lunedì, 30 giugno 2008


Peter Löscher [foto sopra] è il direttore generale del gruppo industriale Siemens, che ha la sede principale in Germania. Recentemente ha dichiarato che l'alta dirigenza dell'azienda sarebbe troppo bianca, tedesca e maschile (!!!). Questa "mono-dimensionalità" renderebbe la società Siemens poco competitiva nel mercato globale e per questo ha annunciato che la sua priorità sarà quella di "migliorare la diversità globale dei manager" (tradotto, introdurrà la discriminazione positiva come criterio di assunzione; che poi avvenga in via ufficiale o ufficiosa poco importa).

Come già abbiamo visto a proposito di Jean-Paul Agon (L'Oréal), è chiaro il cammino (dicesi anche tradimento) che le élites "occidentali" hanno da tempo deciso di intraprendere. Altrettanto chiara è la necessità di tirare la fune in direzione diametralmente opposta, a partire dal nostro quotidiano...




dal Financial Times:


Siemens ‘too white, German and male’

By Richard Milne in London
Published: June 24 2008 23:30 | Last updated: June 24 2008 23:30


Siemens‘ top management is too German for its own good, as well as too white and male, according to its chief executive.
Peter Löscher, the Austrian-born chief of the German industrial conglomerate, said the priority for his second year in charge would be to improve the “global diversity” of managers and warned that Germany’s competitiveness could be threatened if it failed to do so [ci piacerebbe tanto che lo dimostrasse, ndr].
“The management board are all white males. Our top 600 managers are predominantly white German males. We are too one-dimensional,” he said in an interview to mark his first year in charge.
His comments underline a crucial issue for many German companies, who have benefited enormously from globalisation but still have nearly uniformly home-grown management and supervisory boards.
“It is generally a weakness of German groups. Swiss and Swedish companies have generally been better at building a more global management and culture,” said James Stettler at Dresdner Kleinwort, pointing to companies such as ABB. Herman Simon, a German management consultant, said: “It is one of the key tests for German groups – can they bind their international managers into the companies? Why don’t you see more Chinese or Indians at the top?”
Siemens actually has a high number of foreigners on its management board. Mr Löscher is Austrian and two of the remaining seven members are American. The other five are German. But of its 15 divisional heads, 11 are German. More than 80 per cent of its revenues come from outside Germany.
German companies suffer from a lack of international talent, even more in the supervisory than management boards. The situation for women is even worse: there is not a single female executive in the Dax-30 group of companies.
“It is not a question of quotas,” said Mr Löscher. “But I would like to see a much more diverse board. I would like to see a big Chinese running China and a big Indian running India.”
Asked if such diversity was critical to Germany’s future, he replied: “Absolutely. This is the biggest thing. If you are not representing your global customer base then you won’t tap your full potential. If you are doing well you will have a massive advantage.” Siemens has instigated a mentor programme among senior managers. The young executives Mr Löscher is in charge of include four Germans, two Chinese, a South African, a Pakistani, an American and a Brazilian
[notare che questa "diversità globale" esiste già tra i suoi più stretti funzionari, ma Löscher, da buon "ingordo globale", non si accontenta..., ndr].
Hermann Requardt, Siemens’ chief technology of-ficer, said: “There is a global battle for talent. It will be a core competence for senior management in the future.” Companies are facing a particular fight in countries such as China where employees often switch jobs. Siemens relocates 18,000 of its 430,000 global workers each year but Mr Löscher said more needed to be done.



http://www.ft.com/cms/s/.............html
mercoledì, 25 giugno 2008




L'AGRIF (Alliance Générale contre le Racisme et pour le respect de l'Identité Française et chrétienne), un'associazione identitaria francese, aveva citato in giudizio Jean-Paul Agon [foto sopra], il direttore generale della nota industria di cosmetici L'Oréal, per discriminazione razziale. Agon aveva infatti ammesso di applicare il concetto di discriminazione positiva, sostenendo che nel suo gruppo un candidato con un nome straniero (ovvero proveniente da un certo background etnico) ha più chances di essere assunto.

Il tribunale di Parigi ha respinto la richiesta dell'AGRIF motivando la sentenza con la "volontà [di Agon] di ristabilire un equilibrio compromesso", cioè di pareggiare il conto rispetto alle altre eventuali "discriminazioni proibite". Il tribunale dunque afferma implicitamente la legittimità solo di alcune discriminazioni: quelle contro gli autoctoni. Le altre sono "proibite"...
Ma non basta: i magistrati, non contenti, hanno condannato l'AGRIF a versare 2.500 euro di danni e interessi al direttore generale per abuso di procedimento giudiziario.

