giovedì, 19 giugno 2008



da ANSA.it (Speciale Balcani):


GRECIA: 'ORTODOSSIA O MORTE', MONACI ATHOS PRONTI A TUTTO

(ANSA) - ATENE, 16 GIU - 'Ortodossia o morte!'. La frase sventola sul monastero di Esfigmenou, sul monte Athos, i cui monaci, condannati come ''scismatici'' dal Patriarca di Costantinopoli per rifiutare ''l'eresia dell'ecumenismo'', si dicono pronti a resistere sino alle estreme conseguenze all'embargo e alla minaccia di intervento della polizia. ''Dio e' con noi'' assicura all'ANSA padre Gregorio, braccio destro dell'abate Metodio che guida il monastero che, da anni, non puo' ricevere rifornimenti di cibo, medicinali e posta e la cui linee telefoniche fisse, l'acqua e l'elettricita' sono state tagliate. Nei giorni scorsi centinaia di agenti hanno fatto la loro comparsa sul monte Athos in occasione delle festivita' religiose. ''Chiediamo al governo greco di rispettare i nostri diritti come quelli di ogni altro cittadino. E siamo pronti a rivolgerci alla Corte europea dei diritti umani'' dice all'ANSA, con uno dei due telefoni cellulari rimasti, padre Gregorio. L'Abate Metodio, capo supremo del monastero e' stato ''scomunicato'' per aver respinto qualsiasi 'comunione' tra Ortodossi e Cattolici, culminata con la visita del papa alla sede del Patriarcato di Costantinopoli nel 2006 e con quella di Bartolomeo in Vaticano nel 2007. La repubblica monastica del monte Athos, alle propaggini orientali della penisola calcidica, e' una comunita' autonoma all'interno della sovranita' greca, ma dipende spiritualmente dal Patriarca Bartolomeo I. Questi, fautore del dialogo con i cattolici, ha formalmente condannato nel 2002 i monaci di Esfigmenou provocando la loro espulsione dalla comunita' e un duro embargo [tempi duri per chi rifiuta di omologarsi..., ndr]. Recentemente il procuratore di Salonicco, Vassili Floridis, ha chiesto al governo greco, che non sembra pero' molto intenzionato a farlo, di intervenire per sloggiare con la forza i 107 monaci che essendo stati dichiarati ''scismatici'' dovrebbero, secondo una legge dello Stato, abbandonare il monastero dove la comunita' vive da cinque secoli. ''Sappiamo che Dio e' con noi e non abbiamo intenzione di cedere perche' senza Ortodossia non abbiamo piu' ragione di vita'' confida Gregorio sostenendo che il monastero e' stato pronto sin dal principio al dialogo con il Patriarca Bartolomeo, il quale non ha pero' mai risposto preferendo la repressione. ''Ma non sono soli, hanno un grande appoggio in Grecia, ed e' per questo che il governo esita ad usare la forza'' assicura Iraklis Moraitis, portavoce laico dei monaci che, quando puo', fa giungere loro aiuti e medicine. ''Questi santi uomini - afferma - chiedono solo di essere lasciati alle loro preghiere''. Tutto comincio' nel 1964 con l'abbraccio tra l'allora patriarca Atanagora e Paolo VI, che spinse i 20 monasteri del monte Athos per protesta contro ''l'eresia ecumenica'' a non commemorare piu' nelle loro preghiere il Patriarca, spiega l'avvocato Nektarios Polikroniou. ''In seguito a forti pressioni'' tutti pero' fecero poco a poco marcia indietro. Eccetto Esfigmenou. E da allora e' cominciata ''la persecuzione''. Una ''persecuzione'' culminata nel 2002 con la condanna per ''scisma'' da parte del Patriarcato, seguita dalla decisione del Consiglio del Monte Athos di ordinare ai monaci di lasciare Esfigmenou. La corte suprema ha respinto gli appelli di Esphigmenou. E intanto continua l'''assedio'' intorno a Esfigmenou. ''Neppure il medico puo' visitarli liberamente, e sono gia' sei i religiosi morti durante questo periodo'' accusa Moraitis. [la "civiltà" dei fautori del dialogo..., ndr] GEL
16/06/2008 20:02

