martedì, 01 luglio 2008


Lo segnala il blog Grotesque, di EleonoraM. Fonte della notizia è l'agenzia stampa il Velino. Cliccare sul link sottostante:

http://eleonoraemme.splinder.com/post/17666826/Trattato+di+Lisbona
martedì, 01 luglio 2008




Quel che leggerete dalle agenzie di stampa e in un estratto di articolo datato al 24 aprile scorso (vedere sotto) di sicuro non sarà mai abbastanza per arrestare il disfacimento etnico e culturale delle società europee prodotto dalla continua espansione afro-asiatica, ma potrebbe (come al solito, siamo cauti) segnare quantomeno l'inizio di una "stagione della legalità" connessa al fenomeno migratorio e di un controllo più stretto dei territori nazionali. Le popolazioni autoctone non potrebbero che giovarne, anche se non ancora in misura sufficiente...
Per quanto riguarda la Spagna si segnala inoltre un intervento del 17 giugno 2008.



da Il Sole 24 ORE (24/04/2008):


ZAPATERO, SOCIALISTA LIBERA TUTTI? NO, È LEGHISTA – NEL 2007 LA SPAGNA HA ESPULSO IL 90% DEGLI IMMIGRATI IRREGOLARI – ED È STATO ANNUNCIATO UN AUMENTO DELLA SEVERITÀ NEI CONTROLLI E NEL RILASCIO DEI DOCUMENTI…

Michele Calcaterra per “Il Sole 24 Ore”

La Spagna è, alle spalle degli Usa, il principale Paese d'immigrazione nel mondo, con 569mila arrivi all'anno di media nel periodo tra il 2000 e il 2005. Tant'è vero che il 10% circa dei 41 milioni di abitanti è straniero. Naturalmente non tutti sono regolari. Si calcola infatti che i clandestini siano almeno un milione e questo nonostante nel 2005 il Governo Zapatero abbia proceduto alla regolarizzazione in blocco di oltre mezzo milione di "sin papeles".
Negli ultimi anni la Spagna ha stretto però le maglie. E ieri il nuovo ministro del Lavoro, Celestino Corbacho, ha dichiarato: «Bisogna far sapere a chi arriva in Spagna che il benessere è frutto del lavoro di molta gente e non possiamo metterlo in crisi». Vale a dire, d'ora in avanti l'immigrazione sarà fortemente regolamentata e ci sarà più severità nella concessione dei documenti.
Gli ultimi dati annunciati dal Governo all'inizio dell'anno riferiscono che nel 2007 la Spagna ha espulso 9 immigranti irregolari su 10. Un record reso possibile grazie al maggiore controllo delle frontiere e del territorio, ma grazie anche a un aumento del 25% delle forze di Polizia. In valore assoluto, comunque, i rimpatri di clandestini si sono dimezzati tra il 2006 e il 2007 (da 99mila a circa 56mila) come conseguenza dell'ingresso a tutti gli effetti di Bulgaria e Romania nella Ue. A livello più generale, negli ultimi 4 anni i rimpatriati complessivi sono stati circa 370mila, il 43,3% in più rispetto alla precedente legislatura guidata da Aznar.

[...]



http://www.ilsole24ore.com/



da Tgcom (09/06/2008):


Immigrati, alt da Francia e Germania

"Solo regolarizzazioni una tantum"

Giro di vite alle regolarizzazioni di massa degli immigrati clandestini in Europa. Ad auspicarlo sono i ministeri dell'Interno di Francia e Germania, riuniti a Straubing, nel sud della Germania, per un consiglio dei ministri franco-tedesco. Le due parti si sono accordate per proporre che gli Stati membri dell'Ue procedano a delle legalizzazioni "una tantum" tenendo conto delle situazioni personali dei cittadini stranieri.
La Francia punta a far adottare ai 27 paesi un "patto" europeo sull'immigrazione, una delle quattro priorità della presidenza di turno francese dell'Unione europea al via il prossimo 1 luglio. Ogni Stato membro potrà conservare, tuttavia, la discrezionalità di procedere a delle legalizzazioni "una tantum".
Parigi e Berlino intendono infine rafforzare la loro cooperazione per l'applicazione di misure per mettere fine al soggiorno illegale degli immigrati. In discussione anche la possibilità di ricorrere ai voli collettivi di rimpatrio degli espulsi nei loro Paesi d'origine.


http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/.........shtml




da ASCA:


IMMIGRATI: FRANCIA, ESPULSI IN 5 MESI 80% IN PIU' RISPETTO A 2007

(ASCA-AFP) - Parigi, 19 giu - La Francia ha espulso circa 15 mila immigrati illegali nei primi cinque mesi del 2008, l' 80 per cento in piu' rispetto all'intero 2007. Sono questi i primi dati forniti dal ministro francese per l'Immigrazione, Brice Hortefeux.
Il numero delle carte di soggiorno fornite dal governo e' aumentato del 16 per cento, riflettendo un ''evidente cambio di direzione verso un'immigrazione professionale'', ha dichiarato il ministro.
Il presidente Nicolas Sarkozy, eletto lo scorso anno sulla promessa di rafforzare l'attuale legge appellandosi ad una ''immigrazione selezionata'', ha consegnato nei giorni scorsi ai Ventisette dell'Unione europea il progetto per un ''patto europeo sull'immigrazione e sull'asilo''. Il progetto verra' negoziato durante i sei mesi di presidenza della Francia all'Unione europea. Parigi presiedera' l'Unione europea a partire dal primo luglio prossimo.



http://mobile.asca.it/interna.php?idnotizia=763169



da ADUC Immigrazione (19/06/2008):


Il Senato dice no al diritto di voto per gli stranieri

Il Senato francese ha rifiutato di concedere il diritto di voto alle elezioni amministrative agli stranieri non originari di Paesi dell'Unione europea, nell'ambito di un progetto di legge di riforma delle istituzioni. Diversi emendamenti che chiedevano il diritto di voto presentati dai senatori socialisti, verdi, comunisti e radicali di sinistra sono stati respinti dalla maggioranza di destra con l'appoggio del governo. I senatori della maggioranza hanno argomentato che non e' possibile concedere il diritto di voto agli stranieri senza reciprocita' e che e' piu' semplice per gli stranieri residenti chiedere la naturalizzazione per esercitare i loro diritti civili. I cittadini dell'Ue possono votare alle amministrative dopo sei mesi di residenza in Francia, mentre gli stranieri extracomunitari non ne hanno il diritto, neanche dopo anni di soggiorno.



http://www.aduc.it/dyn/immigrazione/noti.php?id=224169
lunedì, 30 giugno 2008


Peter Löscher [foto sopra] è il direttore generale del gruppo industriale Siemens, che ha la sede principale in Germania. Recentemente ha dichiarato che l'alta dirigenza dell'azienda sarebbe troppo bianca, tedesca e maschile (!!!). Questa "mono-dimensionalità" renderebbe la società Siemens poco competitiva nel mercato globale e per questo ha annunciato che la sua priorità sarà quella di "migliorare la diversità globale dei manager" (tradotto, introdurrà la discriminazione positiva come criterio di assunzione; che poi avvenga in via ufficiale o ufficiosa poco importa).

Come già abbiamo visto a proposito di Jean-Paul Agon (L'Oréal), è chiaro il cammino (dicesi anche tradimento) che le élites "occidentali" hanno da tempo deciso di intraprendere. Altrettanto chiara è la necessità di tirare la fune in direzione diametralmente opposta, a partire dal nostro quotidiano...




dal Financial Times:


Siemens ‘too white, German and male’

By Richard Milne in London
Published: June 24 2008 23:30 | Last updated: June 24 2008 23:30