Signore, quando sugli scaffali di un supermercato o nelle vetrine di una boutique notate i prodotti L'Oréal... beh, ricordatevi di questo post.



da Le blog d'Yves Daoudal (20/06/2008):


Et voilà la confirmation

Le tribunal correctionnel de Paris a débouté l’AGRIF qui avait assigné le directeur général de L’Oréal, Jean-Paul Agon, pour discrimination raciale.
Il disait « assumer » le concept de discrimination positive, et précisait que dans son groupe, « un candidat qui a un prénom d’origine étrangère a plus de chance d’être recruté que celui qui porte un prénom français de souche ».
Les magistrats ont jugé que Jean-Paul Agon montrait « plutôt une volonté de rétablir un équilibre qui se trouve compromis, en favorisant ceux qui sont ordinairement victimes de discriminations prohibées ».
Voici donc désormais énoncée par la justice française la définition la plus injuste de la discrimination positive, et la plus immorale : la discrimination positive ouvertement ethnique, c’est-à-dire raciste, au motif qu’il s’agit de favoriser les allogènes afin de « rétablir l’équilibre » avec les souchiens.
La justice confirme ainsi le véritable sens de ce concept de « rééquilibrage », si souvent utilisé par les hommes politiques, au premier chef par Nicolas Sarkozy, mais qu’on était prié de considérer comme un rééquilibrage au profit des personnes défavorisées de certains quartiers, sans considération ethnique. Désormais, il est donc officiel qu’il s’agit de « rééquilibrer » au profit unique de ceux qui ont un nom d’origine étrangère.
Ce jugement, qui est radicalement contraire à l’Etat de droit, mais qui anticipe la prochaine directive européenne sur le sujet, est conforme, d’autre part, à ce que l’on savait déjà des « rééquilibrages », notamment concernant la facilitation des constructions de mosquées, pour « rééquilibrer » la religion musulmane face à la religion catholique.
Et cette idéologie anti-française et anti-chrétienne ne souffre aucune contestation. Non seulement l’AGRIF est déboutée, mais elle est condamnée à verser 2.500 euros de dommages et intérêts au directeur de L’Oréal pour poursuites abusives...

Pour répondre à cette agression, adhérez à l'AGRIF.

Addendum. L'AGRIF fait appel.


http://yvesdaoudal.hautetfort.com/archive/2008/06/20/.........html

venerdì, 20 giugno 2008




Vedi anche: Contraddizioni culturali: come nella patria della "laïcité" si assecondano pratiche non proprio laiche



Più volte da queste parti si è detto che laicità e multiculturalismo allogeno (quindi immigrazionismo) non possono andare d'accordo, dovendo necessariamente la prima disinnescare il secondo. Che invece avvenga esattamente il contrario ce lo dimostrano (come se ce ne fosse ancora bisogno...) alcuni recenti fatti capitati nella "laica" Francia. Li elenchiamo sinteticamente segnalando tramite link i vari articoli di riferimento:
  1. un tribunale di Lille decide di annullare un matrimonio tra due sposi di fede islamica su richiesta del marito. Motivo: la moglie avrebbe mentito sulla sua verginità. L'annullamento, però, non verrà trascritto presso l'ufficio di stato civile e dunque ai due non sarà consentito di risposarsi né di evitare il processo a settembre;
  2. dieci anni fa un padre maomettano interferì con i medici prima del parto del figlio: pretendeva che sparissero tutti i medici e infermieri uomini dalla sala-parto. Risultato: il figlio nacque con il 100% di handicap e il tribunale di Lione ha deciso che l'uomo dovrà pagare le spese legali all'ospedale;
  3. il sindaco del Comune di Vigneux (dipartimento dell'Essonne, nella regione Île-de-France) aveva concesso l'utilizzo della palestra municipale per un torneo di basket femminile tra moschee che vietava espressamente l'ingresso agli uomini. Aveva concesso... poi ci ha ripensato, evidentemente messo alle corde dalle critiche;
  4. a La Verpillière (dipartimento Isère, nella regione Rodano-Alpi) la piscina della città riserva un orario extra (2 ore) alle sole donne. Il sindaco si difende sostenendo che trattasi di un progetto, rivolto a tutte le donne, che sta portando avanti il centro sociale del posto. Sarà... ma avremmo tanta voglia di vederle queste donne...
mercoledì, 11 giugno 2008




