giovedì, 17 luglio 2008




Leggi prima: Dateci il Gran Muftì al posto del prete (del 10 novembre 2007)



da la tribuna di Treviso (del 14/07/2008):


Moschea clandestina, bufera sul prete

Stiffoni: «Va allontanato»
Ma don Aldo replica: «Spazi dati per il ritrovo»


Bufera sulla moschea allestita nel seminterrato dei locali della parrocchia di Paderno. Ad attaccare il parroco don Aldo Danieli è il senatore della Lega Piergiorgio Stiffoni. «Di fronte a tale disobbedienza dovrebbe essere rimosso», commenta. Ma don Aldo precisa: «Io non concedo spazi specificatamente per la preghiera, ma per degli incontri. Se poi pregano non vado a controllare con il lumicino».
Il parroco di Paderno si ritiene dunque estraneo alla vicenda della preghiera «sotterranea» nel seminterrato della sala parrocchiale che, secondo quanto raccontato da chi frequenta quel luogo per il culto, avviene tutti i giorni della settimana tranne il venerdì, e coinvolge solo 3-4 persone per volta.
Lo stesso vale per la preghiera del lunedì notte alle 3, un rito tradizionale nella religione islamica. Il sabato, in occasione di feste collettive, i musulmani si trovano anche in 100. In quel caso dopo la festa segue di solito un momento di preghiera, come è avvenuto lo scorso sabato sera: i musulmani si sono ritrovati per festeggiare la nascita di un bambino e poi hanno fatto un breve raccoglimento.
In 30 poi si sono fermati fino alle 3 del mattino. «Nel seminterrato ci sono ancora i tappeti che i musulmani hanno lasciato in attesa di trovare un luogo per il culto - ammette don Aldo - Ma io non ho concesso lo spazio specificatamente per la preghiera. In ogni caso, se anche si dovessero trovare in 3 persone per mettere a posto le loro cose e poi magari pregano, non credo bestemmino. Beati loro se lo fanno. Magari facessimo anche noi così. La possibilità di pregare è un diritto fondamentale dell’uomo».
Mentre dalla Curia vige ancora il silenzio sulla questione (ieri il vescovo era irreperibile), a parlare sono i politici.
La vicenda ha scatenato le polemiche della Lega, in particolare del senatore Piergiorgio Stiffoni, che ha colto l’occasione per sparare a zero sul parroco di Paderno. «Don Aldo non si rende conto su quale brutta china si è messo - commenta Stiffoni - Se fosse un mio dipendente l’avrei già rimosso».
Per il senatore ovviamente eventuali provvedimenti spettano al vescovo don Andrea Bruno Mazzocato. «Non entro nel merito di questioni interne - continua - Credo però che il vescovo sia fin troppo buono. In ogni caso, mi sembra che il parroco si stia prendendo gioco del vescovo. Mi pare che i parroci abbiano giurato obbedienza al vescovo e quindi devono osservare i dettami che vengono dalle gerarchia e non fare i ribelli».
La vicenda della preghiera «carbonara» è destinata quindi a far parlare di sé, e a lungo. A settembre inizierà il Ramadam e la questione di un spazio «ufficiale» per il luogo di culto ritornerà con più vigore dei mesi passati. I musulmani hanno chiesto a don Aldo gli spazi della parrocchia. «Ne ho parlato con il vescovo - spiega don Aldo - E la decisione spetta a lui».
Sulla vicenda interviene anche il vice-presidente della provincia di Treviso Floriano Zambon di Forza Italia. «E’ necessario vedere chi la vuol fare, dove, quanti sono. Comunque la costruzione della moschea riguarda i musulmani, come avviene per tutte le altre minoranze religiose che si sono organizzate per trovare un loro luogo di culto».
La preghiera «sotterranea» è scattata dopo la cacciata dei musulmani lo scorso novembre, quando la Curia aveva indotto il parroco a fare marcia indietro sulla concessione degli spazi parrocchiali agli islamici. Ora si apre un nuovo fronte di polemiche.

(14 luglio 2008)

http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/..........2033298
giovedì, 17 luglio 2008


Un referendum italiano sul Trattato di Lisbona? (Italiani Liberi, dell' 11 luglio 2008)





Ma il problema è dei cattolici in tutta Europa (il Giornale, del 6 luglio 2008)
mercoledì, 16 luglio 2008



da AGI Europa (del 04/07/2008):


