giovedì, 17 luglio 2008


Come da titolo: non c'è molto altro da dire. Aggiungiamo che l'anno scorso il numero totale di nascite in Inghilterra e Galles ha raggiunto il picco più alto dal 1991: 691.013 sono stati i nuovi nati, con un incremento del 3% rispetto al 2006. Prevedibili i fattori di questa crescita tutt'altro che positiva: immigrazione e tasso di natalità più alto tra le famiglie immigrate, oltre ad una tendenza sempre più diffusa fra le donne ad avere figli intorno ai 40 anni. Il tasso di fertilità medio si attesta a 1,91 figli per donna, il più alto dal 1973.

Guardate come cerca di rassicurarci l'articolo del Mail on Sunday (link in basso): con l'immagine più confortante di un biondo bebè tipicamente britannico che dorme (vedi sopra). Particolare non privo di senso...

One in four babies born to migrant mothers as fertility rate hits highest level for 16 years, di Steve Doughty (Mail on Sunday, del 10 luglio 2008)
sabato, 12 luglio 2008



da Effedieffe:


La globaltax

Ludovico Polastri   
10 luglio 2008

Un mio collega in questi giorni mi ha confessato che la sua azienda ha deciso di posticipare il pagamento dello stipendio dalla metà del mese successivo all’inizio del mese seguente.
In pratica percepirà la busta paga dopo due mesi.
Così facendo, mi diceva, non riesce più a pagare la rata del mutuo che scade a fine mese ed è stato costretto a chiedere aiuto alla sua famiglia.
Ha deciso pertanto di rimettersi sul mercato del lavoro con quindici anni di esperienza nella progettazione di schede elettroniche.
Le offerte economiche per il cambio lavorativo sono state al ribasso non superando i 1.500 euro/mese, straordinari e sabati compresi.

Il fenomeno che sta colpendo le province più industrializzate è stato delineato anche dalla pubblicazione dei recenti dati da cui emerge la frenata se non la diminuzione degli stipendi per i dipendenti privati.
Questi fenomeni portano, nelle zone del Paese a maggior vocazione industriale, delle conseguenze enormi.
Vorrei prendere come paragone quello di una provincia che maggiormente si distingue per il tasso occupazionale nella piccola e media industria, esempio anche di una società civile che si sta avviando verso un cambiamento socio-culturale epocale.
La provincia in questione è quella di Brescia.

E’ una provincia che riassume paradigmaticamente tutti gli effetti che la globalizzazione porta con sé dove sono presenti distretti industriali importanti quali quello della siderurgia, della lavorazione dei materiali non ferrosi (mi riferisco alle zone della Val Trompia come Lumezzane patria, ormai ex, del pentolame e della posateria) dell’industria tessile (ormai in dismissione), della lavorazione della gomma, delle calzature.
Settori che impiegano moltissimo personale operaio e non, per centinaia di migliaia di persone (il solo distretto della lavorazione di metalli occupa circa 135.000 persone).
La dimensione media dell’impresa bresciana non supera i 20 addetti.
Il mercato del lavoro evidenzia una forte differenza tra domanda e offerta, determinata da fattori demografici e da elementi strutturali che riguardano da un lato le caratteristiche del sistema produttivo e dall’altro i profili e le aspettative delle nuove forze di lavoro.

Le figure operaie e assimilabili costituiscono ancora una parte preponderante dell’occupazione totale bresciana, il che influisce sul tipo e la qualità delle assunzioni, che non stanno al passo con il crescente livello di istruzione e le elevate aspettative professionali dell’offerta di lavoro.
L’alta richiesta, da parte delle imprese, di figure di basso profilo professionale, fa sì che la provincia di Brescia sia una delle aree con il più alto tasso di abbandono scolastico precoce.
E a questo si accompagna anche il fenomeno della sottoccupazione o disoccupazione intellettuale (cioè occupazione del lavoratore al di sotto delle proprie aspettative in base al titolo di studio conseguito) rispetto al livello d’istruzione di molti giovani.
D’altra parte il livello di scolarizzazione crescente, comunque inferiore alla media nazionale, induce nei giovani la scarsa disponibilità a svolgere mansioni di tipo elementare, ricoperte dalle aziende grazie ai flussi di immigrazione.
Brescia infatti è salita alla ribalta come prima città d’Italia per immigrazione clandestina.

I lavoratori provenienti dall’estero rappresentano ormai il 30%-40% nelle categorie degli operai meno qualificati dei settori nevralgici delle manifatture. Questo flusso enorme di stranieri dalle etnie più disparate ha portato conseguenze sociali inevitabili, punta di iceberg che si sta estendendo in altre parti del Paese. Anche in altre regioni quali Emilia Romagna, Toscana, Piemonte questo fenomeno sta crescendo esponenzialmente.
L'attuale situazione di instabilità economica, che mette in pericolo molti posti di lavoro, e la nuova regolazione del mercato del lavoro, che esalta la flessibilità e l’abbandono progressivo del concetto di rapporto di lavoro a tempo pieno e indeterminato e del mito del posto di lavoro a vita, hanno provocato l’interruzione della trasmissione delle conoscenze che da generazioni venivano tramandate da persona a persona.
L’ignoranza ha preso il sopravvento a fronte anche di prodotti tecnologicamente arretrati e poveri di contenuti innovativi.
Con queste premesse l’invasione incontrollata di personale straniero è stata una conseguenza portando problemi non irrisori.

