sabato, 19 luglio 2008




Vedi anche: Affitti agevolati e diritto alla casa: a Trento e a Bolzano graduatorie separate per italiani e stranieri (del 7 luglio 2008)



Con l’emendamento approvato in commissione Bilancio e Finanze relativamente al piano casa si modifica la legge 431/1998 e si inserisce il criterio di 10 anni di residenza in Italia o di 5 anni nella regione in oggetto.
Discorso analogo per quanto attiene agli assegni sociali. Gli extracomunitari potranno beneficiare di un assegno sociale se residenti in Italia da almeno 10 anni e non più da 1 anno.

Letto nel sito della Lega Nord:

http://www.leganord.org/dblog/articolo.asp?articolo=1172
postato da: Filippo84 alle ore 12:27 | Permalink | commenti
categoria:italia, politica, attualita, resistenza, diritto alla casa, pensioni e previdenza
lunedì, 07 luglio 2008


Rispetto allo sconfortante panorama italiano sul fronte immigrati, queste due notizie che giungono dalle province autonome di Trento e Bolzano sono da considerarsi positive.

La giunta provinciale trentina ha stanziato 1.500.000 euro per aiutare le famiglie più bisognose a pagare l'affitto: si chiama integrazione al canone. Ebbene per un motivo "tecnico", più della metà, cioè 800.000 euro, vanno agli extracomunitari, mentre il resto se lo dividono italiani (anziani e giovani coppie) e cittadini comunitari.
Con l'applicazione di una nuova legge e di nuove direttive, questo non avverrà più. Verrà infatti fissato un tetto massimo del 10% delle risorse da assegnare alla graduatoria degli extracomunitari.

Albert Pürgstaller, presidente dell'Istituto per l’edilizia sociale (Ipes), dichiara che nella provincia altoatesina saranno assegnati meno alloggi agli stranieri. Nel 2007 la quota di alloggi Ipes agli stranieri è salita al 19,01% in provincia e al 22,04% a Bolzano. D'ora in poi la separazione delle graduatorie per italiani e stranieri dovrebbe portare all'assegnazione di qualche appartamento in più agli autoctoni.

Ci hanno informato:

  1. Affitti agevolati: metà degli aiuti a stranieri (Trentino, del 1° luglio 2008)
  2. «Ipes, in futuro meno case per gli stranieri», di Massimiliano Bona (Alto Adige, del 3 luglio 2008)
lunedì, 30 giugno 2008




Vedi anche: Su due recenti studi nel Regno Unito: tempi difficili per bimbi e ragazzi bianchi



dal blog Euro-Holocaust (28/06/2008):


Come una nazione tradisce il proprio popolo: dati sulla proletarizzazione britannica

Rispetto all'ottimo intervento sul blog Fatti d'Europa [del 26 giugno 2008] e riguardante le prospettive di proletarizzazione degli autoctoni britannici di minore età, così come le angherie nei confronti di costoro, anche da parte di altri gruppi etnici, c'è da dire che si tratta della tendenza complessiva della degradata società britannica. Se sul secondo punto, possiamo ricordare quanto le aggressioni razziste, anche mortali, contro i bianchi siano in aumento (e senza grande scandalo nei mezzi d'informazione) [articolo del 7 dicembre 2005], sulla questione proletarizzazione può essere interessante dare un'occhiata ad un rapporto dell'IPPR (Institute for Public Policy Research), istituto di ricerca d'ispirazione politica progressista e vicino al Partito Laburista. L'IPPR ogni anno propone diversi rapporti sulla società britannica e la sua economia. Scremando l'impianto ideologico, si possono ricavare molti dati utili.

Da un rapporto del settembre 2007 [titolato Britain's immigrants: an economic profile -formato PDF-], possiamo considerare diverse tabelle, tutte riguardanti cittadini britannici (bianchi autoctoni o no) o immigrati residenti nel Regno Unito. Ad esempio:

  • Tab. 5.1 e 5.2, riguardanti la percentuale di occupazione per la fascia di popolazione attiva: possiamo notare come i britannici siano superati da diversi gruppi etnici, sia che si stili la classifica secondo il grado di disoccupazione, sia, ancor di più, secondo il grado di occupazione. I britannici, impiegati per il 78%, sono solo all'8° posto nel primo caso e al 10° nel secondo.
  • Tab. 5.3, riguardante la percentuale di lavoratori autonomi: i britannici sono lavoratori autonomi solo per il 13% e si trovano al 15° posto di questa classifica.
  • Tab. 5.14, riguardante le percentuali di lavoratori nel settore pubblico: i britannici sono solo al 14° posto complessivo. Facendo degli esempi, divisi per tipologia, si può notare come nell'amministrazione pubblica e nel settore della Difesa, i britannici vi lavorino per l'8%, mentre immigrati statunitensi, ciprioti, australiani e nigeriani vi lavorino con percentuali maggiori. Nel settore dell'educazione, i britannici sono superati da immigrati statunitensi, irlandesi, ciprioti e canadesi. Nel settore sanitario e dei servizi sociali, i britannici sono solo il 12%, mentre gli ugandesi il 22%, i ghanesi il 24%, i somali il 30%, i filippini il 49%, ecc.
  • Vedere anche tabelle 6.5 e 6.6 per la divisione etnica e non solo riguardo la cittadinanza.

