richard Milne in London
Published: June 24 2008 23:30 | Last updated: June 24 2008 23:30


Siemens‘ top management is too German for its own good, as well as too white and male, according to its chief executive.
Peter Löscher, the Austrian-born chief of the German industrial conglomerate, said the priority for his second year in charge would be to improve the “global diversity” of managers and warned that Germany’s competitiveness could be threatened if it failed to do so [ci piacerebbe tanto che lo dimostrasse, ndr].
“The management board are all white males. Our top 600 managers are predominantly white German males. We are too one-dimensional,” he said in an interview to mark his first year in charge.
His comments underline a crucial issue for many German companies, who have benefited enormously from globalisation but still have nearly uniformly home-grown management and supervisory boards.
“It is generally a weakness of German groups. Swiss and Swedish companies have generally been better at building a more global management and culture,” said James Stettler at Dresdner Kleinwort, pointing to companies such as ABB. Herman Simon, a German management consultant, said: “It is one of the key tests for German groups – can they bind their international managers into the companies? Why don’t you see more Chinese or Indians at the top?”
Siemens actually has a high number of foreigners on its management board. Mr Löscher is Austrian and two of the remaining seven members are American. The other five are German. But of its 15 divisional heads, 11 are German. More than 80 per cent of its revenues come from outside Germany.
German companies suffer from a lack of international talent, even more in the supervisory than management boards. The situation for women is even worse: there is not a single female executive in the Dax-30 group of companies.
“It is not a question of quotas,” said Mr Löscher. “But I would like to see a much more diverse board. I would like to see a big Chinese running China and a big Indian running India.”
Asked if such diversity was critical to Germany’s future, he replied: “Absolutely. This is the biggest thing. If you are not representing your global customer base then you won’t tap your full potential. If you are doing well you will have a massive advantage.” Siemens has instigated a mentor programme among senior managers. The young executives Mr Löscher is in charge of include four Germans, two Chinese, a South African, a Pakistani, an American and a Brazilian
[notare che questa "diversità globale" esiste già tra i suoi più stretti funzionari, ma Löscher, da buon "ingordo globale", non si accontenta..., ndr].
Hermann Requardt, Siemens’ chief technology of-ficer, said: “There is a global battle for talent. It will be a core competence for senior management in the future.” Companies are facing a particular fight in countries such as China where employees often switch jobs. Siemens relocates 18,000 of its 430,000 global workers each year but Mr Löscher said more needed to be done.



http://www.ft.com/cms/s/.............html
mercoledì, 25 giugno 2008




L'AGRIF (Alliance Générale contre le Racisme et pour le respect de l'Identité Française et chrétienne), un'associazione identitaria francese, aveva citato in giudizio Jean-Paul Agon [foto sopra], il direttore generale della nota industria di cosmetici L'Oréal, per discriminazione razziale. Agon aveva infatti ammesso di applicare il concetto di discriminazione positiva, sostenendo che nel suo gruppo un candidato con un nome straniero (ovvero proveniente da un certo background etnico) ha più chances di essere assunto.

Il tribunale di Parigi ha respinto la richiesta dell'AGRIF motivando la sentenza con la "volontà [di Agon] di ristabilire un equilibrio compromesso", cioè di pareggiare il conto rispetto alle altre eventuali "discriminazioni proibite". Il tribunale dunque afferma implicitamente la legittimità solo di alcune discriminazioni: quelle contro gli autoctoni. Le altre sono "proibite"...
Ma non basta: i magistrati, non contenti, hanno condannato l'AGRIF a versare 2.500 euro di danni e interessi al direttore generale per abuso di procedimento giudiziario.