Siemens‘ top management is too German for its own good, as well as too white and male, according to its chief executive.
Peter Löscher, the Austrian-born chief of the German industrial conglomerate, said the priority for his second year in charge would be to improve the “global diversity” of managers and warned that Germany’s competitiveness could be threatened if it failed to do so [ci piacerebbe tanto che lo dimostrasse, ndr].
“The management board are all white males. Our top 600 managers are predominantly white German males. We are too one-dimensional,” he said in an interview to mark his first year in charge.
His comments underline a crucial issue for many German companies, who have benefited enormously from globalisation but still have nearly uniformly home-grown management and supervisory boards.
“It is generally a weakness of German groups. Swiss and Swedish companies have generally been better at building a more global management and culture,” said James Stettler at Dresdner Kleinwort, pointing to companies such as ABB. Herman Simon, a German management consultant, said: “It is one of the key tests for German groups – can they bind their international managers into the companies? Why don’t you see more Chinese or Indians at the top?”
Siemens actually has a high number of foreigners on its management board. Mr Löscher is Austrian and two of the remaining seven members are American. The other five are German. But of its 15 divisional heads, 11 are German. More than 80 per cent of its revenues come from outside Germany.
German companies suffer from a lack of international talent, even more in the supervisory than management boards. The situation for women is even worse: there is not a single female executive in the Dax-30 group of companies.
“It is not a question of quotas,” said Mr Löscher. “But I would like to see a much more diverse board. I would like to see a big Chinese running China and a big Indian running India.”
Asked if such diversity was critical to Germany’s future, he replied: “Absolutely. This is the biggest thing. If you are not representing your global customer base then you won’t tap your full potential. If you are doing well you will have a massive advantage.” Siemens has instigated a mentor programme among senior managers. The young executives Mr Löscher is in charge of include four Germans, two Chinese, a South African, a Pakistani, an American and a Brazilian
[notare che questa "diversità globale" esiste già tra i suoi più stretti funzionari, ma Löscher, da buon "ingordo globale", non si accontenta..., ndr].
Hermann Requardt, Siemens’ chief technology of-ficer, said: “There is a global battle for talent. It will be a core competence for senior management in the future.” Companies are facing a particular fight in countries such as China where employees often switch jobs. Siemens relocates 18,000 of its 430,000 global workers each year but Mr Löscher said more needed to be done.



http://www.ft.com/cms/s/.............html
domenica, 11 maggio 2008


Continuando a seguire il filone di Verona (e derivati vari):

dal blog Euro-Holocaust (del 10 maggio 2008)

Puntata dell'Infedele del 7 maggio 2008: denigrando la comunità nazionale

Vedi anche:

Speculando sulla tragedia di Verona (parte V): a Torino falsi manifesti della Lega
giovedì, 10 aprile 2008


L’incitamento contro l’NPD porta i suoi “frutti assassini”
05.04.2008
Stolberg

Nella notte fra il 4 e 5 Aprile 2 giovani attivisti (uno membro dell’NPD [partito politico di estrema destra, ndr], l’altro simpatizzante) di ritorno dall’assemblea generale annua del partito ad Aachen, sono stati assaliti da una gang di criminali stranieri nel centro di Stolberg [Nord Reno-Westfalia, Germania, ndr]. Il simpatizzante 19nne è stato accoltellato così gravemente, da morire più tardi all’ospedale in seguito alle ferite riportate. [...]

Continua in Novopress.info Italia

Un video in tedesco sull'accaduto (vedere "Mord in Stolberg"), realizzato dallo staff dell'NPD:

http://www.volksfront-medien.de/video_aktuelles.html

Faccio presente ai lettori che, a seguito di una ricerca
per parole-chiave effettuata in Google in tre lingue diverse (italiano, inglese e francese), non sono emerse altre fonti "più neutrali" (ad esempio, i classici quotidiani) in cui si parlasse di questo assassinio. Anche i media germanofoni, a parte ovviamente i vari siti dell'NPD, qualche blog e poche agenzie di stampa indipendenti (più "ufficiose" che "ufficiali"), sembrano molto reticenti. Eventuali segnalazioni in merito saranno gradite.
sabato, 29 marzo 2008


2008-03-29 13:04

Eintracht, no a casacca 'religiosa'
Bocciata la maglietta scelta dai tifosi dopo il caso Inter

(ANSA) - ROMA, 29 MAR - No dell'Eintracht Francoforte alla maglietta scelta dai tifosi per la prossima stagione: utilizzera' la casacca giunta seconda. Sul suo sito (1), il club spiega che la maglietta con una croce nera su sfondo bianco [immagine in alto, ndr] potrebbe suscitare proteste religiose. La dirigenza ricorda che una casacca simile (croce rossa su sfondo bianco) fu indossata dall'Inter, in occasione del centenario del club, in Champions a novembre. La Turchia protesto' perche' ricordava il simbolo dei Templari (2).

http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/calcio/news/2008-03-29_129161799.html

Note:

(1)
http://www.eintracht.de/aktuell/

(2)
Oltre alle proteste turche per la maglia dell'Inter, ricordiamo anche la croce rossa tolta dall'emblema del Barcellona in Arabia Saudita e in altri paesi islamici (articoli del blog Euro-Holocaust). Il caso dell'Eintracht ci sembra tanto più grave trattandosi di censura preventiva.
giovedì, 07 febbraio 2008


All'origine un episodio tragico ma limpido: a Colonia, precisamente nell'ottavo distretto di Kalk, un diciassettenne marocchino, tale Salih, aggredisce un tedesco di vent'anni per derubarlo. Il giovane tedesco si difende e ne segue una colluttazione al termine della quale il nordafricano, ricevuto un colpo fortuito al cuore con un coltello da tasca, ha la peggio e muore. Testimoni oculari hanno confermato la versione degli investigatori: si è trattato di un chiaro caso di legittima difesa (nessuna accusa a carico del ragazzo dunque). Versione che è stata ufficializzata dalla polizia a sole otto ore dall'accaduto.