Fermiamoci un attimo: che significa tutto questo? Significa che i cittadini britannici sono tendenzialmente lavoratori dipendenti nel settore privato, ossia sono lavoratori che finiscono per subire le tendenze negative dell'economia globalizzata, senza il minimo di libertà di un lavoratore autonomo e senza le maggiori protezioni di un lavoratore del settore pubblico.

  • Tab. 5.4, riguardante i compensi per ora di lavoro: i britannici sono al 13° posto, superati, oltre che da immigrati di altre nazioni europee e "occidentali", anche da indiani, giamaicani, kenyoti e ugandesi.
  • Tab. 5.6, riguardante i compensi annuali: come sopra, con la differenza che in questo caso i britannici scendono al 15° posto (forse per il numero di ore di lavoro settimanale, inferiore rispetto ad alcune comunità straniere? Tab. 5.5).
  • Vedere anche tabella 6.8 per confrontare i gruppi etnici (con i bianchi britannici superati nei compensi orari sia dagli altri bianchi, che da alcuni gruppi "meticci", dagli indiani e dagli afro-caraibici).

Che significato dare ai minori compensi? Un'ipotesi letta altrove è che molte di queste etnie meglio retribuite forniscano soprattutto nuovi elementi per settori come la ricerca, il management imprenditoriale e simili altri settori importanti. Possibile, ma si tratta, ovviamente, della solita risposta "claudicante". La vera risposta è che le élites britanniche non sono interessate (o non sono capaci) a creare nuove generazioni di cittadini utili per i settori trainanti dello sviluppo scientifico, culturale e imprenditoriale della Nazione (cosa che li associa alle nostre élites genocide). In pratica, quei minori compensi sono l'espressione "direttamente proporzionale" dell'inutilità delle élites dominanti e della loro incompetenza "genetica", volta al saccheggio delle intelligenze altrui e non alla creazione e all'educazione di nuove élites autoctone.


  • Tab. 5.7, riguardante la percentuale di proprietari di case in territorio britannico: i britannici che sono proprietari della propria abitazione sono il 75%, posizionati al 5° posto, assieme a cinesi, ciprioti, pachistani e statunitensi, ma superati anche da australiani, canadesi, kenyoti e indiani.
  • Tab. 5.13, riguardante la percentuale di occupanti alloggi sociali: i britannici sono al 15° posto, con una percentuale del 17%. Significa che vi sono 14 gruppi stranieri che utilizzano meno tali alloggi, come i cinesi al 9% o gli indiani all' 8.

Anche questi dati forniscono un quadro (tendenziale?) di una minore capacità dei britannici di radicarsi nel proprio territorio, rispetto a determinati gruppi stranieri, siano essi "europei" o di altra origine. Un'ultima tabella interessante e, a suo modo esemplificativa del sempre minor radicamento britannico in suolo britannico, è la
Tab. 6.3, sulle variazioni, tra il 1995 e il 2005, dei compensi orari: ebbene, se per i britannici c'è stato un aumento di 2,60 sterline, per gli statunitensi l'aumento è stato pari, per i canadesi di quasi 4 sterline, per gli australiani di quasi 6 sterline, per gli ugandesi di circa 5 sterline, per i kenyoti di oltre 3 sterline. Inutile dire che questi dati vanno considerati anche rispetto al posizionamento nelle due classifiche (per cui le due sterline britanniche non valgono quanto quelle degli immigrati dagli USA o degli altri gruppi citati, tutti meglio posizionati).


http://euro-holocaust.splinder.com/post/17631676
mercoledì, 04 giugno 2008


da La Stampa:

3/6/2008 (9:24) - IL COMUNE HA STANZIATO 2,8 MILIONI DI EURO
Mestre, blitz degli esponenti leghisti: "No alla costruzione del campo rom"

L'ira del sindaco Cacciari: «Mando la polizia, è una strumentalizzazione».

MESTRE
Blitz di alcuni esponenti della Lega Nord questa mattina a Mestre (Venezia). Alcune decine di persone hanno bloccato il cantiere per la realizzazione di un campo nomadi attrezzato finanziato dal comune con 2.800.000 euro.

I leghisti sono tutt’ora nel cantiere e alcuni di loro si sono incatenati per protestare contro la costruzione del sito destinato ad una comunità di Sinti da anni residente nel comune. Tra i manifestanti, c’è anche il capogruppo in consiglio comunale della Lega nord Alberto Mazzonetto che spiega il blitz così: «Il sindaco di Venezia, Cacciari, tradisce le aspettative dei veneziani. I finanziamenti per il campo nomadi dovevano andare ai cittadini per la realizzazione di case popolari [occhio che vi fregano pure quelle, ndr]».