Signore, quando sugli scaffali di un supermercato o nelle vetrine di una boutique notate i prodotti L'Oréal... beh, ricordatevi di questo post.



da Le blog d'Yves Daoudal (20/06/2008):


Et voilà la confirmation

Le tribunal correctionnel de Paris a débouté l’AGRIF qui avait assigné le directeur général de L’Oréal, Jean-Paul Agon, pour discrimination raciale.
Il disait « assumer » le concept de discrimination positive, et précisait que dans son groupe, « un candidat qui a un prénom d’origine étrangère a plus de chance d’être recruté que celui qui porte un prénom français de souche ».
Les magistrats ont jugé que Jean-Paul Agon montrait « plutôt une volonté de rétablir un équilibre qui se trouve compromis, en favorisant ceux qui sont ordinairement victimes de discriminations prohibées ».
Voici donc désormais énoncée par la justice française la définition la plus injuste de la discrimination positive, et la plus immorale : la discrimination positive ouvertement ethnique, c’est-à-dire raciste, au motif qu’il s’agit de favoriser les allogènes afin de « rétablir l’équilibre » avec les souchiens.
La justice confirme ainsi le véritable sens de ce concept de « rééquilibrage », si souvent utilisé par les hommes politiques, au premier chef par Nicolas Sarkozy, mais qu’on était prié de considérer comme un rééquilibrage au profit des personnes défavorisées de certains quartiers, sans considération ethnique. Désormais, il est donc officiel qu’il s’agit de « rééquilibrer » au profit unique de ceux qui ont un nom d’origine étrangère.
Ce jugement, qui est radicalement contraire à l’Etat de droit, mais qui anticipe la prochaine directive européenne sur le sujet, est conforme, d’autre part, à ce que l’on savait déjà des « rééquilibrages », notamment concernant la facilitation des constructions de mosquées, pour « rééquilibrer » la religion musulmane face à la religion catholique.
Et cette idéologie anti-française et anti-chrétienne ne souffre aucune contestation. Non seulement l’AGRIF est déboutée, mais elle est condamnée à verser 2.500 euros de dommages et intérêts au directeur de L’Oréal pour poursuites abusives...

Pour répondre à cette agression, adhérez à l'AGRIF.

Addendum. L'AGRIF fait appel.


http://yvesdaoudal.hautetfort.com/archive/2008/06/20/.........html

domenica, 22 giugno 2008




Vedi anche:
  1. Ora la Casta vuole anche la Rete (21 ottobre 2007)
  2. DdL Levi-Prodi: facciamo qualche passo indietro fra Italia, Europa e Stati Uniti (22 ottobre 2007)


dal sito del Parlamento Europeo:


I bloggers allo scrutinio degli europarlamentari


Società dell’informazione - 11-06-2008 - 20:05

Chiarificare la posizione dei blogger nel mondo dei media é una delle preoccupazioni della commissione parlamentare cultura. Riflessione che parte da una relazione dell'europarlamentare estone Marianne Mikko del gruppo socialista (PSE), lei stessa giornalista. I blogger sono una realtà innovativa e irrompente, ma rappresentano potenzialmente anche una minaccia?

La posizione di Mikko

La relazione di Mikko "Guida politica per la tutela della democrazia", ribadisce l'importanza della trasparenza dei mezzi mediatici per assicurare la democrazia. Giornalisti ed editori sono spesso sottopagati, e anche su questo punto insiste la deputata quando parla di "garantire loro uno stipendio adeguato". Mikko é inoltre preoccupata che il profitto accechi molti media e ciò vada a scapito del pluralismo dell'informazione.

Ma la sua ricerca affronta anche l'universo dei weblog, un fenomeno che coinvolge professionisti del settore e cittadini. La posizione ambigua dei blogger [ambigua?! E cosa significa?! I quotidiani e altri mezzi di informazione non possono essere anch'essi "ambigui"?, ndr] e le loro non chiarificate responsabilità li porta ad essere molto spesso una fonte poco credibile,  a volte con considerazioni imparziali [ci sarebbe da ridere se queste cose non le dicessero sul serio, ndr]. La relazione incoraggia quindi una chiarificazione dello status dei weblog e simili, che li renda simili alle altre forme di espressione pubblica [ovvero "forme di espressione" controllate, ndr].

Minaccia o contributo alla democrazia?

Abbiamo chiesto ad alcuni europarlamentari cosa ne pensano a proposito. Il deputato belga Ivo Belet del gruppo del partito popolare europeo e dei democratici europei (PPE-DE), membro della commissione parlamentare per la ricerca, l'industria e l'economia, sostiene che "i contenuti dei blog sono un contributo fresco e brioso nel panorama dell'informazione e non dovrebbero essere controllati". Per quanto riguarda le questioni legali, (soprattutto relative alla privacy o al diritto di replica) si dovrebbe approdare ad una soluzione opportuna" [il diritto di replica è un falso problema, ciascuno può replicare in mille modi diversi, ndr].
 