Parlavo con una insegnante elementare che mi ha confessato che il livello di alfabetizzazione, a seguito dell’inserimento continuo di bambini immigrati si sia dovuto abbassare a tal punto che alla fine della quinta elementare i bambini non riescono ancora a possedere gli elementi basilari per sostenere un dialogo o scrivere correttamente.
Infatti i bambini stranieri all’interno della propria famiglia parlano la lingua d’origine, che spesso è un dialetto (non si pensi pertanto all’inglese o al francese).
La conseguenza è stata che le famiglie più abbienti portano i propri figli alle scuole private.
Ci sono plessi didattici dove la percentuale di immigrati sfiora l’80%.


Il tasso di natalità, che per la famiglia bresciana non supera il figlio, è stato ampiamente compensato con i ricongiungimenti familiari degli stranieri arrivando a 3-4 figli per coppia (e a quello che vedo è in rapido aumento in quanto in giro si vedono solo straniere incinte).
Così con una persona che lavora ci sono altre 4-5 persone che godono di servizi sanitari, sociali ecc., gratuiti per il basso reddito familiare.
Non mi addentro nelle problematiche religiose che si stanno delineando all’orizzonte, problematiche che porteranno a tensioni inevitabili
(1), mi limito a riportare le parole, nella nota, del filosofo bresciano E. Severino (2).
A fronte di persone che lavorano una consistente fetta di stranieri delinque.
Le carceri cittadine ospitano per il 70% stranieri.

Riporto una testimonianza di una ragazza, testimonianza censurata, ovviamente, dalla stampa locale: «Sono donna e ho 19 anni. Vivo a San Polo Vecchio al confine con due quartieri (San Polo nuovo e San Polino) in cui il tasso di criminalità è veramente alto. Abito a 10 minuti dal centro da cui passo tutti i giorni per andare a scuola, quindi direi che vivo benissimo la situazione bresciana. Adesso siamo in luglio e io personalmente dal mese di settembre (inizio della scuola) ho subito 6 tentativi di scippi (in autobus, in stazione) tutti in pieno giorno, ho visto uomini stranieri masturbarsi per le vie del centro in pieno giorno e sempre uomini stranieri strusciarsi su di me sull’autobus e palpare in ogni modo. So per certo che da sola in certe vie è meglio non andarci (vedi via San Faustino) e che quando fa buio è meglio non prendere un autobus nè aggirarsi in città senza essere almeno in una decina. So che quando vado in giro in macchina da sola devo sempre abbassare le sicurezze perchè in certi luoghi (Ospitaletto, Mandolossa) potresti trovarti un trans nudo/a in macchina oppure qualcuno potrebbe aprirti la portiera e rubarti tutto ciò che hai. Ho subito 2 furti in casa nel giro di pochi mesi e tutti da parte di zingari residenti a Buffalora e dopo che il sindaco e il parroco gli hanno fornito cibo, istruzione, luce, gas, acqua corrente e pure una cascina tutta per loro hanno deciso di incendiarla perchè non gli piaceva come erano accomodati. In stazione (e anche in altri luoghi) spacciano di tutto e di più, defecano dove ne hanno voglia e se vedono che sei sola ti inseguono (facendo commenti) fino a che non trovi una buona anima che ti difenda. Questo è quello che vivo io tutti i giorni».

Ritorniamo alle dinamiche del mondo lavorativo.
E’ sempre stato detto che gli stranieri non rubano il posto agli italiani.
Non prendo in considerazione i ragazzi storditi dal consumismo e smidollati su cui si sono già sprecati fiumi di inchiostro.
Voglio mettere a confronto le prospettive che ha un ragazzo in gamba a fronte di questi cambiamenti sociali.
La risposta è che se fino a non molto tempo fa le aziende riconoscevano il lavoro «specializzato» maggiormente rispetto a quello a basso contenuto ora, con l’introduzione di lavoratori stranieri che rappresentano ormai la maggioranza della forza lavoro e che si svendono per pochi euro all’ora il rifare il lavoro, che prima era un costo, è diventata prassi endemica nel ciclo produttivo con la conseguenza che anche lavori ritenuti di nicchia come i pulitori, fresatori, spazzolatori, tornitori, ecc., non vengono più retribuiti quanto prima.
E’ diventata una guerra tra poveri con il cappio usuraio del mutuo bancario, mutuo che non potrà mai essere estinto per l’impossibilità di mantenere lo stesso tenore di vita.

