mercoledì, 16 luglio 2008



da AGI Europa (del 04/07/2008):


TRATTATO UE: KACZYNSKI CHIAMA SARKOZY, NON BLOCCHERO' RATIFICA

(AGI/REUTERS) - Parigi, 4 lug. - Il presidente polacco, Lech Kaczynski, ha assicurato al collega francese, Nicolas Sarkozy, che il suo Paese non blocchera' il processo di ratifica del Trattato di Lisbona. "Il presidente polacco - ha fatto sapere in una nota l'Eliseo dopo un colloquio telefonico tra i due leader - ha affermato che la Polonia non sara' un ostacolo alla ratifica del trattato". Nei giorni scorsi Kaczysnki aveva fatto sapere che non avrebbe firmato la ratifica del trattato, gia' approvata dal Parlamento, in quanto "priva di senso" dopo la vittoria del no nel referendum irlandese [vedere segnalazione del 1° luglio 2008, ndr]. Poi ha precisato che non si opporra' alla ratifica, ma solo dopo che il popolo irlandese si sara' potuto esprimere nuovamente sul trattato.
Sarkozy, da parte sua, ha ricordato che "il trattato fu negoziato direttamente dal presidente Kaczynski" e che "la Polonia si era impegnata a ratificarlo". Una psoizione riecheggiata anche dal presidente cella Commissione europea, Jose' Manuel Barroso, il quale ha auspicato che "la Polonia sia coerente" con l'impegno che ha assunto a ratificare il trattato. Un siluro al trattato di Lisbona e' arrivato anche dall'euroscettico presidente ceco, Vaclav Klaus, che ha detto di augurarsi che la Corte Costituzionale o il Senato lo boccino [vedere le sue dichiarazioni riportate in un post del 19 giugno 2008, ndr].


http://europa.agi.it/in-primo-piano/.........html
lunedì, 14 luglio 2008




Vedi anche: Auto incendiate in Francia - parte II (del 28 aprile 2007)



da 20Minutes.fr (del 14/07/2008):


Près de 300 voitures incendiées en France

Deux cents quatre-vingt dix-sept véhicules ont été incendiés et cent vingt et une personnes ont été interpellées en France dans la nuit du 13 au 14 juillet, selon un bilan communiqué ce lundi à 08h par le ministère de l'Intérieur.
Selon ce bilan, sur les 297 véhicules incendiés, la majorité l'a été en Ile-de-France avec 211 véhicules détruits par les flammes.
Lors de cette nuit du 13 au 14 juillet, au niveau national, 121 personnes ont été interpellées, dont 102 en Ile-de-France, et 72 ont été placées en garde à vue, dont 52 en Ile-de-France.

Un gymnase détruit par les flammes

Dans les Hauts-de-Seine, à Asnières-sur-Seine, un commissaire de police a été blessé par le ricochet d'un tir d'un engin pyrotechnique. Son état de santé n'a pas été précisé.
Enfin à Gonesse (Val-d'Oise), un gymnase de 8.000 m2 a été à moitié détruit par un incendie «d'apparence criminelle», avait indiqué dans la nuit une source policière.
En 2007, un bilan arrêté plus tôt, à 06h, par le ministère de l'Intérieur, avait fait état, pour la nuit du 13 au 14 juillet, de 266 véhicules incendiés dont 195 en Ile-de-France, 100 personnes interpellées, dont 89 en Ile-de-France, et 46 placées en garde à vue dont 43 en Ile-de-France.


http://www.20minutes.fr/article/241955/.........php
martedì, 01 luglio 2008




Quel che leggerete dalle agenzie di stampa e in un estratto di articolo datato al 24 aprile scorso (vedere sotto) di sicuro non sarà mai abbastanza per arrestare il disfacimento etnico e culturale delle società europee prodotto dalla continua espansione afro-asiatica, ma potrebbe (come al solito, siamo cauti) segnare quantomeno l'inizio di una "stagione della legalità" connessa al fenomeno migratorio e di un controllo più stretto dei territori nazionali. Le popolazioni autoctone non potrebbero che giovarne, anche se non ancora in misura sufficiente...
Per quanto riguarda la Spagna si segnala inoltre un intervento del 17 giugno 2008.



da Il Sole 24 ORE (24/04/2008):


ZAPATERO, SOCIALISTA LIBERA TUTTI? NO, È LEGHISTA – NEL 2007 LA SPAGNA HA ESPULSO IL 90% DEGLI IMMIGRATI IRREGOLARI – ED È STATO ANNUNCIATO UN AUMENTO DELLA SEVERITÀ NEI CONTROLLI E NEL RILASCIO DEI DOCUMENTI…

Michele Calcaterra per “Il Sole 24 Ore”

