venerdì, 18 luglio 2008




Leggi anche: Martiri d'Italia: Andrea Grassi



da ANSA.it (del 18/07/2008):


FURGONE TRAVOLGE AUTO A ROMA, MORTO RAGAZZO FERITO

ROMA - E' stato accusato di omicidio volontario Ignatiuc Vasile, il cittadino moldavo che la scorsa notte, in fuga dalla polizia, ha provocato l'incidente stradale nel quale ha perso la vita Rocco Trivigno. La polizia, coordinata dal primo dirigente Vincenzo Spinosi, al termine degli accertamenti e dei rilievi scientifici ha formulato l'accusa anche sulla base dell'aggravante del "dolo eventuale". Ignatiuc Vasile è risultato negativo al narcotest fatto in nottata dalla polizia. Il cittadino moldavo, trasferito nel carcere di Regina Coeli, aveva precedenti per rissa e ricettazione. A maggio aveva avuto un provvedimento di espulsione.

L'incidente, al termine di una folla corsa per sfuggire alla polizia che lo aveva intercettato in viale Liegi, a Roma, passando con tutti i semafori rossi ad una velocita' che ha toccato i 160 km all'ora, come indica la lancetta del contachilometri bloccato e trovato dalla polizia dopo lo schianto, all'incrocio tra via Nomentana e viale Regina Margherita, tra il furgone risultato rubato e l'auto, una Citroen C3, con a bordo i tre giovani.

L' impatto violento ha ridotto la macchina dei tre ragazzi in un ammasso di lamiere ed e' costato la vita, poco dopo il ricovero, a un giovane di 20 anni, Rocco Trivigno, che era stato trasportato in gravissime condizioni all'ospedale Sandro Pertini. La vittima era a bordo dell'auto con la sorella Valentina, ed un altro ragazzo, Nicola Telesca, ricoverato in gravi condizioni al Policlinico Umberto I di Roma.

Arrestato in nottata lo straniero di 23 anni che guidava il furgone, un Fiat Scudo rubato a Roma circa 20 giorni: con se' non aveva documenti e, secondo i riscontri fatti sulla banca dati della Polizia, era gia' destinatario di un provvedimento di espulsione dal territorio nazionale. La via dove e' avvenuto l'incidente e' la stessa dove lo scorso 22 maggio morirono una coppia di fidanzati travolti dalla folle corsa di un'auto che non rispetto', anche quella volta, il semaforo rosso.

[...]

http://www.ansa.it/opencms/...........html
martedì, 15 luglio 2008


E' successo il 12 luglio nel quartiere Quinta de Fonte della città di Loures, a Nord di Lisbona. Una cinquantina di residenti rom e africani si sono scontrati a colpi di arma da fuoco.

Il blog francese François Desouche segnala un video e un articolo in portoghese del giornale Correio da Manhã.

http://www.fdesouche.com/?p=3856
lunedì, 14 luglio 2008




Vedi anche: Auto incendiate in Francia - parte II (del 28 aprile 2007)



da 20Minutes.fr (del 14/07/2008):


Près de 300 voitures incendiées en France

Deux cents quatre-vingt dix-sept véhicules ont été incendiés et cent vingt et une personnes ont été interpellées en France dans la nuit du 13 au 14 juillet, selon un bilan communiqué ce lundi à 08h par le ministère de l'Intérieur.
Selon ce bilan, sur les 297 véhicules incendiés, la majorité l'a été en Ile-de-France avec 211 véhicules détruits par les flammes.
Lors de cette nuit du 13 au 14 juillet, au niveau national, 121 personnes ont été interpellées, dont 102 en Ile-de-France, et 72 ont été placées en garde à vue, dont 52 en Ile-de-France.

Un gymnase détruit par les flammes

Dans les Hauts-de-Seine, à Asnières-sur-Seine, un commissaire de police a été blessé par le ricochet d'un tir d'un engin pyrotechnique. Son état de santé n'a pas été précisé.
Enfin à Gonesse (Val-d'Oise), un gymnase de 8.000 m2 a été à moitié détruit par un incendie «d'apparence criminelle», avait indiqué dans la nuit une source policière.
En 2007, un bilan arrêté plus tôt, à 06h, par le ministère de l'Intérieur, avait fait état, pour la nuit du 13 au 14 juillet, de 266 véhicules incendiés dont 195 en Ile-de-France, 100 personnes interpellées, dont 89 en Ile-de-France, et 46 placées en garde à vue dont 43 en Ile-de-France.


http://www.20minutes.fr/article/241955/.........php
venerdì, 04 luglio 2008


"Il sistema sociale è al collasso e vengono travolti tutti, italiani e non" - dice un ispettore della Polizia.


A Torino i pusher africani, soprattutto nigeriani, sono i padroni violenti ed arroganti del territorio nei pressi del parco Stura, ribattezzato Tossic Park. Eroinomani italiani e stranieri delirano, piangono, rantolano, singhiozzano, mentre strisciano come animali tra le siringhe per terra. La disperazione dei residenti, che oppongono sbarre e cancellate all'invasione delle palazzine.
In un condominio del quartiere San Donato un uomo italiano massacra di botte la sua compagna, anch'ella italiana. Lui ha perso il lavoro e deve mantenere una figlia di 12 anni.

A Milano, in una casa popolare situata nella periferia oltre piazzale Loreto, è in corso una lite: un italiano di 40 anni, padre di un figlio piccolo, si è infuriato perché i peruviani che abitano all'ultimo piano urlano e tengono alto il volume della musica. E' la rabbia di chi vive nella promiscuità, di chi cerca di tirare avanti nella giungla metropolitana.
Fuori dalla discoteca Old Fashion, in un'area urbana non proprio marginale, risse tra giovani che si tempestano di calci e pugni.