Jorgo Chatzimarkakis, deputato del gruppo dell'alleanza dei democratici e dei liberali per l'Europa (ALDE) e membro della commissione parlamentare per i problemi economici e monetari, afferma che i bloggers "non possono esser considerati automaticamente una minaccia, ma é facilmente immaginabile che gruppi di pressione possano servirsi dei blog per trasmettere i loro messaggi" [quindi?, ndr].

Difesa personale
 
Fra i vari suggerimenti di Mikko, segnaliamo l'ipotesi della creazione di un difensore civico indipendente per i media. Uno status ufficiale basato su un controllo affidabile e imparziale che difenda la libertà di parola e controlli gli aspetti mediatici garantendo il pluralismo. Lo scopo principale della relazione di Mikko riguarda davvero i blogger e le loro responsabilità finanziarie e professionali? A questo proposito si esprime ancora Chatzimarkakis: "Qualsiasi blogger dovrebbe sentirsi chiamato in causa da questa relazione".
 
"Bisogna tutelare i blogger onesti da quelli scorretti [e chi valuterebbe l'onestà o la scorrettezza dei blogger? Sulla base di quali criteri?, ndr], ricorda la relatrice, alcuni blog sono semplicemente dei diari aperti al pubblico, altri invece promuovono campagne politiche, come é successo in USA per i candidati alla presidenza" [e con questo??!!, ndr]. Comunque c'è ancora molta confusione, ma "considerando che la maggior parte dei blogger opera con sincerità, si dovrebbe tutelare questo intento e per questo creare un marchio di qualità di garanzia".
 
E i blogger cosa ne pensano? Ci piacerebbe conoscere la tua opinione, scrivici a:.
 
web-editor-en@europarl.europa.eu


http://www.europarl.europa.eu/news/............htm


La mozione della Commissione Cultura sul pluralismo dei media (pdf, in inglese)



Altri articoli, tratti dal sito Punto Informatico, sul controllo sempre più soffocante della Rete in Europa. Significativo soprattutto il secondo articolo: un caso assurdo che potrebbe costituire un pericolosissimo precedente. In ordine cronologico:
  1. UK, utenti avvertiti, poi scollegati (1 aprile 2008)
  2. Italia, blog condannato per stampa clandestina (16 giugno 2008)
  3. Francia: la legge per disconnettere gli utenti pirata (19 giugno 2008)
giovedì, 19 giugno 2008



Così Václav Klaus [foto sopra], presidente della Repubblica Ceca:

"I risultati sono, voglio sperare, un messaggio chiaro per tutti. E’ una vittoria della libertà e della ragione su progetti elitari artificiali e sulla burocrazia europea. Il progetto di trattato di Lisbona è finito oggi, con la decisione degli elettori irlandesi, e la sua ratifica non può continuare"

"Lasciamo che la gente che vive sul continente europeo continui ad essere ceca, polacca, italiana, danese....non facciamone degli europei. E’ un progetto sbagliato. La differenza tra il ceco, il polacco, il danese, l’italiano e l’europeo è la stessa che esiste tra la lingua ceca, polacca, italiana e danese e l’esperanto. L’europeismo è l’esperanto: una lingua artificiale, morta"

Così invece Giorgio Napolitano, il nostro presidente (o meglio, quello che ci hanno dato):

"
Quelli che sono anti-Unione europea sono terroristi. È terrorismo psicologico evocare lo spettro di un super-stato europeo"

Citazioni tratte dall'articolo Un terrorista s’aggira per l’Europa, di Maurizio Blondet (Effedieffe, del 18 giugno 2008).