Vedi anche: Québec: ammazza un uomo ed è condannata con le attenuanti perché alcolista e autoctona... amerindia, che vi credevate?!



da Canoe.com:

De toutes les couleurs

Richard Martineau
30/04/2008 09h22 [N.B.: articolo della fine di aprile 2008, ndr]


Ce que j'aime, de la vie, c'est qu'on en apprend tous les jours.
Prenez ce qui est arrivé à Johnny, l'Amérindien qui a été arrêté pour avoir vandalisé des autos de police lors des émeutes qui ont éclaté au centre-ville de Montréal le 21 avril.
J'ai toujours pensé qu'un crime est un crime, quelle que soit la couleur ou l'origine ethnique de la personne qui le commet. Te faire voler par un Noir ou par un Blanc, c'est la même affaire, non ? C'est le même traumatisme, le même crime...
Eh bien, il semblerait que non.

Voir rouge

En effet, malgré le fait qu'il ait un casier judiciaire bien garni, le délinquant de 32 ans qui s'est amusé à briser des autos-patrouilles parce qu'il «déteste les cochons» a été remis en liberté après 48 heures de détention.
«On doit tenir compte de votre origine amérindienne, a dit la juge Juanita Westmoreland-Traore pour expliquer sa sentence clémente. Il y a un désavantage dans la société envers les Amérindiens qui se manifeste parfois par des dépendances à l'alcool...»
C'est-tu génial ou c'est pas génial ? Quand j'ai lu le texte de mon confrère David Santerre, hier, je suis tombé en bas de ma chaise.
On laisse ce délinquant récidiviste sortir parce que c'est un Amérindien et que les Amérindiens souffrent d'alcoolisme à cause du racisme des Blancs !!!
Et moi qui croyais qu'il fallait avoir du jugement pour être juge...

Broyer du Noir

Remarquez, ce n'est pas la première fois qu'un juge prend l'appartenance ethnique d'un accusé en compte lorsqu'il prononce sa sentence. Rappelez-vous l'affaire Dubreuil, en 1996.
Lors d'une visite à Montréal, une jeune adolescente de race noire avait été violée par deux Haïtiens. La juge, Monique Dubreuil, a condamné les deux accusés à une peine d'emprisonnement légère : 18 mois avec sursis.
Les accusés n'avaient pas démontré le moindre signe de remords pendant le procès. Or, la juge a refusé de tenir compte de ce fait accablant. Pourquoi ?
Parce que selon elle, l'absence de regret des deux accusés semblait «relever plus d'un contexte culturel particulier à l'égard des relations avec les femmes que d'une véritable problématique d'ordre sexuel».
En d'autres mots, si les deux violeurs n'éprouvaient pas de regret, ce n'est pas parce qu'ils n'avaient pas de coeur. C'est parce qu'ils étaient Haïtiens !

Allah est content

Il y a aussi l'affaire Verreault, en 1994. Un homme de 37 ans d'origine algérienne avait été accusé d'avoir sodomisé à répétition sa belle-fille de 9 ans, un crime passible de dix ans de prison.
Or, le bonhomme a été condamné à 23 mois d'emprisonnement. Pourquoi ?
Parce que selon la juge Raymonde Verreault, «le fait que le père n'ait pas eu de relations vaginales avec la victime, de sorte que celle-ci puisse préserver sa virginité - une valeur qui semble très importante dans la religion musulmane -, prouve que l'accusé a ménagé sa victime» !!!!
Le bonhomme a ménagé sa belle-fille de 9 ans car il lui a permis de garder son hymen !

Mon erreur

J'ai toujours cru que la meilleure façon de combattre le racisme était de traiter les gens de façon égale. Or, il semble que j'ai tort.
On en apprend tous les jours, je vous dis.
 
http://www.canoe.com/infos/chroniques/........html
mercoledì, 04 giugno 2008


da La Stampa:

3/6/2008 (9:24) - IL COMUNE HA STANZIATO 2,8 MILIONI DI EURO
Mestre, blitz degli esponenti leghisti: "No alla costruzione del campo rom"

L'ira del sindaco Cacciari: «Mando la polizia, è una strumentalizzazione».

MESTRE
Blitz di alcuni esponenti della Lega Nord questa mattina a Mestre (Venezia). Alcune decine di persone hanno bloccato il cantiere per la realizzazione di un campo nomadi attrezzato finanziato dal comune con 2.800.000 euro.