La risposta del primo cittadino di Venezia non si è fatta attendere: «Se i leghisti non si slegano mando la polizia a slegarli», ha detto Massimo Cacciari. «E una volgarissima strumentalizzazione politica - ha proseguito -, la localizzazione del campo è stata decisa una decina di anni fa. È lo spostamento di un campo da una zona totalmente inadatta a una zona più adeguata e lontana da ogni casa [spostare il campo in una zona "lontana da ogni casa": faccio fatica a capire chi sia più "xenofobo", Cacciari o Mazzonetto? E l'integrazione? Ah sì, quella è la parolina magica per i talk-show, ndr]. In questo campo vi abitano cittadini veneziani in piena regola. I bambini frequentano le scuole veneziane, votano tutti nel capoluogo e appartengono a un’etnia diversa da quella della Lega. A mio parere i leghisti cercano di fomentare il clima xenofobo che tra l’altro a Mestre è in assoluta minoranza».

[...]


http://www.lastampa.it/redazione/............asp
sabato, 05 aprile 2008


Una commissione della Camera dei Lord inglesi ha redatto un rapporto, dopo un'indagine durata otto mesi e sentito il parere di decine di esperti, professori universitari, uomini d’affari, esponenti politici alla guida di diverse comunità, che contraddice tutti i dati e le certezze in materia di immigrazione del governo laburista attualmente in carica. La conclusione: gli immigrati non portano ricchezza al Regno Unito (se non nel breve periodo), anzi ne limitano lo sviluppo economico e compromettono il benessere dei cittadini che li accolgono.

Al seguente indirizzo è possibile consultare il lavoro di ricerca:


http://www.publications.parliament.uk/pa/ld/ldeconaf.htm

Qui di seguito due articoli sul citato rapporto, rispettivamente del Daily Telegraph (29 marzo) e della Stampa (2 aprile):


- http://archiviodisupporto.splinder.com/post/16545753

- http://archiviodisupporto.splinder.com/post/16598266

Notare la neutralità del primo articolo rispetto alla grossolana faziosità del secondo. 
giovedì, 27 marzo 2008


Il video (durata 4'25") è stato postato dopo aver chiesto l'autorizzazione al produttore, Leonardo Facco.
mercoledì, 19 marzo 2008


Ieri è iniziato lo sgombero del campo rom di via Greto di Cornigliano, nella periferia Ovest di Genova, a causa delle condizioni igieniche allarmanti e dell'elevato rischio di incendi. Vi state chiedendo cosa c'è che non va? L’operazione di sgombero costerà fra i 25 e i 30.000 euro, provenienti da fondi ministeriali. A questo si aggiunga che le famiglie rom con anziani e bambini (una trentina di persone) saranno accolte in strutture del Comune, mentre a tutti gli altri sarà fornito sostegno per cercare lavoro o per il rientro in patria (altri costi dunque...). Diciamo la verità: tanta solerzia da parte delle istituzioni, per gli Italiani in difficoltà, non la si vede mai.

Fonte: Il Secolo XIX

La grande "ricchezza" portata dagli immigrati: esempi dall'Emilia-Romagna

La grande "ricchezza" portata dagli immigrati (parte II): esempi dal Veneto e dal Friuli Venezia Giulia
giovedì, 22 novembre 2007


Fra le piccole e fin troppo rare azioni di resistenza (sì, avete letto bene: resistenza) annoveriamo quella di Fabio Fazi, primo cittadino di Cupramontana, in provincia di Ancona, il quale si è opposto al razzismo anti-italiano nelle assegnazioni degli alloggi popolari. Il sindaco ha infatti deciso di bloccare tali assegnazioni fino a quando la Regione non rivedrà le attuali graduatorie che favoriscono famiglie straniere a discapito delle italiane (piaga, questa, non solo marchigiana però...).
Naturalmente non sono mancate le polemiche con le consuete accuse di "xenofobia" rivolte al sindaco, provenienti dall'opposizione di sinistra (ma cosa sono davvero "destra" e "sinistra" oggi?!), dal sindacato della Cgil (Confederazione Generale non più Italiana del Lavoro) e dalla Caritas (ovvero, proprio da chi trae i maggiori profitti da questa nuova guerra fra poveri).
Noi, dal canto nostro, non possiamo che augurarci tante piccole ma significative ribellioni sull'esempio di Fabio Fazi, l'eretico di AN, come non a torto titola il sito di informazione NoReporter.Org ("AN" che in questo caso non è la provincia di Ancona...).

Fonte: Il Resto del Carlino - Ancona

"Basta alloggi popolari assegnati solo agli stranieri"
La decisione del sindaco Fabio Fazi scatena polemiche. Le motivazioni del primo cittadino: "Le graduatorie favoriscono solo gli immigrati"

Cupramontana (Ancona), 12 novembre 2007 - Fabio Fazi nell’occhio del ciclone per la posizione assunta sugli alloggi popolari. Il primo cittadino ha deciso di bloccare l’assegnazione fino a quando la Regione non rivedrà le attuali graduatorie che favoriscono famiglie straniere a discapito delle italiane. E delle cuprensi in particolare.