TRATTATO UE: KACZYNSKI CHIAMA SARKOZY, NON BLOCCHERO' RATIFICA

(AGI/REUTERS) - Parigi, 4 lug. - Il presidente polacco, Lech Kaczynski, ha assicurato al collega francese, Nicolas Sarkozy, che il suo Paese non blocchera' il processo di ratifica del Trattato di Lisbona. "Il presidente polacco - ha fatto sapere in una nota l'Eliseo dopo un colloquio telefonico tra i due leader - ha affermato che la Polonia non sara' un ostacolo alla ratifica del trattato". Nei giorni scorsi Kaczysnki aveva fatto sapere che non avrebbe firmato la ratifica del trattato, gia' approvata dal Parlamento, in quanto "priva di senso" dopo la vittoria del no nel referendum irlandese [vedere segnalazione del 1° luglio 2008, ndr]. Poi ha precisato che non si opporra' alla ratifica, ma solo dopo che il popolo irlandese si sara' potuto esprimere nuovamente sul trattato.
Sarkozy, da parte sua, ha ricordato che "il trattato fu negoziato direttamente dal presidente Kaczynski" e che "la Polonia si era impegnata a ratificarlo". Una psoizione riecheggiata anche dal presidente cella Commissione europea, Jose' Manuel Barroso, il quale ha auspicato che "la Polonia sia coerente" con l'impegno che ha assunto a ratificare il trattato. Un siluro al trattato di Lisbona e' arrivato anche dall'euroscettico presidente ceco, Vaclav Klaus, che ha detto di augurarsi che la Corte Costituzionale o il Senato lo boccino [vedere le sue dichiarazioni riportate in un post del 19 giugno 2008, ndr].


http://europa.agi.it/in-primo-piano/.........html
martedì, 15 luglio 2008


Il 10 luglio abbiamo riportato un articolo sulla confessione dell'uruguaiano, El Gordo, che ha ucciso Federica Squarise. Il caso, che ha avuto ampia eco dai mezzi di informazione, ha suscitato varie riflessioni da parte del direttore di Effedieffe, Blondet. Vi segnaliamo pertanto due suoi articoli, che forse a qualche lettore potranno apparire non rilevanti per gli argomenti trattati da questo blog. Ma quando si parla di immigrazione e multietnicismo, ovvero degli "altri", non si può fare a meno di parlare anche di "noi" o dei "nostri", in questo caso di certa, tanta, troppa gioventù europea "educata" allo sbando, di giovani che - come scrive Blondet - "credono di «vivere la propria vita» e invece sono vissuti da altri, esprimono opinioni di altri, di maggioranze informi, o di entità ancora più losche". Attenzione: non è un giudizio sulla persona di Federica Squarise, della quale né Blondet né io sappiamo granché. Però queste parole non vi richiamano alla mente il giovanilismo "aperto", "multicolore" e "tollerante" iniettato da programmi televisivi e pubblicità nelle menti in formazione di piccoli e adolescenti? Non vi sembra di sentire l'universitario ventenne che con aria di sufficienza vi dice "l'immigrato è una risorsa, l'immigrato è una ricchezza"?

Gli articoli di Effedieffe:
  1. Ragazze, imparate i codici (del 13 luglio 2008)
  2. Femmine, femministe. E donne (del 15 luglio 2008)
giovedì, 10 luglio 2008




La Robin Hood tax è una nuova tassa che consiste in un prelievo, previsto una tantum, sugli utili che i petrolieri, le banche e le assicurazioni hanno guadagnato dall’aumento del costo del petrolio riferito alle scorte petrolifere.
In particolare, gli operatori saranno obbligati a far emergere, nella gestione contabile delle scorte petrolifere, la plusvalenza; questo utile è realizzato dalla differenza tra le scorte di petrolio comprate e accantonate a prezzi più bassi e poi vendute a valore di mercato cresciuto.
Secondo le previsioni del Ministero dell’Economia e delle Finanze la Robin Hood Tax porterà nelle casse dello Stato circa 2 miliardi di euro.

18/06/2008

da: http://www.governoinforma.it/pillole/...........aspx



da Il Tempo:


Robin Tax, duello Tremonti-Draghi

La Robin Hood tax è una tassa talmente controversa che rischia di aprire un conflitto, solo di parole finora, tra le due più alte autorità in tema di economia del Paese. Per il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, infatti il suo peso rischia di essere spalmato dalle banche sui clienti o sugli azionisti.

Per Giulio Tremonti, ministro dell'Economia, l'idea di Palazzo Koch è una «vecchia dottrina» per la quale l'unica alternativa al prelievo su extra-profitti sarebbe quella di «tassare gli operai, gli unici che non possono traslare i costi su altri».
Le scintille si sono viste ieri sul palco dell'assemblea dell'Abi, l'associazione delle banche italiane. Il governatore usa toni meno tranchant di quelli utilizzati solo una settimana fa in Parlamento. Ma non cambiano i timori espressi. La nuova tassa peserà sulle banche. Il nuovo prelievo aumenterà di 10 punti il costo della raccolta delle banche. «È difficile prevedere - aggiunge - come quest'onere si ripartirà: in relazione all'evoluzione delle condizioni di mercato, esso potrà ricadere sulle condizioni offerte a depositanti e prenditori di credito, sui profitti distribuiti o sulle risorse accantonate al patrimonio». In pratica, non sfuma il timore che il maggior costo possa essere «traslato» sui clienti o sugli azionisti, piuttosto che assorbito dagli istituti. Ma è soprattutto Tremonti a difendere la sua creatura: «è una vecchia dottrina» - dice - quella che critica le tasse sugli extraprofitti delle imprese perché teme che vengano trasferiti sui clienti. «In questo senso l'imposta ottima è quella applicata sugli operai - dice il ministro - Loro non possono traslarla e, siccome negli anni passati di traslazione non si è parlato, significa che l'incidenza delle tasse è stata da quella parte», cioè sugli operai.
La crisi dei mercati è l'altro argomento principe. Draghi spiega che non bisogna ripetere gli errori degli anni '70, dopo lo choc petrolifero, quando si aumentò la liquidità. Le banche centrali, ora, stanno aumentano i tassi, per limitare gli impatti inflattivi, anche se ci sono ancora «segnali di allarme» sul fronte dei prezzi. Anche perché spiega Draghi l'inflazione in un solo anno ha ridotto di tre punti il reddito disponibile delle famiglie ed entro l'anno i consumi potrebbero segnare una contrazione di due punti.