Caso archiviato, direte voi. Non per i residenti stranieri dell'area (circa metà della popolazione di Kalk, dal tasso di disoccupazione altissimo), i quali a centinaia hanno dato vita a diverse manifestazioni di protesta: reclamano "giustizia" (cioè la pena per l'uccisore autoctono, se non la vendetta...) e denunciano il "razzismo" della società tedesca (argomento sempre "valido" e a portata di mano...). Un teatrino vittimistico che, pur non avendo al momento originato scontri con la polizia o altri disordini, ricorda le vicende di Villiers-le-Bel (nel novembre scorso) e di Amsterdam (nell'ottobre 2007). Tutti e tre i casi hanno infatti un minimo comun denominatore: la morte di allogeni africani che scatena le reazioni immotivate (a Colonia non violente, almeno sembra) di immigrati e discendenti.

Fonte: Spiegel Online International
domenica, 25 novembre 2007


Nel blog di supporto a Fatti d'Europa (L'archivio), sotto la categoria "emigrazione", è stata raccolta una serie di articoli (provenienti da fonti diverse) riguardanti un nuovo preoccupante fenomeno: la fuga degli Europei dalle rispettive nazioni. Prima di fornire i numeri relativi a questo esodo e al contemporaneo ingresso di immigrati (la situazione meglio documentata è quella della Gran Bretagna), vale la pena fare almeno tre osservazioni di carattere generale desumibili dalla lettura degli articoli:

1) Perché gli Europei emigrano? Per un generale scadimento della qualità della vita (dipendente, ad esempio, dal sistema di tassazione o di previdenza sociale), per il senso di sfiducia nelle opportunità lavorative o di carriera professionale che verrebbero loro offerte (es.: disoccupazione, retribuzioni giudicate insufficienti), per l'erosione culturale di cui si sentono vittime in patria.
Fra questi aspetti e la questione dell'immigrazione esiste un rapporto più o meno diretto.
 
2) Chi emigra? A lasciare il proprio paese sono soprattutto giovani europei qualificati, professionisti magari dalla carriera già avviata, ma negli ultimi anni è in aumento anche il numero di emigrati in possesso di titoli di istruzione inferiori

3) Cosa accade nel frattempo? L'immigrazione verso i paesi europei sta aumentando o resta sostanzialmente stabile (come in Germania). La grande maggioranza degli immigrati non è qualificata ed è poco istruita.

Ma sia ben chiara una cosa: scappare non è mai una soluzione!
Ecco alcune cifre relative a Gran Bretagna, Germania, Paesi Bassi e Svezia.

Gran Bretagna:

Dal 1997:
- 1,8 milioni di Britannici sono emigrati e di questi circa la metà ha fatto ritorno;
- più di 3 milioni di stranieri sono arrivati e circa la metà se n'è andata;
QUINDI: 900.000 Britannici in meno e come minimo 1,5 milioni di stranieri in più.

Dal 2001 al 2005:
- 2.258.000 gli immigrati giunti: di questi, 871.000 quelli ripartiti; ALLORA 2,258 milioni - 871 mila = +1.387.000 residenti nati all'estero;
- 503.000 cittadini britannici hanno lasciato il paese e non sono più tornati;
- la percentuale dei nati all'estero è salita dall' 8% (2001) al 10% del totale (2005).

Fra giugno 2005 e giugno 2006:
- 207.000 cittadini britannici hanno abbandonato l'isola;
- sono arrivati almeno 574.000 immigrati.

Anno 2006:
- complessivamente, un aumento di 316.000 stranieri ed una perdita di 126.000 Britannici;
- l'immigrazione ha contribuito per il 55% alla crescita della popolazione;
- 4 emigrati su 10 occupavano incarichi professionali e manageriali.

Mete preferite dagli emigrati britannici: Australia, Spagna, Nuova Zelanda, Francia, Stati Uniti.