Citazioni sparse - 5

Altre reazioni al no irlandese (parte III): anche in Olanda sovranità popolare negata
martedì, 17 giugno 2008




Ricordate sempre che gli immigrati che sbarcano sulle nostre coste (o altrove) sanno prima di partire che commetteranno un'azione illegale (l'ingresso irregolare in un altro paese) e solitamente sono anche al corrente del rischio che correranno durante la traversata. Vittime non del tutto ingenue quindi...


 
da La Stampa:


16/6/2008 (20:37)

Ue: "Clandestinità, no all'aggravante"

Duro monito del neo commissario Ue dopo l'ennesima tragedia del mare: «L'episodio ci chiama in causa, avviare un negoziato più serio con Tripoli»

STRASBURGO
«Non è possibile aggravare la pena a causa della presenza irregolare, è contrario al diritto europeo». Lo ha affermato il neo commissario Ue alla Giustizia Jacques Barrot, durante la sua audizione al parlamento europeo, a proposito dell’immigrazione clandestina.

Il naufragio al largo delle coste libiche di un’imbarcazione con oltre 150 persone è «qualcosa che ci chiama in causa», ha spiegato il commissario Ue. «Sono altri morti - ha detto il successore di Franco Frattini - altre persone che cercano di immigrare in Europa a volta sfruttate dai trafficanti». Quanto ai negoziati con la Libia, paese di partenza della nave naufragata, Barrot ha espresso la sua intenzione di «avviare un negoziato più serio» con le autorità di Tripoli. Al momento la Commissione non ha però ancora ricevuto il mandato per negoziare da parte degli Stati membri.

[...]


http://www.lastampa.it/redazione/........asp
martedì, 17 giugno 2008




Il 3 giugno scorso avevamo segnalato questa manifestazione organizzata dalla televisione pubblica danese (!!!). Ci eravamo sbagliati: avevamo detto che si trattava di un concorso di bellezza, invece il sito per adolescenti (deficienti) Skum precisa che è una competizione di moda, nella quale non viene considerato l'aspetto fisico (effettivamente sembrava un po' strano...). Attente donne del Vecchio Continente, nuove "mode" stanno cercando di farsi spazio...


 
da Libération:

La télé publique danoise élit une «Miss Voile»

Sébastien Buffet
QUOTIDIEN : mardi 17 juin 2008

Elle s’appelle Huda Falah, elle a 18 ans et elle est danoise de confession musulmane [qui una sua foto, ndr]. Originaire d’Irak, cette jeune femme a été désignée, la semaine dernière, «Miss Voile 2008». Organisée par DR Skum, le site communautaire pour ados de l’audiovisuel public danois (DR), la compétition était ouverte aux jeunes filles âgées de 15 ans et plus, sans distinction de religion [dettaglio quest'ultimo di non poco conto, che mostrerebbe una preoccupante forma di acculturazione al contrario, ndr]. Au-delà du concours de mode, c’est la volonté d’engager les jeunes Danois sur le débat autour du voile qui a inspiré la démarche de DR Skum. La question du port du voile islamique, le hijab, a refait surface dans le royaume scandinave alors que le gouvernement libéral-conservateur entend le bannir des tribunaux, à l’instar d’autres symboles religieux tels que le crucifix ou la calotte juive. La classe politique locale a toutefois critiqué d’une même voix l’initiative de DR Skum, la jugeant inappropriée eu égard à la mission de service public qui est la sienne [eh beh, direi..., ndr]. La lauréate a de son côté expliqué sa participation à ce concours comme une opportunité de «briser le mur entre les jeunes musulmans et les jeunes Danois» [o piuttosto è l'esaltazione mediatica di quello steccato?, ndr]. Et s’est vue remettre, en guise de récompense, un iPod et un voile dessiné par le designer Mads Nøgaard.

http://www.liberation.fr/actualite/ecrans/332608.FR.php
domenica, 15 giugno 2008


da Reuters:

Japan must boost immigration - ruling party panel

Fri Jun 13, 2008 2:05am EDT

TOKYO (Reuters) - Japan should tackle its dearth of young people by boosting the number of immigrants to 10 percent of the population, according to a ruling party panel report set to be presented to Prime Minister Yasuo Fukuda next week.
Japan faces a bleak future as its population ages faster than that of any other country, and is set to shrink by a third in 50 years if current trends continue [proprio un paese iper-affollato come il Giappone avrebbe solo da guadagnarne!, ndr].
Foreigners made up less than 2 percent of the nearly 128 million population in late 2006, government statistics show, but many have expressed concern that crime could rise if more immigration was allowed.
"We think it would be appropriate for Japan to accept immigrants to make up 10 percent of the population over the next 50 years," the lawmakers said in the report, which was unveiled late on Thursday.
"Japan is an island country situated in the Far East, and seen as having a relatively homogeneous population [allora, dite voi, perché non rovinarla?, ndr], so some say it is not suited to accepting immigrants," the lawmakers said.
"It is a fact that we have less experience of immigration than do Europe and America. But we are facing harsh times [noi li abbiamo fatti entrare a frotte, eppure stiamo messi peggio di prima sotto ogni punto di vista; vedete un po' voi..., ndr]," they added.
The report also called for Japan to accept more refugees. Asylum seekers are currently admitted to Japan only in very rare cases [in vista posti di lavoro freschi freschi per i novelli attivisti dei diritti umani?, ndr].
Japan, which faces a shortage of people to care for its rapidly ageing population, is already set to bring in hundreds of nurses and elderly care workers from Indonesia starting this year, under an Economic Partnership Agreement sealed with Jakarta [lo stesso identico errore che facciamo noi, ndr].

(Editing by David Fogarty)


http://www.reuters.com/article/worldNews/idUST2220820080613
sabato, 14 giugno 2008




Vedi anche: Il voto in Irlanda e la fiele di Libération: la "gauche" non sta dalla parte dei Popoli



dal Corriere della Sera:

Trattato europeo, l'Irlanda dice «no»
Barroso: «Andiamo avanti»


Il 53,4% di voti contrari. Documento bocciato nonostante i sì di 26 Paesi. Napolitano: «Fuori chi è contrario»

[...]

NAPOLITANO: «FUORI CHI BLOCCA L'UE» - Lo stesso concetto è stato espresso anche dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: «Le ratifiche devono continuare fino a raggiungere la soglia dei quattro quinti. Non si può neppure immaginare di ripartire da zero». Ma il capo dello Stato ha aggiunto un concetto ben più pesante: «È l'ora di una scelta coraggiosa da parte di quanti vogliono dare coerente sviluppo alla costruzione europea, lasciandone fuori chi - nonostante impegni solennemente sottoscritti - minaccia di bloccarli. Non si può pensare che la decisione di poco più della metà degli elettori di un Paese che rappresenta meno dell'1% della popolazione dell'Unione possa arrestare l'indispensabile, e oramai non più procrastinabile, processo di riforma» [un condensato di democrazia e di rispetto per la volontà popolare davvero ineccepibile, una lezione di libertà da tramandare ai posteri, ndr].

[...]


13 giugno 2008  (ultima modifica: 14 giugno 2008)

http://www.corriere.it/esteri/08_giugno_13/..........shtml
venerdì, 13 giugno 2008




Vedi anche: Gli Irlandesi bocciano il Trattato di Lisbona. Ma gli eurocrati non mollano



da Effedieffe:

Rabbia sull’Irlanda

Maurizio Blondet    13 giugno 2008

Fatto di significato umoristico: da diverse ore a Parigi, sull’edificio di Saint-Cloud che è la sede del Front National, sventola  il tricolore. Quello dell’Irlanda. «Stasera siamo tutti irlandesi!», si legge nel proclama emanato da Jean-Marie Le Pen.

«Una volta di più la valorosa Irlanda ha dimostrato che quando i popoli si esprimono direttamente,  difendono i loro interessi nazionali. Che tutti i nazionalisti d’Europa trovino in questo risultato il coraggio  e la determinazione di combattere gli eurocrati brussellesi e i gestori del nuovo ordine mondiale, nemici dichiarati delle nazioni e dei popoli d’Europa! Nazionalisti di tutti i Paesi, uniamoci! Il trattato costituzionale è ormai caduco e la malefatta di Sarkozy, di far rivotare al congresso francese un testo identico a quello rigettato dal popolo francese, è cancellata».

Quest’ultima frase è purtroppo lontana dalla realtà. Il governo francese e quello tedesco, Sarko & Merkel, avevano già deciso di pubblicare una dichiarazione congiunta sulla necessità di arrivare al completamento del processo di ratifica, «qualunque cosa accada», nei Paesi che non l’hanno ancora fatto. Tanto per capire le posizioni.