Siamo a Padova, dove in via Manara è stata creata una cancellata per isolare le prostitute extracomunitarie e le barriere del centro commerciale servono a isolare gli spacciatori nel parcheggio. Ma pare che non siano servite a molto.
Due marocchini (in regola con i documenti) si sono presi a coltellate per una questione di soldi. Saranno entrambi denunciati per lesioni aggravate: un altro fascicolo è pronto ad intasare i nostri tribunali.

Ci spostiamo a Rimini, cittadina felice nell'immaginario italico (o perlomeno lo era un tempo). Qui l'arrivo di 11 mila stranieri regolari (più tutti i clandestini), su un totale di 138 mila residenti, ha modificato, e non in meglio, gli equilibri sociali.
Sette ragazzi stranieri vengono fermati e controllati dalla polizia: tre non hanno i documenti.

Infine Napoli, dove, oltre all'emergenza rifiuti, persiste l'emergenza di sempre: la droga, gli scippi, l'abusivismo, le truffe e la violenza che ruotano attorno alla camorra.
In via della Bussola due sorelle forzano la porta di un appartamento disabitato e lo occupano per disperazione, dicono. La polizia decide di arrestare le due donne, ma qualche centinaio di persone del quartiere circonda minacciosamente il palazzo. Arrivano altre volanti, ma c'è poco da fare: gli agenti sono costretti a scappare.

Potete leggere tutto questo in un lungo articolo dell'Espresso del 12 giugno 2008, intitolato Inferno notte, a firma di Riccardo Bocca (cliccare sul collegamento).

http://archiviodisupporto.splinder.com/post/17693103/Inferno+notte
venerdì, 04 luglio 2008



da il Giornale - ed. Genova:


Un pregiudicato albanese ha travolto e ucciso Andrea

venerdì 04 luglio 2008, 07:00
di Redazione

Secondo voci non confermate, nè smentite, sarebbe un albanese con precedenti penali il ladro d’auto che martedì sera, su una vettura rubata, dopo avere travolto e ucciso lo studente Andrea Grassi, di appena 17 anni, ha fatto perdere le sue tracce dileguandosi subito dopo lo schianto. I primi sospetti sull’identità del fuggitivo sarebbero supportati dai molti rilievi eseguiti sul luogo dell’incidente dalla polizia scientifica. Sangue e impronte digitali inchioderebbero l’uomo alle sue responsabilità. In questura e da parte del pm Cristina Camaiori, titolare dell’inchiesta, c’è il massimo riserbo perchè una possibile fuga di notizie potrebbe impedire la cattura dell’uomo. Ma non è escluso che l’extracomunitario abbia già varcato il confine. Sulla fuga del ladro-pirata sono emersi anche altri particolari. Dopo avere imboccato contromano una strada del quartiere Begato e avere investito Andrea, l’uomo si è rifugiato in un palazzo usato come dormitorio e di lì è fuggito ancora, riuscendo a far perdere le tracce. La ricostruzione di quanto è accaduto nei minuti successivi allo scontro è stata resa possibile dall’incrocio di alcune testimoni che si trovavano nella zona. Il ladro, al volante di un’Audi, era inseguito da una pattuglia della polizia che aveva scoperto la provenienza furtiva della vettura sparita tra il 23 e il 24 giugno in via Geminiano Superiore. Il fuggitivo stava cercando di superare un autobus in via Maritano quando ha invaso la corsia opposta e investito il giovane scooterista. Quindi è scappato lasciando l’auto e una giovane vita spezzata.
Intanto uno zio della vittima, Antonio Fiorentino, che ieri ha assistito ad un altro inseguimento, questa volta tra un’auto privata, ha lanciato un appello colto dal dubbio che quell’episodio possa avere attinenza con la morte del nipote. «Ho visto - ha riferito - una vecchia Opel Corsa bianca lanciata ad tutta velocità e con un finestrino rotto, inseguita da uno scooter rosso con a bordo un uomo che gridava al conducente della vettura di fermarsi. Ne ho parlato anche con la polizia. Mi è venuto il dubbio che l’uomo al volante dell’auto che ho visto sfrecciare potesse essere il pirata che ha ucciso mio nipote e che dopo aver passato la notte nella boscaglia ha rubato un’auto per fuggire. Potrebbe essere un’ipotesi campata in aria, tuttavia lancio un appello all’uomo con lo scooter rosso affinché vada in questura per spiegare la circostanza».


http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=273726
postato da: Filippo84 alle ore 14:09 | Permalink | commenti (5)
categoria:italia, cronaca, immigrazione, criminalita, degrado, martiri, disordine pubblico
martedì, 24 giugno 2008


Al telegiornale o in altri media avrete già sentito parlare dell'aggressione antisemita avvenuta nel 19° arrondissement di Parigi, dove vive una numerosa comunità ebraica. Rudi Haddad è un diciassettenne ebreo che è stato pestato a colpi di spranga da una banda di giovani di origini africane "solo perché portava sulla testa la kippah", o almeno così hanno scritto in un primo momento i quotidiani francesi e italiani. Il giovane è da poco uscito dal coma, ma sono ancora da valutare le eventuali conseguenze a livello cerebrale.