I leghisti sono tutt’ora nel cantiere e alcuni di loro si sono incatenati per protestare contro la costruzione del sito destinato ad una comunità di Sinti da anni residente nel comune. Tra i manifestanti, c’è anche il capogruppo in consiglio comunale della Lega nord Alberto Mazzonetto che spiega il blitz così: «Il sindaco di Venezia, Cacciari, tradisce le aspettative dei veneziani. I finanziamenti per il campo nomadi dovevano andare ai cittadini per la realizzazione di case popolari [occhio che vi fregano pure quelle, ndr]».

La risposta del primo cittadino di Venezia non si è fatta attendere: «Se i leghisti non si slegano mando la polizia a slegarli», ha detto Massimo Cacciari. «E una volgarissima strumentalizzazione politica - ha proseguito -, la localizzazione del campo è stata decisa una decina di anni fa. È lo spostamento di un campo da una zona totalmente inadatta a una zona più adeguata e lontana da ogni casa [spostare il campo in una zona "lontana da ogni casa": faccio fatica a capire chi sia più "xenofobo", Cacciari o Mazzonetto? E l'integrazione? Ah sì, quella è la parolina magica per i talk-show, ndr]. In questo campo vi abitano cittadini veneziani in piena regola. I bambini frequentano le scuole veneziane, votano tutti nel capoluogo e appartengono a un’etnia diversa da quella della Lega. A mio parere i leghisti cercano di fomentare il clima xenofobo che tra l’altro a Mestre è in assoluta minoranza».

[...]


http://www.lastampa.it/redazione/............asp
martedì, 03 giugno 2008


da Cyberpresse.ca:

Elle a égorgé un homme sans raison
Le samedi 31 mai 2008

Christiane Desjardins
La Presse

Estimant que l'alcoolisme et l'origine autochtone de Marie-Christine Méquish sont des facteurs atténuants, le juge Wilbrod Claude Décarie l'a condamnée à 10 ans de pénitencier pour l'homicide involontaire d'un compatriote, hier, au palais de justice de Montréal.

La Couronne réclamait plutôt 15 ans pour ce crime totalement gratuit. La femme de 48 ans, au casier judiciaire abondamment garni, a égorgé Francis Couteau le 14 mai 2006 avec un tesson de bouteille. Le drame est survenu dans un stationnement extérieur du centre-ville, où Couteau se trouvait pour boire de la bière, en compagnie d'une amie, Louise Moushoom.

À un certain moment, Méquish est arrivée, a discuté un peu avec Couteau à l'écart, puis est repartie. Se tenant le cou, Couteau s'est alors tourné vers son amie Moushoom en disant: «Regarde ce qu'elle m'a fait.» Le sang giclait de son cou par pulsations. Couteau a rapidement perdu de deux à trois litres de sang, s'est effondré et est mort exsangue dans les bras de son amie Moushoom.

Environ une heure plus tard, Marie-Christine Méquish était arrêtée non loin, boulevard Saint-Laurent, où elle faisait du grabuge. Elle cassait des bouteilles, criait et menaçait les passants avec un tesson de bouteille. Elle a vite été reliée à la mort de Couteau, et accusée de meurtre non prémédité.

Alcool et misère

En début de semaine, Marie-Christine Méquish renonçait à subir son procès et plaidait coupable à une accusation réduite d'homicide involontaire. Lors des représentations, il a été établi que l'accusée, de même que la victime, autochtone aussi, ont eu des vies misérables.

Couteau a été abandonné alors qu'il était enfant. En ce qui concerne Méquish, originaire de Clova, en Abitibi, elle est l'aînée de huit enfants issus de la même mère, mais tous de pères différents. L'alcool était omniprésent dans le domicile familial. À 15 ans, elle quittait Clova, puis donnait naissance à cinq enfants en l'espace de six ans. Le plus jeune s'est suicidé en 2001, un autre est en prison pour longtemps, deux vivent dans une réserve et une de ses filles a été adoptée. Peu scolarisée, l'accusée n'a jamais travaillé et a toujours vécu de prestations d'aide sociale. Elle s'est établie à Montréal en 1984 et est revenue 40 fois depuis devant le tribunal pour différents délits, notamment voies de fait, avoir troublé la paix, méfaits, vols, agression armée... [le attenuanti ad una che ha tutti questi precedenti? Bah..., ndr]

Le juge a relevé le fait que Méquish n'a jamais été sobre plus de quelques semaines lorsqu'elle était en liberté. Selon lui, cette dépendance ne peut constituer un facteur aggravant, comme le suggérait la procureure de la Couronne, Hélène Di Salvo. Il affirme plutôt que l'accusée ne pouvait résister à son désir de consommer.