Una scelta che ha subito diviso la piazza tra favorevoli e contrari. Ma lui come sempre tira dritto: "Sono case costruite con i denari dell’ex Gescal — ricorda il primo cittadino — e ho casi di famiglie cuprensi che hanno estremo bisogno di un alloggio e io non posso darglielo, anche se ne ho disponibilità, perché le graduatorie della Regione favoriscono oltre ogni logica gli stranieri”. C’è chi l’ha definita una scelta populista, che però ha fatto molto presa tra i cittadini della “capitale del verdicchio".
Ovviamente non tutti sono d’accordo con il sindaco.

L’arcipelago della sinistra e quello cattolico si sono subito scagliati contro. Ulivo, Sinistra democratica, Pdci, sinistra radicale, Caritas e Cgil hanno bollato il primo cittadino di aver usato toni xenofobi e sottolineano come ci sia il rischio di creare un clima di divisione. Insomma, una guerra tra poveri da evitare: "Di fronte alle sconcertanti dichiarazioni del sindaco di Cupra Montana tutte le associazioni e i partiti che sottoscrivono questa uscita pubblica sono concordi nel ritenere che l’Amministrazione non possa rifiutarsi di assegnare gli alloggi popolari ai cittadini (italiani o stranieri non deve fare differenza) che hanno i requisiti per richiederli. Gli alloggi popolari sono, per definizione, un bene comune che non può essere gestito in modo privatistico dalla giunta. Esiste una normativa e questa va rispettata, a partire dal primo cittadino. Non ci stupiamo di questo atteggiamento, diciamo eufemisticamente 'soggettivo', che l’avvocato Fazi ha nell’interpretare il mandato popolare che dovrebbe vederlo quale primo tutore della legge e dell’uguaglianza dei cittadini di fronte ad essa. Adesso però ci troviamo di fronte ad una questione sensibile che rischia di avvelenare il clima di convivenza civile ben al di là della semplice questione degli alloggi".

venerdì, 16 novembre 2007


Non è mai stato un mistero: una buona parte (o, proporzionalmente, la gran parte) dell'edilizia pubblica residenziale viene assegnata agli immigrati, poiché formalmente in possesso dei requisiti minimi necessari più di quanto non lo siano le classi popolari autoctone. Queste ultime, d'altra parte, non navigano in acque tranquille come minimo da 15-20 anni (almeno in Italia) e per molte famiglie le acque non sono soltanto mosse... sono da maremoto! Tanto che, talora, l'usura delle banche ci fa scappare il morto, come è successo il mese scorso a Tolentino, in provincia di Macerata, dove un operaio si è suicidato all'interno della fabbrica in cui lavorava perché temeva di non riuscire più a pagare la rata del mutuo (collegamento ad un articolo da Etleboro Italia). Per la Repubblica è giusto che il marocchino o il pakistano con quattro o cinque figli più moglie al seguito si "cucchi" la casa popolare ("poverino", in famiglia lavora solo lui e non prende neanche 1.000 euro al mese...). L'operaio di Tolentino, invece, pensi a pagare il mutuo e se non ce la fa, che se la veda lui con la banca: e che caspita! Magari neanche l'operaio italiano arriva a 1.000 euro al mese, o ne prende 1.100, ma l'africano o l'asiatico ha la precedenza: rientra fra i "poveri", fra i "più bisognosi". E l'italiano? Ma che domanda?! E' un "benestante", suvvia! Lo dicono le carte... anche se poi finisce per impiccarsi...

Dalla Padova "città globale", ecco allora le cifre della vergogna pubblicate dal Gazzettino (Padova, agli immigrati assegnata la metà degli alloggi popolari):


A Padova la metà delle case di edilizia pubblica residenziale viene assegnato a stranieri. Un numero in parte dovuto alla bonifica di via Anelli conclusa dalla giunta Zanonato. Lo sgombero e la chiusura del ghetto ha tolto dalle graduatorie i residenti in 151 alloggi (80 erano di proprietà Ater). In media in un anno vengono assegnate circa 200 case pubbliche, tra cambi di inquilini e nuovi alloggi. Nel 2005 sono stati consegnati a stranieri 47 appartamenti, altri 62 assegnati agli ex abitanti di via Anelli: in tutto 109 case che su 200 sono il 54 per cento riservato a soli immigrati. L'anno scorso poi le case date agli stranieri sono state 98, il 49% del totale. E nel 2007, fino al 9 novembre scorso, si parla di 79 alloggi su 170 (il 46.4%). Nell'arco di tre anni (2005-2007) a Padova sono finite a stranieri 286 case dell'edilizia pubblica residenziale, il 47.6% del totale.Un fenomeno che per il Nordest vede l'apice a Padova, ma anche a Udine (l'Ater più grande del Friuli Venezia Giulia) la quota di stranieri che chiedono case di edilizia pubblica è elevata: ultimamente ha toccato infatti il 40%.