Mentre le destre nazional-popolari (non dotate di kippà) esultano, Libération, il giornale della sinistra al caviale (posseduto dai Rotschild) vomita rabbia e disprezzo contro l’Irlanda (1).

L’editoriale dice: «Quando è entrata nella comunità il primo gennaio 1973, l’Irlanda era povera e infelice. Il suo livello di vita tra i più miserabili del mondo occidentale, la sua società  fra le più primitive. Una Chiesa cattolica uscita appena dalla Controriforma le imponeva una frusta feroce in tema di costumi». Oggi il Paese «è coperto di case nuove», ed è «passato da James Joyce al SUV 4 per 4» (sai che miglioramento).

Eppure, «si arroga senza esitare un dirittto e quasi un dovere d’ingratitudine». Il democratico autore schizza fiele contro «il meccanismo infernale dei referendum, queste macchine per far dire no alle domande che non sono poste», trionfo «della democrazia d’opinione con i suoi demagoghi, i suoi populisti e i suoi mitomani».

L’Irlanda, coi suoi 4 milioni di abitanti, sta esercitando un «dispotismo», dice l’autore. Ha osato disobbedire «al 90% dei suoi sindacalisti, dei suoi intellettuali, dei suoi imprenditori (sic) e dei media (sic) che hanno spinto per il Sì».

Appunto, questa è la libertà: non cantare nel coro. E infine, Libé propone di  sospendere «l’appartenenza» del Paese alle «istituzioni europee fino a che decida di riunirsi alla maggioranza che desidera avanzare». Insomma sanzioni ed espulsione di chi vota liberamente. E poi ci si meraviglia che la sinistra perda voti.

L’autore di questa bava d’odio è Alain Duhamel [foto sopra, ndr], giornalista della «sinistra» ammanicatissima (suo fratello è il direttore generale di France Télévision), insomma la Casta che poppa dal denaro pubblico.

Un altro esponente di questa sinistra, il ben noto Bernard Kouchner, aveva premuto sugli irlandesi con una dichiarazione anche più sprezzante: «Sarebbe molto, molto imbarazzante per l’onestà intellettuale che non si potesse contare sugli irlandesi, che - loro - hanno molto contato sul denaro dell’Europa». Insomma, vi abbiamo pagato.

L’effetto è stato controproducente: i militanti per il No hanno diffuso miriardi di copie coi volantini sulla «french gaffe». Enda Kenny, segretaria del partito Fine Gael e pur militante per il Sì, ha ribattuto a Kouchner: «Gli elettori irlandesi sono capaci di fare le loro scelte da soli».

Ma la sinistra al caviale non può fare a meno di mostrare tutta la sua altezzosità verso il popolo, ed esibire la sua aria di superiorità intellettuale. Mentre in realtà obbedisce agli ordini che vengono dal Bilderberg, dove il possibile no irlandese al Trattato di Lisbona è stato oggetto di preoccupate conversazioni a porte chiuse [ricordiamo che quest'anno del Gruppo Bilderberg ha fatto parte anche Paul Gallagher, attorney general dell'Irlanda, ndr]. In ogni caso, i poteri forti hanno ordinato ai loro maggiordomi «politici» di andare avanti che le «ratifiche» fasulle, fatte da parlamenti subalterni e non da referendum.

L’eurocrazia è «autistica», ha detto persino il ministro francese degli Esteri, Fillon. Non vuole prendere atto che, nonostante menzogne e pressioni e minacce, non riesce a «vendere» la UE così com’è ai suoi cittadini. La sordità e cecità degli eurocrati e dei loro padroni transnazionali è però, in qualche modo, necessitata: oggi su Bruxelles pende la madre di tutte le crisi politiche, per non parlare del governo irlandese, che ha parteggiato con tutti i mezzi più discutibili per il sì.

L’Europa senza democrazia è marchiata dalla illegittimità. Non prenderne atto, è l’unica difesa.

In Francia appaiono manifesti non del tutto pubblicitari. Lo slogan dice: «Lovely day for a Guinness». E’ un bel giorno per brindare con la più célebre birra irlandese.