La Spagna è, alle spalle degli Usa, il principale Paese d'immigrazione nel mondo, con 569mila arrivi all'anno di media nel periodo tra il 2000 e il 2005. Tant'è vero che il 10% circa dei 41 milioni di abitanti è straniero. Naturalmente non tutti sono regolari. Si calcola infatti che i clandestini siano almeno un milione e questo nonostante nel 2005 il Governo Zapatero abbia proceduto alla regolarizzazione in blocco di oltre mezzo milione di "sin papeles".
Negli ultimi anni la Spagna ha stretto però le maglie. E ieri il nuovo ministro del Lavoro, Celestino Corbacho, ha dichiarato: «Bisogna far sapere a chi arriva in Spagna che il benessere è frutto del lavoro di molta gente e non possiamo metterlo in crisi». Vale a dire, d'ora in avanti l'immigrazione sarà fortemente regolamentata e ci sarà più severità nella concessione dei documenti.
Gli ultimi dati annunciati dal Governo all'inizio dell'anno riferiscono che nel 2007 la Spagna ha espulso 9 immigranti irregolari su 10. Un record reso possibile grazie al maggiore controllo delle frontiere e del territorio, ma grazie anche a un aumento del 25% delle forze di Polizia. In valore assoluto, comunque, i rimpatri di clandestini si sono dimezzati tra il 2006 e il 2007 (da 99mila a circa 56mila) come conseguenza dell'ingresso a tutti gli effetti di Bulgaria e Romania nella Ue. A livello più generale, negli ultimi 4 anni i rimpatriati complessivi sono stati circa 370mila, il 43,3% in più rispetto alla precedente legislatura guidata da Aznar.

[...]



http://www.ilsole24ore.com/



da Tgcom (09/06/2008):


Immigrati, alt da Francia e Germania

"Solo regolarizzazioni una tantum"

Giro di vite alle regolarizzazioni di massa degli immigrati clandestini in Europa. Ad auspicarlo sono i ministeri dell'Interno di Francia e Germania, riuniti a Straubing, nel sud della Germania, per un consiglio dei ministri franco-tedesco. Le due parti si sono accordate per proporre che gli Stati membri dell'Ue procedano a delle legalizzazioni "una tantum" tenendo conto delle situazioni personali dei cittadini stranieri.
La Francia punta a far adottare ai 27 paesi un "patto" europeo sull'immigrazione, una delle quattro priorità della presidenza di turno francese dell'Unione europea al via il prossimo 1 luglio. Ogni Stato membro potrà conservare, tuttavia, la discrezionalità di procedere a delle legalizzazioni "una tantum".
Parigi e Berlino intendono infine rafforzare la loro cooperazione per l'applicazione di misure per mettere fine al soggiorno illegale degli immigrati. In discussione anche la possibilità di ricorrere ai voli collettivi di rimpatrio degli espulsi nei loro Paesi d'origine.


http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/.........shtml




da ASCA:


IMMIGRATI: FRANCIA, ESPULSI IN 5 MESI 80% IN PIU' RISPETTO A 2007

(ASCA-AFP) - Parigi, 19 giu - La Francia ha espulso circa 15 mila immigrati illegali nei primi cinque mesi del 2008, l' 80 per cento in piu' rispetto all'intero 2007. Sono questi i primi dati forniti dal ministro francese per l'Immigrazione, Brice Hortefeux.
Il numero delle carte di soggiorno fornite dal governo e' aumentato del 16 per cento, riflettendo un ''evidente cambio di direzione verso un'immigrazione professionale'', ha dichiarato il ministro.
Il presidente Nicolas Sarkozy, eletto lo scorso anno sulla promessa di rafforzare l'attuale legge appellandosi ad una ''immigrazione selezionata'', ha consegnato nei giorni scorsi ai Ventisette dell'Unione europea il progetto per un ''patto europeo sull'immigrazione e sull'asilo''. Il progetto verra' negoziato durante i sei mesi di presidenza della Francia all'Unione europea. Parigi presiedera' l'Unione europea a partire dal primo luglio prossimo.



http://mobile.asca.it/interna.php?idnotizia=763169



da ADUC Immigrazione (19/06/2008):


Il Senato dice no al diritto di voto per gli stranieri

Il Senato francese ha rifiutato di concedere il diritto di voto alle elezioni amministrative agli stranieri non originari di Paesi dell'Unione europea, nell'ambito di un progetto di legge di riforma delle istituzioni. Diversi emendamenti che chiedevano il diritto di voto presentati dai senatori socialisti, verdi, comunisti e radicali di sinistra sono stati respinti dalla maggioranza di destra con l'appoggio del governo. I senatori della maggioranza hanno argomentato che non e' possibile concedere il diritto di voto agli stranieri senza reciprocita' e che e' piu' semplice per gli stranieri residenti chiedere la naturalizzazione per esercitare i loro diritti civili. I cittadini dell'Ue possono votare alle amministrative dopo sei mesi di residenza in Francia, mentre gli stranieri extracomunitari non ne hanno il diritto, neanche dopo anni di soggiorno.



http://www.aduc.it/dyn/immigrazione/noti.php?id=224169
mercoledì, 25 giugno 2008




L'AGRIF (Alliance Générale contre le Racisme et pour le respect de l'Identité Française et chrétienne), un'associazione identitaria francese, aveva citato in giudizio Jean-Paul Agon [foto sopra], il direttore generale della nota industria di cosmetici L'Oréal, per discriminazione razziale. Agon aveva infatti ammesso di applicare il concetto di discriminazione positiva, sostenendo che nel suo gruppo un candidato con un nome straniero (ovvero proveniente da un certo background etnico) ha più chances di essere assunto.

Il tribunale di Parigi ha respinto la richiesta dell'AGRIF motivando la sentenza con la "volontà [di Agon] di ristabilire un equilibrio compromesso", cioè di pareggiare il conto rispetto alle altre eventuali "discriminazioni proibite". Il tribunale dunque afferma implicitamente la legittimità solo di alcune discriminazioni: quelle contro gli autoctoni. Le altre sono "proibite"...
Ma non basta: i magistrati, non contenti, hanno condannato l'AGRIF a versare 2.500 euro di danni e interessi al direttore generale per abuso di procedimento giudiziario.