http://www.ansa.it/balcani/grecia/...........html



Della notizia parla anche il blog Saura Plesio (Nessie):

http://sauraplesio.blogspot.com/2008/06/..........html
martedì, 17 giugno 2008




Ricordate sempre che gli immigrati che sbarcano sulle nostre coste (o altrove) sanno prima di partire che commetteranno un'azione illegale (l'ingresso irregolare in un altro paese) e solitamente sono anche al corrente del rischio che correranno durante la traversata. Vittime non del tutto ingenue quindi...


 
da La Stampa:


16/6/2008 (20:37)

Ue: "Clandestinità, no all'aggravante"

Duro monito del neo commissario Ue dopo l'ennesima tragedia del mare: «L'episodio ci chiama in causa, avviare un negoziato più serio con Tripoli»

STRASBURGO
«Non è possibile aggravare la pena a causa della presenza irregolare, è contrario al diritto europeo». Lo ha affermato il neo commissario Ue alla Giustizia Jacques Barrot, durante la sua audizione al parlamento europeo, a proposito dell’immigrazione clandestina.

Il naufragio al largo delle coste libiche di un’imbarcazione con oltre 150 persone è «qualcosa che ci chiama in causa», ha spiegato il commissario Ue. «Sono altri morti - ha detto il successore di Franco Frattini - altre persone che cercano di immigrare in Europa a volta sfruttate dai trafficanti». Quanto ai negoziati con la Libia, paese di partenza della nave naufragata, Barrot ha espresso la sua intenzione di «avviare un negoziato più serio» con le autorità di Tripoli. Al momento la Commissione non ha però ancora ricevuto il mandato per negoziare da parte degli Stati membri.

[...]


http://www.lastampa.it/redazione/........asp
domenica, 15 giugno 2008


da Townhall.com:

Thursday, June 12, 2008

Viral Video on Immigration Costs

By Amanda Carpenter

Video testimony from a Florida hospital administrator about the millions of tax dollars spent providing health care for illegal aliens is spreading like wildfire on the internet.

Last April, Carol Plato, director of services from Martin Memorial Medical Hospital, told members of Florida’s House Committee on State Affairs about the extreme financial burdens illegal immigrants have imposed on her hospital. The Florida House of Representatives posted video from the day’s testimony and later an immigration enforcement advocate clipped her segment and uploaded it to YouTube, where it’s received almost 400,000 views to date [numero già abbondantemente superato, ndr].

In the video, Plato testifies: “In 2001, we had a Guatemalan, an illegal patient in our hospital. He was there from 2001 and until 2003. He had over $1.5 million in health care services. We forcibly returned him to his home county of Guatemala at our own cost of $30,000. You ask why am I telling you about a case that happened in 2003? Because today that case is not over. We have spent and are spending up to a quarter of a million dollars in legal fees because his family here in the United States is suing us because they think it as inappropriate for us to return this illegal patient to his home country.”

She also reminds Florida lawmakers of the $100 million providing healthcare for illegal aliens in 2007. [See video and transcript below].

The video was uploaded by a man whose YouTube screen name is SoFlaPatriot [video segnalato più in basso, ndr].

In an interview with Townhall, SoFlaPatriot said he participates in lobbying activities with two immigration enforcement groups called Floridians for Immigration Enforcement and Bridges Across America.

“A lot of people are angry,” SoFlaPatriot said. He asked Townhall not to publish his real name because of threatening comments that have been posted in the comments section of the video, but is happy more people are finding out about the expenses of illegal immigration because he uploaded the video.

“I’m definitely gratified this got out there,” he said. “This is public domain stuff. There’s got to be a lot more of it out there. People just need to find it and post it.”

Below is the video and transcript of Plato’s testimony.

[Il video dell'utente SoFlaPatriot, ndr]

PLATO: In 2001, we had a Guatemalan, an illegal patient in our hospital. He was there from 2001 and until 2003. He had over $1.5 million in health care services. We forcibly returned him to his home county of Guatemala at our own cost of $30,000. You ask why am I telling you about a case that happened in 2003? Because today that case is not over. We have spent and are spending up to a quarter of a million dollars in legal fees because his family here in the United States is suing us because they think it as inappropriate for us to return this illegal patient to his home country.