1) Alain Duhamel, «Le despotism irlandais», Libération, 12 giugno 2008.

http://www.effedieffe.com/content/view/3562/165/
venerdì, 13 giugno 2008


da Reuters Italia:

Irlanda respinge Trattato Ue, a rischio destino riforma

venerdì, 13 giugno 2008 6.31

DUBLINO/BRUXELLES (Reuters) - Gli elettori irlandesi hanno respinto con un referendum il trattato Ue di Lisbona e messo così a rischio l'entrata in vigore del piano di riforma dell'Unione.
Il 'No' ha conquistato il 53,4% dei consensi contro li 46,6% di Si, dicno i dati definitivi. Ha votato circa il 42% degli aventi diritto.

Il presidente della Commissione europea, Jose Manuel Durao Barroso, ha sollecitato i Paesi europei ad andare avanti nella ratifica del Trattato ricordando che il via libera è già arrivato da 18 Paesi su 27.
Barroso ha invitato il primo ministro irlandese, Brian Cowen, a presentare delle idee che rassicurino i sostenitori del 'No' [l'atteggiamento molto "democratico" delle autorità europeiste: gli elettori devono essere rassicurati, come quando si deve somministrare la medicina cattiva ad un bambino..., ndr] in occasione delle Consiglio Ue di Bruxelles della prossima settimana, ritenendo che sia l'occasione adatta per "decisioni comuni" sui passi avanti da fare.
Cowen ha dichiarato che non è intenzione dell'Irlanda bloccare i progressi dell'Unione europea ma ha precisato che non c'è una "soluzione rapida".
In linea con Barroso i governi di Francia, Germania e Gran Bretagna, che insistono ad andare avanti sulla ratifica.
Il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, ha detto che "la strada dell'integrazione europea non può fermarsi, a partire dall'azione politica che i Parlamenti nazionali, con le ratifiche, potrebbero simbolicamente esprimere".
L'Irlanda viene considerato, tra i 27, uno dei Paesi più europeisti ed è l'unico ad aver indetto un referendum sul Trattato. Nel 2005, a causa dell'esito negativo del referedum di Francia e Olanda fallì il precedente progetto di una Costituzione dell'Unione.
Il no dell'Irlanda al trattato di Lisbona non influenzerà la politica monetaria della Bce, secondo il membro del board Josè Manuel Gonzalez-Paramo. Per il mese prossimo è atteso un rialzo dei tassi da parte dell'istituto centrale europeo.
Alle prime notizie sulla vittoria dei No l'euro si è indebolito sensibilmente contro dollaro toccando il minimo dell'ultimo mese.

CONSEGUENZE DEL NO SULLE RIFORME UE

Il voto negativo degli irlandesi, che pure rappresentano meno dell'1% dei 490 milioni di abitanti dell'Unione, potrebbe essere letale per i destini del Trattato che, per entrare il vigore, deve essere ratificato all'unanimità.
I governi europei sostengono infatti che non esista un "piano B". Il premier francese Francois Fillon ha detto ieri in un'intervista tv: "Se gli irlandesi decideranno di bocciare il trattato di Lisbona, ovviamente, non ci sarà il trattato di Lisbona".
Altre fonti francesi spiegano, tuttavia, che il lavoro sul Trattato potrebbe andare avanti. A Parigi, che dal primo luglio sarà per sei mesi presidente di turno dell'Unione, toccherebbe il compito di traghettare il Trattato verso l'entrata in vigore prevista per il gennaio 2009.
Al Consiglio europeo della settimana prossima i leader europei confermeranno il proprio sostegno al Trattato e chiederanno all'Irlanda come intenda procedere. Dublino potrebbe ottenere delle modifiche, deroghe e rassicurazioni a patto di indire un nuovo referendum - non previsto dal governo - oppure potrebbe trovare una strada per consentire agli altri Paesi di andare avanti con le riforme chiave.
Il Trattato, che pure aveva il sostegno della maggior parte dei partiti politici irlandesi e delle associazioni di categoria, compresi agricoltori e sindacati, è stato respinto dai cittadini nel timore di una riduzione del peso dei Paesi più piccoli. I poteri attribuiti dal Trattato di Lisbona al nuovo capo Ue della difesa e degli esteri vengono visti, inoltre, come una minaccia alla storica neutralità irlandese.
Il Trattato prevede un mandato di lungo termine per il presidente del Consiglio europeo dei leader Ue, maggiori poteri per il titolare della politica estera e un mutuo patto di difesa fra gli Stati membri.
L'Irlanda ha già scioccato l'Europa nel 2001 quando respinse il Trattato di Nizza sulla estensione ad Est dell'Unione. In quel caso lo stallo fu superato con una seconda consultazione referendaria, ipotesi al momento esclusa dal governo irlandese.