Signore, quando sugli scaffali di un supermercato o nelle vetrine di una boutique notate i prodotti L'Oréal... beh, ricordatevi di questo post.



da Le blog d'Yves Daoudal (20/06/2008):


Et voilà la confirmation

Le tribunal correctionnel de Paris a débouté l’AGRIF qui avait assigné le directeur général de L’Oréal, Jean-Paul Agon, pour discrimination raciale.
Il disait « assumer » le concept de discrimination positive, et précisait que dans son groupe, « un candidat qui a un prénom d’origine étrangère a plus de chance d’être recruté que celui qui porte un prénom français de souche ».
Les magistrats ont jugé que Jean-Paul Agon montrait « plutôt une volonté de rétablir un équilibre qui se trouve compromis, en favorisant ceux qui sont ordinairement victimes de discriminations prohibées ».
Voici donc désormais énoncée par la justice française la définition la plus injuste de la discrimination positive, et la plus immorale : la discrimination positive ouvertement ethnique, c’est-à-dire raciste, au motif qu’il s’agit de favoriser les allogènes afin de « rétablir l’équilibre » avec les souchiens.
La justice confirme ainsi le véritable sens de ce concept de « rééquilibrage », si souvent utilisé par les hommes politiques, au premier chef par Nicolas Sarkozy, mais qu’on était prié de considérer comme un rééquilibrage au profit des personnes défavorisées de certains quartiers, sans considération ethnique. Désormais, il est donc officiel qu’il s’agit de « rééquilibrer » au profit unique de ceux qui ont un nom d’origine étrangère.
Ce jugement, qui est radicalement contraire à l’Etat de droit, mais qui anticipe la prochaine directive européenne sur le sujet, est conforme, d’autre part, à ce que l’on savait déjà des « rééquilibrages », notamment concernant la facilitation des constructions de mosquées, pour « rééquilibrer » la religion musulmane face à la religion catholique.
Et cette idéologie anti-française et anti-chrétienne ne souffre aucune contestation. Non seulement l’AGRIF est déboutée, mais elle est condamnée à verser 2.500 euros de dommages et intérêts au directeur de L’Oréal pour poursuites abusives...

Pour répondre à cette agression, adhérez à l'AGRIF.

Addendum. L'AGRIF fait appel.


http://yvesdaoudal.hautetfort.com/archive/2008/06/20/.........html

martedì, 24 giugno 2008


Al telegiornale o in altri media avrete già sentito parlare dell'aggressione antisemita avvenuta nel 19° arrondissement di Parigi, dove vive una numerosa comunità ebraica. Rudi Haddad è un diciassettenne ebreo che è stato pestato a colpi di spranga da una banda di giovani di origini africane "solo perché portava sulla testa la kippah", o almeno così hanno scritto in un primo momento i quotidiani francesi e italiani. Il giovane è da poco uscito dal coma, ma sono ancora da valutare le eventuali conseguenze a livello cerebrale.

L'episodio potrebbe essere una rappresaglia da inserire in un contesto di scontri tra bande di afro-magrebini e di ebrei ortodossi. Rudi Haddad è stato già interpellato dalla polizia nel 2007 in seguito a degli scontri a carattere inter-comunitario, occorsi a margine di una manifestazione religiosa ebraica. Come confermato dal sindaco del XIX, Roger Madec, la tensione fra le diverse comunità etno-culturali è molto forte, soprattutto negli ultimi mesi. Alcuni abitanti della zona qualche settimana fa avevano avvertito la polizia delle violenze che si ripetevano ogni fine settimana, chiedendo perciò l'invio di rinforzi.

Ma non è questo il solo episodio che testimonia la fine dell'integrità della République, nonostante che i politici francesi di maggioranza e opposizione si sforzino (ancora !) di sostenere il contrario.

Gli articoli a cui è stato fatto riferimento:
  1. Parigi, in coma giovane ebreo. Fermati cinque aggressori (la Repubblica, del 22 giugno 2008)
  2. Parigi, caccia al giovane ebreo, di Domenico Quirico (La Stampa, del 23 giugno 2008)
  3. Acte antisémite ou représailles?, di Claire Angot (le Journal Du Dimanche, del 23 giugno 2008)
venerdì, 20 giugno 2008




Vedi anche: Contraddizioni culturali: come nella patria della "laïcité" si assecondano pratiche non proprio laiche