10/07/2008


http://iltempo.ilsole24ore.com/economia/..........shtml
mercoledì, 09 luglio 2008
 



Vedi prima: No allo Scudo Stellare: petizione online per un'Europa più libera



da Apcom (di ieri):


Russia: accordo Rep. Ceca su scudo Usa portera' risposta militare

Washington ha firmato una intesa con la Repubblica Ceca

Roma, 8 lug. (Apcom) - La firma di oggi di un accordo bilaterale tra gli Stati Uniti e la Repubblica Ceca per la dislocazione nel paese centro-europeo di un radar nell'ambito del sistema antimissile statunitense costringerà Mosca a una risposta di natura militare. E' quanto si riferisce in una nota del ministero degli Esteri russo ripresa dall'agenzia di stampa Interfax.
Mosca ha manifestato la sua delusione riguardo alla decisione degli Stati Uniti di procedere a un accordo con la Repubblica Ceca, ignorando le preoccupazioni russe.
"La posizione della Russia su questo argomento è ampiamente conosciuta: noi siamo contrari al progetto americano di una terza fase (del sistema antimissile a scopo difensivo, ndr), che è capace di recare minaccia non soltanto alla comunità europea ma anche alla stabilità e alla sicurezza globale", si legge nel comunicato del ministero degli Esteri di Mosca.
"E' deludente il fatto che la nostra alternativa, di costruire un sistema collettivo di sicurezza contro le minacce missilistiche, è stato di fatto ignorata", si aggiunge nella nota ripresa da Interfax.
"Se gli accordi con gli Stati Uniti, soggetti a ratifica da parte del parlamento ceco, diventeranno legge e se il reale dispiegamento del sistema di difesa antimissile Usa sarà operativo vicino ai nostri confini, allora noi risponderemo non usando la diplomazia ma i metodi tecnologico-militari", si conclude nel comunicato.



http://notizie.alice.it/notizie/top_news/2008/07_luglio/08/..........
mercoledì, 09 luglio 2008



da La Stampa:


9/7/2008 (9:43) - SCENARIO DI CRISI

Caucaso, Mosca accusa gli Usa: copre le "provocazioni" georgiane

Nel giorno della visita di Condoleeza Rice in Georgia il Cremlino accusa gli Usa di interferire nell'architettura di pace del Caucaso del sud

MOSCA
La Russia accusa gli Stati Uniti di «coprire le provocazioni» georgiane nelle regioni separatiste di Abkhazia e Ossezia del Sud (Caucaso) dove nell’ultima settimana si è verificata un’escalation di episodi di violenza.

Una nota del ministero degli Esteri moscovita riferisce che «Coloro che, malgrado i fatti, tentano di non accorgersi del pericolo e si permettono di coprire i provocatori, accusando Mosca di tutto, rendono un cattivo servizio al governo georgiano», perchè lo convincono che «tutto sia permesso. Proprio in tal modo bisogna valutare le recenti dichiarazioni di rappresentanti della segreteria di Stato Usa». Il comunicato, riportato dall’agenzia Ria Novosti, è diffuso nel giorno in cui il segretario di Stato Condoleezza Rice arriva in Georgia, dove discuterà con le autorità di Tbilisi la crisi nelle due regioni separatiste. Anche il rappresentante Ue per la politica estera, Javier Solana, si era detto ieri «seriamente preoccupato» per le esplosioni e le sparatorie che negli ultimi giorni hanno «innalzato le tensioni nelle regioni di conflitto a un livello pericolosamente alto».

La diplomazia russa punta il dito contro gli Usa, accusati apertamente di non voler vedere «la reale minaccia alla pace e alla sicurezza nel Caucaso del Sud» costituita dalle «azioni di Tbilisi (Georgia), che possono portare la regione sull’orlo di un conflitto armato, con conseguenze imprevedibili.»

Secondo il ministero degli Esteri moscovita - che ha ribadito le accuse a Tbilisi di aver compiuto un «aperto atto di aggressione, pianificato per tempo» contro l’Ossezia del sud - il vero obiettivo del presidente Mikheil Saakashvili è «distruggere l’architettura di mantenimento della pace nella regione, che funziona da un quindicennio, con l’idea di sostituirla con nuove strutture di peacekeeping, di maggiore gradimento alla parte georgiana».