Le aziende private (tra cui una molto nota del posto) stanno inoltre importando tecnici dalla Cina e dall’India a 800 euro al mese.
I nostri tecnici tra un po’ non avranno più futuro.
Sulla stampa locale tutti questi fatti vengono chiamati enfaticamente «prova di multietnicità».
Suggerisco a chi ha un figlio di non farlo studiare in questo Paese ma di dargli una cultura internazionale, di fargli imparare le lingue, di toglierlo da questo marciume e da questa distruzione pianificata.

A Napolitano che ha commentato: «Senza gli immigrati il sistema Italia si bloccherebbe» risponderei: senza di te non ci fermeremmo di sicuro.
Alle imprese invece metterei una tassa: la globaltax per aver importato e continuare ad importare la globalizzazione con tutte le sue storture.


Ingegner Polastri Ludovico



1) Si è concluso sabato 7 giugno 2008, con la cerimonia della consegna dei  diplomi, il primo Corso di formazione in Italia per imam e dirigenti di moschee e centri islamici che si è svolto presso la moschea di Brescia. Al corso - riporta un comunicato degli organizzatori - hanno partecipato oltre 30 guide spirituali musulmane provenienti dalle province settentrionali del Paese ed aderenti a tutte le tendenze culturali organizzate delle minoranze islamiche in Italia.
2) Severino: «Troppi stranieri, città cambiata». Qual è il fattore di maggior rischio? «Quello religioso, in prima linea. Non faccio parte di quelli convinti che l’Islam sia uguale al’integralismo. Ma l’Islam storicamente è una categoria astratta, mentre in concreto, nella storia, ci sono interpretazioni del messaggio di Maometto che spesso sono molto in contrasto con la nostra cultura. Trovo incomprensibili certi atteggiamenti caritativi della Chiesa bresciana verso gli stranieri. Encomiabili, ma forse non si rendono conto delle conseguenze». Lei ha dovuto cambiare qualche abitudine, in questi anni? «Viaggio spesso per lavoro. Tempo fa mi sono trovato a Catania e a Palermo e notavo che lì a mezzanotte la gente era fuori per strada, nei caffè, parlava, rideva, scherzava. A Brescia io da anni non esco più dopo le otto di sera, non lo fa nessuno».


http://www.effedieffe.com/content/view/3859/180/
mercoledì, 09 luglio 2008


Fra le molteplici minacce che flussi migratori consistenti (come quelli attuali) comportano per i paesi verso cui sono diretti, esiste anche la sovrappopolazione del territorio e le conseguenti ripercussioni negative inerenti all'impatto ambientale (sfruttamento eccessivo e scarsità delle risorse naturali ed energetiche, aumento dei rifiuti prodotti, del traffico e dell'inquinamento in generale, crescita incontrollata delle aree urbane, esigenza di costruire sempre più abitazioni, scuole, strade e altre infrastrutture,...). Il rapporto tra demografia e sostenibilità ambientale, in Europa e negli Stati Uniti reso progressivamente precario da un'immigrazione incalzante, è un argomento tabù, del quale molto difficilmente avrete sentito o sentirete parlare nei media "ufficiali".

Potete intanto iniziare a farvene un'idea leggendo i due articoli di seguito segnalati, tradotti in italiano dal sito Oilcrash.com. Entrambi riguardano la realtà statunitense e sono rispettivamente del 1992 e del 2003. Anche se i dati in essi contenuti sono da aggiornare rispetto alla situazione attuale, le loro argomentazioni generali restano valide (anzi, nel 2008 lo saranno a maggior ragione!) e non solo per gli USA. Considerate infatti alcuni primi dati di partenza: gli Stati Uniti attualmente hanno una densità media di popolazione che supera i 31
ab./km², contro i circa 198 dell'Italia e i 113 circa dell'Unione Europea. Naturalmente andrebbe affrontato un discorso separato e specifico per ciascun singolo Stato (d'America) o Nazione (d'Europa), ma, come si argomenta nel primo articolo, la disponibilità di ampi spazi (quando presenti) non risolve i problemi delle aree già sovraffollate.

I due articoli tradotti:
  1. Perché l'immigrazione eccessiva danneggia l'ambiente (n° 27a di Population-Environment Balance, giugno 1992)
  2. Una crisi irreversibile, di Barbara Vickroy e Frosty Wooldridge (16 settembre 2003)
Li trovate tutti e due al seguente indirizzo:

http://www.oilcrash.com/italia/immig_01.htm

Le versioni originali in inglese sono in:
  1. http://www.dieoff.org/page52.htm
  2. http://www.frostywooldridge.com/articles/.........html
In Oilcrash.com sono riportati altri articoli dedicati all'argomento e tradotti in italiano. Forse in futuro verranno segnalati in questa sede.
domenica, 15 giugno 2008


da Reuters:

Japan must boost immigration - ruling party panel

Fri Jun 13, 2008 2:05am EDT

TOKYO (Reuters) - Japan should tackle its dearth of young people by boosting the number of immigrants to 10 percent of the population, according to a ruling party panel report set to be presented to Prime Minister Yasuo Fukuda next week.
Japan faces a bleak future as its population ages faster than that of any other country, and is set to shrink by a third in 50 years if current trends continue [proprio un paese iper-affollato come il Giappone avrebbe solo da guadagnarne!, ndr].
Foreigners made up less than 2 percent of the nearly 128 million population in late 2006, government statistics show, but many have expressed concern that crime could rise if more immigration was allowed.
"We think it would be appropriate for Japan to accept immigrants to make up 10 percent of the population over the next 50 years," the lawmakers said in the report, which was unveiled late on Thursday.
"Japan is an island country situated in the Far East, and seen as having a relatively homogeneous population [allora, dite voi, perché non rovinarla?, ndr], so some say it is not suited to accepting immigrants," the lawmakers said.
"It is a fact that we have less experience of immigration than do Europe and America. But we are facing harsh times [noi li abbiamo fatti entrare a frotte, eppure stiamo messi peggio di prima sotto ogni punto di vista; vedete un po' voi..., ndr]," they added.
The report also called for Japan to accept more refugees. Asylum seekers are currently admitted to Japan only in very rare cases [in vista posti di lavoro freschi freschi per i novelli attivisti dei diritti umani?, ndr].
Japan, which faces a shortage of people to care for its rapidly ageing population, is already set to bring in hundreds of nurses and elderly care workers from Indonesia starting this year, under an Economic Partnership Agreement sealed with Jakarta [lo stesso identico errore che facciamo noi, ndr].

(Editing by David Fogarty)


http://www.reuters.com/article/worldNews/idUST2220820080613
sabato, 07 giugno 2008


da Libération:

5 millions de musulmans en France

La France compterait environ cinq millions de musulmans dont 1,5 million d'origine algérienne, selon le ministère de l'Intérieur. 5% seraient des pratiquants réguliers.
AFP
LIBERATION.FR : vendredi 6 juin 2008

La France compte près de 5 millions de musulmans dont 5% sont des pratiquants réguliers, selon le ministère de l’Intérieur.

Dans leur étude sur «les musulmans en France» (Ed. Robert Laffont) Bernard Godard et Sylvie Taussig estiment à plus de 1,5 million le nombre d’Algériens de nationalité ou d’origine. C’est la communauté la plus importante et la plus ancienne, ce qui amène une partie de ses membres à revendiquer une «légitimité historique», notamment pour diriger le CFCM.

Il y aurait 1 million de Marocains, 400.000 Tunisiens, 340.000 Africains subsahariens (Sénégal et Mali principalement), 313.000 Turcs, 70.000 musulmans d’Asie, auxquels les auteurs de l’étude ajoutent les convertis (estimés à 40.000) et les musulmans sans papiers.

Plusieurs sondages récents ont montré que la pratique religieuse (principalement fréquentation de la mosquée et jeûne du ramadan) est plus forte chez les immigrés récents. 43% des musulmans nés en France se disent non pratiquants. La pratique religieuse comporte cinq obligations: le pèlerinage à la Mecque, la profession de foi, les prières quotidiennes, l’aumône, et le ramadan.

Actuellement, selon le ministère de l’Intérieur, il y a 1.890 mosquées et salles de prière en France [la cifra non è coerente con quella del
Centro d'Informazione e Studi sulle Migrazioni Mediterranee, il quale nel 2006 stimava a 2.147 il numero di moschee e sale di preghiera islamiche in Francia, ndr].

http://www.liberation.fr/actualite/instantanes/chiffre/330191.FR.php
venerdì, 06 giugno 2008


dal blog Euro-Holocaust (05/06/2008):

L'ipocrisia del 2 giugno, ovvero: perchè festeggiare mentre si demolisce la comunità nazionale?

Perchè si dovrebbe festeggiare il 2 giugno? Perchè si dovrebbe partecipare alle celebrazioni della Repubblica Italiana?

Il signor Giorgio Napolitano [foto sopra], formalmente attuale Presidente della Repubblica, proprio in vista del 2 giugno, ha chiesto che tutti facciano il loro dovere affinchè vengano difesi Stato democratico, Costituzione e legalità, contro gli odi sempre più serpeggianti nella società, siano essi politici o etnici o d'altro genere.

Piuttosto, il signor Napolitano si chieda perchè pensioni gratis agli stranieri? Perchè centinaia di ambulanti abusivi che commerciano (per la criminalità organizzata) merci contraffate e di dubbia provenienza nelle nostre città (con danno indubbio per i commercianti autoctoni e legittimi)? Perchè l'accettazione supina degli ordinamenti europeisti a danno dei nostri produttori, ma anche delle nostre libertà? Perchè l'accettazione supina di basi militari straniere in nome di equilibri geo-politici ampiamente superati? Perchè la degradazione del lavoro e del potere d'acquisto dei cittadini? Perchè la delocalizzazione all'estero spacciata come arricchimento per le nostre genti?