L'episodio potrebbe essere una rappresaglia da inserire in un contesto di scontri tra bande di afro-magrebini e di ebrei ortodossi. Rudi Haddad è stato già interpellato dalla polizia nel 2007 in seguito a degli scontri a carattere inter-comunitario, occorsi a margine di una manifestazione religiosa ebraica. Come confermato dal sindaco del XIX, Roger Madec, la tensione fra le diverse comunità etno-culturali è molto forte, soprattutto negli ultimi mesi. Alcuni abitanti della zona qualche settimana fa avevano avvertito la polizia delle violenze che si ripetevano ogni fine settimana, chiedendo perciò l'invio di rinforzi.

Ma non è questo il solo episodio che testimonia la fine dell'integrità della République, nonostante che i politici francesi di maggioranza e opposizione si sforzino (ancora !) di sostenere il contrario.

Gli articoli a cui è stato fatto riferimento:
  1. Parigi, in coma giovane ebreo. Fermati cinque aggressori (la Repubblica, del 22 giugno 2008)
  2. Parigi, caccia al giovane ebreo, di Domenico Quirico (La Stampa, del 23 giugno 2008)
  3. Acte antisémite ou représailles?, di Claire Angot (le Journal Du Dimanche, del 23 giugno 2008)
giovedì, 12 giugno 2008


da The Macomb Daily:

PUBLISHED: Tuesday, June 3, 2008

Violence shocks community

Mob of young men hurled stones at cars during brutal spree

By Gordon Wilczynski and Norb Franz
venerdì, 06 giugno 2008


dal blog Saura Plesio (Nessie):

05 June 2008

Viale Jenner e l'impossibile convivenza

Orbene il fatto è avvenuto di fresco in quella vecchia Milano, là un po' fuori mano. Ma non è di S. Ambrogio che parliamo bensì dell'assedio di Viale Jenner. Il quale inizia ogni venerdi a mezzogiorno dove accorrono quasi duemila "fedeli a oltranza" al centro islamico. E poiché il capannone industriale dismesso che ospita la moschea non ce la fa più a contenerli tutti, allora si sistemano a pregare sui marciapiedi, sulle isole spartitraffico, seduti su tappeti e stipati in file da dieci persone strette l'una accanto all'altra. Così scriveva ieri 4 giugno la cronista Giovanna Maria Fagnani sul "dorso milanese" (ndr: le pagine delle cronache di città) dentro il Corriere della sera. I risultati sono evidenti: tra Viale Jenner, Via Guerzoni e via Butti non si circola più ed è impossibile per i residenti entrare e uscire da portoni e androni senza essere insultati e minacciati, perché "si calpesta un luogo sacro". Off limits anche garage e passi carrai. Quando la sottoscritta scriveva su questo blog che c'era il rischio di trasformare il suolo italiano in dar al islam (territorio dell''islam) e di non essere più padroni a casa nostra [più che "territorio dell'islam", l'Italia è la terra di furbi, arroganti e prepotenti, tra mafie che spadroneggiano nel Meridione con i loro eserciti privati e accattoni, straccioni, gang criminali di ogni nazionalità che infestano il Centro e il Nord, ndr], i soliti sinistri l'accusarono di spirito visionario e ovviamente del solito "razzismo" . Ora siamo al redde rationem. Ma non basta.

Dopo la preghiera iniziano i bivacchi sul marciapiede, le risse e l'allestimento improvvisato di bancarelle per la vendita abusiva di cellulari, scarpe e vestiti.

Nei mesi scorsi i residenti hanno scattato foto e realizzato filmati, spediti a tutte le istituzioni (al Presidente Napolitano, al sindaco Moratti, alla Giunta milanese ecc. ). L'unico a rispondere all'appello finora è stato l'assessore regionale della Lega Davide Boni, che ha organizzato ieri sera proprio in via Butti (una delle vie interessate al problema) un convegno dal titolo "Viale Jenner: una convivenza difficile, quali soluzioni?" insieme alla Associazione "Terra e Popolo". Si lamentano i commercianti che hanno i loro esercizi ubicati proprio sulle citate vie, perché in quella mattinata lavorano poco o non lavorano affatto. "Tutte le mattine, poi, devo lavare per terra, perché usano i muri come le latrine" , dice uno di loro. Il presidente del centro islamico Abdel Hamid Shari afferma dal canto suo, che tutta la colpa sarebbe della giunta, la quale non provvede a dar loro immobili o aree dismesse da prendere in affitto. Ciò, ovviamente è pretestuoso. Quanti ce ne vorrebbero di locali, visto che ad ogni concessione effettuata avviene una sorta di escalation di richieste? Eppoi inutile negare l'evidenza che si creano zone di degrado urbano. Meglio non concedere un bel niente, visto l'arroganza e la protervia dimostrata.