Vizio non solo padovano e più in generale italiano, a quanto pare. Un articolo del Daily Mail datato 8 agosto 2007 rivelava che
in tutta la Gran Bretagna, nel periodo compreso tra il 1997 e il 2005, agli immigrati sono andati complessivamente 4 alloggi popolari su 10 (un totale di 592.000). Il Primo Ministro britannico ha addirittura in programma la costruzione di 3 milioni di case entro il 2020 (!!!) per soddisfare la domanda derivante in parte (si prevede per un altro 40%!) dai nuovi arrivi. E questo con buona pace di ecologisti e ambientalisti vari, i quali difficilmente protesteranno contro cotanta cementificazione (sono soliti soprassedere quando le esigenze non sono esclusivamente autoctone...).

[Per le fonti cliccare sui collegamenti nel testo.]
mercoledì, 15 agosto 2007


Tratto dal capitolo STP, Straniero Temporaneamente Presente: diario di un operatore della Sanità Pubblica, di Augusto Ricci, in L'immigrazione (quaderno n° 2 di Polaris), pp. 84-85.

[...]
Rapidamente riassumendo:
crollato il mito della teoria economica di Galbraith secondo la quale i due terzi della popolazione ricchi od agiati alla fine avrebbero reso tali anche gli appartenenti poveri rappresentanti l'altro terzo di popolazione mondiale si è visto che la mobilità sociale, cioè la possibilità di migliorare o peggiorare il proprio livello socio-economico, è in pratica divenuta possibile, per la stragrande parte degli italiani, solo verso il basso, mentre è il contrario per gli immigrati che vedono migliorato il proprio status e censo.
[...]

Augusto Ricci (medico specialista ambulatoriale)
lunedì, 30 luglio 2007


Dal quaderno n° 2 di Polaris L'immigrazione, a cura di Francesco Amato, Pietro Battistella, Francesco Boco, Paolo Caioli, Maria Teresa Ferazzoli, Andrea Forti, Vincenzo Pino, Augusto Ricci, Adriano Scianca - coordinatore: Gabriele Adinolfi (pp. 12-14).

La guerra tra poveri

Partendo dal presupposto, vero ma falsato, secondo il quale l’immigrato è una vittima dell’ingiustizia capitalistica, gli “esperti” e quelli che decidono in materia di assimilazione, sono riusciti, anche in Italia, a compiere un capolavoro.
Hanno messo in atto ogni misura ufficiale o ufficiosa (ovvero leggi se possibile, o metodi di aggiramento delle regole correnti quando non si possano varare leggi ad hoc) per favorire sistematicamente gli immigrati rispetto agli autoctoni.
Posto che i primi sarebbero vittime nostre (identificazione collettiva nel Moloch) allora diviene giusto che noi si faccia loro largo e si dimostri la nostra totale disponibilità a farci perdonare (sindrome dell’autoflagellazione).
Sicché si offre loro l’assistenza piena e gratuita; e fin qui non subentra alcun disagio sociale; quando però essa è gratuita e ogni italiano, per sottoproletario che sia, paga; quando la priorità negli asili nido, oltre che nell’assistenza medica è sempre la medesima e in uno scenario in cui le famiglie italiane hanno difficoltà enormi a trovar posto per i figli; quando l’assistenza pubblica da una parte è scontata e dall’altra a dir poco tribolata; quando le priorità sulle assegnazioni degli alloggi diventano manifeste, allora inizia una vera e propria guerra fra poveri. Vieppiù comprensibile se si considera che la concorrenza lavorativa (e qui le responsabilità del padronato nella logica capitalista sono manifeste), in uno scenario economico in cui regredisce la produzione e siamo in pieno fenomeno di delocalizzazione delle imprese, contribuisce non poco all’impoverimento ultreriore delle classi lavoratrici.
La genialità dei criteri degli universalisti utopici ha così contribuito a far nascere una guerra tra poveri, rovesciando qui i rapporti di forza esistenti lì. Ovvero si è fornito privilegio presso di noi agli immigrati a scapito degli autoctoni perché si addebita a questi ultimi la responsabilità del disagio socioeconomico procurato in casa loro dalle Multinazionali.
Quanto sia folle questo ragionamento dovrebbe apparire palese. Intanto — consciamente o, ancor peggio, inconsciamente — é di un ragionamento razzista che si tratta: se sono bianchi i dirigenti delle Multinazionali allora la colpa di tutto è dei bianchi in quanto tali, mentre dalla parte dei non bianchi vi sono solo ragioni e crediti: è questo il ragionamento che viene applicato, non altri.
Di colpo allora scompare la consueta lettura classista del capitalismo che pure è alla base ideologica di quasi tutte quelle organizzazioni e fa improvvisamente posto ad una vera e propria patologia biologista che oltretutto ignora paradossalmente e clamorosamente se stessa. E questo finisce col far pagare due volte il costo dell’odierno sistema alle classi deboli occidentali che, già private di possibilità di produzione e di un futuro lavorativo certo dal sistema multinazionale e dalla politica del Wto, si trovano a dover far fronte in casa propria ad una concorrenza massiccia, completa e soprattutto protetta. E diventano quindi i sottoproletari degli immigrati.
Tanto per cambiare, i geni intellettuali del progressismo, quelli che criticano in modo “scientifico” i rapporti di forza e gli schemi costitutivi del capitale sono riusciti una volta ancora a reiterarli all’infinito, del tutto incapaci di cambiare quella logica che continuano a fotografare e a additare ma che, evidentemente, è per loro insostituibile e rassicurante.