Invece di annoiare con le critiche alla Lega per la sua assenza romana ai festeggiamenti
[1], tutti dovrebbero chiedersi, il signor Napolitano compreso, perchè si sbandierano dati ipotetici sull'assenza di lavoratori italiani fra 30 anni (30!!! Non 5 o 10!) e non si faccia alcunchè per ridare slancio alla maternità degli autoctoni italiani, sia con aiuti economici, sia con una maggiore sensibilizzazione culturale.

30 anni sono quanto basta per creare una nuova generazione di lavoratori e di laureati. Ma dov'è l'impegno dei "bigotti della Repubblica" affinchè tale nuova generazione nasca e cresca? Per citare un operaio di Mirafiori: "tutti a pensare agli stranieri e ai froci"?
[2]

La regressione civile paventata dal signor Napolitano esiste già e i suoi segni sono il consumismo, l'individualismo, la bassa natalità unita ad un immigrazionismo forsennato e ideologizzato. Non esiste regressione peggiore del non volersi vedere come popolo proiettato verso il futuro.

In ultimo: Napolitano tuona contro il "ribellismo verso le legittime decisioni dello Stato democratico". Senza difesa del popolo e senza difesa del futuro di questo popolo non c'è alcuna legittimità difendibile.


[1] Un esempio il sempre più grottesco Massimo D'Alema nella puntata di Ballarò del 3 giugno 2008.
[2] Vedere l'articolo "Mirafiori ha bocciato l'Arcobaleno: «Pensa solo a froci e zingari, non a noi»", Liberazione del 16 aprile 2008 a firma Maurizio Pagliassotti.


  • Dall'articolo "No a violenza e intolleranza, si rischia una regressione civile" (Corriere della Sera, 1 giugno 2008):

La vita del Paese deve basarsi sui principi della Costituzione, ma in questo periodo quei principi di tolleranza e di rispetto delle leggi e delle persone sembrano essere travolti da una ondata di «violenza» e intolleranza. Ed è questo motivo di grande «preoccupazione». Nel messaggio agli italiani per la festa della Repubblica che si celebra lunedì 2 giugno, il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, esprime proprio questa preoccupazione e chiede a tutti, cittadini ed istituzioni, di arginare il rischio di una «regressione civile» [nessun rischio: siamo già regrediti, anche e soprattutto per colpa vostra, ndr].

RISCHI - «Su quali basi un rinnovato sforzo della nostra comunità nazionale debba poggiare, lo dicono i principi e gli indirizzi della Costituzione che la Repubblica si diede sessant’anni fa, in meno di due anni dal referendum e dalle elezioni del giugno 1946 - dice Napolitano -. Ma non posso tacere la mia preoccupazione, in questo momento, per il crescere di fenomeni che costituiscono invece la negazione dei principi e valori costituzionali: fenomeni di intolleranza e di violenza di qualsiasi specie, violenza contro la sicurezza dei cittadini, le loro vite e i loro beni, intolleranza e violenza contro lo straniero, intolleranza e violenza politica, insofferenza e ribellismo verso legittime decisioni dello Stato democratico». «Chiedo a quanti, cittadini e istituzioni, condividano questa preoccupazione - è l'appello del presidente -, di fare la loro parte nell'interesse generale, per fermare ogni rischio di regressione civile in questa nostra Italia, che sente sempre vive le sue più profonde tradizioni storiche e radici umanistiche. Costruiamo insieme un costume di rispetto reciproco, nella libertà e nella legalità, mettiamo a frutto le grandi risorse di generosità e dinamismo che l'Italia mostra di possedere».

SLANCIO COMUNE - «L'Italia - aggiunge Napolitano - avrebbe bisogno di un forte impegno e slancio comune», come sessanta anni fa, quando speranza e volontà diffuse fecero «rinascere il Paese in un clima di libertà, attraverso uno sforzo straordinario di solidarietà e unità». Oggi, sottolinea, «non possiamo permetterci di fare un passo indietro».«L'Italia, divenuta un Paese altamente sviluppato [no, l'Italia, per tutta una serie di motivi, è un paese altamente sottosviluppato. Finiamola con questa penosa retorica autocelebrativa, del tutto fuori luogo in un momento come questo, ndr] - prosegue - avrebbe bisogno di uno sforzo simile, per la complessità dei problemi che sono dinanzi alla società e allo Stato, in un mondo profondamente mutato», ricordando che «riuscimmo in quegli anni lontani a risalire dall'abisso della guerra voluta dal fascismo e a guadagnare il nostro posto tra le democrazie occidnetali».


http://euro-holocaust.splinder.com/post/17368058
mercoledì, 04 giugno 2008


da Apcom (via notizie.alice.it):

A MILANO E' MUHAMMAD IL NOME PIU' DIFFUSO TRA I NEONATI
Superati in classifica i tradizionali nomi italiani

Roma, 31 mag. (Apcom) - Quale sarà il nome più diffuso tra i neonati di Milano? Andrea? Marco? Alessandro? O forse Davide? No, sbagliato: è Mahmoud (Maometto), con tutte le sue varianti (Ahmad e Hamid). Lo riporta 'Ynet', l'edizione online dello 'Yedioth Ahronoth' citando il saudita Al Watan (1).