Più volte da queste parti si è detto che laicità e multiculturalismo allogeno (quindi immigrazionismo) non possono andare d'accordo, dovendo necessariamente la prima disinnescare il secondo. Che invece avvenga esattamente il contrario ce lo dimostrano (come se ce ne fosse ancora bisogno...) alcuni recenti fatti capitati nella "laica" Francia. Li elenchiamo sinteticamente segnalando tramite link i vari articoli di riferimento:
  1. un tribunale di Lille decide di annullare un matrimonio tra due sposi di fede islamica su richiesta del marito. Motivo: la moglie avrebbe mentito sulla sua verginità. L'annullamento, però, non verrà trascritto presso l'ufficio di stato civile e dunque ai due non sarà consentito di risposarsi né di evitare il processo a settembre;
  2. dieci anni fa un padre maomettano interferì con i medici prima del parto del figlio: pretendeva che sparissero tutti i medici e infermieri uomini dalla sala-parto. Risultato: il figlio nacque con il 100% di handicap e il tribunale di Lione ha deciso che l'uomo dovrà pagare le spese legali all'ospedale;
  3. il sindaco del Comune di Vigneux (dipartimento dell'Essonne, nella regione Île-de-France) aveva concesso l'utilizzo della palestra municipale per un torneo di basket femminile tra moschee che vietava espressamente l'ingresso agli uomini. Aveva concesso... poi ci ha ripensato, evidentemente messo alle corde dalle critiche;
  4. a La Verpillière (dipartimento Isère, nella regione Rodano-Alpi) la piscina della città riserva un orario extra (2 ore) alle sole donne. Il sindaco si difende sostenendo che trattasi di un progetto, rivolto a tutte le donne, che sta portando avanti il centro sociale del posto. Sarà... ma avremmo tanta voglia di vederle queste donne...
mercoledì, 18 giugno 2008


Il video sottostante è lo spot televisivo (od uno degli spot, non sappiamo) di sostegno alla nazionale di calcio "francese" per il torneo Euro 2008. Anche se qualcuno di voi non riuscirà a comprenderne le parole (comunque trascritte in fondo) ed il relativo significato, vi sarà facile intuire l'orizzonte ideologico multietnicista (e genocida) del clip.

http://www.youtube.com/watch?v=2kckJg_NqcE

Diciamocelo senza pudore (che lasciamo ai benpensanti antirazzisti): dopo che la propaganda etnocida ha contaminato anche lo sport, nel vedere les Bleus eliminati dall'Europeo dopo un deludente pareggio con la Romania, la batosta per 4-1 contro l'Olanda e il 2-0 inflitto ieri sera dall'Italia... c'è più gusto.



Le parole del messaggio televisivo:

Le jour se lève sur notre histoire pour éclairer l'ensemble de notre parcours.
Le jour se lève sur notre envie de montrer à tous que c'est à notre tour
D'assumer nos rêves, d'en récolter la sève, afin de remplir les plus belles pages
Le jour se lève sur le besoin de laisser une trace de notre passage.
Vous connaissez nos visages, on a pas besoin de se ressembler.
Vous connaissez notre adage : on en envie de vous rassembler.
Et si c'est vrai que l'union fait la force quand apparaît l'adversité.
Nous aurons un atout supplémentaire : celui de la diversité.
Avec toutes nos différences, nous allons porter et défendre les mêmes couleurs.
Avec fierté, sans arrogance. Dans les victoires et les douleurs.
Le jour se lève sur notre histoire, on voit déjà l'horizon s'éclaircir.
Le jour se lève sur notre espoir : vous réunir pour réussir.

On vit ensemble, on vibre ensemble [e ensemble ve ne tornate a casa!, ndr].
venerdì, 13 giugno 2008




Vedi anche: Gli Irlandesi bocciano il Trattato di Lisbona. Ma gli eurocrati non mollano



da Effedieffe:

Rabbia sull’Irlanda

Maurizio Blondet    13 giugno 2008

Fatto di significato umoristico: da diverse ore a Parigi, sull’edificio di Saint-Cloud che è la sede del Front National, sventola  il tricolore. Quello dell’Irlanda. «Stasera siamo tutti irlandesi!», si legge nel proclama emanato da Jean-Marie Le Pen.

«Una volta di più la valorosa Irlanda ha dimostrato che quando i popoli si esprimono direttamente,  difendono i loro interessi nazionali. Che tutti i nazionalisti d’Europa trovino in questo risultato il coraggio  e la determinazione di combattere gli eurocrati brussellesi e i gestori del nuovo ordine mondiale, nemici dichiarati delle nazioni e dei popoli d’Europa! Nazionalisti di tutti i Paesi, uniamoci! Il trattato costituzionale è ormai caduco e la malefatta di Sarkozy, di far rivotare al congresso francese un testo identico a quello rigettato dal popolo francese, è cancellata».

Quest’ultima frase è purtroppo lontana dalla realtà. Il governo francese e quello tedesco, Sarko & Merkel, avevano già deciso di pubblicare una dichiarazione congiunta sulla necessità di arrivare al completamento del processo di ratifica, «qualunque cosa accada», nei Paesi che non l’hanno ancora fatto. Tanto per capire le posizioni.

Mentre le destre nazional-popolari (non dotate di kippà) esultano, Libération, il giornale della sinistra al caviale (posseduto dai Rotschild) vomita rabbia e disprezzo contro l’Irlanda (1).

L’editoriale dice: «Quando è entrata nella comunità il primo gennaio 1973, l’Irlanda era povera e infelice. Il suo livello di vita tra i più miserabili del mondo occidentale, la sua società  fra le più primitive. Una Chiesa cattolica uscita appena dalla Controriforma le imponeva una frusta feroce in tema di costumi». Oggi il Paese «è coperto di case nuove», ed è «passato da James Joyce al SUV 4 per 4» (sai che miglioramento).

Eppure, «si arroga senza esitare un dirittto e quasi un dovere d’ingratitudine». Il democratico autore schizza fiele contro «il meccanismo infernale dei referendum, queste macchine per far dire no alle domande che non sono poste», trionfo «della democrazia d’opinione con i suoi demagoghi, i suoi populisti e i suoi mitomani».