Lors du crime, sa consommation abusive a provoqué l'amnésie, et elle a agressé Couteau sans motif. Elle n'en garderait aucun souvenir, précise le juge.

Le magistrat signale enfin que le fait d'être autochtone est une circonstance atténuante. «En effet, les tribunaux ne peuvent ignorer les situations difficiles auxquelles font face une grande partie des communautés autochtones du pays» [sapessi quanti autoctoni europei vivono in "situazioni difficili"..., ndr], cite-t-il en invoquant un principe qui a fait jurisprudence.

Quoi qu'il en soit, le juge estime que le casier judiciaire de Méquish est celui d'une miséreuse, dont le sens de la culpabilité n'est pas très élevé. Comme Méquish est déjà détenue depuis deux ans - qui lui sont comptabilisés en double -, c'est une peine de six ans qui lui a été imposée à partir d'hier.

Le juge lui a recommandé de se prendre en main pour guérir son alcoolisme. L'accusée était représentée par Me Mylène Lareau.

http://www.cyberpresse.ca/article/20080531/..........ACTUALITES
domenica, 01 giugno 2008


da Western Voices World News:

Naomi Campbell Charged in Race Rage Outburst
Race; Posted on: 2008-05-29 13:58:15 [ Print / Instant Flyer |
No hate charge for "white honkeys" taunts

'You F***ing White Honkeys'

Fashion is Racist


Proving once again that a double legal standard applies to the nonwhite and/or wealthy, affirmative action "supermodel" Naomi Campbell will NOT be charged for violating England's draconian "hate laws" after a racially charged tantrum at London's Heathrow Airport. Instead, she has been hit with five charges stemming from the incident, in which Campbell called a female officer a "white ****" and a "white s**g." She also generalized her racial abuse, shouting "f***ing white honkeys" ["honkey" è un appellativo spregiativo per indicare i bianchi, usato soprattutto dai neri in America, ndr] as she was dragged off in handcuffs after a dispute over her luggage. She was charged at a hearing with three counts of assaulting an officer, one count of disorderly conduct plus another count of using threatening, abusive words or behavior to the crew of the airplane. No "hate" enhancement was proferred. She faces a maximum jail sentence of six months. Campbell's next court date is set for June 20. "Prosecutors in this case have decided she needs to be prosecuted in the magistrates court. She respects that decision and she hopes this matter is dealt with expeditiously," a Campbell spokesman said.

Not only does Campbell have a history of violence against people she apparently sees as her social lessers, she also has a serious resentment of white people. After her arrest following her racial abuse of whites she claimed that she had been targeted by "racist" cops because she is a black woman, a claim that outraged Scotland Yard, especially considering all the politically correct pandering the police in the UK are forced to do to placate the UK's Third World population.

Campbell has also claimed that she has plans for an all-black modelling agency, because, she says, "fashion is racist" and does not employ black models as often as white ones. Given the fact that her career is mainly based on her "exotic" appearance and the desire of whites to put "black faces in high places" to dispell their own sense of white guilt, Campbell's mentality is the height of arrogance. After all, the fashion world has to sell to its market, which mainly consists of wealthy, white women. There's little point (except charity) in modelling clothes and makeup with women who don't look like the intended market, an economic fact that has forced magazines and agencies to use either white models or nonwhites who look as classically white as possible.

Campbell's mentality mirrors that of Oprah Winfrey, who similarly depends on white women for the fame she has allowed to go to her head, to her cost: Winfrey's show ratings have plummetted since she openly endorsed Barack Obama, dropped her "nice" facade and began using Ebonics, and acknowledged her regular attendance at Obama's black supremacist church.

News Source: Western Voices correspondent

http://www.wvwnews.net/story.php?id=4787



Avviso ai lettori: cambio provvisorio della linea editoriale
venerdì, 02 maggio 2008


Mustaf Jama [foto a destra] è uno dei "rifiuti sociali" partoriti da quella pattumiera che è il nostro mondo globalizzato, dove può accadere, per esempio, che un rifugiato somalo, autore e complice di svariati reati (fra cui l'omicidio), non venga respinto indietro per salvaguardarne i famosi "diritti umani" (1). Capita anche, ironia della sorte, che lo stesso rifugiato si appelli proprio ai suoi presunti "diritti umani" per esternare assurde "esigenze", come rifiutarsi di condividere la cella del carcere con detenuti di "razza bianca" oppure lamentarsi continuamente del proprio carceriere perché bianco. Addirittura succede che pretese come queste possano essere accontentate, magari sostituendo il precedente guardiano, uno "sbiadito" cristiano, con un "colorito" musulmano (!!!), in modo da soddisfare anche l'altro "bisogno", quello del "rispetto religioso". Sì, è sempre di lui che stiamo parlando: Mustaf Jama è detenuto presso il penitenziario di Wakefield, nel West Yorkshire, essendo il principale sospettato per l'omicidio della poliziotta inglese Sharon Beshenivsky [foto in alto, a sinistra], freddata nel corso di una rapina nel 2005. Non aggiungiamo altri commenti, il lettore saprà farli da sé.