L'immigrazione (Polaris), pp. 12-14
domenica, 22 luglio 2007


Tratto da
La democrazia, cavallo di Troia del Mondialismo, di Piero Sella.

[...]

Sono anzitutto i criteri-guida tipici del cosmopolitismo democratico, che portano in modo assolutamente innaturale a trascurare le differenze esistenti tra le varie Nazioni e a respingere la necessità di regolare, in modo diverso, situazioni ed interessi diversi. Avendo la pretesa di ingabbiare tutti i popoli in un unico schema, il liberal-capitalismo non può che fornire, a livello planetario, la stessa approssimativa, generica, semplicistica risposta.

A nessun popolo è consentito dalle regole del mondialismo avere obiettivi originali in relazione tanto alle proprie caratteristiche etniche, quanto a quelle geografiche del territorio su cui vive. Guinzaglio assai corto dunque, sia per ciò che attiene allo sviluppo interno, sia per ciò che riguarda i rapporti internazionali.

La scelta di imporre regole universali si prefigge evidentemente l'eliminazione di qualsiasi dinamica tra gli Stati. Ma chi può avere interesse a una simile anestetizzante prospettiva? Impedire i movimenti a qualsiasi potenziale avversario, spingerne le energie in un alveo privo di incisività, non può che tradursi in un vantaggio per chi punta al mantenimento dello status quo. In modo speculare, chi ha invece rivendicazioni da affacciare, viene ingessato e neutralizzato.

Ecco, sfrondato dalle manipolazioni e dalle drammatizzazioni della storia operate dai vincitori, e quindi da ogni moralismo di comodo, il quadro in cui si consumò l'ultimo grande conflitto mondiale. Uno scenario che è il medesimo nel quale si muove oggi arrogante l'imperialismo anglosionista.

Ecco perché le grandi potenze esaltano e diffondono la "democrazia". Essa è il regime che più fa comodo all'oligarchia mondialista; è il passo necessario per trasformare in plutocrazia qualsiasi regime parlamentare.

Questo tipo di regime ha dunque la funzione di allontanare le coscienze da una visione del mondo nazionalista, e convogliare l'opinione pubblica verso sbocchi innocui per i detentori del Potere planetario. La possibile concorrenza viene sbriciolata, frantumata a livello individuale. L'aggressività naturale dell'uomo è distolta da obiettivi di gruppo, dalle grandi mete che possono mobilitare le masse e unificare i Popoli, e indirizzata a trovare appagamento unicamente nella competizione economica.

Per cogliere questo obiettivo si solletica in modo ossessivo la sfera del privato, si agita la bandiera della felicità individuale, e si dà spazio a tutte quelle posizioni minimali, di stampo buonista e universalista che sono per loro stessa natura portate a posporre alla tutela ipergarantista del singolo, delle minoranze e di tutta la varietà dei diversi, l'interesse delle singole comunità nazionali. Queste vengono convinte, con le buone o con le cattive - con i prestiti, lo strangolamento economico, le minacce, o l'intervento «umanitario» - della necessità di schierarsi dalla parte «giusta». Sono incoraggiate ad accantonare il concetto di Sovranità e quello di Stato.

L'apparato legislativo dei vari Paesi viene così «provincializzato», di fatto asservito a interessi supernazionali, utilizzato dai mondialisti per dare sempre maggiore spazio all'individuo, scavalcando definitivamente ogni barriera nazionale.

Privo di un indirizzo etico, di mete proprie, lo Stato è perciò condannato in "democrazia" a una politica di piccolo cabotaggio che lo costringe a continui compromessi. Non tanto con gli individui, che restano pur sempre figure astratte e di scarso peso, quanto con le lobby finanziarie, con le multinazionali, con le cosiddette forze sociali, confindustria e sindacati. Lo Stato liberalcapitalista si riduce insomma a un marchingegno creato per assicurare un clima propizio ai traffici commerciali e ai maneggi della Grande Finanza. Ampio disgregante spazio assumono in questo contesto quelle congreghe laiche e religiose incaricate di perseguire la «modernizzazione», i grandi cambiamenti del costume auspicati dagli ambienti affaristici. Vediamo così, in un'atmosfera di malaffare e di ingenuità, le associazioni del volontariato battersi per l'integrazione degli stranieri, perché vengano tollerati e accolti nomadi, asociali, immigrati inassimilabili. Ma questa offensiva non si propone solo di minare la compattezza della comunità al fine di renderla meno reattiva, più malleabile; agisce anche per abbassarne qualitativamente il livello con l'accettazione delle devianze sessuali, la banalizzazione della droga, la nobilitazione dell'AIDS. Larghi finanziamenti pubblici e privati sono assorbiti e sprecati nell'assistenza a immigrati e tossicodipendenti. E un pozzo di spesa senza fondo e senza controllo, destinato unicamente a moltiplicare clandestini e 'tossici, a farne anzi dei punti di riferimento etico per i giovani.