A Birmigham, nelle classi elementari, i bambini che non parlano inglese come madrelingua sono passati, nel solo ultimo anno, dal 5 al 20%.

Aborti: interrotta 1 gravidanza su 5 (il dato si riferisce all'Inghilterra e al Galles, ma è ignoto il periodo di riferimento).

Fonti: Townhall.com, The Telegraph (1 e 2), pressdispensary.co.uk, Daily Mail (1 e 2), Effedieffe

Germania:


Anno 2005:
- 144.815 i Tedeschi emigrati secondo l'ufficio federale che si occupa di statistiche (+25% rispetto al 2002);
- N.B.: questo è soltanto il dato ufficiale, sicuramente inferiore a quello reale, poiché molti lasciano la Germania senza notificare la propria partenza alle rispettive municipalità;

Due le ragioni principali che spingono i Tedeschi ad andarsene: tassazione troppo elevata ed estraniazione socio-culturale dovuta all'immigrazione di massa, la quale stravolge il profilo identitario di appartenenza e di riferimento.

Mete preferite:
Norvegia, Danimarca, Svizzera, Austria, Nuova Zelanda, Stati Uniti.

Emigrati tedeschi:
- la metà ha meno di 35 anni;
- la percentuale dei laureati è 10 volte maggiore rispetto alla media nazionale.

Fonti: The Brussels Journal, Spiegel online

Paesi Bassi:


Anno 2006: più di 130.000 Olandesi hanno lasciato il paese.

Nei primi 9 mesi del 2006:
- quasi 100.000 gli emigrati (12.000 in più rispetto allo stesso periodo del 2005) e circa la metà erano nativi d'Olanda;
- 76.000 immigrati si sono stabiliti nel paese (+6.000 rispetto allo stesso periodo del 2005).

L'emigrazione ha raggiunto i livelli più alti dopo gli assassinii di Pim Fortuyn e Theo van Gogh. Essa ha rallentato la crescita della popolazione.

Fonti: The Brussels Journal, Expatica

Svezia:


Anno 2006:
-
95.750 immigrati (è record: +47% rispetto al 2005);
- 44.908 persone emigrate (+18% rispetto al 2005);
- il gruppo più consistente di immigrati (16%) è costituito da Svedesi che ritornano in patria, seguiti però dagli Iracheni (11%), la cui immigrazione nel paese scandinavo, per effetto della guerra condotta dagli Stati Uniti, è aumentata del 269% rispetto al 2005.
[cliccare sul collegamento in basso per vedere una lista, in fondo all'articolo, relativa ai paesi di provenienza degli immigrati in Svezia]
- 51.239 immigrati hanno acquisito la cittadinanza svedese (altro record): di questi, ben 12.895 erano iracheni.

Fonte: The Local
lunedì, 19 novembre 2007


Parliamo in breve di alcuni recenti accadimenti passati completamente sotto silenzio dai mezzi di informazione del regime. Prima di passare ad esporli seguendo la loro successione cronologica, è bene far notare il profilarsi di un nuovo orizzonte di scontro etno-culturale sul suolo europeo, motivato, oltre che da una innaturale promiscuità, da dinamiche geopolitiche e socio-culturali che hanno origine in ambito extraeuropeo, in questo caso turco, curdo e armeno (punti 1 e 4). Dunque, una ragione in più per la quale temere (la tensione globale, tanto cara al sistema elitario, è alle porte...) e per rivedere le proprie posizioni qualora non l'abbiate ancora fatto.

1) Bruxelles. Elaib Harvey, del Brussels Journal, in un breve articolo di ottobre riferiva di alcuni scontri fra la polizia e giovani turchi del quartiere in cui vive (a maggioranza turca), dopo che questi avevano dato alle fiamme il centro sociale della locale comunità curda. L'atto vandalico, avvenuto alla fine del marzo scorso, sarebbe stato una sorta di risposta vendicativa per un'imboscata subita qualche giorno prima dall'esercito turco ad opera della guerriglia curda del PKK (nel mondo globalizzato un'unica miccia è in grado di far detonare più di una bomba, in diversi punti del globo...). All'aggressione turca è seguita la naturale risposta dei residenti curdi, con la polizia che cercava di separare i due gruppi e che si è poi vista costretta a fronteggiare entrambi.
Giovani turchi sono stati protagonisti di almeno altri due episodi di intolleranza nella capitale belga. Domenica 21 ottobre hanno saccheggiato un ristorante (o caffé, a seconda delle fonti) armeno nel corso di una manifestazione (secondo il gestore, la polizia, seppur presente, non sarebbe intervenuta). Nella sera dello stesso giorno
Mehmet Koksal, giornalista turco di nazionalità belga, sorpreso davanti all'ambasciata americana, è stato costretto a fuggire perché inseguito da una ventina di turchi intenzionati a linciarlo. Koksal aveva filmato i manifestanti dell'estrema destra turca: sui motivi e le modalità di tale aggressione rimandiamo ad un post del suo blog (in lingua francese).  