Va detto che in questi ultimi tempi, la questione islamica è caduta un po' sotto il cono d'ombra di altre emergenze (rom, delinquenza ad opera di bande di clandestini, ecc.) per la stampa e per i grandi media [vero, ma attenzione a non cadere nel tranello della sterile polemica fra occidentalisti anti-islam da una parte e multiculturalisti oltranzisti dall'altra, o tra pro-Fallaci e anti-Fallaci: cagnara che quasi sempre finisce per distogliere l'attenzione dalle ragioni e dalle conseguenze reali dell'immigrazione di massa, liquidate con il semplicistico "purché rispettino le nostre leggi", con la faccenda del velo o altro, ndr]. Questo non vuole dire che non ci sia più. Anzi, questi ultimi episodi rivelano una vera e propria crescente conflittualità e insofferenza in chi deve sopportare questo stato di cose. La soluzione è sempre quella: non facciamone entrare più e monitoriamo severamente quelli che già ci sono, rimpatriando senza indugi gli irregolari. Un'altra domanda corre alla mente: è possibile con i mezzi che ci sono effettuare un censimento? Ricordiamoci pure che ogni esitazione da parte nostra, crea prepotenza, pervasività e invasione da parte loro.

http://sauraplesio.blogspot.com/2008/06/..........html

Qualche altra testimonianza nei commenti del post.
lunedì, 02 giugno 2008


da romanotizie.it (01/06/2008):

VIGILESSA AGGREDITA MENTRE CERCAVA DI SEDARE RISSA FRA CINESI

SULPM: Dopo l’ennesima aggressione riforma nazionale e armamento subito per la Polizia Municipale

"Gli immigrati cinesi che questa notte hanno aggredito una pattuglia della Polizia Municipale intervenuta per sedare una rissa nata tra gli orientali, gridando di farsi i fatti propri perche’ i Vigili non sono polizia, dimostra la necessita’ di dare urgentemente il via alla riforma della Polizia Locale. Una rissa tra 20 persone è un momento di degrado e pericolo per i cittadini e i Poliziotti Municipali sono chiamati ed obbligati ad intervenire quali Agenti ed Ufficiali di Polizia Giudiziaria e Agenti di Pubblica Sicurezza, incredibile che i cinesi si siano messi a fare i dottori in legge e a decidere chi è polizia o meno. Questo è anche il frutto della campagna fatta dalla precedente amministrazione comunale che ha sempre affermato che la Polizia Muncipale svolgeva solo funzioni amministrative. [molto spesso neanche quelle, ndr]" ha dichiarato Alessandro Marchetti, Segretario Generale Aggiunto SULPM commentando la grave aggressione avvenuta stanotte che ha visto una vigilessa ferita ad una gamba e tutto ripreso da una telecamera della RAI.

"O il Consiglio Comunale accellera l’approvazione del Regolamento dell’armamento" conclude Marchetti "che aspettiamo da oltre 20 anni, previsto dalla legge 65 del 1986 non è mai stato neanche portato nell’aula Giulio Cesare, o il Sindaco sara’ costretto ad armare i Vigili anche senza regolamento, come prevede l’art. 20 del D.M. 145/1987 e come ribadito anche una recente circolare del Ministero dell’Interno, laddove manca il regolamento dell’armamento i servizi esterni e notturni vanno comunque svolti armati."

"Il fatto inerente l’aggressione ai Vigili Urbani di stanotte da parte dei cinesi è accaduto intorno alla mezzanotte in piazzale Tiburtino. Sono intervenuti in ausilio i Carabinieri. Una troupe Rai ha ripreso le scene. La vigilessa ha riportato contusioni alla gamba ed è ricoverata al S. Giovanni, fatica a mettere la gamba a terra."

S.U.L.P.M.
SINDACATO UNITARIO LAVORATORI POLIZIA MUNICIPALE

[...]


http://www.romanotizie.it/spip.php?article9307



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venerdì, 30 maggio 2008


da Effedieffe:

Diritto italiota: la persecuzione del cittadino

Testimonianza    27 maggio 2008

Signor Direttore, chi le scrive è un agente di Polizia Municipale di Roma.
Dispiace vedere anche nel giornale da lei diretto il solito «insulto» ai vigili fannulloni che si fanno la loro «passeggiatina».
La seguo da alcuni anni, ho letto alcuni suoi libri e la reputo una persona intelligente che senz’altro non si sofferma sulle sole apparenze; pertanto riscontro con amarezza la pubblicazione di una lettera di un solerte cittadino che si preoccupa della sua città e di «far fare rispettare la legge» denigrando chi questo lavoro lo fa ormai da anni.
Roma è ancora un po’ quella che viene dipinta nel film «Guardia, guardia scelta, brigadiere e maresciallo» di una cinquantina d’anni fa.

Sono le persone che ora sono cambiate: nel vestirsi, nell’atteggiarsi, sofisticati e «tecnologicamente avanzati» sono personaggi più simili a quelli che lei descrive nel suo «Selvaggi con telefonino».
Ciò che qualche tempo fa era facilmente e semplicemente distinguibile come «giusto» (o meglio come «il bene») ora è nascosto e dissimulato, direi quasi sopperito da una realtà che ne ha rivoltato le leggi e create di nuove per farne accettare un altro.

Mi spiego meglio: per esempio il controllore sul tram.
Ferma un passeggero italiano, chiede il biglietto, vede che non è timbrato, chiede un documento e scrive un verbale di accertamento; il malcapitato paga, pena diversi aumenti della sanzione ecc...
Ferma un cittadino straniero (comunitario o meno non fa differenza), stessa trafila di cui sopra per poi scoprire che essendo straniero non esiste una legge in forza della quale debba pagare immediatamente all’agente accertatore la somma dovuta, senza contare il fatto che un’eventuale mancanza di documenti comporta l’intervento di una pattuglia delle forze dell’ordine con qualifica di agenti di PG per accompagnamento in Questura, fotosegnalamento e trafile varie che si risolvono dopo 6 ore mediamente di attesa per i riscontri fotosegnaletici e in un nulla di fatto se non in un «verbale di accertamento di violazione intestato ad un sedicente».