Note:

(1)
Per approfondire i retroscena di questo squallido figuro, si rimanda a due articoli dell'anno 2006, rispettivamente del Daily Telegraph e del Daily Mail. Ne leggerete delle "belle"...

Fonte: Agence de Presse Africaine
sabato, 29 marzo 2008


Un rapporto commissionato da Harriet Harman [foto sopra], deputato laburista inglese a capo del Government Equalities Office, è giunto alla conclusione che i candidati bianchi dovrebbero essere esclusi dalle liste elettorali per quattro elezioni consecutive in alcune circoscrizioni (da quattro a otto) al fine di rendere il Parlamento britannico "realmente rappresentativo" della composizione etnica della popolazione. Malgrado la discriminazione positiva sia illegale nel Regno Unito, il rapporto evidenzia la (presunta) necessità di un cambiamento che consista nel permettere legalmente ai partiti di imporre liste elettorali aperte ai soli neri in quelle circoscrizioni a forte presenza allogena. Queste liste riservate sarebbero necessarie per circa vent'anni.

In questo mese la Harman è tornata all'attacco (attacco diretto ai Britannici autoctoni) parlando di progetti di legge che consentirebbero ai datori di lavoro di discriminare nelle assunzioni a vantaggio di minoranze etniche e donne. Il piano viene orwellianamente mascherato con l'espressione "positive action", anziché "positive discrimination", poiché la scelta discriminante (razzista e/o sessista) interverrebbe fra candidati aventi pari requisiti.

A fronte di questi tristemente consueti deliri multietnicisti, facciamo notare che:


  1. all'avanzare del multietnicismo avanzano parallelamente, dalle alte sfere, diaboliche tentazioni alla discriminazione, che comunque la si pensi va sempre a detrimento degli autoctoni;
  2. consentire (o invitare a?) discriminare su base etnica dovrebbe apparire di per sé il sintomo manifesto di un modello sociale sulla via del fallimento, o piuttosto fallito sul nascere;
  3. essendo la composizione etnica in continua e rapida evoluzione (e la tendenza credo sia a tutti nota: sempre meno bianchi autoctoni e sempre più allogeni, in particolare africani e dall'Asia sudorientale - vedere 1 e 2), un numero mano a mano crescente di liste elettorali dovrebbe essere precluso ai bianchi, e per lassi di tempo più lunghi... talmente lunghi da diventare perenni...

Fonti:

1. The Guardian - The Observer
2. The Daily Telegraph
mercoledì, 19 marzo 2008


Ieri è iniziato lo sgombero del campo rom di via Greto di Cornigliano, nella periferia Ovest di Genova, a causa delle condizioni igieniche allarmanti e dell'elevato rischio di incendi. Vi state chiedendo cosa c'è che non va? L’operazione di sgombero costerà fra i 25 e i 30.000 euro, provenienti da fondi ministeriali. A questo si aggiunga che le famiglie rom con anziani e bambini (una trentina di persone) saranno accolte in strutture del Comune, mentre a tutti gli altri sarà fornito sostegno per cercare lavoro o per il rientro in patria (altri costi dunque...). Diciamo la verità: tanta solerzia da parte delle istituzioni, per gli Italiani in difficoltà, non la si vede mai.

Fonte: Il Secolo XIX

La grande "ricchezza" portata dagli immigrati: esempi dall'Emilia-Romagna

La grande "ricchezza" portata dagli immigrati (parte II): esempi dal Veneto e dal Friuli Venezia Giulia
lunedì, 17 marzo 2008


1) Ci occupiamo ancora una volta di Modena. Il Comune conferma la sua politica assistenzialista a beneficio delle famiglie nomadi, stanziando per loro 220.000 euro suddivisi fra prestazioni in convenzione, acquisto di servizi, servizi di assistenza e contributi vari. E' una triste riconferma quella del Comune modenese perché nel settembre dell'anno scorso sperperava altri 150.000 euro per pagare le bollette degli zingari (1). Sapete come venne finanziata in quell'occasione la generosa beneficienza? Utilizzando le entrate derivanti dall’aumento delle rette per gli anziani nelle strutture protette private. Complimenti vivissimi all'amministrazione comunale! E' bene ricordare, inoltre, che a godere di queste sovvenzioni non sono soltanto i destinatari ultimi degli interventi (gli immigrati), ma anche tutta una rete parassitaria di soggetti partner e associazioni di volontariato che vivono di questi pubblici sprechi.