Currently, as of today, I have a patient from Mexico who has been in my hospital for 760 days. He has severe brain damage, has no family, no friends. His charges to date for almost two years is $1.5 million and we have contacted the Mexican Consulate four times, we have contacted Immigration and nobody will help us return this patient to Mexico. We are even willing to spend our own $30,000 to return this patient. We can’t get anyone to help us with that.

In 2007, the Florida Hospital Association estimates that there was $100 million in costs for illegal care. That affects all of us. One of the major problems that health care institutions have today that you need to be aware of is ongoing care. If somebody comes into our emergency rooms we don’t turn them away. But if someone comes into our emergency room and they have renal failure and they require dialysis, right now I have six patients, illegal, undocumented patients that we are seeing every three days for renal dialysis. For all this I have talked about we have received no reimbursement. This obviously affects all of us in this room. Our health care costs are severely affected by this. I would also like to end with pointing out that a large percentage of the babies born at our facility are from illegal parents.”

QUESTION: Ma’am, when you know they are illegal do you report them to federal authorities so you they can get them?

PLATO: We have tried and we have been told on numerous occasions that they’re only interested if a crime has been committed. And, from what I understand they’re not even interested then.

QUESTION: So the fact that they’re illegal is not enough crime?

PLATO: Correct.


http://www.townhall.com/...........viral_video_on_immigration_costs
martedì, 10 giugno 2008


dal blog Bye Bye Uncle Sam (19/04/2008):

“Kraj” - documentario russo sul Kosovo e Metohija


“Questo è un film sul Kosovo. Questo è un film sul dolore, sull’assenza di solidarietà, sull’insensibilità, sulla cecità. Non è un film su come gli albanesi hanno perseguitato i serbi. È un film su come certe cose possano accadere sotto gli occhi di tutti senza che nessuno le veda. E non solo a Ovest, ma anche qui da noi in Russia”.
Con queste parole Evgenij Baranov ha presentato il suo documentario sul Kosovo, realizzato con il regista Aleksandr Zamyslev e trasmesso nel dicembre del 2007 dal primo canale della televisione russa: un’opera di poco meno di un’ora che ricostruisce le vicende storiche e umane del Kosovo e Metohija mettendo da parte la correttezza e l’opportunità politica per concentrarsi sui volti e i racconti delle persone e sulla compassione per le loro sofferenze e sventure.
Il titolo originale, “Kraj”, significa provincia, e più genericamente area, zona. Si riferisce dunque al Kosovo e al suo essere storicamente provincia serba, e dunque allude all’appartenenza a un’area geografica e a un diritto al ritorno negato. Significa però anche limite, margine, orlo: “na kraju” - al limite, sull’orlo del baratro - è dove si trova ora il popolo serbo. Nella consapevolezza di non poter riunire questi significati in un’unica intensa parola, abbiamo preferito tradurlo semplicemente “terra”: un termine che, per tanti protagonisti di queste storie - costretti a un doloroso esilio e all’umiliazione e all’abbandono dei campi profughi - ha perso ogni significato geografico.

Qui ne presentiamo una versione divisa in sette parti, di circa 8 minuti ciascuna [seguono collegamenti ai video, in basso, ndr].
La traduzione dal russo ed i relativi sottotitoli in italiano sono opera di Manuela Vittorelli, che ringraziamo sentitamente per la sua disponibilità.


http://byebyeunclesam.wordpress.com/.........kosovo-e-metohija/

Terra - condannati all'esilio:

- Parte 1°
- Parte 2°
- Parte 3°
- Parte 4°
- Parte 5°
- Parte 6°
- Parte 7°
mercoledì, 04 giugno 2008


dal blog Euro-Holocaust (del 03/06/2008):

Matrimoni non-europei: annullamento per verginità fasulla!