La ragione di questo primato è molto semplice: il tasso di natalità nella comunità musulmana di Milano è decisamente più alto di quello del resto della città, secondo quanto riportano anche le stime del comune meneghino. E la società milanese si dice "preoccupata", "per la crescente diffusione in città della religione islamica, che rischia di cambiare i caratteri culturali" di Milano.

http://notizie.alice.it/notizie/cronaca/2008/05_maggio/31.........html

Nota:

(1)
http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-3550085,00.html
sabato, 31 maggio 2008


da My Way News:

In Miami, Spanish is becoming the primary language

May 29, 4:38 AM (ET)

By GISELA SALOMON

MIAMI (AP) - Melissa Green's mother spoke Spanish, but she never learned - her father forbid it. Today, that's a frequent problem in this city where the English-speaking population is outnumbered.
The 49-year-old flower shop owner and Miami native said her inability to speak "espanol" makes it difficult to conduct business, seek help at stores and even ask directions. She finds it "frustrating."
"It makes it hard for some people to find a job because they don't speak Spanish [non solo un problema di lingua e cultura dunque, ndr], and I don't think that it is right," said Green, who sometimes calls a Spanish-speaking friend to translate for customers who don't speak English.
"Sometimes I think they should learn it," she said.
In many areas of Miami, Spanish has become the predominant language, replacing English in everyday life. Anyone from Latin America could feel at home on the streets, without having to pronounce a single word in English.
In stores, shopkeepers wait on their clients in Spanish. Universities offer programs for Spanish speakers. And in supermarkets, banks, restaurants - even at the post office and government offices - information is given and assistance is offered in Spanish. In Miami, doctors and nurses speak Spanish with their patients and a large portion of advertising is in Spanish. Daily newspapers and radio and television stations cater to the Hispanic public.
But this situation, so pleasing to Latin American immigrants, makes some English speakers feel marginalized. In the 1950s, it's estimated that more than 80 percent of Miami-Dade County residents were non-Hispanic whites. But in 2006, the Census Bureau estimates that number was only 18.5 percent, and in 2015 it is forecast to be 14 percent. Hispanics now make up about 60 percent.
"The Anglo population is leaving," said Juan Clark, a sociology professor at Miami Dade College. "One of the reactions is to emigrate toward the north. They resent the fact that (an American) has to learn Spanish in order to have advantages to work. If one doesn't speak Spanish, it's a disadvantage."
According to the Census, 58.5 percent of the county's 2.4 million residents speak Spanish - and half of those say they don't speak English well. English-only speakers make up 27.2 percent of the county's residents.
In the mainly Cuban city of Hialeah and in the Miami neighborhood of Little Havana, 94 percent of residents identified themselves as Hispanic.
Andrew Lynch, an expert on linguistics and bilingualism at the University of Miami, said that the presence of Spanish-speakers first became an issue in Miami-Dade County in the 1960s and '70s with the arrival of Cuban immigrants and intensified in the '80s with immigrants from not just Cuba, but Argentina, Venezuela and elsewhere in Latin America. The exodus of English speakers soon followed.
James McCleary, his wife and two children left Miami in 1987 for Vermont, where he is now a farmer. McCleary, 58, said his inability to speak Spanish made it difficult for him to find work - it once took seven months to get hired as a cook.
"The job market was very tough. It was very, very difficult," he said.
His wife, Lauren, was born and raised in Miami and they visit at least twice a year, but she feels that it's no longer her hometown.
"I don't like being there anymore. It is very, very different," she said. "I cannot live there anymore, I can't speak their language."
Nevertheless, she likes the diversity of the population of South Florida [1) ma quale diversità se ormai sono quasi solo ispanici?! 2) è dovuta scappare con il marito proprio a causa di quella "diversità" e adesso dice che le piace? Mah, valli a capire certi (s)ragionamenti, ndr] and regrets not learning Spanish in school.
Librarian Martha Phillips, 61, believes those who speak Spanish will continue to have more opportunities and she doesn't think that's necessarily fair. Phillips said she is sorry to see non-Spanish-speakers abandoning Miami, and said she's concerned that the area "will be like a branch of Latin America."
"I do resent the fact that people seem to expect that the people who live here adjust to their ways, rather than learning English and making adjustments," she said. "Obviously I don't expect an older person to learn to speak English, but younger people come in and they don't seem to make much of an effort to learn to adapt to this country and they expect us to adapt to them. [per forza, hanno i numeri per capovolgere la situazione..., ndr]"
Some Spanish speakers say they have their own trouble with those who only speak English.
Mary Bravo, a 37-year-old Venezuelan business owner, moved to Miami nine years ago. She understands English but only speaks a little.
"This land is theirs. We should try to speak English ["dovremmo provare" o piuttosto "siamo tenuti"?, ndr]," she said, "but they don't even try to understand us. [fantastico, la ciliegina sulla torta!, ndr]"

http://apnews.myway.com/article/20080529/D90V6OEO0.html



Avviso ai lettori: cambio provvisorio della linea editoriale
venerdì, 23 maggio 2008