Il ministero degli esteri russo ha inoltre dichiarato che è evidente il riferimento alle richieste di Tbilisi di cambiare il formato delle forze di interposizione nelle regioni secessioniste, in particolare in Abkhazia, dove dagli anni novanta, con mandato della Comunità degli Stati Indipendenti (Csi), il controllo delle azioni di peacekeeping è "de facto" affidato al contingente russo. Ieri le autorità separatiste abkhaze hanno respinto la proposta americana per il dispiegamento di una forza internazionale, per ora di non meglio precisata composizione.



http://www.lastampa.it/redazione/..........asp
sabato, 05 luglio 2008


Non si arresta la spirale di violenza e morte nella capitale britannica, metropoli simbolo in Europa del "progresso", della "modernità" e, per i non informati, della "serena convivenza multietnica". Shakilus Townsend [foto sopra], 16 anni, è il diciottesimo teenager nel 2008 a morire di morte violenta, il tredicesimo ad essere mortalmente accoltellato. I responsabili sono ancora una volta giovani neri che appartengono alle gang etniche della città. Sono da chiarire i motivi per cui a Shakilus è stata tesa un'imboscata.

Proprio qualche giorno fa Barbara Wilding, capo della polizia del South Wales, lanciava un allarme (il quale sembra arrivare molto in ritardo): la fedeltà tribale, il senso di appartenenza al branco, ha rimpiazzato i legami familiari in una "quasi ferina" generazione di adolescenti.
Enver Solomon, del
Centre for Crime and Justice Studies, sottolinea che nelle aree urbane stanno emergendo forme alternative di strutture sociali e culturali basate su rispetto, onore, territorialità. La violenza è forma mentis accettabile e ordinaria.

Questi gli articoli presi in esame:
  1. I want my mum: The last words of teenager stabbed to death in 'planned ambush in dispute over girl', di Stephen Wright (Daily Mail, del 5 luglio 2008)
  2. Top police officer Barbara Wilding: gang life replacing family life, di Richard Ford (The Times, del 2 luglio 2008)
giovedì, 03 luglio 2008




Dopo che nell'aprile scorso la Corte dell'Aja aveva respinto la denuncia presentata dalla Federazione islamica olandese, Geert Wilders [foto sopra] vince un'altra piccola battaglia. Lunedì il pubblico ministero ha infatti dichiarato che il politico non sarà accusato per le affermazioni pubblicate nel giornale De Volkskrant, in cui scriveva di voler negare agli immigrati islamici l'ingresso in Olanda e vietare il Corano nel paese. Anche in questo caso non è stato riscontrato l'incitamento all'odio: le sue parole sono state giudicate ammissibili nel contesto del dibattito sociale attualmente in atto. Intanto Mohamed Rabbae, presidente di un consiglio nazionale di marocchini, dice che intende proseguire l'azione legale nei confronti di Wilders.



da The Associated Press (30/06/2008):


Dutch anti-Islam politician won't be charged

By TOBY STERLING – 3 days ago

AMSTERDAM, Netherlands (AP) — Dutch legislator Geert Wilders will not be prosecuted for inciting hatred of Muslims with his film denouncing the Quran, prosecutor said Monday.
Prosecutor said his film "Fitna," or "Ordeal" in Arabic, and statements Wilders wrote in Dutch newspapers were hurtful and insulting but not criminal.
The film juxtaposed Quranic verses against a background of violent film clips and images of terrorism by Islamic radicals. It aroused protests around the Muslim world after it was released on the Internet in March.
Wilders also was investigated for remarks published in the newspaper De Volkskrant calling the Quran fascist.
"I've had enough of Islam in the Netherlands; let not one more Muslim immigrate," he wrote in the paper. "I've had enough of the Quran in the Netherlands: Forbid that fascist book."
Prosecution spokeswoman Hanneke Festen said Wilders' statements were allowable under Dutch law, which forbids inciting hatred against groups on the basis of their race or creed but also grants leeway to freedom of speech.

"We came to the conclusion that (Wilders' statements) may be hurtful and painful for Muslims but they were made in the context of a debate in society," she said.
"That doesn't mean you can say anything, but you have to really cross a line and be unnecessarily hurtful and insulting and not add anything" to the national debate in order for prosecutors to act, she said.
Wilders told The Associated Press he was not surprised by the decision because he had stayed within the boundaries of Dutch law.
Wilders said that in the months since his film attacking radical Islam was broadcast on the Internet, he had received reactions from all over the world. "Most were very negative, but some were very positive," he said.
Mohamed Rabbae, chairman of the moderate National Moroccan Council, said the Dutch group will go to court to ask a judge to order a prosecution of Wilders anyway.
"My reaction is one of disappointment and divergence with the point of view of the prosecutor," he said.
Rabbae said the prosecutors had decided that Wilders' position did not amount to discrimination against Muslims, but that it criticized Islam.
"Islam is a big part of the identity of Muslims, so if you attack Islam it is for us the same as attacking and discriminating against Muslims," he said.
Wilders said he hopes prosecutors will send a copy of their decision to prosecutors in Jordan, where he faces a lawsuit. Wilders has said he is worried he could be arrested if he leaves the Netherlands because Jordan has informed Interpol he is wanted to face charges there [a tal proposito si veda Euro-Holocaust del 23 giugno 2008, ndr].