Sta facendo discutere in queste settimane, la sentenza di un tribunale di Lille su un caso di separazione tra due sposi di fede maomettana. Lo sposo chiedeva di annullare il vincolo in quanto la sposa, prima del matrimonio (durato due anni), mentì sulla sua verginità. Il tribunale (retto da una donna, ossia il giudice Elisabeth Polle) ha dato ragione all'uomo, anche perchè la donna avrebbe confermato tutto.

Nella Francia che si reputa laica, una simile sentenza finisce per dare credito ad un pregiudizio d'ordine religioso e culturale (e lontano dai canoni contemporanei europei). Poco importa che la donna abbia ammesso la menzogna, perchè, più importante di tutto ci paiono quei due anni trascorsi nel frattempo e che, invece, finiscono per venir annullati in nome di quel pregiudizio. Ossia, i diritti umani, come sempre nella società multietnicista, vengono messi in disparte rispetto a certe richieste allogene.

Non conta la vita trascorsa assieme dai due coniugi. Conta solo lo stato dell'imene della donna al momento del matrimonio. Se questa non è barbarie! Se non si rischia, così, di veder fiorire l'orrido mercato delle ricostruzioni chirurgiche dell'imene!

Nel frattempo, come detto, la questione fa discutere: c'è chi punta ad annullare la sentenza (e costringere gli sposi a rimanere tali?); c'è chi, come Rachida Dati, ministro della Giustizia di origini nordafricane (e dal curriculum più volte contestato), afferma che la sentenza è anche un modo per la donna di liberarsi del marito bigotto (idea non assurda, ma che non aiuta la questione di principio toccata dalla vicenda); e c'è sempre la Dati, la quale incolpa il Partito Socialista di non avere fatto abbastanza per forme di integrazione capaci di allontanare le ragazze allogene dai propri ambienti famigliari (e relativi pregiudizi religiosi e/o culturali).

Sia come sia e capiti quel che capiti, la laica Francia dovrà imparare ad essere più coerente e salda nei suoi principi, per non rischiare che in qualche crepa delle sue istituzioni penetri un qualche veleno barbaro (si vedano, in tal senso, i mille esempi provenienti da una nazione ormai allo sbando come la Gran Bretagna).

Continua a leggere

http://euro-holocaust.splinder.com/post/17344369
martedì, 03 giugno 2008


" [...] voi preti che vendete a tutti un'altra vita / se c'è come voi dite un dio nell'infinito / guardatevi nel cuore l'avete già tadito [...] " (Francesco Guccini, dal testo di Cirano, 1996).

dal Corriere della Sera:

Immigrati, l'Onu condanna l'Italia: «Politiche repressive e intolleranti»

La Farnesina: «Valutazioni premature». Napolitano: «Critiche? Ddl è davanti al Parlamento»

GINEVRA - Doppio attacco alla nuova normativa sull'immigrazione varata dal governo italiano. Dal Vaticano e dalle Nazioni Unite, per bocca dell'Alto commissariato per i diritti umani.

ONU - «Le politiche repressive così come gli atteggiamenti xenofobi e intolleranti contro l'immigrazione irregolare e le minoranze indesiderate rappresentano, in Europa, una seria preoccupazione». Non usa giri di parole l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Louise Arbour, che punta il dito proprio contro l'Italia, stigmatizzando la «recente decisione del governo di rendere reato l'immigrazione illegale» ed i recenti attacchi contro i Rom. La Arbour, intervenuta al Consiglio dell'Onu sui diritti umani riunito in sessione a Ginevra, ha affermato che «esempi di queste politiche ed atteggiamenti sono rappresentati dalla recente decisione del governo italiano di rendere reato l'immigrazione illegale e dai recenti attacchi contro i campi rom a Napoli e Milano».

[...]