Il grafico mostra l'aumento degli stranieri che hanno acquisito la cittadinanza britannica dal 1997 al 2007 (fonte: Ministero degli interni del Regno Unito).

Il 2007 è stato l'anno del record: ben 164.635 nuovi "britannici".

Quasi un terzo provengono dall'Africa, il 22% dall'Asia. I numeri delle nazionalità più rappresentate:

- Indiani: 14.490
- Filippini: 10.840
- Afghani: 10.555 (questi aumentati del 211% rispetto al 2006 grazie alle guerre di "mamma" America...)
- Sudafricani: 8.150
- Pakistani: 8.140

Fonte: BBC News
sabato, 05 aprile 2008


Una commissione della Camera dei Lord inglesi ha redatto un rapporto, dopo un'indagine durata otto mesi e sentito il parere di decine di esperti, professori universitari, uomini d’affari, esponenti politici alla guida di diverse comunità, che contraddice tutti i dati e le certezze in materia di immigrazione del governo laburista attualmente in carica. La conclusione: gli immigrati non portano ricchezza al Regno Unito (se non nel breve periodo), anzi ne limitano lo sviluppo economico e compromettono il benessere dei cittadini che li accolgono.

Al seguente indirizzo è possibile consultare il lavoro di ricerca:


http://www.publications.parliament.uk/pa/ld/ldeconaf.htm

Qui di seguito due articoli sul citato rapporto, rispettivamente del Daily Telegraph (29 marzo) e della Stampa (2 aprile):


- http://archiviodisupporto.splinder.com/post/16545753

- http://archiviodisupporto.splinder.com/post/16598266

Notare la neutralità del primo articolo rispetto alla grossolana faziosità del secondo. 
venerdì, 21 marzo 2008


Interessante questo studio monografico in francese [cliccare sull'indirizzo in fondo] pubblicato dall'associazione Contribuables Associés e realizzato da Jean-Paul Gourévitch, esperto internazionale in risorse umane e migrazioni. Il tema è tabù in Francia (ma anche in Italia e nel resto d'Europa): il costo reale dell'immigrazione, compreso quello immateriale. Lo studio si articola nell'analisi dei seguenti aspetti:
  • costi dell'emigrazione verso la Francia (per i paesi di origine e per gli immigrati stessi);
  • costi dell'immigrazione in Francia (sicurezza, fisco, previdenza sociale, istruzione, integrazione, disoccupazione);
  • bilancio delle entrate derivanti dall'immigrazione (saldo negativo fra spese ed introiti di 26,19 miliardi di euro);
  • conclusioni: possibili strade per ridurre i costi.

http://www.contribuables.org/...monographie14_le_cout_reel_de_limmigration.pdf
martedì, 11 marzo 2008


Qualche altro dato e previsione sulla catastrofica situazione demografica di Bruxelles, oltre a quelli già forniti nello scorso aprile. Innanzitutto, un terzo della popolazione della capitale belga è già musulmana. Secondo Olivier Servais, sociologo e antropologo delle religioni presso l'Università cattolica di Louvain (UCL), i seguaci dell'islam, grazie alla loro natalità particolarmente vivace, saranno in città il gruppo religioso predominante entro i prossimi 15 o 20 anni (almeno se permane la tendenza attuale e non intervengono significativamente altre variabili, come l'immigrazione dall'Europa dell'Est). Un sondaggio stima al 12% i maomettani residenti nella parte francofona del paese, mentre il 46,9% degli intervistati si dichiarano cristiani (credenti non appartenenti ad una religione in particolare, atei o agnostici i restanti).

Fonte: Reuters
domenica, 17 febbraio 2008


Dopo le cifre della disoccupazione degli immigrati, qualche dato in più per meglio inquadrare la situazione demografico-immigratoria della Spagna, un paese involontariamente trascurato nelle pagine di questo blog.