Fonti: The Brussels Journal + SABCnews.com

2) Amsterdam. Il 14 ottobre un agente donna della polizia spara, uccidendolo, ad un ventiduenne marocchino, Bilal Bajaka, che stava accoltellando lei ed un suo collega (i due hanno riportato ferite gravi al petto, al collo, al viso e alla schiena). L'uccisione del marocchino ha scatenato una rivolta urbana nel distretto di
Slotervaart che si è protratta per diverse notti successive, sul modello dei tumulti nelle periferie francesi del novembre 2005: auto incendiate e scontri con la polizia.   
La famiglia di Bajaka si è difesa sostenendo che fosse mentalmente pazzo e che soffrisse di un'ossessione suicida (sì sì, ossessione suicida ma con effetto omicida...). Paul Belien, l'autore dell'articolo utilizzato come fonte, ci informa che il marocchino fosse un amico personale di Mohammed Bouyeri, l'islamista che nel 2004 aveva ucciso il regista Theo van Gogh. Bene, un motivo in più per non piangere la morte del nordafricano.

Fonte: The Brussels Journal

3) Copenhagen. Domenica 21 ottobre alcuni esponenti delle organizzazioni SIOE e SIAD, che abbiamo già menzionato in altra occasione, sono stati vittime di un tentato omicidio, in un parcheggio sotterraneo della capitale danese, da parte di un gruppo di ignoti armati di spranghe metalliche. In quello stesso giorno era in programma una manifestazione indetta dalle due associazioni. Nonostante i feriti, la manifestazione si è svolta ugualmente.

Fonte: SIOE

4) Berlino. Nell'ultima settimana di ottobre ultranazionalisti turchi hanno attaccato un centro culturale curdo brandendo machete e ferendo decine di persone. Le ostilità sarebbero state un riflesso dei rinnovati scontri fra l'esercito turco e i ribelli curdi al confine con l'Irak.
Nella sera di domenica 28 si sono verificati altri tafferugli che hanno visto schierati la polizia da una parte ed immigrati turchi e curdi dall'altra: 18 gli agenti feriti, 15 le persone arrestate nella mattina di lunedì.

Fonti: International Herald Tribune + The Christian Science Monitor

5) Lakewood (New Jersey, Stati Uniti). Nella mattinata del 12 novembre uno scontro fuori dalla scuola superiore di Lakewood si è tramutato in una rissa furibonda all'interno dell'edificio che ha visto coinvolti circa 150 studenti e per la quale si sono resi necessari 75 poliziotti (provenienti anche da paesi limitrofi) per riportare la situazione alla normalità. Motivo scatenante, le tensioni fra gang rivali afro-americane e ispaniche. Il corpo studentesco è composto per il 43% da ispanici (centro e latino-americani), per il 36% da neri e per solo il 19% da bianchi. A buon rendere!

Fonte: The Star-Ledger
venerdì, 27 luglio 2007
Dal quaderno n° 2 di Polaris L'immigrazione, a cura di Francesco Amato, Pietro Battistella, Francesco Boco, Paolo Caioli, Maria Teresa Ferazzoli, Andrea Forti, Vincenzo Pino, Augusto Ricci, Adriano Scianca - coordinatore: Gabriele Adinolfi (pp. 6-8).