IL VATICANO - Sul tema, nel frattempo, prende posizione anche il Vaticano. Ed è un giudizio simile a quello delle Nazioni Unite. «I cittadini di Paesi terzi, come cittadini comunitari - ha affermato da Nairobi il Segretario del Pontificio consiglio per i migranti, monsignor Agostino Marchetto [foto sopra, ndr], - non dovrebbero essere privati della libertà personale o soggetti a pena detentiva a causa di un'infrazione amministrativa». «In una recente intervista auspicavo in Italia, e non solo naturalmente, un equilibrio tra sicurezza e accoglienza - ha detto il prelato a Radio Vaticana -. Possiamo ora dilatare questo auspicio introducendo solidarietà, senso umano e giustizia» [ = più fondi per le vostre associazioni di "accoglienza", ndr]. «I governi - ha spiegato l'arcivescovo - hanno la loro competenza in tutto ciò, con dialogo multilaterale, perché nessuno oggi può risolvere questioni così complesse unilateralmente» [e certo, guai a non interpellarvi, ndr].

[...]

02 giugno 2008 (ultima modifica: 03 giugno 2008)

http://www.corriere.it/cronache/08_giugno_02/..........shtml



lunedì, 02 giugno 2008




Vedi prima: Conferenza a Trieste: La lotta per il Kosovo. Sovranità e geopolitica nel cuore dell'Europa



dal sito del Coordinamento Progetto Eurasia (27/05/2008):

La lotta per il Kosovo

[...]

Davanti a un folto pubblico, costituito sia da serbi sia da italiani, Pilotto ha innanzitutto tracciato una rapida storia della Serbia, dimostrando come questo Paese sia stato il cardine dell’Europa nei Balcani fin dalle invasioni ottomane (basti pensare alla leggendaria battaglia di Kosovo Polje del 1389 appunto) e come la sua anima e la sua coscienza siano profondamente radicate in Kosovo e Metohija: è questo, in effetti, il nome completo della martoriata regione, laddove Metohija significa “patrimonio della Chiesa” e Pec è stato appunto il cuore della spiritualità serba. Prova ne sono i monasteri che punteggiano quelle terre, o meglio, quel che ne rimane, poiché la furia dei separatisti albanesi ha molto spesso colpito questi luoghi che sono patrimonio dell’Unesco, ma che le forze armate della missione Kfor raramente hanno protetto con efficacia (eccezion fatta per il contingente italiano e per l’opera compiuta dal Generale Fabio Mini allorché si è trovato ai vertici della struttura). Nel 1999 una poderosa montatura mediatica ha creato un’emergenza umanitaria in Kosovo, sicché la Jugoslavia si è trovata per tre mesi sotto le bombe della Nato, nell’ambito di un’operazione militare che non aveva avuto neppure l’avvallo delle Nazioni Unite, le quali intervennero soltanto in seguito alla Pace di Kumanovo con la Risoluzione 1244 che riguardava lo status della regione contesa. Veniva pertanto riconosciuta la specificità della Provincia (abitata in maggioranza da albanesi), ma parimenti si garantiva l’integrità della Jugoslavia. La proclamazione unilaterale d’indipendenza ed il suo affrettato riconoscimento da parte di molti Stati (USA in primis e purtroppo anche l’Italia) non hanno pertanto alcun appiglio giuridico, anzi, introducono un pericoloso precedente nel Diritto Internazionale, il quale si basa per definizione sulla consuetudine.