Al 31 dicembre 2007 l'Osservatorio permanente dell'immigrazione registrava un totale di 3,9 milioni di stranieri in possesso di un regolare permesso di soggiorno, ossia 957.000 in più rispetto al 2006! Per avere un'idea di quanto incida questa presenza straniera, ricordiamo che la popolazione spagnola si aggira attorno ai 40,7 milioni di abitanti (1). Con
648.735 unità (+105.014 in un anno), il Marocco è il primo paese di origine degli immigrati, davanti a Romeni (603.889, cioè +186% in un anno) ed Ecuadoregni (395.808). L'immigrazione marocchina in Spagna è composta in larga maggioranza da uomini (le donne sono il 36%) e da giovani (27,5 anni è l'età media degli immigrati marocchini). Più di 152.000 sono i bambini e gli adolescenti marocchini al di sotto dei 15 anni. Più del 55% (345.000 marocchini) vive in Spagna con un permesso di residenza a durata permanente, mentre più del 22% ha già provveduto a rinnovare il permesso. Geograficamente sono distribuiti soprattutto nella parte sud-orientale del paese (Catalogna, Andalusia, Murcia, Comunità Valenziana) e nella capitale Madrid. In base alle previsioni degli analisti dell'Osservatorio, la comunità marocchina sarebbe destinata a perdere il primato numerico a favore dei Romeni, facilitati in quanto cittadini comunitari dalla libera circolazione nei paesi dell'Unione europea.

Intanto sembra che il governo del Marocco, dati i numeri così consistenti di espatriati presenti in Europa, abbia varato un'apposita politica per i marocchini all'estero (gli integrazionisti "europoidi" sono avvertiti... per l'ennesima volta).

Nota:

(1) Il dato è tratto dal portale dell'Unione europea.

Fonte: Le Matin

[La fonte è marocchina e francofona]
sabato, 16 febbraio 2008


Un passo di un intervento di Franco Frattini, vice-presidente della Commissione europea e responsabile per il portafoglio "Giustizia, libertà e sicurezza", tratto dal suo sito web di commissario dell'Unione Europea. Datato al 17 settembre, l'intervento, recante il titolo "Mobilità europea", rientra nella sezione "Archivio del Pensiero della settimana 2007".

[...]
Ed è per questo che ho proposto di chiamare ora l'immigrazione "mobilità europea": perché dobbiamo pensare che l'immigrazione non sia e non sarà sempre e soltanto un fenomeno di povertà e che comunque il talento ed il merito non hanno confini. E che le persone di talento debbono scegliere di più l'Europa (mentre per ora preferiscono gli Stati Uniti, l'Australia e il Canada). E dunque questa mobilità può e deve essere –alle condizioni che ho detto prima – importante e positiva anche per noi ed il nostro benessere. Perché come certo sapete noi europei invecchiamo e non facciamo figli.
[...]

http://ec.europa.eu/commission_barroso/frattini/welcome/archives_2007_it.htm

Nel documento pdf (in inglese) che trovate all'indirizzo segnalato in basso sono annotate associazioni e fondazioni, con relative finalità, di cui Frattini è membro. Forse in futuro avremo modo di ritornarci su. Nel frattempo considerate questi non casuali "dettagli".


http://ec.europa.eu/commission_barroso/interests/frattini/interests_en.pdf
lunedì, 04 febbraio 2008


- Stati Uniti. Forse a qualcuno sembrerà strano (di certo non a noi), ma nella patria del melting pot è in continua crescita il fenomeno del segregazionismo etnico nelle scuole, il cui corpo studentesco in molti casi è per più del 90% o bianco, o nero, o ispanico (centro- e latinoamericano). La tendenza è più accentuata nelle grandi città del Midwest e del Nordest, ma anche i dati relativi ai quartieri periferici maggiormente "diversificati" confermano questo andamento. Circa un sesto degli studenti afroamericani e un nono degli studenti ispanici frequenterebbero quelle che Gary Orfield, condirettore del Civil Rights Project, chiama "scuole dell'apartheid" (1), con almeno il 99% di scolari non bianchi. Ma, come fa giustamente notare Roger Clegg, presidente del Center for Equal Opportunity, in molte scuole i bianchi sono una sparuta minoranza semplicemente perché è la popolazione bianca nel suo complesso ad esser diminuita (o ad esser stata demograficamente sostituita...), fino a diventare minoranza in determinate aree metropolitane. Un'altra osservazione, in parte legata alla precedente, va fatta in merito alle recenti ondate migratorie dall'America centro-meridionale e alla (non-)gestione dei flussi: infatti, la crescente espansione delle comunità ispaniche nel territorio statunitense non può che aver accentuato questa polarizzazione etnica delle scuole (2).

- Canada. E' stato dato l'annuncio dell'apertura di una scuola per neri a Toronto (la prima in Canada), che inizierà la propria attività a partire dal prossimo anno scolastico. Il progetto, che è stato oggetto di animate consultazioni pubbliche nei mesi passati, nasce su iniziativa di alcuni esponenti afro-canadesi della commissione scolastica della città. Scopo dichiarato è quello di ridurre il tasso di abbandono scolastico fra i giovani neri (che varia fra il 30 e il 40%), fornendo loro un insegnamento che adotterà un punto di vista "afrocentrico", ossia orientato principalmente sulla storia e cultura nera. Il personale (docenti, tutori e altri funzionari) sarà in prevalenza nero (ma guai a parlare di discr