Associated Press writer Mike Corder contributed to this story from The Hague.



http://ap.google.com/article/..........
martedì, 01 luglio 2008


Lo segnala il blog Grotesque, di EleonoraM. Fonte della notizia è l'agenzia stampa il Velino. Cliccare sul link sottostante:

http://eleonoraemme.splinder.com/post/17666826/Trattato+di+Lisbona
martedì, 01 luglio 2008



da AGR - Agenzia Giornalistica (via Corriere della Sera):


Trattato di Lisbona: presidente Kaczynski, "La Polonia non ratificherà"

01 lug 01:47 
Esteri

VARSAVIA - La Polonia non ratifichera' il Trattato di Lisbona. Lo ha annunciato il presidente polacco Lech Kaczynski: "Dopo il no irlandese, e' una Carta senza scopo", ha detto Kaczynski in un'intervista. Il parlamento polacco ha gia' approvato il Trattato, ma per la ratifica serve la firma del presidente. (Agr)


http://www.corriere.it/ultima_ora/notizie..........
martedì, 01 luglio 2008



da Effedieffe:


Vertice Russia-Europa: la pazienza di Mosca

Maurizio Blondet      29 giugno 2008

Con pochissima eco sui media nostrani, s’è concluso il vertice fra Unione Europea a Russia, tenutosi a Khanty-Mansiik in Siberia. All’ordine del giorno un ambizioso Patto di Cooperazione e di Partnership (PAC). Bastava leggere i lanci della Novosti per intuire quanta importanza Putin (o meglio, oggi, il presidente Medvedev) attribuisse a questo incontro, e quanto poco - il che sembra una contraddizione - se ne aspettasse.

Basterà citare la dichiarazione alla Novosti di Sergei Karaganov, presidente del Presidium per la Politica Estera e di Difesa, certo uno degli uomini che hanno più lavorato per il vertice: «Non penso che dobbiamo aspettarci nessun passo avanti dal summit, ma sarà una svolta positiva. Da molto tempo non abbiamo un vero dialogo per ragioni artificiali, come i disaccordi per la carne polacca (di cui Mosca vietò l’import) e motivazioni fitosanitarie... Ora cominciamo un dialogo più coerente. Ma per ora nè la  Russia nè la UE sanno quale linea l’altra parte seguirà. Non c’è da attendersi risultati rapidi. Ma la cosa più  interessante da attendersi è non solo l’inizio del dialogo su un nuovo accordo (penso che il Patto di Cooperazione e Partnership richiederà molto tempo) ma anche un intenso a razionale dialogo sull’energia».

«Al momento attuale non ci diciamo l’un l’altro la verità, benchè la domanda sia semplice: quali saranno i prezzi futuri di gas e petrolio? Siamo accusati di imperialismo… mentre dovremo semplicemente accordarci sul possesso congiunto di sistemi energetici, e sulla formazione di un solo sistema Russia-EU. Fatto questo, risolveremo il maggior problema delle relazioni russo-europee: la UE vuole pagare meno il gas, e la Russia non vuol ridurre il prezzo» (1).

Pochi giorni prima, il 20 giugno, il ministro degli Esteri Lavrov aveva ripetuto quali sono i problemi che continuano ad assillare Mosca: lo scudo missilistico che gli USA vogliono piazzare in Polonia e Cekia (contro la volontà di Praga e oggi anche di Varsavia), e l’espansione della NATO ad Est (benchè Jiulia Timoshenko, la prima ministra ucraina, sia andata davanti alla NATO a dire che «l’adesione non è una priorità per il nostro governo», e che la Russia «resta importante per l’Ucraina e i rapporti non possono essere che di collaborazione»).

Poco dopo, Mosca ha reagito con esasperazione alle voci di Washington, secondo cui lo scudo antimissile - ipocritamente inteso a «proteggere l’Europa contro l’Iran» - poteva essere piazzato, se non lo voleva la Polonia, in Lituania. E’ chiaro che Stati europei sono coinvolti in questi piani (la UE, più o meno passivamente, dice sì), e che proprio questo è l’ostacolo ad una buona relazione stabile dell’Europa con la Russia. E’ anche evidente che questi ostacoli sono voluti esclusivamente dagli Stati Uniti, «e questo fatto serve a minare le relazioni UE-Russia». E’ questo lo scopo (2).