Le motivazioni che soggiacciono a questa situazione sono state ben evidenziate da Vernole, il quale non solo è un attento osservatore della realtà serba, ma ha anche avuto modo di vedere da vicino la realtà delle enclavi in cui la comunità serba è segregata nel Kosovo, e la realtà di Camp Bondsteel, la più grande base militare americana in Europa che si trova appunto sul territorio di Pristina. Da un punto di vista geopolitico, la regione è al centro degli interessi americani, ma anche di quelli russi, nell’ambito dei differenti progetti di oleodotti e gasdotti che dovrebbero garantire all’Europa attraverso i Balcani l’approvvigionamento energetico. Se nel 1999 la Russia di Eltsin era ancora indebolita dalle privatizzazioni selvagge ed incapace di proiettare una politica estera significativa, adesso, invece, Putin e il suo delfino Medvedev hanno rispolverato la secolare fratellanza fra il popolo serbo e quello russo ed ora sono strenui sostenitori delle ragioni di Belgrado a fronte di una strategia atlantista che si basa sulla dissoluzione degli Stati e soffia sul fuoco dei particolarismi e dei separatismi. Le attuali consultazioni per la formazione del nuovo governo, inoltre, sono molto interessanti. Se è vero che gli europeisti di Tadic hanno conseguito la maggioranza relativa, è altrettanto vero che numeri alla mano è ben più probabile la formazione di una maggioranza assoluta (e quindi capace di governare) imperniata su radicali, nazionalisti del Partito Democratico dell’ex premier Kostunica, socialisti e deputati musulmani del Sangiaccato: proprio il partito socialista (al cui interno sono confluiti alcuni movimenti minori) che fu di Slobodan Milosevic costituisce l’ago della bilancia ed è corteggiato anche dai filoamericani. Su tale versante i giochi sono ancora aperti, d’altro canto sono molti i separatismi pronti a seguire l’esempio kosovaro: i baschi in Spagna, gli ungheresi in Romania, ma ancora nella ex Jugoslavia troviamo gli albanesi della Macedonia e della valle di Presevo pronti a farsi avanti, c’è anche la Repubblica Serba di Bosnia, la quale a questo punto potrebbe a buon diritto chiedere l’indipendenza, e sembrerebbe esserci la longa manus del miliardario Soros dietro le istanze separatiste della Vojvodina, la provincia autonoma della Serbia caratterizzata da una rilevante presenza ungherese.

Da questo frastagliato scenario sono emersi molteplici spunti per animare il conseguente, ampio e appassionato dibattito, il quale ha evidenziato le pesanti responsabilità italiane, incarnate in particolare nella figura di Massimo D’Alema, capo del Governo che nel 1999 prese parte attiva e non solo come supporto logistico all’aggressione alla Jugoslavia ed ora è stato il Ministro degli Esteri che ha improvvidamente riconosciuto Pristina indipendente. Non di meno la situazione è tributaria della gestione dei nazionalismi esercitata da Tito all’interno della Jugoslavia, particolarmente in funzione antiserba, come già si poteva immaginare ai tempi della guerra partigiana vista la contrapposizione frontale fra partigiani comunisti e nazionalisti cetnici. La chiave di lettura religiosa è stata invece rivista e corretta, giacché stanno sicuramente spuntando moschee e tombe islamiche al fine di stravolgere il paesaggio tradizionale del Kosovo, ma stupisce apprendere che gli USA, i quali si presentano paladini della lotta all’integralismo islamico, abbiano riconosciuto in fretta e furia uno Stato palesemente islamico proprio nel cuore dell’Europa e contestualmente soltanto 4 Paesi dei 50 che fanno parte della Conferenza islamica abbiano fatto altrettanto [due piccole inesattezze. 1) sono 5, non 4, i Paesi
membri dell’Organizzazione della Conferenza Islamica che hanno stabilito relazioni bilaterali con Pristina (Albania, Turchia, Afghanistan, Senegal e Malaysia); 2) I Paesi membri dell'OIC sono in tutto 57, non 50, ndr]: è inquietante considerare che siffatte scelte abbiano qualche attinenza con il traffico internazionale di eroina (quell’eroina la cui produzione i Talebani avevano sostanzialmente sradicato ed ora nell’Afghanistan liberato ha ripreso a pieno regime), il quale ha in Kosovo proprio uno dei suoi snodi principali.

L’opposizione russa e cinese è forte, difficilmente le diplomazie occidentali torneranno sui loro passi, i Balcani sono di nuovo al centro della ribalta internazionale: la lotta per il Kosovo è ancora aperta.

http://www.cpeurasia.org/?read=9384



Avviso ai lettori: cambio provvisorio della linea editoriale
lunedì, 02 giugno 2008


dal Daily Mail:

You can't preach the Bible here, this is a Muslim area

(What a community policeman told two Christians)