Gli intellettuali progressisti cui nei regimi liberalcapitalisti - di destra e di sinistra - viene puntualmente affidata la gestione dei mezzi di informazione, spingono l'opinione pubblica ad accogliere con benevolenza queste disastrose campagne propagandistiche. È recente la notizia di un corso di orientamento sull'omosessualità organizzato per i docenti dal nostro Ministero della Pubblica Istruzione. In Inghilterra è stato diffuso nelle scuole un video che invita - onde i giovani possano decidere con cognizione di causa - ad avere esperienze gay. Il messaggio termina con la sottile, inquietante domanda: «Ma chi vi ha insegnato ad essere eterosessuali?».

[...]

Piero Sella
lunedì, 11 giugno 2007
Blogger:
Nome: Furor Mundi

Un ottimo commento dell'utente Splinder Furormundi tratto dal blog Il Nuovo Patriota. In esso troverete sinteticamente  espresse idee e riflessioni che sono state più volte e variamente ribadite anche in questa sede. Per seguire l'intera discussione cliccate qui.

Perfettamente d'accordo con la tua idea d'utopia TheGiby...l'idea irrealizzabile seppur non attuabile non è inutile anzie ella spinge l'uomo verso nuovi limiti migliorando. Ma qui non sei tu l'utopista. Utopista è chi vorrebbe salvare se stesso e gli altri come te, la Civiltà e la Tradizione che sono nostra origine e nostro fine, dal cinico nichilismo masochista che domina l'Europa, di cui Nietzsche fu buon vaticinatore, e di cui te TheGiby ( senza offesa s'intende ), sei infelice rappresentate. Tu non sei un utopista, tu sei un nichilista. E il tuo, sia ben chiaro, non è un pensiero reazionario, ma complementere al sistema egemone. Il tuo ragionamento in base al quale accettare passivamente gli eventi, il multietnicismo come ineluttabile nuovo traguardo della specie umana s'mpongano come unica scelta possibile per un mondo pacificato, è un nichilistico autolesionismo IMPERDONABILE e allineato alle direttive del nuovo ordine mondiale. È sempre nel nome di un futuro ineluttabile che vorrebbero propinarci verdure geneticamente modificate ( che stranamente non producono semi e di cui i brevetti sono proprietà di multinazionali private), vacche geneticamente modificate ( salvo poi doverne abbattere milioni, alla faccia di tutti quei milioni di morti di fame che poi dovrebbero venire a sfamarsi da noi, a causa di epidemie e patologie che quel mezzo nazista di Steiner aveva previsto 80 anni fa ), e società anch'esse geneticamente modificate con tutte le conseguenze che ogni giorno sono sotto gli occhi di tutti. E mi fa specie che vieni a citare come esempio di ridente integrazione nazioni come la Francia dove fino a non troppo tempo fa le periferie monoetniche non europee sono andate a fuoco per la ben nota rivolta delle banlieues parigine. Beh! A me questo presente/futuro non piace affatto, e non c'è nessun libretto delle istruzioni che ci dice che le cose debbano per forza andare avanti così. Non c'è l'ha ordinato il dottore, non ce l'ha chiesto la Madonna... Io non sono affatto disposto a pagare sulla mia pelle e su quella dei miei figli l'inedia di chi crede che la distinzione "noi, loro" sia un muro da abbattere e non un valore da difendere e che rende unici gli uomini, le loro civiltà, il loro passato e il loro futuro... che tristezza quando mi tocca vedere quegli indigeni africani o sud-americani che ormai senza passato si riducono a praticare sterili danze ormai svuotate di ogni significato per il sollazzo dei turisti. Quando avrai privato della propria memoria storica tutti gli uomini del mondo così come hai fatto con quegli indigeni, avrai desacralizzato la figura stesso dell'uomo in quanto testimonianza fisica degli archetipi della propria civiltà... un uomo desacralizzato sarà solo un uomo più povero, più incattivito, meno disposto ad amare il prossimo, e solo un valore rimarrà inviolato: il potere d'acquisto. Avrai così un mondo perfetto diviso tra consumatori che immoleranno tutta la loro esistenza nella fatica quotidiana di mantenere il proprio potere d'acquisto, e produttori sempre più poveri sempre più vicini alla schiavitù. A tal proposito si è toccato anche il problema casa... ebbene osserva che perverso sistema stiamo vivendo oggi: palazzinaro ricco costruisce case. Per costruire case sfrutta lavoro di immigrati sottopagati privi di tutele. Questo lavoro sommerso inquina e svilisce tutto il sistema lavorativo costingendo quindi il nativo a trovarsi nuove forme di guadagno ( sarebbero i tanto sventolati lavori che gli italiani non vogliono fare... sai no? la puttana, l'operaio senza contratto, stipendi da 3 euro l'ora ecc ). Palazzinaro ricco costruisce case spendendo la metà perchè anche la materia prima viene prodotta da immigrati sfruttati o da cinesi sfruttati e perchè la forza è sfruttabile a piacimento. Ma immigrati sfruttati hanno bisogno comunque di case dove vivere e quindi così come fanno lavori che gli italiani non vogliono fare, allo stesso modo sono disposti a vivere come un italiano non è disposto a fare: in 15 nello stesso appartamento, 4-6-8 persone per camera. L'immigrato quindi occupa stabili, e grazie al gran numero di occupanti delgli stessi riesce a permettersi di pagare affitti altresì insostenibili. Le case costruite dal palazzinaro ricco a metà prezzo, grazie allo sfruttamento degli immigrati, grazie sempre alle necessità abitative degli immigrati stessi lievita però di valore. Il palazzinaro ricco s'ingrassa quindi, così come s'ingrassano le numerose ONLUS d'accoglienza e tutti gli altri sfruttatori della forza lavoro clandestina... ma a doversela poi vedere ogni giorno con i problemi generati da questo sistema non sono quelli che lo alimentano e ne traggono profitto chiusi nelle loro belle ville, ma quelli come noi che non solo ogni giorno sulla strada vivono tutto il disagio della presenza di questi sfruttati ma in più devono sentirsi anche dire che è così che vanno le cose in nome del già citato futuro ineluttabile, mondo globalizzato, rinascimento inerculturale e via dicendo come ben propagandato ogni giorno dai mezzi d'informazione e/o modelli "culturali" al servizio del sistema... Beh, cazzo, no! Daccordo a essere "mazziati"" ma che a questo lercio gioco si debba anche porgere l'altra guancia con pacifico e rassegnato sorriso, caro Thegiby ve lo pote scordare, te e tutti quelli come te che con questo modo di ragionare rendono tutto ciò possibile. Nichilisti, etnomasochisti, quello che state dando via è il futuro stesso dei vostri figli...
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sabato, 09 giugno 2007
Dal sito Internet Orionlibri (scheda prodotto):