Secondo esempio: ubriaco in strada.
La sanzione del Codice Penale è di carattere amministrativo il che significa che se si tratta come al solito di uno straniero come sopra riportato tutto si risolverà con un «verbale di accertamento di violazione intestato ad un sedicente» da cui nessuno mai potrà mai esigere qualsiasi pagamento, proprio come se non avesse pagato il biglietto del tram.
Stesso dicasi per chi chiede l’elemosina, che non è più vietato da alcuna norma
(se non quella, ancora penale, svolta con minore) o per il lavavetri (previsto e punito dall’articolo 121 TULPS da anni abrogato), per il parcheggiatore abusivo (articolo 7 del Codice della Strada; sola sanzione pecuniaria e confisca dei «presunti» proventi) ecc.

Questi sono alcuni delle centinaia di esempi che potrei farle, signor Direttore, ed è per questo che in parte comprendo la rassegnazione di colleghi come poliziotti, carabinieri, vigili, ecc... che tante volte sono chiamati ad intervenire per sanare situazioni insanabili, pena pesanti sanzioni disciplinari, penali (omissioni d’atti d’ufficio, ecc...) che per loro scattano inesorabili senza giustificazioni di sorta.
C’è un mondo, che è quello che si vede lavorando sulla strada, che è diametralmente diverso da quello che si può vedere dall’alto di un terrazzo.

Le persone si fermano in soccorso di «poveri immigrati» che vendono merce abusiva, prodotto finali di criminali organizzati [in alcuni blog e forum ho persino letto messaggi di immigrazionisti convinti del tipo "viva la merce contraffatta!"..., ndr], ma nessuno vede le centinaia di ragazzi e ragazze che muoiono ogni giorno sulle strade.
Un paese di 5.000 abitanti muore ogni anno sulle nostre strade (sono statistiche ISTAT, 4918 nel 2005) e sono all’ 80% ragazzi giovanissimi.
Questo è il vero sterminio di massa.
La mafia, la camorra, la n’drangheta non ne hanno totalizzati tanti in 70 anni.
Ma qui viene il bello, dove nessuno si lamenta della scarsa severità della norma se non quando viene colpito egli stesso per la maggior parte delle volte per «divieto di sosta».
Sempre pronto ogni giornale ad infierire su quanto l’operato delle forze dell’ordine è zelante.
Una norma penale che prevede (articolo 590 Codice Penale) le lesioni colpose derivate da un incidente stradale procedibili a querela di parte in ogni caso, anche se sono gravissime e se l’infortunato è in coma è una norma «criminale».
Stesso dicasi per il reato di omicidio colposo (589 Codice Penale) o omissione di soccorso
(593 Codice Penale), ridicole.

Alla criminalità bisognerebbe dire di «investire» invece che «sparare»; si è più sicuri di uscire molto in anticipo.
La pena per il reato di guida in stato di ebrezza (articolo 186 Codice della Strada)  è ridicola, ma con l’ultima legislatura lo è diventata ancora di più, tanto che il reato di fatto non esiste più: basta rifiutarsi di sottoporsi ad accertamento e subire una sanzione pecuniaria di 2.500 euro (3.000 in caso di incidente), sospensione della patente (che per chi non l’ha mai conseguita è una pacchia) e nemmeno il sequestro del mezzo è possibile se non appartiene a chi conduceva il veicolo.
La guida senza patente è anch’essa un reato; è prevista un ammenda (che per chi mastica di codice sa che è più o meno come una sanzione pecuniaria amministrativa) ma il cittadino straniero quante volte in tutti questi processi si presenterà?


Sono 10 anni che svolgo questo lavoro, ho partecipato alle decine di processi delle varie persone che ho denunciato, in qualità di «testimone» pena la sanzione di 250 euro per mancata comparizione (se non denunce penali) e le volte che ho visto le persone imputate presenarsi si contano sulle dita di una mano (l’avvocato difensore d’ufficio c’è sempre, ed è pagato con le nostre tasse).
Non serve molta «dietrologia», la gente muore davanti ai nostri occhi, una nazione intera tra qualche anno, e tutto senza che nessuno possa fermarlo?
Ma la polizia municipale deve stare al «semaforo» che ci è costato centinaia di migliaia di euro, sorvegliarlo perchè anche se intelligente ed è controllato da una ultra-tecnologica sala operativa, fa le bizze e il traffico si blocca.

Però un po’ più giù, dove ti vietano di andare perchè sarebbe come «abbandonare il posto di lavoro» forse qualcuno ha appena investito e ucciso due ragazzi sul motorino...
Poi arriva un signore, si lamenta perchè non sa più dove passare e attraversa calpestando la pozza di sangue ancora fresca (non è inventato, è successo veramente).

Alessandro


http://www.effedieffe.com/content/view/3338/180/



da La Stampa:

30/5/2008 (7:31) - REPORTAGE

"Non è più un Paese per vecchi sbirri"
In giro per la capitale con un poliziotto di pattuglia

FRANCESCO LA LICATA
ROMA
Una volta - dice il vecchio sbirro da strada che sulla strada ancora vive - era molto più facile la battaglia quotidiana del marciapiede. Conoscevi il ladro, sapevi una per una le facce dei soliti noti e la borgata, il quartiere non aveva segreti. C’è troppa mescolanza, oggi. E non ci siamo abituati, al mix delle lingue e delle culture [è impossibile abituarsi ad una situazione "innaturale", ndr]. La convivenza è diventata stress continuo». La storie del Pigneto sta ancora sui giornali, ma è tutta Roma che non sta bene. Ed anche fuori non va meglio. Il racconto dello sbirro consegna un quadro inedito e complicato: «All’inizio dei Novanta pattugliavamo la Colombo e anche allora ci imbattevamo negli albanesi ubriachi. Sa cosa accadeva? Che li fermavamo e loro, senza che nessuno glielo imponesse, si mettevano in ginocchio con le mani dietro la nuca, aspettando le botte che erano soliti ricevere nel loro paese. Erano i primi a meravigliarsi che nessuno li picchiasse. Oggi, se li vuoi fermare, devi inseguirli a 140 chilometri all’ora. Non si arrendono mai, corrono e scappano. L’altra notte ho visto un rumeno (poi lo abbiamo preso) gettarsi nel vuoto da un’altezza di sette metri. Era buio, non sapeva cosa avrebbe trovato sotto. Per sua fortuna l’ho visto rialzarsi e continuare la fuga, ancora per un po’».