By Steve Doughty and Andy Dolan
Last updated at 1:19 AM on 02nd June 2008

Two Christian preachers were stopped from handing out Bible extracts by police because they were in a Muslim area, it was claimed yesterday.
They say they were told by a Muslim police community support officer that they could not preach there and that attempting to convert Muslims to Christianity was a hate crime.
The community officer is also said to have told the two men: 'You have been warned. If you come back here and get beat up, well, you have been warned.'
A police constable who was present during the incident in the Alum Rock area of Birmingham is also alleged to have told the preachers not to return to the district.
It comes amid growing concern over the development of Islamic 'no-go areas'.
The preachers, Americans Arthur Cunningham and Joseph Abraham, are demanding an apology and compensation from West Midlands Police.
They say their treatment breaks the Human Rights Act, which guarantees freedom of religious expression.
The preachers, who have the backing of the Christian Institute pressure group, say they will take the force to court for breaching their human rights if they don't receive an apology.
They have accused the officer, PCSO Naeem Naguthney, of behaving in an 'aggressive and threatening' manner. A complaint by their lawyers said he interrupted as they spoke to Muslim youths about their beliefs.
Mr Abraham, 65, who was born a Muslim in Egypt and is a convert to Christianity, said: 'He told us we were trying to convert Muslims to Christianity and that that was a hate crime.
'He was very intimidating and it concerns me that somebody holding his views can become a police officer, albeit at PCSO level.'
Mr Cunningham, 48, a fellow American Baptist missionary, said: 'He realised we were Americans and then started ranting at us about George Bush and American foreign policy.
'He said we were in a Muslim area and were not allowed to spread our Christian message. He said he was going to take us to the police station.'
Mr Cunningham added: 'I am dumfounded that the police seem so nonchalant [ah, non preoccuparti: la polizia inglese non è nuova a certi numeri... da circo, ndr]. They seem content not to make it clear that what we were doing was perfectly legal. This is a free country and to suggest we were guilty of a hate crime for spreading God's word is outrageous.'
According to a complaint by the men's lawyers, Mr Naguthney summoned two other officers in support, one of whom, a full constable, is said to have told the men not to return to the area.
Mr Naguthney, 30, was recruited as a community support officer last year after being unemployed for eight months.
Earlier this year, he had a prominent role at a conference to launch the West Midlands branch of the National Association of Muslim Police
[esiste anche una "polizia islamica" nel Regno Unito?! Buono a sapersi!, ndr]. He gave a reading from the Koran before the audience heard a recorded contribution from Gordon Brown, a speech from Home Office Minister Tony McNulty, and contributions from several chief constables.
Mr Naguthney declined to discuss the row.
His brother, Nadeem, said: 'Naeem is a community man, that is why he joined the police.'
The Alum Rock area was at the heart of a terrorism inquiry last year, which ended with the conviction of local resident Parviz Khan for plotting to kidnap and behead a British soldier.
A senior Church of England bishop, the Right Reverend Michael Nazir-Ali, warned recently that it is hard for non-Muslims to live and work in some areas where radicals and clerics are trying to impose an Islamic character.
A West Midlands Police spokesman said an investigation into the complaint had concluded that the PCSO had acted 'with the best of intentions' [ma certo, adesso che sappiamo meglio chi è non abbiamo dubbi, ndr] when he 'intervened to diffuse a heated argument between two groups of men'.
A statement added: 'Following this investigation, the PCSO has been offered guidance about what constitutes a hate crime and advice on communication style.'

http://www.dailymail.co.uk/news/article-1023483/..........html



Avviso ai lettori: cambio provvisorio della linea editoriale

sabato, 31 maggio 2008




Leggi prima: A Milano si inizia dalle piccole cose: due buoni segnali anti-illegalità



dal Corriere della Sera:

Blitz dei vigili sui bus
33 clandestini in questura

Proteste di partiti di sinistra, sindacati e Caritas

[...]