Interessante la reazione di Mosca: il nuovo presidente Dimitri Medvedev, fin dal suo giro inaugurale in Europa, ha proposto (il 5 giugno a Berlino) una nuova struttura di sicurezza con la partecipazione russa. «Si deve delineare un trattato universale europeo, in cui ciascuno Stato europeo prenderebbe parte. Non Stati associati in unioni e blocchi, ma esattamente come entità sovrane distinte».

Ovviamente gli americani e i loro maggiordomi nella UE vedono in questa mossa una volontà di ridurre il peso della NATO come istituzione, e di allentare i legami transatlantici dell’Europa. Ma c’è nelle parole di Medvedev un richiamo ad una «Europa delle patrie» che dovrebbe far suonare qualche corda dalle nostre parti. Del resto, Mosca ha già stabilito relazioni privilegiate con Stati sovrani individuali, Germania anzitutto, e  Francia. Inoltre, la proposta di Medvedev appare onestamente chiara ed esplicita.

Tra UE e Russia esiste già un vago Patto di Cooperazione e Partnership, firmato nel 1997, formalmente spirato nel dicembre 2007, ma che resta in vigore alle condizioni precedenti se nessuna delle due parti lo denuncia; un nuovo patto su più concrete basi è stato bloccato dal veto della Polonia come rappresaglia per il blocco dell’import di carni polacche in Russia. Come è stata accolta la proposta di Medvedev a Bruxelles?


Qualcosa risulta da una «fonte» anonima «degli ambienti NATO», citata dal sito Dedefensa (3): anche in seno alla NATO si trovano posizioni piuù europee e meno «americaniste», le quali ritengono che il progetto di estensione dell’Alleanza (all’Ucraina) è «una posta in gioco molto grossa, e un fattore di divisione importante nell’Alleanza stessa. Se non ci fossero gli americani, questa posta dell’allargamento non esisterebbe, perchè l’Europa non vi si impegnerebbe un minuto, dato che l’Europa non cerca una ‘confrontation’ con la Russia, cui l’allargamento ha molte possibilità di condurre. Dunque, si tende a ritenera alla NATO che a dicembre, nel corso delle riunioni interministeriali dell’Alleanza, non ci saranno novità sull’allargamento». Tanto più che gli USA si troveranno allora «in piena transizione di poteri, e saranno privi di politica definita, in questo campo e in generale».

Ma non è il caso di illudersi che un presidente democratico, come Barak Obama se eletto, cambi davvero la politica americana in Europa. Su questo, un’altra fonte, stavolta della UE appena tornata da Washington, ha confidato a Dedefensa: «La politica anti-russa di Washington è un fattore costante. Non dipende dall’una o dall’altra amministrazione. Anche con un’amministrazione democratica, la politica anti-russa andrà avanti allo stesso ritmo, con gli stessi caratteri, come l’allargamento della NATO per  premere sulla Russia. C’è una molto vasta maggioranza a Washington in questo senso, al Congresso, a causa della ‘delusione’ che gli americani provano verso la Russia».


La Russia ha deluso perchè ha rifiutato di auto-americanizzarsi e di allinearsi, come «democrazia», alle grandi strategie americaniste. Il rifiuto è stato reso esplicito da Vladimir Putin nel suo discorso di Monaco del 10 febbraio 2007. Da allora la «delusione» si è distillata in una politica dell’avversione. Con la decisione di continuare il piano Brzezinsky di isolare Mosca dall’Europa, e dagli Stati ex-sovietici, per ridurla a «media potenza asiatica». Ma a Mosca - dove il gioco degli scacchi è lo sport nazionale - esercitano la pazienza, dopo aver fatto le loro mosse.

La UE è il maggior partner commerciale della Russia, e la Russia esporta il 50% delle sue esportazioni totali alla UE (284 miliardi di dollari l’interscambio nel 2007). Inoltre, aleggia la domanda cui Karaganov ha alluso: «Quali saranno i prezzi di gas e greggio nel prossimo futuro?». Dal gas russo, l’Europa dipende già pesantemente come cliente; come alleato le condizioni potrebbero essere diverse.

Bisogna attendere che la realtà si imponga anche ai maggiordomi degli USA (di un’America diminuita dalla Depressione in cui sta affondando), coloro che ostacolano il destino manifesto della partnership continentale. Mosca ha evidentemente pazienza, la pazienza del giocatore di scacchi. Anche perchè il tempo non è a favore della UE. Il 4 luglio cominciano i colloqui sul nuovo PAC euro-russo. Mosca non si aspetta molto, per ora.