Buco nero e banda del buco

L’immigrazione è un paradiso o un inferno?
A questa domanda, certuni, fermi sulle loro convinzioni ideologiche, rispondono che si tratta di un paradiso, o perlomeno di un paradiso possibile. Altri la considerano un inferno. Di certo, benché non sia assolutamente coretto impostare così la questione, un paradiso non è.
Non è un paradiso in Italia, come vedremo; e non lo è di sicuro all’estero.
In Francia trent’anni e più di legislazione pro-immigratoria forse hanno inizialmente aiutato le imprese ma poi hanno finito col costare, non solo socialmente (il vulcano delle banlieues è oramai sempre acceso con quel che ne consegue in brutalità criminose) e culturalmente (la regressione culturale e linguistica da massificazione si è rivelata sorprendente) ma anche economicamente.
Il debito pubblico transalpino al 2006 conta ben 80 miliardi di euro di passivo per il sostentamento degli organismi sociali. Si pensi a questo proposito che subito
dopo la rivolta delle banlieues del novembre 2005 i fondi per le associazioni assistenziali ai banlieusards che dovevano inizialmente essere ridotti sono stati immediatamente raddoppiati!
Ben più rivelatorie le cifre della Germania.
Gli immigrati disoccupati, solo in termini di sussidio pubblico, sono costati 45 miliardi nel quinquennio 2000-2005 e questo in misura progressiva, visto che nel solo 2005 il costo ha superato i 10 miliardi e mezzo di euro. L’assistenza familiare pesa per 18,5 miliardi all’anno. L’assistenza sociale in Germania è per oltre i due terzi appannaggio degli immigrati, l’ottanta per cento dei quali beneficia dell’assistenza senza versare alcun contributo ed ha diritto a cure mediche, ricoveri in ospedale e in case di riabilitazione a titolo gratuito. 16 miliardi di euro all’anno sono investiti per cercare di approntare sistemi scolastici che permettano in qualche modo la riduzione del gap culturale. I detentori del titolo di “diritto d’asilo” comportano altri 50 miliardi di euro annui sulle casse tedesche.
Queste cifre inducono a riflettere.
Esse fanno giustizia di un luogo comune del tutto campato in aria: quello secondo il quale
l’immigrato, in quanto forza-lavoro, rappresenterebbe una risorsa che consentirebbe di rifondere, con i suoi contributi, i capitali dell’assistenza sociale in nazioni come la nostra in tendenza alla denatalità: per il momento invece, e significativamente in paesi dall’immigrazione lungamente radicata, avviene l’esatto contrario.
Le cifre ci attestano ancora un altro dato: e cioè che l’immigrazione costa molto alla collettività in termini economici.
C’è però un terzo dato sul quale non si è soliti soffermarsi ma che è capitale, strategico.
Del buco nero causato alle casse del paese esistono numerosi beneficiari; associazioni di aiuti all’emigrato, assistenti sociali, funzionari vari i quali, uniti tra loro a rete e organizzati in stile lobbistico, impongono ai politici il perseverare una politica di sprechi di cui i loro organismi, la cui struttura parassitaria è inequivocabile, beneficiano economicamente. E, visto il perpetrarsi di un insuperabile disagio, i loro esponenti di spicco ne beneficiano anche politicamente o personalmente in quanto sono considerati “esperti” e, agendo come indiscussi mediatori, acquisiscono un’influenza sempre maggiore che si rivela monetizzabile.

L'immigrazione
(Polaris), pp. 6-8
sabato, 23 giugno 2007


Napolitano e Blair: due congiurati

Maurizio Blondet
20/06/2007

Gli inglesi hanno appreso il nome del presidente italiano - Giorgio Napolitano - probabilmente per la prima volta lunedì. E con immediato sospetto.
«Mister Napolitano ha bollato come terroristi coloro che si oppongono all'Unione Europea», ha titolato il Sunday Express. (1)
Il giornale britannico riporta, più precisamente, che Napolitano ha detto in un incontro a Siena: «E' terrorismo psicologico ventilare lo spettro di un super-Stato europeo».
E il presidente tedesco Hans Kohler, che era presente, ha annuito vigorosamente.
Aggiungendo che questi «terroristi» vanno identificati con «i populisti demagoghi», espressioni che nel gergo europoide equivalgono a «nazionalismo» e «fascismo».
In Inghilterra, i contrari alla UE sono una irriducibile maggioranza.
Ed ora assai allarmati di essere etichettati come «terroristi»: ci vogliono internare a Guantanamo?
Aumenta l'allarme il fatto che Napolitano ha pronunciato la sua uscita proprio mentre Tony Blair - che sta per decadere da premier e che nessuno in Inghilterra rivoterebbe più, per come ha trascinato il Paese nelle guerre di Bush - viene «autorevolmente» indicato da tutti i poteri forti come il prossimo presidente della Commissione Europea.
E ciò, nel quadro delle trame, avviate a porte chiuse da Angela Merkel, per re-imporre ai popoli la cosiddetta costituzione d'Europa, sonoramente bocciata nei referendum del 2005.