L’Irlanda, coi suoi 4 milioni di abitanti, sta esercitando un «dispotismo», dice l’autore. Ha osato disobbedire «al 90% dei suoi sindacalisti, dei suoi intellettuali, dei suoi imprenditori (sic) e dei media (sic) che hanno spinto per il Sì».

Appunto, questa è la libertà: non cantare nel coro. E infine, Libé propone di  sospendere «l’appartenenza» del Paese alle «istituzioni europee fino a che decida di riunirsi alla maggioranza che desidera avanzare». Insomma sanzioni ed espulsione di chi vota liberamente. E poi ci si meraviglia che la sinistra perda voti.

L’autore di questa bava d’odio è Alain Duhamel [foto sopra, ndr], giornalista della «sinistra» ammanicatissima (suo fratello è il direttore generale di France Télévision), insomma la Casta che poppa dal denaro pubblico.

Un altro esponente di questa sinistra, il ben noto Bernard Kouchner, aveva premuto sugli irlandesi con una dichiarazione anche più sprezzante: «Sarebbe molto, molto imbarazzante per l’onestà intellettuale che non si potesse contare sugli irlandesi, che - loro - hanno molto contato sul denaro dell’Europa». Insomma, vi abbiamo pagato.

L’effetto è stato controproducente: i militanti per il No hanno diffuso miriardi di copie coi volantini sulla «french gaffe». Enda Kenny, segretaria del partito Fine Gael e pur militante per il Sì, ha ribattuto a Kouchner: «Gli elettori irlandesi sono capaci di fare le loro scelte da soli».

Ma la sinistra al caviale non può fare a meno di mostrare tutta la sua altezzosità verso il popolo, ed esibire la sua aria di superiorità intellettuale. Mentre in realtà obbedisce agli ordini che vengono dal Bilderberg, dove il possibile no irlandese al Trattato di Lisbona è stato oggetto di preoccupate conversazioni a porte chiuse [ricordiamo che quest'anno del Gruppo Bilderberg ha fatto parte anche Paul Gallagher, attorney general dell'Irlanda, ndr]. In ogni caso, i poteri forti hanno ordinato ai loro maggiordomi «politici» di andare avanti che le «ratifiche» fasulle, fatte da parlamenti subalterni e non da referendum.

L’eurocrazia è «autistica», ha detto persino il ministro francese degli Esteri, Fillon. Non vuole prendere atto che, nonostante menzogne e pressioni e minacce, non riesce a «vendere» la UE così com’è ai suoi cittadini. La sordità e cecità degli eurocrati e dei loro padroni transnazionali è però, in qualche modo, necessitata: oggi su Bruxelles pende la madre di tutte le crisi politiche, per non parlare del governo irlandese, che ha parteggiato con tutti i mezzi più discutibili per il sì.

L’Europa senza democrazia è marchiata dalla illegittimità. Non prenderne atto, è l’unica difesa.

In Francia appaiono manifesti non del tutto pubblicitari. Lo slogan dice: «Lovely day for a Guinness». E’ un bel giorno per brindare con la più célebre birra irlandese.



1) Alain Duhamel, «Le despotism irlandais», Libération, 12 giugno 2008.

http://www.effedieffe.com/content/view/3562/165/
sabato, 07 giugno 2008


da Libération:

5 millions de musulmans en France

La France compterait environ cinq millions de musulmans dont 1,5 million d'origine algérienne, selon le ministère de l'Intérieur. 5% seraient des pratiquants réguliers.
AFP
LIBERATION.FR : vendredi 6 juin 2008

La France compte près de 5 millions de musulmans dont 5% sont des pratiquants réguliers, selon le ministère de l’Intérieur.

Dans leur étude sur «les musulmans en France» (Ed. Robert Laffont) Bernard Godard et Sylvie Taussig estiment à plus de 1,5 million le nombre d’Algériens de nationalité ou d’origine. C’est la communauté la plus importante et la plus ancienne, ce qui amène une partie de ses membres à revendiquer une «légitimité historique», notamment pour diriger le CFCM.

Il y aurait 1 million de Marocains, 400.000 Tunisiens, 340.000 Africains subsahariens (Sénégal et Mali principalement), 313.000 Turcs, 70.000 musulmans d’Asie, auxquels les auteurs de l’étude ajoutent les convertis (estimés à 40.000) et les musulmans sans papiers.

Plusieurs sondages récents ont montré que la pratique religieuse (principalement fréquentation de la mosquée et jeûne du ramadan) est plus forte chez les immigrés récents. 43% des musulmans nés en France se disent non pratiquants. La pratique religieuse comporte cinq obligations: le pèlerinage à la Mecque, la profession de foi, les prières quotidiennes, l’aumône, et le ramadan.