1) «Russian and european political analysts on the upcoming  EU-Russia summit», Ria-Novosti,
25 giugno 2008.
2) Sergei Blagov, «Russia seeks new European order», ISN Security Watch, 25 giugno 2008.
3) «Le fil à la patte», Dedefensa, 28 giugno 2008.


http://www.effedieffe.com/content/view/3747/166/
lunedì, 30 giugno 2008




Vedi anche: Cassazione: il clandestino va espulso anche se convive con un'italiana. Bene così



da Il Gazzettino Online:


«Non è reato discriminare i nomadi che rubano»

La Cassazione annulla la condanna al sindaco di Verona, Tosi. Aveva detto: «Dove arrivano gli zingari ci sono furti»

Roma

Ha vinto un round importante, in Cassazione, il sindaco leghista di Verona Flavio Tosi, entrato al 'Palazzaccio' con una condanna a due mesi di reclusione per «propaganda di idee disciminatorie» e uscito con l'annullamento del verdetto, per nuovo esame, con l'indicazione della Suprema Corte - ai giudici di merito della Corte di Appello veronese - di non considerare reato le iniziative politiche che hanno come obiettivo i comportamenti illegali di appartenenti alle minoranze etniche e non le etnie di per sè.
In particolare, la Suprema Corte - nelle motivazioni della sentenza 13234 della Terza sezione penale con le quali lo scorso dicembre ha accolto il ricorso di Tosi - osserva che quando si tratta di «temi caldi come quello della sicurezza dei cittadini» bisogna fare attenzione a non accusare i politici di commettere incitamento all'odio razziale quando intendono prendere iniziative discriminatorie non in nome della diversità razziale ma a fronte dei «comportamenti criminali» di soggetti di determinati gruppi.
Tosi, insieme ad altri quattro leghisti (Matteo Bragantini, Lucio Coletto, Enrico Corsi e Maurizio Filippi) era stato rinviato a giudizio dal pm veronese Guido Papalia per essere stato promotore di una petizione nella quale si chiedeva «lo sgombero immediato di tutti i campi nomadi abusivi e provvisori e che l'amministrazione non realizzi nessun nuovo insediamento nel territorio comunale».
La raccolta di firme era stata pubblicizzata da manifesti con su scritto «no ai campi nomadi, firma anche tu per mandare via gli zingari». A carico di Tosi, all'epoca (2001) capogruppo regionale della Lega, e a riprova della volontà discriminatoria erano state considerate anche le parole da lui pronunciate: «Gli zingari - aveva detto - dovevano essere mandati via perché dove arrivavano c'erano furti». Ma «la discriminazione - avverte la Suprema Corte - si deve fondare sulla qualità del soggetto (nero, zingaro, ebreo ecc) e non sui comportamenti. La discriminazione per l'altrui diversità è cosa diversa dalla discriminazione per l'altrui criminosità. In definitiva un soggetto può anche essere legittimamente discriminato per il suo comportamento ma non per la sua qualità di essere diverso».
In proposito i difensori dei leghisti - avanzando una obiezione ritenuta «in larga misura fondata» dagli 'ermellini' - avevano sottolineato che il pensiero di Tosi non era razzista in quanto «la contrapposizione tra ladro e non ladro non esprime un'idea di superiorità, ma di semplice differenza di comportamento». Ancora, per quanto attiene la frase di Tosi, la Suprema Corte aggiunge che «la frase anzidetta non esprimeva alcuna idea di superiorità o almeno non superiorità fondata sulla semplice diversità etnica, ma manifestava solo un'idea di avversione non determinata dalla qualità di zingari delle persone discriminate ma dal fatto che tutti gli zingari erano ladri». E questo, per i supremi giudici, «non è un concetto di superiorità o odio razziale, ma un pregiudizio razziale». Punibile se «contiene affermazioni categoriche non corrispondenti al vero».
«Tuttavia su un tema acceso come quello della sicurezza che crea forti tensioni emotive - conclude la Cassazione - non si può estrapolare una frase poco opportuna per attribuire all'autore idee razziste senza esaminare il contesto e valutare gli elementi a discolpa».
E la Suprema Corte rimprovera alla Corte di Appello di non aver considerato che i leghisti «avevano precisato di non avere avversione verso i Sinti in quanto tali, ma solo nei confronti di quelli che rubavano». Ora il caso si riapre nell'appello bis.


http://www.gazzettino.it/VisualizzaArticolo...........Pagina=4
lunedì, 30 giugno 2008


Peter Löscher [foto sopra] è il direttore generale del gruppo industriale Siemens, che ha la sede principale in Germania. Recentemente ha dichiarato che l'alta dirigenza dell'azienda sarebbe troppo bianca, tedesca e maschile (!!!). Questa "mono-dimensionalità" renderebbe la società Siemens poco competitiva nel mercato globale e per questo ha annunciato che la sua priorità sarà quella di "migliorare la diversità globale dei manager" (tradotto, introdurrà la discriminazione positiva come criterio di assunzione; che poi avvenga in via ufficiale o ufficiosa poco importa).