La Colombo come i viali di Tor di Quinto, con le mignotte e i transessuali e le proteste della gente. «Le prostitute invece non scappano più. Ti accolgono quasi gioiosamente, ti danno il documento accompagnato dal sorriso tranquillo di chi può sostenere di “essere regolare”». E perché mai? Lo sbirro spiega: «Possono dire di essere in Italia per turismo, almeno per il primo periodo di permanenza. Poi magari sposano un rumeno, quindi cittadino comunitario, acquisendo l’identico status di “regolare”. Meglio ancora se dalla strada si trasferiscono in appartamento: scompare il protettore insieme col reato di sfruttamento. Ma aumenta la rissosità dei condomini. Un mese fa si è intervenuto nella zona di piazza Zama, a Pontelungo, proprio per la gran mole di esposti scritti dagli abitanti di uno stabile che ospitava tre signore che esercitavano, anche in modo discreto. Ma ciò che è invisibile ai più non sfugge all’occhi vigile del vicino: e allora ecco le liti, gli scontri e le lettere anonime».

Già, la convivenza. Gran bel problema, sia che si tratti del centralissimo Esquilino, piuttosto che della lontana borgata della Borghesiana, o contrada Finocchio, o Torre Maura e Tor Bella Monaca. O ancora il Casilino. La pace può essere messa a dura prova dal costante puzzo di fritto della cucina cinese, o dal forte aroma delle spezie usate da filippini o cingalesi o pakistani e indiani. Lo sbirro dice che gli interventi delle autorità sono tanti, ogni giorno. Nella zona dell’ex Pantanella sembra abbondi la comunità equadoregna. «Sono famosi per le liti in famiglia. Si massacrano di botte e quasi sempre per motivi di gelosia. Antichi rancori, mai sopiti sospetti di uomini che hanno preceduto le mogli nella migrazione, lasciandole alla mercé delle tentazioni della carne. E allora ti chiamano, ancora i vicini, preoccupati dell’incombente tragedia».

E chiamano dalle periferie per le ragioni più disparate. «Per impedire l’apertura di una rivendita di Kebab o di un call center per stranieri, o perché il tunisino - specifica lo sbirro - ha pisciato nel portaombrelli o dietro alla porta della signora del pianterreno. Non c’è verso di convincerli che così non si fa. Ci sono “recidivi” che ormai sono noti a tutti: “il noto Hamed” di Ciampino o anche “il noto Nicolaescu” di Torrimpietra, che all’ennesima birra corrono a fare pipì». «L’altro giorno - continua - ho dovuto strappare alla depressione un vigile urbano che in 12 ore non era riuscito a identificare un tipo sorpreso a bordo di una motoretta rubata. Per fortuna lo conoscevamo perché più volte ospitato nelle diverse sale d’attesa delle forze dell’ordine».

Sale d’attesa? «Certo. Gli ubriachi che non hanno commesso reati non li puoi mettere in camera di sicurezza e allora aspetti che sbolliscano la sbornia in una saletta d’emergenza. Ovviamente senza che entrino in contatto con l’umanità afflitta da altri problemi». Un film che potrebbe anche far sorridere, «se - dice lo sbirro - non si dovesse spesso intervenire per cose più serie, come dover sottrarre alla rabbia della folla la zingara o i cileni o i peruviani che tentano il borseggio nelle metropolitane».

http://www.lastampa.it/redazione/.........asp



Avviso ai lettori: cambio provvisorio della linea editoriale
venerdì, 30 maggio 2008


da Tgcom:

29/5/2008

Raid razzista [evvai con il sensazionalismo!, ndr], parla l'aggressore
Roma: macché nazista, sono di sinistra

Si è presentato in Questura per essere interrogato, Dario Chianelli [foto sopra, ndr], l'uomo del Pigneto accusato del raid contro negozi stranieri a Roma. "Sono di sinistra, altro che nazista", aveva raccontato poche ore prima a Repubblica mostrando l'avambraccio con un unico, grande tatuaggio di Che Guevara. Quella nel quartiere Pigneto non era "nessuna spedizione organizzata" ma una vendetta personale per un portafoglio rubato. Identificato secondo uomo.

Ha i capelli brizzolati e un ciondolo d'oro al polso. "Eccome qua - spiega a Carlo Bonini, cronista di Repubblica - io sarei il nazista che stanno a cercà da tutti i pizzi. Guarda qua. Guarda quanto sò nazista...". La mano sinistra solleva la manica destra del giubbetto di cotone verde che indossa e scopre la pelle: sull'avambraccio il tatuaggio del Che. "Hai capito? Nazista a me? Io sono nato il primo maggio, il giorno della festa dei lavoratori e al nonno di mia moglie, nel ventennio, i fascisti fecero chiudere la panetteria al Pigneto perché non aveva preso la tessera".