Continua in Effedieffe
venerdì, 22 giugno 2007


8 Settembre 2007, Jena Seidelparkplatz (Germania)

Festa dei Popoli - per un'Europa delle Patrie

Per saperne di più vai al sito www.f-d-v.de
sabato, 09 giugno 2007
Dal sito Internet Orionlibri (scheda prodotto):

L'IMMIGRAZIONE

Editore: Società Editrice Barbarossa
Autore: Autori Vari
Anno: 2007
Pagine: 160
Sezione: Politica e attualità
Argomento: Imperialismo Antimperialismo
Codice: BROSSA0278LB

Prezzo:12,00 € (I.I.)






DALL'INTRODUZIONE

Cos’è e come procede l’immigrazione
Ovvero da cosa nasce il fenomeno e come viene gestito in Italia;
quali moniti ci giungono dall’estero;
il sistema dei politraffici, la guerra tra poveri, l’opportunismo degli sfruttatori, il ruolo delle associazioni, i pregiudizi del fondamentalismo utopico e global
Polaris


[...]

Ricapitolando, gli elementi cardine della questione ci paiono questi:

* L’immigrazione è endemica al sistema di sfruttamento globale delle Multinazionali.
* Il problema non può essere visto se non nella sua globalità, né può essere risolto se non si cambia politica di sviluppo, se non si trasformano i rapporti internazionali.
* A gestire i flussi dell’immigrazione sono, soprattutto, organismi cha appartengono alla Criminalità Organizzata.
* L’aspetto criminale e criminogeno dell’immigrazione anche in casa nostra è strettamente connesso al sistema di Crimine Organizzato internazionale e ai politraffici illegali del sistema multinazionale.
* A gestire la permanenza in loco degli immigrati sono associazioni assistenzialistiche infarcite di pregiudizi ideologici, le cui finanze crescono proporzionalmente all’incontrollabilità del fenomeno che, quindi, tendono ad alimentare sia in numero che in confusione.
* In Italia, come in ogni altra terra europea d’immigrazione, la gestione del fenomeno porta a una guerra tra poveri con un rovesciamento dei privilegi; rovesciamento di cui fanno le spese le classi povere italiane che già avevano pagato il costo della politica economica globale.
* In sostanza la gestione dell’immigrazione è sbagliata in toto, da monte a valle, e ne fanno spese tutti: dagli immigrati agli autoctoni.

Consiglio all'utenza di leggere per intero l'introduzione nella scheda del prodotto e, naturalmente, di acquistare il libro, che è possibile ordinare dallo stesso sito.
martedì, 17 aprile 2007


Preso dal sito di Azione Tradizionale:

Pensare ti è vietato!

Getta nuova paura e scompiglio in Germania l’ascesa elettorale delle formazioni politiche di estrema destra, colpite a loro volta dalla sempre più frequente repressione poliziesca. Le ultime statistiche "ufficiali", riportano che solo nell’ultimo periodo sarebbero state ben 18 mila le azioni criminose compiute da aderenti a questi movimenti. Confrontando le statistiche emerge però che su 18 mila segnalazioni acquisite, solo 1100 riguardano atti di violenza fisica, di conseguenza sembra ovvio pensare che le restanti 16900 denunce siano in realtà delitti di opinione puniti per legge, poichè equiparati ad azioni criminose. A pensar male si fa peccato…e reato!

Continua
(la fonte è un articolo de Il Manifesto)
sabato, 24 marzo 2007


Recentemente sono avvenuti due episodi in Germania che ben mostrano il preoccupante atteggiamento di sudditanza psicologica e di soggezione dell'Europa odierna nei riguardi dell'Islam.

1. Il Reverendo Franz Muerer, della parrocchia cattolica di San Teodoro, a Colonia, ha devoluto le offerte di una messa domenicale per la costruzione della grande moschea nel distretto di Ehrenfeld. Sia il comitato della Chiesa Cattolica di San Teodoro sia il consiglio parrocchiale hanno approvato la scelta. La moschea, che sorgerà nel "quartier generale" dell'Unione Turco-Islamica per l'Istituzione della Religione (DITIB), sarà una delle più grandi in Germania. Secondo i progetti la struttura comprenderà due minareti alti 55 metri, una cupola e un ambiente capace di accogliere più di 3.000 fedeli.

2. Lo scorso mercoledì un giu