Gli stranieri senza permesso sono stati fatti salire in gruppo sui mezzi con le finestre sbarrate. «E che dovevamo fare — dice De Corato —. I clandestini cercano di scappare. Così, invece, portarli in questura è più semplice». L'operazione del Comune di Milano non è piaciuta alla Caritas, al Naga [Associazione Volontaria di Assistenza Socio-Sanitaria e per i Diritti di Stranieri e Nomadi, ndr] (ascolta l'intervista), al sindacato e tantomeno ai partiti di sinistra [bravi, gli interessi del Popolo sopra ogni cosa, eh!, ndr]. «Quanto sta avvenendo a Milano è emblematico di quanto potrebbe accadere se si darà ai sindaci il potere in materia di ordine pubblico», ha commentato Francesco Marsico, vicedirettore della Caritas Italiana. Mentre per il segretario generale della Camera del lavoro, Onorio Rosati, «ciò che è accaduto non ha precedenti ». E quindi: «E' necessario l'intervento della prefettura perché questo comportamento da parte del Comune rischia d avvelenare il clima in città [il veleno siete voi in realtà, ndr]».

[...]

Rita Querzé
30 maggio 2008


http://www.corriere.it/cronache/08_maggio_30/clandestini........shtml



Avviso ai lettori: cambio provvisorio della linea editoriale
giovedì, 15 maggio 2008


La supponenza delle autorità europee da una parte...

Consiglio Europa: no commissari rom

(ANSA)
- STRASBURGO, 14 MAG - Per il Consiglio d'Europa istituire un commissario nazionale per l'emergenza rom 'si fonda su pregiudizi e non fa che perpetuarli'. Questa l'opinione di Thomas Hammarberg [foto sopra, ndr], commissario per i diritti umani presso il Consiglio d'Europa, secondo il quale con questi interventi tutti i rom vengono 'trasformati' in criminali. Inoltre, per il commissario, 'entrare in un Paese, anche illegalmente, non puo' essere considerato un crimine'.

...ed il volere, le istanze e gli umori profondi del Popolo dall'altra. Sintetico ritratto dell'Europa "aperta" e multietnica.


Napoli: rom in fuga, campi in fiamme (Ansa, 14/05/2008)

[...]
Non si placa la protesta a Ponticelli: la gente è scesa di nuovo in strada e tra le urla minaccia: 'voi spegnete questi incendi ma noi li riaccenderemo''. La rabbia, spiega la gente del posto, è scattata soprattutto perché "in questi anni noi siamo stati vicini ai rom, li abbiamo aiutati e loro ci hanno ripagato con la brutta moneta del tentato sequestro della bimba". "Voi qui dovete pulire tutto - continua a minacciare la gente - altrimenti vi facciamo correre qui cento volte".

"Li abbiamo sopportati per troppo tempo, adesso se ne devono andare via": l'umore della piazza è riassunto da una delle manifestanti davanti agli ultimi due campi rom rimasti abitati a Ponticelli esprime la determinazione la gente del quartiere.
[...]

venerdì, 02 maggio 2008


Mustaf Jama [foto a destra] è uno dei "rifiuti sociali" partoriti da quella pattumiera che è il nostro mondo globalizzato, dove può accadere, per esempio, che un rifugiato somalo, autore e complice di svariati reati (fra cui l'omicidio), non venga respinto indietro per salvaguardarne i famosi "diritti umani" (1). Capita anche, ironia della sorte, che lo stesso rifugiato si appelli proprio ai suoi presunti "diritti umani" per esternare assurde "esigenze", come rifiutarsi di condividere la cella del carcere con detenuti di "razza bianca" oppure lamentarsi continuamente del proprio carceriere perché bianco. Addirittura succede che pretese come queste possano essere accontentate, magari sostituendo il precedente guardiano, uno "sbiadito" cristiano, con un "colorito" musulmano (!!!), in modo da soddisfare anche l'altro "bisogno", quello del "rispetto religioso". Sì, è sempre di lui che stiamo parlando: Mustaf Jama è detenuto presso il penitenziario di Wakefield, nel West Yorkshire, essendo il principale sospettato per l'omicidio della poliziotta inglese Sharon Beshenivsky [foto in alto, a sinistra], freddata nel corso di una rapina nel 2005. Non aggiungiamo altri commenti, il lettore saprà farli da sé.

Note:

(1)
Per approfondire i retroscena di questo squallido figuro, si rimanda a due articoli dell'anno 2006, rispettivamente del Daily Telegraph e del Daily Mail. Ne leggerete delle "belle"...

Fonte: Agence de Presse Africaine