L'IMMIGRAZIONE

Editore: Società Editrice Barbarossa
Autore: Autori Vari
Anno: 2007
Pagine: 160
Sezione: Politica e attualità
Argomento: Imperialismo Antimperialismo
Codice: BROSSA0278LB

Prezzo:12,00 € (I.I.)






DALL'INTRODUZIONE

Cos’è e come procede l’immigrazione
Ovvero da cosa nasce il fenomeno e come viene gestito in Italia;
quali moniti ci giungono dall’estero;
il sistema dei politraffici, la guerra tra poveri, l’opportunismo degli sfruttatori, il ruolo delle associazioni, i pregiudizi del fondamentalismo utopico e global
Polaris


[...]

Ricapitolando, gli elementi cardine della questione ci paiono questi:

* L’immigrazione è endemica al sistema di sfruttamento globale delle Multinazionali.
* Il problema non può essere visto se non nella sua globalità, né può essere risolto se non si cambia politica di sviluppo, se non si trasformano i rapporti internazionali.
* A gestire i flussi dell’immigrazione sono, soprattutto, organismi cha appartengono alla Criminalità Organizzata.
* L’aspetto criminale e criminogeno dell’immigrazione anche in casa nostra è strettamente connesso al sistema di Crimine Organizzato internazionale e ai politraffici illegali del sistema multinazionale.
* A gestire la permanenza in loco degli immigrati sono associazioni assistenzialistiche infarcite di pregiudizi ideologici, le cui finanze crescono proporzionalmente all’incontrollabilità del fenomeno che, quindi, tendono ad alimentare sia in numero che in confusione.
* In Italia, come in ogni altra terra europea d’immigrazione, la gestione del fenomeno porta a una guerra tra poveri con un rovesciamento dei privilegi; rovesciamento di cui fanno le spese le classi povere italiane che già avevano pagato il costo della politica economica globale.
* In sostanza la gestione dell’immigrazione è sbagliata in toto, da monte a valle, e ne fanno spese tutti: dagli immigrati agli autoctoni.

Consiglio all'utenza di leggere per intero l'introduzione nella scheda del prodotto e, naturalmente, di acquistare il libro, che è possibile ordinare dallo stesso sito.
postato da: Filippo84 alle ore 15:27 | Permalink | commenti (6)
categoria:segnalazioni, italia, po