http://www.borsaitaliana.reuters.it/news/News............XML
venerdì, 13 giugno 2008




Già che ci siamo, apriamo prima una parentesi:

da ANSA.it:

Kosovo: adottato inno nazionale
Approvato dal parlamento, ha la musica ma non il testo

(ANSA) - PRISTINA, 11 GIU - Il Parlamento del Kosovo in una seduta speciale ha approvato l'inno nazionale: e' intitolato 'Europa' [il che ha tanto l'aria di essere un monito o una profezia sulla nuova "Europa" che verrà..., ndr] e non ha un testo. Dal 15 giugno, quando entrera' in vigore la Costituzione, l'inno nazionale, opera del compositore kosovaro Mehdi Menxhiqi, con gli altri simboli nazionali rappresentera' l'immagine del nuovo stato nel mondo. Il concorso per l'inno kosovaro e' stato aperto un mese fa sulla base del Pacchetto Ahtisaari che prevedeva durasse tra i 30 e i 60 secondi.


http://www.ansa.it/site/notizie/...........html



da Koha Ditore (via Le Courrier des Balkans):

Kosovo : des conversions au catholicisme qui font polémique en Drenica

Traduit par Nerimane Kamberi
Publié dans la presse : 20 mai 2008 [articolo pubblicato il 20 maggio, ndr]
Mise en ligne : lundi 2 juin 2008

Quelques habitants de la commune de Drenas (Glogovcë/Glogovac), en Drenica, viennent de se convertir au catholicisme et de recevoir le baptême au sanctuaire de la Vierge Noire de Letnica. Ils voudraient maintenant construire une église catholique dans leur village de Llapushnik, alors que la population albanaise de cette région du Kosovo central est entièrement musulmane. Une conversion qui suscite de vives réactions.

Par Bekim Dobra

Ismet Sopi, habitant du village de Llapushnik, a annoncé sa conversion par une déclaration publique dans les journaux. À sa suite, 32 autres villageois ont demandé le baptême. Le phénomène touche Llapushnik et s’étend dans toute la commune. Ismet Sopi explique qu’il n’a pas, en vérité, changé de religion, mais qu’il s’est toujours considéré comme un catholique « caché ». Selon lui, le chiffre de 32 convertis n’a pas beaucoup de sens : « nous pourrions être 320 ou même 3200 », explique-t-il.

Les habitants de la région n’ont pourtant pas vu d’un bon oeil cette conversion. Ils évoquent discrètement cette décision « inattendue » dans leur commune. Un vieillard de 80 ans, Jupe Hasi, reconnaît que la religion ne peut être imposée, mais il ajoute : « nous craignons que cette conversion cache quelque chose ». Il souligne que, même du temps de ses grands-parents, on n’a jamais connu de catholiques dans toute la région. « Depuis des siècles, Drenas n’a jamais compté de famille de religion catholique.

Les instances locales de la Communauté Islamique estiment que cette conversion est une « provocation » pour la population [una provocazione: tipica accusa dell'espansionismo maomettano, ndr]. Ses responsables ont envoyé une déclaration aux institutions de la République du Kosovo [per fortuna che era soltanto una "provocazione"..., ndr]. Le président de la Communauté islamique de Drenas, Mulla Osman Musliu, souligne dans cette déclaration que « l’initiative visant à la construction d’une église dans le village de Llapushnik est contraire à la volonté des habitants du village, qui ne compte pas de catholiques. C’est de la provocation. Surtout qu’il n’y a pas de place pour une telle construction, ni de personne qui pourrai