Actuellement, selon le ministère de l’Intérieur, il y a 1.890 mosquées et salles de prière en France [la cifra non è coerente con quella del
Centro d'Informazione e Studi sulle Migrazioni Mediterranee, il quale nel 2006 stimava a 2.147 il numero di moschee e sale di preghiera islamiche in Francia, ndr].

http://www.liberation.fr/actualite/instantanes/chiffre/330191.FR.php
giovedì, 05 giugno 2008


da Effedieffe:

Medici francesi contro l’Europa

Maurizio Blondet    04 giugno 2008

«No al diktat europeo – proteggere il settore sanitario dagli appetiti della finanza»: è il titolo di un comunicato che l’Ordine francese dei medici, insieme (per la prima volta nella storia) ai cinque sindacati dei dottori di tutti i colori politici, ha rivolto al governo. «Il diktat dell’Unione Europea – si legge – esige dalla Francia che si lascino dei capitali di qualunque natura prendere possesso delle Società d’Esercizio Liberale (SEL) costituite da professionisti della salute» (1).

Le Società d’Esercizio Liberale sono una sorta di società di persone, creata da pochi anni in Francia [non proprio da pochi anni: sono state istituite da una legge del 31 dicembre 1990, ndr], e che hanno molto successo. Medici, tecnici di laboratorio, massaggiatori, dentisti possono riunirsi in società SEL allo scopo di mettere in comune i capitali e condividere le spese, spesso notevoli, richieste per gli apparati e i macchinari della loro professione, dall’ecografo agli impianti per radiografie alla TAC. Per legge, il 75% del capitale sociale deve appartenere ai professionisti che lavorano in società.

Ora un «gruppo finanziario» non identificato ha fatto appello alla Commissione Europea per ben due volte, sostenendo che il limite del 25% del capitale estraneo che può essere investito nelle SEL configura un limite alla libera concorrenza.
La Commissione, come si può immaginare, ha dato ragione al «gruppo finanziario» ed imposto a Parigi di aprire anche quelle attività sanitarie alla «libera circolazione di capitali».


La Commissione ha definito la sanità «un servizio» come tutti gli altri, e dunque da aprire alla concorrenza. Di fatto, da domani un gruppo bancario o un fondo può investire i suoi soldi in questi settori, senza limite. E poichè  la finanza speculativa dispone di capitali molto superiori a quelli di medici e analisti di laboratorio, si troverà non solo «padrona» di una società di medici che lavorano nello stesso studio, ma peggio: può creare una SEL, riempirla di costosi impianti, ed arruolarvi dei medici che ne diventano dipendenti. Questo rischio è tanto più imminente, in quanto per la legge sulle SEL, i soci-medici che hanno meno del 25% del capitale investito sono considerati salariati dipendenti.

«La salute non deve diventare una merce in mano alla speculazione finanziaria, con processi di concentrazione e ricerca di redditività immediata incompatibili con il ‘servizio di prossimità’ che i medici offrono oggi ai pazienti», si legge nel comunicato dell’Ordine. Gli speculatori sono attratti dalle agevolazioni fiscali di cui godono le SEL, specie i dividendi che a fine anno i soci possono distribuirsi se c’è un profitto, e sono tassati come i profitti societari, a meno del 33%.

Contro questa pronuncia dell’eurocrazia si sono già pronunciati, prima dei medici, gli ordini dei farmacisti, dentisti, ostetriche, fisioterapisti e biologi di laboratorio. Per questi ultimi, il diktat è già operante: devono aprire la loro società a capitali di estranei, non prefessionisti della sanità, il cui unico interesse nell’attività sta nei profitti che se ne possono trarre, sfruttando il lavoro di medici ridotti a salariati. Su cui, per di più, si pagano meno contributi sociali, a tutto vantaggio del nuovo padrone finanziario (2).

La tassa Tremonti esiste già (in Francia). Leggere i giornali francesi è istruttivo. Si scopre ad esempio che la tassa sui profitti delle compagnie petrolifere, annunciata da Tremonti come «tassa Robin Hood» che toglie ai ricchi per dare ai poveri, è già in vigore da tempo in Francia, e in modo ben più efficace.

Da anni, il governo francese dà un aiuto alle famiglie povere, il cui reddito è sotto il minimo imponibile, per il gasolio da riscaldamento della casa. Questo sostegno, chiamato «prime à la cuve» (letteralmente: premio alla bacinella) era di 75 euro prima dei rialzi petroliferi. Sono ben 750 mila le famiglie che fruiscono di questo sussidio.

Dall’inizio dei rincari, la Total – primo distributore di carburante in Francia, e uno dei colossi mondiali – ha contribuito volontariamente all’aumento del «prime à la cuve»: che è passato a 150 euro. Adesso il governo ha «invitato» la Total a «contribuire di più al riscaldamento delle famiglie povere», sempre «volontariamente» s’intende. Per la Total, il costo sarebbe fra i 140 e i 200 milioni di euro; una briciola rispetto ai suoi super-profitti, che nel 2007 sono stati di 12,2 miliardi di euro e nel primo trimestre di quest’anno, al ritmo di un miliardo (duemila miliardi di lire) al mese.

Il governo a Parigi chiede alla Total di contribuire di sua volontà, senza essere obbligato a tassare. E la Total ci sta.
In Francia (3).

Anche sull’immigrazione l’atteggiamento francese è diverso. Lo spagnolo Diego Lopez Garrido, segretario di Stato per gli affari europei di Madrid, ha giudicato le leggi francesi sui clandestini «troppo rigide». Ma invece di insultare e gridare al razzismo dei francesi, come ha fatto contro l’Italia, il governo di Zapatero ha mandato a Parigi Garrido per trattare.