Il nome? "Quello lo saprai molto presto. Il giorno che mi presento al magistrato, perché quel giorno il mio nome non sarà più un segreto. Mi presento, parola mia. La faccio finita cò 'sta storia. Ma ci voglio andare con le gambe mie a presentarmi. Nun me vojo fà beve (arrestare) a casa. Perciò, se proprio serve un nome a casaccio, scrivi Ernesto". "Io sono questo qua - dice indicando la foto apparsa sui quotidiani - Questo cerchiato con il marsupio e la maglietta rossa, che si vede di spalle. La maglietta è una Lacoste".

"Ma quale xenofobia?"
"Adesso ti racconto davvero come è andata. Destra e sinistra si devono rassegnare. Devono fare pace con il cervello loro. Non c'entrano un cazzo le razze. Non c'entra - com'è che se dice? - la xenofobia. C'entra il rispetto. Io sono un figlio del Pigneto. Tutti sanno chi sono e perché ho fatto quello che ho fatto. Tutti. E per questo si sono stati tutti zitti con le guardie che mi stanno cercando. Perché mi vogliono bene. Perché mi rispettano. Perché hanno capito", racconta l'aggressore a Repubblica. E parla di un furto del portafoglio a una donna "a cui voglio bene come a me stesso". Un immigrato lo informa che se lo vuole ritrovare, deve andare nel negozio dell'indiano, "perché il ladro sta lì. E' un marocchino, un tunisino. Ci vado, trovo lui, l'indiano bugiardo e un vecchio, un italiano. Il marocchino mi dice: 'Tu passare oggi pomeriggio e trovare portafoglio'. Io dico va bene e, te lo giuro, non mi incazzo, né strillo. Dico solo: 'Dei soldi non me frega niente. Ma dei documenti sì". Ernesto ripassa sabato mattina e quel "Mustafà là, ridendo, sempre con quella cazzo di birra in mano, mi fa segno che i documenti l'ha buttati dentro una buca delle lettere. Allora non ci ho visto più e ho detto: 'Se vedemo alle cinque. E se non salta fuori il portafoglio sfascio tutto"'.

"Difendo solo il mio quartiere"
Quindi il momento del raid: "Io quando devo fare a cazzotti non mi porto dietro nessuno. Il problema è che quando arrivo all'angolo con via Macerata non ti trovo una quindicina di ragazzi del quartiere? Tutti incazzati e bardati. Te l'ho detto. Mi vogliono bene. Avevano saputo della tarantella". "Io davvero non riesco a capire come si sono inventati la storia della svastica. Ma quale svastica? Io questi pischelli non li conosco personalmente, ma mi dicono che sono tutto tranne che fascisti. E, comunque svastiche non ce n'erano". Poi "i pischelli si mettono a correre verso via Ascoli Piceno. Per me è finita lì. Vedo che stanno a fà un macello con i bengalesi, che si sono messi a sfasciare le macchine della gente del quartiere, cominciò a gridare. Grido: "A pezzi de merda che state a fa'?". "L'altro giorno ho provato a chiamare anche Luxuria, quella di Rifondazione. Gli ho detto: 'Dovemo parlà'. E lui: 'Sì ma al telefono perché sono a Cosenza per una riunione'. Allora io dico. Tu starai pure a Cosenza, ma al Pigneto, che è dove vivi pure tu, chi ci pensa?".

Identificato un secondo uomo del raid
Intanto sarebbe stata identificata una seconda persona che avrebbe partecipato, insieme a Dario Chianelli, all'assalto agli immigrati. Gli investigatori stanno procedendo ad ulteriori riscontri. All'aggressione, secondo i testimoni, avrebbero preso parte tra le 10 e le 15 persone. Questa seconda persona identificata avrebbe delle pendenze giudiziarie.

http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo415610.shtml



Avviso ai lettori: cambio provvisorio della linea editoriale
mercoledì, 21 maggio 2008


da CronacaQui:

E' successo giovedì, ma è stato mantenuto il massimo riserbo fino a oggi

Catania, zingari cercano di rapire una bimba di 3 anni, arrestati

CATANIA 20/05/2008 - Due rom sono stati arrestati dalla polizia per avere tentato di rapire una bambina di tre anni nel centro commerciale Auchan di San Giuseppe La Rena a Catania. Il fatto è avvenuto giovedì, ma la questura ha mantenuto fino a ora il massino riserbo.

La piccola era in compagnia della mamma intenta a fare la spesa quando una zingara si è avvicinata per chiedere l'elemosina. La signora garbatamente ha risposto di non avere spiccioli. Pochi istanti dopo, mentre la mamma stava caricando la spesa in auto, la zingara ha tentato di sollevare la bambina dal carrello della spesa con l'aiuto di un uomo, anche lui romeno [anche lui zingaro, precisiamo..., ndr].