Come già abbiamo visto a proposito di Jean-Paul Agon (L'Oréal), è chiaro il cammino (dicesi anche tradimento) che le élites "occidentali" hanno da tempo deciso di intraprendere. Altrettanto chiara è la necessità di tirare la fune in direzione diametralmente opposta, a partire dal nostro quotidiano...




dal Financial Times:


Siemens ‘too white, German and male’

By Richard Milne in London
Published: June 24 2008 23:30 | Last updated: June 24 2008 23:30


Siemens‘ top management is too German for its own good, as well as too white and male, according to its chief executive.
Peter Löscher, the Austrian-born chief of the German industrial conglomerate, said the priority for his second year in charge would be to improve the “global diversity” of managers and warned that Germany’s competitiveness could be threatened if it failed to do so [ci piacerebbe tanto che lo dimostrasse, ndr].
“The management board are all white males. Our top 600 managers are predominantly white German males. We are too one-dimensional,” he said in an interview to mark his first year in charge.
His comments underline a crucial issue for many German companies, who have benefited enormously from globalisation but still have nearly uniformly home-grown management and supervisory boards.
“It is generally a weakness of German groups. Swiss and Swedish companies have generally been better at building a more global management and culture,” said James Stettler at Dresdner Kleinwort, pointing to companies such as ABB. Herman Simon, a German management consultant, said: “It is one of the key tests for German groups – can they bind their international managers into the companies? Why don’t you see more Chinese or Indians at the top?”
Siemens actually has a high number of foreigners on its management board. Mr Löscher is Austrian and two of the remaining seven members are American. The other five are German. But of its 15 divisional heads, 11 are German. More than 80 per cent of its revenues come from outside Germany.
German companies suffer from a lack of international talent, even more in the supervisory than management boards. The situation for women is even worse: there is not a single female executive in the Dax-30 group of companies.
“It is not a question of quotas,” said Mr Löscher. “But I would like to see a much more diverse board. I would like to see a big Chinese running China and a big Indian running India.”
Asked if such diversity was critical to Germany’s future, he replied: “Absolutely. This is the biggest thing. If you are not representing your global customer base then you won’t tap your full potential. If you are doing well you will have a massive advantage.” Siemens has instigated a mentor programme among senior managers. The young executives Mr Löscher is in charge of include four Germans, two Chinese, a South African, a Pakistani, an American and a Brazilian
[notare che questa "diversità globale" esiste già tra i suoi più stretti funzionari, ma Löscher, da buon "ingordo globale", non si accontenta..., ndr].
Hermann Requardt, Siemens’ chief technology of-ficer, said: “There is a global battle for talent. It will be a core competence for senior management in the future.” Companies are facing a particular fight in countries such as China where employees often switch jobs. Siemens relocates 18,000 of its 430,000 global workers each year but Mr Löscher said more needed to be done.



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giovedì, 26 giugno 2008


E' da decenni che i mezzi di informazione con in testa la televisione, i sociologi, i politici, gli intellettuali (più presunti che veri), gli opinionisti più o meno accreditati, infarciscono le menti degli Europei (cioè dei bianchi) con i luoghi comuni sulle minoranze (quasi sempre non autoctone o non europee) "svantaggiate" o "emarginate". Due studi condotti in Gran Bretagna suggeriscono il delinearsi di un quadro sociale molto diverso, tanto più significativo visto che riguarda il mondo dell'infanzia e dell'adolescenza, ovvero il futuro di una nazione. Vediamo brevemente come:
  1. Lo studio del Department for Innovation, Universities and Skills ha evidenziato che soltanto il 23% dei maschi inglesi bianchi ha intenzione di proseguire gli studi all'università, contro il 65% dei cinesi, il 66% degli indiani e il 43% dei neri africani (sempre considerando i maschi). Percentuale più bassa dei bianchi è solo quella degli altri neri, che si definiscono caraibici o comunque non africani. La forbice è ancor più larga (ben 8,5 volte) se si prendono in considerazione i ragazzi bianchi provenienti da famiglie operaie e svantaggiate da un lato e le ragazze nere ed asiatiche della classe media dall'altro. Anche sotto il profilo dei punteggi ottenuti al GCSE (General Certificate of Secondary Education) i bianchi fanno peggio degli altri. Non voglio azzardare spiegazioni di tipo sociologico (non sarei comunque nella condizione di poterlo fare), ma intanto è bene sottolineare questo processo di "proletarizzazione" dei bianchi e la formazione di classi dirigenti sempre più "colorate", quelle che avranno in mano i destini del paese, influenzandone le scelte...
  2. Una ricerca effettuata dal governo indica che i bambini bianchi sono i più soggetti a subire atti di bullismo, soprattutto in ambiente scolastico: i due terzi di questi dichiarano di aver subito abusi e angherìe negli ultimi tre anni, mentre ad esempio meno della metà degli indiani ha fatto la stessa affermazione. Louise Burfitt-Dons, fondatrice dell'organizzazione Act Against Bullying, ha sottolineato un aumento dell'aggressività anche tra i piccoli bianchi, risultato di una società che trasformandosi (anche in senso multietnico) è diventata essa stessa più aggressiva nel complesso. Claude Knights, direttrice di un'altra associazione anti-bullismo, si chiede quale sia il posto, inteso come ruolo sociale, per i bambini bianchi, attorniati da così tante culture diverse. Bella domanda...
Queste ed altre informazioni nei seguenti articoli:
  1. White teenagers are significantly less likely to go to university than their peers from ethnic minority groups, di