Nota:

(1)
Si legga anche il seguente articolo sulle spese sostenute
da Reggio Emilia, Bologna, Parma e Modena per Rom e campi nomadi nel 2006: I costi dell’accoglienza. Reggio fa la «virtuosa», di Michela Scacchioli, Gazzetta di Reggio, del 14 settembre 2007.

Fonte: Gazzetta di Modena

2) Nella Regione Emilia-Romagna
23.000 stranieri extracomunitari nel 2006 e nel 2007 non hanno pagato il ticket sanitario avendo autocertificato il loro status di disoccupati. La media regionale è dell'8,34% (e qui, come al solito, facciamo notare la stupidità e/o la malafede di tutti coloro che come pappagalli ammaestrati continuano a ripetere che abbiamo bisogno di altra manodopera di importazione). Ancor più interessanti, però, sono i valori non poco sospetti di Forlì e di Imola, rispettivamente del 28,74% e del 13,21%, ben al di sopra della media (i dati si riferiscono sempre agli extracomunitari). Qui gatta ci cova... e intanto c'è chi se la prende in quel posto.

Fonte:
Gazzetta di Modena
venerdì, 08 febbraio 2008


Rowan Williams (foto in alto), massima autorità della chiesa anglicana dopo la regina Elisabetta, ha rilasciato alla BBC Radio alcune sconcertanti dichiarazioni circa la "inevitabilità" di adottare la sharia (il diritto coranico) per i musulmani di Gran Bretagna. L'alto prelato ha specificato che questo "aggiustamento costruttivo" (!?) con le tradizioni islamiche si renderebbe necessario per la soluzione di controversie coniugali o finanziarie all'interno delle comunità maomettane. L'integrazione degli islamici passerebbe dunque attraverso il riconoscimento di una enclave giuridica musulmana di fronte alla quale lo stato di diritto britannico dovrebbe fare un passo indietro (1). O meglio, un altro passo indietro, visto che uno è già stato considerevolmente compiuto, come abbiamo appreso all'inizio di questa settimana (ragion per cui le prese di distanza del governo di Gordon Brown rispetto alle affermazioni del chierico anglicano appaiono quantomeno ridicole e stridenti). "Credo sarebbe pericoloso - ha aggiunto Williams - sostenere che esiste un'unica legge per tutti [...]" (!!!). Per la serie, quando a tradire è anche certo cristianesimo putrescente.

Nota:

(1)
Notare l'enormità del controsenso: siccome "la nostra società è frammentata attualmente" - dice l'arcivescovo -, perché non accettare parte del diritto coranico ai fini della "coesione sociale"? Peccato che non sia una barzelletta...

Fonti:

1. Reuters
2. RaiNews24
lunedì, 04 febbraio 2008


- Stati Uniti. Forse a qualcuno sembrerà strano (di certo non a noi), ma nella patria del melting pot è in continua crescita il fenomeno del segregazionismo etnico nelle scuole, il cui corpo studentesco in molti casi è per più del 90% o bianco, o nero, o ispanico (centro- e latinoamericano). La tendenza è più accentuata nelle grandi città del Midwest e del Nordest, ma anche i dati relativi ai quartieri periferici maggiormente "diversificati" confermano questo andamento. Circa un sesto degli studenti afroamericani e un nono degli studenti ispanici frequenterebbero quelle che Gary Orfield, condirettore del Civil Rights Project, chiama "scuole dell'apartheid" (1), con almeno il 99% di scolari non bianchi. Ma, come fa giustamente notare Roger Clegg, presidente del Center for Equal Opportunity, in molte scuole i bianchi sono una sparuta minoranza semplicemente perché è la popolazione bianca nel suo complesso ad esser diminuita (o ad esser stata demograficamente sostituita...), fino a diventare minoranza in determinate aree metropolitane. Un'altra osservazione, in parte legata alla precedente, va fatta in merito alle recenti ondate migratorie dall'America centro-meridionale e alla (non-)gestione dei flussi: infatti, la crescente espansione delle comunità ispaniche nel territorio statunitense non può che aver accentuato questa polarizzazione etnica delle scuole (2).