La scena è avvenuta tra l'indifferenza della gente [grave!, ndr], ha racconteto poi la donna, moglie di un un ispettore di polizia che, avvertito con il cellulare, ha fatto intervenire una volante del commissariato San Cristoforo. I due romeni sono accusati di violenza privata, sottrazione di minore e tentato sequestro di persona.

http://www.cronacaqui.it/news-catania-zingari-........html

Zingari a Napoli e nel Nord Italia: ecco cosa ha prodotto la tolleranza degli ultimi decenni... (Euro-Holocaust)
postato da: Filippo84 alle ore 21:31 | Permalink | commenti (4)
categoria:italia, attualita, cronaca, immigrazione, criminalita, zingari, disordine pubblico
martedì, 13 maggio 2008


dalla rubrica Vivimilano del Corriere della Sera (del 13 maggio 2008):

Penati: l'obiettivo è zero campi rom
Il presidente della Provincia: «Non si risolve il problema con la redistribuzione: la soluzione è il rimpatrio»

MILANO - Sul fronte della sicurezza, uno degli obiettivi per il territorio metropolitano milanese è quello di avere «zero campi Rom». A sostenerlo è il presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati [foto sopra, ndr]. «Io - ha osservato nel corso di un incontro con la stampa - sono per dire zero campi Rom. Se si è stanziali - ha aggiunto - bisogna integrarsi, se ci si muove si possono prevedere zone temporanee ma se i campi diventano delle bidonville, questa non è la soluzione dei problemi». Attualmente, ha proseguito, nell'area metroplitana «sono presenti oltre 23mila rom e questo numero non è sostenibile». Il «tema», ha aggiunto ancora, dovrebbe essere quello del «rimpatrio» perche «non si può risolvere» la situazione parlando di semplice «ridistribuzione» dei rom sul territorio.

A giudizio di Penati - che ha inviato al ministro degli Interni, Roberto Maroni una lettera proprio sul tema della sicurezza nell'area milanese - per fronteggiare l'emergenza nella provincia di Milano, occorre, in primo luogo «rivedere gli accordi bilaterali con il Governo romeno al fine di fermare i flussi di Rom» in arrivo sul territorio e, poi, varare «politiche per il rimpatrio». Il numero di 23mila nomadi all'interno della Provincia di Milano, ha ribadito Penati, «non è sostenibile. Sono troppi: se qualcuno pensa» di varare «un piano per ridistribuire la presenza dei Rom se ne assuma le responsabilità. Non si devono ripartire - ha concluso - devono ripartire».

Il pacchetto sicurezza, che il nuovo Esecutivo intende varare, non deve escludere l'area metropolitana milanese, ha poi sottolineato Penati. «Quello della sicurezza - ha osservato - è un problema che va risolto nella sua globalità, non rinchiudendolo nell'ottica miope dei confini del singolo comune: per affrontarlo coerentemente», come segnalato in una missiva spedita a Maroni, «è necessario coinvolgere tutte le istituzioni dell'area metropolitana milanese».

Come sempre, tra il dire e il fare... noi attendiamo il "fare", almeno a partire dai Rom. Certo, non sarà mai abbastanza per contrastare l'aggressione multietnicista, ma avrebbe (il condizionale è d'obbligo) senza dubbio effetti benefici in relazione al degrado urbano e all'ordine pubblico.
giovedì, 08 maggio 2008


Dopo aver ospitato due articoli relativi al fatto di Verona (vedere 1 e 2), segnaliamo quest'altro intervento del blog Euro-Holocaust in modo da offrire un quadro più completo sullo sfruttamento mediatico della violenza:

lunedì, 03 marzo 2008


Circa due mesi fa un articolo dello Yorkshire Post [vedere fonti in basso] riferiva dello scontro culturale, sfociante spesso in alterchi, piccoli atti di vandalismo o zuffe, in corso fra la comunità sudest-asiatica (soprattutto pakistana) e quella est-europea (in maggioranza polacca) della contea inglese. Alcuni giovani di discendenza asiatica avrebbero condotto una sorta di campagna intimidatoria nei confronti dei nuovi arrivati, accusati di rubare il loro lavoro (quante volte avrete sentito dire la stessa cosa da Italiani? E quante volte avrete poi sentito altri Italiani sbeffeggiare i primi in ragione di una presunta insussistenza del problema?).

Alla fine del mese appena trascorso gang di Pakistani e di Ungheresi si sono scontrate, machete e coltelli alla mano, nel piccolo villaggio di Ravensthorpe, nel Northamptonshire (1). Secondo le testimonianze l'ira sarebbe stata scatenata da una molestia subita da una giovane asiatica (si parla di una ragazza "toccata", ma niente di più, e comunque mancano conferme in proposito). Par di capire che i rancori già covassero sotto la cenere, a prescindere quindi dal casus belli.

E' accaduto qualcosa di nuovo? No: è assodato, almeno per noi, che l'immigrazionismo non appiana i conflitti, ma ne genera di nuovi e imprevedibili. Troviamo però irritante il dito puntato contro i nuovi immigrati europei, visibile in particolare nel primo articolo. Non neghiamo che il massiccio afflusso di stranieri dall'Europa orientale, soprattutto dalla Polonia, abbia causato ulteriori problemi di ordine pubblico, di degrado e di competizione talora scorretta nel mercato del lavoro, ma non si può far finta che il tessuto economico e socio-culturale non sia già stato danneggiato e alterato nella sua fisionomia dagli immigrati di seconda e terza generazione (Pakistani, Indiani, Africani, Caraibici, ecc...). Ma lo sappiamo: il progetto multietnicista di annientamento dei popoli europei mal sopporta "intrusi" bianchi (2).

Note:

(1)
Nell'estate scorsa a Ravensthorpe e a Savile Town c'erano state delle risse tra bande di giovani pakistani e di iracheni curdi.

(2) Analoghe considerazioni sono state fatte nel post
Sull'efferato omicidio di Tor Quinto: l'ennesimo martire vittima del Sistema + tanta ipocrisia e lacrime di coccodrillo, del 2 novembre 2007.

Fonti:

1. Yorkshire Post
2. Point de Bascule