«Speriamo di arrivare a un testo comune tra Francia e Spagna» a proposito di un «patto d’immigrazione» rivolto agli immigrati extracomunitari, e da proporre poi agli altri Stati europei all’uscita dal prossimo vertice bilaterale franco-spagnolo, previsto a Saragozza per il 27 giugno.

Naturalmente la Francia resta sulle sue posizioni dure [e non solo la Francia: si veda questo articolo riportato nel blog Euro-Holocaust, a firma di Gaia Cesare, del Giornale, ndr]. E Garrido ha riconosciuto, sospirando, che la UE non può fissare che un quadro generale sul trattamento degli immigrati legali. «La messa in pratica di misure d’integrazione resta prerogativa di ogni Stato», ha detto mitemente lo spagnolo.

Lo stesso Garrido, in Francia, ha ancora una volta criticato il governo Berlusconi per l’introduzione del reato d’immigrazione clandestina. Anche dopo il colloquio fra Zapatero e il Salame [Berlusconi, ndr], ha detto, la Spagna mantiene «una opposizione formale» al progetto italiano.

Due pesi e due misure, chissà perchè (4).



1)
«Les médecins français contre ‘un diktat’ européen», Nouvel Observateur, 3 giugno 2008.
2) I medici e gli altri sanitari scelgono invece di mettersi in società SEL per altri motivi: i profitti che sono reinvestiti nella SEL (per esempio per gli acquisti di nuovi macchinari) non sono tassati; in caso di difficoltà finanziarie, i beni privati del socio sono ben distinti da quelli conferiti all’attività economica. Infine, i soci-medici possono conferire non solo capitale in forma liquida, ma anche in forma di impianti e apparecchi diagnostici.
3) «Une taxe Total pourrait financier la prime à la cuve», Le Monde, 4 giugno 2008.
4) Jean-Jacques Bozonnet, «Madrid souhaite amender le project français de pacte  d’immigration», Le Monde, 4 giugno 2008.

http://www.effedieffe.com/content/view/3447/165/
mercoledì, 04 giugno 2008


dal blog Euro-Holocaust (del 03/06/2008):

Matrimoni non-europei: annullamento per verginità fasulla!

Sta facendo discutere in queste settimane, la sentenza di un tribunale di Lille su un caso di separazione tra due sposi di fede maomettana. Lo sposo chiedeva di annullare il vincolo in quanto la sposa, prima del matrimonio (durato due anni), mentì sulla sua verginità. Il tribunale (retto da una donna, ossia il giudice Elisabeth Polle) ha dato ragione all'uomo, anche perchè la donna avrebbe confermato tutto.

Nella Francia che si reputa laica, una simile sentenza finisce per dare credito ad un pregiudizio d'ordine religioso e culturale (e lontano dai canoni contemporanei europei). Poco importa che la donna abbia ammesso la menzogna, perchè, più importante di tutto ci paiono quei due anni trascorsi nel frattempo e che, invece, finiscono per venir annullati in nome di quel pregiudizio. Ossia, i diritti umani, come sempre nella società multietnicista, vengono messi in disparte rispetto a certe richieste allogene.

Non conta la vita trascorsa assieme dai due coniugi. Conta solo lo stato dell'imene della donna al momento del matrimonio. Se questa non è barbarie! Se non si rischia, così, di veder fiorire l'orrido mercato delle ricostruzioni chirurgiche dell'imene!

Nel frattempo, come detto, la questione fa discutere: c'è chi punta ad annullare la sentenza (e costringere gli sposi a rimanere tali?); c'è chi, come Rachida Dati, ministro della Giustizia di origini nordafricane (e dal curriculum più volte contestato), afferma che la sentenza è anche un modo per la donna di liberarsi del marito bigotto (idea non assurda, ma che non aiuta la questione di principio toccata dalla vicenda); e c'è sempre la Dati, la quale incolpa il Partito Socialista di non avere fatto abbastanza per forme di integrazione capaci di allontanare le ragazze allogene dai propri ambienti famigliari (e relativi pregiudizi religiosi e/o culturali).

Sia come sia e capiti quel che capiti, la laica Francia dovrà imparare ad essere più coerente e salda nei suoi principi, per non rischiare che in qualche crepa delle sue istituzioni penetri un qualche veleno barbaro (si vedano, in tal senso, i mille esempi provenienti da una nazione ormai allo sbando come la Gran Bretagna).

Continua a leggere

http://euro-holocaust.splinder.com/post/17344369
martedì, 03 giugno 2008


da ANSA.it:

2008-06-03 17:40
CONDANNATA LA BARDOT PER ISTIGAZIONE ODIO MUSULMANI

PARIGI - Dovra' pagare 15.000 euro l'icona del cinema francese Brigitte Bardot [foto sopra, ndr], da anni paladina dei diritti degli animali, condannata dal tribunale di Parigi per istigazione all'odio verso la comunita' musulmana. Solo una multa, perche' il tribunale non ha seguito la richiesta dell' accusa che aveva reclamato anche la pena di due mesi di prigione con la condizionale.
Tutto parte da quella lettera che B.B., 73 anni, aveva indirizzato nel dicembre 2006 a Nicolas Sarkozy, allora ministro dell'interno, in cui chiedeva che gli animali uccisi dai musulmani in occasione della festivita' dell'Aid el Kebir fossero storditi prima di essere sgozzati. ''Ne abbiamo abbastanza di essere presi in giro da tutta questa popolazione che ci distrugge, distrugge il nostro Paese, imponendo i suoi atti'', aveva scritto l'attrice nella lettera, pubblicata da Info-Journal, rivista distribuita ai simpatizzanti della Fondazione Brigitte Bardot per la difesa degli animali.
Queste parole avevano fatto scendere in campo alcune associazioni antirazziste, quali la Lega per i diritti umani e il Mrap (Movimento contro il razzismo e per l'amicizia fra i popoli), che l' avevano accusata di ''incitamento alla discriminazione o all'odio razziale'', costituendosi parti civili [l'antirazzismo come nuovo fanatismo totalitario, oscurantista e repressivo, ndr]. La Bardot, assente all'udienza a causa delle sue difficolta' a muoversi, ''una doppia artrosi alle anche'' - ha riferito il suo legale, Francois-Xavier Kelidjian - ha inviato al tribunale una lettera in cui si e' detta ''nauseata dall'assillo'' di queste associazioni, e ''stanca e affaticata''. ''Anch'io sono stanca e affaticata'', ha risposto nel corso dell'udienza il procuratore della Repubblica, Anne de Fontette, ricordando altre condanne simili di Brigitte Bardot dal 1997.
Il giudice Nicolas Bonnal ha infine deciso che quelle dichiarazioni ''facevano chiaramente riferimento alla comunita' musulmana e assumevano il carattere di reato''. L'attrice e' stata fra l'altro condannata nel 2004 a 5.000 euro di multa per dichiarazioni che incitano all'odio razziale nel suo libro intitolato 'Un grido nel silenzio'. Altra multa di 4.000 euro nel 2001 per istigazione all'odio e alla violenza razziale quando in 'Una lettera aperta alla mia Francia perduta' pubblicata nel libro 'Le carre' de Pluton' (1999) aveva attaccato l'immigrazione islamica, lo sgozzamento dei montoni per l'Aid el Kebir, oltre al gran numero di moschee esistenti in Francia ''mentre i campanili tacciono per mancanza di parroci'' [come se tutto questo non fosse vero!, ndr].
Lo stesso testo, pubblicato sul Figaro il 26 aprile 1997, le era costato altre due multe, di 1.500 euro e di circa 3.000 euro. L' ex attrice fara' ricorso contro la sentenza? Il suo legale si e' limitato a dire: ''E' stanca di questo tipo di procedimenti, ma non la faranno tacere nella sua causa per gli animali''.


http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/........html
lunedì, 02 giugno 2008




Vedi prima: Un libro contro l'attuale ideologismo culturale: le radici greche dell'Europa (Euro-Holocaust del 30 maggio 2008)



dal blog Euro-Holocaust (02/06/2008):

Caso Sylvain Gouguenheim: ben due liste censorie organizzate contro il suo saggio storico!

Ricordiamo brevemente la questione: Gouguenheim, studioso di storia e docente all'ENS-LSH (l'Ecole normale supérieure de Lettre et Sciences humaines di Lyon) ha pubblicato un paio di mesi fa un saggio (Aristote à Mont-Saint-Michel) la cui tesi centrale è che l'Europa, sostanzialmente, non abbia avuto necessità del mondo maomettano per trasmettere i testi filosofici e scientifici della propria antichità sino in epoca moderna.

Il saggio non ha semplicemente fatto discutere, muovendo tesi contrarie (questo si poteva ben immaginare sarebbe accaduto). Ciò che è più vergognoso è la creazione di liste critiche (ma sostanzialmente censorie) contro il testo. A fine aprile, infatti, una lista è stata organizzata dal noto quotidiano della "gauche", Liberation; un'altra è stata organizzata da un gruppo di colleghi e studenti dell'ENS-LSH. Tutti hanno aspramente criticato sia la tesi sia il presunto sfondo ideologico del testo (più avanti le due liste). A Gouguenheim si contesta non solo il nocciolo del libro, ma anche i ringraziamenti ad un noto saggista vicino a posizioni politiche dell'estrema destra (Renè Marchand). Si contestano anche alcuni passaggi dove si discutono differenze valoriali tra cultura europea e cristiana e mondo maomettano. Tra le varie critiche, ci incuriosiscono quelle relative al mondo bizantino, ritenuto da alcuni differente dal mondo europeo (grottesco modo di vedere l'Europa, che però non stupirà chi, come noi, ha notato tra i politici europei uno spiccato interesse per il Nord Africa e non per i Balcani o l'Europa dell'Est. A proposito: chi afferma la differenza tra mondo bizantino e mondo europeo sarà a favore o contro la Turchia nell'UE?). Altre critiche sono più serie, basandosi su dati storici che andranno ricontrollati (anche se si tratta probabilmente solo di singole questioni, che non tolgono forza alla tesi di fondo), ma rimane la sensazione complessiva del mettersi in moto di una macchina censoria, che non perdona all'autore di pensare con la propria testa e non secondo i canoni dei cortigiani del regno assolutista del multiculturalismo.

Qui potrete trovare molti collegamenti ad articoli sulla questione:

www.fabula.org/actualites/article24000.php

  • Questa è la lista di Liberation (da notare i docenti e ricercatori italiani. La censura è internazionale):

http://euro-holocaust.splinder.com/post/17326458



Avviso ai lettori: cambio provvisorio della linea editoriale
giovedì, 08 maggio 2008


Dopo aver ospitato due articoli relativi al fatto di Verona (vedere