- Canada. E' stato dato l'annuncio dell'apertura di una scuola per neri a Toronto (la prima in Canada), che inizierà la propria attività a partire dal prossimo anno scolastico. Il progetto, che è stato oggetto di animate consultazioni pubbliche nei mesi passati, nasce su iniziativa di alcuni esponenti afro-canadesi della commissione scolastica della città. Scopo dichiarato è quello di ridurre il tasso di abbandono scolastico fra i giovani neri (che varia fra il 30 e il 40%), fornendo loro un insegnamento che adotterà un punto di vista "afrocentrico", ossia orientato principalmente sulla storia e cultura nera. Il personale (docenti, tutori e altri funzionari) sarà in prevalenza nero (ma guai a parlare di discriminazione: è "autodeterminazione", dicono...). Lo stabilimento non precluderà l'accesso ad eventuali allievi di diversa estrazione etnica, ma è chiaro che trattandosi di un "vestitino fatto su misura"...
Nel frattempo a Montréal c'è chi guarda con interesse a questa esperienza, non escludendo la possibilità di istituire un luogo di insegnamento simile anche nella metropoli quebecchese.
Una rivendicazione del genere, peraltro disonesta perché non prende in considerazione nessuna autocritica di modelli e comportamenti sociali (ed è lì che potrebbero risiedere le ragioni di tanto insuccesso...), finendo implicitamente col dare la colpa agli altri (i bianchi), non significa forse ammettere l'esistenza di una stretta correlazione fra aspetto "razziale" e socio-culturale? E, in virtù di tale correlazione, l'esistenza di attitudini e confini connaturati? Sarebbe questo, il ritirarsi nella propria "tana", il prezioso apporto culturale delle minoranze allogene?


Note:

(1)
L'espressione "apartheid schools" è capziosa poiché lascia intendere una (inesistente) discriminazione voluta e attuata dal gruppo etnico ancora maggioritario, cioè quello europeo.
(2)
"Stranamente" nell'articolo del Christian Science Monitor (vedere fonti in basso) non si accenna minimamente alla spinosa questione dell'immigrazione, che pure deve aver giocato un ruolo rilevante. Basti pensare che gli afroamericani non rappresentano più il primo gruppo minoritario del paese, essendo stati scavalcati numericamente dall'insieme dei latinos. La cronista, Amanda Paulson, trova invece il tempo di prendersela con la Corte Suprema di giustizia e con altri tribunali, che negli ultimi anni hanno decretato l'illegittimità dei programmi di "bilanciamento razziale" (altrimenti detto "discriminazione positiva") delle scuole pubbliche (causa di esclusioni e quindi di discordie), restituendo alle famiglie la piena e sacrosanta libertà di mandare i figli negli istituti di loro gradimento. Qui una sentenza della Corte Suprema risalente alla scorsa estate.

Fonti:

 
1. The Christian Science Monitor
2. Le Figaro
3. Montréal Express
lunedì, 17 dicembre 2007


Notizia dalla provincia di Reggio Emilia risalente a pochi giorni fa: il comandante provinciale dei vigili urbani, tale Antonio Russo, ha diramato tramite circolare un "aggiornamento professionale" che decreta la liceità della macellazione ebreo-maomettana di ovini al di fuori degli appositi stabilimenti autorizzati durante le ricorrenze religiose.

Pare che le reazioni siano state piuttosto dure, da parte sia degli organi competenti sia del mondo politico locale e non solo (meno male, un minimo di ragionevolezza a brillare nel bel mezzo del bordello multiculturalista!). L'Enpa provinciale (Ente Nazionale Protezione Animali) ha inviato una lettera di denuncia al comandante nella quale si ricordano i termini giuridici che regolamentano la questione (quindi il carattere illecito della sua decisione), mentre sono già partite le firme, su iniziativa dell'opposizione, per
la destituzione del comandante Russo dal suo incarico di responsabile della polizia municipale reggiana.

Nasce il sospetto che Russo, così facendo, abbia voluto lavarsene le mani a fronte di una situazione difficile da gestire (essendo maomettani ed extraeuropei vari in numero eccessivamente rilevante), che fa dell'impunità la sua norma. Del resto, che immigrazionismo e legalità non andassero a braccetto lo sapevamo già molto tempo prima. Ogni tanto qualche idiota "nostrano" non fa che rammentarcelo.


Fonte: Gazzetta di Reggio

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